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Creato da falco58dgl il 26/09/2005

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Blog di narrativa, suggestioni di viaggio, percorsi interiori, sguardi sul mondo.

 

Democrazia autoritaria

Post n°382 pubblicato il 06 Novembre 2009 da falco58dgl

L’Italia è un regime? Formalmente no e neanche a livello sostanziale. Eppure c’è qualcosa che mi preoccupa nella situazione attuale: i continui attacchi  alla “Costituzione materiale” che prefigurano una repubblica gestita in modo autoritario da una maggioranza investita direttamente dal “popolo” e la passività (che a volte sfiora la collusione) dell’opinione pubblica.

In qualunque altra democrazia del mondo, un Presidente del Consiglio implicato in numerosi processi per corruzione di giudici, falso in bilancio, false comunicazioni sociali, costituzione di “fondi neri” a scopo corruttivo si sarebbe dimesso o avrebbe dovuto confrontarsi con una protesta veemente da parte dei cittadini. In Italia, invece, pare non succedere mai nulla, anzi sembra che una quota rilevante dei cittadini simpatizzi con questi comportamenti, forse con la segreta speranza di poter legittimare le proprie azioni e i propri modelli di riferimento. 

Clinton ha rischiato l’incriminazione per una bugia che tendeva a coprire rapporti sessuali con una ragazza adulta consenziente. Da noi, invece, il fatto che il Presidente del Consiglio si circondi di “professioniste” pagate per “accompagnarlo” nella sua residenza ufficiale pare quasi un merito e non un comportamento da censurare. Anzi, chi fa rilevare la scarsa eticità di questi comportamenti, viene fatto oggetto di campagne diffamatorie da parte di giornali vicini a Berlusconi (il caso Boffo è emblematico, ma anche il servizio televisivo teso a screditare il giudice Misiano, quello che ha condannato la Fininvest a risarcire i danni all’Olivetti).

Se un giudice condanna la Fininvest a risarcire De Benedetti per i danni subiti da una sentenza “comprata”, si tratta di una manovra delle toghe rosse. Se Mills viene condannato per aver mentito a un giudice dietro compenso, si tratta di un’azione politica della magistratura tesa a impedire il funzionamento democratico delle istituzioni. Persino la Corte Costituzionale  è “sleale” o “di parte” se sancisce l’incostituzionalità del "Lodo Alfano".
“Repubblica” rivolge alcune domande a Berlusconi sui suoi rapporti con minori ed “escort”? Si tratta chiaramente di una diffamazione, parte  una querela con richiesta di risarcimento. La stampa straniera dà risalto agli scandali del premier? E’ manovrata da “Repubblica” e dall’”Unità”. E così via…

Si respira nel paese un clima pesante, aggravato dalla crisi economica e di valori che stiamo attraversando. Si ha quasi sempre l’impressione che le misure di governo siano prese con un occhio rivolto al calendario processuale di Berlusconi e un altro ai sondaggi di popolarità.

Ma risposte reali, tangibili ai numerosi problemi del “popolo” che costituisce il riferimento ideale di molti discorsi, se ne vedono poche.

Abbondano invece i proclami propagandistici e auto promozionali, che trovano vasta eco nei telegiornali della Rai e della Fininvest. Il ponte sullo stretto, la ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo, la carta “sociale” da 40 euro al mese rivolta alle famiglie più bisognose, la politica dei respingimenti degli immigrati clandestini, tra molte altre iniziative, appaiono come spot, come dichiarazioni pubblicitarie che accreditano l’immagine di un governo “del fare”, ma che nascondono un sostanziale disinteresse verso i problemi reali dei cittadini.

 

Se a questo quadro aggiungiamo il continuo attacco agli altri poteri dello stato o all’informazione libera, ne vieni fuori un ritratto realmente preoccupante. Anche perché Berlusconi ce l’hanno messo gli Italiani nel posto che occupa. Certo, con il potente supporto del sistema televisivo che domina e controlla, ma è stato votato dalla maggioranza relativa degli elettori di questo paese.

