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Blade runner 2, Harrison Ford: “La sceneggiatura migliore che abbia mai letto”

Post n°3410 pubblicato il 03 Marzo 2015 da ninograg1
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 3 marzo 2015 a firma di

“Ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Probabile che il replicante Roy Batty/Rutger Hauer si riferisse inconsciamente al sequel più atteso della storia del cinema. Quel Blade Runner 2 la cui ufficialità è arrivata nelle ultime ore sia dal regista di Blade Runner, Ridley Scott, che dall’attore Harrison Ford che nel film culto interpretava l’agente Rick Deckard.

I contenuti del tira e molla iniziato nel 2011 attorno all’imminente apertura del nuovo set, facevano comunque presagire che il film girato nel 1982 avrebbe avuto un fratellino in digitale. Il regista di Blade Runner 2 sembra però essere il canadese Denis Villeneuve, perché Ridley Scott dovrebbe occuparsi soltanto della produzione con la sua Scott Free Production – con cui recentemente ha prodotto il suo Exodus, Italy in a day di Salvatores, e produrrà Prometheus 2 – affiancandosi alla Alcon, titolare del progetto, e alla Warner Bros che starà in cabina di comando.

Villeneuve, ufficialmente ancora in trattativa per la regia, anche se l’inizio set è già previsto per l’estate 2016, si è fatto conoscere per un film art house come Incendies (La donna che canta, 2010) e ancora prima alla Quinzaine di Cannes con il cervellotico ma affascinante Polytechnique (2009). Lo sbarco ad Hollywood e le consegne della Warner, per uno dei sequel più delicati e a rischio fischi, sembra gli siano state date dopo la sue eccellente prova nel thriller Prisoners con Jake Gyllenhaall e Hugh Jackman. Anche se l’ultimo progetto di Villeneuve, Enemy, sempre con Gyllenhaall, tratto da José Saramago, presentato a Toronto nel 2013, è passato letteralmente inosservato sugli schermi americani, tanto da pensare che la brillante stella canadese fosse già finita nella lunga lista nera dei registi inaffidabili per Hollywood.

Curioso invece è il percorso che ha preso lo script per Blade Runner 2, una sceneggiatura che Harrison Ford ha definito: “La cosa migliore che ho letto in vita mia”. Ufficialmente vengono accreditati tre nomi: Ridley Scott, Michael Green e Hampton Fancher. Green è un  prolifico autore di serie tv Usa (Smallville, Sex and the City, Heroes e Kings) e sta già lavorando con Scott alla realizzazione di Prometheus 2. Fancher, oggi 76enne, è invece un bizzarro ritorno di fiamma. Fu lui che negli anni settanta ebbe l’intuizione di convincere Philip K. Dick – dal suo romanzo Il cacciatore di androidi (1968) nacque tutto – a poter scrivere una riduzione della sua opera letteraria. Una volta riuscito nell’intento e, attraverso il produttore Michael Deeley, spinto Ridley Scott a dirigere un film tratto dal suo scritto, Fancher si ritrova fuori all’improvviso dal progetto: non avendo mai apprezzato del tutto la versione “ecologista” dello script Scott chiamò David Peoples (successivamente autore delle sceneggiature de Gli Spietati e L’esercito delle 12 scimmie) a riscrivere per intero il copione. Da lì la storica rottura tra Fancher e Scott che oggi si ricompone proprio nell’aver ideato il sequel di Blade Runner.

La storia che dovrebbe svolgersi vent’anni dopo i fatti del 2019, ambientati in una originalissima Los Angeles cupa e distopica, vede già la presenza confermata di Harrison Ford. L’ex falegname, interprete sul finire degli anni settanta/inizio ottanta di almeno cinque film che hanno fatto la storia del cinema, è già tornato nei panni di Indiana Jones vent’anni dopo nel 2008, e recentemente ha rivestito il ruolo di Han Solo dopo 32 anni dal Ritorno dello Jedi. Non si sa se lo script firmato Scott-Fancher-Green preveda di resuscitare i replicanti del 1982. Rutger Hauer e Daryl Hannah sono ancora in attività. Sean Young/Rachel ha invece praticamente chiuso la sua carriera a fine anni ottanta e poi è salita agli onori della cronaca per la sua cronica dipendenza dall’alcool, per le molestie al regista Julian Schnabel durante il Directors Guild of America awards nel 2008 o quando ha tentato di entrare senza invito ad una festa durante la Notte degli Oscar 2012 finendo arrestata dalla polizia.

