Leggere Leggere by Libreria Aiace Roma Montesacro

Montesacro Roma.1

Mondi Futuri

Tutti noi, quotidianamente, prevediamo o tentiamo di prevedere in qualche modo il futuro. La maggior parte delle persone, però, si interessano esclusivamente ai problemi personali e si limitano a guardare verso il futuro immediato. Soltanto pochi individui si spingono più in là, occupandosi dei problemi che riguardano gli altri abitanti del pianeta e relativi a un futuro non vicino. Eppure, avere una prospettiva globale, prevedere il futuro a lungo termine della società e del mondo intero, non è per l’«Homo technologicus» attuale solo il modo per soddisfare delle curiosità innate; bensì, ora più che mai, rappresenta soprattutto un esercizio utile per la propria sopravvivenza. Oggi, infatti, ci troviamo in una crisi di «intelligibilità»: si è creato uno scarto profondo tra ciò che bisognerebbe capire e i mezzi concettuali necessari alla comprensione, dovuto alla diversa velocità di crescita tra la tecnologia e la cultura. Il libro parla quindi del futuro dell’attuale stato di cose sul nostro pianeta, collocando l’argomento in un contesto via via sempre più ampio, soffermandosi sul futuro della civiltà tecnologica, su quello dell’Homo sapiens, del pianeta Terra, della Galassia e, infine, sul destino dell’intero universo. ( tratto da Mario Menichella )

LINK a eBAY: MARIO MENICHELLA, MONDI FUTURI, SCIBOOKS, 2005

 

 

Il Sogno di una Cosa

Il sogno d’una cosa è il sogno del socialismo, della giustizia, della vera uguaglianza, del lavoro per tutti e di una ripartizione dei beni secondo meriti e bisogni, senza lo sfruttamento capitalistico del plusvalore. Pasolini è condizionato dal discorso economico e dalla valutazione marxista della realtà ma non rinuncia a fare poesia, ché quella è la sua vera cifra stilistica. Racconta due anni di vita in Friuli, a Casarsa, il luogo dove ha trascorso adolescenza e fanciullezza, dal 1948 al 1949, attraverso le vicissitudini di alcuni ragazzi del popolo – Nini, Milio, Eligio, Germano – che sognano un mondo dove ci sia giustizia e lavoro. Si sentono comunisti, ma solo perché essere comunisti è il solo modo per cercare di cambiare le cose e perché pare l’unica idea politica che contiene un sogno di giustizia sociale. I ragazzi emigrano di nascosto in Jugoslavia perché sono convinti che in un paese comunista potranno vivere liberi, lontani da una terra che ha riciclato al potere vecchi gerarchi fascisti. Sarà cocente la loro delusione quando si renderanno conto che in Jugoslavia tutto è razionato, si muore di fame più che in Italia e il lavoro scarseggia. “Quando lo faremo noi il comunismo, lo faremo meglio”, dice uno dei ragazzi mentre medita il ritorno in Italia. Pasolini è tra i primi scrittori italiani a citare le foibe e a criticare il socialismo reale, la concretizzazione di un’idea, il tradimento del sogno d’una cosa. ( Tratto da Gordiano Lupi )

LINK a eBAY: PIER PAOLO PASOLINI, IL SOGNO DI UNA COSA, GARZANTI, 1962, 1 EDIZIONE

 

Cent’anni di solitudine

Cent’anni di solitudine ( Cien años de soledad ) è un romanzo del 1967 del Premio Nobel colombiano Gabriel García Márquez, considerato tra le opere più significative della letteratura del Novecento. Narra le vicende di 7 generazioni della famiglia Buendía, il cui capostipite, José Arcadio, fonda alla fine del XIX secolo la città di Macondo. La storia è narrata con uno stile elaborato e personale, ricco di prolessi che anticipano drammaticamente gli avvenimenti ancora da narrare. Attraverso un modello che unisce rigore formale e frasi sontuose, radici classiche e sperimentazione, il romanzo svelò il vitalismo di un universo di solitudini incrociate, dove si succedono i destini ineluttabili di una famiglia, romanzo nel quale, come disse Ariel Dorfman, «l’individuo è divorato dalla storia e la storia è divorata a sua volta dal mito». Il romanzo, scritto in 18 mesi è considerato l’opera maggiore dell’autore; pubblicato originariamente dalla casa editrice Sudamericana a Buenos Aires nel giugno 1967, vendette in 2 settimane ottomila copie; nei 3 anni successivi 600.000 copie. Fu in seguito tradotto in 37 lingue vendendo più di 20 milioni di copie. Lo stile del romanzo, il celebre realismo magico, e la materia tematica fanno sì che Cent’anni di solitudine diventi rappresentativo del boom latinoamericano degli anni sessanta e settanta, influenzato stilisticamente dal modernismo ( europeo e nordamericano ) e dal movimento letterario legato alla rivista cubana Vanguardia. ( Wikipedia )

 

Macondo

Vie e Piazze di Fiume: Cenni Storici e Aneddotici

Che dire, è tutta un’ode a Fiume, a ciò che la città è stata in un passato glorioso e allo stesso tempo doloroso per i travolgimenti che ha subito, un’ode ai suoi due millenni di storia. Si torna indietro nel tempo, a Ottaviano Augusto ( o meglio a Plinio il Vecchio e Claudio Tolomeo ) e all’antica oppidum Tarsatica; si passa poi alla “furia distruttiva” di Carlo Magno, alla lenta ascesa della città nel XVII secolo, alla sua piena affermazione nella seconda metà dell’Ottocento, per arrivare ai mutamenti del XX fermandosi al 1996 ( nel frattempo ci sono stati altri cambiamenti ). Tante “fotografie” corredate da immagini, il lavoro di Secco segue, passo per passo, l’evolversi della città di San Vito, “scatta” i suoi diversi aspetti da un’angolazione un po’ particolare: vecchie e meno vecchie carte e stampe, planimetrie, piante della città, stemmi e. e poi ci sono i rioni, le vie e le piazze con le loro intestazioni, i toponomi, i personaggi che hanno meritato ( secondo il modo di vedere dell’epoca o, molto più spesso, in base al giudizio di chi creava e decideva la politica della città, dei regimi che si sono susseguiti a Fiume ) di essere ricordati nella toponomastica. Secco non si limita a riportare le nomenclature: ricrea tante “microstorie”, propone una serie di profili dei protagonisti e dei luoghi della storia fiumana. Brevi ma complete descrizioni, un tanto quanto basta per capire, per “leggere” l’identità di Fiume. Sorvoleremo sulle “ridondanze” ( sull’impresa del Vate ), un po’ meno sull’aquila con la testa mozzata che fa da sfondo alla copertina, resta comunque un’opera valida. ( Tratto da LegaNazionale.it )

LINK a eBAY: ALDO SECCO: VIE E PIAZZE di FIUME – 2004

 

“Arrestate l’autore!” D’Annunzio in scena

Quando nell’ottobre del 1906 andò in scena al Teatro Costanzi di Roma “più che l’amore” di Gabriele D’Annunzio interpretato da Ermete Zacconi e Ines Cristina, fu un fiasco strepitoso, il tonfo più clamoroso registrato in palcoscenico, dell’opera drammatica dell’Immaginifico. Raccontano le cronache del tempo che il pubblico inferocito, all’uscita dal teatro, si avvicinò ai carabinieri di servizio e chiese perentoriamente: “Arrestate l’autore!” Vengono illustrati aneddoti ed episodi curiosi,il ruolo innovativo svolto da D’Annunzio nella scena italiana ed europea del Novecento.

Gabriele D’Annunzio ( Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938 ), è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista e patriota italiano, simbolo del Decadentismo e celebre figura della prima guerra mondiale[4][5], dal 1924 insignito da Mussolini del titolo di “principe di Montenevoso”. Soprannominato “il Vate” ( allo stesso modo di Giosuè Carducci ), cioè “poeta sacro, profeta”, cantore dell’Italia umbertina, o anche “l’Immaginifico”, occupò una posizione preminente nella letteratura italiana dal 1889 al 1910 circa e nella vita politica dal 1914 al 1924. È stato definito «eccezionale e ultimo interprete della più duratura tradizione poetica italiana […]». Come figura politica lasciò un segno nella sua epoca ed è considerato un importante precursore nonchè ispiratore del fascismo italiano. La sua arte fu così determinante per la cultura di massa, che influenzò usi e costumi nell’Italia – e non solo – del suo tempo: un periodo che più tardi sarebbe stato definito appunto “dannunzianesimo”.

LINK a eBAY: LAURA GRANATELLA, ARRESTATE L’AUTORE, BULZONI

 

 

Storia dell’Industria Italiana Contemporanea

Tra il giugno 1952 e il giugno 1953 Tremelloni si impegnò nell’Inchiesta parlamentare sulla disoccupazione, da lui presieduta e personalmente diretta, che si affiancò all’Inchiesta sulla miseria in Italia. Il fondamentale rapporto (18 volumi) da lui curato, venne definito da Einaudi come “una delle cose migliori” compiute dal Parlamento italiano nella prima legislatura, ed entrò in tutte le biblioteche universitarie del mondo. Nel 1954, benché non rieletto deputato alle elezioni del 7 giugno dell’anno precedente, venne nominato Ministro delle finanze nel primo governo Scelba. Quando poi nel luglio 1955 si formò un nuovo governo presieduto da Segni, le pressioni di numerosi ambienti economici affinché Tremelloni non venisse riconfermato ministro delle Finanze ebbero successo; infatti fu sostituito da Giulio Andreotti che assicurò un’applicazione moderata dei provvedimenti fiscali approvati in precedenza. Fu tra i fondatori del CIRIEC (Centro Italiano di Ricerche e di Informazione sull’Economia delle Imprese Pubbliche e di Pubblico Interesse) il 21 febbraio 1956 a Milano dove si costituì la sezione italiana. Tremelloni ricoprì la carica di presidente di questo centro studi, il primo del suo genere in Italia, ininterrottamente dall’anno di fondazione fino al 1978. Gli studi condotti in oltre un ventennio si riferivano oltre al settore delle imprese pubbliche e alle varie modalità di presenza dello Stato nell’economia, anche alla struttura e all’operatività delle società cooperative, senza peraltro trascurare le attività svolte da organismi senza fine di lucro. Sezioni nazionali del CIRIEC esistono oggi oltre che in Italia in altri 15 Stati sparsi nel mondo. La maggioranza centrista, prima, e quella di centro-sinistra, poi, al consiglio comunale di Milano, lo nominò, a partire dall’ottobre del 1951, Presidente dell’Azienda Elettrica Municipale di Milano. ( Wikipedia )

LINK a eBAY: ROBERTO TREMELLONI, STORIA INDUSTRIA ITALIANA CONTEMPORANEA EINAUDI, 1947

 

 

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Libri & Letture

 

I 23 Giorni della Città di Alba & altre Letture: Libreria Aiace Roma Montesacro

 

Alba ( Cuneo )

Beppe Fenoglio

Alla fine della guerra, Fenoglio riprese per un breve tempo gli studi universitari prima di decidere, con grande rammarico dei genitori, di dedicarsi interamente all’attività letteraria. Al referendum istituzionale del 1946 vota per la monarchia.

