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I mercati contro la democrazia, inutili anche le elezioni

Post n°3363 pubblicato il 21 Dicembre 2014 da ninograg1
 

Fonte: libreidee

Il sistema capitalistico ha sempre usato la democrazia come strumento di manipolazione di massa. Ma di quale democrazia sto parlando? Di quella che abbiamo avuto fino a ieri molto simile alla Caverna di Platone, dove gli uomini nel buio della non-conoscenza e non-consapevolezza si agitano per ottenere una libertà fittizia (lo schiavo che lotta per una catena più lunga). La vera democrazia, infatti, metterebbe in pericolo il capitalismo e i suoi interessi; non potrebbe conciliarsi, per esempio, con l’accumulo della ricchezza come base di funzionamento della società, perché la democrazia tende a raggiungere uno stato di uguaglianza sociale. La democrazia falsa, fino ad oggi, ha portato la gente a credere che partecipare alla vita democratica consista nel delegare ogni volta il potere con le elezioni, quando una vera democrazia necessita di revisione continua e di partecipazione assidua per vigilare il corretto funzionamento delle istituzioni. Con la perdita della sovranità abbiamo assistito a un veloce decadimento anche di quest’ultimo barlume di democrazia strumentale.

Il potere si è spostato di baricentro, si è accentrato fuori dai confini dello Stato sociale e esistendo lontano anche dal punto di vista logistico, si assicura un aurea di intoccabilità e indecifrabilità. La vecchia “democrazia senza popolo” (come l’ha definita Rodotà) ha lasciato il posto alla dittatura europea finanziaria e mentre con la “vecchia” dopo le elezioni si chiedeva al popolo di rimanere in silenzio per attuare le manovre, con la nuova dittatura non sono più necessarie nemmeno le elezioni, perché obsolete (Monti, Letta, Renzi insegnano). Il popolo è chiamato a sopportare, in silenzio possibilmente, ogni umiliazione imposta come unico e giustificato sacrificio al bene finanziario ed economico. E’ un errore, dunque, pensare di arrivare a una crisi assoluta della società prima di proporre un nuovo modello? La risposta è sì! È un errore perché si perderebbe molto, troppo lungo il cammino verso il tracollo e tanti, troppi, perirebbero sacrificati ingiustamente.

Per questo motivo oggi è necessario agire, e subito, per riconquistare gli strumenti che ci permettono di ristrutturare la vita sociale in ogni suo aspetto e l’economia del paese su nuovi paradigmi culturali. La sovranità è uno di questi strumenti indispensabili perché restituisce al paese il controllo del destino del suo popolo. Senza sovranità è inutile pensare di far politica con progetti di lungo periodo, perché il futuro appartiene ai mercati, è fuori dalla gestione dello Stato e quindi indecifrabile. Senza sovranità non è pensabile proporre sistemi economici alternativi e soluzioni per il rilancio del paese. Le forme di sovranità esistono perché esiste il popolo, è funzionale ad esso e al popolo deve tornare, attraverso le istituzioni funzionali al benessere sociale. Sovranità significa anche ricostituire uno Stato di diritto, dove l’uomo è al centro come soggetto e beneficiario del diritto stesso, per la sua felicità e benessere.

(Ivana Viazzi, “Democrazia platonica”, da “Appello al popolo” del 15 novembre 2014).

p.s.

.... e con questo il blog va in pausa per le feste.

per chi crede

BUON NATALE

per chi non crede BUONE FESTE

rilassatevi che nel 2015 ce ne saranno delle belle da vedere....

 

 
 
 

Sanità, il combinato disposto che rischia di far saltare il sistema

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 19/12/2014 a firma di Ivan Cavicchi

Tutti conoscono il significato dell’espressione “combinato disposto”. In termini semplici e pratici in sanità vuol dire che se mettiamo insieme i tagli ai fabbisogni finanziari + blocchi al lavoro + malgoverno della sanità + regioni incapaci + privatizzazione + legge di stabilità + job acts … = controriforma. Il combinato disposto è un garbuglio eterogeneo di cose dentro un contesto che funziona come se le coordinasse casualmente senza un fine esplicito. Il contesto (milieu) in questo caso non si limita a mettere insieme delle cose ma le combina quindi le sintetizza quasi funzionasse come un reattore esattamente come gli elementi che compongono la nitroglicerina.