C’è infine il nucleo centrale del discorso sequel. Un sensibilissimo piano inclinato in cui decine di produzioni hanno scivolato finendo nel ridicolo o nel patetico (vedi ad esempio Blues Brothers 2000). L’originalità di Blade Runner, le stigmate del cult universale, derivano proprio da un set e dall’ideazione di un mondo altro che rivoluzionò l’immaginario fantascientifico, a sua volta modificato senza appello da 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick nel 1968. Se l’allora direttore della fotografia e scenografo del film, Jordan Cronenweth, è scomparso, Douglas Trumbull che di Kubrick fu collaboratore proprio per 2001 e di Scott curatore degli effetti speciali è ancora in attività. Il set di Blade Runner è diventato in breve tempo una sorta di spazio archetipico, marchio e pietra di paragone per ogni film a venire. Sarà davvero dura raccogliere l’origami a forma di unicorno e continuare a raccontare di replicanti e di futuri distopici.

p.s.

insomma: come ti rovino un cult della mia gioventù perchè qualcuno a Hollywood è a corto di idee...... mi chiedo: ma il moloch mercato esiste o no? Perchè poi si, a parte i soliti idioti che se lo vedranno, lamenteranno che nessuno ci va a vederlo e i cinema resteranno vuoti!

 
 
 

Gas e elettricità nel ddl Concorrenza: chi tutela i consumatori?

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 2/3/2015 a firma di

Venerdì 20 febbraio il governo ha approvato al Capo IV del “Ddl concorrenza”, quello passato alla cronaca per la rivolta di taxisti, notai e farmacisti, un testo che conferma l’eliminazione della “maggior tutela” per gli utenti di gas e elettricità. Un provvedimento che interessa milioni di cittadini e che è passato, come solo questo governo riesce a fare, completamente sotto silenzio, stampa economica e tweet compresi. Per “maggior tutela” normalmente si intende il regime a cui hanno diritto i clienti domestici e le imprese sotto i 50 dipendenti che non vogliono passare al mercato libero.

La tutela esistente è costituita dalle condizioni economiche definite dall’Autorità (Aeegsi), che tutti i venditori hanno l’obbligo di offrire a coloro che non scelgono il mercato libero e, mantenendo i contratti in essere, hanno, tanto per portare un esempio, beneficiato della discesa dei prezzi del petrolio nel periodo aprile-dicembre 2013.

A partire dal 1 gennaio 2018 non ci saranno più i prezzi di riferimento per gas ed elettricità attualmente stabiliti. Per dare una dimensione del provvedimento adottato in quattro articoli piuttosto oscuri per i non addetti ai lavori, sono quasi 29 milioni i punti serviti dal mercato elettrico e solo il 25% di questi ha finora optato per il mercato libero (pari al 29% dell’elettricità totale). Per il gas, il numero di punti serviti dal mercato libero è solo il 22% (23% del gas totale).

La forzatura corrisponde all’ideologia vincente, che consegna al mercato la soluzione di problemi di enorme rilevanza per la società e che in questi stessi giorni sta portando colpi durissimi al patrimonio pubblico delle reti (non solo Tv e telefonia, che attualmente sollevano le maggiori preoccupazioni e proteste). L'Autorità ha appena dimostrato – con i dati che si riferiscono agli anni 2012/2013 – che nel settore elettrico passare dalla maggior tutela al mercato libero può arrivare a costare fino al 20% in più (per il gas fino al 10%). A milioni di cittadini converrebbe quindi restare sotto il mercato di “tutela”. E l’aveva detto chiaramente una persona sopra le parti come Bortoni, presidente dell’Aeegsi, chiedendo di “evitare che la transizione al mercato libero dei clienti di massa sia caratterizzata da massicci trasferimenti di ricchezza dai clienti finali ai venditori del mercato libero”.

Vale la pena allora chiedersi: quali benefici avranno gli utenti, dopo che si è dimostrato che la concorrenza sul mercato finisce nelle mani di cartelli che li penalizzano e dopo che si è attestato che la componente delle imposte e dei servizi di rete pesa sulla bolletta assai di più della parte riservata ai “servizi di vendita” (46%) cui sarebbe riservata la liberalizzazione? Non si tratta invece di un favore fatto a coloro che acquistano energia e la rivendono alle società di vendita (quelle che ci mandano le bollette a casa), monitorati dall’Autorità che oggi rende pubbliche le sue valutazioni e che domani non avrebbe più alcun titolo nel merito, perché l’andamento delle tariffe verrà totalmente consegnato ai meccanismi del mercato? Si capisce come mai l’Aiget (Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader) abbia plaudito alla decisione governativa e abbia volutamente ignorato che gran parte dei contratti venduti sul mercato libero – magari a prezzo fisso per uno/due anni e poi lievitanti con clausole che i clienti neppure riescono a valutare per mancanza di informazioni – sono più onerosi per gli utenti malcapitati!