Nel 1949 comparve il suo primo racconto, intitolato Il trucco e firmato con lo pseudonimo di Giovanni Federico Biamonti, su Pesci rossi, il bollettino editoriale di Bompiani. Nello stesso anno presentò a Einaudi i Racconti della guerra civile e La paga del sabato, romanzo che ottenne un giudizio molto favorevole da Italo Calvino. Nel 1950 conobbe a Torino Elio Vittorini, che stava preparando per Einaudi la nuova collana “Gettoni”, ideata per accogliere i nuovi scrittori; nella stessa occasione Fenoglio conobbe di persona Calvino ( con il quale aveva intrattenuto fino a quel momento solamente una cordiale corrispondenza ) e Natalia Ginzburg.

Incoraggiato da Vittorini, riprese La paga del sabato e ne attuò una nuova stesura, ma a settembre abbandonò definitivamente il romanzo per organizzare una raccolta di dodici racconti, alcuni dei quali già inclusi nei Racconti della guerra civile. Nel 1952 la raccolta di racconti uscì, nella collana “Gettoni”, con il titolo I ventitré giorni della città di Alba. L’anno seguente Fenoglio completò il romanzo breve La malora, pubblicato ad agosto 1954.

Seguì un’intensa attività come traduttore dall’inglese: nel 1955 uscì sulla rivista Itinerari la traduzione de La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge. Iniziò intanto un grosso romanzo sugli anni 1943-1945, che presentò in lettura all’editore Garzanti nell’estate del 1958. Nell’aprile del 1959 uscì, nella collana “Romanzi Moderni Garzanti”, Primavera di bellezza; firmò con Livio Garzanti un contratto quinquennale sui suoi inediti. Nello stesso anno ricevette il premio “Prato” e iniziò a scrivere un nuovo romanzo di argomento partigiano.

I ventitré giorni della città di Alba

Sei racconti sono dedicati ad episodi della guerra partigiana, altri sei sono descrizioni della vita nell’Italia contadina durante e dopo la seconda guerra mondiale ( 1939-1945 ).

La pubblicazione della raccolta, avvenuta nel 1952, segna l’esordio letterario di Fenoglio. La raccolta era originariamente intitolata Racconti della guerra civile, ma per ragioni d’opportunità[1] il titolo venne cambiato in I ventitré giorni della città di Alba, dal titolo del primo episodio.

Questo narra della conquista partigiana di Alba, avvenuta il 10 ottobre 1944. Privi degli aiuti alleati, i partigiani resistono poche settimane prima di cedere nuovamente la città all’esercito della Repubblica Sociale Italiana il 2 novembre successivo, dopo, appunto, 23 giorni.

La conquista di Alba da parte delle formazioni autonome delle Langhe fu il coronamento di mesi e mesi di lotta sulle colline, che avevano ridotto il presidio fascista al lumicino, quasi confinato all’interno della città; le truppe, quindi, furono costrette ad abbandonarla e lo fecero in modo ordinato e concordato il 10 ottobre, grazie all’intervento della curia diocesana, incalzati dai partigiani che si apprestavano ad entrare trionfalmente per le vie, salutati poi dalla popolazione festante e dal suono delle campane di tutte le chiese cittadine. Questa occupazione militare diede molto fastidio alle alte autorità fasciste, da Torino fino a Salò, che subito pensarono al modo di rientrare in possesso della città; una zona libera di questo tipo non poteva esistere, perché rappresentava una vera “macchia” al prestigio della Repubblica Sociale Italiana, per questo motivo alla riconquista non parteciparono truppe tedesche ma solo italiane, in particolare reparti anti-partigiani dei RAU ( Reparti Arditi Ufficiali ), formazioni della GNR ( Guardia Nazionale Repubblicana ) e delle Brigate nere, un plotone di cavalleria e alcuni reparti della Xª MAS ( Bgt. Lupo e 1^ e 2^ Cp. Btg. Fulmine ). I partigiani, che diedero vita a un governo civile mantenendo l’ordine e i commerci, controllavano soprattutto le rive del fiume Tanaro a nord e l’ingresso della città dalla direttrice sud, mentre tutto il fianco ovest si pensava fosse ragionevolmente sicuro per la presenza del fiume in piena e, soprattutto, per via del crollo del ponte in località Pollenzo, a pochi km di distanza, dopo lo scoppio di una mina; il ponte (di corde), però, fu distrutto solo in parte e, sotto il controllo delle SS del capitano Wesser (di stanza nel castello della cinta reale di Pollenzo ), fu presto riparato a loro insaputa. La notte del 2 novembre esso fu percorso dalle truppe fasciste, che raggiunsero la città da sud e l’aggirarono da est, sulle colline, mentre un altro gruppo passò il fiume su un ponte di barche e penetrò dalla direzione ovest. L’allarme fu dato già di primo mattino da un uomo che riuscì a sfuggire alle avanguardie fasciste che avevano freddato i suoi tre compagni, in località Toetto, mentre si riparavano dalla fitta pioggia sotto la tettoia di una chiesetta ( Fenoglio scrive che stavano giocando a carte ). I partigiani attesero le avanguardie fasciste concentrandosi sulla linea sud di cascina San Cassiano, dove esistevano alcune trincee, ma presto si accorsero che il nemico li stava aggirando da est, perché da lì cominciò a sparare, e smisero una dopo l’altra le mitragliere che avevano appostato su alcune posizioni dominanti ( villa Monsordo, Castelgherlone ) sulla sinistra. Colti in inferiorità numerica e con gravi difficoltà logistiche, dovute soprattutto alle avverse condizioni meteorologiche, i partigiani ripiegarono su un’altura ( loc. villa Miroglio ) per poi defilarsi nuovamente nella Langa. I fascisti, penetrati in Alba senza il saluto della popolazione, “andarono personalmente a suonarsi le campane”

Il racconto di Fenoglio appare disincantato e privo della retorica che regnava in quegli anni attorno alla Resistenza. I partigiani erano dipinti come giovani combattenti semplici, talvolta feroci, privi di quell’alone di eroismo in cui molti, nei primi anni dalla fine della guerra, li avevano proiettati; per questo l’opera fenogliana fu oggetto di molte critiche, soprattutto dai giornali di sinistra come l’Unità ( “Guerriglia e mondo contadino”, Mario Giovana, Cappelli Editore 1988 ). Solo più tardi il suo modo di “raccontare i partigiani” fu accolto più benevolmente e la sua opera ebbe il riconoscimento che meritava anche dal punto di vista storico. ( Wikipedia )

 

Alba.23 Giorni

 

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Libri & Letture

 

ENCICLOPEDIA: Storia della Letteratura Italiana di Giulio Ferroni

Dante

Storia della Letteratura Italiana

La storia della letteratura italiana ha inizio nel XII secolo, quando nelle diverse regioni della penisola italiana si iniziò a scrivere in italiano con finalità letterarie. Il Ritmo laurenziano è la prima testimonianza di una letteratura in lingua italiana.

Gli storici della letteratura individuano l’inizio della tradizione letteraria in lingua italiana nella prima metà del XIII secolo con la scuola siciliana di Federico II di Svevia, Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, anche se il primo documento letterario di cui sia noto l’autore è considerato il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi. In Sicilia, a partire dal terzo decennio del XIII secolo, sotto il patrocinio di Federico II si era venuto a formare un ambiente di intensa attività culturale. Queste condizioni crearono i presupposti per il primo tentativo organizzato di una produzione poetica in volgare romanzo, il siciliano, che va sotto il nome di “scuola siciliana” (così definita da Dante nel suo “De vulgari Eloquentia”). Tale produzione uscì poi dai confini siciliani per giungere ai comuni toscani e a Bologna e qui i componimenti presero ad essere tradotti e la diffusione del messaggio poetico divenne per molto tempo il dovere di una sempre più nota autorità comunale.

Quando la Sicilia passò il testimone ai poeti toscani, coloro che scrivevano d’amore vi associarono, seppure in maniera fresca e nuova, i contenuti filosofici e retorici assimilati nelle prime grandi università, prima di tutto quella di Bologna. I primi poeti italiani provenivano dunque da un alto livello sociale e furono soprattutto notai e dottori in legge che arricchirono il nuovo volgare dell’eleganza del periodare latino che conoscevano molto bene attraverso lo studio di grandi poeti latini come Ovidio, Virgilio, Lucano. Ciò che infatti ci permette di parlare di una letteratura italiana è la lingua, e la consapevolezza nella popolazione italiana di parlare una lingua, che pur nata verso il X secolo si emancipa completamente dalla promiscuità col latino solo nel XIII secolo.

Il romanzo

Si sviluppa in Italia il Neorealismo. Questa nuova tendenza intendeva descrivere l’enormità degli eventi appena accaduti soprattutto durante la seconda guerra mondiale. In questi anni si assunse, in generale, un atteggiamento di condanna verso la letteratura italiana precedente, rea di aver collaborato con il fascismo, con l’eccezione dei realisti degli anni trenta. Principale interprete di questa condanna fu Elio Vittorini, attraverso la rivista Il Politecnico, nella quale inoltre ribadiva la libertà e l’indipendenza dell’artista dalla politica.

Durante il periodo neorealista e soprattutto negli anni seguenti, la narrativa sperimenta forme e temi nuovi, in una grande varietà di produzione in cui è difficile distinguere dei filoni. Tra gli scrittori più noti: Carlo Cassola, Giorgio Bassani, Vasco Pratolini, Carlo Emilio Gadda, Emilio Lussu, Mario Rigoni Stern, Italo Calvino, Dino Buzzati, Carlo Levi, Alberto Moravia, Elsa Morante, Cesare Pavese, Ignazio Silone, Ennio Flaiano, Goffredo Parise, Pier Paolo Pasolini, Primo Levi e i siciliani Vitaliano Brancati, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Elio Vittorini, Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino.

