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Ast Terni: quando la corda alla fine si spezza

di Antonio Padellaro dal Fatto Quotidiano del 30 ottobre 2014

Ai tempi di Scelba, quando la celere caricava (e ammazzava) i lavoratori in sciopero, i ruoli apparivano chiari: per il sindacato erano le manganellate del governo dei padroni e per i comunisti col pugno chiuso era quello lo sbocco dell’insanabile conflitto tra la classe proprietaria e il lavoro dipendente.

Quando la polizia di Berlusconi fece del G8 di Genova una macelleria messicana, la sinistra all’opposizione spiegò che la destra al potere aveva in fondo mostrato la sua sostanziale natura fascista. Ma non è affatto nell’ordine delle cose che nell’autunno 2014, sotto il governo guidato da Matteo Renzi e dal Pd, gli operai delle acciaierie di Terni, colpiti da licenziamenti di massa e giunti in corteo pacifico a Roma, vengano picchiati a sangue dai reparti antisommossa e ciò dopo altri pestaggi pretestuosi avvenuti in altre città. Ciò accade quando per la prima volta, nella storia repubblicana, un premier eletto dalla sinistra cerca lo scontro frontale con il sindacato di sinistra tra gli applausi della destra.

Nessuno pensa che l’ordine di attaccare i manifestanti sia arrivato dal presidente del Consiglio. Ed è evidente che le frasi inconsulte della Pd Picierno contro la leader della Cgil Camusso “eletta con le tessere false” appartengano soltanto alla Picierno, un’altra senza arte né parte catapultata in situazioni assai più grandi di lei. Semplicemente, lo statista di Rignano sta raccogliendo i frutti di ciò che ha seminato, o meglio rottamato. La sgangherata lotta di classe contro le conquiste sociali e le tutele del lavoro. O la crociata contro il posto fisso da sostituire con un sistema di precariato permanente e a basso costo. Il tutto espresso in qualche Leopolda con disarmante lingua banalese dove milioni di persone con redditi da fame si sentono paragonati a gettoni del telefono nell’epoca dell’iPad, scampoli del passato da gestire senza tanti problemi.

Anche se non fosse arrivato a Palazzo Chigi “per volere dei poteri forti e di Marchionne” (Camusso), Renzi fa di tutto per farlo sembrare. E a furia di scherzare col fuoco, nel giorno più brutto della sua scalata, ha assaggiato la rabbia della gente. Dei tanti stufi di prendere legnate, mentre altri si apparecchiano il pranzo di gala. La corda si sta spezzando.

p.s.

fino al 2 novembre questo blog va in ferie... c'è il lucca comics e chi può ci vada: per un pò stacchiamo la spina.

la ghiandaia dal racconto hunger games..... che sia di stimolo e buon halloween a tutti

 
 
 

i "cannoni" di Bava-Beccaris.....ancora non ci siamo

Post n°3323 pubblicato il 29 Ottobre 2014 da ninograg1
 

Quello accaduto oggi a roma, e prima ancora a torino, da un pessimo segnale che, se messo insieme a quanto è stato detto alla leopolda da un finanziere rappresentante di fondi finanziari, segnale che questi non hanno più timore di manifestarsi apertamente, è la "pistola fumante" ossia l'espressione chiara e lampante che l'aria è cambiata e il regime, in crisi, tende a estremizzarsi ben sapendo che gli rimane solo la repressione perchè altra strada non c'è, e nemmeno ci può essere visto che hanno miseramente fallito, come la stessa democrazia è solo un simulacro di un bel tempo che fu che non torna più almeno finchè ci sarà gente che li vota e gli da la maggioranza dei voti: si sa che gli italiani non hanno mai brillato per coraggio... quindi sarà facile puntellarlo con un pò di aggressività nelle piazze e con i media che fanno il resto: sia chiaro.. ritengo che alla fine non potrà che cadere e abbandonare la presa ma non perchè c'è una spinta popolare (le manifestazioni di cui si parla erano di autodifesa ossia gente che perde il lavoro e ora lotta per ottenere non dico altro lavoro ma almeno un qualcosa che gli permetta di vivere) semplicente perchè la finanza non è un monolite ma un coacervo di interessi e altro in conflitto fra loro; una lotta fra bande che hanno occupato il potere e lo usano per reprimere ma quando tutto è tranquillo lo usano per farsi la guerra reciprocamente a colpi di scandali, attacchi di borsa e anche guerre: si guerre.... una è la guerra per il coltan, una delle materie prime fondamentali per i cellulari e il resto del circo elettronico che oggi si vende in occidente, di cui parlavo un paio di post fa.

