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falco58dgl
   
 
Creato da falco58dgl il 26/09/2005

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Blog di narrativa, suggestioni di viaggio, percorsi interiori, sguardi sul mondo.

 

Ricorrenze

Post n°461 pubblicato il 23 Maggio 2012 da falco58dgl

 

fal

 

20 anni fa una gigantesca carica di esplosivo – 500 chili di tritolo- esplodeva al passaggio di tre vetture dirette a Palermo e provenienti dall’aeroporto di Punta Raisi. Sulla prima Fiat Croma guidava l’agente di polizia Vito Schifani, al suo fianco stava l'agente scelto Antonio Montinaro, sul sedile posteriore l'agente Rocco Dicillo, tre membri della scorta del magistrato  Giovanni Falcone. Falcone era alla guida della seconda vettura, insieme a sua moglie, il magistrato Francesca Morvillo. Sulla terza, altri tre agenti della scorta. La deflagrazione fu così violenta che la prima automobile fu scaraventata in un giardino di olivi a più di dieci metri di distanza.  Quel giorno la mafia massacrò 5 funzionari dello stato, colpevoli di aver voluto fare il proprio lavoro senza  esitazioni e senza compromessi. Falcone, esponente di punta del pool antimafia di Palermo, pubblico ministero al maxiprocesso di Palermo che si concluse con 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere e undici miliardi e mezzo di lire di multe  per la cupola di “Cosa Nostra”, direttore del la sezione Affari Penali del ministero di Grazia e Giustizia, è stato  il magistrato più capace di comprendere e scardinare le logiche delle organizzazioni mafiose. Santificato dopo la morte, Falcone è stato oggetto in vita di duri  attacchi e di pesanti squalifiche: Il CSM designò un altro magistrato alla guida del pool antimafia, come anche, più tardi, al vertice della Procura Nazionale Antimafia, esponenti politici lo attaccarono violentemente, lettere anonime mandate dal "Corvo" cercarono di diffamare il suo operato e quello dei colleghi del pool. Era il 23 Maggio del 1992 quando la vita di Falcone venne stroncata da quei criminali che aveva combattuto con successo durante tutta la sua carriera professionale.

Quel giorno apprendemmo la notizia dopo essere tornati da una passeggiata nel parco della città. Ne fummo  colpiti, quasi tramortiti, anche per una ragione molto personale, forse ininfluente, ma per noi significativa. Quel giorno mia moglie ed io compivamo 5 anni di matrimonio, eravamo mortificati di dover celebrare il nostro anniversario nel giorno in cui la criminalità organizzata aveva assassinato una delle menti più lucide e uno degli uomini più coraggiosi del nostro paese.

Oggi festeggiamo 25 anni di matrimonio. Brinderemo a noi, alle persone che ci sono vicine e a tutti coloro che hanno dedicato  la loro vita a rendere migliore il nostro paese, come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, gli agenti delle loro scorte, i milioni di italiani che non smettono di lottare  per costruire un futuro differente.

W.

 
 
 

La bellezza

Post n°460 pubblicato il 15 Maggio 2012 da falco58dgl
 

 

la

                            (Van Gogh, Notte stellata sul Rodano)

 

La bellezza è non aver paura del domani, del declino che inizia dal giorno della nascita, del tempo arido che ci avvicina alla fine dei giorni.

La bellezza è una lingua di sabbia  senza fine sulle coste del Pacifico e un mare che scroscia sul bagnasciuga mentre il tuo sguardo si posa sull’acqua che traccia arabeschi sulla spiaggia.

La bellezza è liberare le parole, superare timori antichi, riuscire a dire ciò che teniamo nascosto per abitudine, per compromesso, per paura, per convenienza.

La bellezza è la sensazione che ti prende subito dopo aver fatto  l’amore, quando il respiro si placa e la mente è sgombra, il corpo è appagato e  lo sguardo coglie la realtà senza diaframmi,  nella sua essenza circolare.

