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Creato da cile54 il 09/01/2007

LAVOROeSALUTE news

Pagine online del Periodico cartaceo. Diretto da franco cilenti

LAVOROESALUTE È UN PERIODICO DI

Distribuito gratuitamente da 25 anni in Piemonte. A cura di operatori e operatrici della sanità e dell'ambiente. Finanziato dai promotori con il contributo dei lettori.

redazione: info@lavoroesalute.org 

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 N° 4- ottobre 09


* DOSSIER virus dei porci

* il nostro lavoro per la salute in Piemonte. Eleonora Artesio, assessora alla sanità

* infermieri stranieri, benvenuti. Dove si chiede il riconoscimento dei titoli in Piemonte

* chi ci frega l'acqua e tutti gli altri servizi pubblici

E' DISPONIBILE L'ULTIMO NUMERO DEL PERIODICO CARTACEO. CHI FOSSE INTERESSATO ANCHE A DISTRIBUIRLO NEL PROPRIO LUOGO DI LAVORO, QUALORA NON LO AVESSE POTUTO REPERIRE NEANCHE NELLE PORTINERIE, PUO' RICHIEDERLO ALLA REDAZIONE info.lavoroesalute.org"

nb. solo per Torino e prima cintura la consegna è a cura della redazione

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POLITICHE DI PACE

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PRESENTE E FUTURO

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Hasta siempre dottor Ernesto Guevara

Il potere ha sempre paura delle idee e per arginare la lotta degli sfruttati comanda la mano di sudditi in divisa e la penna di cervelli sudditi. Assassinando vigliaccamente il Che lo hanno reso immortale, nel cuore e nella testa degli uomini liberi. Negli atti quotidiani di chi si ribella alle ingiustizie. Nei sogni dei giovani di ieri, di oggi, di domani! (cile54)

 

G8 GENOVA 2001: CHI NON HA MEMORIA NON HA FUTURO

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LA LOTTA ALLA MAFIAUn albero per Peppino
L’albero che era stato piantato in onore di Peppino Impastato, giovane militante di democrazia Proletaria e fondatore di Radio Aut, ucciso da Cosa Nostra a Cinisi il 9 maggio 1978, è stato sradicato e appoggiato su un muro dove è stato poi scritto  “viva la mafia”. Piantiamo un albero nel nostro blog contro tutte le mafie, contro la stupidità della gente, contro omertà e connivenza, ma soprattutto

IN ONORE DI UN EROE CONTEMPORANEO

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1937/2007 L'ANNIVERSARIO, LA MEMORIA E L'ATTUALITA' DI ANTONIO GRAMSCI

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LA NOSTRA CIVILTA' COSTITUZIONALE

La Costituzione ha sessant’anni. Approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 è in vigore dal primo gennaio del 1948.
Con i suoi 139 articoli e le sue 18 disposizioni transitorie e finali essa rappresenta il risultato di un lavoro appassionante e di una convergenza di grandi culture politiche che segnano la rinascita del paese dalle ceneri e dal sangue della dittatura fascista, delle leggi razziali, dell’invasione nazista, del secondo conflitto mondiale.

La Costituzione è figlia di un incontro paziente ed al tempo stesso appassionato tra la cultura socialista e comunista, il mondo cattolico, il pensiero liberal-democratico; un incontro che ha avuto il momento più alto e drammatico nella resistenza al nazifascismo e nella lotta di liberazione. Non è un compromesso al ribasso, non è frutto del piccolo cabotaggio, non guarda soltanto alla terribile – ed al contempo affascinante – congiuntura del dopoguerra.
Contiene il tessuto della costruzione democratica, di una democrazia che è regole, riconoscimento e tutela dei diritti dell’uomo (“sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”) e della pari dignità sociale dei cittadini “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” ma si realizza al contempo attraverso l’ “adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Essa indica quale compito della Repubblica quello di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale”. 

Non si limita al riconoscimento formale delle libertà e dell’eguaglianza, indica un processo di rimozione degli ostacoli verso un orizzonte di sostanziale libertà (dal bisogno e dalle discriminazioni) e di eguaglianza. Un fine di giustizia sociale, attraverso un percorso che parte dal riconoscimento dei diritti inviolabili, dal ripudio della guerra, dall’abolizione della pena di morte, dal riconoscimento della personalità della responsabilità penale e dal rifiuto di una concezione vendicativa della pena, dalle libertà sindacali, dal diritto di sciopero, dalla legalità e che si snoda – con le garanzie date da un ordinamento basato sull’equilibrio e la limitazione dei poteri – verso l’effettivo riconoscimento del diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, ad una esistenza libera e dignitosa, all’assistenza sociale.  Questo cammino è perseguibile per i costituenti solo in quanto l’iniziativa economica privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” ed in quanto l’attività economica pubblica e privata “possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

 

I 7 FRATELLI CERVI

di Marco Paolini

   

Zero - perchè la versione ufficiale sull'11/9 è un falso Leggete questo libro e capirete le strategie dell'impero e dei suoi pretoriani; gli interessi economici e militari che spingono uomini senza scrupoli e morale a creare uno stato di guerra continuo per il dominio assoluto delle risorse energetiche residue ed altro ancora.

www.robertosaviano.it

 

 

La lotta di liberazione degli ultimi deve continuare ad essere il faro della civiltà di questo Paese sul baratro

Post n°3042 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da cile54
Foto di cile54

Basaglia non è solo un reality tv

Franco Basaglia é il ricordo dell’ Italia che voleva trasformare la società non dimenticando nessuno. Neanche i matti. “ Bisogna chiamarli matti se li trattiamo come matti”. Ha ispirato la legge 180 che chiude gli istituti lager dove il 70 per cento degli ospiti veniva sepolto a vita senza essere davvero ammalatio. Un colpo di rabbia o disperazione; un colpo di sole o di confusione. Subito rientravano nella realtà, ma rientrare era proibito. Turbavano l’ordine pubblico. Incatenati per sempre. La legge non è mai stata davvero applicata per l’opposizione di politici e professori trincerati dietro il prestigio delle poltrone. Prevede case famiglie dove chi torna nel nostro mondo si riabitua alla vita senza pesare su mogli, figli, parenti nella decompressione della convalescenza. Case Famiglie dimenticate dai bilanci di stato. Nelle città dove sono state aperte, le famiglie respirano e gli ex prigionieri tornano esseri umani. E’ la scommessa nella quale cresce un’Italia solidale. Impara a vivere col “ diverso “. E i bambini diversi vanno a scuola con i bambini dagli occhi allegri. Compagni di banco che non fanno ormai paura nella pazienza degli insegnanti di appoggio: li aiutano a condividere la vita di tutti. Sono passati trent’anni, la paura è tornata per comodità elettorale di chi è invecchiato e ha perso la voglia di guardare il futuro. Non importa se i diversi sono matti. I neri sono peggio.

Basaglia sospettava le massonerie dei potenti. Nei giorni che precedono l’entrata in vigore della 180 invita i giornalisti a tener d’occhio i manicomi “ nidi di vipere “. Sono andato a Nocera Inferiore, ospedale che raccoglieva tre province: Napoli, Salerno, Benevento. Reparti aperti, stanzoni-inferno. Immersi nella nausea di una sporcizia difficile da raccontare, donne e uomini, camicioni che non arrivano alle ginocchia, inebetiti dalla novità, vengono caricati su corriere che li riportano nel passato di mogli e figli affranti. Li hanno visti tornare così. Nei mesi che precedono il giorno fatale, si erano moltiplicate le cliniche private “ salva famiglie “. Cliniche morbide per chi può pagare. Cliniche non molto diverse dai lager quando le convenzioni battono cassa agli enti pubblici.

Non è facile immaginare Basaglia davanti alla Tv mentre scorre il film sui matti da slegare, storia della sua utopia testarda che ha sconvolto la provincia culturale dell’ Italia anni ’60. Jean Paul Sartre se n’era innamorato: “ intellettuale concreto “. Ma i baroni frenavano furibondi. Basaglia cancellava il ruolo dominante di signori delle corsie. Ne rimpiccioliva il potere sgretolando quel potere che la tradizione gli conferiva in quanto primario. E la casta non lo sopportava. Non sopportava l’abitudine di sgobbare quindici ore al giorno. Si era sfilato il camice, segno di autorità che ancora intimorisce chi ha una gamba rotta. Immaginiamo gli esclusi inchiodati ai letti di contenzione. All’ elettrochoc sostituiva la terapia della parola. “ Dev’essere matto se discute con i matti “. La gente senza nome era nessuno: numeri nella contabilità dell’ospedale -casa di pena. La rivoluzione di Basaglia e degli psichiatri che lo seguivano “ nella follia “ considera quei malati dagli occhi spiritati, non ergastolani sepolti dal codice, ma persone estromesse dalla vita civile. Sempre povera gente, nessun borghese o possidente ai quali era permesso superare la “ debolezza “ nei rifugi privati. Permesso negato a contadini e braccianti: polvere della società, vergogna delle famiglie. E l’autorità li seppellisce dietro le grate con un timbro che ruba la loro vita.

“ Signore e signori “ ( li chiamava così ) per Basaglia avevano solo bisogno di aggrapparsi alla considerazione di chi li curava. Obbligatorio salutarli chiamandoli per nome. Obbligatorio affrontare assieme problemi reali e immaginari nelle assemblee terapeutiche che precedevano le assemblee ’68. Ne sollecitava gli interventi. “ lei, perché non parla? “. Li abitua a parlare. Non sempre la logica accompagnava le cose che mettevano in fila: ma guai interromperli, Basaglia alzava la voce.

Nella Gorizia 1962 si era accorto che la demenza di gran parte dei degenti ( “ ospiti provvisori “ ) aveva radici nella voglia di scappare dalla fatica che opprimeva la vita grama. E bevevano. Ottanta per cento di alcolisti. Le sbornie li avevano trasformati in fantasmi che la comunità non sopportava. I primi giornalisti che la curiosità aveva portato a Gorizia dovevano solo divertire i lettori nel racconto dell’ospedale più strampalato del mondo. L’ assemblea di ogni venerdì mattina, per esempio. Basaglia, Franco Rotelli, Agostino Pirella, Slawiz, tanti, dirigono la riunione che decide i nomi di chi può tornare a casa per il fine settimana. Concessione che indigna il procuratore della repubblica e l’onorevole missino della città: “ attentato all’ordine pubblico con complicazioni internazionali “. Anche i vecchi infermieri dalle mani robuste gli sono ostili. Lavoro che raddoppia. Com’era facile tenerli a bada inchiodati sui letti di contenzione. Senza contare la complicazione delle fughe: il muro che chiude il parco del manicomio segna il confine tra Italia e Jugoslavia. Ed è la linea sottile di una cortina di ferro ormai soft: divide le due Gorizie ( italiana e jugoslava ) ma nella confusione della realtà ritrovata i matti in libera uscita attraversano la frontiera passando dai campi.” Il signor Furlan merita la vacanza in famiglia? “. Lo decidono voti ed interventi: “ Non merita perché ha promesso che appena esce beve “. Il signor Furlan scuote la testa. “ Caro signor Furlan, rimandiamo al prossimo week end “. Parola incomprensibile, ma una promessa del direttore è una promessa seria. E si acquieta.

Da Gorizia a Parma, manicomio di Colorno mentre i ragazzi del ’68 si innamorano della sua follia. Occupano gli ospedali dai letti incatenati. Ecco l’incontro fatale con Mario Tommasini, assessore alla sanità, terza elementare: la sua pietà precede la pratica del professore. Aveva svuotato gli orfanotrofi distribuendo alle famiglie che prendevano in casa un bambino, quanto doveva spendere per mantenerlo nella solitudine dei cortili. Sotto l’ala di Basaglia, Tommasini chiude il manicomio liberando i matti- contadini in una fattoria dove già provano a dimenticare le polveri bianche ragazzi che scappano dalla droga. Ne diventano angeli custodi. Amministrazione affidata a detenuti in libera uscita nelle ore del lavoro. “ Ha perso la testa “: i baroni non si arrendono. Invece funziona. “ Impariamo a conoscere il diverso per farlo vivere con noi “. La Salvarani che fa mobili è la prima industria d’ Europa ad assumere venti operai down: la solidarietà degli operai accanto li trasforma in lavoratori come gli altri. E la reazione della buona società è terrificante. Giornali e Tv scatenate. Anche perché Basaglia insiste nel trascinare i suoi fantasmi nella vita. Gita in aereo, mondo capovolto. “ Per farli guarire servono due cose: una casa e un lavoro “. Bestemmie per la scienza d’antan. E poi l’attenzione agli sguardi che i relitti uomini e i relitti donne incrociano nelle passeggiate nel parco. Basaglia e Tommasini creano appartamenti comunità. Affiorano tenerezze sepolte. Ma l’assedio non si arrende. A dire il vero anche certi intellettuali continuano a considerare i malati protagonisti marginali della società. A Trieste Basaglia trasforma l’ospedale asburgico – padiglioni in fila nella collina – in una comunità multiculturale con risvolti commerciali. Via le sbarre, uffici, bar. Le famiglie che passeggiano la domenica non sospettano che il giardiniere o la ragazza alla macchina del caffè o il guardiano gentile nei saluti, qualche mese prima vagavano dietro le sbarre. Nel 1977, mentre il progetto della legge che chiude i manicomi ed inquieta baroni e onorevoli della tradizione, Basaglia organizza un convegno per “ rompere i meccanismi dell’emarginazione “. I nuovi filosofi parlano con Felix Guatari. Il professore concede la testimonianza di un paziente, ma attorno al microfono di stringono i francesi di Marge e gli autonomi italiani. Vogliono parlare e subito. Lo spingono fuori, lo buttano a terra. Torna allo studio pallido e senza una parola: due costole rotte. Franca Ongaro, la moglie con la quale ha costruito il sogno, lo fascia con pazienza. Perché serve pazienza quando si ha un marito che vuol tornare nel caos per ascoltare e spiegare. Torna, spiega, ecco l’applauso liberatorio. “ Non è successo niente. Ricominciamo “.

