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Dai bonus ai tagli ai ministeri la “manovra bis” del Tesoro per trovare l’accordo con l’Ue (ROBERTO PETRINI)

Post n°3909 pubblicato il 17 Gennaio 2017 da ninograg1
 

17/01/2017 di triskel182

Il retroscena.Il governo prova a ridurre l’entità degli interventi smontando una serie di misure adottate da Renzi. “Austerità letale per l’economia”.La manovra tuttavia si dovrà fare. Come dicono in molti: non possiamo prenderci la procedura d’infrazione per “soli” 2-3 miliardi.
ROMA – Tutto nelle mani del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e del suo Ragioniere generale, Daniele Franco. La missione, quasi disperata, è quella di recuperare nel giro di un paio di settimane i 3,4 miliardi che la Commissione europea sta per chiederci con una lettera ufficiale con la minaccia di estrarre il “cartellino rosso” sui conti pubblici.

 

La manovra-bis è dietro l’angolo e Padoan, intervistato ieri sera dal Tg3, non la esclude: «Vedremo se sarà il caso di prendere ulteriori misure per rispettare gli obiettivi».
Dunque: tecnici al lavoro. Nulla viene trascurato e in queste ore si sta cominciando a passare al setaccio le misure della legge di Bilancio 2017, ancora “calda”, dopo il recente ok del Parlamento, e sotto l’accusa di essere stata piegata alle esigenze della campagna referendaria. Occhio attento ai bonus, agli sconti fiscali per le imprese e a tutti i finanziamenti di cui si può fare a meno senza compromettere “equità e crescita”. Si cerca disperatamente anche la strada più soft: il taglio dei due fondi per gli interventi infrastrutturali che superano per quest’anno i 2,9 miliardi e che potrebbero essere in parte sacrificati anche perché, in attesa delle norme attuative, non hanno ancora una destinazione precisa. Ma nel frattempo il menù della Ragioneria ha fatto scattare i meccanismi automatici utilizzati in caso di necessità: tagli lineari, per qualche centinaio di milioni, alla spesa dei ministeri e un rafforzamento della spending review 2017.
Il governo non scatena la polemica con Bruxelles, ma ha pronta la linea di difesa. «Sono in corso contatti con la Commissione», hanno fatto sapere ieri fonti del Tesoro fin dalla mattinata. I negoziati sono volti ad «evitare la procedura d’infrazione» e dunque c’è la implicita disponibilità ad agire sui conti, ma a condizione di «scongiurare il rischio che interventi restrittivi sul bilancio compromettano la crescita». Anche perché l’economia è sempre più debole e appena ieri l’Fmi ha tagliato il Pil 2017: una manovra troppo forte potrebbe “seppellire” la ripresa.
Il governo sarebbe tentato di chiedere più tempo per agire ma su questo terreno sarà difficile convincere l’Europa. La manovra- bis va varata entro fine mese per dar modo a Bruxelles di incorporare dati di bilancio “corretti” nelle previsioni invernali che dovrebbero essere pubblicate intorno al 10-15 febbraio. Tanto più che la prossima settimana la missione della Commissione sarà in Italia per acquisire gli elementi per formulare le nuove previsioni.
Se Bruxelles si accontenterà sul tema il negoziato è ancora aperto – si potrà scendere da 3,4 a 2 miliardi. Ma anche in questo caso il lavoro non sarebbe facile: soprattutto se dovesse passare per lo “smontaggio” della legge di Bilancio che porta la firma di Matteo Renzi.
Così si procede con cautela e per esclusione. “No” a retromarce sulle risorse per gli statali e per le pensioni (oggetto di un accordo con i sindacati), nessun sacrificio in più alla sanità (ha già dato un miliardo). Ci sarebbero gli sconti per le imprese ma i superammortamenti per le tecnologie pesano sul bilancio del 2018.
Così si vagliano i bonus, criticati perché a pioggia, senza differenze di reddito. Si possono sospendere o limare. Ci sono i circa 290 milioni per il bonus da 500 euro per diciottenni destinati a libri, musei e strumenti musicali. Sotto scrutinio le due misure, anche queste non legate al reddito, del “premio mamma” di 800 euro e il “buono” per gli asili nido (costano insieme 536 milioni). Oppure ci sarebbe la rinuncia all’aumento delle tasse d’imbarco negli aeroporti: norma accolta con favore dalle compagnie low cost, ma che pesa per 182 milioni.

Articolo intero su La Repubblica del 17/01/2017.

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... fosse servita allo scopo quella finanziaria renziana!!! Ora ne paghiamo il conto..
 
 
 

Che cosa resta di Barack Obama (Furio Colombo)

Post n°3908 pubblicato il 16 Gennaio 2017 da ninograg1
 

La politica non è soltanto “dire” e “fare”, come continuano a dirci gli uni e gli altri dei vari schieramenti politici. I cittadini si sono accorti da molto tempo che gli sbandieratori del fare sono costretti a parlare sempre, per far sapere e ripetere (a volte all’infinito) ciò che hanno fatto e ciò che faranno. I politici del dire o dicono promesse o si legano a valori. E qui troviamo Obama. Prima di fare il presidente ha voluto dire che crede nella diversità, nella inviolabilità dei diritti, nell’uguaglianza.