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Kosovo e dintorni

Post n°381 pubblicato il 14 Ottobre 2009 da falco58dgl

Un testo che parla di una tragedia non lontana nel tempo,  ma che abbiamo quasi tutti dimenticato. Tratto da "Diecimila e cento giorni".

Fatima  pensa, con i gomiti appoggiati sul tavolo di questa casa che gli rammenta  un po’ la sua terra e ricorda. I ricordi si accavallano, fluiscono con  ritmo regolare, ogni tanto si condensano in uno spasmo doloroso degli occhi, in una fitta che le attraversa lo stomaco.

La gente che cammina con i sacchi della spesa sfidando i cecchini,  un   freddo tagliente come una lametta, i cavalli di frisia, i blindati parcheggiati un po' dovunque. La mamma con un fazzoletto legato intorno alla testa che rientra dal mercato con una sporta  semivuota. Venditori di sigarette e di cd pirata agli angoli delle strade. Il traffico caotico di Kosovo Polje, l’illusione di normalità. Una banda di tagliagole che s’insinua in casa, saccheggia, depreda, porta via, appoggia canne di fucili alla testa di  papà, dei fratelli, degli zii. “Andate via, questo non è più il vostro paese. Ringraziate, vi lasciamo la vita”.

La fuga verso Morin, al confine con l’Albania, insieme a cinquantamila persone racchiuse  in una spianata colma di merda e rifiuti. Quell’odore insopportabile che ristagna nell’aria. Le poesie lasciate da bambini su banchi di scuola semidistrutti.

 "Ho sognato che dei soldati venivano a casa mia e sparavano. Venivano per prendermi un'altra volta. Continuo a fare questo sogno, ma non ho più paura di stare da solo”.

Il ritorno su camion  aperti, stretti in cento su strade corrose da buche, da crateri lasciati da aerei amici. La casa ridotta a porcile, svuotata, la stalla bruciata, le vendette dei profughi che tornano. I bambini albanesi annegati, costretti a lanciarsi in un fiume da ragazzi serbi che li inseguivano con i cani.  Il macellaio serbo impiccato a un lampione, il grosso corpo  immobile sotto la pioggia.

Fatima si riscuote,  guarda l’orologio, sono le quattro del mattino. Si avvicina al letto dove Riccardo  dorme russando leggermente. Gli mette una mano sul petto, rimane a guardare  la sua bocca semiaperta, le forme ampie, il suo braccio piegato all’indietro con la mano che sfiora l’orecchio.  Pensa che non ama quell’uomo gentile che è entrato nella sua vita,  ma che è contenta di averlo conosciuto.

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Ricominciare

Post n°380 pubblicato il 22 Settembre 2009 da falco58dgl

Ho passato alcune settimane che non saprei bene come definire, è come se il mio essere si fosse progressivamente svuotato di vitalità e significati. Qualcuno la chiamerebbe "depressione", forse è semplicemente "mal di vivere".

Ma adesso basta. E' tempo di ricominciare e non affondare la testa nella sabbia sperando che la realtà muti nel frattempo.

Due notizie: una buona e l'altra interlocutoria.

Sto aspettando riscontri da parte degli editori a cui ho inviato il mio romanzo (My personal Lost), scritto tra Aprile e Giugno. In realtà non mi attendo risposte (se ce ne saranno) prima di Novembre- Dicembre. Anche se le avrei desiderate nel giro di 48 ore. Se qualcuno di voi conoscesse un editor di fama mondiale che fosse interessato a valutare il mio romanzo (Il protagonista -un fan della fiction- approda misteriosamente sull'isola di Lost e si rende conto che la "realtà"  dei fatti è diversa da quella raccontata nel telefilm), si faccia avanti :-)

La seconda notizia (quella buona) è che tra  poco verrà pubblicato un libro curato da me e dal coordinatore del Centro di Valutazione Regionale che s'intitola "Qualità della cura, cura della qualità". Si tratta di un report che ricostruisce dieci anni di lavoro nel campo della   costruzione del sistema-qualità dei servizi pubblici. Nello specifico, ci occupiamo della costruzione delle procedure di qualità (presa in carico del paziente, pianificazione dei progetti individuali, monitoraggio e valutazione degli esiti dei progetti) nei servizi per le Patologie da Dipendenza del Piemonte.

