Creato da lumiss il 11/07/2005

Petali di parole

Un sentiero cosparso di petali colorati

 

 

Reincarnazioni

Post n°277 pubblicato il 17 Settembre 2007 da lumiss

http://nellacaverna.blogspot.com/

 
 
 

Closing time

Post n°276 pubblicato il 23 Aprile 2007 da lumiss

Questo blog chiude.

E' stato bello fino a che è durato, davvero.

E' tempo per altre cose, adesso.

A tutti, buona fortuna.

Chiara

 
 
 

Stay

Post n°275 pubblicato il 17 Aprile 2007 da lumiss

So benissimo che dovrei fuggire da questo profumo di nuovi sentimenti. So benissimo, anche se ci conosciamo da poco, che non fai al caso mio. Ti ho osservato tanto. Ti ho studiato, a lezione, ti ho mangiato con gli occhi, in mensa, ho respirato l'odore dei tuoi passi, per strada.
So benissimo che questo mio sogno non ha nulla a che vedere con la realtà, so che quest'incanto per te è nulla: non esiste.
Ma ti cerco continuamente: spero di incontrarti, una sera, in città. Lo spero così tanto che ieri sera mi è addirittura sembrato di vederti. Ero con F. ed E., sul molo, e speravo che fossi proprio tu, per avere un'immagine in più di te nella mia mente. Purtroppo, era un ragazzo qualsiasi.

Tu non sei un ragazzo qualsiasi. Ho una grande confidenza con l'idea di te. La guardo e la riguardo come si fa con un anello, con un oggetto prezioso. Durante il week-end non ci vediamo. E mi manchi, e aspetto il lunedì come da bambina aspettavo la domenica per non andare a scuola. Sapere che ci sei mi da sicurezza. Mi fa sentire di essere nel posto giusto.
Fuggire o rimanere?
Io lo so, rimango.


 
 
 

Here we are with our running and confusion

Post n°274 pubblicato il 10 Aprile 2007 da lumiss

Cammino nuovamente il suolo di Trieste, e se non sono felice, sicuramente sono serena.
Non ho più addosso la pesantezza degli ultimi mesi, quella dei litigi, dei sensi di colpa, dell'inadeguatezza. Ora mi sento leggera, pronta a dedicarmi a cose davvero importanti.
Eppure rimane una sorta di grossa e affolata confusione nella mia testa. Qualcosa che ha più a che vedere con la categoria del volere che del dovere.
Ciò che devo mi è noto. E' ciò che voglio che non capisco.
Sono contenta di avere ancora tempo per mettere in ordine la soffitta dei miei pensieri, per riscoprirmi palmo a palmo.
Non mi spaventano le ore di lezione e poi quelle di studio. No, affatto.
Mi spaventa il telefono che può squillare come no, mi spaventa controllare la posta elettronica. Mi atterriscono le possibilità del mondo, la democrazia, il pluralismo dei sentimenti, delle scelte, delle opinioni.
Quello che sento, ora, è solo il gran bisogno di rifugiarmi in un mondo concreto, fatto di certezze tangibili. Un mondo di appuntamenti con la vita, una vita di ritmi, di scadenze. Un mare di boe e di scogli.
Voglio vedere le stesse facce, lo stesso sole, le stesse strade, ogni giorno.
Non voglio preoccuparmi che debba accadere qualcosa di nuovo.
Avere a che fare solo con me stessa.
Alone with everybody.

 
 
 

Missing

Post n°273 pubblicato il 04 Aprile 2007 da lumiss

  1. Ciao S.! Come stai? Com'è andata a Roma? Hai studiato? sei pronta per l'esame con Liborio? E per statistica?
  2. Ciao A.! Fatto festa, eh? Mi avevi chiesto di mangiare arrosticini anche per te, e allora eccoti qua un arrosticino. Ovviamente solo il bastoncino. La carne, come mi hai chiesto di fare l'ho mangiata. Mi raccomando, conservalo bene, è importante!
  3. Ciao "Agosto". Sai che ti ho sognato anche mentre ero lontana? Sai che mi manca aspettare di vederti a lezione o in mensa o in aula studio? Sai che ti ho pensato tanto?E sai di avere un sorriso davvero stupendo e che mi piacerebbe tanto conoscerti meglio, averti come amico, che ogni tanto ti sedessi anche accanto a me a lezione?