08-02-2010

di Maurizio Chierici

http://domani.arcoiris.tv

 
 
 

Dalla Rete nazionale per la sicurezza nei posti di lavoro. Riceviamo e pubblichiamo

Post n°3041 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da cile54
Foto di cile54

Campagna nazionale. Riassumere l’operaio Salvatore Palumbo licenziato dalla Fincantieri!

Il 18 febbraio prossimo, dopo ben 7 mesi, si terrà un’altra udienza del processo Palumbo contro Fincantieri presso il tribunale di Palermo.

Dura oramai da due anni il processo che vede l’operaio Palumbo in lotta contro il licenziamento messo in atto dalla Fincantieri: un operaio che denunciava senza lasciarsi intimidire le condizioni di

assoluta insicurezza sul posto di lavoro, per la Fincantieri, azienda i cui dirigenti sono stati tante volte denunciati, condannati e che hanno ancora processi in corso, era diventato certamente scomodo!

Tutto questo mentre la realtà non ci risparmia, purtroppo, quotidianamente la tragedia dei morti e degli infortuni sul lavoro in tutto il paese.

La Rete nazionale per la sicurezza sui posti di lavoro, che in questi anni ha sostenuto la lotta di Salvatore,  nell’ultima riunione tenutasi a Roma il 16 gennaio, ha rilanciato con forza l’organizzazione di una campagna nazionale di sostegno attivo della battaglia di Salvatore Palumbo facendo conoscere ancora di più questa assurda vicenda a livello generale.

Una serie di iniziative, quindi, sono previste e in particolare il 18 febbraio, giorno della nuova udienza, ci si mobiliterà in contemporanea nelle diverse città e realtà in cui è presente la Rete.

Rete nazionale per la sicurezza nei posti di lavoro - nodo palermitano

retesicurezzalavorosicilia@gmail.com

338/7708110

Indirizzo email nazionale:  bastamortesullavoro@domeus.it

*******

P.s.: Per ricevere il video/intervista "Canteri Letali" è necessario  inviare l'indirizzo postale

Bollettino n1 gennaio 2010 rete nazionale sulla sicurezza sui posti di  lavoro

Brns_2010_1-definitivo-.pdf (1.3 MB) Salva

 
 
 

Una delle stragi del capitalismo di Stato che verrà sotterrata con l'impunità del "Processo breve"

Post n°3040 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da cile54
Foto di cile54

LA STRAGE DI VIAREGGIO

 

Il 29 giugno 2009, a Viareggio, si è verificato il più grave disastro ferroviario degli ultimi anni: morirono 32 persone, oltre cento furono i feriti. La causa fu, come ricorderete, il deragliamento di un treno merci. Da quel giorno i parenti delle vittime, che hanno costituito «l’Assemblea 29 giugno», chiedono che venga fatta giustizia.

Per questo motivo il 4 febbraio una delegazione di questa associazione è stata in audizione al Parlamento europeo, a un seminario internazionale sul tema della sicurezza della rete ferroviaria.

Mentre infatti si spendono milioni di euro (pagati dai contribuenti) per l’alta velocità, non si pensa - come denunciamo da tempo - alla manutenzione e all’ammodernamento della rete ferroviaria, soprattutto sulle tratte più frequentate dai pendolari.

I famigliari delle vittime di Viareggio, infatti, hanno ricordato come nei giorni precedenti alla strage, ad esempio, vi fossero stati episodi analoghi riguardanti treni merci: il 19 maggio a Sesto Calende; il 25 maggio a Borgo S. Dalmazzo; il 6 giugno a Pisa S. Rossore; il 22 giugno a Vaiano. Tutti fatti ignorati dalle Ferrovie e dal ministero dei Trasporti, mentre, secondo i parenti delle vittime e non solo, contenevano già tutti gli elementi di allarme sulla vulnerabilità del sistema.

Purtroppo la normativa vigente sul trasporto merci e le modifiche proposte di recente in materia privilegiano il diritto delle imprese al libero scambio commerciale rispetto al dovere di tutela dell’incolumità delle popolazioni, dei lavoratori e dell’ambiente.

All’evento di Bruxelles hanno partecipato anche diversi lavoratori delle Ferrovie; tra questi Dante De Angelis, il ferroviere che denunciò proprio problemi di sicurezza, fu licenziato ed è stato poi reintegrato grazie anche alla mobilitazione della società civile.

I cittadini hanno chiesto al Parlamento europeo una revisione generale delle direttive e dei regolamenti comunitari sulla circolazione delle merci pericolose: è necessaria una stretta sulle regole in essere, che privilegi e garantisca la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente. In particolare, l’assemblea chiede: la riduzione della velocità dei treni nelle zone abitate e la costruzione di adeguate barriere protettive; la riduzione degli intervalli delle revisioni, anche in rapporto ai chilometri percorsi; la riduzione delle distanze dei rilevatori di temperatura; l’installazione di dispositivi antisvio per i treni merci come in dotazione agli Eurostar di nuova generazione; l’abolizione delle figure di “detentore” e “utilizzatore”; le ispezioni a sorpresa in analogia a quanto avviene per il codice della strada; la tutela per i delegati alla sicurezza; l’introduzione dei carri a “rischio zero” con cisterne da cui il materiale non fuoriesce in nessun caso; la sostituzione dei picchetti di verifica a terra attualmente in uso (pezzi di rotaie dismesse) con altri in materiale resistente e stabile ma non perforante; l’introduzione di “carri cuscinetto”, come per il trasporto di materiale esplosivo, che impediscano l’innesco a catena di esplosioni, come a Viareggio.

È stato anche denunciato lo smantellamento del trasporto merci di Trenitalia e la relativa privatizzazione come la causa principale dei disservizi e delle lacune dal punto di vista della sicurezza.

Nel frattempo, da sette mesi, la magistratura italiana sta cercando di capire chi indagare rispetto al caso di Viareggio. Ma se sarà approvato il processo breve anche questo procedimento rischia di finire con un nulla di fatto: un’altra strage rischia di rimanere senza giustizia né responsabili.

 

Vittorio Agnoletto

 
 
 

Nel paese della bugia, la verità è una malattia. L'ostentato disprezzo per la verità di chi non conosce la vergogna!

Post n°3039 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da cile54

Berlusconi: il festival ininterrotto della panzana

 

Inseguire Berlusconi nelle sue quotidiane, logorroiche esternazioni è impresa ardua e - talvolta ce ne viene il sospetto - persino autolesionistica. Se ci pieghiamo a commentarle, anche quando un velo di salutare silenzio sarebbe la scelta più opportuna, è perché la potenza comunicativa di cui il caudillo dispone, in un mondo mediatico in gran parte a lui genoflesso, ci sospinge ad evitare che almeno le più colossali panzane restino senza contrasto. Questi un po' sconfortati sentimenti ci attraversavano, ieri mattina, mentre ascoltavamo le parole del premier, per la gioia di una platea gaudente di imprenditori e politici, accorsi per l'inaugurazione dei lavori dell'autostrada pedemontana lombarda. Ma cosa ha detto, questa volta, il premier? Per cominciare, che la crisi è acqua passata e che noi, in Europa, «ce la stiamo cavando meglio di tutti gli altri». Si può osservare che si tratta di un motivo propagandistico abusato. Ma riproporlo oggi, di fronte all'ecatombe occupazionale che sta gettando nella disperazione milioni di persone e rivendicare a proprio merito l'inesistente «introduzione di misure di sostegno al reddito di chi ha perso il lavoro», vuol dire esibire un disprezzo per la verità che rasenta l'immoralità. Poi, ormai senza freni, il refrain sulle tasse, non solo, a suo dire, non aumentate, ma addirittura diminuite. Potremmo chiosare, persino abolite, per evasori fiscali e beneficiati dallo «scudo fiscale», ma sistematicamente cresciute per il lavoro dipendente, come provano inequivocabilmente i dati dell'Agenzia delle Entrate. Infine, il distintivo tocco "di classe" del signor B.: «Abbiamo impedito che scioperi e manifestazioni potessero ledere i diritti di tutti». Ne sanno qualcosa i lavoratori dell'Alcoa, i migranti e quanti in ogni angolo del Paese hanno in questi mesi cercato di portare in piazza e dare visibilità ai loro diritti calpestati per la casa, per la scuola, per gli spazi di socialità, incontrando sistematicamente il benvenuto delle forze di polizia, manganello in mano e divisa antisomossa.

 

Dino Greco

 
 
 

Entrambi hanno un passato opaco: il primo per i soldi, il secondo per gli appoggi ricevuti

Post n°3038 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da cile54

Tonino e il Cavaliere: stessa genesi, destini diversi

 

N on si può certo dire che la Seconda Repubblica - figlia del ciclone giudiziario passato alla storia col nome di "Mani pulite" - sia nata all'insegna della trasparenza. Complice forse il polverone provocato dal crollo del muro di Berlino, ancora oggi una spessa coltre getta un sinistro velo di opacità su molte delle vicende e dei personaggi che hanno dato vita a questa seconda era repubblicana. Due figure più di ogni altra incarnano questa oscurità: Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro. Coppia speculare. Simili, talmente simili da respingersi. Anche se poi, nel lontano 1994, il pm divenuto l'emblema di Tangentopoli tentennò, fino quasi ad accettare il ministero degli Interni offertogli dal leader dell'allora Forza Italia. Proposta che rifiutò dopo che qualcuno lo avvertì dei guai giudiziari in arrivo per il magnate di Arcore. L'accumulazione originaria di Silvio Berlusconi fa scorrere fiumi d'inchiostro. L'editore Chiarelettere e Marco Travaglio vi hanno costruito sopra una fortuna editoriale. Un tempo, quando Marx veniva ancora studiato, si sapeva che ogni accumulazione originaria è costellata di crimini atroci e illegalità. L'accumulazione originaria della Fiat, per esempio, è intrisa del sangue delle trincee della prima guerra mondiale, alla faccia del «capitale etico» evocato proprio durante Tangentopoli da quel licenziatore di operai che porta il nome di Cesare Romiti, lo stesso che negoziò con il pool di Milano una via d'uscita dalle inchieste facendo rifugiare a Londra i suoi manager. L'indignazione avrebbe dovuto rivolgersi al sistema, invece Travaglio e la sua banda l'hanno antropomorfizzata su un solo individuo, confondendo la parte per il tutto. Ma anche le origini di Antonio Di Pietro muovono da una zona grigia: alle radici contadine, ai lavori da migrante, segue una fulminea laurea in giurisprudenza. Un vero miracolo per un personaggio che con la cultura c'azzecca poco. Ma siamo ancora al piccolo peccato veniale. Arriva l'ingresso in polizia, da commissario Basettoni. Metodi spicci. Poi l'entrata in magistratura. Arranca ma ce la fa. Tipi così hanno un nome ben preciso, "intrallazzini". Hanno il pelo sullo stomaco, s'intrufolano ovunque, sono lesti a cogliere l'occasione, costruiscono relazioni con richieste di favori, scambi, segnalazioni. Un modo di fare conosciuto talmente bene da divenirne, ad un certo punto, un micidiale fustigatore. L'affossatore di quella "Milano da bere" a cui si era per lungo tempo dissetato. Arriviamo al punto. Eliminata buona parte del ceto politico messo sotto inchiesta, Tonino si toglie la toga e ne prende il posto. In un qualsiasi regime liberaldemocratico serio, dove vige la separazione dei poteri, una tale investitura avrebbe sollevato seri interrogativi e durissime resistenze. Invece tutti lo temono, la destra berlusconiana cerca di accaparrarselo. In fondo è grazie a lui se il "partito azienda" si è visto spianato la strada del potere. Sul fronte opposto D'Alema lo «costituzionalizza» facendolo eleggere nella circoscrizione blindata del Mugello, la più rossa d'Italia. Qui la vicenda s'intorbidisce al punto che sui giornali della destra più di una volta è stata evocata la pista del complotto. Una tesi cara ad alcuni settori politici rimasti vittime delle inchieste anticorruzione e tornata d'attualità in questi giorni, dopo la pubblicazione della foto nella sala mensa dei carabinieri del Ros di Roma. Si tratta di un episodio del 15 dicembre 1992, il giorno dell'avviso di garanzia a Bettino Craxi. 12 fotografie, 8 scomparse, 4 riapparse grazie all'avvocato Mario Di Domenico, un altro ex fedelissimo ora in rotta che sta terminando un libro sui retroscena del dipietrismo. In compagnia del pm un parterre di "barbe finte" di tutto rispetto: i colonnelli operanti nei servizi Gargiulo, Del Vecchio, Conforti, il generale Vitagliano, Bruno Contrada del Sisde e poi Rocco Mario Modiati. Chi è costui, definito su alcuni quotidiani l'«amico americano»? Si tratta del capo della Kroll, l'agenzia di sicurezza di Wall Street. Il clamore destato dalla presenza di Contrada, arrestato pochi giorni dopo per complicità con la mafia, ha posto in secondo piano un aspetto molto più intrigante: che ci faceva il secret service del più forte centro affaristico del mondo? A nostro avviso la tesi del complotto non regge. Le inchieste anticorruzione sono state solo l'innesco di un crollo che mette radici nel brusco mutamento degli equilibri internazionali dopo la fine dei blocchi e nella crisi di un sistema privo di ricambio politico, a causa della consociazione che aveva prima affossato le potenzialità di rinnovamento contenute nei movimenti conflittuali degli anni 70 e poi al welfare clientelare e corruttivo utilizzato per comprare consenso negli anni 80. Tuttavia in quelle foto è contenuta una narrazione che andrebbe indagata più a fondo. Le inchieste di mani pulite non hanno agito nel vuoto, ma nel crogiolo d'interessi e schieramenti internazionali che vedevano con favore la scomparsa dei vecchi mediatori politici della Prima Repubblica e della loro base sociale, l'economia mista, le partecipazioni statali. Quelle «sacche di socialismo reale», come le aveva definite Francesco Cossiga, facevano gola al capitale internazionale. Si apriva la grande partita delle privatizzazioni. Liberarsi poi dell'uomo di Sigonella e della politica estera mediterranea di marca democristiana faceva gola all'amministrazione Usa. La domanda è un'altra: che ruolo ha giocato in questa partita la sinistra? Quello degli utili idioti.