In sanità il combinato disposto vede accostati sempre più in modo pericoloso parecchi elementi tecnici politici istituzionali morali ma i più importanti secondo me sono due :

  • l’attacco esplicito ai diritti delle persone giustificati dall’insufficienza dei finanziamenti attraverso diversi stratagemmi di esclusione dei malati dai servizi pubblici adottati soprattutto dalle regioni e dalle aziende sanitarie che ormai selezionano il bisogno di cura e di assistenza
  • l’attacco insistente al lavoro professionale di cura e di assistenza quale unica garanzia sostanziale per garantire i servizi per i cittadini reiterato soprattutto con sistematiche riduzioni di personale.

Secondo me il combinato disposto di questi due soli elementi è sufficiente una volta a regime nelle giuste dosi, a far saltare il sistema pubblico. Le Regioni continuano a chiedere al governo un taglio delle tutele pubbliche per stare nei conti e il governo, che con la legge di stabilità ha programmato per la sanità fino al 2020 una crescente riduzione di personale. Proprio perché convinto della pericolosità di questo “combinato disposto” ho avanzato due proposte:

  • ai fini di salvaguardare i diritti delle persone correggere l’art 32 della costituzione cioè cambiare la frase “la Repubblica…garantisce cure gratuite agli indigenti” con la frase “la Repubblica…garantisce cure gratuite a tutti” e stoppare tutti i tentativi sommersi di controriforma che sono in corso.
  • ai fini di garantire il personale nei servizi ma soprattutto al fine di salvaguardare il lavoro nella sua integrità etica e scientifica, sfidare il governo con una proposta di riforma del lavoro cioè un’idea di lavoro quale depuratore che elimini o riduca sprechi, diseconomie. ruberie, quindi che abbia un plusvalore tanto etico che finanziario.

Non entro nei dettagli tecnici di queste proposte Ma qualcosa va detto.L’articolo 32 della Costituzione recita che le cure gratuite vanno garantite ai soli indigenti, ma nella prassi legislativa di questi ultimi 40 anni esso è stato interpretato di fatto in senso estensivo, cioè in senso universalistico per garantire le cure a tutti. La riforma sanitaria del ’78 di fatto è una riscrizione dell’art 32.
Oggi a me pare che chi governa la sanità, voglia annullare questa riscrizione contro riformando 40 anni di prassi universalistica per tornare all’art 32 del 1948 cioè pre riforma sanitaria e ridimensionare il sistema pubblico. Penso che la riscrittura dell’art. 32 abbia un forte significato simbolico, possa funzionare da bandiera sotto la quale riunire tutti gli universalisti sinceri e coloro che credono nei diritti che a mio parere non sono pochi, anzi sono la maggioranza e soprattutto potremmo smascherare i finti universalisti, che soprattutto da sinistra in questi anni di politiche economicistiche ai diritti hanno anteposto i limiti economici puntando decisamente a privatizzare il sistema pubblico.

Per quanto riguarda il lavoro professionale esso come un architrave ha retto sino ad ora, concretamente e non a parole, il sistema dei diritti nel suo complesso, nonostante tutto. A sue spese ha compensato come ha potuto e non senza danni collaterali, tutti i tipi di limitazioni ai quali sono stati sino ad ora sottoposti i servizi e quindi i cittadini: limitazioni agli organici, alla sua autonomia, ai suoi valori retributivi, ai suoi valori deontologici, demansionamenti, burocratizzazioni, precarizzazione, disoccupazione, scambi di competenze ecc. Per evitare che l’architrave ceda, a mio parere il lavoro deve accettare di confrontarsi con i problemi della spesa: cioè non può limitarsi a rivendicare come pure è giusto il rinnovo dei contratti, perché in sanità almeno un quarto della spesa totale a carico dello Stato è depurabile da sprechi, abusi, speculazioni, diseconomie.
Cioè per fare in modo che il lavoro non sia limitato nelle sue prassi, le sue prassi devono liberare risorse laddove esse sono liberabili. A questa condizione oggi il lavoro può legittimamente pretendere che il plusvalore prodotto sia retribuito come si deve.

Il vero guaio di queste proposte non è il loro grado di fattibilità e di plausibilità, vi assicuro che sono del tutto fattibili, ma è la mancanza di un riformatore in grado di recepirle. La mancanza di un pensiero riformatore è quindi il terzo ingrediente senza il quale il combinato disposto di cui abbiamo parlato prima non potrebbe esplodere.

La formula del garbuglio va quindi aggiornata: attacco ai diritti + spoliazione del lavoro dai suoi valori + rassegnazione + mancanza di una mobilitazione sociale+ sindacati fuori gioco + assenza di una contro prospettiva +mancanza di una proposta di cambiamento . Les jeux sont faits.

p.s.

come faccio a far passare nell'immaginario collettivo la riforma auspicata, per non dire imposta, che privatizza del tutto la sanità?