La bellezza è una mattina colma di note musicali che picchiettano sulla tua anima come una pioggia estiva tiepida e ti viene anche voglia di ballare, ma ti trattieni per non disperdere l’emozione che ti accompagna.

La bellezza è infischiarsene, almeno per un giorno, della crisi, delle speculazioni finanziarie che corrodono interi paesi e il nostro futuro, delle povertà incombenti, del rosario di stragi  salmodiati dai telegiornali, delle beghe sul lavoro, dei partiti  impegnati a difendere i propri dirigenti dai crimini che hanno commesso nei confronti di chi li ha votati e decidere che oggi è proprio una magnifica giornata da passare nel parco davanti al fiume con i tuoi cari.

La bellezza è la prospettiva d’infinito che si libera da Capo d’Otranto, una distesa di terra ricolma di olivi secolari e il mare del Salento che congiunge la Puglia con le coste di un’altra Europa.

La bellezza è un libro, una poesia, un film, una fiction, una canzone che ti rivelano squarci di verità,  che ti fanno venir voglia di uscire, di comunicare con le persone per strada, di cantare e di piangere, di lavorare e di assumere impegni, perché queste sono le sensazioni per cui vale vivere.

La bellezza  è l’abbraccio di mio figlio quando la vado a prendere all’asilo nido dopo un viaggio di una settimana, il suo volto che si accende di gioia nel vedermi

La bellezza è decidere che la crisi, le speculazioni  finanziarie che corrodono interi paesi e il nostro futuro, la penetrazione delle mafie nei gangli vitali della nostra economia, l’arroganza dei partiti nel conservare i propri privilegi mentre il paese va in rovina, non sono più tollerabili e che occorre organizzarsi insieme ad altri per preparare un paese diverso.

La bellezza è  l’espressione di una persona che ha deciso, anche grazie al tuo aiuto, di liberarsi dalla dipendenza dalle sostanze, dai debiti di gioco, dalla povertà spirituale, dalla depressione, dalla lotta contro se stessi, da una quotidianità mortifera.

La bellezza è mio padre che, a 89 anni di età, vuole pubblicare un libro che rivoluzionerà il linguaggio matematico e la concezione del mondo.

La bellezza è riconoscere la bellezza dentro di sé e negli altri, cogliere i fili sottili che legano la mia speranza a quella altrui, levare le mani verso il cielo per liberare la ragnatela che ci unisce.

W.

 
 
 

Hunger

Post n°459 pubblicato il 03 Maggio 2012 da falco58dgl
 

Ho visto un grande film, l'esordio del regista Steve McQueen, autore  di "Shame". Un film ambientato in un carcere dell'Ulster, dove i prigionieri della provisional IRA, frazione dell'esercito repubblicano irlandese, mettono in atto una protesta estrema. Andatelo a vedere, è un'opera così intensa da stordire.

hunger

 


"Verrà il giorno in cui tutta la gente d'Irlanda potrà mostrare il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna »
(The diary of Bobby Sands
)

Carcere di Maze, NordIrlanda, 1981. Il corpo di Bobby Sands scheletrito, pieno di ulcere, gli organi che cedono uno per uno, la vista che si annebbia,la coscienza tenuta vigile solo da una determinazione immensa, 66 giorni di digiuno totale fino alla morte. La morte come strategia di pressione per ottenere lo status di "prigioniero politico" ed estremo tentativo di riprendersi la propria libertà, il proprio diritto di scegliere.

Ogni due settimane, un prigioniero nordirlandese inizia questo calvario, una staffetta verso un esito previsto, un passaggio di testimone da corpo a corpo, da persona  a persona, da  una vita segnata dal carcere e dalle sevizie dei secondini all'ultima protesta e affermazione di dignità.

Le mani di una guardia carceraria sanguinanti, piene di ecchimosi, screpolate dalle troppe percosse inflitte. Un reparto di poliziotti in assetto da guerra che prende posizione su due fila parallele battendo i bastoni sugli scudi e abbattendoli sui prigionieri che devono passare in mezzo a loro. I corridoi del carcere di Maze invasi  dall'urina, le mura delle celle imbrattate di escrementi. Lunghi piani-sequenza che paiono disegnati da un occhio geometrico, che scarnifica le immagini, le riduce all'essenziale, così come priva i corpi dalle protezioni della pelle, del muscoli, del grasso.