Tre pensieri per tre persone. Il primo si tradurrà in parole senza alcuna difficoltà. Il secondo verrà pronunciato, forse, ma con estremo imbarazzo. Il terzo, non verrà mai detto.

Mi mancano le persone che incontro in università,  ogni giorno, a lezione. Mi mancano quei visi che giorno dopo giorno diventano sempre più familiari. Mi manca l'occasione di stringere qualche legame con i miei compagni di corso.
Vorrei restare a Chieti, giuro. Ma non vedo l'ora di tornare a Trieste.
Magari mi sono persa a metà strada.
Missing.

 
 
 

E per la vita non vi lascio mai più(Let there be love)

Post n°272 pubblicato il 03 Aprile 2007 da lumiss

Era da tanto che non tornavo a Chieti, nel senso più puro del termine. Ogni volta che sono tornata, nell'ultimo anno, ho sempre avuto, più o meno, la testa altrove. Un vero peccato. L'ultima vera partenza che ricordo è quella di fine gennaio 2006, quando nella mia valigia avevo messo un amore nato morto, e col cuore pesante di vuoto, sono tornata a sorridere, seppur per poco, di una fiducia e di una speranza rinnovate.
Questa mattina ho aperto gli occhi con la stessa angoscia di quel gennaio. Mi è sembrato di essere tornata indietro di un anno, e per un momento si è acceso un sorriso sulla mia bocca.
Ricordo quella stessa mattina, un anno e qualche mese fa: mi alzai e corsi in cucina a riempire un bicchiere di acqua e Ansiolin. Quella sera feci per la prima volta l'amore con Andrea, e fu davvero stupendo. E fu così pieno e stupendo che non seppi fare a meno di fermare su queste pagine quelle emozioni. Solo ora mi rendo conto di quanto siano preziose queste parole.
Stamattina, invece, dopo un vano tentativo di studiare, mi sono avvicinata di nuovo alla mia casa, alla mia camera, al mio mondo eletto, il mio piccolo regno di solitudine e note.
Ho uno scaffale giallo, in metallo, appoggiato alla parete di fondo della camera. Lì c'è il mio stereo, tutti i miei cd, o quasi. Lì ci sono anni e anni di storia della mia vita racchiusi in custodie di plastica. E allora, proprio come feci quella mattina di tanto tempo fa, ho messo su un cd degli Oasis.
Me l'ha regalato I., due Natali fa, perchè sa quanto io sia affezionata agli Oasis. Certo non sapeva perchè. Non che io non gliel'abbia mai voluto dire. Semplicemente lui non l'ha mai voluto sapere o capire. Non sapeva che dentro ad ogni canzone di quel disco io avrei infilato, come in un armadio si ripongono i maglioni lavati, profumati e piegati, le mie ore con Andrea.
Ho notato che la presa dello stereo era scollegata, segno evidente della mia lunga assenza da quelle pareti. Allora, con gesti lenti, ho collegato la presa. Poi ho cercato il telecomando: era esattamente dove lo lascio ogni volta, sulla cassa destra dello stereo. Con delicatezza, dopo averlo preso, ho provato ad accendere lo stereo: nulla, mancavano le batterie. Allora, sempre più lentamente, ho inserito le due ministilo, e ho rigirato pèer un po' nelle mani il telecomando. Era sporco. Oltre alla polvere c'erano delle macchie blu e gialle. Ho sorriso mentre mi si scioglieva il cuore. Erano dei colori acrilici, comprati in un BricoCenter, qui a Chieti Scalo. Li ho usati quello stesso giorno, l'8 gennaoio 2006: mentre ascoltavo il cd degli Oasis, dipingevo una scaolina blu e gialla da regalare ad Andrea, per Natale, e perchè per molto tempo ancora non ci saremmo rivisti. Quella sera, davanti a quella scatolina, con gli occhi lucidi e con la voce incrinata dall'emozione, mi disse un semplice "grazie" e mi strinse forte.
Il primo istinto è stato quello di andare in cucina, prendere un spugna umida e pulire il telecomando, ma tornata in camera, non ne ho avuto il coraggio, e così ho deciso che l'arnese rimarrà sempre così, sporco di blu e giallo.
Il cd, "Don't believe the truth", capeggiava sulla pila di altri dischi. Senza che la mia volontà avesse il tempo di decidere se fosse davvero il caso di ascoltare quella canzona, "Let there be love" risuonava tra le pareti, nello spazio di una vita.
Un sorriso triste e bello mi ha colorato il viso, allora.
E ho cantato, come non facevo da tanto tempo. Ho cantato tanto e forte, come tutti e due cantavamo in quella macchina, quella sera.
Mi sono sentita di nuovo a casa dopo tanto tempo. Ho sentito quanto la mia vita mi appartenga e sono stata felice. Ho capito di non aver bisogno di altro. Così ho fatto quello che c'era da fare: dire addio al superfluo. Prenderne le distanze, gettare nell'immondizia la scatola dei placebo. L'ho fatto senza versare una lacrima, serena come non ero più da diversi mesi. Importante non è indispensabile. Ciò che mi è indispensabile è una casa, un luogo, anche se fatto di note, in cui sentire chi sono, parlare a me stessa, con la mia lingua. Ho creduto per diverso tempo di poter trovare rifugio nel cuore di qualcuno: ebbene, i cuori non sono rifugi sicuri.
Così, una dopo l'altra ho ascoltato tutte le mie canzoni. Poi ho guardato le mie creature e ho detto: "Preparate le valigie, voi venite con me. Per la vita, non vi lascio mai più".
Oggi pomeriggio Andrea è partito. E' tornato in Inghilterra. Mi ha detto, lui, di non sparire, di farmi sentire. Non l'aveva mai fatto prima, penso.
Non ci incontriamo mai, io e lui. Ci sfioriamo, sempre, per una sera, e poi uno dei due viene portato via da un aereo o da un treno.