E ancora Romano Bilenchi, Natalia Ginzburg, Giovanni Arpino, Umberto Eco, Beppe Fenoglio, Antonio Tabucchi, Giuseppe Berto, Giovanni Testori, Pier Antonio Quarantotti Gambini, Francesco Jovine, Antonio Delfini, Giovannino Guareschi, Alberto Arbasino, Luciano Bianciardi, Attilio Bertolucci, Giorgio Caproni, Sandro Penna, Vittorio Sereni, Giorgio Orelli, Mario Soldati, Lucio Mastronardi, Antonio Pizzuto, Dacia Maraini, Tommaso Landolfi, Vincenzo Consolo, Andrea Camilleri, Eugenio Corti.

In quegli anni la scelta dei dialetti risulta soprattutto difensiva o per opposizione contro la massificazione e poi la globalizzazione, come nel caso di Pier Paolo Pasolini. L’intersezione dei dialetti diventa, nel secondo Novecento, da un lato molto più affine al plurilinguismo colto, e basato magari sul rapporto anche con lingue morte, dall’altro, come in Andrea Camilleri, il dialetto è intimamente integrato nel linguaggio in italiano e utilizzato nel discorso diretto e nelle citazioni di proverbi e modi di dire.

Ignazio Silone e Fontamara

Lo scrittore abruzzese è legato, nella letteratura italiana, alla sua opposizione al fascismo, e all’adesione al comunismo, che gli valse l’esilio. Il poeta, come D’Annunzio, è fortemente legato all’Abruzzo ( Marsica ), in cui narra le vicende di miseria dei poveri contadini durante l’oppressione fascista, e della resistenza contro tali frustrazioni.

Il nome del romanzo Fontamara racchiude in sé già un destino di sventure e sofferenze, inventato appunto dall’autore per rispecchiare meglio la realtà del paese. Quasi tutti i nomi dei personaggi del romanzo non sono casuali: Don Circostanza, infatti si adegua alle diverse situazioni tenendo prima la parte dei contadini, quindi quella degli agiati cittadini, cercando sempre un tornaconto personale; Don Abbacchio il prete, richiama il verbo “abbacchiare” infatti egli non farà altro che deprimere i poveri abitanti della Marsica, ignorando persino il suicidio di Teofilo, sacrestano della chiesa di Fontamara; Don Carlo Magna è il ricco proprietario terriero; l’Impresario, il podestà abile a speculare su alcuni terreni acquistati da don Carlo Magna a poco prezzo e sui quali farà deviare l’acqua del ruscello di Fontamara riducendo alla miseria i cafoni; Innocenzo, La Legge, il messo incaricato di portare i nuovi ordinamenti dalla città.

Italo Calvino

Intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, è stato uno dei narratori italiani più importanti del Secondo Novecento. Ha seguito molte delle principali tendenze letterarie a lui coeve, dal Neorealismo al Postmoderno, ma tenendo sempre una certa distanza da esse e svolgendo un proprio personale e coerente percorso di ricerca. Di qui l’impressione contraddittoria che offrono la sua opera e la sua personalità: da un lato una grande varietà di atteggiamenti che riflette il vario succedersi delle poetiche e degli indirizzi culturali nel quarantennio fra il 1945 e il 1985; dall’altro, invece, una sostanziale unità determinata da un atteggiamento ispirato a un razionalismo più metodologico che ideologico, dal gusto dell’ironia, dall’interesse per le scienze e per i tentativi di spiegazione del mondo, nonché, sul piano stilistico, da una scrittura sempre cristallina e a volte, si direbbe, classica.

L’opera maggiore di Calvino, nel suo “periodo fantastico” di poetica, è la trilogia de I nostri antenati, nel quale, in maniera allegorica e simbolica, lo scrittore narra particolari vicende del passato. Ne Il visconte dimezzato: un visconte della Boemia del Settecento viene tranciato in due da una palla di cannone. Da quel momento le due parti del suo corpo si suddividono: una è buona, l’altra cattiva. Dopo varie peripezie, e un amore di ambo le parti per la stessa donna, il visconte viene ricucito, tornando in un solo corpo.

Il barone rampante è ambientato nella Francia prima della rivoluzione: la storia narra del giovanissimo barone Cosimo Piovasco di Rondò, che si ribella ai severi canoni familiari e sale sui rami di un albero, decidendo di vivere per sempre a mezz’aria, promettendosi di non toccare assolutamente terra, altrimenti tornerà un oppresso.

Il cavaliere inesistente: Agilulfo dei Guildiverni noto, all’epoca del regno di Carlo Magno, perché non si è mai tolto l’armatura, e perché tra i soldati e i cavalieri circola la leggenda che lui non esista, e che non sia riconoscibile, se non per la sua corazza. Agilulfo nel frattempo, sebbene valoroso, è un eroe tormentato, alla ricerca della sua amata donna-angelo, e poi alla ricerca del Santo Graal per redimere la sua anima. ( Wikipedia )

su eBAY: STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA ENCICLOPEDIA COMPLETA

 

 

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Altre Letture

 

 

 

LIBRO: Scritti & Discorsi di Fernando Tambroni

 

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Fernando Tambroni

Il 26 marzo 1960 Fernando Tambroni, che si era messo in luce al VII congresso della DC del 1959 con un discorso “aperturista” nei confronti del centrosinistra, ricevette l’incarico di formare un governo per sostituire quello dimissionario guidato da Antonio Segni. L’obbiettivo politico era quello di superare l’emergenza, attraverso un “governo provvisorio”, in grado di consentire lo svolgimento della XVII Olimpiade a Roma indetta in agosto e di approvare il bilancio dello Stato entro il 31 ottobre 1960, come previsto dalle leggi in materia di contabilità di Stato vigenti all’epoca. L’8 aprile, il governo monocolore democristiano formato da Tambroni ottenne la fiducia della Camera, con una maggioranza di soli tre voti (300 sì e 297 no) e con il determinante appoggio dei deputati missini. La circostanza causò le dimissioni irrevocabili e immediate dei tre ministri appartenenti alla sinistra della DC: Bo, Pastore e Sullo. L’11 aprile, dietro esplicito invito del proprio partito, il governo rassegnò le dimissioni e il presidente Giovanni Gronchi assegnò l’incarico ad Amintore Fanfani. Questi, tuttavia, dovette rinunciare, e Gronchi, anziché cercare una soluzione diversa, invitò Tambroni a presentarsi al Senato per completare la procedura del voto di fiducia. Il 29 aprile, sempre con l’appoggio dei missini e con pochi voti di scarto (128 sì e 110 no), il governo Tambroni ottenne la fiducia del Senato.

La decisione presa nel maggio 1960 dal Movimento Sociale Italiano di convocare il suo sesto congresso a Genova, città decorata con la Medaglia d’oro della Resistenza da cui era partita l’insurrezione del 25 aprile, fornì l’occasione ai partiti di sinistra di scendere in piazza al fine di mettere in difficoltà il Governo Tambroni. La protesta si fece sentire sempre più forte. Tambroni scelse la linea dura, originando i noti fatti di Genova del 30 giugno 1960, che si estesero rapidamente al resto del paese. Il 7 luglio a Reggio Emilia furono uccisi cinque manifestanti. Alla fine non ci fu altra scelta che impedire il congresso del MSI. I missini votarono conseguentemente contro la legge di bilancio del governo. Tambroni temporeggiò fino al 19 luglio dichiarando di essere in attesa di un accordo tra i partiti ma alla fine dovette dimettersi: gli successe Amintore Fanfani. ( Wikipedia )

LINK: F. TAMBRONI, SCRITTI E DISCORSI, A. PELLICANI ED, 2001

 

 

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Libri & Letture

Demenza senile, la lettura e la scrittura ne riducono l’incidenza

Neurone

Leggere e scrivere mantengono il cervello sano

Uno studio condotto da Jennifer Manly, della Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons a New York ( Stati Uniti ), pubblicato sulla rivista Neurology, organo ufficiale della American Academy of Neurology, ha mostrato che leggere e scrivere proteggono la salute del cervello.

Le persone che non leggono e non scrivono presentano un rischio quasi triplo di sviluppare demenza.

Lo studio ha coinvolto quasi 1000 persone di età media 77 anni, tra cui 237 analfabeti.

All’inizio dello studio il 35% degli analfabeti è risultato presentare già demenza contro il 18% di coloro che sapevano leggere e scrivere.

Dopo circa 4 anni si è passati al 48% degli analfabeti con demenza contro il 27% di coloro che sapevano leggere e scrivere.

Secondo gli sperimentatori gli analfabeti hanno un rischio di demenza quasi triplo rispetto agli altri, a parità di condizioni quali età, sesso, stato socioeconomico e salute cardiovascolare.

Essere in grado di leggere e scrivere consente alle persone di intraprendere un maggior numero di attività che coinvolgono le risorse mentali, come leggere il giornale o aiutare i nipoti coi compiti a casa.

Precedenti studi hanno dimostrato che tali attività si associano a un rischio ridotto di demenza.

 

People who cannot read may be three times

as likely to develop dementia

 

New research has found that people who are illiterate, meaning they never learned to read or write, may have nearly three times greater risk of developing dementia than people who can read and write.

The study is published in the Neurology, the medical journal of the American Academy of Neurology.

According to the United States Department of Education, approximately 32 million adults in the country are illiterate.

According to Jennifer J. Manly of Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons in New York ( U.S.A ), being able to read and write allows people to engage in more activities that use the brain, like reading newspapers and helping children and grandchildren with homework.

Previous research has shown such activities may reduce the risk of dementia.

New study provides more evidence that reading and writing may be important factors in helping maintain a healthy brain.

The study looked at people with low levels of education who lived in northern Manhattan. Many were born and raised in rural areas in the Dominican Republic where access to education was limited.

The study involved 983 people with an average age of 77.

Each person went to school for four years or less. Researchers asked each person, ” Did you ever learn to read or write ? ”

Researchers then divided people into two groups; 237 people were illiterate and 746 people were literate.

Participants had medical exams and took memory and thinking tests at the beginning of the study and at follow-up appointments that occurred every 18 months to two years.