Si tira proprio una brutta aria......

Uno Stato che non riesce a gestire persone che lottano per non perdere posti di lavoro mi preoccupa e a voi?

p.s.

per quanto riguarda  Landini e la CGIL.... chi ha firmato gli "accordi" sul lavoro? Chi ha fatto fallire il referendum per l'art.18? E l'altro referendum che esterderlo alle aziende sotto i 15 dipendenti? Chi ha firmato i contratti collettivi nazionali quadro che definivano gli ambiti e i diritti dei sindacati? Chi ha firmato gli accordi per la migliaia di casse integrazioni ben sapendo che i dipendenti non avrebbero più lavorato per il resto degli anni che mancavano alla pensione? Chi ha formato l'accordo che permette ai caaaf di sostituirsi allo stato, con relativo compenso pubblico, per gli isee e il resto? Bene, questa era, e lo sapevano, la contropartita.. sono sotto schiaffo e nel mondo sindacale più che altrove vale la massima "chiudere la stalla dopo che i buoi son scappati"!!!!

 
 
 

Leopolda 2014: sono tutti renziani (anche chi non lo sa)

di Andrea Scanzi | 28 ottobre 2014

Sono tutti renziani. Anche chi non lo sa.
Sono renziani i renziani, che concepiscono la politica come fosse calcio, cioè tifo, e dunque non hanno dubbi e difendono il loro Ducetto a prescindere, plaudendolo (col capo-plaque in sala, anzi stazione) in ritrovi pieni di yuppie speculatori, bimbiminkia che giocano coi trenini e imprenditori folgorati sulla via ottimistica di Tonino Guerra.

E’ renziana la sorridente Moretti, anche se prima non lo era, ed è renziano il crisantemico Orfini, anche se prima non lo era. E’ renziana la Boschi, che tra Berlinguer e Fanfani sceglie senza dubbio il secondo perché “io sono di Arezzo come lui, eh eh”: chissà se fosse nata a Vicchio nel Mugello, magari a quest’ora avrebbe in camera il poster di Pacciani.

Sono renziani i berlusconiani, e c’è da capirli, in fondo sono solo passati dal padre scaltro al figlioccio un po’ bischero ma tutto sommato più spendibile.
Sono renziani gli ingoianti, quelli che si fanno piacere tutto; quelli che, se domani leggessero che il governo vuole reintrodurre la schiavitù, direbbero che è “una scelta positiva per il rilancio dell’economia, anche se forse un po’ troppo di sinistra”.
Sono renziani quelli che si dicevano “antiberlusconiani” e sognavano un paese migliore; ma lo sognavano male, perché poi votavano Violante e quella strofa de I treni a vapore (“Io la sera mi addormento e qualche volta sogno, perché so sognare”) non l’hanno mica mai capita.
E’ renziana la sinistra per nulla migliore di Migliore, Genny ‘a Poltrona, che ieri definiva Renzi “liberista fuori tempo” e oggi cerca un altro strapuntino di potere giocando al quasi-proletario per nulla di lotta e magari di governo: qualsiasi governo.

E’ renziano Andrea Romano, uno che ha sbagliato tutto quel che c’era da sbagliare e per questo sta ancora in Parlamento; ieri montiano, l’altri ieri dalemiano e oggi jovanottiano, col renzismo prova provata di quella grande Chiesa che parte da Che Guevara e arriva a Madre Teresa, passando per Malcom X e Marco Carrai, ora pro nobis e così sia.
E’ renziano Alfano, che pur di non restare da solo voterebbe chiunque. Persino se stesso. E’ renziano Ferrara, e fa bene a esserlo perché non potrebbe chiedere di meglio. E’ renziano Sallusti, però lo vedo triste: non esistono più i Berlusconi di una volta, si nasce Caimani e si muore Paciocconi Mannari.