 
 
 

Wikileaks: “Ecco il trattato segreto per la liberalizzazione selvaggia della finanza”

Post n°3361 pubblicato il 18 Dicembre 2014 da ninograg1
 

Fonte Il Fatto Quotidiano del 20/6/2014 a firma di Marco Schiaffino

Un accordo segreto a livello internazionale che punta a smantellare il ruolo dei governi nella finanza e aprire la strada a politiche ultra-liberiste. È questo il contenuto delle nuove rivelazioni di Wikileaks, l’organizzazione creata da Julian Assange già responsabile nel 2010 del “leak” riguardante i documenti riservati dell’esercito Usa sulle guerre in Iraq e Afghanistan. Il testo (parziale e provvisorio) dell’accordo è stato pubblicato giovedì sul sito dell’organizzazione di Assange e da alcuni giornali con cui collabora (in Italia l’Espresso). La trattativa per il TISA, sigla che identifica il Trade in Services Agreement (Accordo di Commercio dei Servizi) coinvolgerebbe 50 Paesi: Australia, Canada, Cile, Taiwan, Colombia, Costa Rica, Hong Kong, Islanda, Israele, Giappone, Liechtenstein, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Paraguay, Peru, Sud Korea, Svizzera, Turchia, Stati Uniti e Unione Europea. Tagliati fuori, invece, i cosiddetti BRICS: Brasile, Russia, India e Cina.

Secondo Jane Kelsey, professoressa della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Auckland e autrice di un memorandum che Wikileaks pubblica a corredo della bozza, il TISA sarebbe in grado di determinare le politiche economiche dei maggiori Paesi a capitalismo avanzato evitando qualsiasi discussione in merito nei parlamenti degli Stati interessati. Già, perché le trattative a cui fa riferimento la bozza vengono definite “riservate” e lo stesso trattato è indicato come “classificato”. Di più: secondo quanto riportato in calce al documento, il TISA dovrebbe rimanere segreto per 5 anni anche dopo il raggiungimento dell’accordo tra i Paesi aderenti.

Il trattato ha contenuti simili al GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio) e al GATS (Accordo Generale sul Commercio dei Servizi), finiti al centro delle proteste a Seattle nel 1999 e al G8 di Genova del 2001. A differenza di questi, però, il TISA non è stato discusso in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che prevede la pubblicità degli atti e una discussione più “trasparente”. Qualcosa di simile a quello che dovrebbe accadere per il futuro Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP), in agenda di Stati Uniti ed Europa nei prossimi mesi. Rispetto a questo, il TISA si muove su una sorta di “binario parallelo” (e segreto) che ne estende l’applicazione a un maggior numero di Paesi.

Il contenuto del testo pubblicato da Wikileaks riporta le proposte dei partecipanti alla trattativa, principalmente USA e UE, su tutti i punti che dovrebbero i temi oggetto del trattato. Nonostante divergano per qualche sfumatura, l’obiettivo dell’accordo è chiaro: eliminare tutte le leggi nazionali che sono considerate come “ostacoli” al commercio dei servizi in ambito finanziario. Un copione che ricalca i trattati approvati nel 2000 e che, secondo molti economisti e governi, hanno rappresentato la causa principale della recente crisi finanziaria globale.

L’analisi di Jane Kelsey mette in luce, in particolare, la volontà dei proponenti di eliminare alcune delle norme che sono state introdotte (o suggerite) in seguito alla crisi del 2008. Per esempio i limiti alle dimensioni degli istituti finanziari, imposti in alcuni Paesi per evitare il ripetersi di operazioni di salvataggio obbligate nei confronti di quei soggetti “troppo grandi per fallire”. Le proposte presentate nella bozza si occupano però anche di altre questioni, come la privatizzazione della previdenza e delle assicurazioni, l’eliminazione degli obblighi di divulgazione delle operazioni offshore nei paradisi fiscali, il divieto di imporre un sistema di autorizzazione per nuovi strumenti finanziari (come i derivati) o di regolamentare l’attività dei consulenti finanziari.