 

Paolo Persichetti

Liberazione

07/02/2010

 
 
 

Negati dal governo gli interventi, contro le indicazioni degli organismi internazionali e le evidenze scientifiche

Post n°3037 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da cile54

IL CARCERE È MALATO MA LA RIDUZIONE DEL DANNO NON ENTRA

 

Oltre il 50% di persone incarcerate per motivi legati alla droga, almeno un detenuto su 4 tossicodipendente, una presenza di Hiv/Aids intorno al 5% mentre un terzo della popolazione carceraria non si sottopone al test, e il 60% dei detenuti con un’epatite, il tutto aggravato dal sovraffollamento, questa la fotografia dello stato della salute nelle carceri italiane. Una situazione che secondo la Lila richiederebbe, oltre a una migliore e più diffusa applicazione di misure alternative alla pena detentiva, il ripensamento degli interventi di riduzione del danno.

Diversa la posizione del ministro Fazio, che in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, lo scorso 1° dicembre, al periodico di informazione Anlaids Notizie ha dichiarato che gli interventi di riduzione del danno in ambito carcerario, quali la disponibilità di siringhe sterili o di strumenti per la loro sterilizzazione, «presentano diverse controindicazioni, e in molti casi non esistono evidenze di efficacia degli interventi stessi nel ridurre la trasmissione dell’infezione da Hiv». Mentre la disponibilità di preservativi per i detenuti «può apparire come una legittimazione dell’omosessualità coatta».

Il ministro Fazio pare dimenticare che fin dagli anni Novanta da organismi quali la World Health Organization, le Nazioni Unite, il Consiglio d'Europa, arrivano ben altre indicazioni. E che nella letteratura scientifica le evidenze di efficacia di tali interventi nel ridurre la diffusione di Hiv e altre patologie sono ormai ben documentate.

«Signor Ministro, il sesso in carcere è praticato, e non attende certo la nostra “legittimazione”, ma non può essere “safe”. Così come esiste, per quanto altrettanto proibito, il consumo di stupefacenti, ma non con aghi sterili. È una realtà che non si può negare, sulla quale voglio richiamare la Sua attenzione, dal momento che oggi, a differenza del passato, anche la salute nelle carceri compete al Suo Ministero», scrive la presidente Lila Alessandra Cerioli, in una lettera pubblicata oggi da Anlaids Notizie. Citando il recente documento della Commissione Europea “La lotta contro l'Hiv/Aids nell'Unione europea e nei paesi vicini 2009/2013”, dove si legge: “L'accesso ad aghi sterili, il trattamento della tossicomania sulla base di dati scientifici, tra cui la sostituzione e le altre misure di riduzione dei danni, sono risultati strumenti molto efficaci, anche nelle zone a prevalenza elevata e in ambienti particolari come le carceri”.

La Lila chiede al ministro Fazio di rivedere le proprie affermazioni sulla riduzione del danno in ambito carcerario alla luce della documentazione proposta. Assieme a quelle, sempre negative, espresse nei confronti di uno strumento che, contrariamente al Governo

italiano, istituzioni ed esperti internazionali giudicano positivamente: il profilattico femminile.

«Non esiste alcuna evidenza che la commercializzazione del condom femminile, la cui accettabilità fra le donne risulta essere piuttosto bassa, possa favorire la riduzione della diffusione dell’Hiv», ha affermato il ministro, ancora nell'intervista ad Anlaids. Ma Lila, che da molto tempo, e in buona compagnia (Oms e Unaids), spinge per la diffusione di questo strumento di prevenzione, rifiuta di vedere vanificati i suoi e altrui sforzi in nome di una convinzione basata non si sa su cosa, dato che, sottolinea la presidente Cerioli, «la sua efficacia nel prevenire le infezioni sessualmente trasmesse, Hiv compreso, è provata in molti studi clinici, e il fatto che il sia ad oggi l’unico strumento di prevenzione che può essere utilizzato in prima persona dalla donna, lo rende importantissimo. Data la maggiore possibilità che hanno le donne di infettarsi. E data anche la difficoltà delle donne, più volte emersa, a contrattare il sesso sicuro».

In allegato, la lettera indirizzata al ministro della Salute Ferruccio Fazio dalla presidente Lila Alessandra Cerioli, pubblicata oggi nel giornale telematico Anlaids Notizie, nel sito www.anlaids.it

Lettera al Ministro Fazio

Per informazioni: Valentina Avon – Ufficio stampa Lila Nazionale

Cell 339.7015554 | Mail avon.stampa@lila.it

Lila - Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids Corso Regina Margherita 190/e - 10152 Torino Tel. e fax 011 4369310

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La Consulta ha già bocciato gli articoli su diagnosi genetica ed embrioni congelati. Confermato: la Legge 40 è una porcata

Post n°3036 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da cile54

Fecondazione assistita iniqua e anticostituzionale

La fecondazione medicalmente assistita, per come l'hanno voluta i fondamentalisti del centrodestra (ed anche qualcuno del centrosinistra) non ha diritto di cittadinanza in Italia.

La legge 40 è una vera schifezza, parola della Corte Costituzionale, che su iniziative di famiglie, coppie, medici, avvocati e associazioni, ha cancellato alcuni dei divieti più clamorosi e ingiusti. I giudici della Consulta ritengono incostituzionale ad esempio la diagnosi genetica, l'obbligo di impianto di tutti gli embrioni, le norme sul loro congelamento.

Prossimo passaggio atteso: la dichiarazione di incostituzionalità anche dell'articolo che vieta la fecondazione eterologa, cioè il ricorso agli spermatozoi di un donatore terzo o agli ovociti di una donatrice terza, pena pesantissime sanzioni per quei genitori in pectore che a causa di malattie o malformazioni non possono dare o fecondare il seme omologo (omologo a che? omologato da chi?).

Se ci fosse un tale pronunciamento, da parte dei giudici della Consulta che si sono occupati di questa legge "esclusiva" e "punitiva", saremmo di fronte alla cancellazione di fatto di una norma che ha fatto discutere e accapigliarsi in Parlamento - ma anche fuori dalle ovattate stanze in cui si decidono arbitrariamente le sorti anche più intime dei cittadini, chiamando in campo questioni filosofiche, etiche, religiose, ideologiche - e che alla fine, per la protervia della maggioranza di centrodestra e della parte più retriva della Chiesa cattolica, ha dato la stura al turismo a scopo di fecondazione artificiale e alle cosiddette rotte della fertilità, naturalmente solo per chi poteva e disponeva di risorse finanziarie in grado di "pagare" un impianto all'estero, mentre alla gran parte delle famiglie e delle coppie italiane veniva negato il diritto al concepimento e alla procreazione assistita nelle strutture sanitarie nazionali, pubbliche e private.

Un business che in cinque anni ha riguardato 50 mila coppie e svariati milioni di euro esportati nelle cliniche di mezza Europa, dove una donazione di gameti va dai 4.000 euro di Cipro ai 10.000 della Spagna, secondo le cifre rese note, in un recente convegno tenuto ad Acireale, dal professor Nino Guglielmino, direttore di uno dei centri di alta specializzazione per la fecondazione assistita.

Adesso i medici, le associazioni e le coppie escluse dalla iniqua e anticostituzionale legge 40, stanno pensando ad una class action , supportati dal giudizio di fior di giuristi, degli scienziati e degli esperti di diritto comunitario, perché solo in Italia c'è il divieto totale di fecondazione eterologa.

La campagna potrebbe partire in primavera e riguardare ad esempio decine di donne in menopausa precoce o uomini resi sterili da malattie, interventi o incidenti invalidanti.

«Vedo ogni giorno coppie discriminate perché non hanno i soldi per andare all'estero. Chi ha i soldi può pagarsi una clinica straniera e comprarsi un ovocita da un donatore terzo - ha detto il professor Guglielmino - ma chi soldi non ne ha è costretto a rinunciare ad avere figli. Noi del Centro Hera di Catania facevamo centinaia di fecondazioni eterologhe, soprattutto maschili. Venivano da noi 800 copie all'anno. Poi abbiamo visto crescere quei bambini, amatissimi, perché la paternità e la maternità non sono legati solo alla genetica, ma all'amore e alla responsabilità».

I numeri del turismo della fecondazione fanno impressione: 25 mila coppie europee ogni anno si sposta per il concepimento assistito. Di queste, un terzo, circa 8 mila, sono coppie italiane. Soltanto l'82% delle coppie che si rivolgono ai centri stranieri sono regolarmente sposate. Vanno in Danimarca, Belgio, Francia, Svizzera, Grecia, Spagna, Slovenia e Repubblica Ceca.

Invece le coppie che si sono rivolte a strutture italiane sono state 43 mila nel 2005, 52 mila nel 2006, 55 mila nel 2007. Le gravidanze ottenute sono state 9.049 nel 2005, 10.608 nel 2006, 11.685 nel 2007. Il 45,7 per cento si è rivolto a strutture pubbliche o convenzionate con il servizio sanitario nazionale, mentre il 54,3 per cento si è rivolto alle circa 350 strutture private che operano sul territorio nazionale con soli interventi di fecondazione omologa.

L'avvocato Maria Paola Costantini, autrice in passato di molteplici ricorsi, alla fine di marzo ne presenterà uno, in dieci diversi tribunali italiani, per tutelare un gruppo di coppie che chiedono di poter assoggettarsi alla fecondazione eterologa, unica possibilità per chi è colpito da forme di sterilità legate a malattie genetiche ed ereditarie.

«Sappiamo che non sarà una battaglia facile - ha dichiarato l'avvocato Costantini - perché il tema della fecondazione eterologa fa paura a molti, evoca lo spettro di mamme-nonne o altri eccessi. Invece le cinque coppie per le quali presenteremo ricorso hanno malattie serie, documentate».

Per quanto riguarda l'incostituzionalità, «le norme sulla fecondazione eterologa sono in contraddizione con l'articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza tra coppie infertili ammesse alle cure perché possono produrre gameti e quelle con infertilità più gravi escluse dalle terapie», insiste l'avvocato Costantini, ma a ci sono anche altre difformità costituzionali, «come la negazione del diritto costituzionale di formarsi una famiglia», e infine, «se la legge 40 disciplina le eventuali conseguenze di una fecondazione eterologa, ad esempio vietando il disconoscimento di paternità, è evidente che il legislatore ha messo in conto il turismo procreativo, ovvero interventi fatti all'estero: un paradosso su cui si profila un'evidente discriminazione economica».