E’ renziano il mio vicino di casa, perché “non c’è alternativa a Renzi e bisogna sperare, non si può mica solo criticare come fate voi del Fatto”. Sono renziani i gufi e gli sciacalli, che a stare all’opposizione si son già rotti le palle. E’ renziana quasi tutta l’informazione, perché il coraggio non paga e l’onestà intellettuale era senza wifi.

E’ renziana la gremita piazza San Giovanni, litigiosa e frammentata, troppo presa a chiedersi chi sia il più bello del reame – meglio gli tsiprasiani, no i bersaniani, no i civatiani – mentre i gattopardi 2.0 stravincono per mancanza di avversari.

E’ renziano il Pd, anche quello che dice di non esserlo, perché se l’opposizione interna è Fassina viene quasi voglia di rivalutare Nardella. E’ renziana Sel, anche quella che dice di non esserlo, perché ogni volta che parla Vendola un elettore di sinistra muore.
E’ renziano Grillo, perché per ogni battaglia giusta sbaglia tre post e dieci frasi, sabotandosi da solo con masochismo encomiabile, e nel frattempo il Partito Unico ringrazia.

E’ renziano il 40 percento, sono renziane le 80 euro. Sono renziani Pif, le slide e i gelati Grom. E’ renziana la Dc, che non è mai sembrata così giovane. E’ renziana la sinistra, è renziano il centro, è renziana la destra. Soprattutto la destra.

Sono renziani tutti, ma proprio tutti. Tranne quei milioni di italiani che, dopo vent’anni di berlusconismo, tutto speravano tranne questa sbornia tragicomica per un Panariello minore: che l’Italia fosse un paese figlio di ducetti minori caricaturali era noto, ma forse adesso si esagera. Sì, sono renziani tutti. Proprio tutti. Tranne quei milioni di italiani che domani si asterrebbero, o forse voterebbero chi tutto sommato prova a opporsi, sperando però – se è lecito sperare – che la talora vera e spesso presunta opposizione la smetta di farsi dettare la campagna elettorale da Tafazzi. Il quale, ovviamente, è diventato renziano pure lui.

p.s.

siete tutti renziani?

 
 
 

Sangue nello smartphone. Dal coltan del Congo al nostro iPhone6

Post n°3321 pubblicato il 27 Ottobre 2014 da ninograg1
 

di matteo vitiello - Oct 21, 2014

Coltan e cassiterite. La maggiorparte di voi non sa neanche cosa siano, sebbene li abbiate ogni giorno tra le mani. Sono due minerali, utilizzati per costruire i componenti elettronici di cellulari e computer, che si estraggono nelle miniere del Congo. Sono i cosiddette “minerali conflittivi”, perché le mine dove si estraggono sono gestite dai membri del FDLR (Forces Démocratiques pour la Libération du Rwanda), riconosciuto come uno dei più violenti e sanguinari gruppi di combattenti africani.
In questo articolo vi presento come noi, comprando a fior di quattrini l’ultimo modello di iPhone o di qualsiasi altro smartphone o computer, finanziamo direttamente l’approvigionamento d’armi di questi guerriglieri, che vivono estorsionando, stuprando ed uccidendo giovani e giovanissimi che si fanno “minatori” per non morire di fame ed inseguire il sogno impossibile di costruirsi casa e famiglia.
Nel 2010, il direttore danese Frank Piasecki Poulsen ha girato un documentario fantastico dal titolo “Blood in the Mobile”, con l’obiettivo di far conoscere all’opinione pubblica mondiale da dove vengono e come sono estratte le materia prime dei nostri cellulari.
Guardando il documentario verrete a conoscenza del lato peggiore delle compagnie d’elettronica, che si pubblicizzano come scintillantemete “social”, responsabili e vicine ai bisogni delle persone. Nessuna di queste compagnie si salva, tutte colpevoli d’utilizzare minerali conflittivi, minerali che provengono dalle miniere di Bisiye, nel territorio di Walikale (regione di Kivu, Congo Orientale), il centro nevralgico dell’estrazione di coltan e cassiterite.