Gli accordi di questo tipo utilizzano un sistema sanzionatorio che segue canali “paralleli” alla giustizia ordinaria. Se un’azienda ritiene che lo Stato estero in cui opera vìola in qualche modo il trattato, può fare ricorso a un tribunale speciale che agisce come organo arbitrale, nel quale non sono previste udienze pubbliche. Lo Stato condannato a questo punto ha due scelte: cancellare la legge in questione o risarcire l’azienda. Un sistema che già in passato ha giocato brutti scherzi alle amministrazioni di diversi Paesi. Nel 2011, per esempio, l’Australia si è vista chiedere un risarcimento miliardario da parte di Philip Morris. Il motivo? Il governo australiano aveva obbligato i produttori di tabacco a vendere le sigarette in pacchetti senza logo per ridurne il consumo.

Ecco il link originale.. in inglese di  Wikileaks

p.s.

perchè è segreto? cosa è che non dobbiamo sapere? Aveva ragione J. Rifkin nel saggio "l'era dell'accesso" quando metteva inguardia da questi "accordi" che prevedevano che quello che in europa è ritenuto "normale (istruzione, net neutrality, internet, università, cultura, ecc.)" perchè se dovessero passare noi non saremmo più padroni nemmeno della nostra essenza? E' di oggi, per fare un esempio, la sentenza della Corte europea che riconosce la brevetabilità del embrione umano non fecondato.... già c'er la brevettavibilità di fegato, rene ecc. Non trovate che siano cattivi presagi?

 
 
 

Le Piramidi di Teotihuacán, Giza e Xianyang. Incredibili coincidenze !!!

Post n°3360 pubblicato il 17 Dicembre 2014 da ninograg1
 

Fonte: terra real time
Con i dati oggi in nostro possesso, è facile constatare ed è già stato dimostrato da diversi studiosi1 che quanto abilmente riportato in queste immagini, corrisponde a realtà (vedi Immagine 1)
Immagine 1 elaborata e resa disponibile da Luca Bernasconi.
Ingrandendo i punti di interesse, ci troviamo di fronte ad una situazione ancora più particolare, di cui la seguente immagine ne è una rappresentazione significativa (vedi Immagine 2).

Sulla immagine 1 non ci sono dubbi e l’allineamento è facilmente constatabile da chiunque abbia accesso ad internet ed utilizzi un programma come Google Earth.

Sulla immagine 2, vi è maggiore difficoltà di riscontro senza mezzi informatici più specifici, ma per la seguente analisi statistica, basterà fare riferimento all’immagine 1.

Ciò premesso, riporto 2 osservazioni lampanti e scientificamente valide per i tre complessi piramidali più importanti di Messico, Egitto e Cina, rispettivamente collocati nelle regioni note come Teotihuacán, Giza e Xianyang:

1) sono allineati lungo un’unica linea planetaria;

 

2) la loro disposizione sul piano è molto simile;

Essendo le suddette 2 osservazioni state già oggetto di studi approfonditi da parte di studiosi1 molto più esperti di me, evito di entrare nel merito dei valori e delle dimostrazioni, lasciando al lettore l’onere ed il piacere di approfondire gli argomenti.

 

Il mio obiettivo è invece quello di trattare statisticamente i dati a disposizione.
Partiamo dall’osservazione n°1: qual è la probabilità che 3 popoli diversi in 3 epoche diverse in 3 continenti diversi, costruiscano per pura coincidenza, 3 complessi piramidali allineandoli lungo una linea planetaria?
Per comodità dei lettori, riporto alcune semplici definizioni:
a) Probabilità (classica) di un evento: il rapporto fra il numero dei casi favorevoli ed il numero dei casi possibili supposti tutti ugualmente possibili
b) Coincidenza (Garzanti): concomitanza spesso casuale di più circostanze
Per l’analisi statistica, dobbiamo definire l’estensione di un territorio (spazio campionario) come “insieme” delle probabilità dei luoghi di costruzione e dobbiamo individuare l’estensione spaziale del complesso piramidale.
Quest’ultimo dato possiamo stabilirlo come il rettangolo che contiene le 3 piramidi principali di ogni sito (per brevità lo chiameremo “rettangolo contenente”).
Ciò premesso, analizziamo i dati.
L’estensione del territorio dominato dai costruttori, è noto solo per Giza, purtroppo.
Anche in questo caso però, non possiamo ritenere idoneo alla costruzione del complesso piramidale il 100% del territorio dell’impero dell’Antico Regno (essendo presenti il Nilo, i rilievi, il deserto, etc.).
Per semplificare la trattazione, assumiamo cautelativamente che solo il 10% del territorio presentasse caratteristiche idonee alla costruzione: pianeggiante e con sufficiente capacità di sopportare il carico delle piramidi.
Per quanto riguarda Giza, abbiamo i seguenti dati:
1) Estensione rettangolo contenente: circa 0,7 kmq (dato reale)
2) Estensione impero costruttori: circa 300.000 kmq (dato reale)
3) Estensione territorio idoneo: circa 30.000 kmq (ipotesi cautelativa)
Pertanto la probabilità che i costruttori scegliessero casualmente proprio quel kmq di territorio per costruire il complesso piramidale è pari a:

