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Ue, il declino dell’Unione? Già pianificato, ma è pronto il nuovo regime

Post n°3828 pubblicato il 26 Settembre 2016 da ninograg1
 

di | 22 settembre 2016 Il Fatto Quotidiano

Sostengo da anni ormai che il declino dell’Ue è un evento inevitabile poiché programmato, con buona pace di chi continua a sostenere il “più Europa”, o di chi vorrebbe farlo digerire alle masse come un qualcosa che non poteva essere previsto e frutto di insanabili divergenze politiche fra i leader dei paesi europei.

In un mio precedente post spiego perché. In sintesi, la crisi europea è stata affrontata prevalentemente con l’utilizzo di accordi internazionali extra Ue (Mes/Troika, Fiscal Compact, etc.), cioè al di fuori del quadro normativo dell’Unione, determinando di fatto la nascita di una nuova governance europea, con regole e meccanismi di funzionamento differenti, dove da un lato viene sancita la prevalenza degli interessi di mercato in caso di crisi, mentre dall’altro si attribuiscono maggiori poteri politici agli stati più forti (Germania e Francia).

Un esempio lampante del nuovo assetto europeo è certamente il trattato che istituisce il Mes (cioè la Troika), che prevede che il diritto di voto attribuito a ciascun paese partecipante (quelli della zona euro) sia attribuito in quote differenti (Germania e Francia in testa), nonché la perdita del diritto di voto per i paesi che non riescono ad adempiere ai propri impegni finanziari, cioè quelli in difficoltà. Altro che solidarietà.

Se si decide di creare un sistema diverso, evidentemente quello preesistente è destinato a essere declassato, ovvero sostituito. Non possiamo sapere con certezza quando il declino dell’Ue verrà presentato alle masse, ma è certo che tale percorso sia già in atto, e che l’alternativa è in corso di realizzazione, ed è quella predisposta da quel “sistema” che gli anti-Ue stanno tentando di contrastare. Dalla padella alla brace, insomma.

Dopo la Brexit, qualcuno ha lanciato la pietra dell’uscita dell’Italia dalla Ue e del ritorno alla lira. Faranno un uso strumentale del crollo dell’Ue, la daranno in pasto ai popoli europei per dargli l’illusione di una vittoria, di un cambiamento. Dietro l’angolo, invece, un sistema di governance europea molto più aggressivo. Junker sostiene che l’Ue va male, sarebbe più utile che ci dicesse cos’è che sta andando bene.

di | 22 settembre 2016

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Chi è che scrive ciò?
Lidia Undiemi Dottore di ricerca in diritto dell'economia

Autrice del libro Il ricatto dei mercati edito da Ponte alle Grazie. Sono consulente tecnico in materia di outsourcing e operazioni di societarizzazione. Sono dottore di ricerca in Diritto dell’Economia e mi sono laureata in Economia e Commercio (2003) presso l’Università di Palermo. Ho realizzato diverse pubblicazioni sul tema della tutela del lavoratori coinvolti in operazioni di outsourcing attuate dalle grandi aziende, e a tal fine ho condotto molte indagini sul campo, dal settore dei call center a quello della pubblica amministrazione. Dal 2011 ho iniziato un ulteriore percorso di studi circa l’evoluzione della crisi economica europea con particolare riferimento alle trasformazioni del rapporto fra Stato, Democrazia e Organizzazioni internazionali. Partecipo a incontri e convegni, anche universitari, su entrambi i fronti.

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......... a scanso di equivoci e per non dire che trattasi di 'solito' complottista, ma di serissima persona, docente universitaria, con tutti i titoli per poter dire la sua a ragione veduta senza se e senza ma!!!!!!

 
 
 

Renzi aveva promesso che con lui l’Italia sarebbe tornata a contare eccome in Europa (Andrea Scanzi)

Post n°3827 pubblicato il 25 Settembre 2016 da ninograg1
 

Fonte: Triskel182 24/09/2016

Come noto, Renzi aveva promesso che con lui l’Italia sarebbe tornata a contare eccome in Europa. Infatti: anche ieri, francesi e tedeschi ci hanno sbattuto la porta in faccia. Non so quale fosse il modello di riferimento di Renzi, ma se pensava a un’Italia che ricoprisse in Europa il ruolo che aveva Crisantemi nella Longobarda di Oronzo Canà, allora ci è riuscito benissimo.