Il destino compie sempre il suo dovere. Oggi come ieri, le storie finiscono ed iniziano, o continuano addirittura, chissà per quanto ancora; le persone si perdono e si trovano, o semplicemente si amano, chissà per quanto, ancora.
Let there be love.

 
 
 

Fog (why...?)

Post n°271 pubblicato il 27 Marzo 2007 da lumiss

Rabbrividisco in questa giornata di fine marzo, ché cielo e vento sono cattivi. Ho messo il magliocino di lana rosa, per portarmi addosso un po' di quel tepore casalingo che da troppo mi manca. Sotto al cappellino di lana, nell'ampio collo della mia giacca rabbrividisco di freddo e di paura, per questo piccolo mondo nuovo che ancora non è la mia dimora. 

Il senso di una scelta è nell'obbligo di scegliere, penso. Ma cosa vuoi che ne sappia questo illustre sconosciuto, che in un pomerggio qualsiasi mi chiede cosa ci fa un abruzzese a Trieste? Nulla. Come se davvero fosse una cosa di poca importanza. Come se davvero non si parlasse della mia vita, come uno small talkin' qualsiasi.

Triste, questa giornata di marzo. Fredda e uggiosa come quelle dei poeti, tristi, anche loro, come me. Eppure bisogna viverla lo stesso. Io di certo non so come, ma bisogna.
Improvviserò.

(e magari mi troverò a canticchiare una canzone triste, andando a lezione, nella nebbia)

 
 
 

Sogno di una notte di primavera

Post n°270 pubblicato il 26 Marzo 2007 da lumiss

Siamo davanti all'ascensore, in università. Parliamo come amici di vecchia data, anche se in realtà ci conosciamo da pochissimo e pochissime volte abbiamo parlato.
Cavolo, che bel sorriso che hai, penso.
Parliamo di canzoni e della nostra colonna sonora odierna. Ci sorprendiamo tutti e due a dire la stessa canzone, "Agosto". Ci basta pronunciare le prime due lettere e già sorridiamo. Poi mi metti una mano sul viso e mi baci. Un bacio dolce, col tuo sorriso dolce, un bacio rubato dolcemente. Subito dopo mi guardi incredulo e mi dici "Oddio, ti ho baciata!".