Testing included recalling unrelated words and producing as many words as possible when given a category like fruit or clothing.

Researchers found of the people who were illiterate, 83 of 237 people, or 35%, had dementia at the start of the study.

Of the people who were literate, 134 of 746 people, or 18%, had dementia.

After adjusting for age, socioeconomic status and cardiovascular disease, people who could not read and write had nearly a three times greater chance of having dementia at the start of the study.

Among participants without dementia at the start of the study, during follow-up an average of four years later, 114 of 237 people who were illiterate, or 48%, had dementia.

Of the people who were literate, 201 of 746 people, or 27%, had dementia.

After adjusting for age, socioeconomic status and cardiovascular disease, researchers found that people who could not read and write were twice as likely to develop dementia during the study.

When researchers evaluated language, speed, spatial, and reasoning skills, they found that adults who were illiterate had lower scores at the start of the study. But their test scores did not decline at a more rapid rate as the study progressed.

The study also found that literacy was linked to higher scores on memory and thinking tests overall, not just reading and language scores. These results suggest that reading may help strengthen the brain in many ways that may help prevent or delay the onset of dementia.

Even only for few years of education, people who learn to read and write may have lifelong advantages over people who never learn these skills.

Manly said future studies should find out if putting more resources into programs that teach people to read and write help reduce the risk of dementia.

A limitation of the study was that researchers did not ask how or when literate study participants learned to read and write.

The study was supported by the National Institutes of Health and National Institute on Aging.

Source: American Academy of Neurology, 2019

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Libreria Aiace in via Ojetti 36 Montesacro Talenti – Roma

La libreria Aiace di via Ugo Ojetti 36, Roma, è un punto speciale per i lettori e le lettrici di Roma. Ci potete trovare saggi, romanzi, riviste, raccolte di poesie a prezzi incredibili, perché la caratteristica comune a tutti questi libri è che sono usati. Nessun imbarazzo, quindi: aprendo a caso una pagina o iniziando a divorare il testo non si ha la sensazione di profanare qualcosa di sacro che andrebbe conservato così com’è, bianco, immacolato e senza orecchie laterali. Qualcuno prima di voi ha già letto quel libro e lo ha già arricchito di quella patina antica che lo rende così prezioso.

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L’Emozione della Lettura by Libreria Aiace Roma Montesacro

Russia.San Pietroburgo

S. VOLKOV, SAN PIETROBURGO, MONDADORI, 1999

Solomon Volkov, attraverso i ritratti delle grandi personalità che vi hanno vissuto, l’autore traccia la storia di San Pietroburgo, una delle città più belle e affascinanti del mondo.

Data di fondazione della città è considerato il 27 maggio 1703 (16 maggio nel calendario giuliano allora in vigore), allorché Pietro il Grande fece iniziare gli scavi della fortezza dei Santi Pietro e Paolo sull’isola delle Lepri, al centro della Neva, in una zona paludosa e selvaggia, praticamente disabitata, dove il fiume sfocia nel golfo di Finlandia. Il nome originale di Sankt Peterburg era stato conferito in lingua nederlandese, poiché Pietro il Grande aveva vissuto e studiato sotto mentite spoglie nei Paesi Bassi per un periodo di tempo ed era divenuto un grande ammiratore della corte e dell’architettura nederlandese.

La città venne concepita fin dall’inizio come porto commerciale e base navale. Nello storico primo viaggio di uno zar nel mar Baltico, a bordo della fregata Standard, Pietro trovò adatta ad un’installazione militare a protezione del porto l’isola posta quindici miglia al largo della foce che presto diventerà Kronštadt.

Un po’ alla volta, nella mente del sovrano prese forma l’idea di una città vera e propria, costruita dal nulla, in una zona peraltro totalmente inospitale. Affidò così l’opera all’architetto ticinese Domenico Trezzini, che aveva da poco realizzato per Federico IV di Danimarca fortificazioni costiere e l’edificio della borsa, e ad architetti di scuola italiana.

La città finì per rappresentare per Pietro la fuga da tutto ciò che non sopportava della vecchia Russia e fu destinata ben presto a divenire la nuova capitale dell’Impero russo. In virtù della sua posizione era una “finestra sull’Occidente”, che permetteva scambi commerciali e culturali. L’obiettivo era tra l’altro quello di fare della Russia uno dei principali partner commerciali della Gran Bretagna. La città si prestava inoltre a divenire la principale base della marina di Pietro il Grande. ( Wikipedia )

https://www.ebay.it/…/S-VOLKOV-SAN-PIETROBURGO…/293166941023

 

A.PUIG I TARRECH, GESÙ, ED. SAN PAOLO, 2007 – RISPOSTA AGLI ENIGMI

Armand Puig i Tàrrech, nato a La Selva del Camp nel 1953, è professore di Nuovo Testamento presso la Facoltà di Teologia della Catalogna e sacerdote dell’arcidiocesi di Tarragona, dove dirige l’Istituto Superiore di Scienze Religiose SantFructuós. È codirettore del Corpus Biblicum Catalanicum e coordinatore della Bíblia Catalana Interconfessional, nonché autore di numerose opere di esegesi neotestamentaria e di storia medioevale. Presso le Edizioni San Paolo ha pubblicato Gesù. La risposta agli enigmi(2008 ) e I vangeli apocrifi (2010).

Gesù di Nàzaret è esistito veramente ? Di quali documenti disponiamo ? I quattro vangeli hanno un fondamento storico ? E cosa nascondono gli scritti apocrifi ? Gesù ebbe davvero fratelli e sorelle ? Si sposò ? Conobbe la comunità essena di Qumran ? Cos’è il regno di Dio che predicava ? E chi erano, nella realtà, i suoi dodici apostoli ? Con instancabile rigore e un linguaggio accessibile a tutti, Armand Puig raccoglie, verifica e ordina gli infiniti indizi che decenni di ricerche hanno portato alla luce. Ne esce un racconto ponderato, storicamente fondato e di straordinaria solidità, che cambierà per sempre il vostro modo di leggere il vangelo.

Vranov, Slovakia. 2019/8/22. Icon of the Christ Pantocrator (Christ "Almighty" or "All-powerful" or "Ruler of All" or "Sustainer of the World"). The church of Saint Elijah. Convent of the Holy Trinity

C.A.WILLEMSEN, L’ENIGMA DI OTRANTO, CONGEDO EDITORE 1980

Il mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto è eseguito tra il 1165 e il 1167 dal prete Pantaleone: l’unico superstite di una famiglia di pavimenti simili, di cui rimangono lacerti e frammenti nelle Cattedrali di Trani, Brindisi e Taranto.
Un’opera, questa del prete Pantaleone, al centro di una larga attenzione da parte di storici, filologi, iconologi per i numerosi e complessi problemi che presenta non solo sul painao tecnico e stilistico, ma anche su quello interpretativo e contenutistico.
La pluralità dei temi ispirati alle fonti bibliche, ai cicli mitologici, agli elementi della quotidianità, la stretta simbiosi di storia sacra e di storia profana secondo uno schema di periodizzamento riveniente da categorie teologiche; la finalità didattica e pedagogica, scandite secondo i canoni della Bibbia pauperum; i raffronti con un’area di intervento artistico che annovera le grandi e più eccellenti opere musive della Cappella Palatina e della Martorana a Palermo, della Cattedrale di Monreale e del catino absidale di Cefalù, fanno di quest’opus taessallatum un campo di rilettura sempre più suggestivo e affascinante.
Una rilettura che non può prescindere, oltre che dall’ambiente, dal particolare carattere del territorio idruntino teatro di esperienze culturali diverse, ellenistico-orientale, bizantina, nordico-occidentale, confluite, attraverso lunghi processi e ricorrenti stagioni, entro un preciso alveo di civiltà, dove lo stesso sincretismo originario è mirabilmente condotto a unità. ( Fonte: Congedo Editore )

 

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Libri senza tempo – Il Piacere di Leggere by Libreria Aiace Roma Montesacro

Roma Vaticano

W.R. MEAD, IL SERPENTE E LA COLOMBA, GARZANTI, 2002

“Siate, disse Cristo ai suoi discepoli, astuti come serpenti e innocenti come colombe”. In questa citazione dalla Bibbia la ragione del titolo dell’interessante libro di Walter Russell Mead che ben esemplifica la linea di comportamento di quello che l’Autore definirebbe un valido statista, in particolare per quel che concerne le scelte di politica estera: colui che è capace di coniugare una buona dose di realismo, un sano e solido pragmatismo e una certa fede negli ideali.
Idealismo e pragmatismo: due aspetti che accompagnano e caratterizzano, anche se in misura diversa, a seconda delle epoche storiche, un po’ tutte le scuole di pensiero cui si sono ispirati coloro che hanno gestito la politica estera americana dal 1776 ad oggi.
Proprio ad illustrare queste linee di tendenza, questi diversi principi ispiratori è dedicato buona parte del libro di Mead. Viene cioè ripercorsa la storia degli Stati Uniti d’America dalla rivoluzione d’indipendenza ad oggi attraverso le più importanti scelte di politica estera adottate dai vari governi che si sono succeduti al potere. In particolare, Mead analizza quattro scuole di pensiero: quella hamiltoniana, quella wilsoniana, quella jeffersoniana e, infine, quella jacksoniana. A ciascuno di questi “quattro modi fondamentali di guardare alla politica estera”, che poi costituiscono, ad avviso dell’Autore, anche altrettanti modi di trattare la politica interna, Mead dedica un capitolo del libro illustrandone i caratteri fondamentali anche attraverso la narrazione di precise vicende storiche. Di ciascuna scuola viene individuata un’asse portante di pensiero costituita, ad esempio, nel caso degli hamiltoniani dalla convinzione dell’importanza di “un’alleanza forte tra governo nazionale e grande business”; per quanto riguarda i wilsoniani, invece, emergerebbe un minore pragmatismo e un più accentuato slancio ideale. Per costoro gli Stati Uniti avrebbero il dovere di costituire un punto di riferimento a livello internazionale a tutela dei diritti dell’uomo, a sostegno dei valori di democrazia e di libertà, in una comunità internazionale in cui nel rispetto della legge sia possibile salvaguardare la convivenza pacifica tra le Nazioni. Più proiettati verso problematiche di politica interna i jeffersoniani. I jacksoniani hanno, invece, come principale obiettivo la tutela della sicurezza e del benessere economico dei cittadini americani, sia a livello interno che internazionale. ( AISI )

https://www.ebay.it/…/W-R-MEAD-IL-SERPENTE-E-…/293033700908

I SERVIZI SPECIALI DELLA DOMENICA DEL CORRIERE, LA GRANDE GUERRA

Il conflitto ebbe inizio il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico al Regno di Serbia in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este, avvenuto il 28 giugno 1914 a Sarajevo. A causa del gioco di alleanze formatesi negli ultimi decenni del XIX secolo, la guerra vide schierarsi le maggiori potenze mondiali, e rispettive colonie, in due blocchi contrapposti: da una parte gli Imperi centrali ( Germania, Impero austro-ungarico e Impero ottomano ), dall’altra gli Alleati rappresentati principalmente da Francia, Regno Unito, Impero russo e, dal 1915, Italia. Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo ( 60 milioni solo in Europa ) di cui oltre 9 milioni non tornarono più a casa; si dovettero registrare anche circa 7 milioni di vittime civili, non solo per i diretti effetti delle operazioni di guerra ma anche per le conseguenti carestie ed epidemie.