E' stato un lavoro lungo e non semplice, ma ha portato alla definizione di obiettivi e procedimenti comuni tra i servizi della Regione.

Si tratta di un lavoro collegiale che ha visto il coinvolgimento diretto degli operatori nella costruzione del progetto e nella stesura del saggio.

La finalità che ci ha guidato era quella di offrire servizi migliori, più efficaci, più aderenti alle necessità dei pazienti e, nel contempo, valorizzare pratiche ed esperienze  importanti nel campo della cura-riabilitazione delle tossicodipendenze.

Se siete interessati, sono a disposizione per eventuali approfondimenti.

W.

 
 
 

Settembre

Post n°379 pubblicato il 01 Settembre 2009 da falco58dgl

Ho dovuto superare una forte resistenza per pubblicare nuovamente qualcosa sul mio blog. Più i giorni passavano, meno ero motivato ad aggiornarlo. Forse la ripresa della quotidianità  dopo le vacanze, forse la  fatica (mentale) che s'insinua dopo tre anni quasi continui  di racconti, frammenti di vita, sguardi sul mondo.

Poi ho pensato che questo, bene o male, è il mio spazio e ho deciso di proporre un frammento di racconto, tratto da "I racconti del ripostiglio".

Qualcosa torna, s’affaccia  alla mente come una silhouette di donna intravista da una finestra, il profilo di una ragazza che fa capolino per un istante sul balcone prima di spegnere le luci  e consegnare l’edificio intero a un’oscurità completa. Immagini ancore frammentarie, ma che iniziano a disegnare scene dotate di senso.

Dalla prima casa, affittata in centro a un’altra, di proprietà, in una periferia nebbiosa e vuota, fatta di corsi ampi, cantieri di edifici in costruzione e alberi piantati di recente che lambivano aree industriali e terreni abbandonati.

Gli anni del liceo, l’autobus preso di corsa alle 7 e 55, per arrivare qualche minuto prima delle 8 e 30 a varcare i cancelli della moderna struttura di vetro e cemento affacciata su un corso frequentato da prostitute, ferme sul ciglio della strada, davanti a condomini residenziali.

 
Oscurità e silenzio, anni buttati via  a misurare la distanza dagli altri, la differenza nei confronti di coloro che affermavano i loro desideri attraverso pullover sportivi e giacche eleganti, ragazze  esibite, scopate raccontate e utilitarie guidate sul filo della maggiore età. La voglia feroce di scappare, di andar via, di bruciare la città nel proprio cuore, di dimenticarne le ceneri, di ricostruire altrove  una sensazione di precaria appartenenza. 

L’università, il gran casino di quel periodo “dalle molte parole”, come ha detto qualcuno,  l’illusione di partecipare a un movimento collettivo che avrebbe trasformato le nostre vite, se non  i rapporti di forza tra classi sociali di cui  eravamo figli ed eredi, impegnati a distruggere una “borghesia” di cui facevamo parte e che ci avrebbe riassorbito, anni dopo, nei suoi interstizi marginali.

Le donne…il sesso così poco erotico di allora, discontinuo, occasionale, qualche passione consumata nello spazio di due mesi, il desiderio di  debordare, mentre percorrevo la distanza tra la facoltà, la casa, il mercato e la radio.  La voglia di esserci e contare e un disincanto precoce, forse la percezione della vanità, dell’effimero che s’insinuava nella ricerca di un lavoro, di una casa con riscaldamento e ascensore, di amicizie e affetti al di fuori del recinto del collettivo politico e degli esami studiati in gruppo.

Guardarsi intorno e non sapere se proseguire verso  mete ignote, rimanere nel territorio incerto  del tirocinio e del volontariato o tornare  indietro verso il punto di partenza con l’espressione di chi ha giocato per cinque anni.

Eppure, anche adesso che i ricordi emergono, sprizzano con la stessa forza di un getto d’acqua che fuoriesce da un idrante, avverto un alone di oscurità, qualcosa che non può neanche essere detto, se non attraverso allusioni negative, qualcosa che non è neanche buio, ma resistente alla luce, refrattario ai significati e alle spiegazioni, materiale inerte che non riesco a trasformare in eventi, emozioni, connessioni di senso.

