LIBRI: Divina Commedia di Natalino Sapegno

Dante

Divina Commedia

Non è certo un caso che tali affermazioni si trovino nelle Dispense dedicate alle lezioni universitarie ( al 1937 Sapegno ricopre la cattedra di letteratura italiana presso la “Sapienza” di Roma ), così come il Compendio e il Commento alla Divina Commedia costituiranno lo “zoccolo duro” della formazione dei giovani italiani nel secondo dopoguerra.

Dopo l’unità d’italia scrivere la prima storia letteraria della nascente nazione era stato necessario per ricostruire il senso e il significato di una identità troppo spesso ignorata e calpestata. dopo il fascismo e la bufera della ii guerra mondiale era necessario riprendere quel discorso con le nuove generazioni, indirizzando la dantistica accademica, robusta per impegno storico e filologico, nella direzione dell’educativo.

Pertanto il Dante di Sapegno si colloca nella frattura fra il «sistema ideale della Scolastica e la realtà effettuale del tempo», vale a dire fra l’organica concezione del mondo propria del Medioevo e il suo sfaldarsi sotto i colpi di una profonda trasformazione sociale, morale e intellettuale.

Nell’Avvertenza, che precede il commento all’Inferno, sono chiariti i criteri metodologici seguiti da Natalino Sapegno, che si rivolge ai lettori ma soprattutto ai colleghi: Mi pareva anzitutto, e mi par tuttora essenziale che un commento, e sia pure un commento scolastico, alla Commedia dovesse serbare dappertutto un carattere rigorosamente critico.
(…)
era da porre pertanto la massima cura nell’indicare gli elementi arcaici della lingua ( lessico e sintassi ), affinché l’intendimento della lettura risultasse dovunque chiaro, ma nello stesso tempo esatto e non approssimativo.
Non si doveva trascurare nessuno di quei riferimenti culturali che fossero opportuni, perché il lettore si rendesse conto della complessa materia storica e culturale che la fantasia del poeta rielabora in modi sempre nuovi e originali, e il suo consenso all’arte grandissima e all’umanità dello scrittore non si appagasse in un’ammirazione tutta impressionistica e dilettantesca, ma si giustificasse in una comprensione reale e piena di una poesia che prende luce e significato da una peculiare e per noi remota condizione storica. ( Fonte: La Scuola )

 

 

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Demenza senile, la lettura e la scrittura ne riducono l’incidenza

Neurone

Leggere e scrivere mantengono il cervello sano

Uno studio condotto da Jennifer Manly, della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons a New York ( Stati Uniti ), pubblicato sulla rivista Neurology, organo ufficiale della American Academy of Neurology, ha mostrato che leggere e scrivere proteggono la salute del cervello.

Le persone che non leggono e non scrivono presentano un rischio quasi triplo di sviluppare demenza.

Lo studio ha coinvolto quasi 1000 persone di età media 77 anni, tra cui 237 analfabeti.

All’inizio dello studio il 35% degli analfabeti è risultato presentare già demenza contro il 18% di coloro che sapevano leggere e scrivere.

Dopo circa 4 anni si è passati al 48% degli analfabeti con demenza contro il 27% di coloro che sapevano leggere e scrivere.

Secondo gli sperimentatori gli analfabeti hanno un rischio di demenza quasi triplo rispetto agli altri, a parità di condizioni quali età, sesso, stato socioeconomico e salute cardiovascolare.

Essere in grado di leggere e scrivere consente alle persone di intraprendere un maggior numero di attività che coinvolgono le risorse mentali, come leggere il giornale o aiutare i nipoti coi compiti a casa.

Precedenti studi hanno dimostrato che tali attività si associano a un rischio ridotto di demenza.

 

People who cannot read may be three times

as likely to develop dementia

 

New research has found that people who are illiterate, meaning they never learned to read or write, may have nearly three times greater risk of developing dementia than people who can read and write.

The study is published in the Neurology, the medical journal of the American Academy of Neurology.

According to the United States Department of Education, approximately 32 million adults in the country are illiterate.

According to Jennifer J. Manly of Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons in New York ( U.S.A ), being able to read and write allows people to engage in more activities that use the brain, like reading newspapers and helping children and grandchildren with homework.

Previous research has shown such activities may reduce the risk of dementia.

New study provides more evidence that reading and writing may be important factors in helping maintain a healthy brain.

The study looked at people with low levels of education who lived in northern Manhattan. Many were born and raised in rural areas in the Dominican Republic where access to education was limited.

The study involved 983 people with an average age of 77.

Each person went to school for four years or less. Researchers asked each person, ” Did you ever learn to read or write ? ”

Researchers then divided people into two groups; 237 people were illiterate and 746 people were literate.

Participants had medical exams and took memory and thinking tests at the beginning of the study and at follow-up appointments that occurred every 18 months to two years.

Testing included recalling unrelated words and producing as many words as possible when given a category like fruit or clothing.

Researchers found of the people who were illiterate, 83 of 237 people, or 35%, had dementia at the start of the study.

Of the people who were literate, 134 of 746 people, or 18%, had dementia.

After adjusting for age, socioeconomic status and cardiovascular disease, people who could not read and write had nearly a three times greater chance of having dementia at the start of the study.

Among participants without dementia at the start of the study, during follow-up an average of four years later, 114 of 237 people who were illiterate, or 48%, had dementia.

Of the people who were literate, 201 of 746 people, or 27%, had dementia.

After adjusting for age, socioeconomic status and cardiovascular disease, researchers found that people who could not read and write were twice as likely to develop dementia during the study.

When researchers evaluated language, speed, spatial, and reasoning skills, they found that adults who were illiterate had lower scores at the start of the study. But their test scores did not decline at a more rapid rate as the study progressed.

The study also found that literacy was linked to higher scores on memory and thinking tests overall, not just reading and language scores. These results suggest that reading may help strengthen the brain in many ways that may help prevent or delay the onset of dementia.

Even only for few years of education, people who learn to read and write may have lifelong advantages over people who never learn these skills.

Manly said future studies should find out if putting more resources into programs that teach people to read and write help reduce the risk of dementia.

A limitation of the study was that researchers did not ask how or when literate study participants learned to read and write.

The study was supported by the National Institutes of Health and National Institute on Aging.

Source: American Academy of Neurology, 2019

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