(La cosa più patetica, in questa recita continua, è lui che ogni volta grida: “Adesso mi arrabbio e gliene dico quattro!”. E nessuno se lo fila. Mai. Poveraccio).

Da .facebook.com/Andrea-Scanzi

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poche chiare paroline...

 
 
 

Sono gli aborigeni il popolo più antico della Terra, lo dice il Dna

Post n°3826 pubblicato il 23 Settembre 2016 da ninograg1
 

Fonte: La Repubblica Scienze

ROMA - Lo studio genomico più approfondito finora condotto sugli indigeni australiani rivela che gli uomini moderni sono tutti discendenti di un'unica ondata di intrepidi migranti che lasciarono l'Africa circa 72 mila anni fa. E conferma che gli aborigeni di oggi sono discendenti dei primi esseri umani che abitarono l'Australia e che costituiscono la più antica civilizzazione ininterrotta sulla Terra.

Le conclusioni derivano da uno dei tre studi appena pubblicati su Nature, che esaminano la dispersione dell'uomo moderno, dal comune luogo di nascita evolutivo in Africa verso Europa, Asia e Oceania. Finora gli antropologi si sono divisi fra chi sostiene che noi tutti condividiamo gli stessi antenati da un singolo evento di migrazione di massa, e chi ipotizza una dispersione in ondate distinte in tempi differenti.

Lo studio guidato da Michael Westaway della Griffith University del Queensland ed Eske Willersley dell'University of Cambridge si è basato su dati genetici di persone di 280 diverse popolazioni insediate in regioni del mondo in gran parte sottostudiate. E i dati confermano la teoria dell'unica ondata.

Per quanto riguarda l'Australia, l'indagine è stata effettuata con la collaborazione di anziani e di leader di varie comunità indigene. E le informazioni genetiche raccolte mostrano che le popolazioni aborigene che vivono in habitat desertici hanno sviluppato adattamenti biologici unici per sopravvivere in condizioni aride e con temperature notturne sottozero, senza mostrare gli aumenti dei tassi metabolici osservati negli europei nelle stesse condizioni. Un tratto che secondo gli studiosi si è rafforzato con la lunga occupazione del continente.

I ricercatori hanno registrato le sequenze genetiche di 83 aborigeni australiani del gruppo linguistico Pama-Nyungan, che copre il 90% del continente, e di 25 indigeni degli altipiani di Papua. Lo studio mostra evidenze di un solo evento di colonizzazione in Australia, e di una continuità di occupazione della stessa firma genetica, lungo un arco di circa 40 mila anni. Rivela inoltre che gli antenati del papuatici e degli aborigeni lasciarono l'Africa circa 72 mila anni fa e si distaccarono dal gruppo principale attorno a 58 mila anni fa. Raggiunsero quindi il supercontinente detto Sahul, che originariamente riuniva Tasmania, Australia e Nuova Guinea attorno a 50 mila ani fa, raccogliendo lungo la strada genoma da cugini dell'Homo sapiens come Neanderthal, Denisoviani asiatici e altri ominidi poi estinti. I papuasici e gli aborigeni si separarono poi attorno a 37 mila anni fa, molto prima che i continenti si dividessero attorno a 8 mila anni fa.

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A.A.A. Si cercano volontari che si attrezzino per spiegarlo a:

  1. integralisti di qualunque religlione;
  2. creazionisti;
  3. imbecilli vari;
  4. razzisti;
  5. nazifascisti .. che hanno i co****ni con le loro stuppide, quanto malsane, idee sulla superiorità della razza;
  6. Donald Trump;
  7. Killari Clinton;
  8. Trilaterale e NWO vari che presuppogono, in poco più di 10.000 esemplari (la parte peggiore), di poter governare il pianeta e farci tutti schiavi;
  9. darwinisti
  10. spenceriani,
  11. etc. etc. etc

...... come sempre BUON WEEKEND

 
 
 