7/2/2010

 
 
 

SOMMARIO SETTIMANALE 1/7 FEBBRAIO

Post n°3035 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da cile54

7 -- Storie italiche di vita disabile: le aziende che rifiutano di assumere un disabile pagano duramente: 14 € al giorno

7 -- Domenica e lunedì andra in onda la miniserie "C'era una volta la città dei matti ...". Sulla vita di Basaglia

6 -- I provvedimenti beffardi di Individui Che si definiscono "uomini civili" su mandato di milioni di Loro simili

6 -- Leghisti a caccia di cariche, doppie o triple non importa. La nuova casta del Carroccio

6 -- Ultime notizie Dalla Val di Susa: la libera informazione allarma i SEGUACI Si Tav

5 -- In Piemonte esempio di classe politica ipocrita Nelle parole e nei fatti affarististica. Si eviterà il peggio?

5 -- In dati 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l'Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma.

5-- Ipazia, Dopo il kolossal Che non vedremo in Italia, un paese Governato dal cattolicesimo Integralista e violento, fascioleghista

4 -- Riceviamo e pubblichiamo. L'iniziativa dell'associazione Terra sull'emergenza inquinamento

4-- Oggi i lavoratori dell'Alcoa rappresentano Quella parte del popolo Che non ha mai abbassato la testa. Con rabbia e Dignità!

4 -- Adesso basta. Sull'acqua decidiamo noi! L'Italia sull'orlo del ritorno al medioevo ha BISOGNO DI Rivolte popolari!

3 -- Riceviamo e pubblichiamo. Inceneritore Minaccia la Salute e la credibilità del Settore Alimentare a Parma. Firma l'appello

3 -- Riceviamo e pubblichiamo. Violenza Sulle Donne nel CIE di Milano

3 -- Nessuno dei grandi giornali italiani ha Preso in Considerazione questa Situazione denunciata da un coraggioso giornalista

2 -- Il gesto di Sergio sciogliere l'effetto ipnotico di una fasulla rappresentazione mediatica della realtà

2 -- Cinquanta donne e uomini si sono incatenati alle gru del cantiere, per ben conoscere questa elementare verità

2 -- ProTAV La mafia incendia I Presidi dei Cittadini ma le idee non bruciano. Fuori le mafie Dalla Val Susa

2 -- La Lega vuole sottoporre tutti gli immigrati ad esame sanitario e psichiatrico. Il bue dice ....

1 -- Corse soppresse per il record, scoppia il caso Malpensa Express. Le tragicomiche Sceneggiate Nella Repubblica Padana

1 -- Finalmente parla uno dei Suoi ex fedelissimi e racconta la verità sulla giustizia plasmata Che gli italiani conoscono Sani

1 -- Un'ostetrica commenta un volantino della Società italiana ginecologia e ostetricia e il Servizio di Assistenza Telefonica

> SOMMARIO GENNAIO / 2 > SOMMARIO GENNAIO / 1

 
 
 

Storie italiche di vita disabile: le aziende che rifiutano di assumere un disabile pagano duramente: 14 euro al giorno!!!

Post n°3034 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da cile54

E poi dite che non gli conviene

 

Qualche mese fa, grazie ai soliti parola passa di blog in un forum, lessi un articolo che riguardava la discriminazione delle donne disabili. Mi colpi enormemente perché è davvero difficile trovare un articolo che ammetta una discriminazione non solo lavorativa ma anche emotiva ed affettiva relativa soprattutto a noi donne.

 

Per chi si fosse perso la parte prima, mi ripresento: ho 27 anni, sono malata di sclerosi multipla, Nell'ultimo anno ho sviluppato una disabilità secondo ASL e INPS pari a 2 / 3. E non vorrei dirlo troppo a voce alta, ma la mia disabilità sta regredendo piano piano. Per Quanto si Possa vedere Dall'esterno, ormai sembro quasi una persona normale. Quasi, ho detto.

 

Da quando ho iniziato ad avere problemi di salute, c’è stata un'evoluzione più che comprensibile nel mio modo di vedere il mondo. Ora, per esempio, mi incazzo molto più spesso. Vedo le barriere architettoniche, il menefreghismo di certificazione di fronte alle altrui limitazioni fisiche, il pietismo ipocrita di altri; vedo molte più discriminazioni di quante non ne vedessi già prima.

 

E non ho iniziato uno vederle quando mi fu detto "Sei malata, e lo sarai tendenzialmente per tutto il resto della tua vita, da che ora sarà all'insegna dell'incertezza più totale dell'oggi sul domani" - Come se non fosse così normalmente già, ma di solito uno non ci fa caso é da qualsiasi cosa per scontata. Ho iniziato uno vederle quando ho cominciato ad ascoltare i racconti degli altri. E poi loro quando il racconto è divenuto anche il mio.

 

In principio la cosa più che mi salto all'occhio fu la quantità di donne che, neo spose, conviventi, sposate da più di un decennio o causa, letteralmente venivano abbandonate dai compagni con cui magari condividevano un percorso di vita da 5, 10, 20 anni. con cui magari avevano Figl *, se non nipoti. Alla diagnosi non, parlando di sclerosi Perché è davvero difficile - Nonostante Ciò che dicono in tv o sui giornali Quando è ora dei vari Telethon e raccolte fondi - Che la disabilità che si sviluppa all'esordio poi non rientri totalmente. Ma è una malattia totalmente imprevedibile, puoi conviverci senza grossi Problemi per 20 anni e poi nel giro di un anno sei in sedia a rotelle, ipovedente o, se non completamente dipendente da qualcuno che ti deve aiutare anche a fare Pipì o lavarti i denti.

 

Ma dettagli a parte, mi sono sentita terribilmente sessista quando ho iniziato a formulare nella mia testa l'ipotesi che i maschi sono molto meno propensi delle donne di fronte alle difficoltà che una malattia qualsiasi comporta. In fondo, il giuramento matrimoniale non recita forse "in salute e in malattia"? E quella dannata formula matrimoniale non è forse la base che dovrebbe avere ogni coppia? Ma col tempo mi sono resa conto che la mia impressione non era sbagliata così. Ad un certo punto persino la mia giustificazione più solida, Quella secondo cui i maschi in genere non parlano Di queste cose, è andata frantumandosi. Perché li sento parlare di mogli, di compagne, che si sono magari stanche, sfiancate, ma restano comunque al loro fianco.

 

Non solo gli uomini sono meno propensi delle donne ad affrontare una disabilità che non riguarda loro in prima persona, ma per una disabile trovare un unico compagno che non la veda come una malata ma come una persona è peggio che riuscire a trovare e tenersi un lavoro. Conti facendo, in base alle persone che ho conosciuto io personalmente, siamo a 1 Ogni uomo 4 donne che se ne fregano se la persona verso cui hanno interesse è disabile o malata perchè la vedono come una persona, appunto, e non come una tragica vittima di un destino crudele. Ad un certo punto penso sia anche normale che noi donne malate ci mettiamo addosso una corazza che a penetrarla non basta nemmeno una trivella. Perché magari mi freghi la prima volta, forse anche la seconda, ma alla terza parto già prevenuta. Qualcun * può forse biasimarci?

 

E non ho parlato di lavoro a caso. L'INAIL verso Quella definisce le donne disabili una "Discriminazione multipla"(Non vogliatemene, ma ho apprezzato l'ironia di questa definizione per la patologia che ho). Parlando di donne sane, lavorano meno del 50%. Parlando di quelle disabili, in riferimento per lo più alle categorie protette, la percentuale del 2003 scende uno drammatico delle Nazioni Unite del 25%. che immagino e, nonostante il blocco delle assunzioni dello scorso anno non riguardi anche i disabili, a causa della "crisi" la percentuale riguardante il 2009 SIA ancora più bassa. Non sono, purtroppo, riuscita a trovare dati più recenti. Di mio, sono iscritta alle categorie protette da poco meno di un anno. E 'un anno esatto in questo periodo che cerco ossessivamente un impiego, ma la situazione dalle mie parti è completamente immobile, probabilmente già attaccata al respiratore, forse stanno già parlando se staccare la spina. Se voglio lavorare dovrò inventarmi con tutta probabilità un lavoro. Essere dipendente di me stessa, il che a dirla tutta non mi fa nemmeno così tanto schifo.

 

Quella percentuale mi ha fatta sentire sollevata solo per un breve momento, come a dire che allora non è colpa mia. Perché è questo un altro argomento spinoso. Già le donne vengono relegate in ruoli complementari nelle aziende, ruoli che normalmente sono i primi a venire silurati in tempo di crisi, hanno il doppio delle difficoltà rispetto agli uomini ad avere aumenti di stipendio e a  fare carriera. Vengono assunte con molta cautela Perché potrebbero sposarsi e di conseguenza decidere di fare le casalinghe, potrebbero avere un figlio da un momento all'altro, potrebbero volersi sacrificare per qualsiasi motivo e far passare il lavoro in secondo piano, è questo perché le donne fanno poco secondo il comune modo di vedere (in un altro articolo, l'INAIL la definisce "scarsa propensione per il lavoro"!!!). Per le donne il lavoro è un passatempo più che una necessità, Sembrano dire. E quindi quando tu vuoi Lavorare, vuoi impegnarti, vuoi osare il meglio per raggiungere un obiettivo e non ci riesci, finisci per sentirti in colpa. perchè la natura ti ha dotata di un doppio cromosoma X, di un paio di tette, a causa di ovaie, di un utero e di una vagina. Ti senti in colpa per essere nata donna, per essere una casalinga potenziale nonchè incubatrice, levatrice e crocerossina per vocazione naturale. Se non una scansafatiche.

 

Quando sei anche disabile o malata, il senso di colpa è quadruplicato. Non solo perché mettono il carico sul fatto che tu sia donna, ma ti fanno pesare anche un problema che di solito non ti sei andata cercare uno. E oltretutto ad una donna disabile,, non puoi sfruttare molto il corpo come una merce. Una paraplegica o un'ipovedente non è quel che si può definire il sogno erotico del maschio italico. A una donna che sta in carrozzina o che usa delle stampelle non puoi imporre il tacco a spillo perché è più sexy, o la minigonna, o qualsiasi altro orpello per farlo rizzare ai clienti piuttosto che al capo, perché una donna disabile deve badare prima di tutto alla propria comodità. Non può per Definizione essere un oggetto da mettere in bella mostra. La mercificazione del corpo va a farsi benedire. Il che da un lato sarebbe anche un bene, se non fosse Che all'atto dell'assunzione è una cosa di cui tengono conto. Come se una donna senza problemi psichici ma esclusivamente fisici fosse ¾ ¼ corpo e cervello, e se non puoi sfruttare i ¾ te ne fai davvero poco del rimanente.

 

L'altro problema e che se assumi un disabile * normalmente devi aspettarti che si metta in malattia più spesso che non una persona sana. Qua sta il problema del tenersi un lavoro. Vero e che le aziende e gli enti pubblici per poter usufruire degli sgravi fiscali sono obbligati uno certe modalità contrattuali, ovvero niente contratti atipici ma esclusivamente uno da tempo determinato un minimo di 6 mesi alla scadenza che se viene rinnovato deve esserlo necessariamente a tempo indeterminato ( Per i più fortunati, periodo di prova e poi indeterminato), ma non metti caso che in quel lasso di tempo la meta lo passi a casa in malattia - vera, uno shopping tariffa - non penserai mica che te lo rinnovino? Ufficialmente non possono non rinnovare il contratto per i troppi giorni di malattia, ma ufficiosamente lo fanno uno mezzo di altre scuse. E tu lo sai, ma non puoi farci molto.

 

È altrettanto vero che i furbi sono ovunque. Non avete idea delle volte che mi è stato detto di lavorare di una settimana e stare a casa le altre tre facendomi i fatti miei, e poi una multa mese portarmi a casa il mio stipendio. Alcuni disabili, pochissimi comunque, lo fanno effettivamente, gettando fango su un'intera categoria di persone che quando hanno diritto all'assegno di assistenza (una quota ragguardevole, 260 € al mese se il tuo reddito personale non supera i € 4,300 l'anno ) sicuramente non gli basta per campare. E mi incazzo, perchè io ho una dignità, perché io ho voglia di fare, di osare, di impegnarmi.

 

E mi sento anche abbandonata dallo Stato, perché le aziende che preferiscono pagare la penale per il rifiuto di assumere un disabile devono tirar fuori 14 miserissimi euro al giorno. Quando lavoravo a tempo pieno ne prendevo 35, poi dite che non gli conviene?

 

Questa panoramica, che sicuramente scenderà più nello specifico anche con guida alla sopravvivenza nel prossimo futuro, ha volutamente incentrato i problemi solo su donne con handicap fisico e non mentale. Principalmente perchè la mia conoscenza in ambito è limitata e non mi va di fornire astrazioni soliste, cifre e statistiche senza metterci del personale. Ma anche e soprattutto perché vorrei evitare di essere io a provocare conati di vomito degni de "L'Esorcista". Potete comunque Iniziare uno farvi un'idea leggendovi qualche articolo, sempre targato INAIL, una questo indirizzo. Consiglio davvero un antiemetico prima di cimentarvi nella lettura.

 

À bientôt!

 

Agnes Nutter

http://femminismo-a-sud.noblogs.org/

 
 
 

Domenica e lunedì andrà in onda la miniserie "C'era una volta la città dei matti..."

