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Creato da marea14 il 13/02/2007

Pensieri in libertà

politica e società

 

 

 
 

Legittimo godimento

Post n°127 pubblicato il 13 Giugno 2011 da marea14
 

SÌ     SÌ     SÌ     SÌ
l’Italia ha detto SÌ
e chi voleva il no

adesso    è     KO!


 
 
 

Per mantenere sempre vivo il ricordo di Pio La Torre

Post n°126 pubblicato il 30 Aprile 2011 da marea14
 

  Ventinove anni fa, il 30 aprile 1982, a Palermo è stato assassinato Pio La Torre.
La Torre, sindacalista nonchè deputato comunista e segretario regionale del PCI, è stato un uomo che ha speso la propria vita in difesa dei diritti e, soprattutto, dei diritti dei più deboli. Sempre in prima fila nelle lotte dei braccianti, non ha mai esitato a denunciare i mali che affliggevano la Sicilia ed il nostro paese.
E non ha avuto paura neanche di parlare apertamente di mafia in un periodo in cui se ne negava perfino l’esistenza. Non solo ha smascherato pubblicamente i misfatti mafiosi, compreso il “sacco di Palermo”, ma si è battuto strenuamente anche per l’introduzione del reato di associazione mafiosa e per la confisca dei beni ai mafiosi. È stato il primo a capire che questo era il modo più incisivo per colpire al cuore la mafia.
Ed infine la sua ultima, ma certamente non meno importante, battaglia: quella per la pace. Nel 1981 raccolse un milione di firme per una petizione contro la base militare USA di Comiso, dando voce ad una protesta molto sentita che portò ad una grande manifestazione, sempre nel 1981, a Comiso. Pio La Torre non voleva che la Sicilia venisse trasformata in un avamposto di guerra nel
mare Mediterraneo, già segnato da tensioni e conflitti. E mi piace ricordare che in proposito affermò: “Noi dobbiamo rifiutare questo destino e contrapporvi l’obiettivo di fare del Mediterraneo un mare di pace”.

Una vita trascorsa accanto ai braccianti, accanto agli sfruttati, accanto agli onesti, accanto ai pacifisti …

Troppi sono stati gli interessi intoccabili “toccati” da Pio La Torre: gli interessi dei latifondisti e di chi ostacolava la riforma agraria, gli interessi economici della mafia, gli interessi (anche mafiosi) che ruotavano attorno alla base di Comiso.
Indubbiamente la mano (cioè gli esecutori materiali) che ha stroncato la sua vita e quella del suo autista Rosario Di Salvo è stata una mano mafiosa, come acclarato anche dal processo, ma restano ancora sconosciuti i mandanti e da più parti si ipotizza che Cosa nostra sia stata il braccio armato di entità esterne.
Una cosa è certa: chi voleva tappare la sua bocca e fermare la sua azione non c’è riuscito perché le sue idee non sono morte con lui ma hanno continuato a vivere grazie a tutti quelli che hanno continuato a lottare per lui.
Ed è così che il 13 settembre del 1982, con la legge n. 646 (cosiddetta legge Rognoni-La Torre) è stato introdotto nel nostro ordinamento il reato di associazione mafiosa. Successivamente, nel 1996 – grazie soprattutto all’impegno di don Luigi Ciotti e di “Libera” – è stata approvata la legge (n. 109/96) sulla confisca dei beni ai mafiosi.

Secondo i dati dell'Agenzia nazionale sui beni confiscati, attualmente i beni confiscati definitivamente sono 11.317 e le regioni con il maggior numero di beni confiscati sono la Sicilia (44,14%) e la Campania (14,91%), seguiti dalla Calabria (14,23%), dalla Lombardia (8,51%), dalla Puglia (8,24%) e dal Lazio (4,55%).
Le aziende confiscate definitivamente sono, invece, 1.395: anche in questo caso la Sicilia (37,6 %) e la Campania (19,6 %) sono le prime regioni con il maggior numero di aziende confiscate, immediatamente seguite, però, dalla Lombardia (14,2%). La percentuale diminuisce fortemente per la Calabria (8,2%) e per il Lazio (8%).
È di questi giorni la notizia che il Comune di Bagheria intitolerà a Pio La Torre un edificio confiscato alla mafia … per ricordare … per non dimenticare.

Pio La Torre, un grande uomo che ha fortemente creduto e lottato per un mondo migliore … un mondo libero dalle ingiustizie sociali, un mondo libero dalla mafia, un mondo senza guerre.

 
 
 

Omaggio a Vittorio Arrigoni

Post n°125 pubblicato il 15 Aprile 2011 da marea14
 


Rendo omaggio a Vittorio Arrigoni.
Abbiamo perso un grande uomo dal cuore immenso.
Ciao Vik, ci mancheranno i tuoi resoconti su Gaza, ci mancheranno le tue parole di pace, ci mancherà il tuo invito costante a “restare umani” … ci mancherai tu.
Ciao Vik, grazie per tutto quello che hai fatto e per l’esempio di grande umanità che hai saputo darci.
Il tuo assassinio è assurdo. La tua vita non ci può essere restituita, è vero, ma in nome di quella giustizia per cui ti sei sempre battuto, vogliamo la verità sulla tua morte perché non ci può essere giustizia senza verità. E tutti noi che ti abbiamo stimato e voluto bene, la verità sulla tua morte la pretendiamo.
Ciao Vik, non ti dimenticheremo. Mai. Resterai sempre nella nostra mente ma, soprattutto, nei nostri cuori.
Ciao Vik, riposa in pace … che la terra ti sia lieve.