Robert Kennedy jr: Perché gli arabi non ci vogliono in Siria

Post n°3825 pubblicato il 22 Settembre 2016 da ninograg1
 

Fonte: Voci dall'estero

Dal sito Politico.eu, vale davvero la pena di riportare la traduzione integrale del lungo e dissacrante articolo (di cui abbiamo già parlato qui) in cui Robert Kennedy jr riassume agli americani ipnotizzati (e agli alleati europei) il “disgustoso” contesto storico, a partire dalla seconda guerra mondiale, in cui si inserisce la terribile guerra siriana dei nostri giorni e la creazione dell’Isis da parte della Cia, a protezione del cartello del petrolio.  

di Robert F. Kennedy, JR, 23 febbraio 2016, aggiornato al 1° marzo 2016

In parte perché mio padre è stato assassinato da un arabo, ho fatto uno sforzo per comprendere l’impatto della politica degli Stati Uniti in Medio Oriente e in particolare i fattori che motivano a volte le sanguinarie risposte  del mondo islamico contro il nostro paese. Concentrando l’attenzione sull’ascesa dello Stato islamico e andando alla ricerca delle cause originarie della barbarie che ha portato via così tante vite innocenti a Parigi e San Bernardino, sarebbe meglio andare al di là delle spiegazioni di comodo sulla religione e l’ideologia. Dovremmo invece esaminare le logiche più complesse della storia e del petrolio – e renderci conto che spesso esse chiamano in causa le responsabilità del nostro paese.

Il disgustoso record americano di interventi violenti in Siria – poco conosciuto dal popolo americano ma ben noto ai siriani – ha seminato un terreno fertile per il jihadismo islamico violento che ora complica una qualsiasi risposta efficace del nostro governo per affrontare la sfida dell’ISIL.  Finché l’opinione pubblica e i politici americani non si rendono consapevoli di questo passato, ulteriori interventi rischiano solo di aggravare la crisi. Questa settimana il Segretario di Stato John Kerry ha annunciato un cessate il fuoco “provvisorio” in Siria. Ma dal momento che il potere di influenza e il prestigio degli Stati Uniti in Siria sono al minimo – e il cessate il fuoco non include combattenti importanti come lo Stato islamico e al Nusra – nel migliore dei casi è destinato ad essere una tregua piuttosto precaria. Allo stesso modo, l’intensificazione da parte del presidente Obama dell’intervento militare in Libia – attacchi aerei degli Stati Uniti la scorsa settimana hanno preso di mira un campo di addestramento Stato islamico – è probabile che rafforzi, piuttosto che indebolire, gli esponenti più radicali. Come ha riportato in prima pagina il New York Times l’8 dicembre 2015, i leader politici dello stato islamico e i pianificatori strategici stanno lavorando per provocare un intervento militare americano. Essi sanno per esperienza che questo provocherà un grande afflusso di combattenti volontari nelle loro fila, soffocando le voci moderate e unificando tutto il mondo islamico contro l’America.

Per capire questa dinamica, dobbiamo guardare la storia dal punto di vista dei siriani e in particolare le cause del conflitto in corso. Molto prima che la nostra occupazione dell’Iraq nel 2003 innescasse la rivolta sunnita che si è ormai trasformata in Stato Islamico, la CIA aveva nutrito lo jihadismo violento come un’arma da guerra fredda e caricato così di elementi tossici le relazioni U.S./Siria.

Questo non è avvenuto senza polemiche interne. Nel mese di luglio 1957, a seguito di un fallito colpo di stato della CIA in Siria, mio zio, il senatore John F. Kennedy, infiammò la Casa Bianca di Eisenhower, i leader di entrambi i partiti politici ed i nostri alleati europei con un discorso che è stato una pietra miliare, in cui sosteneva il diritto di auto-governo del mondo arabo e la fine delle ingerenze imperialiste degli Stati Uniti nei paesi arabi. Nel corso della mia vita, e in particolare durante i miei frequenti viaggi in Medio Oriente, innumerevoli arabi mi hanno ricordato con entusiasmo quel discorso come la più chiara affermazione dell’idealismo che essi si aspettavano dagli USA. Il discorso di Kennedy era un invito a riconnettere l’America con quegli alti valori che il nostro paese aveva sostenuto nella Carta atlantica; l’impegno formale a che tutte le ex colonie europee dopo la seconda guerra mondiale avessero il diritto all’auto-determinazione.Nel 1941 Franklin D. Roosevelt aveva spinto con forza Winston Churchill e gli altri leader alleati a firmare la Carta Atlantica come condizione preliminare per il sostegno americano nella guerra contro il fascismo europeo.