Post n°3033 pubblicato il 07 Febbraio 2010 da cile54

Roba da matti! La storia di Basaglia arriva in Rai

Pazzesco. Che una miniserie sui matti- sarà politicamente scorretto chiamarli così, ma spesso è un'autodefinizone- finisca in prima serata (sia pur col bollino giallo) su Raiuno, il 7 e l'8 febbraio. Pazzesco, che esca dai confini del conformismo televisivo e televisibile per portarci in un film pulsante che ci squassa il cuore con la forza del sorriso, della tenerezza, delle convinzioni di un folle- lo dice di sè pure Gifuni-Basaglia all'inizio "io non ero considerato pazzo perchè studiavo psichiatria o forse solo perchè ero ricco"- che si mise contro il mondo accademico, politico e gran parte della società per le sue teorie rivoluzionarie.

Contro i manicomi, le terapie contenitive, le violenze contro i pazienti. Pazzesco che un regista come Marco Turco non trovi uno spazio maggiore. Pazzesco vedere l'elettroshock sul viso splendido e devastato di Vittoria Puccini, come uno schiaffo in piena faccia alle famigliole riunite attorno a mamma Rai. Pazzesco che quest'ultima non ci offra apologie di tonache o divise, ma di un medico fuori dal coro. Pazzesco, ma in fondo C'era una volta la città dei matti... non poteva che essere una fiction pazzesca. Una miniserie che annovera professionalità cinematografiche (Onorato alla fotografia, Pagani alle musiche e Morandini ai costumi su tutti) e una visione da grande schermo, che ha un cast assolutamente perfetto e un bel coraggio. Tutto in una fiction, a cui si perdona qualche dettaglio sacrificato a una necessaria semplificazione- il buon Boris (il sempre eccellente Branko Djuric), da 15 anni legato a un letto, si rimette subito in piedi e cammina alla grande, qualche redenzione troppo immediata- perchè ha in sè la forza e la profondità che la televisione degli ultimi dieci anni ha toccato così raramente da non avercene (quasi) lasciato memoria. Fabrizio Gifuni, forse nella migliore interpretzione, è Franco Basaglia e anche grazie a un talento tutto speciale con i dialetti, il suo viso bello e irregolare, quell'espressione insieme determinata e smarrita ci fa subito piombare nella sua vita, nella sua carriera sghemba e in quell'entusiasmo dubbioso- non ha la foga del pasionario ma la sobrietà di chi spera di non sbagliare, di chi vuol fare quello che è giusto ma non è sicuro di saperlo- con cui Basaglia conquistò l'impensabile.

Turco, cosceneggiatore con Alessandro Sermoneta e Katia Colja, sa tratteggiare tutto questo con sensibilità, e sullo sfondo non dimentica di mettere la protesta studentesca e la mafia dell'ala dominante della psichiatria, che screditò il metodo e l'uomo (definito "anarchico e comunista", ovvio). Il regista non ha paura di mostrare l'Italia come un coacervo di meschinità a cui si può reagire solo con grandi, incoscienti, spesso sorridenti (ricordate l'ironia e l'umorismo di Falcone e Borsellino?) sacrifici personali.

La miniserie, poi, non si mette solo dalla parte dell'eroe, ma anche delle vittime, i matti che hanno dentro storie dolorose e ingiuste: la bellissima e vivace Margherita giudicata da suore bigotte e rifiutata da una madre sola. Margherita è una Vittoria Puccini che mai come in questo caso mostra un talento prezioso. Con lei comprimari come Thomas Trabacchi e Vitaliano Trevisan che sanno riempire le loro pose di significato e profondità. Ma è ingiusto parlare dei singoli, tutti meritano menzioni e complimenti, per un prodotto entusiasmante che saprà, probabilmente, conquistare anche il pubblico. Perchè non rinuncia alle regole base del racconto tv e dell'audience (amore, impegno, melodramma, sentimenti forti) ma lo fa comunque con rigore e senza scorciatoie. L'infermiera Nives, ad esempio, è una Michela Cescon che sa mostrarci una che cattiva lo è stata per abitudine ed educazione alla professione e che trova, in una bella scena madre, la forza di andare contro tutti. E contro se stessa.

E se Basaglia è sostenuto da una voce fuori campo (la sua) didattica più che didascalica e finisce per sembrare un santo, ben venga. E' un santo civile, un eroe che merita un ricordo popolare rispettoso di un lavoro straordinario (finora solo il Lo Cascio de La meglio gioventù gli aveva reso onore sul piccolo schermo). Bisogna essere un pò matti per un'impresa (televisiva) del genere. Ma Turco e compagni con questo gioiello hanno dimostrato che, parafrasando un altro piccolo capolavoro "matto" di Giulio Manfredonia... Si può fare.

Boris Sollazzo

Liberazione

06/02/2010

 
 
 

I provvedimenti beffardi di individui che si definiscono "uomini civili" su mandato di milioni di loro simili

Post n°3032 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da cile54
Foto di cile54

Legittimi impedimenti al permesso di soggiorno a punti

 La conoscenza di una lingua, di quelli che sono i principi costituzionali, un regolare contratto di lavoro e un alloggio dignitoso e anche questo ottenuto tramite stipula di contratto con valore legale, sono elementi che dovrebbero rientrare nel novero dei diritti garantiti a tutti e a tutte. Questo dovrebbe essere valido in un paese che si ritiene civile, che aspira anche a fornire gli strumenti basilari per l’eguaglianza, che insomma voglia rendere tutti cittadini in grado di poter realmente far parte di una società. Ma gli uomini e le donne migranti non sono, per chi ci governa, cittadini come gli altri, sono un corpo estraneo su cui legiferare senza alcun principio di realtà, solo e soltanto in nome della possibilità di raggranellare qualche voto in più in vista delle prossime competizioni elettorali, oggetti ottimi per fare demagogia e per drogare ancora di più la coscienza comune.

L’idea del «permesso di soggiorno a punti», introdotta con la legge 94 [pacchetto sicurezza] comincerà non casualmente ad essere applicata in periodo carnevalesco, purtroppo non si tratta di uno scherzo ma dell’ennesimo strumento – per altro di difficile attuazione – messo in piedi, da una parte per incrementare le condizioni di precarietà e di clandestinità, dall’altra, ed è molto più grave, trasformare i diritti in doveri, in obblighi.

In pratica chi dal momento in cui tale modalità dei permesso di soggiorno entrerà a regime, proverà ad accedere al permesso di soggiorno, stipulerà un «accordo di integrazione». Si impegnerà di fatto, entro due anni al conseguimento di una serie di obbiettivi.

Dovrà conoscere la lingua italiana e la costituzione, essere iscritto al sistema sanitario nazionale, mandare eventuali figli a scuola e avere regolare contratto abitativo. Se alla fine dei due anni avrà ottemperato a tutte queste richieste otterrà i 30 punti necessari, altrimenti avrà un altro anno di tempo per conquistarli. Passati i 3 anni, secondo i ministri Maroni e Sacconi [interno e welfare] risulterebbe evidente che «l’immigrato» non si vuole integrare e quindi scatterebbe l’espulsione. Il sistema ovviamente prevede anche punti in meno per chi si rende colpevole di reati.

Si potrebbe fare tanta ironia. Ci si potrebbe domandare quanti illustri membri del parlamento e del governo abbiano una sufficiente conoscenza della Costituzione, si potrebbero esibire dati sull’analfabetismo in crescita fra gli italiani Doc. Ma è più giusto domandarsi se i due geniali ministri si rendano conto o meno delle reali condizioni di vita e di lavoro in cui si trovano, grazie anche alle leggi da loro tanto apprezzate, dei 4.300 mila migranti residenti in Italia.

Senza giungere ai casi limite di chi, in regime di semi schiavitù, nei campi come nelle case, non ha il tempo materiale per poter imparare altre parole che quelle necessarie per obbedire agli ordini, si guardi al fatto che a fornire corsi di italiano per stranieri provvedono, su base volontaria, partiti, associazioni laiche e religiose, ma niente arriva dalla scuola pubblica. Anche imparare la lingua – che è un desiderio di chi emigra – è spesso un diritto inesigibile. La Costituzione fatica ad entrare anche nelle scuole, come farla entrare nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro o di socialità? Il contratto di affitto regolare è una chimera a cui aspirano a volte anche gli autoctoni. Per i migranti spesso è un sogno, ma il reo è chi affitta in nero o chi è costretto ad accettare le condizioni del proprietario? I figli a scuola? Volentieri! Peccato che con la riforma che si prepara, il tasso di abbandono scolastico per i figli di migranti sia destinato a crescere. I due ministri ignorano che in altri paesi come Canada o Germania dove vigono modalità simili, esiste un sistema di welfare per favorire i processi di inclusione sociale, quello che in Italia non è mai esistito. E da ultimo, si tolgono i punti a chi commette reati. Ma come la mettiamo con le prescrizioni?

A questo punto, visto che trionfa la beffa, la logica del «permesso a punti» andrebbe respinta al mittente. Per… legittimi impedimenti.

Stefano Galieni

5 Febbraio 2010

www.carta.org

 
 
 

Leghisti a caccia di cariche, doppie o triple non importa. La nuova casta del Carroccio

Post n°3031 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da cile54

Poltrone in cravatta verde

 

Ce l'ha duro. Non si spezza né si piega nemmeno con gli "amici" del Pdl, suoi alleati nella compagine che guida la Provincia di cui lui è baldo presidente dal giugno 2009. «Che il Pdl torni nei ranghi». Che «la Beccalossi (Viviana Beccalossi, deputata nonché coordinatrice Pdl, ndr) la smetta di dire falsità su di me».

Daniele Molgora da Brescia. La sfuriata è nel bel mezzo di una conferenza stampa convocata, a tambur battente, addirittura di domenica mattina sotto capodanno 2009; e perentoriamente così conclusa, sempre rivolto agli alleati berlusconiani: «Avete fatto la pipì fuori dal vaso».

Daniele Molgora da Brescia, il deputato più "poltronato" d'Italia. Persino le Iene sono rimaste spiazzate: rincorrendo con un c... aggiuntivo gli onorevoli con due incarichi - per la serie "il c... è uno ma le poltrone sono due" - si sono trovati davanti a un tipo che di scranni ne ha non uno, non due, ma tre. Esemplare.

Un curriculum da nuova casta in cravatta verde. Lega Nord, deputato, sottosegretario al ministero dell'Economia e delle Finanze, presidente della Provincia di Brescia. Classe 1962, dottore commercialista, tessera leghista nel 1990, ragazzo di Bossi fedele nei secoli: nel '91 è consigliere al Comune di Brescia; nelle antiche stanze della Loggia ci resta fino al 1994; poi ancora dal 2003 al 2004, allorché trasloca al Broletto, dove si asside sotto forma di consigliere e poi di presidente. Occhiali sottili, «faccia sdegnosetta, veramente bresciana» (per dirla con Silvio Pellico), è tutto Lega e Palazzo. Da Brescia a Roma; nello stesso '91 viene eletto deputato; e anche lì resta ottimamente. XII, XIII, XIV, XVI legislatura. Anche "costola" dei governi Berlusconi, nei quali ricopre l'incarico di sottosegretario all'Economia nel 2001, 2006, 2008, e ancora ancora.

Un tipo impegnato. E' lui - insieme nientemeno che ai big-big Calderoli e Tremonti - a redigere la Legge sul federalismo fiscale (quel pasticciaccio brutto tutto da vedere...). Agenzia delle Entrate, lotta (?) all'evasione fiscale, cicaleccio su "introduzione di un sistema premiale per il contribuente totale dei Comuni virtuosi" (boh): è tutta robetta che lo vedono darsi da fare. Gran paladino anche del marchingegno detto impropriamente scudo fiscale, spiega in una intervista al Sole 24Ore che «i soldi bisogna andare a prenderli dove ci sono»; altro che criticare «questa operazione per i suoi presunti risvolti etici» (il corsivo è nostro).

Prendi i soldi e scappa. Scappa a Brescia, dove lo scranno della Provincia lo attende, desolatamente vuoto senza di lui. Molto sicuro di sé, deciso. Non accetta che qualcuno abbia da ridire sui suoi tripli incarichi; strapazza il povero Diego Peli del Pd, ma insieme pure la solita Beccalossi del Pdl: « Forse voi pensavate che qui ci sarebbe stato un presidente con la testa più a Roma che a Brescia?». Errore, ancora una volta avete fatto la pipì fuori dal vaso, «perché il presidente è presente, con progettualità e iniziative». Il presidente c'è e il suo unico difetto è di essere troppo bravo; lo dice lui stesso di sé medesimo, con un'altra stoccata "amica": «E' che il Pdl si è sentito superato nell'immagine. E' come se in una squadra di calcio i compagni, invidiosi perché uno di loro segna troppo, preferissero passare la palla agli avversari. Ma è un peccato smontare la squadra» (l'avvertimento è per il Pdl...).

Il Daniele Molgora che non fa una piega e risponde picche anche a chi, in Parlamento e fuori, gli chiede conto delle tre poltrone e dei tre stipendi: che sfrugugliate? «La legge me lo consente».