Mi rendo conto, all’improvviso, delle mie mani che stropicciano il biglietto con le istruzioni per continuare il gioco. Non saprei dire se le ho già lette e il flusso dei ricordi sia un prodotto di ciò che ho visto o  se, al contrario, la rievocazione del passato sia un elemento indispensabile per recepirne il significato.

Volgo la sguardo verso il basso e rimango a bocca aperta mentre leggo una frase brevissima che non contiene indicazioni di luoghi o di orari,

“ora tocca  a te”.

 W.

 

 
 
 

A istanbul...

Post n°378 pubblicato il 08 Agosto 2009 da falco58dgl

Alcune immagini del mio recente viaggio nella magnifica Bisanzio,
l'antica Costantinopoli, l'attuale Istanbul...

Dettaglio del mercato delle spezie, tra la moschea nuova e quella di Suleymani.

La Basilica di Santa Sofia, costruita nel quarto secolo dopo cristo,
proprio di fronte alla moschea blu, dall'altra parte della spianata.

Questo è un'immagine dell'interno sfarzoso della "moschea blu",
un luogo di grandissimo fascino e suggestione, dove si cammina
scalzi su un tappeto morbido. vi sono spazi separati per la preghiera
per gli uomini e per le donne (che devono entrare rigorosamente a
capo e spalle coperte).

La torre di Galata vista da sotto. Il panorama dalla torre è superbo e si puà apprezzare nelle foto successive.

Sono purtroppo immagini tratte dal Web, non sono riuscito a trovare il cavo usb che permette di trasferire su computer le foto fatte sulla fotocamera digitale... ma non dispero di riuscirci...

W.

 
 
 

Immagini

Post n°377 pubblicato il 01 Agosto 2009 da falco58dgl

Alcuni immagini  da Chios, in attesa che riesca a scaricare le
fotografie fatte durante il viaggio. Sono stati giorni magnifici,
di grande contentezza e serena intensità, passati tra la
contemplazione del mare, spostamenti da una costa all'altra
dell'isola e cene in terrazza.

Questa è un'immagine della spiaggia di Managros, che non le 
rende giustizia. In realtà, il luogo è molto più bello.

Scorcio del paese di Volissos, sulla costa ovest, a due chilometri
da Limnia, il porto dove abbiamo affittato la nostra casetta.

Questo è quello che si vedeva dalla terrazza del nostro appartamento.
Il porto e 40 chilometri di costa occidentale che si protendevano verso
sud.

La spiaggia di Elinta, una delle più belle dell'isola. Dopo pochi metri,
il fondale s'inabissa e sembra di nuotare in mare aperto.

Un mulino  sulla costa est, non lontano dal porto di Chios.

Benritrovati.

Writer.

 
 
 

Da Istanbul a Chios

Post n°376 pubblicato il 15 Luglio 2009 da falco58dgl

Ci vediamo tra una decina di giorni, cari amici di Libero. Sono in partenza
per Istanbul e, da lì, dopo aver attraversato una parte di costa
turca del Mediterraneo, approderemo nell'isola greca di Chios,
a soli dieci chilometri da Cesme, porto d'imbarco turco.

Sarà un bel viaggio e tornerò - almeno spero- più rilassato, con gli occhi
colmi di bellezza.Quando lo sguardo si posa su luoghi suggestivi e intensi,
la bellezza abita in noi.

Un abbraccio collettivo e un augurio di buona vita.

Writer.

 
 
 

La fine dei giorni (quarta parte)

Post n°375 pubblicato il 12 Luglio 2009 da falco58dgl

Carlos si alzò, rifece all’indietro la strada che aveva percorso dall’hotel, ignorando i  nastri autotrasportanti  e dando un’occhiata alle vetrine degli esercizi  commerciali che esibivano una ricca gamma di giochi psy,  riproduttori di  video  a tre dimensioni della grandezza di  un francobollo, poltrone insonorizzate di riposo, gioielli sintetici, alimenti geneticamente modificati, accessori per il bagno che consentivano di evitare l’uso, ormai obsoleto, della carta igienica, bottiglie di vino di soia, utensili multiuso per la cucina che permettevano di preparare pasti con un semplice comando vocale, robot multifunzionali interattivi di terza generazione.