Ma grazie in gran parte a Allen Dulles e alla CIA, i cui intrighi di politica estera erano spesso in contrasto diretto con le politiche dichiarate della nostra nazione, il percorso ideale delineato nella Carta Atlantica è rimasto una strada che non è stata intrapresa. Nel 1957 mio nonno, l’ambasciatore Joseph P. Kennedy, fece parte di un comitato segreto incaricato di investigare le azioni clandestine della CIA in Medio Oriente. Il cosiddetto “Rapporto Bruce-Lovett“, del quale è stato uno dei firmatari, descriveva le trame della CIA per colpi di stato in Giordania, Siria, Iran, Iraq ed Egitto, tutti fatti di conoscenza comune sulla piazza araba, ma praticamente sconosciuti al popolo americano, che credeva, prendendole per buone, alle smentite del suo governo. Il rapporto incolpava la CIA  del dilagante antiamericanismo che allora stava misteriosamente prendendo piede “in numerosi paesi del mondo di oggi.” Il Rapporto Bruce-Lovett sottolineava che tali interventi erano contrari ai valori americani e avevano compromesso la leadership internazionale degli Stati Uniti e la sua autorità morale senza che il popolo americano ne fosse a conoscenza. Il rapporto diceva anche che la CIA non ha mai considerato il modo in cui avrebbe trattato tali interventi se qualche governo straniero li avesse progettati nel nostro paese.

Questa è la storia sanguinosa di cui interventisti moderni come George W. Bush, Ted Cruz e Marco Rubio omettono di parlare quando recitano la loro retorica narcisistica sul fatto che i nazionalisti del Medio Oriente “ci odiano per le nostre libertà.”  Per la maggior parte di loro non è così; invece ci odiano per il modo in cui abbiamo tradito tali libertà – i nostri stessi ideali – all’interno dei loro confini.

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il resto lo leggete al link indicato sopra alla voce Fonte....

 
 
 

Servono i cuori, non i muri (BARACK OBAMA)

Post n°3824 pubblicato il 21 Settembre 2016 da ninograg1
 

MI RIVOLGO a questa assemblea da presidente degli Stati Uniti per l’ultima volta.

CITERÒ alcuni dei progressi fatti negli ultimi otto anni. Eravamo negli abissi della più grande crisi finanziaria dei nostri tempi, ma abbiamo reagito in modo coordinato per far ripartire l’economia globale. Abbiamo strappato ai terroristi le loro roccaforti, risolto la questione del nucleare iraniano per vie diplomatiche, aperto le relazioni con Cuba.
Nonostante ciò, oggi quelle stesse forze dell’integrazione globale che ci hanno resi così dipendenti gli uni dagli altri, ci espongono anche a profonde lacerazioni dell’ordine internazionale. I rifugiati varcano in massa le frontiere per scappare da un conflitto brutale. Perturbazioni finanziarie continuano a pesare su intere comunità. In ampie zone del Medio Oriente la sicurezza e l’ordine vengono meno. Troppi governi tuttora reprimono con la violenza il dissenso. Reti terroristiche mettono in pericolo società aperte e alimentano la rabbia nei confronti di immigrati e musulmani innocenti. Questo paradosso caratterizza il mondo di oggi.

 