Prendi i soldi e scappa. Scappa a Brescia, questa calda preda. Espugnata, conquistata; in Loggia oggi siede infatti il nuovo sindaco Adriano Paroli, eletto nel 2008 con un bel 51,4 per cento, (il candidato del centrosinistra fermato al 35). Scrive il Corriere : «L'assedio del centrodestra al secondo municipio della Lombardia è durato esattamente quattordici anni. Dal '94 ad oggi il sindaco di Brescia era stato espressione dell'Ulivo, che proprio a Palazzo Loggia ebbe il suo debutto nazionale. Nei prossimi cinque anni il timone sarà invece nelle mani di Adriano Paroli, espressione di una giunta che riunisce Pdl ma anche l'Udc». Il neo sindaco tappezza la città con manifesti di una sola parola, "Grazie", e lancia il proclama :«E' ora di cambiare. Brescia si è rialzata!».

Anche lui classe 1962, avvocato, ex dc, poi subito Forza Italia, sposato, una figlia; anche lui subito consigliere comunale, poi consigliere provinciale (capogruppo Forza Italia). Anche lui subito deputato a partire dal 1996, qui nessun dorme. Seggio parlamentare mai più mollato, e tuttora perdurante; e non importa se contemporanemente lui è anche sindaco di una città di duecentomila anime.

Molgora e Paroli, i nuovi "forchettoni" che avanzano, schietti esempi dell'ultimo Carroccio "ammastellato". Il Carroccio che "osa" fare la voce grossa coi berlusconiani medesimi. Che sente aria di sorpasso elettorale e va giù, perentorio, vuole nomi posti poltrone, poche balle.

Infatti, Castelli se ne infischia se è viceministro, lui corre a sindaco di Lecco e lo ha già detto: se sarà eletto mica si dimetterà, ci mancherebbe. E il delfino Renzo - Renzo Bossi, e chi se no - correrà per un posto da consigliere alle prossime regionali. Lo ha deciso il consiglio federale della Lega - leggi papà Umberto -, essendo che il ragazzo adesso «non è più tanto "trota"», anzi ha superato ben due esami, è pronto e «ha tanta voglia di fare politica». Renzo che è candidato non già a Varese dove abita, bensì a Brescia, dove gli lascia il posticino la consigliera Monica Rizzi, che il suo posticino ce l'ha già anche lei garantito, dentro il «listino bloccato» del governatore Formigoni. E Andrea Gibelli, deputato leghista di Lodi, è anche lui in pista per lo scranno di vicepresidente della Lombardia, di già che c'è.

Lega di lotta e di poltrona. Nordest con centrodestra rampante in salsa leghista.

Brescia e dintorni. La Leonessa d'Italia, capoluogo della quinta area metropolitana del paese, dopo Milano, Roma, Napoli e Torino, però non sta molto bene. Il Sole 24Ore la fa scendere al 95mo posto su 110 nella graduatoria nazionale delle città italiane. «A Brescia si respira un clima poco sereno, un'atmosfera di aggressività, una nebbia di egoismo», è una delle voci raccolte dal quotidiano, il senso di un malessere palpabile.

Brescia e dintorni. 21 agosto 2009, Abdallah, cittadino di origine tunisina, è preso a pugni e schiaffi da agenti di polizia mentre cerca di entrare nella moschea di via Corsica. 6 dicembre, cinquemila in corteo contro la Bossi-Fini, con sosta in piazza Rovetta, per ripristinare le panchine che il Comune ha tolto per impedire agli immigrati di usarle. 23 dicembre, operazione White Christmas a Coccaglio (7mila abitanti, 1500 stranieri): aperta la caccia al nero senza permesso di soggiorno, fraterna iniziativa dell'assessore leghista Claudio Abiendi. 15 gennaio 2010, Villa Carcina, ordinanza del sindaco per stabilire che comunitari ed extracomunitari possono avere la residenza in paese, ma solo se hanno un reddito di 5mila euro...E sui muri quei manifesti là, con Alberto da Giussano e slogan che dicono "NO all'immigrazione clandestina. NO al voto agli immigrati. NO alla concorrenza cinese. NO ai matrimoni omosessuali"...

La "Leonessa d'Italia" non sta molto bene.

 

Maria R. Calderoni

Liberazione

05/02/2010

 
 
 

ULTIME NOTIZIE dalla Val Susa: la libera informazione allarma i seguaci Si Tav

Post n°3030 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da cile54
Foto di cile54

OFFENSIVA CONTRO I SOCIAL NETWORK NO TAV 

Intorno alle ore 12 i gestori di Facebook hanno disabilitato gli account di AmbienteValsusa No Tav e comitato No Tav Susa-Mompantero.
Senza alcun preavviso, probabilmente a causa di un "blocco automatico" indotto strumentalmente da qualcuno che ci vuole bene. Questo fatto indica che:
1) l'informazione che diamo dà molto fastidio e viene costantemente monitorata. Da parte nostra, naturalmente, grazie alle nostre statistiche, siamo in grado di sapere chi visita frequentemente il nostro sito;
2) l'interazione tra sito e Facebook potenzia enormemente l'efficacia, l'immediatezza e lo scambio di informazioni e conoscenza;
3) probabilmente è proprio l'informazione immediata che spaventa qualcuno. Chi vuole fare i sondaggi teme forse che questi social network permettano di informare sui movimenti nel territorio.
Naturalmente è noto ai nostri utenti che Ambientevalsusa si occupa di dati tecnici e non di informazioni sul traffico stradale.

Abbiamo attivato immediatamente la procedura per la riattivazione dell'account Facebook; eccovi la lettera inviata a disabled@facebook.com per richiedere l'attivazione dell'account. 
In questi mesi gli indirizzi di tutti i nostri contatti su Facebook sono stati salvati e siamo in grado di riattivare in poche ore un altro account, ma qui la questione è legale.
In allegato anche la lettera del comitato No Tav Susa-Mompantero.

Invitiamo per ora i nostri ed i vostri amici, se interessati, a richiedere l'inserimento nella nostra mailing scrivendo a info@ambientevalsusa.it ed ad iscriversi su facebook ai comitati No Tav Condove, Borgone, 
Villarbasse, Spintadalbass, Notavaction, Sito Notav ecc...noi nel frattempo interagiremo direttamente con loro.
Per corretta informazione inviamo ai nostri utenti iscritti alla mailing list, che intanto sono diventati 34.000, una mail informativa riguardante questo tentativo di oscurare l'opposizione al TAV.
Chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire sa che questo episodio, può preludere a "nuove attività" sgradite al territorio, anche perchè l'azione di momentanea censura è stata attuata contemporaneamente 
coinvolgendo due associazioni No Tav che informano più di 9.000 persone in tempo reale.


3 febbraio 2010: Stato avanzamento sondaggi, a che punto siamo. Dopo le modifiche apportate sul "Documento rappresentante gli Indirizzi operativi per la progettazione preliminare" sul sito della Provincia, 
anche dal sito di LTF sparisce il documento sul "Piano indagini del sottosuolo". Leggi il documento.

2 febbario 2010: Avere un "indirizzo" e vergognarsene. Cari Foietta P. e Poletto G. qui il gioco delle tre carte comincia ad essere veramente evidente, spieghiamo perchè: clicca qui.

31 gennaio 2010: ore 22.00. Incendiato il presidio di Bruzolo, probabilmente con benzina. La struttura è andata completamente distrutta. Forse indizi sugli attentatori. Guarda il video.

I migliori saluti,                

Ambientevalsusa              

Scrivi a: info@ambientevalsusa.it

5 febbraio 2010

 
 
 

In Piemonte esempio di classe politica ipocrita nelle parole e affarististica nei fatti. Si eviterà il peggio?

Post n°3029 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da cile54
Foto di cile54

DIETRO IL PATTO UDC-PD LA CAPITOLAZIONE DELLE RIFORME FATTE IN 5 ANNI

“Dietro gli smaglianti sorrisi che hanno suggellato il recente accordo tra UDC e PD in Piemonte – dice Alberto Deambrogio, cons. reg. PRC-SE – sta una vera e propria capitolazione di punti importanti di riforma ottenuti negli ultimi cinque anni: sanità, welfare, istruzione, energia”.

“Sulla sanità – continua Deambrogio – il gioco è scoperto, anche grazie agli interessi diretti dell’UDC. La stagione delle regole ai privati finirà e si apriranno di nuovo le porte alla ‘libera scelta’ con aumento dei costi e decremento verticale dell’appropriatezza. Ci aveva già pensato Ghigo, che gongolerà nel veder riconfermata la sua scelta.

L’UDC PASSA GIA’ ALL’INCASSO. PRODUZIONE DEI PRIVATI + 50%

“Non perde tempo l’UDC, pilastro modernizzatore della nuova coalizione a guida Bresso, per passare all’incasso dopo l’accordo recentemente firmato con il PD tra smaglianti sorrisi. Sarà direttamente l’on. Vietti ad accompagnare il dott. Giancarlo Perla dell’AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata) verso un incontro con Mercedes Bresso, che si terrà, con ogni probabilità, già il primo febbraio. Motivo dell’incontro: stabilire nuove regole per la sanità privata in Piemonte, dopo l’insopportabile camicia di forza imposta sinora con l’assessorato a guida di sinistra”.

“Il cuore del decalogo proposto da Vietti e Perla – continua ancora Deambrogio – sarà la richiesta secca di un aumento del 50% del volume di produzione dei privati. Sul superamento dei preventivi messi a punto regionalmente si aprirà una trattativa sulla remunerazione, con una prospettiva, in ogni caso vantaggiosissima per il privato, di valorizzazione del 30-40% delle prestazioni fuori preventivo.

Si torna, dunque, a una situazione pre piano socio sanitario, di deregolamentazione pesante, che, d’altro canto, gli stessi operatori della sanità privata hanno difeso con le unghie e con i denti nel recente passato, perdendo purtuttavia la loro partita anche davanti al TAR Piemonte. E’ del tutto evidente che, con questo quadro, l’appropriatezza andrà a farsi benedire e l’induzione distorta della domanda la farà da padrona”.

“La polpetta avvelenata è servita - conclude deambrogio – soprattutto agli arcigni ‘cani da guardia’, ben presenti anche nell’attuale maggioranza, dell’aumento della spesa. Che diranno ora costoro, visto che l’accordo modernizzatore voluto da UDC e sanità privata farà schizzare la spesa verso l’alto? Su quale capitolo di spesa sanitaria si sarà disponibili a calare la mannaia per garantire questa operazione?

Stiano attenti i cittadini e soprattutto gli anziani, perché mi sa che la scelta non potrà che cadere su servizi che sinora sono stati garantiti con modalità universali e gratuite”.

Paradossalmente, chi si è assunto l’onere di tentare di impedire la vittoria dei peggiori? Noi comunisti, ripudiati ma testardi e talmente responsabili da insistere allo spasimo per un “accordo elettorale”. Troppo responsabili?

Redazione "Lavoro e Salute"

 
 
 

In data 31 gennaio 2010 ci siamo riuniti per costituire l’Assemblea dei lavoratori Africani di Rosarno a Roma.

Post n°3028 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da cile54

I mandarini e le olive non cadono dal cielo.

Siamo i lavoratori che sono stati obbligati a lasciare Rosarno dopo aver rivendicato i nostri diritti. Lavoravamo in condizioni disumane.

Vivevamo in fabbriche abbandonate, senza acqua né elettricità.

Il nostro lavoro era sottopagato. 

Lasciavamo i luoghi dove dormivamo ogni mattina alle 6.00 per rientrarci solo la sera alle 20.00 per 25 euro che non finivano nemmeno tutti nelle nostre tasche.

A volte non riuscivamo nemmeno, dopo una giornata di duro lavoro, a farci pagare.

Ritornavamo con le mani vuote e il corpo piegato dalla fatica.

Eravamo, da molti anni, oggetto di discriminazione, sfruttamento e minacce di tutti i generi.

Eravamo sfruttati di giorno e cacciati, di notte, dai figli dei nostri sfruttatori.

Eravamo bastonati, minacciati, braccati come le bestie…prelevati, qualcuno è sparito per sempre.

Ci hanno sparato addosso, per gioco o per l’interesse di qualcuno. Abbiamo continuato a lavorare.

Con il tempo eravamo divenuti facili bersagli. Non ne potevamo più. Coloro che non erano feriti da proiettili, erano feriti nella loro dignità umana, nel loro orgoglio di esseri umani.

Non potevamo più attendere un aiuto che non sarebbe mai arrivato perché siamo invisibili, non esistiamo per le autorità di questo paese.

Ci siamo fatti vedere, siamo scesi per strada per gridare la nostra esistenza.

La gente non voleva vederci. Come può manifestare qualcuno che non esiste?

Le autorità e le forze dell’ordine sono arrivate e ci hanno deportati dalla città perché non eravamo più al sicuro.