Rientrò in hotel verso le undici e trenta e si  mise a guardare dalla finestra i panni stesi mossi lievemente dal vento che sembravano, nel panorama della città, gli unici oggetti dotati di vita e movimento autonomo e rimase in osservazione per una trentina di minuti.

Poi si alzò ed esplorò le possibilità  ricreative offerte dall’hotel.

 *** 

Carlos si avvicinò a una pulsantiera che prevedeva alcune opzioni:

 1. giochi di simulazione,
2.  film hardcore a tre dimensioni,
3. film interattivi,
 4. notizie in tempo reale,

5.giochi psy,
 6.musica,
7. tour organizzati,
8. Incontri reali.

Carlos preme il pulsante 6 e viene avvolto da sonorità ibride che mescolano ritmi siberiani con musica d’ambiente. Ascolta una voce capace di estensioni vocali impressionanti, che spazia da note acute capaci di incrinare un cristallo a bassi sconvolgenti.

Senza pensarci troppo, preme il pulsante 8 e sceglie la lingua desiderata. In un Italiano meccanico gli viene domandato che tipo di incontri preferisce. Uomini, donne, trans, gruppi.

 Mormora “donne” e gli viene chiesto se le vuole bianche, nere, orientali, mulatte o mongole. Carlos rimane un attimo in silenzio e la voce ripete “selezionare opzione: bianche,  nere, orientali, mulatte o mongole”.  Carlos sussurra “nere”, seleziona la durata dell’incontro e la tipologia della prestazione.
Da gli estremi della sua tessera e paga anticipatamente. Poi preme nuovamente  il tasto numero sei e viene immerso in una  musica algerina miscelata col rap.

Non deve attendere molto. Dopo una mezz’ora sente bussare alla porta. Attende un attimo, si alza dal letto, apre. Gli appare una ragazza di circa venticinque anni e di media statura.

E’ bella,  di pelle scura, anche se non nera ebano, ha un corpo armonioso e slanciato con due seni  a punta che s’intuiscono sotto la maglietta  Porta una gonna corta che mette in mostra gambe sottili che s’ingrossano nella parte superiore della coscia.  Rimane sulla soglia, sorridendo con grazia disinvolta.

 Carlos le fa cenno di entrare, le chiede in uno stentato portoghese se vuol bere qualcosa.

“Un bourbon con soda” risponde lei in un italiano  che sembra imparato in una scuola per traduttori dilettanti.
“Parli la mia lingua?”
“Solo un po’. Cerchiamo di fare piacere ai clienti”.
Carlos pensa “forse vuol dire accontentare”, poi scaccia quel pensiero, in fondo “fare piacere” è un’espressione adatta, anche se di piacere ce n’è poco negli “incontri reali” da hotel.
“Posso chiederti quanti anni hai?”
“Ventiquattro e tu?”
“Quasi settanta”.
“Sei ancora giovane”
“Non so, credo che la gioventù mi abbia abbandonato da tempo”.
“Cosa vuoi fare?”
Carlos guarda la ragazza  di sbieco, come se avesse paura di gettare un’occhiata diretta. Non sa bene cosa dire, cosa chiedere, non sa neanche perché ha fatto chiamare in camera una donna  nata quando la sua giovinezza già declinava.

“Vuoi che mi spogli?” Domanda facendo il gesto di levarsi la maglietta.
“Aspetta, mi vuoi dire qualcosa di te? Dove hai studiato, dove vivi, quali sono i tuoi desideri?”
“I miei desideri? Vorrei tornare nel mio paese, in Angola”
“Sei angolana?”
“Sì, la mia terra mi manca molto. E’ l’unico posto dove si trovano farfalle così.”

La ragazza si alza la maglietta, si gira, ha una grande farfalla colorata sulla schiena e altre più piccole, sulla spalla e vicino all’ombelico.