Non solo Poulsen è riuscito ad ottenere i permessi direttamente dai gruppi militari congolesi per farsi scortare fino a Bisiye (i portavoce delle Nazioni Unite si erano rifiutani di dargli il permesso di addentrarsi nella giungla, per paura d’essere complici del suo assassinio) ma è addirittura entrato in una di queste terribili miniere, che sarebbe meglio chiamare buchi, scavati fino ed oltre cento metri di profondità e dove ogni giorno muore qualcuno.
Paulsen ha portato la scottante questione direttamente ai piani alti della Nokia, che da sempre si vanta d’essere la compagnia leader mondiale nell’ambito della responsabilità sociale d’impresa. È tristemente divertente vedere come i direttori del colosso finlandese dei cellulari cerchino di evitare il confronto diretto davanti alle telecamere.

L’amministratore delegato della Nokia, la responsabile del controllo della catena d’approvvigionamento dei materiali utilizzati nella catena di montaggio dei cellulari ed il portavoce dell’ufficio responsabilità sociale della Nokia, intervistati da Poulsen, cercando pateticamente di minimizzare la propria responsabilità riguardo l’utilizzo di minerali conflittivi e, visibilmente imbarazzati, cercano di difendersi a suon di retorica e promesse del tipo “ci stiamo impegnando per fare luce sulla questione, il cammino è lungo e difficile e non dipende solo da noi”.

La verità è che da oltre quindici anni tutti i cellulari del mondo e tutti i componenti di computer ed accessori elettronici utilizzano coltan e cassiterite come materie prime nelle catene di montaggio. Le multinazionali dell’elettronica, acquistando questi minerali, sono i diretti responsabili del finanziamento delle mafie africane, che forniscono ai guerriglieri le armi necessarie a mantenere l’Africa in un continuo stato di schiavitù e guerra perpetua.

Qual’è il percorso che dalle miniere arriva fino a casa Nokia, Apple o Samsung, ad esempio? Brevemente (potrete approfondire il tema guardando il documenterio), coltan e cassiterite vengono estratti a mano, a suon di martello e a mani nude nelle miniere sparse per tutto il Congo, soprattutto nella regione di Kivu.
Nelle zone d’estrazione, i guerriglieri obbligano i “minatori” a pagare una quota per ogni chilo di minerali estratti. Non serve che dica, lo avrete immaginato, che in queste miniere muoiono ogni giorno decine di persone, a causa di frane, asfissia, lavoro forzato o giustiziati dai membri del FDLR.
Dalle miniere, dopo aver pagato il pizzo ai guerriglieri, questi giovani e giovanissimi minatori camminano per due giorni con circa venti, trenta, cinquanta chili di minerali caricati in sacchi sulle spalle, fino ad arrivare a Goma, città di confine, punto di raccolta dove coltan e cassiterite vengono smistati e registrati per la prima volta in maniera ufficiale.

Ovvero, volendo risalire all’origine di un minerale conflittivo prima dell’arrivo a Goma, non esiste alcun tipo di documento ufficile.  Questo è uno dei punti chiave che fa capire come si sia creato nella catena di approvvigionamento di materie prime un falso punto di partenza, sganciando le multinazionali dell’elettronica dalla relazione diretta con le miniere dei guerriglieri del FDLR. L’opinione pubblica deve conoscere la verità, il loro intrinseco rapporto commerciale venditore-compratore.  Minerali in cambio d’armi.

Da Goma, coltan e cassiterite vengono caricati in piccoli aerei e inviati in Ruanda, Uganda, Tanzania, Kenya, Burundi, dove gli emissari delle multinazionali europee, asiatiche ed americane li comprano e li portano direttamente nelle catene di montaggio dei nostri cellulari.

Morale della favola, con ogni cellulare e computer che compriamo, diamo il nostro piccolo apporto al finanziamento dei gruppi armati africani, gli paghiamo le armi e li aiutiamo a perpetrare le loro violenze, le mattanze, gli stupri e le ingiustizie, che ogni giorno distruggono il più bello e ricco continente del mondo.