Le prime operazioni militari del conflitto videro la fulminea avanzata dell’esercito tedesco in Belgio e nel nord della Francia, azione fermata però dagli anglo-francesi nel corso della prima battaglia della Marna nel settembre 1914; il contemporaneo attacco dei russi da est infranse le speranze tedesche in una guerra breve e vittoriosa, e il conflitto degenerò in una logorante guerra di trincea che si replicò su tutti i fronti e perdurò fino al termine delle ostilità. A mano a mano che procedeva, la guerra raggiunse una scala mondiale con la partecipazione di molte altre nazioni, come Bulgaria, Romania, Portogallo e Grecia; determinante per l’esito finale fu, nel 1917, l’ingresso in guerra degli Stati Uniti d’America a fianco degli Alleati. ( Wikipedia )

https://www.ebay.it/…/I-SERVIZI-SPECIALI-DELLA…/303140041956

G. VON REZZORI, LA MORTE DI MIO FRATELLO ABELE, BOMPIANI 2014

“Pubblicato in Germania nel 1976, definito dal Premio Nobel Elie Wiesel uno dei grandi romanzi del Ventesimo secolo, ‘La morte di mio fratello Abele’ rappresenta, in modo caleidoscopico e in una forma che programmaticamente si sottrae a qualsiasi ordine, cinquant’anni di storia europea, dal 1918 al 1968. Un quarantenne cosmopolita dalle origini dubbie e confuse cerca disperatamente, da anni, di scrivere il romanzo della propria generazione, l’opera che dia conto di tutte le sensazioni, gli eventi, le vibrazioni, le illusioni, la ferocia degli anni che hanno visto due guerre mondiali culminare nella definitiva ‘americanizzazione’ dell’Europa. In un gran numero di scatoloni, che da anni trascina con sé, egli ha depositato – proprio come l’autore reale Gregor von Rezzori – una impressionante quantità di appunti, abbozzi, capitoli più o meno conclusi, resoconti di incontri. Una intera, magmatica realtà cartacea parallela alla realtà ufficiale della Storia, e che di quella costituisce ora l’integrazione, ora il ritratto, ora la smentita. ( Bompiani )

ALEXANDRE SAFRAN, LA KABBALA, CARUCCI, 1981

La cabala, cabbala, qabbaláh o kabbalah ( letteralmente ricevuta, tradizione ) è l’insieme degli insegnamenti esoterici propri dell’ebraismo rabbinico, già diffusi a partire dal XII-XIII secolo; in un suo significato più ampio, il termine intende quei movimenti esoterici sorti in ambito ebraico con la fine del periodo del Secondo Tempio.

La definizione di Cabala varia a seconda della relativa tradizione e dei fini di coloro che la seguono, a partire dalla sua origine religiosa come parte integrale dell’ebraismo, fino ai suoi adattamenti successivi cristiani, New Age e occultisti. La Cabala ebraica comprende una serie di insegnamenti esoterici che intendono spiegare il rapporto tra un misterioso Ein Sof (infinità ) e l’universo mortale e finito ( creazione di Dio ). Mentre è molto utilizzato da alcune correnti ebraiche, non è una confessione religiosa in sé. Costituisce le fondamenta di interpretazione religiosa mistica. La Cabala cerca di definire la natura dell’universo e dell’essere umano, la natura e lo scopo dell’esistenza e varie altre questioni ontologiche. Presenta anche metodi per aiutare a comprendere i relativi concetti e raggiungere così una realizzazione spirituale.

La Cabala si sviluppò nell’ambito della tradizione ebraica e i cabalisti tradizionali, che nell’ebraismo sono chiamati Mekubbal, spesso usano fonti ebraiche classiche per spiegare e dimostrare i suoi insegnamenti esoterici. I seguaci ebrei di tali insegnamenti sostengono che essa definisca il significato interiore della Bibbia ebraica ( Tanakh ) e della letteratura rabbinica tradizionale nella dimensione trasmessa precedentemente nascosta, come anche l’importanza delle pratiche religiose ebraiche.

I praticanti tradizionali credono che le prime origini predatino le religioni del mondo, formando un modello primordiale delle filosofie, religioni, scienze, arti e sistemi politici della Creazione.[7] Storicamente, la Cabala emerse, dopo le prime forme di misticismo ebraico, nella Francia meridionale e Spagna dei secoli XII e XIII, venendo reinterpretata durante il rinascimento mistico ebraico del XVI secolo a Safed. Fu resa popolare in forma di ebraismo chassidico dal XVIII secolo in poi.

L’interesse del ventesimo secolo nella Cabala ha ispirato un rinnovamento tra le confessioni religiose e ha contribuito ad una più ampia spiritualità contemporanea tra non ebrei, generando inoltre una fiorente rinascita e importanza storica grazie alla ricerca accademica di recente costituzione. ( Wikipedia )

https://www.ebay.it/…/ALEXANDRE-SAFRAN-LA-KAB…/293105004910…

G. BUTTÀ, UN VIAGGIO DA BOCCADIFALCO A GAETA, BOMPIANI, 1985

La sera del 6 settembre 1860, su consiglio del direttore di polizia Liborio Romano, Francesco II di Borbone lasciò Napoli a bordo della nave da guerra il “Messaggero”, accompagnato dalla consorte Maria Sofia di Baviera e dal suo seguito, composto dal principe Nicola Brancaccio di Ruffano, dal conte Francesco de la Tour, dal marchese Imperiali, dalla duchessa di San Cesareo, dal duca di San Vito Emanuele Caracciolo, dal maresciallo Riccardo de Sangro principe di San Severo, dal retro ammiraglio Leopoldo del Re, dal maresciallo Giuseppe Statella, dal maresciallo Francesco Ferrari, oltre a 17 guardie nobili del corpo, senza tentare la difesa di Napoli. Tale decisione era maturata per la volontà del sovrano da un lato di risparmiare alla capitale le rovine della guerra e dall’altro per la precisa strategia di difesa, che vedeva privilegiata la linea Volturno-Garigliano, supportata come punti di forza dalle due fortezze di Capua e Gaeta. In particolare quest’ultima era considerata da sempre la “chiave d’accesso” al regno e definita insieme con Gibilterra e Malta una delle piazzeforti più imponenti e inespugnabili d’Europa.

La maggior parte della flotta borbonica, al comando della quale era l’ammiraglio Luigi di Borbone, conte di Aquila e zio di Francesco II, presente all’ancora nella rada di Napoli, rifiutò di seguire in navigazione il Messaggero. Molti marinai delle navi ammutinate, visto l’atteggiamento dei loro ufficiali, si tuffarono in mare, rifiutando di partecipare al tradimento. Così, le uniche navi militari che accompagnarono il re a Gaeta furono la “Partenope”, al comando del brigadiere Roberto Pasca; e la nave-avviso “Delfino” (che recava a bordo l’archivio personale del re e i bagagli della famiglia reale e della corte), scortate da Procida fino a Gaeta anche dalla nave spagnola “Colón” con a bordo il diplomatico Salvador Bermúdez de Castro.

Francesco II di Borbone e la consorte giunsero a Gaeta alle ore 6 del 7 settembre 1860. Furono seguiti anche dai diplomatici stranieri presenti a corte: il nunzio apostolico Pietro Gianelli, il ministro della Russia principe Volkonskij, il ministro dell’Austria e il personale diplomatico di Brasile, Russia e Prussia. Il re, tra i suoi primi atti, nominò nuovo capo del governo il generale Casella, ministro delle finanze il barone Salvatore Carbonelli, ministro della marina il retro ammiraglio Leopoldo del Re, ministro della giustizia il duca di Lauria don Pietro Calà Ulloa e infine inviò telegrammi in tutto il Regno delle Due Sicile per informare i sudditi che il governo da quel giorno risiedeva in Gaeta.

https://www.ebay.it/…/G-BUTTA-UN-VIAGGIO-DA-BO…/293133903364

PALLADIO, LA STORIA LAUSIACA, FONDAZIONE L. VALLA

La Storia lausiaca è la più importante opera di Palladio di Galazia, che quando era vescovo di Elenopoli in Bitinia, si recò a Roma nel 405 e prese le difese di Giovanni Crisostomo. Fu discepolo di Evagrio Pontico di cui fu grande influenzatore. La storia, dedicata al funzionario bizantino Lauso, racconta i primi tempi del monachesimo in Egitto, prendendo come punto di riferimento la vita di Antonio abate.

Il testo è giunto fino a noi in diverse versioni o recensioni. La versione corta, trasmessa da una famiglia di manoscritti chiamata «G» nell’edizione di riferimento, sarebbe la più vicina al testo originale, andato perduto. Questa recensione è quella tradotta in latino nel VI secolo da Pascasio di Dume, discepolo di Martino di Bracara.

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Libri & Letture

Regalare un Libro, un modo per dare e ricevere affetto

Italia Lago di Como

Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro

Umberto Eco

Spalancare un orizzonte diverso, dare conforto, rilassare, far ridere, piangere, anche regalare del tempo di qualità

 

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G.P. LUCINI, SCRITTI CRITICI, A CURA DI L. MARTINELLI, DE DONATO, 1971

Gian Pietro Lucini fu contestato e poco considerato dalla critica fino a Franco Fortini ma in seguito rivalutato da Edoardo Sanguineti e negli ultimi tempi studiato e analizzato profondamente. Considerato precursore delle nuove avanguardie, Lucini può ora essere annoverato tra i maggiori innovatori della poesia italiana. Ebbe posizioni politiche considerate una eccezione nel contesto letterario di quegli anni essendo antiborghese, anarchico, contro la monarchia, la Chiesa e l’esercito tanto da essere incriminato per antimilitarismo e offese ai regnanti.