Bobby Sands e un sacerdote  che si confrontano sulla strategia dello sciopero della fame. 20 minuti di dialogo con la telecamera fissa; una guardia freddata con un colpo alla testa mentre visita la madre in una casa di riposo, la testa inondata di sangue sul suo grembo.

I parenti dei detenuti, le loro visite, la compostezza dei genitori di Sands nell'accettare il suo sacrificio. La voce della Thatcher che si oppone alle richieste dei prigionieri, che parla di pietà senza conoscere il significato della parola. Un lenzuolo bianco per avvolgere i 9 cadaveri che seguiranno Sands nel suo percorso.

Un film straordinario, dirompente, tagliente come un bisturi. Un grande esordio.

W.

 
 
 

Liberazione

Post n°458 pubblicato il 25 Aprile 2012 da falco58dgl

 

67 anni fa, con un sussulto di orgoglio e di dignità e con il sacrificio di molti, nasceva l'Italia democratica.

A Milano, a Torino, a Bologna, a Genova, a Venezia le formazioni partigiane, dopo aver proclamato l'insurrezione generale ed essersi scontrate con le divisioni tedesche e i reparti fascisti della Repubblica di Salò, liberavano il Nord Italia dall'oppressione nazifascista e gettavano le basi dell'Italia attuale, fondata sulla Resistenza e sulla Costituzione.
Nel farlo, hanno pagato un alto tributo di sangue: più di 45.000 partigiani sono stati uccisi nalla fine del '43 all'Aprile del '45, più di 10.000 civili sono stati massacrati dalle rappresaglie dei nazisti e dei fascisti della Repubblica Sociale (dalle Fosse Ardeatine a Marzabotto, dal ghetto ebreo di Roma a S.Anna di Stazzena), a cui si sommano i circa 40.000 civili deportati nei campi di concentramento e di sterminio, di cui solo il 10% sono sopravvissuti.

Ricordiamo quel momento per prefigurare un futuro liberato dalle oppressioni e dalle miserie attuali...

W.

25

 
 
 

Ipertempo

Prima di pubblicare un frammento narrativo di "Ipertempo", testo che fa parte dei "Racconti del ripostiglio", voglio salutare con gioia la vittoria di Aung San Suu Kyi, leader del movimento democratico in Birmania, pacifista, vincitrice delle elezioni politiche nel 1990  annullate dal golpo di stato della giunta militare, imprigionata per più di 15 anni da un regime assassino e feroce e adesso  libera ed eletta con l'82% dei voti nel parlamento birmano. Un'icona delle speranze di un intero popolo troppo a lungo oppresso da una dittatura che ha schiacciato qualunque anelito di libertà e ogni diritto umano nel Myanmar.

 

iper

 

Qualcosa torna, s’affaccia  alla mente come una silhouette di donna intravista da una finestra, il profilo di una ragazza che fa capolino per un  secondo sul balcone prima di spegnere le luci  e consegnare l’edificio intero a un’oscurità completa. Immagini ancora frammentarie, ma che iniziano a disegnare scene dotate di senso.

Dalla prima casa, affittata in centro a un’altra, di proprietà, in una periferia nebbiosa e vuota, fatta di corsi ampi, cantieri di edifici in costruzione e alberi piantati di recente che lambivano aree industriali e terreni abbandonati.

Gli anni del liceo, l’autobus preso di corsa alle 7 e 55, per arrivare qualche minuto prima delle 8 e 30 a varcare i cancelli della moderna struttura di vetro e cemento affacciata su un corso frequentato da prostitute, ferme sul ciglio della strada, davanti a condomini residenziali.