Sorrido mentre dormo, probabilmente, e vorrei che questo sogno non finisse per sapere come va a finire, per viverlo tutto, ed invece è così bello e la sensazione così forte che mi sveglio. Triste. Perchè prima di addormentarmi ero triste, e perchè quando mi sveglierò sarò ancora più triste. Perchè quando ti rivedrò, a lezione, in mensa, per i corridoi, mi piacerai tanto ancora, ma non ci sarà nessuna canzone ad avvicinarci, e nessun discorso sarà bello e leggero come quello.
Tu sarai il solito schivo ed io la solita che prova a scambiare qualche parola, solo per conoscerti meglio, solo per averti come amico, ché di uomini ora neppure voglio sentirne parlare. Eppure mi piaci, molto. E il sorriso di quel giorno, dopo una mia stupida battuta, mi è rimasto nel cuore.

Leggi, aspettando che arrivi un professore, leggi un libro "impegnato", e ti ammiro, visto che io non trovo neppure il tempo per pensare di comprare un libro. Metti sempre quelle scarpe, da ginnastica, con i lacci allargati di chi non vuole avere problemi, di chi non vuole gente intorno.
Non vieni da lontano, anzi: forse proprio per questo te ne stai così in disparte, parli poco. Non hai bisogno di altri amici: hai ancora i tuoi.
Eppure vorrei avere una canzone in comune con te.
Tu, per me, sarai sempre "Agosto".
Ciao, ci vediamo domani a lezione.

C.

 
 
 

Lost in translation

Post n°269 pubblicato il 19 Marzo 2007 da lumiss

Vorrei saper scrivere quello che mi è accaduto, quello che mi sta accadendo e quello che mai mi accadrà.
Vorrei potervelo raccontare senza dire la verità, semplicemente scrivendo una storia di pura finzione. Eppure non so farlo. Non ho imparato abbastanza.
Vorrei scrivere di come, perchè, quando, ma non sarebbe corretto verso quello che sento.

L'amore è una religione. Mai più di ora ne sono stata convinta. E' una cosa in cui scegli di credere, senza che l'altro possa davvero convincerti, dimostrarsi. E' una religione perchè quando è puro è santo, perchè dentro senti la grazia.

E non voglio dire che è la cosa più bella del mondo. Affatto.
Voglio solo dire che è difficile rinunciarci. 
E'  come se il caro Nietzsche bussasse alla porta della devota suor Maria Celesta e le dicesse che Dio è morto. Come può suor Maria Celesta, devota e pia donna, accettare la morte di chi ha amato abiurandosi, rinnegandosi, sacrificandosi con slancio e passione? Non può. La risposta è solo una. Non può, senza smettere di essere pia e devota e diventare una persona qualsiasi, senza strada e senza Dio.
E come si può cambiarsi per oidmenticare qualcuno, se non si è riusciti a cambiare per farsi amare da quel qualcuno? Non si può, non si può.

E così gli amori finiscono. Lentamente, muoiono, decadono, si sporcano.
Un amore che finisce è un santo in paradiso che cade, una stella che si spegne e rimane bruna ed inerte nel cielo, senza più nulla da bruciare, senza più combustibile. Come se un giorno Sirio, o Alcyone, o Betelgeuse, o Rigel, o la stella che più ti piace nel firmamento si spegnesse e tu non potessi vederla mai più. Mai.
Un amore che finisce lascia un cadavere da seppellire. Un amore che finisce è una città abbandonata, una strada deserta, un albero bruciato. Una nave che si allontana dal porto, carica di migranti.

Non chiedetemi nulla.
E' solo che alcune volte si perdono le persone sbagliate.

 
 
 

Alle volte ritornano (non aprite quel blog!)

Post n°268 pubblicato il 12 Marzo 2007 da lumiss

Isotropico vuole farsi lusingare dalla community. Vuole che lo si spinga ad aprire un altro blog.

Prego, accomodatevi.