Per Teotihuacan, l’archeologia ufficiale attribuiva la costruzione delle piramidi al popolo dei Toltechi, ma successivamente ha abbandonato questa ipotesi per abbracciarne altre non meglio definite.
Quindi, data l’incertezza sulla data di costruzione e sul popolo che l’ha costruita, possiamo ipotizzare che i costruttori avessero a disposizione un territorio vasto almeno 100.000 volte l’estensione del complesso piramidale. È un’ipotesi molto conservativa, considerando la complessità, la maestosità e lo splendore di Teotihuacan, sarebbe infatti lecito pensare che i costruttori dominassero su un impero ben più vasto (come termine di confronto basti pensare all’estensione dell’impero Egizio al tempo della costruzione delle piramidi della piana di Giza, che è più del doppio).
Semplificando i calcoli, abbiamo:
1) Estensione rettangolo contenente: circa 1,15 kmq (dato reale)
2) Estensione impero costruttori: 115.000 kmq (ipotesi cautelativa)
3) Estensione territorio idoneo: 11.500 kmq (ipotesi cautelativa)
Pertanto la probabilità che i costruttori scegliessero casualmente proprio quel punto del territorio per costruire il complesso piramidale è pari a:
Per il complesso di Xianyang, i dati attualmente in nostro possesso sono veramente scarsi (per cause legate a divieti militari del governo cinese), quindi per non interrompere lo studio, prendiamo come riferimento il rettangolo contenente ed i dati ipotizzati per Teotihuacan (nell’attesa di poter definire almeno il rettangolo contenente con più precisione e magari anche l’estensione dell’impero dei costruttori):
1) Estensione rettangolo contenente: circa 1,15 kmq (dato scelto per analogia con Teotihuacán)
2) Estensione impero costruttori: 115.000 kmq (ipotesi cautelativa)
3) Estensione territorio idoneo: 11.500 kmq (ipotesi cautelativa)
Pertanto la probabilità della coincidenza è:Ovvero, la probabilità che Egizi, Precolombiani e Cinesi in 3 epoche diverse, in 3 continenti diversi, abbiano costruito per pura coincidenza, i 3 complessi piramidali di Teotihuacán, Giza e Xianyang allineandoli lungo quella particolare linea planetaria, è pari a circa 2 su 100.000.000.000 (leggasi “due su cento miliardi”).
C’è da fare un considerazione (Osservazione 1 bis) a commento di questo risultato: due siti generici sul pianeta Terra saranno sempre allineati su una linea planetaria. Quindi la vera coincidenza è data dal terzo sito che viene costruito sulla linea planetaria definita dagli altri due siti.
Il calcolo quindi andrebbe fatto per il sito meno antico, ma siccome l’incertezza sulla datazione di Xian è troppo elevata, possiamo effettuare il calcolo per l’unico dei 3 siti per il quale abbiamo più dati a disposizione, ovvero Giza.
Ciò premesso, la probabilità che gli Egizi scegliessero di costruire il complesso piramidale d Giza proprio in quel punto, allineandolo per pura coincidenza gli altri due siti piramidali di Teotihuacán, Giza e Xianyang vale:
Ovvero circa 2 probabilità su 100.000.
Analizziamo ora l’osservazione n°2: partendo dalla probabilità di coincidenza sopradescritta, qual è la probabilità che i 3 popoli suddetti, in 3 epoche diverse in 3 continenti diversi, dopo aver allineato per pura coincidenza lungo linee planetarie parallele i 3 complessi piramidali, abbiano disposto le piramidi secondo una geometria simile?
Per non entrare nel merito della trattazione, rimando agli studi di cui alla nota 1 e mi limito ad inserire le seguenti immagini per sostenere l’ipotesi della disposizione “molto simile”:
Dal sito http://www.earthquest.co.uk/articales/theory2.html
Le immagini parlano da sole, non ci sarebbe nemmeno bisogno di commentarle, ma basta osservare che per i 3 siti piramidali vi è l’allineamento delle 2 piramidi maggiori ed il disallineamento della terza piramide, la più piccola.L’angolo di disallineamento tra la piramide più piccola e l’asse di allineamento delle altre due è lo stesso (precisione del decimo di grado) per i 3 siti piramidali.
Nelle immagini compare la costellazione di Orione, ma non verrà considerata nello studio delle probabilità di coincidenza.
Anche in questo caso, dobbiamo stabilire un criterio per determinare uno spazio campionario.
Un criterio possibile è quello di suddividere il rettangolo contenente in una maglia quadrata con estensione di un ettometro quadrato (valore plausibile in considerazione delle dimensioni di base delle piramidi).
