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un attimo.... struggente

Post n°3811 pubblicato il 29 Agosto 2016 da ninograg1
 

Jim Croce, pochissimo noto da noi, ha per me un significato che va al di là delle parole e della musica, va oltre.......

Qui trovate la sua biografia Jim Croce (Fonte: Wikipedia)

E questo video ritengo sia il suo pezzo più bello e struggente:

Time in a bottle (1973)

Questa è la sua traduzione in italiano (bellissima lirica)

Se potessi conservare il tempo in una bottiglia
La prima cosa che mi piacerebbe fare
Sarebbe conservare ogni giorno
Finchè l'eternità non morisse
Solo per trascorrerli con te
 
Se potessi far durare i giorni per sempre
Se le parole potessero far avverare i sogni
Conserverei ogni giorno
Come un tesoro
E poi, di nuovo, li spenderei con te.
 
Ma sembra che non ci sia mai abbastanza tempo
Per fare le cose che vuoi fare, dopo che le hai scoperte
Mi sono guardato intorno sufficientemente per capire
Che tu sei colei con cui voglio trascorrere il mio tempo
 
Se avessi una scatola dei desideri
E dei sogni che non sono mai diventati realtà
Questa scatola sarebbe vuota
Tranne per il ricordo di come
essi erano chiesti da te!
 
Ma sembra che non ci sia mai abbastanza tempo
Per fare le cose che vuoi fare, dopo che le hai scoperte!
Mi sono guardato intorno sufficientemente per capire
Che tu sei colei con cui voglio trascorrere il mio tempo

preso dal sito lyrics translate
a domani
 
 
 

Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere

Post n°3810 pubblicato il 28 Agosto 2016 da ninograg1
 

di | 24 agosto 2016 Il Fatto Quotidiano

L’Italia ha la mappa meglio aggiornata del rischio sismico. Sappiamo cosa fare ma non facciamo. C’è un perché, anzi due.

La prevenzione del rischio sismico e di quello idrogeologico punta a una cucitura lenta e vasta dell’Appennino. Piccoli cantieri, piccole opere, ma molto utili. Lavoro faticoso e invisibile. L’adeguamento antisismico inciderebbe un minimo rispetto al costo dell’edificio ma chi lo riconoscerebbe? La riconoscibilità politica di un’opera è essenziale per la propaganda.

Le due Tav più il Mose avrebbero condotto l’Italia più fragile alla salvezza. Il costo di mezza Metro C di Roma avrebbe potuto far riattivare gli ottomila chilometri di binari morti. Ma queste grandi opere hanno grandi costruttori che muovono grandi interessi. La lobby ha un valore e un potere. Sono imprese spesso multinazionali con fatturati miliardari che pressano, indicano, consigliano ed eleggono deputati e senatori. Avrebbe infatti avuto senso spendere centinaia di milioni di euro per il solo studio di fattibilità (solo lo studio eh?) del Ponte sullo Stretto invece che mettere in sicurezza l’area dello Stretto, la più esposta d’Italia al rischio sismico e idrogeologico?

Seconda spiegazione del perché. Il valore e il costo dell’emergenza è molto più elevato di quella prevenzione. Solo L’Aquila (meno di centomila abitanti) ha prodotto un fatturato per le grandi aziende (compresa quella dell’ex presidente di Confindustria che ha fatto milioni con i suoi ponteggi). Vogliamo parlare dell’Irpinia e dei 56mila miliardi spesi, oppure del piccolo terremoto del piccolo San Giuliano di Puglia esteso artificiosamente a tutto il Molise?

Mi scrivono, gli imbecilli, che oggi è il tempo della solidarietà. Ma che bravi, e come no? Oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere.

 


::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

Innanzitutto guardate la data dell'articolo:24 agosto 2016; tempi non sospetti, vero? Se tutto quello che si è capaci di fare è Casa Italia mentre il materiale su cui studiare è già tutto lì (l'ultima è lo studio Gabrielli, l'ex Capo della Protezione Civile) pronto per l'uso il sospetto sorge spontaneo.....

 
 
 

Il dopo-terremoto sommerso di parole (Ilvo Diamanti)

Post n°3809 pubblicato il 26 Agosto 2016 da ninograg1
 

La terra ha tremato in modo violento. Un’altra volta. E ci siamo trovati di nuovo dentro un incubo.

Ho percepito in diretta la lunga scossa di terremoto, che ha sconvolto alcune zone dell’Italia Centrale. In questo periodo, da molti anni, mi trasferisco a Urbania. Al confine con Urbino – e anch’essa città ducale. Così, nella notte fra martedì 23 e mercoledì 24 agosto ho sentito muri e pavimento muoversi, le lampade oscillare e molti oggetti battere e scivolare. Ho cercato subito sui siti una notizia, un’informazione. Ma avevo capito. Troppo facile immaginare cosa fosse successo. Il problema era “dove”. E con quali effetti.