Oscurità e silenzio, anni buttati via  a misurare la distanza dagli altri, la differenza nei confronti di coloro che affermavano i loro desideri attraverso pullover sportivi e giacche eleganti, ragazze  esibite, scopate raccontate e utilitarie guidate sul filo della maggiore età. La voglia feroce di scappare, di andar via, di bruciare la città nel proprio cuore, di dimenticarne le ceneri, di ricostruire altrove  una sensazione di precaria appartenenza. 

L’università, il gran casino di quel periodo “dalle molte parole”, come ha detto qualcuno, l’illusione di partecipare a un movimento collettivo che avrebbe trasformato le nostre vite, se non  i rapporti di forza tra classi sociali di cui  eravamo figli ed eredi, impegnati a distruggere una “borghesia” di cui facevamo parte e che ci avrebbe riassorbito, anni dopo, nei suoi interstizi marginali.

Le donne…il sesso così poco erotico di allora, discontinuo, occasionale, qualche passione consumata nello spazio di due mesi, il desiderio di  debordare, mentre percorrevo la distanza tra la facoltà, la casa, il mercato e la radio.  La voglia di esserci e contare e un disincanto precoce, forse la percezione della vanità, dell’effimero che s’insinuava nella ricerca di un lavoro, di una casa con riscaldamento e ascensore, di amicizie e affetti al di fuori del recinto del collettivo politico e degli esami studiati in gruppo.

Guardarsi intorno e non sapere se proseguire verso  mete ignote, rimanere nel territorio incerto  del tirocinio e del volontariato o tornare  indietro verso il punto di partenza con l’espressione di chi ha giocato per cinque anni.

Eppure, anche adesso che i ricordi emergono, sprizzano con la stessa forza di un getto d’acqua che fuoriesce da un idrante, avverto un alone di oscurità, qualcosa che non può neanche essere detto, se non attraverso allusioni negative, qualcosa che non è neanche buio, ma resistente alla luce, refrattario ai significati e alle spiegazioni, materiale inerte che non riesco a trasformare in eventi, emozioni, connessioni di senso.

Mi rendo conto, all’improvviso, delle mie mani che stropicciano il biglietto con le istruzioni per continuare il gioco. Non saprei dire se le ho già lette e il flusso dei ricordi sia un prodotto di ciò che ho visto o  se, al contrario, la rievocazione del passato sia un elemento indispensabile per recepirne il significato.

Volgo la sguardo verso il basso e rimango a bocca aperta mentre leggo una frase brevissima che non contiene indicazioni di luoghi o di orari,

ora tocca  a te”.

W.

 
 
 

I misteri di Libero...

Post n°456 pubblicato il 23 Marzo 2012 da falco58dgl
 

astro

(astronavi aliene di 240 Km di lunghezza dirette verso la terra...)

Una settimana fa - il 14 Marzo- mi arriva una mail dal " Libero Gold User Program". Mi scrivono:"Dopo un'attenta verifica della qualità dei contenuti da te prodotti su Libero.it abbiamo deciso di invitarti a prendere parte al "Gold User Program".

Mi propongono di diventare gold blog. Ho un mese di tempo per decidere se aderire o meno.

Concludono la mail (è un prestampato, ma il tono è gentile) così: "Qualunque sarà la tua scelta, ti ringraziamo per la cura con cui mantieni e sviluppi i tuoi contenuti, attualmente tra i migliori del nostro portale".

Già nel 2009 mi avevano rivolto una proposta analoga. Allora avevo declinato l'invito scrivendo un post sul tema. Non desideravo vedere il mio blog invaso dagli adsense pubblicitari di Google.

Questa volta, invece, ho accettato. Mi sono detto: "ma sì, in fondo posto una volta al mese, può darsi che questo cambiamento aumenti la mia motivazione a postare e rivitalizzi uno spazio che sta diventando esangue, magari si genera  maggior traffico e conosco nuovi blogger".

E ho avviato la procedura per richiedere l'iscrizione ad Adsense.

Ieri - esattamente una settimana dopo la proposta dello staff- ricevo due mail: la prima è del programma Adsense. Mi comunicano che hanno completato la revisione parziale della mia richiesta di iscrizione e che, nel giro di qualche giorno, decideranno se  approvarla.