Pertanto per Giza abbiamo 70 quadrati contenenti all’interno dei quali i costruttori avrebbero potuto collocare le proprie piramidi (per definizione un quadrato contiene la piramide quando il vertice della piramide coincide con il baricentro del quadrato).
La prima piramide ha una probabilità di capitare proprio nel punto giusto della maglia, pari a:La seconda piramide ha una probabilità di capitare proprio nel punto giusto della maglia, pari a:La terza piramide ha una probabilità di capitare proprio nel punto giusto della maglia, pari a: Pertanto la probabilità totale di disporre per pura coincidenza le Piramidi proprio secondo lo schema attuale è di:   Ovvero ci sono 3 probabilità su un milione.
Ripetendo i calcoli anche per Teotihuacán e Xianyang , otteniamo: La probabilità parziale per l’osservazione 2 vale: 0,00000000000000014%
(Leggasi circa 1 probabilità su mille milioni di miliardi) La probabilità totale che si verifichi contemporaneamente l’osservazione 2 e l’osservazione 1 è la seguente:
(Leggasi circa 3 probabilità su cento miliardi di miliardi di miliardi)
Per comprendere questo numero, facciamo un esempio più pratico:
- la probabilità di lanciare un dado a 6 facce ed ottenere il numero 6 è pari ad 1/6 ovvero il 16,66%;
- per analogia, la P totale di cui sopra è la seguente: tirare 36 volte di seguito il dado ed ottenere sempre 6!
Mentre la probabilità totale che si verifichi contemporaneamente l’osservazione 2 e l’osservazione 1 bis è la seguente:
(Leggasi circa 3 probabilità su mille di miliardi di miliardi)
Anche in questo caso, riportando l’esempio del dado a 6 facce, dovremmo lanciarlo per 29 volte di seguito ed ottenere sempre 6! La P Giza Bis equivale a lanciare il dado 6 volte di seguito ed ottenere sempre 6.
Su questo dato, suggerisco esperimenti personali ai professori di egittologia che parlano di coincidenze: comprate un dado a 6 facce e lanciatelo su un tavolo piano facendolo rotolare.
Non appena avrete raggiunto l’obiettivo di ottenere 6 volte di seguito un 6, avrete capito che la teoria classica è valida. In caso contrario, fatevi qualche domanda.
È doveroso evidenziare il fatto che non ho preso in considerazione l’immagine 2: infatti se avessi dovuto analizzare anche la probabilità che le singole piramidi di un sito sono allineate con le corrispettive degli altri 2 siti, allora credo che avrei avuto difficoltà anche solo a pronunciare il numero che rappresenta la probabilità di coincidenza totale.
A questo punto, il lettore esperto di statistica, o il lettore esperto di archeologia, potranno sollevare numerose obiezioni sulle ipotesi cautelative che ho dovuto fare per ottenere un valore di probabilità della coincidenza.
Come per i miei precedenti 2 studi, sottolineo che il mio obiettivo è dare un ordine di grandezza al problema e non una soluzione precisa.
Pertanto, variando i dati in ingresso e variando le ipotesi cautelative, si otterranno sempre e comunque dei valori di probabilità di coincidenza così piccoli da indurre a pensare che la teoria archeologica ufficiale è da rivedere.
Oggi è insostenibile affermare con leggerezza che quanto sopra esposto sia solo una pura coincidenza: sono i numeri che mettono in forma matematica ciò che la logica e l’intuito suggeriscono da anni; vi è stata una scelta precisa e non casuale da parte dei costruttori a Teotihuacán, Giza e Xianyang di allineare i 3 siti piramidali lungo linee planetarie e di disporre le piramidi secondo geometrie simili.
Negare questa verità oggi significa sostenere che la Terra è ancora al centro dell’Universo ed il Sole e le Stelle immutabili le girano intorno.
Ma se si accetta questa verità, il passo successivo è scoprire chi e quando (e magari anche perché e come) ha scelto di costruire i 3 complessi piramidali in 3 continenti diversi in quel modo così particolare.
Una sfida enorme, la cui complessità richiede lo sforzo di ricerca di tutti gli studiosi ufficiali e di tutti gli appassionati del settore. Collaborare per capire e scoprire, senza aggrapparsi ai “dogmi archeologici” che stanno oscurando una delle pagine più belle e più antiche della storia umana.
Nota 1: cito tra tutti, il libro di Fabio Garuti “L’ombra di Orione”
di Simone Scotto di Carlo
p.s. mio
insomma è (davvero) un caso che tutte le civiltà che conosciamo abbiano costruito opere monumentali a quelle coordinate? E: come mai? Perchè? Hanno ragione i sostenitori di questa idea o gli scettici? Ha ragione Sitchin o ...... la accademia, o forse sarebbe meglio chiamarla "chiesa", ufficiale?