Nel 1891 si trasferisce a Breglia con la sua compagna, Giuditta Cattaneo, e nel 1892 si laurea in Legge all’Università degli Studi di Pavia discutendo una tesi su le Considerazioni generali sull’azione dello stato in rapporto ai diritti dei privati. Nel 1895 sposa Giuditta Cattaneo con rito civile. Nel 1901 cura la recensione di un libro antimilitarista e viene incriminato per le tesi sostenute. Nel 1905 collabora alla rivista Poesia di Filippo Tommaso Marinetti, e fra il 1908 e il 1910 conosce Corrado Govoni, Guido Gozzano, Umberto Notari e Paolo Buzzi, con i quali stringe amicizia. ( Wikipedia ) ……..

https://www.ebay.it/…/G-P-LUCINI-SCRITTI-CRITI…/303263140659

ROSARIO ROMEO, VITA DI CAVOUR, LATERZA, 1995

Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavour, di Cellarengo e di Isolabella, noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810 – Torino, 6 giugno 1861), è stato un politico, patriota e imprenditore italiano.

Fu ministro del Regno di Sardegna dal 1850 al 1852, presidente del Consiglio dei ministri dal 1852 al 1859 e dal 1860 al 1861. Nello stesso 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, divenne il primo presidente del Consiglio dei ministri del nuovo Stato e morì ricoprendo tale carica.

Fu protagonista del Risorgimento come sostenitore delle idee liberali, del progresso civile ed economico, dell’anticlericalismo, dei movimenti nazionali e dell’espansionismo del Regno di Sardegna ai danni dell’Austria e degli stati italiani preunitari.

In economia promosse il libero scambio, i grandi investimenti industriali (soprattutto in campo ferroviario) e la cooperazione fra pubblico e privato. In politica sostenne la promulgazione e la difesa dello Statuto albertino. Capo della cosiddetta Destra storica, siglò un accordo (Connubio) con la Sinistra con la quale realizzò diverse riforme. Contrastò apertamente le idee repubblicane di Giuseppe Mazzini e spesso si trovò in urto con Giuseppe Garibaldi, della cui azione temeva il potenziale rivoluzionario.

In politica estera coltivò con abilità l’alleanza con la Francia grazie alla quale, con la seconda guerra di indipendenza, ottenne l’espansione territoriale del Regno di Sardegna in Lombardia.

Benché non avesse un disegno preordinato di unità nazionale, riuscì a gestire gli eventi politici (sommosse nel Granducato di Toscana, nei ducati di Modena e Parma e nel Regno delle Due Sicilie) che assieme all’impresa dei Mille portarono alla formazione del Regno d’Italia. ( Wikipedia )

https://www.ebay.it/…/R-ROMEO-VITA-DI-CAVOUR-L…/293162247071

MAGGIO FRANCESE 1968: MAI 68, 38 PHOTOGRAPHIES DE B, BARBERY, GALERIE BEAUBOURG, 1998

Il termine Maggio francese o Maggio ’68 designa in maniera globale l’insieme dei movimenti di rivolta verificatisi a Parigi nel maggio-giugno 1968. Questi eventi costituiscono un periodo significativo nella storia contemporanea francese, caratterizzato da una vasta rivolta spontanea, di natura insieme sociale, politica e anche filosofica, indirizzata contro la società tradizionale, il capitalismo, l’imperialismo e, in prima battuta, contro il potere gollista allora dominante. Scatenati da una rivolta della gioventù studentesca di Parigi che si estese al mondo operaio e praticamente a tutte le categorie della popolazione sull’intero territorio nazionale, gli eventi del ’68 restano il più importante movimento sociale della storia di Francia del XX secolo.

Nel corso degli eventi si mischiarono un movimento studentesco e un movimento operaio, entrambi di eccezionale ampiezza. Al di là delle rivendicazioni materiali o salariali, e della rimessa in questione del regime gollista dominante dal 1958, si trattò di una contestazione multiforme di tutti i tipi di autorità. Una parte del movimento degli studenti delle scuole superiori e delle università rivendicò particolarmente la «liberalizzazione dei costumi», e al di là di questo contestò la «vecchia università», la società dei consumi, il capitalismo e la maggior parte delle istituzioni e dei valori tradizionali. ( Wikipedia ) …..

https://www.ebay.it/…/MAI-68-38-PHOTOGRAPHIES-…/303294819657

FERNANDA & CESARE MAESTRI, DUEMILA METRI DELLA NOSTRA VITA, AUTOGRAFATO

Nato a Trento nel 1929, Cesare Maestri, fratello di Giancarlo ed Anna Maestri, rimase orfano di madre all’età di 7 anni. Il padre Toni era stato un attore girovago, ma dalla fine della prima guerra mondiale aveva trovato lavoro come funzionario nella pubblica amministrazione. Nel 1943, a seguito dell’occupazione tedesca dell’alta Italia, Toni Maestri fu condannato a morte per “attività antiaustriaca” (la condanna si riferiva a fatti di 25 anni prima); Toni ed il figlio Cesare fuggirono a Ferrara, per poi tornare a Trento quando la Polizia locale ricevette ordine di arrestare Toni Maestri. A Trento, Cesare Maestri si unì a un gruppo di partigiani comunisti, con i quali partecipò alla guerra di liberazione.

Dopo la guerra, Cesare fu mandato dal padre a Roma per studiare storia dell’arte; qui partecipò nuovamente alla vita del Partito Comunista Italiano, ma dopo due anni a Roma tornò a Trento. Qui, cercando un modo per incanalare lo stress derivato dall’esperienza bellica, incominciò ad arrampicare, e da allora si dedicò in maniera pressoché esclusiva a questa attività.

Le sue prime imprese di rilievo risalgono al 1951, quando salì in solitaria la via Detassis-Giordani al Croz dell’Altissimo, e per primo effettuò la discesa in solitaria dalla Paganella. Nel 1952 diventa guida alpina.[5] Da allora si susseguirono numerose imprese, principalmente sulle Dolomiti. ( Wikipedia ) ……

 

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J. Cocteau – DIARIO 1942-1945 – Mursia 1993

Jean Maurice Eugène Clément Cocteau (Maisons-Laffitte, 5 luglio 1889 – Milly-la-Forêt, 11 ottobre 1963) è stato un poeta, saggista, drammaturgo, sceneggiatore, disegnatore, scrittore, librettista, regista ed attore francese.
La versatilità, l’originalità e l’enorme capacità espressiva gli portarono il plauso internazionale

Durante la guerra sottovaluta la reale portata delle sorti europee, badando più a una vita spensierata e frivola che ai doveri dell’intellettuale. Stringe amicizia con Arno Breker, scultore tedesco, amico di Hitler, di stanza a Parigi. Da questo rapporto ottiene soltanto critiche da parte della Francia intellettuale. Solamente il vano appello che scrive nel 1943 per la liberazione di Max Jacob, arrestato e ucciso dalla Gestapo, farà dimenticare il suo atteggiamento leggero di quel periodo. Va anche detto che fu in contatto con Louis Aragon e Paul Éluard, attivi nella Resistenza francese ( Wikipedia )

https://www.ebay.it/…/J-Cocteau-DIARIO-1942-19…/293243206320

ERNESTO DE MIRO – LA VALLE DEI TEMPLI – SELLERIO – 1994

“Mai in tutta la vita ci fu dato godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sol… Lo sguardo spazia sul grande clivo della città antica, tutto giardini e vigneti… verso l’estremità meridionale di questo altipiano verdeggiante e fiorito si vede elevarsi il Tempio della Concordia, mentre a oriente stanno i pochi ruderi del Tempio di Giunone” Wolfgang Goethe

La nascita della polis agrigentina è legata allo sviluppo della polis Gela: la città, infatti, fu fondata nel 581 a.C. da alcuni abitanti di Gela, originari delle isole di Rodi e di Creta, col nome di Akragas, dall’omonimo fiume che bagna il territorio. Fu una delle principali città del mondo antico, centro urbano importante sia economicamente che politicamente.

L’insediamento fu protetto nel VI secolo da un sistema difensivo, consistente in un circuito di mura che sfruttava le caratteristiche topografiche del luogo, costituito dal pianoro su fianco di colline che dominavano il litorale e di cui la “valle dei templi” occupava il margine sud e non costituiva l’acropoli, localizzata invece più a monte, in corrispondenza del nucleo medievale dell’attuale città.

L’espansionismo militare di Akragas ebbe particolare impulso al tempo del tiranno Terone (488-473 a.C.) e della vittoria sui Cartaginesi. Seguì un periodo di rivalità con Siracusa. I grandi templi, costruiti nel V secolo, testimoniano comunque la prosperità della città.

Dopo il saccheggio da parte dei Cartaginesi, nel 406 a.C., seguì un periodo di decadenza della città, che comunque fu ricostruita. Dal 262 a.C. Agrigento entrò nel dominio romano, restando tuttavia una città importante. A partire dal VII secolo la città si impoverì e si spopolò ed il centro urbano si ridusse alla sola collina dell’acropoli, venendo così abbandonate sia l’area urbana, che la zona dei templi.

 

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JULIUS EVOLA – RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO, ED. MEDITERRANEE, 1993

Si tratta di uno studio di morfologia delle civiltà e di filosofia della storia. Il termine rivolta, come dice lo stesso Evola, non corrisponde al contenuto: «perché non si tratta di uno scritto polemico, l’istanza polemica, la “rivolta”, se mai, è implicita, è una ovvia conseguenza».

L’opera è suddivisa in due parti: la prima si intitola Il mondo della tradizione, la seconda Genesi e volto del mondo moderno.

La prima parte è interamente dedicata ad uno studio comparato delle dottrine delle civiltà tradizionali in cui l’autore indica i principi fondamentali secondo cui si manifesta la vita dell’uomo tradizionale: la dottrina delle due nature, l’esistenza di un ordine fisico e di uno metafisico. Segue l’indicazione del modo con cui l’uomo della tradizione concepisce il diritto, la legge, la guerra, la proprietà, le relazioni fra i sessi, l’immortalità e la razza.