La seconda è dello staff di Libero. Mi scrivono testualmente: "Lo staff di Libero.it ti comunica l'uscita dal programma Gold User [...] I tuoi contenuti non avranno più la barra orizzontale differente dalla utenza standard, gli adsense spariranno da oggi dai tuoi contenuti e il tuo ruolo all'interno del portale torna ad essere quello di utente standard".

Ho pensato a uno scherzo, forse un pesce di Aprile anticipato. Magari qualche membro dello staff è dotato di un umorismo insospettabile oppure hanno fatto casino e inviato la richiesta di adesione a me per sbaglio. Mi chiedo come sia possibile uscire da un programma da cui non si è ancora entrati e come possano sparire adsense che non sono mai apparsi. La mia barra orizzontale non si è mai spostata di un millimetro. Un mistero inesplicabile,anche per un portale fantasioso come quello che ci ospita...

In ogni caso, forse anche solo per risolvere questo mistero che fa impallidire quello delle navi aliene di 240 Km di lunghezza dirette verso la terra e orbitanti nello spazio siderale di Plutone, mi è un po' tornata la voglia di postare.

E di ciò ringrazio sentitamente lo staff tutto intero... :-)

W.

 
 
 

Missing February

Post n°455 pubblicato il 02 Marzo 2012 da falco58dgl
 

febbraio

 

 

Febbraio è scomparso. Dal mio blog, almeno. Forse il gelo che ha avvolto l'Italia in una morsa siberiana, forse la stanchezza che si fa strada anche nei blogger più affezionati, dopo anni di post. Eppure di cose ne sono successe: dalla tragedia, causata da un mix criminale di imperizia e approssimazione, della nave da crociera davanti all'isola del Giglio, al maltempo che ha stretto in una bianca camicia di forza le campagne e le città dell'Europa; dalla crisi economico-finanziaria che è diventata globale e sistemica e che chiede ai ceti meno abbienti sacrifici drammatici ai rigurgiti di ribellione del movimento NO TAV.

Forse è lo strumento blog che ha fatto il suo tempo, che ha esaurito le sue potenzialità innovative, sostituito dai social nerwork e dai siti web 2.0 come Anobii e Mymovies, forse si è completato un ciclo che si è avviato in Italia da almeno 9 anni, un tempo enorme per il web.

In ogni caso, terrò il mio blog aperto, al massimo non vi scriverò sopra. Sono troppe le testimonianze e i ricordi che contiene, non voglio cancellarlo con un click.

 

W.

 

 
 
 

Il giorno della (mia) memoria

Post n°454 pubblicato il 27 Gennaio 2012 da falco58dgl

giorno

        (foto di Valerio Dondi)

Il 27 gennaio si celebra il giorno della memoria, per non dimenticare ciò che accadde 67 anni fa nei campi di sterminio che il Reich aveva disseminato tra la Germania, la repubblica Ceca, l’Olanda, la Polonia. 10 milioni di ebrei, di rom, di disabili, di omosessuali, di testimoni di Geova, di oppositori politici massacrati nelle camere a gas o uccisi dalla fame e dalla fatica dei lavori forzati.

Il 28 gennaio è il giorno del mio compleanno, il mio personale giorno della memoria, il giorno in cui venni al mondo in una casa del centro storico di Taranto, nove anni dopo gli orrori dell’olocausto. Fu una nascita complicata e traumatica e, quando mi strapparono con un forcipe dall’utero materno, mi avevano dato per morto. Ma l’istinto di vivere, l’impulso verso la sopravvivenza fu più forte delle condizioni avverse e, a distanza di quasi 60 anni, conservo in qualche parte recondita del mio essere quella sensazione indefinibile di liberazione, sbigottimento, timore di abbandonare un rifugio sicuro e desiderio di urlare a pieni polmoni che forse provai nel momento di venire al mondo. Col tempo, quell’esperienza ha assunto significati e colori nuovi: il desiderio di perdermi lungo le strade del pianeta, la ribellione nei confronti delle ingiustizie e delle molteplici  forme di oppressione che umiliano la nostra esistenza, la voglia di conoscere, apprendere, sperimentare, la difficoltà ad accettare compromessi.