Un quarto di secolo dopo la fine della guerra fredda, il mondo è di gran lunga meno violento e più prospero che mai, eppure le nostre società sono piene di incertezza, disagi e ostilità. Io oggi vorrei invitare noi tutti a fare un passo avanti, invece di regredire. Per riuscirci dobbiamo ammettere che la strada da noi imboccata, quella dell’integrazione globale, richiede ora un cambiamento di rotta. Chi sbandiera i vantaggi della globalizzazione troppo spesso non ha voluto vedere le ineguaglianze tra le nazioni e al loro interno.
Mentre i problemi reali venivano negati, visioni alternative prendevano piede, in Paesi ricchi come in quelli più poveri: il fondamentalismo religioso; le politiche etniche, tribali o settarie; un nazionalismo aggressivo, un becero populismo. Non possiamo ignorare queste idee, perché riflettono insoddisfazioni. Non credo che sul lungo periodo possano garantire sicurezza o benessere, e credo che falliscano perché non riconoscono la nostra comune umanità. Una nazione che si circonda interamente di muri non farebbe che imprigionare se stessa. La risposta quindi non può essere un semplice rifiuto dell’integrazione globale, ma anzi far sì che i vantaggi dell’integrazione siano il più condivisi possibile.
Credo che la strada della democrazia continui a essere la migliore: chi crede in ciò, deve farsi sentire a gran voce. La Storia e i fatti sono dalla nostra parte. Ciò mi porta a parlare del terzo obbligo che ci spetta: respingere ogni forma di fondamentalismo, di razzismo, o di ideologia legata a una superiorità etnica che rende le nostre identità tradizionali inconciliabili con la modernità. Al contrario: dobbiamo abbracciare la tolleranza che nasce dal rispetto per tutti gli esseri umani.
Che l’integrazione globale abbia portato a uno scontro di culture è lapalissiano. In un mondo che si è lasciato alle spalle l’era degli imperi, assistiamo ai tentativi della Russia di recuperare la gloria perduta attraverso la forza. In Europa e negli Usa vediamo la gente scontrarsi su immigrazione e cambiamenti demografici, come se la presenza di chi sembra diverso potesse corrompere il carattere dei rispettivi Paesi. Non credo che il progresso sia possibile, se il nostro desiderio di tutelare le identità dà il via alla disumanità e agli istinti di dominare su altri gruppi. Il mondo è troppo piccolo e noi siamo troppo connessi perché si possa tornare a mentalità di così vecchio stampo. In troppe zone del Medio Oriente vediamo accadere proprio questo. Lì buona parte del declino in atto è alimentato dal fatto che i leader, invece di fondare la propria legittimità nelle politiche o nei programmi di governo, hanno fatto ricorso alla persecuzione dell’opposizione politica o alla demonizzazione delle altre correnti religiose, circoscrivendo lo spazio pubblico alla moschea, laddove in troppi luoghi venivano tollerate perversioni in nome di una grande fede.
Tutte queste forze hanno preso piede e si sono rafforzate nel corso degli anni, ora entrano in azione rinfocolando sia la tragica guerra in Siria sia la scriteriata e medievale minaccia dell’Isis. Perché si arrivi a vincere l’ultima battaglia militare, è indispensabile per noi portare avanti con determinazione il duro sforzo diplomatico che ambisce a fermare la violenza,a soccorrere chi ne ha bisogno, a sostenere coloro che aspirano a un accordo politico. Nei conflitti dell’intera regione dovremo insistere affinché tutte le parti coinvolte riconoscano la nostra comune umanità e le nazioni pongano fine a guerre per procura che alimentano sempre più il caos. E ciò mi porta infine alla quarta, imprescindibile questione che credo dobbiamo affrontare insieme: sostenere l’impegno alla cooperazione internazionale, quello fondato sui diritti e sulle responsabilità delle nazioni.
Credo che l’America fino a questo momento sia stata una superpotenza rara nella storia del genere umano, in quanto è stata capace di pensare al di là dei suoi interessi immediati. Ma so anche che non possiamo riuscire in simili intenti da soli. Se la Russia continuerà a interferire negli affari dei suoi vicini, potrà forse essere popolare in patria, ma col passare del tempo perderà autorevolezza. Siamo tutti portatori di interessi e siamo tutti coinvolti, in questo sistema internazionale, perciò sta a noi tutti saper investire nel successo delle istituzioni alle quali apparteniamo.
Mentre era in prigione, da giovane, Martin Luther King Jr scrisse che “il progresso umano non corre mai sulle ruote dell’inevitabile, ma passa attraverso gli sforzi senza tregua di tutti gli uomini che vogliono collaborare con Dio”.
Articolo intero su la Repubblica del 21/09/2016.