Pochi istanti e la mia attesa veniva – per così dire – soddisfatta. La terra aveva tremato. In modo violento. Un’altra volta. Al crocevia fra le Marche, il Lazio e l’Umbria. Così ci siamo trovati, di nuovo, dentro un incubo. Assolutamente reale. Un altro terremoto che ha travolto molte località, molti borghi, molte abitazioni e, insieme, molte vite. Era già avvenuto altre volte, non tanti anni fa, non lontano da qui. E purtroppo avverrà ancora. In qualche altro paese, in qualche altra città. D’altronde, come si sente dire spesso, in questi giorni, si tratta di un evento prevedibile. Anche se non proprio in quei luoghi e in quei giorni. Perché il nostro è uno “Stato di emergenza”. Permanente. Noi, per abbassare il rischio, dovremmo praticare la prevenzione, in modo sistematico. Nella realizzazione del patrimonio immobiliare. Nella gestione del territorio.

E qualcosa si è fatto, si fa. Ma in misura assolutamente inadeguata. Non intendo, qui, riprendere il dibattito sui motivi della nostra amnesia permanente, su questi problemi. Ma mi disturba assistere a un palinsesto già scritto. Delineato e sperimentato tante volte. Lo spettacolo del disastro e della tragedia. Lo spettacolo del dolore e dei soccorsi. Della solidarietà e della generosità. Del sostegno istituzionale, espresso da presidenti e uomini di governo in visita ai luoghi colpiti dal sisma. Questa narrazione, scritta, descritta e sceneggiata tante volte: mi disturba.

Anche perché, sui media, questa tragedia reale, tremenda, prende il posto di altre tragedie private, sceneggiate e replicate altre volte. Tante volte. Troppe volte. Omicidi e violenze familiari, tra coniugi, genitori e figli. Tra vicini, conoscenti e sconosciuti. Femminicidi. Li abbiamo visti e li vediamo, trasmessi da tanti anni. D’altronde, da noi i processi e le indagini non finiscono mai. Così, gli stessi spazi mediali oggi sono occupati dalle storie del terremoto e del dopo-terremoto. Riproposte, sugli schermi televisivi, di giorno in giorno, meglio ancora, di pomeriggio in pomeriggio. Poi, di sera, fino a notte inoltrata. La vita e la morte, assolutamente in diretta. I bambini deceduti e quelli salvati. Le polemiche sulle responsabilità dello Stato, dei Comuni e dei privati. Sulle risorse impiegate per gli stranieri e gli immigrati, invece che per aiutare i nostri cittadini.

Mi disturba il reality show che si svolge intorno al dolore. E solleva rumore, anche quando ci sarebbe bisogno di silenzio. Mi rendo conto, però, che è inevitabile. Come, purtroppo, il ripetersi delle tragedie che devastano il nostro territorio. Però, se i terremoti sono imprevedibili e, in Italia, non finiscono mai, proviamo, almeno, a non rassegnarci alla riduzione mediale del dopo-terremoto, sepolto da fiumi di parole. Per rispetto. Nei confronti delle comunità e delle persone colpite dal sisma. E verso noi stessi.

Fonte: Repubblica.it

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per il weekend..ammesso che qualcuno abbia voglia di chiamarlo weekend

 
 
 

Casa Italia? Ok, ma i soldi? Quanti e dove?

Post n°3808 pubblicato il 25 Agosto 2016 da ninograg1
 

Premessa:

rispetto ad alcuni predecessori non ci sono roboanti dichiarazioni nè idee su 'new town' ecc.... dato a Cesare (..) quel che è di Cesare in realtà l'unica novità è che di soldi non se ne vedono; è vero che in questo paese di soldi buttati in grandi opere in seguito ad eventi cataclismatici ce n'è a iosa: se solo la metà di questi fosse davvero stata realmente usata per quel che cui era destinata questo paese molti problemi non lo riguarderebbero se non come problema altrui, così come se le centinaia di milioni stanziati negli scorsi anni per mettere in sicurezza in edifici pubblici e privati non ci si fosse messa di mezzo la 'solita' burocrazia forse qualche problema sarebbe risolto..