Gli abitanti di Rosarno si sono messi a darci la caccia, a linciarci, questa volta organizzati in vere e proprie squadre di caccia all’uomo.

Siamo stati rinchiusi nei centri di detenzione per immigrati. Molti di noi ci sono ancora, altri sono tornati in Africa, altri sono sparpagliati nelle città del Sud.

Noi siamo a Roma. Oggi ci ritroviamo senza lavoro, senza un posto dove dormire, senza I nostri bagagli e con I salari ancora non pagati nelle mani dei nostri sfruttatori.

Noi diciamo di essere degli attori della vita economica di questo paese, le cui autorità non vogliono né vederci né ascoltarci. I mandarini, le olive, le arance non cadono dal cielo. Sono delle mani che li raccolgono.

Eravamo riusciti a trovare un lavoro che abbiamo perduto semplicemente perché abbiamo domandato di essere trattati come esseri umani. Non siamo venuti in Italia per fare i turisti.

Il nostro lavoro e il nostro sudore serve all’Italia come serve alle nostre famiglie che hanno riposto in noi molte speranze.

Domandiamo alle autorità di questo paese di incontrarci e di ascoltare le nostre richieste:

domandiamo che il permesso di soggiorno concesso per motive umanitari agli 11 africani feriti a Rosarno, sia accordato anche a tutti noi, vittime dello sfruttamento e della nostra condizione irregolare che ci ha lasciato senza lavoro, abbandonati e dimenticati per strada.

Vogliamo che il governo di questo paese si assuma le sue responsabilità e ci garantisca la possibilità di lavorare con dignità.

L’Assemblea dei Lavoratori Africani di Rosarno a Roma

 
 
 

Dopo il kolossal che non vedremo in Italia, un paese governato dal cattolicesimo integralista e violento, fascioleghista

Post n°3027 pubblicato il 05 Febbraio 2010 da cile54

La storia (censurata) di Ipazia ora è a teatro e in un libro

Un film, un libro, uno spettacolo teatrale. Intorno alla figura della matematica (viene considerata la prima), astronoma e filosofa Ipazia (Alessandria d'Egitto, circa 370 - marzo 415 d.c.) assassinata dai cristiani si sta diffondendo una vasta attenzione. Tra l'altro, a suo nome l'UNESCO ha lanciato un progetto per piani scientifici al femminile, in un settore in cui solo il 5% delle donne ricopre cariche di responsabilità. All'ultima edizione del Festival di Cannes, su di lei (interpretata da Rachel Weisz) è stato presentato il kolossal Agora , produzione europea da 50 milioni di euro diretta dal regista Alejandro Amenabar - già autore di The Others e Mare dentro , Oscar come miglior film straniero nel 2004 - che non trova distribuzione in Italia provocando quindi proteste, petizioni e gruppi di discussione sui principali "social networks".

Anche sulla spinta di questo "caso" è diventato un piccolo fenomeno editoriale il libro Ipazia. Vita e sogni di una scienziata del IV secolo d.c. di Antonino Colavito e Adriano Petta, arrivato alla quarta edizione e più di 25mila copie vendute in tre mesi. Nel settembre scorso è stata la volta dello spettacolo Il Sogno di Ipazia di Massimo Vincenzi, con Francesca Bianco, regia Carlo Emilio Lerici, ora già alla quarta ripresa (Roma, Teatro Lo Spazio, fino al 14 Febbraio), rappresentato anche a Radio Onda Rossa e riascoltabile su scarphrec.org/visionari/ilsognodiipazia.mp3.

La Storia ci dice che con l'editto di Costantino il cristianesimo cessa di essere perseguitato, diventa religione di stato e inizia a sua volta a perseguitare gli altri culti. Ad Alessandria, vivace centro di ricerca scientifica dove convivono cristiani, pagani ed ebrei, il vescovo fondamentalista Cirillo (proclamato Santo e Dottore della Chiesa nel 1882) per mano dei monaci parabolani, veri e propri squadroni della morte, scatena il terrore. La sua vittima sacrificale fu Ipazia, il personaggio culturale più noto della città, inventrice dell'astrolabio, del planisfero e dell'idroscopio.

Suo padre era Teone, filosofo e matematico rettore dell'università e direttore della celebre Biblioteca, noto con la figlia per avere redatto varie edizioni commentate di opere di Euclide, Tolomeo, Archimede e Diofanto. Dopo il rifiuto di convertirsi, la studiosa viene scarnificata, fatta a pezzi e bruciata. A teatro, sullo sfondo compare una volta celeste, e sul palco più leggii tra i quali si aggira, nell'ultimo giorno di vita, una Ipazia spaventata ma saldamente stretta alla ragione. Nello spettacolo, il personale tentativo di salvare la Biblioteca di Alessandria è stato preso come simbolo della sua intera vita. Al disperato monologo (le sue opere sono andate perdute, le notizie su di lei provengono perlopiù dagli scritti degli allievi, soprattutto Sinesio di Cirene) si alternano fuori campo brani dei quattro editti teodosiani e frammenti di discorsi e anatemi di Cirillo.

«Ci siamo ritrovati - ci spiega il regista Lerici - in mezzo al ciclone legato al film, per cui lo spettacolo è diventato improvvisamente attualissimo. Cirillo è considarato tutt'oggi uno dei padri della Chiesa, e con questo tema si affronta perciò una questione spinosa. Tra l'altro sembra che negli archivi vaticani siano conservate opere di Ipazia». Per Francesca Bianco, l'aderenza al personaggio è stata anche un'adesione. «E' una donna moderna. Ci vedo - sostiene l'attrice - anche la difficoltà a farsi strada nel lavoro, perchè alle donne poi non hanno più permesso di praticare nulla. Si ritrova una scienziata, una donna pensante pubblicamente, credo mille anni dopo, durante i quali ci sono stati veramente secoli di buio. Lei viveva dentro la Biblioteca, e difendeva i libri perchè pensava che solo in quel modo la conoscenza poteva far andare avanti la società. Un personaggio dalla grande sensibilità, che nel discorso su religione e intolleranza afferma: "se cominciamo così, poi se la prenderanno con chi è troppo grasso, troppo chiaro o scuro di pelle, chi è diverso". Sono parole attualissime».

Federico Raponi

Liberazione

04/02/2010

 
 
 

Riceviamo e pubblichiamo. L'iniziativa dell'associazione Terra sull'emergenza inquinamento

Post n°3026 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da cile54

"multa" ai possessori di SUV

Ancora un’ondata di false multe ai SUV nei centri storici di Milano e Roma.

Stanotte gli attivisti dell’associazione ambientalista Terra! hanno ironicamente “sanzionato” centinaia di SUV con volantini simili a una multa, con l’obiettivo di fornire ai proprietari informazioni dettagliate sull’impatto ambientale del loro veicolo. Un approccio semiserio dunque, per un problema serissimo, considerati anche gli elevati valori di inquinanti presenti nell'aria di molte città italiane in questi mesi invernali.

Ma non è la prima volta: a dicembre è toccato a Bologna e Padova, a gennaio a Bassano e Napoli.

Il trasporto su strada rappresenta attualmente circa il 25% delle emissioni di gas serra in Europa, e più della metà di questa percentuale viene prodotta dalle automobili. Si prevede che questa cifra raddoppierà entro il 2050. È quindi necessario ridurre drasticamente le emissioni di gas serra di questo settore. Ed è per questo che i SUV rappresentano un problema autentico: innanzitutto per via del peso e delle caratteristiche massicce, che ne fanno grandi consumatori di carburante e potenti emettitori di CO2 (più della media degli autoveicoli), per problemi di sicurezza stradale, e perché con le loro dimensioni occupano maggiori porzioni di spazio urbano. Insomma, sono un modello da abbandonare al più presto. Invece l’industria automobilistica ha deciso di indirizzarsi verso la produzione di SUV e Cross-over perché ha margini di guadagno più alti rispetto a veicoli più piccoli ed efficienti: una vera e propria irresponsabilità verso i cambiamenti climatici, un atteggiamento incurante dell’impatto devastante causato dai gas di scarico di questi ‘mostri’.

"Stavolta abbiamo deciso di agire sui consumatori, per rovesciare un sistema che mescola informazioni errate (a cominciare da una falsa percezione di sicurezza) e modelli di consumo aggressivi e tecnologicamente superati. Servono profonde modifiche strutturali per la mobilità urbana, che portino a eccellenze del trasporto pubblico e a un progressivo abbandono dei mezzi autoveicolari privati, spesso altamente inquinanti per numero e modelli.” – ha dichiarato Daniel Monetti di Terra!

Proprio per denunciare e opporsi a questo atteggiamento, Terra! ha lanciato da più di un anno, assieme a una rete di undici associazioni ambientaliste europee, una campagna che promuove l'efficienza energetica nel settore dell'auto e l'abbandono del motore a scoppio come unica alternativa alla mobilità.

Rapporto “SUV in città”: www.terraonlus.it/archivio/SUV-in-citta.pdf

 
 
 

Oggi i lavoratori dell'Alcoa rappresentano quella parte del popolo che non ha mai abbassato la testa. Con rabbia e dignità!

Post n°3025 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da cile54

Quattro mori e un leone

Gli operai di Portovesme hanno messo in conto anche le manganellate ma a tornare indietro non ci pensano proprio. La storia dell'Alcoa di Portovesme è l'ennesimo esempio dell'uso spregiudicato di un territorio usa e getta come la Sardegna. Multinazionali e cordate di ogni risma si gettano sull'isola e sulle sue ricchezze, pronti ad andarsene senza nemmeno salutare quando l'osso è ben spolpato. La situazione è disastrosa e i lavoratori dell'Alcoa hanno capito che non è in ballo solo il posto di lavoro ma il loro futuro perché se perdono trovare un'altra occupazione sarà davvero dura. La lotta dei minatori e la loro cocente sconfitta è ancora una ferita aperta e dolorosa ed è un monito a non arretrare di un solo millimetro. Il Sulcis è stato fatto a pezzi a forza di promesse mancate, ce lo ricordiamo tutti Berlusconi che nella sua personale campagna elettorale per sostenere il silente candidato Cappellacci gridava agli operai: «ora telefono a Putin e salvo la fabbrica». Menzogne. Sempre menzogne. Tanto i sardi alla malaparata si fanno la valigia ed emigrano.

La Sardegna è presa d'assalto d'estate dai turisti e le mafie investono e riciclano ma i paesi dell'interno si svuotano. I militari e le aziende del settore occupano e avvelenano con i loro esperimenti territori che, da tempo, dovevano essere restituiti ai loro legittimi proprietari. Nell'assenza più totale di un ceto imprenditoriale e finanziario capace e illuminato prosperano gli «stranieri» che saccheggiano una delle isole più belle del mondo con le complicità di sempre. Nell'assenza imbarazzante di una sinistra in grado di organizzare opposizione e di immaginare un futuro possibile, i sardi continuano a essere maltrattati, a essere considerati «periferia dell'impero».

Oggi i lavoratori dell'Alcoa rappresentano quella parte del popolo che non ha mai abbassato la testa e non si è piegata alle logiche dello stillicidio delle promesse. Più a est, affacciati a un altro mare, altri operai della stessa azienda difendono il posto di lavoro. Ma il Veneto non è la Sardegna e il territorio trasuda ricchezza mentre gli industriali prendono a calci la vita di tutti coloro che non hanno un ruolo nel rilancio del grande Nordest. Con grande disinvoltura e senza un briciolo di senso etico i padroni delocalizzano, agitano la crisi per ristrutturare senza troppe rotture di scatole, chiudono fabbriche in attivo per aver sputtanato vagonate di soldi. Tanto c'è il nuovo Ptrc (Piano regionale di coordinamento) con le sue infrastrutture faraoniche, e poi c'è da cementificare, costruire piccole Los Angeles ai bordi della laguna, bucare montagne, autodromi e miriadi di centri commerciali da costruire. I soldi girano, eccome se girano. Non solo quelli ritornati a casa con lo scudo fiscale ma quelli che arrivano da non si sa bene dove. Ora c'è il territorio da privatizzare e mercificare. Non sono bastati 25 anni di capannoni che ora espongono il cartello affittasi in italiano e in cinese. La campagna elettorale è già partita alla grande su centrali nucleari, termovalorizzatori, discariche. Il sacco del Nordest. La politica del fare di Galan ha creato un intreccio affaristico pubblico-privato al di fuori di ogni controllo e possiamo stare tranquilli che la Lega, che con tutta probabilità si papperà la regione in un sol boccone, si adeguerà al sistema. Nel frattempo distribuiscono le bandiere col Leone di San Marco ai lavoratori dell'Alcoa per scimmiottare l'orgoglio dei lavoratori sardi nello sventolare i quattro mori. Blaterano di identità, di popolo ma alla fine stanno sempre con i poteri forti. Se l'Alcoa trasferirà la produzione in Arabia Saudita dove stanno già costruendo gli stabilimenti non perderanno certo il sonno. I lavoratori e le loro famiglie tengono duro. Con fermezza. Dignità. Rabbia. E spero che sia contagiosa. Maledettamente contagiosa.