 
 
 

Diciotto anni dopo, Palermo non dimentica

Post n°124 pubblicato il 18 Luglio 2010 da marea14
 

 

Diciotto anni dopo Palermo non dimentica

                         

Ha scritto Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, assassinato il 19 luglio 1992:
“E' passato un anno da quando ci siamo ritrovati tutti a Palermo, in via D'Amelio, per impedire che quel luogo reso sacro dal sacrificio di Paolo e dei suoi ragazzi venisse ancora una volta profanato.
Profanato dagli avvoltoi che, tornando sulla scena del delitto, arrivavano come ogni anno ad assicurarsi che Paolo fosse veramente morto. Ad assicurarsi che non potesse più mettersi di traverso rispetto ad una ignobile trattativa stretta tra Stato e antistato. Ad assicurarsi che potessero continuare a godere i frutti di quel patto scellerato e continuare a pagare le cambiali contratte per concludere quel patto.
L'anno scorso, in via D'Amelio abbiamo per la prima volta stretto in mano e levato al cielo le nostra Agende Rosse e per la prima volta nessun rappresentante delle Istituzioni ha avuto il coraggio di arrivare in quella via.
[omissis]
Con quelle Agende Rosse siamo … [omissis] saliti, levando le nostre grida di rabbia, lungo le rampe assolate che portano al Castello Utveggio, sul monte Pellegrino.
Da lì abbiamo visto con i nostri occhi come chi ha azionato il detonatore che ha provocato la strage potesse, ad occhio nudo, vedere, davanti al portone di Via D''Amelio, il Giudice Paolo suonare il campanello del casa dove lo aspettava sua madre.
Con quelle Agende Rosse siamo stati in via D'Amelio, nell'ora della strage, quando è calato il silenzio e ciascuno di noi ha potuto sentire battere forte il proprio cuore e, nel battito del cuore degli altri ha riconosciuto il battito del cuore di Paolo e dei suoi ragazzi.
[omissis]
Ora è passato un anno e Paolo ci chiama ancora una volta nel posto dove ha guardato l'ultima volta il cielo azzurro di Palermo, dove il suo sangue si è mescolato a quello dei suoi ragazzi, dove qualcuno ha sottratto dalla sua borsa quell'Agenda Rossa che è diventata il nostro simbolo.
Tante cose sono cambiate in questo anno, il nostro paese sta sempre più scivolando verso il baratro di un regime, la nostra Costituzione viene sempre più messa sotto tiro e chi ne dovrebbe essere il garante è sempre più preda della sua ignavia, i magistrati sono sempre più attaccati e vilipesi ma nonostante questo alcuni di loro, a Palermo e a Caltanissetta stanno forse per togliere il velo che finora ha impedito di arrivare ai mandanti occulti delle stragi del '92 e del '93.
Dei nuovi collaboratori di Giustizia stanno parlando con i magistrati, tanti personaggi hanno improvvisamente, a 17 anni di distanza, riacquistato barlumi di memoria e cominciano a fare delle ammissioni sulla "trattativa".
Solo uno, Nicola Mancino, continua a fingere di non ricordare ma forse dovrà presto scavare nella propria memoria davanti ai magistrati.
Noi siamo pronti per rispondere alla chiamata di Paolo, saremo a Palermo il 17, il 18, chi potrà, e il 19 tutti perché Paolo ha bisogno di noi, ancora una volta Palermo si riempirà delle nostra Agende Rosse e delle nostra grida di incitamento alla RESISTENZA.”
(Salvatore Borsellino)




Apri gli occhi, OSSERVA
non chiudere le orecchie, ASCOLTA
solo così SENTIRAI
IL FRESCO PROFUMO DI LIBERTÀ

 

 
 
 