La seconda parte contiene invece un’interpretazione della storia su base tradizionale: si parte dalle origini dell’uomo per arrivare al concetto moderno di evoluzione in senso darwiniano che, secondo la tradizione, è considerato un regresso, un’involuzione. L’autore traccia un affresco della storia letta secondo lo schema ciclico tradizionale delle quattro età: oro, argento, bronzo e ferro nella tradizione occidentale (Esiodo) e satya, treta, dvapara e Kali Yuga in quella orientale (induismo).

 

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GIUSEPPE BEDESCHI, LA FABBRICA DELLE IDEOLOGIE, LATERZA, 2002

In Italia non si è affermata una autentica cultura liberale perché la produzione delle ideologie di opposti orientamenti ha impedito una riflessione serena e obiettiva sulla realtà sociale. Il libro prende in esame il pensiero politico italiano del Novecento, nelle sue correnti più importanti e nei suoi esponenti più significativi, in stretta connessione con gli avvenimenti politici e sociali. La ricostruzione inizia dall’età giolittiana; illustra le posizioni prevalenti di appoggio o rifiuto dell’intervento nella prima guerra mondiale e i complessi fermenti ideali del primo dopoguerra; dà ampio spazio al pensiero politico italiano durante il ventennio fascista, giungendo ad esaminare gli anni della Repubblica fino ai protagonisti intellettuali dei nostri ultimi anni.

 

LICIO GELLI, LA VERITÀ, DEMETRA ED. 1989

Il 17 marzo 1981, i giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito di un’inchiesta sul finto rapimento del finanziere Michele Sindona, fecero perquisire la villa di Gelli ad Arezzo e la fabbrica di sua proprietà (la «Giole», a Castiglion Fibocchi), che portò alla scoperta di una lunga lista di alti ufficiali delle forze armate e di funzionari pubblici aderenti alla P2. La lista, la cui esistenza era presto divenuta celebre grazie agli organi d’informazione, includeva anche l’intero gruppo dirigente dei servizi segreti italiani, parlamentari, industriali, giornalisti e personaggi facoltosi come il più volte Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (a quel tempo non ancora in politica), Vittorio Emanuele di Savoia, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Costanzo. Vi sono molti elementi, a partire dalla numerazione, che lasciano tuttavia ritenere che la lista rinvenuta fosse incompleta.

In fuga, Licio Gelli scappò in Svizzera, dove fu arrestato, il 13 settembre 1982, mentre cercava di ritirare decine di migliaia di dollari a Ginevra, ma, il 10 agosto 1983, riuscì ad evadere dalla prigione. Fuggì quindi in Sudamerica, prima di costituirsi in Svizzera nel 1987. Lo scandalo nazionale conseguente alla scoperta delle liste fu quasi drammatico, dato che molte delle più delicate cariche della Repubblica italiana erano occupate da affiliati all’organizzazione di Gelli. La corte centrale del Grande Oriente d’Italia, con una sentenza del 31 ottobre 1981, decretò l’espulsione del Gelli dall’Ordine massonico. Il Parlamento italiano approvò in tempi rapidi una legge per mettere al bando le associazioni segrete in Italia e contemporaneamente (dicembre 1981), venne creata una commissione parlamentare d’inchiesta, presieduta dalla deputata Tina Anselmi (DC), che chiuse i lavori nel 1984.

 

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LYLE N. McALISTER, DALLA SCOPERTA ALLA CONQUISTA, IL MULINO 1986

Il periodo esaminato é segnato da un fatto di eccezionale portata: per la prima volta si giunge a una effettiva comprensione unitaria del mondo; questa unificazione avviene, però, in termini di egemonia europea. La leva di tutto questa sono le scoperte geografiche: i portoghesi scendono lungo le coste dell’Africa, gli spagnoli sognano di buscar el levante por elponiente.
Nel 1483 i portoghesi giungono con Diego Cao alla foce del Congo; nel 1492 Colombo sbarca nei Caraibi a S.Salvador; nel 1500 Cabral arriva in Brasile. Assorbita dai problemi europei – l’umanesimo, la riforma protestante, la nascita della scienza – la Chiesa non avrà una percezione nitida di quanto sta
avvenendo. Una Chiesa ed una cristianità sostanzialmente europea si troveranno così di fronte alla necessità di pensare in termini mondiali senza riuscirvi. …..
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PARMIGIANINO, DISEGNI, Scelti da A.Quintavalle, LA NUOVA ITALIA

Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto il Parmigianino ( Parma, 11 gennaio 1503 – Casalmaggiore, 24 agosto 1540 ), è stato un pittore italiano, fondamentale esponente della corrente manierista e della pittura emiliana in generale.

Il soprannome, oltre che dalle origini, gli derivò dalla corporatura minuta e dall’aspetto gentile.

Parmigianino fu un grande disegnatore, paragonabile ai più grandi maestri del Rinascimento. I suoi disegni sono spesso opere finite vere e proprie eseguite con abile estro e una felice vena creativa. Essi erano destinati ad essere venduti o regalati, e spesso facevano da fonte di ispirazione per pittori di minor inventiva. Oggi si conoscono circa mille fogli attribuibili all’artista, sparsi nelle maggiori collezioni mondiali[33].

I soggetti spaziano dal sacro al mitologico, a volte di taglio dichiaratamente erotico, talvolta raffiguranti soggetti presi dal vero, come soleva fare Leonardo.

La finitezza di molti fogli ne facilitava la traduzione in stampa attraverso l’incisione, tecnica per la quale si affidava a specialisti oppure anche in prima persona. Lavorò infatti prima su supporto ligneo ( xilografia ), passando poi alla più raffinata lastra di rame (acquaforte). Il pregio che tali sue opere avevano sul mercato è testimoniato anche da un incidente avvenuto a Bologna, quando il suo supposto amico Antonio da Trento lo derubò di disegni e lastre. Racconta Vasari che del ladro non seppe mai più niente, ma riuscì a riavere le lastre che erano state depositate in casa di un bolognese, mentre i disegni non furono più trovati. ( Wikipedia )

https://www.ebay.it/…/PARMIGIANINO-DISEGNI-sce…/293036810407

 

12 MAGGIO 1977, CRONACA DI UNA STRAGE

L’omicidio di Giorgiana Masi, una studentessa italiana il cui vero nome era Giorgina Masi, venne commesso a Roma il 12 maggio 1977 durante una manifestazione. Quel giorno si trovava insieme al fidanzato Gianfranco Papini nel centro storico dove erano scoppiati violenti scontri tra dimostranti e forze dell’ordine, in seguito a una manifestazione pacifica del Partito Radicale, a cui si erano uniti membri della sinistra extraparlamentare e in particolare dell’Autonomia Operaia, questi ultimi armati. Alle ore 19:55 i due erano in piazza Giuseppe Gioachino Belli quando un proiettile calibro 22 colpì Giorgiana all’addome; subito soccorsa, fu trasportata in ospedale, dove ne fu constatato il decesso.

Le ipotesi accreditate, seppur mai verificate, rimasero due: il «fuoco amico», come sostenne l’allora Ministro dell’Interno Francesco Cossiga, addossandone la responsabilità a frange di Autonomi, o le forze dell’ordine in borghese, che fecero fuoco con una pistola non d’ordinanza, mai individuata, secondo l’avvocato di parte civile, la sinistra e i radicali.

Tutti gli anni, il 12 maggio, si tiene a Roma, in piazza Sidney Sonnino, la commemorazione della vittima; gruppi della sinistra o del Partito Radicale organizzano cerimonie e manifestazioni di ricordo anche nel luogo dell’omicidio. ( Wikipedia )

https://www.ebay.it/…/12-MAGGIO-1977-CRONACA-D…/293112471352

LA CAMICIA DI GHIACCIO – WILLIAM VOLLMANN. ALET 2007

La Camicia di Ghiaccio ci porta alle origini stesse del mito americano e al primo impatto dei nativi con esploratori stranieri: i vichinghi, giunti nel continente attorno all’anno Mille. Attingendo alle due grandi saghe nordiche medievali ( la Saga dei Groenlandesi e quella di Erik il Rosso ) dove si narra dell’accidentale scoperta di una nuova e radiosa terra e del breve quanto fallimentare tentativo di colonizzarla, e a un lavoro di documentazione e ricerca sul posto che lo ha condotto a visitare i siti vichinghi a Terranova, i resti della fattoria di Erik il Rosso in Islanda, le rovine norvegesi in Groenlandia e la vasta distesa ghiacciata dell’Isola di Baffin, Vollmann racconta il segno lasciato dagli invasori bianchi sulla leggendaria Vinland. «Voglio qui raccontare la storia di come venne consumata la rugiada e di come arrivò il gelo» scrive in tono epico, e per l’intero romanzo il ghiaccio diventa metafora di una corruzione sia morale che ambientale, presagio di conflitti razziali e oltraggi alla terra che hanno scandito l’intera storia degli Stati Uniti.

VITTORIO LUONI, Ė VOINA, 1975

La Divisione Sforzesca è erede diretta della Brigata di fanteria Umbria, creata nel 1861.
La prima campagna a cui i reparti presero parte fu quella del 1866 per la liberazione del Veneto.

Nell’estate 1942 l’ARMIR ( 8ª Armata Italiana in Russia ) prese il posto del Corpo di Spedizione Italiano in Russia ( CSIR ) e la Sforzesca divenne nominalmente parte del II Corpo d’Armata dell’Armir.

Inviata in Russia nel luglio 1942, la Sforzesca venne subito impiegata sul fronte del medio Don, sostituendo la divisione “Torino” appartenente al XXXV Corpo d’Armata (ex CSIR). Tra l’agosto e i primi di settembre dello stesso anno, la “Sforzesca” ed i resti della 3ª divisione “Celere” ingaggiarono durissimi combattimenti con le forze russe. Nell’occasione di un attacco particolarmente duro, i fanti della “Sforzesca” dovettero ritirarsi.

Dopo questi combattimenti la “Sforzesca” venne spostata sulle rive del fiume Don, all’interno del settore del XXIX Corpo d’Armata tedesco e nella parte più orientale dello scacchiere italiano, a contatto con le forze rumene.

Il 16 dicembre 1942 ebbe inizio l’offensiva sovietica dell’operazione Piccolo Saturno, che impegnò duramente le unità italiane e rumene. Con il crollo delle posizioni rumene e lo sfondamento delle proprie linee, le divisioni di fanteria italiane dovettero ripiegare e la “Sforzesca” iniziò la ritirata il 19 dicembre 1942.