Massimo Carlotto

www.ilmanifesto.it

 
 
 

Adesso basta. Sull'acqua decidiamo noi! L'Italia sull'orlo del ritorno al medioevo ha bisogno di rivolte popolari!

Post n°3024 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da cile54

Appello del Forum italiano: il 20 marzo manifestazione, poi referendum

Se il Governo Berlusconi pensava, con l'approvazione dell'art.15-decreto Ronchi, di chiudere i giochi sulla privatizzazione dell'acqua, consegnando questo bene comune agli appetiti dei mercati e delle grandi multinazionali, si è sbagliato di grosso.

L'approvazione di quella legge, avvenuta fra l'indignazione generale, ha costituito un gravissimo attacco alle mobilitazioni e alle proposte messe in campo dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua, che, accanto alle resistenze in tutti i territori del Paese, ha consegnato da due anni una legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell'acqua, corredata da oltre 400mila firme.

Se quella legge giace colpevolmente nei cassetti delle commissioni parlamentari, le lotte per la ripubblicizzazione dell'acqua si sono ulteriormente estese in tutti i territori: sono ormai oltre cento i Comuni che hanno approvato delibere di modifica degli Statuti comunali, dichiarando l'acqua "bene comune e diritto umano universale" ed il servizio idrico come "privo di rilevanza economica", e sottraendosi in questo modo alla incostituzionale normativa nazionale.

Comuni che hanno nel frattempo costituito il "Coordinamento nazionale degli enti locali per l'acqua pubblica" e che, il prossimo 6 marzo, terranno a Roma la loro prima assemblea nazionale.

Molto altro è in cantiere per determinare la riappropriazione sociale di un bene comune da sottrarre al mercato.

Sabato 20 marzo un grande manifestazione nazionale attraverserà le strade e le piazze di Roma per ribadire il NO alla privatizzazione dell'acqua, per riaffermare che l'acqua è un bene comune e un diritto umano universale e per chiedere l'immediata approvazione della nostra legge d'iniziativa popolare, che chiede la ripubblicizzazione dell'acqua e la sua gestione partecipativa.

Abbiamo sempre considerato l'acqua come un paradigma di molti beni comuni naturali e sociali da sottrarre ai privati e ai grandi capitali finanziari.

In questi anni e in moltissimi territori sono nate decine di altre resistenze in difesa dei beni comuni.

Significative mobilitazioni popolari, capaci di proposte alternative nel segno della democrazia condivisa, stanno tenacemente contrastando la politica delle "grandi opere" devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell'incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.

Vogliamo costruire assieme a tutte queste realtà la manifestazione nazionale di sabato 20 marzo e abbiamo già inviato loro uno specifico appello in questo senso.

Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, possa mettere al centro con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l'inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell'acqua e dei beni comuni, del territorio e dell'energia, della salute e del benessere sociale.

Sullo stop alle politiche di privatizzazione e sulla necessità di una forte, radicata e diffusa campagna nazionale, un vastissimo fronte in queste settimane si è aggregato al Forum italiano dei movimenti per l'acqua: dalle associazioni dei consumatori alle associazioni ambientaliste, dal mondo cattolico e religioso al popolo viola, dai movimenti sociali al mondo sindacale, alle forze politiche.

Tutte e tutti insieme abbiamo deciso di lanciare a partire dal prossimo mese di aprile, una grande campagna di raccolta firme per la promozione di tre referendum abrogativi.

Tre SI per la ripubblicizzazione dell'acqua, tre SI per dire basta ai profitti su un bene essenziale.

Uno strumento per dire una volta per tutte : "Adesso basta. Sull'acqua decidiamo noi!".

Perché si scrive acqua ma si legge democrazia.

Forum italiano dei movimenti per l'acqua

www.acquabenecomune.org

 
 
 

Riceviamo e pubblichiamo. Inceneritore minaccia la salute e la credibilità del settore alimentare a Parma. Firma l'appello

Post n°3023 pubblicato il 03 Febbraio 2010 da cile54

Stop Parma Inceneritore

Carissimi, se vi piace una spolverata di PARMIGIANO REGGIANO sulla vostra pastasciutta dobbiamo fare anche questo: difendere questo nobilissimo formaggio da chi vuole inquinarlo con un inceneritore di prossima costruzione a Parma. Diffondiamo questo appello, per favore firmate e fate girare anche ai vostri contatti all'estero! Grazie

Patrizia Gentilini - Oncologa ISDE 

--------------------------------------------- 

Spettabile Amministratore,

Le scrivo come cittadino, molto preoccupato, per le gravi ripercussioni che avrà il progetto di costruzione, nel quartiere Spip di Parma, del forno inceneritore di Enia.

Un impianto che graverà non solo sulla salute dei cittadini ma anche sulle produzioni di eccellenza nel campo alimentare che Parma vanta come punta di diamante della sua economia.

L'inceneritore provocherà, inevitabilmente, un forte inquinamento dell'aria e porterà ad un netto peggioramento delle condizioni ambientali, già a rischio in Pianura Padana.

Le emissioni dal camino, infatti,come per tutti gli impianti di incenerimento, saranno composte da: diossine, furani, nanopolveri, metalli pesanti ed altri 200 composti tossici.

Gli studi riguardo agli effetti sulla salute degli impianti di incenerimento sono numerosi, tanto che l’Ordine dei Medici Francesi alla fine del 2007 ha chiesto la moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori a causa degli inquinanti dispersi in atmosfera, lo stesso dicasi per la Federazione Regionale Emilia Romagna dei medici che a settembre 2007, con una lettera agli amministratori, ha chiesto di non concedere altri nullaosta alla costruzione di nuovi termovalorizzatori-inceneritori nella nostra regione .

Anche organi ufficiali come Arpa Piemonte affermano con certezza che i residenti attorno a questi impianti hanno un rischio di contrarre gravi malattie decisamente incrementato.

Ci troviamo di fronte ad un bivio: scegliere le modalità di gestione dei materiali di scarto.

A valle di una seria riduzione del rifiuto e di raccolta porta a porta spinta, per chiudere il ciclo esistono alternative all'incenerimento che altre province in Italia hanno scelto, abbandonando i progetti come il nostro, ritenuti ormai desueti e dannosi per l'ambiente.

Sono i cosiddetti centri di riciclo con impianti di estrusione, che hanno -dettaglio non trascurabile- un costo nettamente inferiore a quelle dell'impianto progettato, 5 milioni contro 180!

Inoltre questo tipo di tecnologia, adottata ad esempio in provincia di Treviso, produce addirittura utili.

La provincia di Roma, la regione Sicilia, la regione Sardegna, si allunga la lista degli enti locali che, fatta chiarezza, hanno fatto marcia indietro impegnandosi nella strada del riciclo, del riuso, del trattamento degli scarti senza emissioni inquinanti, senza combustioni, camini, diossine.

La messa in funzione dell'inceneritore di Enia comporterà, inevitabilmente, un deterioramento dei parametri dei nostri prodotti mettendo anche a rischio marchi come Dop e Igt che giustificano la loro adozione dalla qualità del prodotto ed anche dalla salubrità degli ambienti di origine.

La ceneri volatili che usciranno dal camino spargeranno in un raggio largo decine di km tonnellate di inquinanti che entreranno, data la loro finezza (al di sotto dei 1 micron), in tutti i processi produttivi, in tutti i prodotti del territorio di Parma.

Il latte alla diossina prodotto attorno all'inceneritore di Brescia ne è la prova.

Nella documentazione presentata da Enìa in Conferenza dei Servizi manca completamente una seria comparazione fra una filiera che termini con un inceneritore ed una in cui sia contemplata una raccolta differenziata più elevata ed il ciclo venga chiuso con altra tipologia di impianto.

Purtroppo l’Amministrazione Provinciale non l’ha preteso. E’ ovvio che una S.p.A. (Enìa) ha come prima missione quella di fare utili, ma l’interesse degli amministratori dovrebbe essere prima di tutto legato al bene comune, visto che i costi dell’impianto sono completamente a carico dei cittadini, così come i costi in termini di salute: i residenti verranno monitorati con un programma specifico previsto per il fatto di abitare nei pressi di impianti pericolosi.

Esiste una proposta alternativa, già pronta, quella di un centro di recupero a freddo alternativo all'inceneritore, che potrebbe fare di Parma la protagonista della svolta ambientale dell'intera regione. Una svolta che nascerebbe alla luce degli sviluppi tecnologici di oggi, ancora non disponibili in fase di elaborazione del PPGR provinciale, e che potrebbe essere identificata come una scelta di grande saggezza per il futuro del nostro territorio e salutata dalla popolazione come gesto maturo di oculati amministratori del bene comune.

Le chiedo di rifletterci, di lasciare spazio al dubbio, di fare quanto in suo potere per insinuare il dubbio in chi può ancora invertire la rotta: non è troppo tardi

Cordiali saluti

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Il cavaliere e il Padrino. La storia della loggia massonica P2, il suo programma che Berlusconi sta attuando, con il silenzio dell'opposizione ombra

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post 15 febbraio 2009

 

DALLA PARTE DEI GIUSTI

 

 

62 ANNI DOPO

5 gennaio, nasce Peppino Impastato

Cinisi, dal 5 gennaio 2010 va in onda Radio 100 Passi

Dal 5 gennaio, in qualche modo, la voce di Peppino Impastato tornera a Vivere. Da Casa Memoria Cinisi ha iniziato uno trasmettere infatti Radio 100 passi. La scelta dei dati per la partenza non casuale, è infatti il giorno della nascita di Peppino Impastato. Le motivazioni dell'associazione Rete 100 Passi sono, l'affermazione della cultura della legalità, la lotta alle mafie, a tutte le Criminalità organizzate e agli abusi di potere.

Tutte le informazioni e le frequenze sul sito internet www.radio100passi.net.

Buon Compleanno Peppino

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FIRMA L'APPELLO PER LA LIBERAZIONE DEI TOSSICODIPENDENTI

http://www.fuoriluogo.it/blog/

 

IN PRIMO PIANO

PROCESSO THYSSEN

La nostra associazione "Medicina Democratica" con LavoroeSalute è Parte Civile contro l'azienda tedesca ThyssenKrupp. con sindacati, operai e istituzioni del Piemonte.

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Obiettiamo gli obiettori: lotta di donne per le donne

Battiamoci per l'autodeterminazione, per costruire un ponte con chi lavora nei consultori e all'interno dei reparti di ostetricia e ginecologia garantendo l'interruzione volontaria di gravidanza. VAI SU http://ogo.noblogs.org

 

OMICIDI SUL LAVORO

CRIMINI DI GUERRA UNILATERALE. OGNI GIORNO SI SCAVANO FOSSE COMUNI PER I LAVORATORI UCCISI DA QUESTO SISTEMA POLITICO-ECONOMICO. NON BASTA PIU' DIRE "BASTA", L'IPOCRISIA POLITICA E SINDACALE LI UCCIDE UNA SECONDA VOLTA. SCIOPERO GENERALE DI PREVENZIONE. PER RICOSTRUIRE LA CIVILTA' DEL LAVORO. (lavoroesalute)

 www.cadutisullavoro.it

NON BASTA PIU DIRE "BASTA"

Come Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza sul Lavoro da tanti anni produciamo documenti e appelli per tentare di invadere gli spazi della politica, del sindacato, del giornalismo, per non restare chiusi nei luoghi di lavoro tra riunioni, sopralluoghi, denunce d'inadempienze e sensibilizzazione di colleghe e colleghi. Continueremo a farlo con razionale testardaggine, ma, oggi più di ieri, il nostro impegno non è sufficiente per determinate reali condizioni e cominciare a dire concretamente "basta" alla strage quotidiana sul lavoro, c'è bisogno di un movimento civile che risvegli le coscienze.

Ci rivolgiamo alle madri, ai padri, alle mogli, ai figli dei lavoratori morti perchè siano loro, insieme a noi RLS, ad insegnare ai politici, ai sindacati, ai magistrati, agli imprenditori come si difende il valore della vita difendendo la dignità del lavoro, riunendosi in un comitato nazionale sull'esempio delle Madri dei desaparecidos argentini.

Per non dimenticare le migliaia di lavoratrici e lavoratori fatti scomparire da questa dittatura confindustriale.

Marco Bazzoni

Franco Cilenti

Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza

 

LAVORO E SALUTE CON LA FAMIGLIA DI CARMELA

13 ANNI, VIOLENTATA DAGLI UOMINI, UCCISA DALLA STATO - Leggi la storia e la lotta dei genitori, per una giustizia giusta

www.iosocarmela.net

http://video.libero.it/app/playid=d32551d6309f3cb71401024dd6941641

 

DIRITTI DEGLI ANIMALI

www.appelliperglianimali.it                 

www.ricercasenzaanimali.org

IN LIBRERIA

"Di fabbrica si muore" di Alessandro Langiu e Maurizio Portaluri - Manni editori. Un reportage e un testo teatrale che ricostruiscono la storia di Nicola Lovecchio, operaio del petrolchimico di Manfredonia.

 

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