RACCONTI & OPINIONIPagine di Lavoro, Salute, Politica, Cultura, Relazioni sociali - a cura di franco cilenti |
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Kabul, Afghanistan. Nell'aprile 2001 abbiamo aperto un ospedale per vittime di guerra. In 10 anni abbiamo curato oltre 100 mila pazienti. Uno su tre è un bambino. Oggi la guerra continua a fare vittime. Noi continuiamo a curarle.
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Oggi, manifestazioni a Roma (14.30, Campo de' fiori), Marsiglia e Parigi
Post n°3766 pubblicato il 04 Settembre 2010 da cile54
Deportazione dei rom, oggi tre grandi no Sa prhala, in lingua romanì significa ogni persona è tuo fratello. E' questa la sigla promotrice per la manifestazione che si tiene alle ore 14.30 in P.zza Campo de Fiori a Roma. Sotto questa sigla associazioni, personalità intellettuali rom e sinti, del mondo democratico e antirazzista, uomini e donne indignate per quanto continua ad accadere per un porraimosh (genocidio) che non sembra non finire mai. Da secoli rom e sinti conoscono la persecuzione, popolazioni senza territorio, senza eserciti, che non hanno mai dichiarato guerra, praticato il terrorismo, capro espiatorio perenne utilizzato dai potenti di turno per stimolare i bassi istinti, le paure. Da ultimi i governi francese e italiano. Il presidente Sarkozy, incapace di affrontare la crisi economica e sociale tenta di riacquistare consenso nelle destre più estreme, attuando vere e proprie deportazioni collettive di rom provenienti da paesi comunitari, soprattutto Romania e Bulgaria. Sono già centinaia le persone costrette a imbarcarsi sui voli della vergogna, a nulla sono servite le riserve esposte dal commissario alla giustizia in Commissione Europea, a nulla le proteste della chiesa, del mondo intellettuale e democratico francese. In Francia questi provvedimenti non hanno fatto per nulla risalire la popolarità del presidente anzi, per molte e molti, la pagina che si sta scrivendo è una pagina nera della storia della Francia repubblicana, dei suoi valori, dei suoi elementi costitutivi che oltr'alpe evidentemente ancora hanno un valore. In Italia il ministro dell'Interno Maroni ha immediatamente preso la palla al balzo per dichiararsi disponibile ad attuare gli stessi provvedimenti, spingendosi anche nel reiterare la proposta già bocciata in sede Ue di rivedere la direttiva 32 del 2004 che regola la libera circolazione di chi è cittadino dei paesi comunitari. Ci riproverà il 6 settembre, alla riunione europea dei ministri degli interni, non bastano i limiti già esistenti per chi proviene da paesi neo comunitari, (reddito, alloggio, fedina penale, copertura sanitaria, ecc..) il tentativo è quello di trasformare i provvedimenti di allontanamento volontario in vere e proprie espulsioni, con tanto di divieto di rientro nei paesi da cui si è stati espulsi. Razzismo e cattiveria si uniscono all'inutilità di normative propagandistiche create solo per acuire l'allarme sociale e distrarre da problemi ben più stringenti. Basti fare una analisi basata sui semplici dati numerici: dei circa 170 mila fra rom e sinti che vivono in Italia, il 60 per cento ha la cittadinanza italiana, molti sono in questo paese da generazioni. Nei campi, attrezzati o di fortuna, vivono non più di 35 mila persone e vivere nei campi non è spesso una scelta ma l'unica soluzione proposta dalle amministrazioni locali. Nelle città a più alta concentrazione di campi, Roma e Milano, i sindaci di diverso colore che si sono succeduti hanno soltanto saputo accentuare la logica degli sgomberi e degli abbattimenti dei campi abusivi, le deportazioni da una zona all'altra delle città con conseguente difficoltà a stabilire relazioni sociali col territorio e alla scolarizzazione dei minori - che costituiscono la maggioranza - mantenimento insomma in condizioni di subalternità a volte miseramente assistita e disumanizzazione sistematica di chi nei campi vive, nasce e a volte muore anche in maniera orribile, come è accaduto a Roma al piccolo Marius, pochi giorni fa. Nulla invece per valorizzare invece le potenzialità di una cultura variegata e millenaria di cui spesso media e istituzioni dimostrano di conoscere poco o nulla. La manifestazione vuole essere innanzitutto uno scatto di orgoglio anche culturale, un segnale di rifiuto verso la costruzione di uno stereotipo misero o peggio criminale a cui ormai anche tanta sinistra si è abituata. Per questo sono rom e sinti in prima persona a chiedere una vasta partecipazione delle forze politiche e sociali che non vogliono accettare lo stigma xenofobo. La Federazione della sinistra sarà presente con le proprie bandiere e con il segretario del Prc Paolo Ferrero, hanno garantito una forte presenza anche la Cgil, l'Arci, e una miriade di grandi e piccole associazioni impegnate nella lotta contro le discriminazioni. In contemporanea anche a Marsiglia e a Parigi si terranno iniziative analoghe, contro le deportazioni, il razzismo, contro la logica oscena dei campi nomadi, e contro la strumentalizzazione mediatica di rom e sinti a fini politici. Quello che chiedono gli organizzatori è semplicemente poter contribuire paritariamente a costruire una Europa fondata sulla pace e sulla solidarietà, una Europa di cui si sentono a pieno titolo cittadini. Stefano Galieni |

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