“Quando faccio l’amore, lei vola per davvero.”
Indica la farfalla tatuata sulla schiena.
“E’ l’unica farfalla al mondo ad avere sulle sue ali tutte le gradazioni del blu e del viola.”
Guarda Carlos con curiosità, si mette a sedere a gambe accavallate sulla poltrona e gli chiede, all’improvviso:

”Tu cosa desideri, invece?”
“Morire”
“Morire?”
“Sì, tra qualche settimana a San Diego mi uccidono. Ho dovuto lottare per anni per ottenere questo risultato”
“Vieni qui”
“Qui dove?”
“Qui vicino a me”
“Non so se…”
“Vieni , ti ho detto”.

Carlos  muove due passi  verso la ragazza che siede in poltrona  davanti a lui. S’avvicina fino quasi a sfiorarla. Coglie uno strano luccichio nel suo sguardo, le mette le mani sulle spalle.
 “No, non farlo. E’ inutile”, balbetta all’indirizzo della ragazza che avvicina la testa alla cerniera dei pantaloni.

“Vediamo” risponde lei prima di  aprire le labbra e affondare  con la  bocca   sul suo sesso.

Writer

 
 
 

Gioie e dolori al Fiction Fest

Post n°374 pubblicato il 10 Luglio 2009 da falco58dgl

 

 

-          Pronto, Giorgio? Come stai?

-          Mi sto facendo un culo così, Claudio.

-          Scusa se ti disturbo, ma volevo sapere se era possibile incontrare al Festival Cuse   e  Lindelof. Ho bisogno di consegnare loro un materiale elaborato da me.

-          Non ti preoccupare,  ti diamo dieci minuti per poter parlare con loro.

-          Ne bastano anche cinque.

-          Va bene, ci sentiamo. Parla con Jenny, una mia collaboratrice, lei segue il festival minuto per minuto ed è  al corrente di tutto.

 

La notizia mi era parsa clamorosa. Poter incontrare i mitici sceneggiatori di Lost al Fiction Fest di Roma mi era sembrato un evento straordinario. Ma, si sa, le parole sono merce facile.

 

-          Jenny, buongiorno. Le telefono per la richiesta di poter incontrare gli sceneggiatori

-          Guardi,  è un bel problema. Hanno numerosissimi impegni e gli uomini che curano la loro agenda sono molto rigidi. Forse riusciamo ad inserirla in un momento informale tra un’intervista e l’altra.

-          Va bene, le telefono dopodomani per sapere se ci sono novità.

 

Dopo un paio di giorni, mortificato dall’assenza di risposte, ho composto nuovamente – e con qualche timore- il numero di Giorgio.

 

-Scusa se ti disturbo nuovamente, Giorgio.  Jenny mi ha detto che è quasi impossibile organizzare un incontro con gli sceneggiatori

- Non ti preoccupare, ci parlo io,  ti faccio richiamare da lei.

 

Silenzio assoluto. Mi faccio forza e richiamo Jenny per la terza volta. Mi risponde abbastanza seccata.

- Guardi, l’unica soluzione è parlare   con chi conduce l’evento. La chiamo tra un’ora per darle il suo cellulare.

- Va bene, la ringrazio.

 

Silenzio. Passano 6 ore. Ritelefono nuovamente. Questa volta sono io a essere seccato.

 

- Jenny, non avrebbe dovuto  richiamarmi nel giro di un’ora?

- Jenny è occupata. Sono il suo assistente. Le do il numero dell’assistente di chi conduce l’evento, Si chiama Giovanna. Parlare con lei o con il Dottor Marcelli è lo stesso.

 

A quel punto mi è parso di trovarmi in quel film di Ferreri in cui una persona chiede di parlare con il Papa e passa mesi senza riuscire a concretizzare il suo obiettivo o,  per usare una citazione letteraria, di essere il protagonista del “Castello” di Kafka.

Ma io sono una persona testarda e non mi sono dato per vinto.

 

- Pronto, Giovanna?

-  Sì, buongiorno.

-  Non so se le hanno parlato della mia richiesta. Avrei piacere di consegnare del materiale a Cuse e Lindelof, con qualche parola di accompagnamento.

