Il Tempo va sfruttato e..soprattutto gustato

In Fvg scatta l'operazione “anziani attivi” - Il Piccolo Trieste

Poco  tempo  fa  una  persona  mi  ha  detto  che  il  suo  anziano  padre  si  era  arrabbiato  a  causa  di  una  giornata  che   non  si  era  svolta  con  sua  soddisfazione:” Alla  mia  età  non  si  ha  più  niente  da  sprecare!”, disse.  E  tuttavia  bisognerebbe   interpretare  bene  questa  espressione.  Cosa  ci  sta  dentro.  Se  l’anziano  vuol  dire  che  nella  sua  vita   deve   ancora  sbrigare  molte  cose  e  quindi  nella  giornata  di  oggi  non  è  riuscito   a  concludere  un  granchè,  si  potrebbe  vedere  l’espressione  come  un  segno  evidente  di  povertà  interiore  di  una  persona   che  si  definisce  oltre  le  sue  naturali  possibilità  biologiche:  quindi  un  soggetto  che  vuole  forzare  una  serratura  ormai  chiusa;  che  va  oliata  si,  ma  non  aperta.  Se  viceversa  la  stessa  espressione  la  si  interpreta  nel  senso  che  suo  padre  era  insoddisfatto  perchè   gli  altri lo  hanno  fatto  arrabbiare,  perchè,  ha  inveito  troppo  contro  gli  altri,  a  motivo  di  fraintendimenti,  si  tratterebbe   di  una  buona  valutazione  di  sè.  Poichè,  il  tempo;  quindi  il  suo  tempo  è  limitato  e  non  va  sprecato   a  trascorrere  le  giornate    con  chiacchiere  e  cose  inutili,  ma  viverle  col  desiderio  di  gustare  ogni  attimo  in  consapevole  gioisità,  spremerlo  per  ricavarne  solo  la  sua  bontà.  Ogni  giorno  è  prezioso,  anche  se  non  capita  molto.  Ma  l’atteggiamento  sul  come  vivere  la  giornata  interiormente  dipende  solo  e  soltanto  da  me.  E  forse  quì  una  persona  anziana   ha  soltanto  una   sensibilità  sottile  per  il  fatto  che  desidera  vivere  i  giorni  che  le  sono  concessi   in  maniera   cosciente,  e  piena  di  vitalità…intensa.  Egli  vuole  essere  presente   nelle  conversazioni ;  non  importa  l’oggetto  dell’argomento.  Non  vuole  limitarsi  a  vivacchiare.  Egli  capisce  e  sente  che  la  vita  è  preziosa,  oltre  ad  essere  una,  quindi  vorrebbe  lasciare  una  traccia   di  sè  in  questo  mondo.  “Ti  ricordi  l’amico  Tizio,  quando  disse…..?  parole  sagge  davvero !”.  Ecco  la  traccia  che  vuole  lasciare  di  sè.  Ecco  perchè  s’arrabbia  se  la  giornata  gli  viene  offuscata  da  banalità,  e  fatuità  di  cose  inutili.  Da  giovane  queste  arrabbiature  non  si  verificavano  perchè  tutto  faceva  brodo.

Morale  della  favola ?  Non  dobbiamo  sprecare  i  nostri  giorni;  e  vale  per  qualunque  fascia  di  età,   seguendo  la  segnaletica    che  orienta  verso  il  vuoto.  Ma,  nel  tempo  dobbiamo  spendere  noi  stessi.  Allora  ogni  giorno  sarà  un  giorno  regalato  e  non  un  giorno  sprecato.

All’anziano  il  compito  di  lasciare  il  seme  della  saggezza,  al  giovane  il  compito  di  arricchirlo  della  sua  giovinezza   adornata   dai  messaggi   sapienziali,  e  non   dal  futile;  vortice  del  nulla.

Il Tempo va sfruttato e..soprattutto gustatoultima modifica: 2021-08-05T13:58:07+02:00da un_uomonormale0

10 pensieri riguardo “Il Tempo va sfruttato e..soprattutto gustato”