Prima i militari, gli uomini d’affari ed i politici africani, poi gli intermediari del “primo mondo” ed infine noi. Siamo tutti assassini, diretti od indiretti, della popolzaione del Congo, siamo tutti responsabili della distruzione dell’Africa, dell’annichilimento dell’essere umano, dell’oblio della giustizia e della dignità umana.

Tutto questo per non essere mai coscienti, per non voler conoscere la verità, per infischiarsene dei valori e di sapere da dove proviene quello che utilizziamo nella nostra vita quotidiana.

Dovreste per lo meno esserne coscienti adesso e parlarne con amici e figli, far capire ai più piccoli che la gioia nel ricevere per regalo un iPad o uno samrtphone nuovo, corrisponde alla schiavitù di un altro bambino del Congo, che probabilmente non arriverà a compiere trent’anni e la cui madre o sorella saranno state stuprate e trucidate.

A parte Poulsen, a chi interessano i minerali conflittivi? Nonostante la burocrazia internazionale si muova più lenta di una lumaca col piede in gesso, esiste l’associazione Raise Hope for Congo, che lavora per rendere cosciente l’opinione pubblica ed incita i governi a bandire e regolare questo mercato. Ma la situazione è difficile, l’interesse in gioco è troppo grande e, diciamola tutta, ad una persona su due o su tre, sinceramente, non gliene frega niente se l’Africa muore. Questa è la più grande vergogna dell’uomo moderno, il menefreghismo e l’egoismo, sempre ben accompagnati da ignoranza, avarizia e pigrizia.

Se alle persone del cosiddetto primo mondo non gliene frega un cazzo dei bambini del Congo, non saremo mai capaci di utilizzare, tutti assieme, l’arma più grande che possediamo: la capacità di boicottare il mercato dei cellulari o qualsiasi altro mercato che non segua ed attui secondo principi etici. Tradotto, non dovremmo comprare nessun cellulare, almeno fintantoché l’uomo non imparerà a rispettare i diritti e si farà carico delle proprie responsabilità, nel nome del bene comune.

È chiaramente impossibile un discorso del genere, vero? Vedo persone adulte e d’ogni età che fanno assurde file di ore ed ore per accaparrarsi a prezzi esorbitanti l’ultimo iPhone, per poi passare metà delle proprie giornate a cliccare “mi piace” e “condividi”, perdendo il senso della propria vita e la capacità di vivere e sapersi arrangiare.

Invece di renderci conto di quello che succede nel mondo ed agire, consultiamo ogni giorno centinaia di inutili apps, create per aiutarci a vivere meglio ma che però, alla fine, ci hanno fagocitato e trasformato in patetici tamagochi dal collo ricurvo e culi flosci. Siamo davvero ridotti male, da far pena.

Congo, un tempo colonia privata di Leopoldo II, oggi colonia privata delle multinazionali dell’elettronica, che grazie ai nostri acquisti possono continuare ad arricchirsi sulle spalle dei nuovi schiavi 2.0

L’unica differenza è che oggi non ci si pavoneggia in pubblico dei propri schiavi, mostrandoli in catene o fotografandoli mentre gli si amputano le mani, come faceva quel buonuomo belga. Oggi si fa tutto di nascosto e, sebbene salga sempre tutto alla luce, si smentisce, si cerca di corrompere chi tira fuori il tema o, in casi estremi, di farlo fuori.

Anche se potremmo cambiare il mondo, non lo faremo perché saremo occupati a twittare un emoticon che piange accanto ad una foto di un bambino africano massacrato dai guerriglieri, nelle vicinanze delle mine di Bisiye, nella profonda giungla congolese.

Oltre che ignoranti, siamo patetici.

p.s.

vale per la telefonia come per altre cose..... quasi tutto come materia prima arriva dall'africa e viene lavorato in asia: il tutto per far sentire l'occidente ricco.. ricco.