Se mi volto indietro scorgo un caleidoscopio di volti, luoghi, sensazioni, alcune inebrianti, altre deludenti e mortificanti, un insieme di passaggi che hanno marcato la mia vita tenuti insieme da un desiderio di rivolta, che un po’ per volta, si è stemperato ed è diventato accettazione inquieta del presente. Un presente che assomiglia a una scala mobile virtuale sospesa tra un passato che alimenta la memoria (la mia memoria e quella collettiva) e il futuro che, al momento di svelarsi, è sempre un po’ diverso dalle nostre aspettative.

Non rimpiango nulla di quello che ho vissuto, neanche questi ultimi 25 anni che mi hanno visto tornare a Torino, la città amata e odiata della mia infanzia. Ma desidero rimettermi in cammino per ritrovare quelle sensazioni che la consuetudine ha attutito e reso meno brillanti. Voglio ritrovare lo stupore che mi coglieva nello scrutare il mare di Tulum o di Chacahua, le sensazioni provate nell’inerpicarsi sul vulcano che domina Antigua, il piacere di incontri casuali che preludavano ad amicizie durature o effimere, il sentirsi protagonista del proprio mondo e non solo osservatore attento.

Perché questo è il giorno della (mia) memoria.

W.

 
 
 

La nostra situazione attuale...

assenzio

("L'assenzio", E. Degas)

Ieri sera sono andato al cine. Ho visto un film, ambientato a New Iork, che raccontava una vicenda di "sexual addiction", la storia di un giovane uomo dipendente  dal sesso, che sostituisce i sentimenti e il desiderio con congiungimenti carnali occasionali e freddi. L'importante, come in tutte le dipendenze, è trovare oggetti sostitutivi che coprano la difficoltà di vivere, di rapportarsi in modo creativo e soddisfacente con la propria realtà.

Uscendo dal cinema, mi è venuto da pensare al nostro paese, alla fase che stiamo vivendo, ai timori di povertà e di perdita che stiamo collettivamente vivendo. Timori che non sono più solo psicologici o imputabili a un riflesso difensivo di categorie che sentono minacciate le proprie rendite di posizione, ma che  sono reali, mordono la carne viva delle nostre vite, delle nostre economie famigliari, insidiano le prospettive di futuro. E' anche per questa ragione che le persone si affidano a nuove forme di dipendenza, a vecchie scommesse mascherate da nuove patologie, come quella del gioco d'azzardo ("gratta e vinci", superenalotto, slot machine, poker online, totocalcio, totip) che ormai generano un volume finanziario vicino ai 70 miliardi di euro l'anno, il 5% della ricchezza nazionale annuale, incamerati in massima parte dallo stato. 

Ma, oltre al gioco, ci sono nuove dipendenze innescate dalla crisi: in primis quelle affettive, favorite dalla frantumazione dei rapporti che lo scenario attuale provoca, che consistono nel rimpiazzare i rapporti consapevoli con proiezioni illusorie alimentate dalla nostra insicurezza e quelle del rapporto col cibo (anoressia, bulimia), con le nostre consuetudini (difesa regressiva del nostro territorio, consumo eccessivo di televisione e internet, shopping compulsivo) o con le nostre ansie (dipendenza da ansiolitici e antidepressivi, consumo eccessivo di alcool, di sigarette, di caffé).

Ognuno di noi può riconoscersi in questi profili che ormai coinvolgono la maggioranza degli abitanti del pianeta e che rappresentano le nuove frontiere dell'infelicità, i diaframmi collettivi che frapponiamo tra noi e la nostra ricerca di senso, di inclusione, di realizzazione personale, di progettualità e di soddisfazione dei desideri.