  1. Sappiamo bene che i giovani non sono dello stesso avviso di chi non lo è più e, non raramente, sprecano il loro tempo, consumandolo, facendolo volare via in cose futili, da cui pure traggono piacere, divertimemento, ecc. valutandone, per nulla ,la perdita. Sono convinti, anche per una certa sicurezza naturale, dovuta, appunto , al loro essere giovani, che di tempo ,davanti a loro ce ne sia di avanzo. E, in un certo senso, è anche vero. E’ pure logico che le idee dei giovani non collimino molto con quelle dei vecchi. Ad una certa età, il pensiero che la vita consumi il suo tempo giorno dopo giorno, affiora sovente alla mente delle persone anziane e in esse, molto probabilmente, si fa viva una sorta di attenzione morbosa allo scorrere del tempo, con la chiara percezione che, davanti a loro. il gomitolo dei giorni a disposizione si vada sempre più srotolando. Allora, alla mente, si affacciano le preoccupazioni per ciò che, delle loro cose, forse non riusciranno più a fare, a progetti che potrebbe non realizzare o completare, a quel brutto pensiero che ogni tanto si concretizza intorno alla parola “morte”. Questa la situazione che si evidenzia intotno a tutti e di cui se ne comprendendone, a fondo, le motivazioni. Tuttavia, al di là delle personali percezioni, tutti dovrebbero valutare meglio lo scorrere veloce del tempo, che del resto corrisponde alla generale crescita ed evoluzione umana e tenerne più conto fin dalla più giovane età. L’idea di non sprecare tempo, quindi, non solo appannaggio delle persone avanti neli anni, ma anche dei giovani che dovrebbero imparare a sfruttare meglio il tempo loro concesso, con l’intenzione non di ricavarne il nulla , come spesso accade, ma per ciò che possa arricchire di valori stabili la propria esistenza e ricavarne il più possibile bene per se stessi e per il contesto umano , culturale e sociale ecc… in cui si vive, facendo anche, cosa sempre auspicabile, tesoro delle esperienze e degli orientamenti di coloro che la vita hanno vissuto,prima di loro. Grazie, Dottore, per l’occasione di dibattino che ci offre. Buonpomeriggio.

    1. Carissima, è vero quanto dici. Sono molti i giovani che hanno paura dell’avvenire, soprattutto del loro avvenire professionale e familiare. Non sanno quali strade percorreranno nè dove tali strade sconosciute li condurranno. Alcuni sono angosciati e rifiutano di crescere per evitare di scegliere. E questa paura morbosa li paralizza. La grandezza dell’uomo consiste nell’essere capace di rischiare la vita, ma senza attendere “assicurazioni contro ogni rischio”, impossibili da ottenere. La vita fa loro paura perchè per coglierne i frutti bisogna uscire di casa e incamminarsi per la strada, camminare, e camminare ancora, ma su strade che svoltano e rivoltano senza posa. La paura che hanno è quella di entrare nell’enorme cantiere dove si affanna la folla dei costruttori del mondo. Ecco, la preziosità del tempo che LUI ci ha regalato. Buon pomeriggio carissima

  2. La questione posta va approfondita tenendo conto della formazione mentale della persona. A mio avviso è semplicistico liquidare l’argomento posto dicendo che “l’anziano” non ha tempo da perdere solo perchè è anziano. Chi l’ha pronunciato, probabilmente nella sua vita, ha assunto la capacità di affrontare il tempo per obiettivi. magari fissando delle priorità e quindi organizzandosi per capitalizzare l’impegno e fare con maggior profitto. Quell’atteggiamento è tipico di chi è abituato a gestire un’azienda o qualcosa in autonomia, quindi, sa cosa ha risolto, cosa dovrà fare domani e quindi non avendo eseguito quanto programmato, sa che domani dovrà rubare del tempo ai suoi impegni per gestire l’arretrato. I giovani dovrebbero approfondire la questione e comprendere che quello è l’approccio che dovranno implementare su se stessi se vogliono avere successo nella vita. I tempi oggi sono ancora più difficili saper pianificare il proprio futuro è la chiave per sopravvivere.

    1. Buon giorno Diego, concordo con la tua analisi, che a tuo dire andrebbe perfezionato. Credo che questo problema, vada visto nella nostra difficoltà, o addirittura rinuncia a sapere uscire da “noi stessi”, che ritengo sia un dramma – esagero ? -, il dramma di uomini sempre più numerosi, che hanno davvero difficoltà per uscire da se stessi, per dialogare con gli altri e quindi anche con “l’altro”; quest’ultimo lo vedrei proprio nell’anziano. A questo punto si instaura un problematica collettiva di malattie psicologiche. C’è una invasione di malattie mentali, di cui gli psicologi ci dicono che sono malattie di “Relazione”. Certo, a questo punto l’uomo non è più responsabile, poichè, malato. Ma non è più un uomo. E’ snaturato. Quì sta il dramma. L’uomo è colpito in se stesso. Abbiamo costruito una società che squilibra i suoi membri; perchè, facendoci beffe dell’amore, abbiamo perturbato le relazione interpersonali a tutti i livelli, ma più frequentemente, in questo squilibrio a risentirne è l’anziano.
      Grazie per il tuo intervento sempre significativo.