- Senta, facciamo così. Mi mandi il materiale via mail e noi lo faremo pervenire alla loro attenzione. Poi, durante l’evento, potrà fare una domanda centrata sul suo materiale e così potrà stabilire un collegamento, sia pure breve, con loro.

 -     Veramente, mi farebbe piacere poter illustrare direttamente il mio progetto, anche solo per un minuto.
-        Non so se sarà possibile,  vedremo. Intanto mi mandi la mail.

 

Roma mi ha accolto con  un pomeriggio caldissimo e una serata ardente. Mi sono recato a casa di parenti dopo un’ora e 20 minuti di autobus, insieme a decine di passeggeri pigiati come sardine, e mi sono addormentato con qualche debole  refolo di speranza che aveva sostituito il vento ormai assente.

Ovviamente non è stato possibile parlare con i mitici sceneggiatori, anche se il mio progetto è sicuramente il primo in Europa  in materia. E anche la domanda è rimasta nel repertorio delle buone intenzioni. Il conduttore – che ha esordito chiedendo agli sceneggiatori perché, quando è caduto un aereo in Brasile, alcune televisioni hanno proiettato immagini di Lost (!)- ha fatto di tutto per ignorare la mia mano alzata e non mi ha dato la parola, anche se sono stato uno dei primi  a farlo e  ha dato spazio a domande brillanti del tipo “perché in una scena  della serie si vede un bicchiere e nella sequenza successiva il bicchiere è sparito? E’ stato anche lui proiettato nel passato?” o a un signore di 60 anni che ha confessato teneramente di vedere Lost insieme alla sua figlia di 24. Però gli sceneggiatori sono stati simpatici e l’arrivo di Matthew Fox  (l’attore che interpreta il Dottor Jack Shepard) ha provocato un certo trambusto tra il pubblico (e non solo quello femminile).

In ogni caso, lo staff del Festival  mi ha assicurato più volte che il mio materiale è stato consegnato e alla fine mi è toccato anche ringraziarli.

Fanculo J

 W.

 
 
 

Mare, sole e disastri

Post n°373 pubblicato il 30 Giugno 2009 da falco58dgl

Avvicinandosi le vacanze estive e i suoi riti abituali, sono stato preso da un desiderio di altrove  che non è solo  voglia di vacanza.

E' proprio la necessità di vivere in un contesto differente, diverso da  questo paese che pare rappresentare sempre la solita sceneggiata, con Berlusconi al posto di "malamente" (icona delle sceneggiate napoletane) e giornalisti leccaculo, avvocati, deputati, ministri, cantanti, nani e ballerine al posto dei "guappi di cartone".

Temo che per il nostro paese non ci sia speranza, almeno in questa fase. Anche se, guardandosi intorno,  non scorgo grandi spazi di felicità e di  innovazione creativa.

In Iran si sta consumando una feroce repressione che colpisce in primo luogo i giovani e le donne di quel paese, colpevoli di immaginare un  futuro di civiltà.

In Europa spira un vento xenofobo e parafascista, con partiti esplicitamente razzisti che vengono rappresentati nel parlamento europeo. Le uniche isole di resistenza sono: la Spagna (chissà per quanto ancora) e alcuni paesi del Nord Europa (Danimarca, Svezia), tradizionalmente "liberal", anche in presenza di governi conservatori.

L'America Latina è stretta tra oppressione economica, classi dirigenti disastrose e  desideri di riscatto  in nome di principi socialisti che coniugano  istanze nazionaliste e tentativi di redistribuzione.

L'Asia è un continente a due facce:  da un lato uno sviluppo economico travolgente, basato sullo sfruttamento di una manodopera a basso costo che, un po' per volta, tende a diventare classe media, dall'altro focolai di guerra e recrudescenze terroristiche che non toccano più solo Irak e Afghanistan, ma si estendono all'India, all'Indonesia, alle Filippine.

L'Africa brucia: in Somalia, in Sierra Leone, in Congo. Laddove non ci sono guerre in corso, la fame, la sete, povertà e l'Hiv assediano più di metà della sua popolazione complessiva.