 

 

 

 
 
 

“Antipolitica”, Napolitano ricorda Moroni. Ma non il sistema delle tangenti

Fonte: il Fatto Quotidiano del 15 dicembre 2014 a firma di Mario Portanova

“Un clima da pogrom nei confronti della classe politica”. Sul Corriere della Sera, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ricorda la lettera inviata alla Camera da Sergio Moroni: un testo drammatico in cui il deputato del Psi spiegava le ragioni per cui, il 2 settembre 1992, si sarebbe tolto la vita dopo il suo coinvolgimento nell’inchiesta Mani pulite della Procura della Repubblica di Milano. Napolitano, all’epoca presidente dell’assemblea di Montecitorio, ricorda la lettura in aula di quella lettera come “il momento umanamente più angoscioso” della sua carica. Quello che però non ricorda è che in quella missiva dove rivendicava di non avere preso un soldo per sé, il deputato (padre di Chiara, che sarebbe diventata a sua volta parlamentare) ammetteva in pieno l’esistenza del sistema delle tangenti che i magistrati stavano svelando dopo l’arresto di Mario Chiesa a Milano, il 17 febbraio di quell’anno: “Ho commesso un errore accettando il sistema”, scriveva Moroni in quel pubblico congedo, “ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune”. La lettera di Napolitano al Corriere è la risposta al commento domenicale di Ernesto Galli della Loggia, “All’origine dell’antipolitica”, in cui il politologo lamentava come le parole di Moroni fossero “cadute nel vuoto”. Riferendosi, anche lui, al grido di dolore del parlamentare per “essere accomunato nella definizione di ladro oggi così diffusa”, ma guardandosi bene dal citare i passaggi sull’esistenza di un sistema che con la “origine dell’antipolitica” ha molto a che fare.

Il 2 settembre 1992 Sergio Moroni comprò un fucile in armeria, scese nella cantina della sua abitazione a Brescia e si sparò. Su di lui pendeva una richiesta di autorizzazione a procedere della Procura di Milano, datata 16 luglio 1992, per corruzione e violazione del finanziamento pubblico ai partiti. La richiesta era firmata dal pool Mani pulite al completo: Di Pietro, Davigo, Colombo, Borrelli. Diversi imprenditori e politici lombardi interrogati dai pm avevano indicato in Moroni, segretario regionale del Garofano guidato da Bettino Craxi, un protagonista del sistema delle tangenti in Lombardia, insieme al suo omologo Dc Gianstefano Frigerio, poi condannato in via definitiva, riemerso alla Camera nel 2001 grazie alla candidatura blindata in Forza Italia e finito di nuovo in carcere per le tangenti Expo, per le quali ha patteggiato tre anni e quattro mesi.