  3. Buongiorno Peppe inizio cosi :”All’anziano il compito di lasciare il seme della saggezza”.
    Tempo vissuto o sfuggito? Quando senti dire ad un anziano “non servo più a niente perchè sono vecchio o ammalato” è un pensiero molto triste.
    Il tempo della vita va vissuto in modo attivo da protagonista e non spettatore, solo così dai un senso al tuo essere in questo mondo nel bene o nel male agli occhi degli altri importa ben poco.
    Gli anziani sono i più grandi filosofi per esperienza di vita ecco perchè da loro nascono perle di saggezza, poche parole che dicono tutto ed è da loro che dobbiamo imparare a vivere afferrando il tempo come se fosse l’ultimo momento del nostro ciclo vitale. Programmarlo? a volte si a volte no se dinanzi a noi c’è l’attimo fuggente va colto e un destino può essere cambiato in una frazione di secondo.
    Ti parlo per esperienza personale, ma un tempo quando ero semplicemente seduta accanto a mio padre ferma ed inerme ad osservalo, non credo di averlo sprecato bensì acquisito qualcosa interiormente, che siano stati pensieri maturati dall’esperienza del momento o altro, ma io ho vissuto il suo stesso tempo ed ho imparato ad amarlo con tutta me stessa, se la sofferenza la vedi come un peso allora hai sbagliato vita perchè regalare un giorno di serenità non è tempo perso ma guadagnato per te e per lui. Ogni attimo deve restarti dentro perchè solo così cresci e la cosa che mi ha sempre dato serenità e non averlo mai fatto pesare, nessuno ha colpa nessuno può dirti o giudicare il tuo vissuto, nessuno può dirti se sei o non sei stato utile, perche la vecchiaia prima o poi ti bussa e tu dovrai esserne consapevole, morale della favola Peppe ” non fare agli altri ciò che non vuoi che venga fatto a te”.
    L’anziano ti riempie e quando avrai i vuoti di vita loro sono lì presenti nei tuoi prensieri ed ancora una volta ti riempiono il tuo tempo tanto da non renderlo inutile prima che invecchi.
    Caro Peppe potrei continuare per ore, ma visto che oggi si respira ho voglia di riempire le prime ore della mattinata e pensando a ciò che ti ho scritto …mi riempie il cuore.
    Un abbraccio fresco

    1. Ciao Serè, il fatto è che non hai riempito soltanto il tuo cuore, ma anche il mio, e sono certo anche quello di chi ti sta leggendo. Se non avessi conosciuto di persona il tuo percorso remoto che ti vedeva accudire tuo papà, direi che le tue parole sono la solita “retorica buona”; invece, tu sei dentro parte attiva di ogni parola scritta.
      Serè, tesoro, cosa aggiungere ? Nulla. Solo un grande abbraccio.

  4. E’ interessante leggere ciò che “potrebbe”, che “dovrebbe” essere la vita dell’anziano, arrivato ad un’età per cui poche sono le scelte di un vivere fortunato. Un tempo esistevano le famiglie patriarcali e gli anziani venivano accuditi , volentieri o meno, ma in casa. Oggi, se sei autonomo, vivi da solo, ti fai aiutare, nel caso e giustamente pagando…oppure ti mettono in una Casa di Riposo, dove si paga assai e si gusta poco. Si diventa anziani ( la parola vecchio indispone un po’) in modo diverso. I figli difficilmente possono prendersi cura di loro, hanno il loro lavoro, i nipotini…..anche una visita, di tanto in tanto, è cosa tirata per i capelli. Questa tipologia di anziani è quella che vive il tempo che non è più né da gustare ne da sfruttare. Ci sono gli anziani di bell’aspetto, di buona salute per cui tali privilegi sono concessi. Il resto…è una fila di bisognosi di cure, di attenzioni, che rimpinguono i businnes dei medicinali, delle donne che vengono dall’est a fare le badanti e, di lavoro, ne trovano abbondantemente. Di lasciare il seme della saggezza non gli è concesso più.

    1. Ciao Licia, concordo con te sul termine ” vecchiaia”, non tanto per il termine in sè che sembra relegare quel soggetto in “soffitta” assieme alle cose che non servono, ma perchè, il vecchio non esiste, ma esiste la persona anziana. Tuttavia, anche questa fase mostra le sue problematiche perchè alcuni la ritengono una terribile prova, una sofferenza come condannati- credono – all’inutilità dando agli altri il peso di che preoccuparsi, quando, invece si vuole ancora essere utili. L’essere anziani non è la strada verso il “capolinea della vita”, ma sono certo definirla il cammino verso la vita, quella vita pienamente sbocciata, saggia che reclama essere trasmessa. Certo, per l’anziano è terminato il tempo di correre verso gli altri, ma è il tempo che gli altri corrono verso l’anziano che trasmette vita. Ciao Licia cara, buona giornata

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