Il percorso seguito dalle colonne in ritirata del blocco sud (cui appartenevano le unità della “Sforzesca”) fu lungo e tortuoso, in condizioni climatiche estreme e con equipaggiamento e vestiario non idonei. Il 28 dicembre 1942 i soldati del 54º Reggimento, primi tra tutti i reparti della divisione, riuscirono ad uscire dalla sacca.

Rispetto ai 12.521 uomini in forza alla divisione al 1º luglio 1942, al 1º gennaio 1943 vennero rilevati 4.802 uomini – con una percentuale di perdite per la divisione pari al 64%.

Voina in russo ha il significato di guerra

https://www.ebay.it/…/V-LUONI-VOINA-1975-LIB-…/293070025995

 

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Libreria Aiace in via Ojetti 36 Montesacro Talenti – Roma

La libreria Aiace di via Ugo Ojetti 36, Roma, è un punto speciale per i lettori e le lettrici di Roma. Ci potete trovare saggi, romanzi, riviste, raccolte di poesie a prezzi incredibili, perché la caratteristica comune a tutti questi libri è che sono usati. Nessun imbarazzo, quindi: aprendo a caso una pagina o iniziando a divorare il testo non si ha la sensazione di profanare qualcosa di sacro che andrebbe conservato così com’è, bianco, immacolato e senza orecchie laterali. Qualcuno prima di voi ha già letto quel libro e lo ha già arricchito di quella patina antica che lo rende così prezioso.

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Club di Lettura: Arte Italiana Post-Guerra – Carver Country – Prigioni di Hitler

Lettura

A. ZEVI, PERIPEZIE DEL DOPOGUERRA NELL’ARTE ITALIANA, EINAUDI

Adachiara Zevi, nata a Roma, compie studi classici e nel 1976 si laurea in Architettura all’Università di Roma “La Sapienza”.
Consegue successivamente il diploma di perfezionamento in Storia dell’Arte contemporanea presso il Dipartimento di Storia dell’Arte dell’università di Bologna con una tesi su Le Corbusier pittore e scultore.

Amplia quindi la sua formazione storico-artistica frequentando l’Università Internazionale dell’Arte di Firenze, diretta da Carlo Ludovico Ragghianti, dove si diploma con uno studio sull’impiego del computer nella lettura delle opere d’arte.

Tra il 1987 e il 1988 è a New York per una borsa di studio Fulbright presso la Columbia University.

Dal 1976 insegna Storia dell’Arte nelle accademie di belle arti di Macerata, Firenze, Bologna, Milano, Palermo e Napoli. All’attività accademica affianca da sempre l’impegno storico e critico seguendo con continuità il lavoro di artisti italiani e internazionali come Enrico Castellani, Jannis Kounellis, Dan Graham, Sol LeWitt, di cui cura mostre, cataloghi e studi monografici.

L’attenzione particolare rivolta alla relazione tra arte e architettura informa, dal 1989 al 2005, Spazi/Arte, rubrica dedicata alle arti visive sulla rivista mensile “L’architettura – cronache e storia” ( RCS, Milano ).

Nel 2000 pubblica Arte USA del Novecento ( Carocci Editore, Roma ) in cui, seguendo lo sviluppo del “secolo americano”, ricerca e rintraccia, a partire dalla peculiarità del paesaggio urbano, la vera identità dell’arte statunitense.

CARVER COUNTRY, IL MONDO DI R. CARVER, CONTRASTO

” Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra’ ‘. Questo desiderava e ha ottenuto dalla vita Raymond Carver come dice in ‘ Ultimo frammento ‘. Il testo – insieme a lettere, in parte inedite, poesie, interviste, foto della scrivania dello scrittore, dei luoghi dell’infanzia, della madre – e’ raccolto nel libro ‘ Carver Country ‘.

Viaggio nel mondo di uno dei maggiori scrittori americani del Novecento, autore di libri come ‘ Di cosa parliamo quando parliamo d’amore ‘, ‘ Cattedrale ‘ o ‘ Vuoi star zitta, per favore? ‘, morto a 50 anni nel 1988, ‘ Carver Country ‘ e’ nato proprio dall’incontro nel 1982 tra Adelman e Raymond per un servizio sulla rivista ‘ Life ‘.

N. WACHSMANN, LE PRIGIONI DI HITLER, MONDADORI, 2007

Konrad Wachsmann (Francoforte sull’Oder, 16 maggio 1901 – Los Angeles, 26 novembre 1980) è stato un architetto tedesco naturalizzato statunitense.
Studiò dapprima presso la Scuola di Arti e Mestieri in Berlino e successivamente frequentò l’Accademia di Arte a Berlino, dove fu allievo di Heinrich Tessenow.
Nel 1923 incontrò a Berlino Hans Poelzig, il quale esercitò una notevole influenza intellettuale. Nel periodo 1926-1929 egli fu considerato l’architetto più esperto nella progettazione di edifici in legno in Europa.
Nel 1930 progettò la casa in legno per Albert Einstein, presso Caputh in Germania. Nell’ottobre del 1930 l’editore Ernst Wasmuth di Berlino pubblicò il suo libro Holzhausbau, considerato ormai un classico per la progettazione di edifici in legno.
Nel 1932 venne candidato al prestigioso “Premio Roma” indetto dall’Accademia Prussiana delle Arti. In tale occasione, prima di raggiungere Roma, ebbe modo di visitare le città di Vicenza, Padova, Venezia, Bologna, Siena e Assisi.
Dopo il viaggio in Italia, iniziò un periodo travagliato e turbolento, che lo vide girovago e rifugiato in Francia e in Italia. Wachsmann riuscì a salvarsi dalla Gestapo, che lo inseguiva, grazie al visto di rifugiato politico ottenuto nel 1935 dagli Stati Uniti. ( Wikipedia ) ………

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Club di Lettura: Intellettuali e PCI – Bibbia – Regia Aeronautica

 Book Club

NELLO AJELLO – IL LUNGO ADDIO. INTELLETTUALI E PCI DAL 1958 AL 1991 – LATERZA

«Intellettuali e Pci. 1944-1958 […] uscì nel 1979. Oggi la scomparsa del Pci dà a quelle pagine un senso concluso. Il 1958 è davvero una data di epilogo: segna, a me pare, il primo punto di approdo della diaspora culturale iniziata con il 1956, l’anno dell’Ungheria. È, insieme, una data di svolta. Il Pci, gli intellettuali, le loro vicende e diatribe riempiranno ancora le cronache.
Ma dalla fine degli anni Cinquanta inizia il «lungo addio» che procederà con alterne vicende fino a oggi. Una divaricazione crescente tra la logica del partito di Longo e Berlinguer, di Occhetto e di D’Alema e le ragioni di intellettuali come Moravia, Pasolini, Sciascia, Magris, Asor Rosa, Colletti, Cacciari (per citarne solo alcuni). Ajello ricostruisce questa storia attraverso esperienze diverse come il centro-sinistra, l’avanguardia, il Sessantotto, il femminismo, il terrorismo, il crollo del Muro di Berlino, i due drammatici congressi della «svolta», raccontandone aspetti più o meno conosciuti con la penna brillante di un grande giornalista e scrittore.

https://www.ebay.it/…/Il-lungo-addio-Intellett…/293249098263

A. GRABNER-HAIDER, PRONTUARIO DELLA BIBBIA, EDB, 2000

l Prontuario vuole contribuire a questo incontro con la Scrittura non accontentandosi di rappresentare il mondo concettuale della Bibbia, ma tentando di gettare il ponte che deve collegare il mondo biblico della fede con la vita e la mentalità del mondo di oggi. L’opera, costituita da oltre 2000 voci, supera quindi il rigido carattere dell’enciclopedia, ed è piuttosto un incrocio tra manuale e dizionario: in quanto dizionario riporta i più importanti concetti biblici; in quanto manuale propone le voci che servono alla comprensione, all’interpretazione e all’esegesi biblica. Redatto in collaborazione da teologi e biblisti evangelici e cattolici, il Prontuario non presuppone un lettore teologicamente erudito, ma intende essere strumento utile all’attività biblica del singolo e della comunità, per il predicatore, il catechista, il gruppo di studio. ( Fonte. Dehoniane )

https://www.ebay.it/…/A-GRABNER-HAIDER-PRONTUA…/293063951043

LA REGIA AERONAUTICA NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE. PRICOLO. LONGANESI

Quando l’Italia entrò nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, le sue forze armate erano impreparate per un conflitto di simili proporzioni. A dispetto della propaganda che ne esaltava la forza e l’immaginario collettivo, anche internazionale, la Regia Aeronautica, nonostante i record ottenuti nel periodo interbellico e le due campagne militari in Etiopia e in Spagna, non faceva eccezione. L’intervento a sostegno dei franchisti anzi l’aveva depauperata di risorse, uomini e mezzi e ne aveva instillata una falsa percezione di superiorità fondata sugli obsoleti C.R.32 ed S.M.79. L’industria aeronautica, incentrata sui bombardieri ritenuti da Mussolini fondamentali per mettere in atto una guerra lampo simile a quella tedesca, non era in grado di sostenere i livelli di produzione di massa raggiunti da Gran Bretagna, USA e Germania.

Alla data di ingresso in guerra la Regia Aeronautica contava su una forza di 105.430 uomini, dei quali 6.340 piloti, ripartiti in 23 stormi da bombardamento terrestre, 2 da bombardamento marittimo, 1 stormo e due gruppi d’assalto, l’aviazione da osservazione aerea e da ricognizione marittima e 6 stormi ed 8 gruppi da caccia, dotati questi ultimi di un totale di 200 Fiat C.R.42, 177 Fiat C.R.32, 88 Fiat G.50 e 77 Macchi M.C.200, questi ultimi due malvisti dai piloti che preferirono i più lenti ma più agili biplani (C.R.42 e C.R.32). Gli aerei in servizio messi in allerta per la guerra (operazione PR 12) una settimana prima il 10 giugno erano 3.269 (1.332 bombardieri, 1.160 caccia, 497 ricognitori e 307 idrovolanti) ma solo 1.796 erano in perfette condizioni per volare e combattere.

https://www.ebay.it/…/La-regia-aeronautica-nel…/293247916508

 

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