Alla fine della sua presidenza, nel suo discorso di addio, e mentre il presidente che verrà dopo, stava annunciando che brucerà tutto ciò che è stato fatto dal suo predecessore (comprese le cure mediche garantite) Obama ha detto le stesse cose: crede nella diversità, nei diritti, nell’uguaglianza. Ha aggiunto due parole molto belle, “orizzonti” (“gli orizzonti americani sono molto grandi”) e speranza (“c’è sempre un dopo che non permette di lasciar perdere, c’è molto da fare, specialmente per i più giovani”).

La rivelazione di Obama, che è stato del resto la natura e la materia della sua presidenza, è una terza parola, mai usata perché troppo dedicata agli altri e troppo poco a se stessi. Più che una parola è un impegno: “esserci”. Dica chi non ha pensato o detto, in un momento o nell’altro, di questi otto anni, non solo in America: “Però c’è Obama”. Questo presidente, odiato, attaccato, calunniato al punto da affermare che la presidenza doveva essergli negata perché Obama non era nato negli Stati Uniti (il suggerimento, basato sul falso, era di Donald Trump), se ne va sfiorando il 60 per cento del gradimento popolare. Se ne va mentre più della metà del Paese aspetta il suo ritorno. Non sarà la persona ma sarà il ritorno di quella determinazione a “esserci” che è stata solo di Franklin Delano Roosevelt, di John Kennedy, di Robert Kennedy, prima di Obama. “Esserci” vuol dire che la vita dei cittadini, la loro fiducia, attesa e modo di fronteggiare la paura, include la vita e la presenza del presidente degli Stati Uniti. Altri Paesi non hanno una figura che occupa tanto spazio nell’immaginario collettivo. Per questo è un problema l’irrompere in scena di Trump, uomo cattivo (sta promettendo torture e Guantanamo, e non smette di dire che, prima cosa, abolirà le cure mediche garantite del progetto di Obama (Obamacare, che includeva nell’assistenza medica a tutti i livelli milioni di americani che erano esclusi) ma anche impegnato solo con se stesso, che sarà (conservate questa frase) un presidente cattivo, perché vanitoso, bugiardo, incline a dare la colpa agli altri e a giudicare “brilliant” (brillanti) i succubi, impegnato solo con se stesso. Per questo è molto importante la promessa implicita ma evidente di Obama di non andarsene, di non dedicarsi alla buona vita privata degli ex presidenti, che creano una fondazione, fanno buoni discorsi e offrono sempre una citazione, un ammonimento, un pensiero nei momenti difficili.

Finalmente è venuta in chiaro, sboccata e volgare la grande ragione dell’ostilità che ha avuto mentre è stato uno dei grandi leader del suo Paese. Barack Obama è nero. Il conscio e l’inconscio di un Paese in cui il virus razzista è tuttora vivo e contagioso, ha dato mandato a un uomo bianco, ricco, volgare al punto da deridere i disabili, insultare pesantemente i messicani e promettere ed espellerà milioni di illegali clandestini che non esistono in America, di tentare di distruggere l’eredità di Obama, principi e opere circondandosi di miliardari e di ex generali. Sul momento un prezzo crudele è stato pagato da Hillary Clinton, abbattuta in una caccia senza quartiere al presidente nero.

Del presidente si potranno cancellare le leggi (e così sarà dimostrata la potenza della discriminazione razziale, che può spingere i poveri a votare contro se stessi). Ma non si può cancellare il fatto che esista e che quel suo “esserci” che è la chiave di tutta la sua straordinaria politica) continua.

Obama, insieme a Michelle, lei stessa vera leader, (73% di gradimento nei giorni di Trump) ha fatto sapere con chiarezza che non si allontana, che in un mondo che offrirà molta volgarità, molta oscenità e inversioni a U che rischiano di essere mortali, Barack Obama c’è.

Nasce qui una parte della vita politica americana, ma anche del mondo, radicalmente nuova, in grado di fronteggiare la massa di ricchezza e di interessi particolari che si stanno accumulando intorno alla politica. Trump ha vinto e niente sarà come prima. Ma in due sensi. Da una parte le trincee dei miliardari, ex generali e grandi petrolieri, misteriosamente legati a Putin.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 15/01/2017.

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io credo che Obama lascoerà molti vuoti e molte ombre.... non credo che lo rimpiangeremo visto come anche lui ha fomentato guerre e terrorismi vari.

 
 
 

I 5 Stelle non scendono nei consensi? Ecco perché

Post n°3907 pubblicato il 15 Gennaio 2017 da ninograg1
 

di | 15 gennaio 2017 dal Fatto Quotidiano

Nonostante la figura invereconda con l’Alde, il M5S non scende nei consensi. Anzi. Il sondaggio di Pagnoncelli lo dava ieri al 30.9 davanti al Pd (30.1%). I sondaggi valgono quel che valgono, ma il dato merita un’analisi.