Vi inito inoltre a stilare una lista dei termini e dei concetti che gli sono proibiti (pena la pubblica lapidazione) nel blog prossimo venturo.

Pubblicità regresso

 
 
 

Venghino signori, venghino!

Post n°267 pubblicato il 05 Marzo 2007 da lumiss

E dopo questo fantastico week end di paura, presto su questi schermi le nuove vicende di Biancaneve e i sette professori.

Qualcuno, prego, mi dica:

Come si può seguire una lezione di Scienza della Politica con un professore di settantasei anni senza addormentarsi? Impossibile.

Come si può superare un esame di statistica senza venire espulsi dall'Università per reiterate bestemmie? Impossibile.

Come studiare un esame di Socioologia senza andare in shock anafilattico? Impossibile.

E dopo Tom Cruise, eccomi pronta per il remake universitario di MISSION IMPOSSIBLE!

Se mi danno l'Oscar ve lo dedico, giuro.

IMPOSSIBLE IS NOTHING


 
 
 

110

Post n°266 pubblicato il 05 Marzo 2007 da lumiss

Brava, eh?

Clap, clap, clap.

PS. Certo che avrei almeno potuto salutare la mia relatrice, invece di fuggire verso l'uscita in compagnia del mio Asti Cinzano e di un sigaro al cognac.

 
 
 

Solo tre minuti

Post n°265 pubblicato il 01 Marzo 2007 da lumiss

Tra mezz'ora ho l'appello della sessione di laurea. Tra due ore e mezzo mi laureo.

Solo tre minuti prima di ripassare la presentazione.

Tre minuti per pensare alle persone care.

Tre minuti per rifarmi il trucco.

Tre minuti per pensare al futuro.

Tre  minuti per pensare al passato.

Vado.

(ho scritto questo post in tre minuti)

 
 
 

In ginocchio da te

Post n°264 pubblicato il 26 Febbraio 2007 da lumiss

Dunque, sono in ginocchio. Mi piego a questo diavolo di libero.

Ho la casella dei messaggi intasata dalle idiozie di piccoli pervertiti senza i testicoli necessari per affittare una donna (visto che le donne ancora si affittano) in carne ed ossa.

Onde evitare di pubblicare nick name, messaggi e numeri di telefono dei suddetti, prego vivamente tutti coloro che intendono conoscermi biblicamente, incontrarmi in un bordello per tisici, annusarmi, toccarmi, guardarmi e avere futuri sviluppi in una relazione di sesso sfrenato con me di astenersi dall'inviarmi messaggi. Non sono interessata.
Nel caso dovessi cambiare idea, i signori piccoli pervertiti saranno gli ultimi ad essere contattati.

Ringrazio per la gentile collaborazione.

La direzione

 
 
 

Io e la mia testa, tre metri sopra al cielo.

Post n°263 pubblicato il 25 Febbraio 2007 da lumiss

Solo oggi ho realizzato che giovedì mi laureo. Devo ancora scrivere la presentazione.
Solo ieri ho realizzato che domani inizierò le lezioni per i nuovi corsi, a Scienze Politiche.
Ma dove avrò mai la testa?
Tre metri sopra al cielo.

 
 
 

Titoli di coda/Coda di lupo

Post n°262 pubblicato il 22 Febbraio 2007 da lumiss

Si dice che le storie debbano finire prima o poi.

Peccato.

 
 
 

L'appartamento triestino

Post n°261 pubblicato il 19 Febbraio 2007 da lumiss

Aurèlie

Jasmina

Matteo

Penso che l'anno prossimo mi mancherete tutti e tre.
Vi ho scoperto un po' per volta, l'uno dopo l'altra, e mi piacete tutti, per diverse ragioni.
E oggi, in mensa, eravamo una piccola squadra, e sono stata contenta.
E domani, al carnevale di Muggia, di nuovo tutti assieme.
Alle volte vi odierò, è normale, ma ora pensare che tra un anno Aurèlie tornerà in Francia, Matteo a Udine e Jasmina chissà che strada prenderà, beh, mi dispiace.
Del resto, anche io ho la mia strada da camminare.
Semplicemente, mi dispiace che non si intersecherà più con la vostra.
Vi voglio bene.