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Bé.. perchè deludere il Nobel per la Pace nel suo ultimo discorso in un Assemblea come quella dell'ONU?
Se, come oggi accade a chi ha sotto i 30 anni cui non hanno spiegato quante mani in pasta e cos'hanno combinato, non li conoscessimo potremmo anche versare una lacrima di cmmozione per questo campione americano della democrazia del liberalismo e del ..... socialismo: si proprio questa parola avete capito bene secondo lui servirebbe un nuovo socialismo che mitigasse gli estremismi della globalizzazione: manco fosse Savonarola!!!
In realtà la cosa è un tantino diversa: fermamdoci agli anni di Obama vogliamo farlo un bilancio?
  1. Iraq. Il suo dotto e degno perdecessore ha infognato gli americani in quel paese (governato da Saddam messo lì dalla Cia e buttato giù dalle bombe degli americani), che ha fatto il Nostro? Ce li ha lasciati...... sia come contractor (leggi mercenari) siamo come consiglieri militari. Il terrorismo? Una chjimera: non passa giorno che in quel martoriato paese non esploda una bomba.
  2. Guantanamo. Tutto come prima..... è sempre lì nonostante le promesse fatte.
  3. Afghanistan. No lì non ci sono... ufficialmente. Business as business e volete che lascino il controllo del crocevia del petrolio e del gas siberiano? Nemmeno per sogno: continuano a sostenere un regime ultra corrotto (il Brasile impallidisce al confronto, per fare un caso recente) non rappresentativo di nessuno e niente se non di quegli interessi 'strategici' termine con il quale gli americani definiscono che vogliono rimanere dove sono senz'apparire: loro sfaciano e gli altri rimettono a posto....
  4. Russia e Cina. Mentre la seconda, patria del sottopagatissimo esercito di operai che lavorano per i contractor delle anziende americane (e non solo) penetra in qualunque angolo del pianeta, fa il bello e il cattivo tempo nel terzo mondo; difende il giocoliere, mucleare, della Corea del Nord; si arma; fa spionaggio, ecc. che fa il nostro? Se la prende con .... Putin cui prima ha soffiato da sotto al naso l'Ucraina, nonostante ci fossero state elezioni legittime internazionalmente riconosciute, e vi installa, è proprio il caso di dirlo, un regime fantoccio completamente dipendente dagli interessi occidentali; e se non bastasse allarga i confini del suo braccio armato, la NATO, fino ai confini del 1917 (violando il patto stipulato con Eltsin; patto con cui quest'altro fantoccio americano pensava di esserseli fatti amici): ossia in bocca ai russi!! Ora non è che Putin sia un santo o un suo stinco ma se ne stava lì buono buono a pensare ai suoi, non pochi, problemi interni e a tenere a bada gli islamici 'interni' e invece... si ritrova con una guerra ai propri confini: guerra aizzata dagli occidentali che si sono anche premurati di 'circondarlo' di missili e carri armati e altro: che doveva fare il nostro? Conosciamo benissimo l'orgoglio del popolo russo: ne ha dato ampia prova sia con Napoleone che con Hitler, no? Si sono raccolti attorno al caro leader e hanno riscoperto valori che erano stati dimenticati: fra cui un certo sovietismo.... non marxista nè leninista sia chiaro (sono meno ipocriti dei cinesi) ma sicuramente 'orientale' che li spinge a risentire sia il rumore delle sciabole che quello del fumo dei cannoni più nolenti che volenti.
  5. Libia. Ha fortemente aiutato a tirar giù l'unico baluardo contro l'emigrazione di massa dall'Africa verso l'Europa.... un momento: ma gli americani ce lo avevano messo proprio loro lì o sbaglio? Peccato che Muhammar el Gheddafi non avesse imparato nulla della lezione irakena: avrebbe dovuto capire che gli occidentali sono degli ingrati.
  6. Turchia. Ha fatto lo gnorri con il satrapo turco. Si ha proprio fatto lo gnorri perchè mentre l'alleato con il secondo esercito più potente della NATO faceva le fusa con la Russia in risposta al tentato golpe (agevolato da ....... si accettano scommesse) ha permesso che trucidassero non i terroristi dell'Isis ma i curdi che sono alleati degli americani contro l'Isis!!!! Triplo salto mortale carpiato!!! Nemmeno un giocoliere professionista potrebbe fare di meglio... tollerando anche il fatto che i turchi facevano affari proprio con i terroristi smaltendo petrolio di contrabbando: arrivato in quasi tutti i paesi occidentali a prezzi di favore: strani questi terroristi, vero? Fanno scoppiare bombe in America ma alla fine gli danno, per terza fonte, petrolio, gas ecc. ecc.: questa fa il paio con l'11/9 dove anche a fronte di due aerei schiantatisi contro due grattacieli, che avrebebro dovuto restare su perchè costruiti con certi criteri, nessuno ha saputo spiegare come avesse fatto crollare la terza torre, la n°7, senza che nessun aereo, nemmeno di carta, vi si fosse schiantato contro... fra l'altro quella torre era lontana ben oltre cento metri dalle altre due!