1. Notizie come la figuraccia da citrulli con Verhofstasdt interessano i malati di politica, ma alla stragrande maggioranza degli elettori fregano un po’ meno di niente.

2. L’informazione canonica, che crivella a prescindere il M5S, non è più decisiva. Altrimenti, se lo fosse, il sì avrebbe vinto col 98%. Sin dal primo V-Day del 2007 funziona così: l’errore grillino diventa tragedia, il disastro piddino diventa facezia. Anno dopo anno, tale tendenza ha finito paradossalmente con il rafforzare i 5 Stelle. Un po’ perché agli under 30 della tivù non frega nulla e un po’ perché, se a parlare male dei grillini sono sempre i soliti Rondolino, ti viene voglia di votarli anche se li odi.

3. Lo dico da dieci anni, pressoché isolato: il consenso che sta attorno a Grillo, sin dai tempi di blog e Meet Up, non è estemporaneo ma duraturo. In altre parole: assai radicato. E non sarà certo una figuraccia ciclopica come quella in Parlamento Europeo a invertire la rotta. Chi vota M5S è, in un certo senso, all’ultima spiaggia. Dà un’ultima possibilità alla politica. Se saltano anche i 5 Stelle, quegli elettori non è che vanno al Pd o alla Lega: smettono di votare.

4. Anche per questo, se pure i 5 Stelle scendessero, non salirebbero né Renzi né Salvini. Soprattutto il primo, quanto di più distante dagli elettori 5 Stelle. Chi scriveva tre anni fa che Renzi avrebbe sabotato i grillini, delirava. Se i 5 Stelle scendono, sale l’astensione. Renzi è la polizza della vita dei grillini, che soffrirebbero di più – non troppo – se il Pd fosse a trazione Emiliano (o simili). Anche Salvini, quel che poteva prendere, lo ha già preso. Idem Meloni. Quanto a Berlusconi, incide sull’elettorato grillino come Vangioni nel Milan.

 

il resto lo leggete sul fatto.. al link suindicato


 
 
 

I.A. e amigdala.... due modi di autodistruggersi

Post n°3906 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da ninograg1
 

lho trovato su Facebook ivi  pubblicata da un giornalista (Nicola Borzi)  de ilsole24ore.

Ve la riposto così com'è....

Il Financial Times sbatte in prima pagina una ricerca dell'Universita' di Yale pubblicata a sua volta dalla rivista scientifica Cell: topi geneticamente modificati con l'optogenetica si trasformano in killer feroci se alcune cellule cerebrali del nucleo centrale dell'amigdala sono attivate da laser, mentre tornano a comportamenti normali quando l'attivazione laser viene spenta. Lo studio ha identificato con precisione due set di neuroni: uno che controlla la caccia e un altro che controlla l'aggressione a morsi. I due set possono essere attivati distintamente.

A pagina 6 una notizia di spalla racconta che al World Economic Forum di Davos lo studio sui rischi globali inserisce l'intelligenza artificiale impiegata nelle armi tra i possibili fattori di fine dell'umanita', perche' gli algoritmi non vedono differenze tra vittorie che si possono ottenere con una vittima o con mille.

Direi che siamo davvero a cavallo.

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A prima vista mi è parsa una delle tante bufale che girano in rete; bufale che spesso anche il mainstream ufficiale crea e fa girare... poi ho fatto qualche richiesta e qualche indagine ed ho scoperto che entrambe son vere: pericolosamente vere.

La prima è la più inquietante perchè, anche se l'obiettivo dichiarato era quello di curare l'amnesia retrograda, i risultati ottenuti sono andati ben oltre i risultati sperati: hanno dimostrato che E' POSSIBILE stimolare negli esseri viventi la violenza cieca ed è ALTRETTANTO possibile fermarla con un semplice clic.... o giù di lì.

La seconda è storia nota.. senza esagerare basterebbe guardarsi il primo terminator, un vero cult, per farsene un idea. Non è fantascienza ma realtà ed è meglio farci la bocca.

BUON WEEKEND

 
 
 

Eppure è possibile..

Post n°3905 pubblicato il 12 Gennaio 2017 da ninograg1
 

Sul financial Times alcuni economisti hanno analizzato la 'ricetta' protezionaista trumpiana e hanno concluso, udite udite, che già a fine anno l'economia americana potrebbe conoscere un boom cha va oltre le più rosee aspettative.... altro che libero mercato e globalizzazione: qui si parla di una crescita doppia rispetto a quell'attuale. E tanto per gradire, e checchè ne dicano i sacerdoti europei del liberismo, per dare una mossa alle aziende americane a ritornare nel proprio paese.. son bastati i 146 caratteri di twitter!!!!

Insomma: un sapiente uso dell'effetto annuncio e una politica protezionista smentiscono sonoramente quanto negli ultimi 20 anni ci hatto detto i liberisti? Il punto è trovare una testa di ca**o pronta a fare un passo del genere.. gli USA l'hanno trovata,e da noi?

 
 
 
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