Camminando per il centro di Torino (non faceva neanche troppo freddo, l'elegante cornice di piazza Bodoni era percorsa da gruppi di giovani che si spintonavano, si rincorrevano schiamazzando con bicchieri di birra e bottiglie in mano) pensavo a tutto questo, al mondo desolante che stiamo lasciando ai nostri figli, a come l'Italia stia diventando un paese feroce e ostile, soprattutto per loro e per le loro aspirazioni, stretti come sono tra un presente privo di opportunità e un futuro che riserverà ai più fortunati una vita precaria e incerta.

Eppure non posso accettare che questo sia diventato il nostro orizzonte di vita, intendo dedicare la terza parte della mia vita alla costruzione di un progetto che permetta di aprire qualche spiraglio nel presente plumbeo che cinge il nostro quotidiano come una camicia di forza invisibile.

W.

 
 
 

L'alba dei popoli

Post n°452 pubblicato il 28 Dicembre 2011 da falco58dgl

Arrivederci al 2012, amici e amiche di Libero...

Un saluto affettuoso da Lecce e da Otranto, che si prepara a festeggiare "l'alba dei popoli".

Buon anno a tutti voi.

W.

 

alba

otranto

otranto

 
 
 
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free burma

 

 

 

 

 

 

 

 

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"DIECIMILA E CENTO GIORNI"
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SI PREGA CHI VOLESSE RIPRODURLI O CITARLI DI INFORMARE PREVENTIVAMENTE L'AUTORE CHE SI RISERVA LA FACOLTA' DI  CONCEDERE O NEGARE L'AUTORIZZAZIONE

(in seguito a uno spiacevole episodio
avvenuto su un blog della community)

 

LA RECENSIONE

usumacinta

DIECIMILA E CENTO GIORNI
Storie di uomini tra Italia e America Latina
di MARIA PIA ROMANO

Un tuffo che ha il colore del giallo ocra e del verde intenso, di mandorle amare, schizzi di sudore e deliri di lacrime. Di Italia ed America Latina, di viaggi e di fughe, di ritorni e di allontanamenti. Di esaltazione di popoli, di passioni e grida senza voce nella notte. Del blu e dell'azzurro di cielo e mare. Gli stessi che guardano fluire i giorni, i diecimila e cento giorni, mentre la brezza marina scuote il pino le cui radici restano annodate alla terra. All'amore, alla ricerca costante che dà un senso alle cose, alla vita che è fatta di scenari che cambiano, di sogni di libertà da
condividere con i compagni, di ansie e sconforti segreti, che si affondano nel dolore della bulimia, ingurgitando per rabbia e insoddisfazione cibi di cui non si riesce a percepire il sapore. Emersione, immersione, navigazione, approdo: in quattro sezioni si snoda avvincente la narrazione, che racchiude un arco di trentaquattro anni, dal 1970 al 2004.

E' uno di quei libri che si vorrebbe non finissero mai i "Diecimila e cento giorni" di Claudio Martini, edito da Besa. Ti capita tra le mani e lo leggi d'un fiato, perdendoti in quei nomi che diventano subito uomini e tu li ascolti e li vedi soffrire, gioire, respirare, far l'amore. Destini che s'incrociano e si salvano a vicenda, in un costrutto narrativo di suprema bellezza.

Ci sono immagini che s'imprimono nitide e vere nella mente, mentre insegui il tuo cuore rapito dalle storie. Storie di uomini. Storie che vengono fuori in una sorta di "stream of consciousness", in cui più che la cronologia conta il tempo interiore, che ti porta direttamente dentro le porte delle loro case e ti dischiude l'universo dell'anima. Fotogrammi sospesi tra un'Italia che si chiude dietro un perbenismo di facciata e cela solo irriguardose marginalità ed un'America Latina che grida la sua libertà con fierezza sconcertante, mentre è ancora oppressa da un macigno sul cuore che non la fa respirare.

Lo psicologo di origini tarantine, che ha una lunga esperienza di lavoro all'estero, proprio in America Latina, scrive di Perù, Nicaragua, Messico, Kosovo, Italia con la penna guizzante di una grande intelligenza che, come lama, squarcia la cortina dell'indifferenza dei tanti.

 

 
 

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