  7. Siria. Ha finanziato qaedisti e Isis contro il dittatore Assad il siriano...i quali, ingrati, gli si son rivoltati contro: ma che si aspettava? Che gli corressero incontro e facessero tutti insieme un bel girotondo? Ora la Siria è completamente distrutta. La terza società più laica del mondo arabo (le altre due erano l'Irak e il territorio amministrato dall'OLP) oggi è preda di fazioni religiose che, oltre a fare la guerra al laico Assad (anche lui o meglio il di lui padre.. ha molto a che fare con gli americani), si ammazzano fra loro mentre gli occidentali motteggiano piani di pace, incontri con i 'moderati' e altre balle del genere.... gli unici a combattere sul serio i terroristi ... sono proprio i russi e ci stanno anche riuscendo con grande dispetto dei nostri sacerdoti della democrazia.. parola di cui si rcordano solo quando la devono sventolare contro gli arabi e tutti i non occidentali mentre se la dimenticano quando gli stessi finanziano paesi e gruppi che di democratico non hanno nulla!!!
  8. Gli USA hanno il Muro. Si forse non lo sapete o lo sapete ma vi fa piacere dimenticarvelo... ma hanno 'il' Muro più lungo, meglio armato, vigilato, sorvegliato, dell'intero pianeta: al confine con il Messico c'è questo Muro al cui confronto quello israeliano e quello di Berlino sono pallide imitazioni.... ma come, i campioni della democrazia e dei valori del libero mercato e della libera circolazione delle cose e  delle persone fanno una cosa del genere? Bé che vi aspettavate: qui si parla di USA mica di Italia o altro? E quando si parla di loro afffari non sono mica tanto democratici e liberisti... meglio milioni di clandestini sottopagati, sfruttati e ricattati che lavoratori regolari che devono vedesi pagati non solo il salario ma pure la pensione.. sennò la competitività va a farsi fottere... scusate il francesismo. E il nostro mica l'ha abbattuto, anzi.. milioni di $ vengono ancora investiti in quella parte del loro paese: e poi viene a dire a noi che dobbiamo 'accogliere' e 'tollerare'!!!!
  9. Dentro gli USA. Bè ormai è chiaro: la vera guerra gli americani ce l'hanno in casa: se la son creata a casa loro; un paese dove tutti hanno un arma e il diritto di suarla la polizia, e la altre forze di sicurezza, mica potevano essere da meno no? E' di tutti i giorni la news di uno, preferibilmente di colore.. ma andranno bene anche ispanici ecc... ci stannno lavorando, sparato per strada senz'alcun motivo apparente. Dove non c'è un palazzo pubblico dove non ci sia esposto un simbolo massonico; dove chi perde o non ha lavoro non ha diritto al fondo sanitario (nonostante l'Obamacare.. regalo per le assicurazioni); dove ci sono almeno 60 mln di persone che vivono allo stesso livello dei loro consimili del terzo e del quarto mondo; dove ci sono i giovani più ignoranti, insieme agli italiani coetanei (e si vede), dell'intero mondo occidentale; dove una ristretta élite ha trovato il modo di far soldi a spese della generalità delle persone loro connaizonali e ora a livello mondiale cerca d'imporre lo stesso modello anche sulla punta delle baionette laddove non bastassero le parole e gli affari....

ma siam proprio sicuri che avesse dirotto al nobel per la pace e adire parole così alte quanto vuote di qualunque significato quanto quelle espresse in questo discorso?

A me la risposta mi pare più che ovvia e a voi?

 
 
 
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NON LASCIAMOCISOLI & CHE

O siamo Capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, O DOBBIAMO lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza,perchè questo blocca il libero Sviluppo dell'intelligenza "
Ernesto Che Guevara
  

XXI secolo?

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