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QUELLA FIGLIA PERDUTA (Chiara Saraceno)

Post n°3953 pubblicato il 14 Marzo 2017 da ninograg1
 

QUALE è il diritto da privilegiare nel decidere con chi deve stare un bambino, quello alla stabilità affettiva e identitaria di una bambina che non conosce altri genitori se non quelli che la hanno allevata negli ultimi cinque anni o quello dei suoi genitori naturali, cui era stata ingiustamente sottratta da un tribunale quando aveva ancora poche settimane? Quello della filiazione e genitorialità basati sulla cura e assunzione di responsabilità quotidiana o quello dei legami di sangue e della importanza della gestazione?

 

La Corte d’Appello di Torino ieri ha deciso a favore della stabilità affettiva e della filiazione radicata nella cura quotidiana, in nome dell’interesse della bambina, pur riconoscendo che la decisione presa a suo tempo di sottrarla ai suoi genitori legittimi e dichiararla adottabile era stata sbagliata perché basata su informazioni erronee (un presunto abbandono che non c’era stato) avvallate da pregiudizi nei confronti di genitori “troppo vecchi” e da decisioni troppo affrettate dei servizi sociali. Se i genitori non fossero stati anziani, se non ci fosse stato il sospetto che la madre fosse ricorsa alla riproduzione assistita con donatrice e se si fosse trattato di una coppia di un altro ceto sociale (ad esempio di intellettuali o professionisti), i servizi sociali non li avrebbero messi sotto osservazione quando la donna era ancora all’ospedale, i vicini sarebbero stati meno pronti a rilevarne possibili manchevolezze e i giudici minorili più attenti nel valutare i fatti.
Ma questo errore ha innescato un meccanismo i cui effetti per la bambina non possono essere cancellati: la bambina non ha mai sperimentato chi la ha messa al mondo come genitori effettivi, trovando nella relazione con loro il senso e la radice della propria esistenza, apprendendo nella cura quotidianamente ricevuta il proprio valore, mettendo così le basi dello sviluppo della propria identità. Lo ha fatto e sta facendo con chi la ha adottata. Si diventa figli quando qualcuno si prende cura di noi e ci integra nella propria vita e si è effettivamente genitori quando si prende quotidianamente la responsabilità di far crescere qualcuno. Proprio ciò che è stato impedito ai due anziani genitori piemontesi da un susseguirsi di errori prima dei servizi, poi dei tribunali, errori che è impossibile sanare. È questo che rende il caso piemontese drammatico e tutti i soggetti coinvolti in qualche misura perdenti. I genitori originari perché hanno perso ingiustamente la figlia che pure avevano fortemente voluta. Quest’ultima, perché le è stato impedito di crescere con loro e sarà segnata per sempre dalla esperienza di separazione che la ha trasformata in adottabile e poi in figlia adottiva.
Amartya Sen direbbe che è un caso classico di giustizia comparativa: dove non vi è una netta separazione tra giusto e sbagliato, diritto legittimo e pretesa illegittima, ma i diritti in gioco sono tutti legittimi e fondati. Occorre, perciò valutarli uno rispetto all’altro, consapevoli che le valutazioni possono differire e che ogni decisione “giusta” includerà una ingiustizia nei confronti di qualcuno.
La soluzione, lacerante e dolorosa, del tribunale lascia aperta, inoltre, la questione del diritto della bambina a conoscere le proprie origini e la storia che la ha portata, appunto, ad essere adottata. È un diritto che hanno tutti i figli adottivi, ma che in questo caso andrebbe affrontato con strumenti diversi e non aspettando che l’interessata compia 18 anni. Non solo questa bambina deve sapere che chi l’ha messa al mondo la ha voluta fortemente, tanto quanto i genitori adottivi, e non l’ha abbandonata, anzi ha molto combattuto per riaverla. E proprio perché il suo essere adottata non ha all’origine un abbandono, dovrebbe anche avere la possibilità di sviluppare — con tutto il tempo, la delicatezza, la flessibilità necessarie e da accompagnare — e mantenere un rapporto con i genitori “originari” e questi con lei.
Sarebbe anzi auspicabile che, invece di continuare a dare battaglia in tribunale, prolungando l’incertezza sullo statuto legale di una bambina che diventa sempre più grande, la coppia piemontese chiedesse questa possibilità e che il tribunale e i servizi sociali la sostenessero, appellandosi alla generosità e intelligenza dei genitori adottivi perché aprano i confini della propria famiglia, aiutando la figlia a elaborare in modo positivo la complessità della propria nascita e della propria collocazione nel mondo.
Da La Repubblica del 14/03/2017.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::

insomma un caso unico per una soluzione unica che secondo me viola alcuni principi di libertà personali... ma si sa che questi diritti sono finiti sotto i piedi.

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Commenti al Post:
maresogno67
maresogno67 il 14/03/17 alle 22:25 via WEB
sono d'accordo!
 
 
ninograg1
ninograg1 il 15/03/17 alle 22:45 via WEB
maresogno67 il 14/03/17 alle 22:25 via WEB non ne dubito...
 
elyrav
elyrav il 15/03/17 alle 09:40 via WEB
Io non oso immaginare cosa farei se mi togliessero mia figlia. Non commento altro.
 
 
ninograg1
ninograg1 il 15/03/17 alle 22:47 via WEB
elyrav il 15/03/17 alle 09:40 via WEB sono d'accordo.... nemmeno io posso immaginare cosa farei!!!!
 
jigendaisuke
jigendaisuke il 15/03/17 alle 11:06 via WEB
Una brutta storia iniziata male, grazie a dei vicini che non hanno voluto impicciarsi dei fatti loro (perchè sicuramente sono di quelli che se magari c'è un ladro nell'appartamento accanto, non vedono e non sentono) e a degli assistenti sociali incapaci di capire come vanno davvero le cose. E' vero però, che la bambina è cresciuta coi genitori adottivi, conosce il loro affetto. Come si sarebbe comportata se l'avessero tolta a loro, dopo tanti anni?
 
 
ninograg1
ninograg1 il 15/03/17 alle 22:49 via WEB
jigendaisuke il 15/03/17 alle 11:06 via WEB capisco e sono d'accordo.. ma mi chiedo con quale diritto ci si industria per togliare figli a qualcuno senza che ce ne sia un vero motivo?
 
woodenship
woodenship il 15/03/17 alle 21:45 via WEB
Perfettamente d'accordo con la chiusa dell'articolo.Forse sarebbe il caso di chiudere con i tribunali e cercare un rapporto con i genitori adottivi.Almeno questo non si dovrebbe negare a questi coniugi vittime di un sistema perverso che chiamano giustizia.Un sistema dai tempi biblici che ha fatto si che passassero ben sette anni,prima di riconoscere l'errore.......Un caro saluto.........W......
 
 
ninograg1
ninograg1 il 15/03/17 alle 22:50 via WEB
non sono d'accordo.. in uno stato di diritto la legge regole queste cose e il gudice è terzo.. ma anch'esso è un uomo e quindi può sbagliare!!!
 
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