Se l’obiettivo fosse quello di abbassare i prezzi, si dovrebbe lavorare sul 54% del costo in bolletta che non è costo dell’energia, ma pane per la politica, nel senso che è costo di sistema, oneri e tasse, quindi materia normativa. E anche il contenimento della parte della bolletta (46%) che riflette i costi di generazione, non andrebbe lasciata al mercato – moderno moloch da venerare – ma dovrebbe essere il frutto di una politica energetica che abbassa i costi perché pone l’attenzione su come oggi si produce elettricità e da dove ci si rifornisce di gas.

I decreti legge non finiscono con un tweet: su questioni di questa portata vanno informate e coinvolte le associazioni dei consumatori, le organizzazioni sindacali, i movimenti che si espongono in difesa del clima e del lavoro, le istituzioni locali che si avvalgono delle municipalizzate per fornire servizi ai loro cittadini. Penso che solo attraverso una mobilitazione che ponga in risalto gli svantaggi di un trasferimento al mercato di un problema di rilevanza politica e sociale, il Parlamento, quando sarà chiamato a discutere della traduzione in legge di decreti ispirati da lobby o da una ideologia che demonizza il controllo sociale, potrà sentire su di sé la responsabilità della difesa concreta dei consumatori e dell’impegno per un sistema energetico il più efficiente e pulito possibile.

p.s.

l'ennesima fregatura di questo governo e di quelli che l'hanno preceduto. Eppure tutto tace mentre invece dovrebbe valere il motto "nessun dorma"!

 
 
 

Net neutrality USA, le nuove regole

Post n°3408 pubblicato il 01 Marzo 2015 da ninograg1
 

Fonte: Punto Informatico del 27/02/2015
Roma - Alla fine la Federal Communications Commission (FCC) ha votato la proposta del presidente Tom Wheeler di riclassificare i provider Internet come carrier telefonici tradizionali, i membri della commissione si sono comportati come era previsto e la riclassificazione è stata approvata a maggioranza con tre voti di democratici a favore e i due repubblicani contrari.

La dichiarazione ufficiale della FCC parla ora della fine dell'incertezza per il futuro della "Open Internet", un futuro che verrà ora salvaguardato da una serie di regole chiare pensate per difendere il diritto alla libertà di espressione, gli interessi dei consumatori e quello dell'evoluzione tecnologica del mezzo di comunicazione telematico.

Gli ISP USA verranno quindi trattati come carrier da "Titolo II", vale a dire come utility pubbliche e provider telefonici tradizionali, e dovranno dire addio ad alcune delle pratiche che più hanno fatto discutere in questi anni: la riclassificazione di FCC mette al bando il blocco clandestino dell'accesso a contenuti legali, il throttling della banda delle connessioni per l'accesso ai suddetti contenuti e le forniture a pagamento ai servizi di rete consumer di corsie di accesso preferenziali a risorse di connettività più ampie.Prevedibilmente la mossa di FCC avrà effetti significativi su Internet, i servizi telematici e tutte le aziende che operano in questo mercato, garantendo ad esempio agli utenti la possibilità di denunciare gli ISP nel caso in cui venisse loro fornito un accesso alla rete "ingiusto" e al di sotto degli standard minimi stabiliti dalla stessa commissione di Capitol Hill, oppure permettendo alle aziende più interessate all'innovazione tecnologica come Google di estendere la fornitura di nuovi servizi di connettività come la banda ultra-larga in fibra ottica.

La riclassificazione degli ISP viene oggi salutata in Rete come una vittoria su tutta la linea, una vittoria che tra l'altro non elimina tutti i pericoli che ancora minacciano la Open Internet e che non chiude, anzi, alimenta la discussione sui nuovi modelli di business telematici e il ruolo che le autorità federali americane dovrebbero avere a tale riguardo.

La vittoria conclamata della net neutrality ha potuto contare su un attivismo basato su Internet senza precedenti e in questo caso, diversamente dall'Obamacare, l'intervento diretto del presidente USA Barack Obama ha giovato all'esposizione pubblica della causa. Non a caso Obama festeggia la riclassificazione ringraziando i 4 milioni di persone che hanno scritto alla FCC facendo conoscere il loro parere in merito.

Diametralmente opposte, come prevedibile, le reazioni dei due grandi partiti politici americani: i democratici parlano di "enorme vittoria" e del risultato di un lavoro di anni, mentre i repubblicani con John McCain dicono che Internet dovrebbe essere gratuita e libera ma "non regolata dai burocrati federali". E preparano la rivincita al Congresso, dove hanno la maggioranza in entrambe le camere.