Chiara

 
 
 

Fumata bianca

Post n°260 pubblicato il 17 Febbraio 2007 da lumiss

ANNUNTIO VOBIS: GAUDIUM MAGNUM, HABEMUS LAUREANDAM.

Su questi schermi, dal 1/3/2007.

Caution! Warning! Il lieto evento sarà preceduto da tutti e sette i segni dell'Apocalisse. Non preoccupatevi, è solo un falso allarme. Mi laureo.

 
 
 

Prosit!

Post n°259 pubblicato il 12 Febbraio 2007 da lumiss

Un anno. O mille.

 
 
 

E dico "Addio"

Post n°258 pubblicato il 12 Febbraio 2007 da lumiss
Foto di lumiss

La prima via che ho cercato il primo giorno Trieste, sulla cartina appena comprata è stata Via del Lazzaretto Vecchio, sede storica della Facoltà di Lettere. Sapevo che sarebbe stata una via importante per me, datosi che l'avrei percorsa tutti i giorni per andare all'università.
E' una bella via, via del Lazzaretto. Anche Saba l'amava. Corre parallela al mare, e da lui si nasconde all'ombra di palazzi importanti, belli, maestosi.
A ben guardarla, capisci perchè Trieste è detta anche la Napoli del nord. Si sente l'odore di mare, sia quello vero che quello della pescheria che c'è in fondo, verso via Economo. E poi la frittura di pesce dell'osteria che c'è all'inizio, quasi in piazza Venezia. E il vecchio palazzo dell'Università, il parquet scricchiolante, e le giornate trascorse per terra, nei corridoi, col magone, ad attendere il mio turno per qualche esame, in qualche angusto ufficio di professore.
Il primo giorno di lezioni, sedevo sulle scale e aspettavo che arrivassero le undici perchè iniziasse "lingua ebraica". Ho iniziato a parlare con una ragazza, Viviana, si chiamava, abbastanza antipatica e poco sensibile, lo capii subito. Io, invece, molto timida, le rivolsi la parola con riguardo, senza però celare ciò che ero, una matricola al primo giorno di lezione. Lei mi trattò pressappoco come una cretina, e penso che quello fu il mio più grande trauma per quel che riguarda l'Università: mai ho avuto un amico o un'amica tra i miei compagni di corso.
E' uno dei grossi rimpianti che ospita via del Lazzaretto, come quello di non averla frequentata di più, di non averla guardata di più.
Non sto molto bene oggi. Sono raffreddata e ho un gran mal di testa. Ho dovuto uscire per forza, però, di casa: oggi è l'ultimo termine utile per la consegna della tesi in centro servizi. Ho scelto di percorrere via del Lazzaretto al ritorno: per allontanarmene.
Oggi, 12 febbraio, inzia il mio addio a via del Lazzaretto, a questa Facoltà, a tutte le persone che ci sono dentro e a tutti i ricordi, belli e brutti, che qui dentro riposano. Addio alla bacheca degli orari, agli annunci di appartamenti, alla portineria, addio agli ascensori angusti e ai tappeti macchiati. Addio a quel bel palazzo ingrigito dallo smog, addio alle ragazze della copisteria, a Camilla, il labrador delle ragazze della copisteria. E inizia l'addio ad una parte di me che non c'è più, ad una ragazza che ero e che non sono più.
Tornando a casa, oggi, percorrerò via del Lazzaretto Vecchio. Poi attraverserò piazza Venezia, via Torino e così via, sino in piazza Borsa. Salirò sulla 17 e andrò verso la nuova Università. All'una ho appuntamento in mensa con Filippo. Filippo che quel 15 ottobre del 2001 non esisteva ancora. Ogni passo in quella via sarà un sospiro della parola "addio". Ogni sguardo sarà una carezza alla persona che non sono più. Quando passerò davanti al portone dell'Università, che nel frattempo si è trasferita più in là, dopo via Economo, poserò una mano sul legno: ancora una affettuosa pacca, ancora un addio.
Infine, mi fermerò sotto un verso di Saba, mi volterò e ancora, con un sorriso amaro, dirò: "Addio".

 
 
 
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