L'idea

Ideona. Come faccio a spostare l'attenzione? Come mandare sul binario morto le polemiche? In realtà però stavolta, oltre alla doverose parole nei confronti delle vittime e degli uomini della Protezione Civile delel forze armate ecc., di soldi veri non se ne vedono proprio oltre alla sospensione delle tasse (sospensione non significa niente tasse sia chiaro, ossia prima o poi il Fisco le recupererà: c'è da sperare senza interessi) di altro non se ne ha notizia. Però come riempire il vuoto? Semplice lancio una grande opera.. intellettuale: Casa Italia. Ossia la chiamata alle armi, e alla discussione sul da fare, di tutti i soggetti interessati per varare un piano di prevenzione nazionale per l'edilizia futura e passata da mettere a norma; grande idea che riempie i cuori ma le tasche e le mani da infilarci dentro non se ne ha notizia.Tutto rimandato: a nulla servono il Piano Gabrielli del 2004; i vari studi degli enti preposti; i piani edilizi; ecc. sono solo background ossia un terreno di partenza da cui partire per un piano ambiziosissimo che in prospettiva renderà prospettivamente il nostro paese più sicuro.. prospettivamente però. Serve un salto culturale, dice, ma questo salto culturale lo fai se non fai: condoni; se le tasse non le fai pagare proprio; se stanzi soldi in ricostruzione  vera vigilando che no ci si mettano di mezzo i cavilli burocratici per farli perdere nel fiume carsico del tangentismo; ecc. ecc.

Alla fine temo che avrà ragione la Cassandra che risponde al nome di Antonello Caporale che in un articolo di ieri sul FattoQuotidiano.it dal titolo molto esemplificativo:  Terremoto Centro Italia: oggi lacrime, domani sorrisoni e dopodomani grandi opere ..

... spero caldamente si sbagli. A 56 anni ne ho sentiti di discorsi come quello fatto dal Capo del Governo, anche più ispirati se è per questo ma poi è stata solo una tavola imbandita per pochi a scapito dei tanti che ancora aspettano una casa: è vero che ci sono novanta cantieri all'Aquila ma è anche vero che il centro storico è ancora lì sotto le macerie per la maggior parte; per tacere di quelli precedenti... troppe parole e troppi soldi sprecati.

L'oggi

L'oggi è questo: la fatica degli uomini per strappare dalle macerie i sopravvissuti; i paesi distrutti; le vittime e i feriti e l'inverno che pur si dovrà affrontare in qualche modo; i 50 mln per le prime cose e poc'altro!!!! Vincoli di bilancio ed europei naturalmente..... ma è davvero poco, troppo poco.

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Sviluppo Italia; Cresci Italia; e ora Casa Italia: non vi dice proprio nulla? Da tutte queste parole forti ne è mai venuta qualcosa di buono? Che io ricordi.. no!

 
 
 

Una storia insolitamente nostrana..

Post n°3807 pubblicato il 24 Agosto 2016 da ninograg1
 

 

"Tutto quello che ci faceva paura del comunismo - che avremmo perso le nostre case e i nostri risparmi, che ci avrebbero costretti a lavorare per un salario scarso e che non avremmo avuto alcuna voce contro il sistema - è diventato realtà grazie al capitalismo!"

(Jeff Sparrow, da Facebook)

Il vero problema dei due sistemi è la loro diametralmente opposta visione del redistribuzione sociale: il comunismo non sa creare ricchezza mentre il suo clone oscuro, il capitalismo, non la sa redistribuire... possiamo dire che è giunta l'ora di cancellarli entrambi, non credete?

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Ora stanotte l'ultimo lembo di zolla africana ficcato nel cuore dell'europa, un lembo che noi chiamiamo Italia, ha datto una ulteriore prova che siamo su un pianeta vivo e che ogni tanto da degli scossoni: stavolta fra Lazio, Marche e Abruzzo è arrivato un forte scossone, 6° scala Richter, e tutta una serie di paesi di quella zona sono stati praticamente rasi al suolo: decine di morti, altrettanti, e più, feriti e migliaia di sfollati... i soccorsi sono stati relativamente celeri ma, come sempre (e visti i tagli orizzontali impostici dall'europa e accettati, da veri vassalli quali siamo, dai nostri politici per continuare a sedersi alla tavola imbandita, li rendono ancora più problematici) accade sempre problematici.. e ancora ora in alcune zone ci sono solo nuclei e non le strutture. E' sempre dura parlarne ma non è ammissibile che in un paese civile la protezione civile conosca l'onta dei tagli nelle finanziarie, anzi (insieme a scuola, università e cultura) dovrebbe vedere concentrati i pochi soldi a migliorare le proprie  strutture: ma non è così e ogni volta abbiamo lo show delle polemiche sia sulla rapidità dei soccorsi sia sulla loro poco celere diffusione sul territorio e nel frattempo tutti incollati alla tv a cogliere sofferenza e news: dei veri guardoni del XXI secolo..... è uno dei lati oscuri della rete quello di renderci spettatori e non partecipi, ma forse questa è voluta come forse è voluta anche  che la protezione non fosse al 100% altrimenti come si fa ad incaricare terzi per cose che dovrebbe fare lo Stato? Personalmente avrei gito diversamente: ok fare attivare la Protezione civile ma in quella zone ci sono ben tre installazioni militari e nessuno che avesse alzato il telefono e ordinato a loro di alzare la chiappe e, almeno, farsi un giro a dare una mano laddove riuscivano ad arrivare.... o forse è fuori dai protocolli?

 
 
 
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