Le organizzazioni che si battono a favore dei diritti digitali come EFF, Public Knowledge e ACLU hanno accolto con favore, o persino entusiasmo la decisione di FCC, le aziende e le rispettive organizzazioni nate grazie alla Open Internet come Mozilla e The Internet Association sono altrettanto soddisfatte e Netflix parla esplicitamente di una vittoria per i consumatori e una sconfitta per gli Internet provider. Le major hollywoodiane (MPAA), per il momento, non si pronunciano e attendono di vedere gli effetti concreti della riclassificazione sui contenuti.

La decisione di FCC è andata ovviamente di traverso ai suddetti provider: CTIA (The Wireless Association) parla di una decisione "deludente e non necessaria" nel mettere sullo stesso piano connessioni mobile e fisse; Consumer Electronics Association (CEA) descrive l'intervento federale come una direzione sbagliata; l'organizzazione delle aziende del cavo (NCTA) definisce l'operazione "uno degli interventi più regolatori della storia" della FCC.

Di delusione per l'enforcement di regole che risalgono al 1934 parla Comcast, di interventi governativi che fanno male alla democrazia ciancia AT&T e nell'arte del trolling si esercita Verizon: il carrier ha rilasciato il proprio comunicato in codice Morse per sottolineare quanto antiquate siano, a detta della corporation, le regole che FCC ha voluto imporre su un mercato ultra-moderno come quello della connettività telematica.

Alfonso Maruccia

p.s.

.... mentre piangono le società del settore che già pensavano, ci si chiede: e in Italia e nella UE? Bè come sempre ci sono delle differenze fra la parte civile (Finlandia e Islanda in testa) e quella no: ad esempio nel nostro paese il governo sta facendo passi da gigante nell'abbandono proprio della net neutrality di comune accordo con altri paesi...... d'altronde gli usa ci sono arrivati ora ma ci sono arrivati.

 
 
 

la curiosità del week end

Post n°3407 pubblicato il 27 Febbraio 2015 da ninograg1
 

direte.. che palle, ebbene si. Per il week end vi lascio come sempre un quizzino che, bravi come siete, risolverete velocemente.

  1. è un gigantesco geoglifo inciso sul fianco di una collina;
  2. secondo l'archeologia non ufficiale è un preciso identificativo di un ... dio;
  3. secondo quella ufficiale è uno di tanti altri geroglifi che un antica civiltà ha lasciato.

bene, amici miei

  1. cosa è precisamente
  2. dove si trova
  3. chi lo ha costruito
  4. a quale dio si riferisce

sempre per la conoscenza e per un pizzico di divertimento ..

come sempre buon week end

 

 
 
 

La foto del primo telefono portatile degli anni '20

Post n°3406 pubblicato il 26 Febbraio 2015 da ninograg1
 

Fonte del post: Zeusnews

Da tempo circola in Rete un'immagine, quella mostrata qui accanto, che viene presentata (per esempio da Mattino.it) come la dimostrazione dell'"invenzione del primo telefono cellulare nel 1922".

Secondo il testo che solitamente accompagna l'immagine, si tratta di un fotogramma tratto da un cortometraggio muto della casa di produzione cinematografica britannica British Pathé datato 1922 e intitolato "Eve's Wireless".

In effetti nel filmato si vedono le due signore che passeggiano per strada, collegano a un idrante, tramite un filo, una scatola piuttosto ingombrante e portano all'orecchio un auricolare.

Si vede poi che all'altro capo del collegamento c'è una donna che parla, seguita da una canzone riprodotta su un giradischi. Come se non bastasse, la didascalia dice molto chiaramente che si tratta di un wireless 'phone: un telefono senza fili, insomma.

Ecco il filmato:

Ma allora come mai i libri di storia della tecnologia dicono che i primi telefoni cellulari risalgono a parecchi decenni più tardi? C'è una parte della nostra storia recente che è stata insabbiata?

No: si tratta di una bufala partorita dal Daily Mail, che a settembre del 2012 ha frainteso il significato che aveva all'epoca l'espressione wireless telephone: negli anni Venti la si usava per indicare le radio portatili, come spiega la British Pathé stessa.

Anche Smithsonian.com mostra molti esempi d'epoca dell'uso di wireless telephone per indicare la radio negli anni Venti.

I cellulari, insomma, non c'entrano nulla, come del resto si può intuire notando che le donne per strada non parlano nell'apparecchio ma si limitano ad ascoltare.

L'equivoco nasce dal fatto che spesso non si considera che le parole cambiano di significato nel corso dei decenni.

Paolo Attivissimo

 

 

  
 

Paolo Attivissimo

(C) by Paolo Attivissimo - www.attivissimo.net.
Distribuzione libera, purché sia inclusa la presente dicitura.

p.s.

visto com'è facile ingannare? Ora cambiate completamente argomento, termini della questione, nazione, data e vi troverete nel paese dove un bullo può diventare di tutto.. anche presidente di qualcosa con il plauso di tutti promettendo la luna

 
 
 
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