 
 
 

Legge stabilità: l’indicibile vergogna del taglio ai fondi per i non autosufficienti

Post n°3320 pubblicato il 26 Ottobre 2014 da ninograg1
 

di Silvia Truzzi | 26 ottobre 2014

Mentre alla Leopolda vanno in scena le celebrazioni in onore del Principe di Pontassieve (anno I dell’era renziana) tra i fasti, i jingle e i proclami a reti pressoché unificate, passa sotto silenzio una notizia che è una vergogna nazionale. E cioè che la manovra di Stabilità prevede un taglio di 100 milioni al fondo per i non autosufficienti, compresi i malati di Sla.

Giustamente Franco Bechis su Libero due giorni fa faceva notare che il premier quest’estate aveva fatto tanto parlare di sé per il video in cui si versava un secchio di acqua gelata in testa, aderendo alla campagna “Ice bucket challenge, la maratona mondiale di raccolta fondi per la Sla. Molti allora avevano sottolineato come Renzi fosse l’unico capo di governo a essersi fatto la doccia. Noi lo aspettavamo al varco, visto che le sceneggiate sono una cosa, le politiche sociali un’altra. Siccome poi lui non fa l’attore in una soap opera ma il presidente del Consiglio, se voleva davvero fare qualcosa poteva preoccuparsi di assicurare i finanziamenti alle attività di assistenza e cura ai disabili, persone che fanno un’enorme fatica a vivere, tutto il giorno e tutti i giorni. Ebbene, abbiamo avuto una risposta.

Ecco cosa recita l’articolo 17 della legge di Stabilità: “Lo stanziamento del Fondo per le non autosufficienze, ivi inclusi quelli a sostegno delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica, è incrementato di euro 250 milioni a decorrere dall’anno 2015”. Incrementato? Sì certo, perché ogni anno si riparte da zero. Peccato però che nel 2014 i milioni di euro stanziati fossero 350. E dunque il saldo è negativo e di ben 100 milioni. Ora, è poco interessante dire che un governo di sinistra dovrebbe occuparsi prima di tutto di chi ha più bisogno, degli ultimi, degli svantaggiati (e poi: si veda, al riguardo, la Costituzione, in più punti). È più semplice così: in un Paese civile, cosa che l’Italia ha naturalmente la presunzione di essere, chi è malato e in difficoltà dovrebbe avere più diritti e servizi degli altri.

Invece succede il contrario. E a quasi due mesi dall’inizio delle scuole, tantissimi bimbi e ragazzi continuano a vedersi negato il diritto all’istruzione perché, a causa dei tagli, gli enti locali non riescono in molti, troppi casi, a provvedere ai servizi di trasporto, all’assistentato materiale e ad assicurare gli insegnanti di sostegno per le ore in classe.

 

L’associazione Tutti a scuola (www. tuttiascuola. org), insieme a il Fatto Quotidiano, ha lanciato una campagna per raccogliere segnalazioni di scuola negata. Sui social – gentile premier tuìttatore – la campagna ha avuto una grandissima diffusione: oltre 12 mila condivisioni su Facebook e Twitter, anche grazie all’aiuto di programmi che hanno dato spazio all’argomento, sia in radio che in tv. In cinque settimane sono arrivate centinaia di segnalazioni, e non solo dal Sud. Il 5 novembre davanti a Montecitorio – dalle 11 alle 15 – si terrà una manifestazione con un presidio e la consegna del dossier al governo. È sperabile che di fronte ai ragazzini in carrozzella che chiedono SOLO di poter andare a scuola, premier, ministri e parlamentari non si girino dall’altra parte. Non fosse altro che per una questione di umanità e di responsabilità, parola completamente scomparsa dal vocabolario della politica. La qualità di una democrazia si giudica da queste scelte. E l’’nica doccia gelata degna di nota è quella che hanno avuto le famiglie dei disabili alla notizia dell’ennesimo taglio sulla loro pelle.

p.s.

è una vergogna... questa legge di "stabilità" nasconde molte cose che nessuno dice e che molti sentiranno sulla propria pelle; eppure tranne che i diretti interessati sembrano disinteressarsene: in italia e negli usa ciò accade, altrove no.

 
 
 
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