Vi confesso che spesso questo desiderio di altrove mi provoca  una sensazione di colpa, come se pianificassi di spostarmi da un angolo di Occidente a un altro territorio più bello e più povero, per godere dei privilegi acquisiti in Europa.

Poi mi dico che l'"Altrove" bisogna costruirlo dentro di sé, deve essere un orizzonte ideale che guida i tuoi atti e da' senso e orientamento ai valori. E, chissà perché, nonostante i disastri quotidiani che cingono il pianete, mi sento più sollevato...

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IL MIO ROMANZO

 CLAUDIO MARTINI
"DIECIMILA E CENTO GIORNI"
 BESA EDITRICE

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I MIEI LUOGHI

I miei luoghi m’appartengono, fanno parte di me. Ma io non sono in loro.
Io passeggio inquieto sulla scorza del mondo, mentre mi avvicino
lentamente ai cinquant’anni
.

Scrivo per ricordare.

I miei luoghi

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Citazioni nei Blog Amici: 217
 

AVVERTENZA SUI TESTI

I TESTI PUBBLICATI SU QUESTO BLOG (TRANNE ESPLICITA INDICAZIONE) SONO PROTETTI DAL COPYRIGHT. FANNO PARTE DI LIBRI PUBBLICATI  E PROTETTI DALLE ATTUALI NORMATIVE  SUL  COPYRIGHT.

SI PREGA CHI VOLESSE RIPRODURLI O CITARLI DI INFORMARE PREVENTIVAMENTE L'AUTORE CHE SI RISERVA LA FACOLTA' DI  CONCEDERE O NEGARE L'AUTORIZZAZIONE

(in seguito a uno spiacevole episodio
avvenuto su un blog della community)

 

LA RECENSIONE

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DIECIMILA E CENTO GIORNI
Storie di uomini tra Italia e America Latina
di MARIA PIA ROMANO

Un tuffo che ha il colore del giallo ocra e del verde intenso, di mandorle amare, schizzi di sudore e deliri di lacrime. Di Italia ed America Latina, di viaggi e di fughe, di ritorni e di allontanamenti. Di esaltazione di popoli, di passioni e grida senza voce nella notte. Del blu e dell'azzurro di cielo e mare. Gli stessi che guardano fluire i giorni, i diecimila e cento giorni, mentre la brezza marina scuote il pino le cui radici restano annodate alla terra. All'amore, alla ricerca costante che dà un senso alle cose, alla vita che è fatta di scenari che cambiano, di sogni di libertà da
condividere con i compagni, di ansie e sconforti segreti, che si affondano nel dolore della bulimia, ingurgitando per rabbia e insoddisfazione cibi di cui non si riesce a percepire il sapore. Emersione, immersione, navigazione, approdo: in quattro sezioni si snoda avvincente la narrazione, che racchiude un arco di trentaquattro anni, dal 1970 al 2004.

E' uno di quei libri che si vorrebbe non finissero mai i "Diecimila e cento giorni" di Claudio Martini, edito da Besa. Ti capita tra le mani e lo leggi d'un fiato, perdendoti in quei nomi che diventano subito uomini e tu li ascolti e li vedi soffrire, gioire, respirare, far l'amore. Destini che s'incrociano e si salvano a vicenda, in un costrutto narrativo di suprema bellezza.

Ci sono immagini che s'imprimono nitide e vere nella mente, mentre insegui il tuo cuore rapito dalle storie. Storie di uomini. Storie che vengono fuori in una sorta di "stream of consciousness", in cui più che la cronologia conta il tempo interiore, che ti porta direttamente dentro le porte delle loro case e ti dischiude l'universo dell'anima. Fotogrammi sospesi tra un'Italia che si chiude dietro un perbenismo di facciata e cela solo irriguardose marginalità ed un'America Latina che grida la sua libertà con fierezza sconcertante, mentre è ancora oppressa da un macigno sul cuore che non la fa respirare.

Lo psicologo di origini tarantine, che ha una lunga esperienza di lavoro all'estero, proprio in America Latina, scrive di Perù, Nicaragua, Messico, Kosovo, Italia con la penna guizzante di una grande intelligenza che, come lama, squarcia la cortina dell'indifferenza dei tanti.


 
 

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