Quello di Moroni non fu il primo “suicidio di Tangentopoli“, dato che prima di lui si erano tolti la vita alcuni amministratori locali coinvolti a vario titolo nelle inchieste, fra i quali il segretario del Psi di Lodi Renato Amorese, il 17 giugno. Fu, però, la prima volta di un politico nazionale, di un parlamentare, che per di più aveva scelto di sollevare il tema nel modo più tragico: “Vengo coinvolto nel cosiddetto scandalo ‘tangenti'”, scrive Moroni a Napolitano, “accomunato nella definizione di “ladro” oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile, non resta che il gesto“. Ma quali erano le accuse a Moroni? Nella richiesta di autorizzazione, tra gli elementi contro di lui i pm elencano le dichiarazioni di Luigi Martinelli, democristiano, consigliere regionale lombardo e presidente della Commissione ambiente. Che ai magistrati racconta di una tangente da un miliardo e 800 milioni di lire, le cui prime tranche erano già state consegnate, per la costruzione della discarica di Pontirolo, in provincia di Bergamo. La megatangente, secondo Martinelli, sarebbe stata spartita 50-50 tra Moroni e Frigerio per conto dei rispettivi partiti. Il deputato Psi, secondo gli inquirenti, è “l’autore dell’accordo di spartizione”. Dalle carte emerge anche un contrasto tra i due segretari regionali. Moroni non avrebbe spartito nulla – sempre in termini di denaro da consegnare al partito – in qualità di assessore regionale ai Trasporti, ma il secondo avrebbe fatto lo stesso con il denaro “proveniente dal settore dell’Edilizia economica popolare”. Così le discariche – non solo Pontirolo- sarebbero diventate il terreno di compensazione dei “crediti”. Moroni, infatti, era accusato di corruzione anche per l’acquisto di materiale rotabile per le Ferrovie Nord Milano, quelle che servono i pendolari. La sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Milano nel 1994 a carico dei coindagati, poi confermata in appello e in Cassazione, dichiarerà pienamente provati i fatti. E cioè che il deputato Psi aveva ricevuto materialmente circa 200 milioni di lire in una cartellina da ufficio, avvolta in un giornale. Del resto lo stesso Moroni non ha mai negato di aver percepito denaro: “Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali”, scrive ancora nella lettera d’addio.

Nel corso delle indagini, l’assessore regionale socialista Claudio Bonfanti raccontò addirittura di una diatriba interna al Psi sulla ripartizione correntizia delle tangenti. Ai magistrati che gli chiedevano conto del sistema discariche di rifiuti in Lombardia, Bonfanti descrisse una normativa fatta in modo da potere concedere i permessi a chiunque pagasse, anche senza i requisiti necessari. Nell’autunno del 1991, mise a verbale Bonfanti, “l’onorevole Balzamo (storico segretario amministrativo nazionale del Psi di Craxi, ndr) mi chiamò e mi redarguì per il fatto che stavo permettendo il finanziamento del gruppo martelliano”. Guidato appunto “da Moroni”. E quest’ultimo, continuava Bonfanti, “mi confermò che si era occupato e si stava occupando di ricevere contribuzioni dagli imprenditori”.

Le discariche di rifiuti, le case popolari, i treni per i pendolari. Temi sensibili che hanno a che fare con la vita di tutti i giorni e con la salute delle persone. Questioni che oggi, un quarto di secolo dopo quelle confessioni, esplodono. Trattati dalla politica dell’epoca come un fiume dal quale pompare una massa spaventosa di denaro pubblico, dato che gli esborsi delle mazzette sostenuti dagli imprenditori venivano scaricati sui costi delle opere e delle forniture pubbliche.

Fu soltanto il “clima da pogrom” a uccidere Sergio Moroni, come ricorda oggi il presidente della Repubblica? O fu anche quel sistema di cui il deputato socialista faceva parte? Moroni “aveva molto sofferto per il cordone sanitario che gli era stato fatto attorno”, ricorderà anni più tardi Loris Zaffra, altro politico socialista pesantemente coinvolto in Tangentopoli, che ebbe occasione di parlare con lui di quelle vicende giudiziarie. “Tangentopoli ha messo a nudo, oltre al giro delle tangenti, la slealtà dei rapporti politici. Sei stato arrestato? Peccato per te, entri nel cesto delle mele marce. Gli altri, che con te hanno diviso errori e responsabilità, si girano dall’altra parte. Inaccettabile”. Ed ecco la lettura che diede la moglie di Moroni, Sandra, in un’intervista del 1998 al settimanale Diario: “In effetti mio marito era nauseato dalla piega che aveva preso la vita politica ancor prima dell’inizio di Mani PulitePerò si è innescato un meccanismo di violenza in cui i magistrati potevano stare ai limiti della legalità perché avevano la stampa e l’opinione pubblica dalla loro parte. La rivoluzione rispetto a una certa politica”, concludeva la signora Moroni, “poteva essere giusta ma, invece che per via giudiziaria, doveva essere fatta in Parlamento. Cosa che non è successa”.

p.s.

Nel senso più comune il termine antipolitica definisce l'atteggiamento di coloro che si oppongono alla politica giudicandola pratica di potere e, quindi, ai partiti e agli esponenti politici ritenendoli, nell'immaginario collettivo, dediti a interessi personali e non al bene comune. Per assonanza con il termine antipolitica, in senso negativo-dispregiativo, si può intendere anche direttamente proprio questo tipo di pseudo-politica che si contrappone alla politica propriamente detta dedita invece alla salvaguardia dell'interesse collettivo (Fonte: Wikipedia).

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