A fianco di Freedom Flotilla

Dopo l’inconcepibile massacro compiuto in acque internazionali dalla marina israeliana contro i pacifisti di Freedom Flotilla che stavano portando 10.000 tonnellate di aiuti umanitari a Gaza, la “Rachel Corrie” – un’altra nave pacifista che porta il nome della ragazza statunitense assassinata a Rafah il 16 merzo 2003 mentre cercava di impedire l’abbattimento delle case dei palestinesi da parte dei bulldozer dell’esercito israeliano – sta navigando verso Gaza dopo aver dichiarato pubblicamente di non portare armi a bordo e di non avere intenzione di usare violenza in caso di attacco. A bordo c’è anche l’irlandese Mairead Corrigan- Maguire, che nel 1976 ha ricevuto il premio Nobel per la pace .
Il vice ministro della difesa israeliana ha affermato che l’esercito interverrà di nuovo, ma la “Rachel Corrie” non si è lasciata intimidire e sta continuando il suo viaggio.
Un grande abbraccio a tutte le persone che si trovano a bordo.
E un grande abbraccio a Giuseppe Fallisi, Angela Lano, Marcello Faraggi, Manolo Luppichini, Manuel Zani, Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin e a tutti i pacifisti che hanno subìto l’ignobile assalto del 31 maggio … un pensiero commosso alle vite che sono state spezzate per aver avuto l’unico torto di fare della solidarietà il proprio stile di vita.
"Non avevamo armi, i soldati sparavano ad altezza d'uomo" ha dichiarato la deputata arabo israeliana Hanin Zoubi che era presente durante i tragici avvenimenti ed ha aggiunto che due feriti sono morti dissanguati per omissione di soccorso: i militari hanno ignorato le richieste di aiuto che lei stessa ha fatto.
Non possiamo tollerare che tutto questo venga dimenticato. Non possiamo lasciare soli i pacifisti di Freedom Flotilla.
Ora spetta a noi esprimere pubblicamente e a gran voce la nostra solidarietà.
Spetta a noi mobilitarci venerdì 4 giugno, a fianco di Freedom Flotilla, partecipando a Roma alla manifestazione nazionale che partirà alle ore 17 da Piazza della Repubblica e si concluderà a piazza del Popolo.

VENERDÌ 4 GIUGNO, A ROMA, MANIFESTAZIONE NAZIONALE
ORE 17 CORTEO DA PIAZZA DELLA REPUBBLICA A PIAZZA DEL POPOLO

 
 
 

Liberi tutti!

    Solidarietà ad Emergency, Gino Strada, Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani e agli altri operatori di Emergency arrestati a Lashkar-gah.
Si vuole colpire Emergency perché è una organizzazione scomoda al Governo Karzai e all’Isaf. Scomoda per aver denunciato che in quella zona si stanno massacrando civili e si  impedisce ai civili di raggiungere gli ospedali. Scomoda perché è una preziosa fonte di informazione sulle violazioni dei diritti umani in Afghanistan effettuate dalle forze dell’Isaf e da quelle afgane. Scomoda per aver denunciato che quella che viene chiamata “missione di pace” è una guerra vera e propria. Scomoda per aver parlato, senza peli sulla lingua, degli “effetti collaterali” delle operazioni militari dell’Isaf. Scomoda perché richiede (inascoltata) un corridoio umanitario per poter evacuare i feriti verso le strutture sanitarie. Scomoda perché è una voce libera da condizionamenti di qualsiasi tipo.
In Afghanistan non si vogliono testimoni scomodi.
Non possiamo e non dobbiamo permettere che chi sta dedicando la propria vita ad aiutare, con generosità, le vittime di guerra venga colpito così duramente e delegittimato per essere messo a tacere.
Non possiamo e non dobbiamo consentire che venga fatta guerra ad un ospedale che cura le persone bisognose di soccorso. Ci hanno provato tre anni fa arrestando Rahmatullah con accuse infamanti e ci riprovano di nuovo oggi arrestando altri operatori con accuse altrettanto infamanti ed inaccettabili. Buttare vergognosamente fango su Emergency, screditarne l’attività è un modo ignobile per tentare di liberarsi di persone “scomode”.
Non possiamo e non dobbiamo restare in silenzio. Dobbiamo esprimere tutto il nostro sdegno ed essere presenti in tutte le iniziative pubbliche di solidarietà e sostegno: questo è un momento estremamente difficile.
Non possiamo e non dobbiamo lasciare soli un solo istante Gino Strada e tutti gli operatori arrestati (arrestati o sequestrati?).
Dobbiamo pretendere che vengano liberati. Subito!
Ringrazio Emergency per tutto quello che ha fatto e che sta continuando a fare ed esprimo tutta la mia solidarietà e vicinanza.

    

SABATO 17 APRILE, ALLE ORE 14.30, MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IN PIAZZA SAN GIOVANNI 
per denunciare l’ignobile volontà di delegittimare Emergency e per chiedere la liberazione di Matteo Dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani
Emergency invita tutti i cittadini a partecipare con uno straccio bianco di pace e non con bandiere e simboli di partito

 
 
 

L'Aquila bella mè te vojio revetè

Post n°121 pubblicato il 05 Aprile 2010 da marea14
 

6 aprile 2009 ore 3 e 32: gli aquilani non ridevano

                  

 

L'Aquila bella mè te vojio revetè

 

IL TERREMOTO:
canzone di
Simone Scimia (sfollato) nata dalla disperazione dei primi giorni dopo il sisma

PER NON DIMENTICARE

 
 
 

Io ricordo. Io mi ribello.

                                
Da diversi mesi non sto più scrivendo. Avrei molte cose da dire ma resto muta di fronte ad un susseguirsi di eventi che mi lasciano senza parole mentre una marea di riflessioni si affastella nella mia mente.
Ma oggi non posso tacere perché la ribellione che è in me è diventata incontenibile … e il mio silenzio si è tramutato in urlo. Un urlo di rabbia, di dolore, di rivolta.
Oggi molti migranti di Rosarno sono stati messi su alcuni autobus e sono stati trasferiti altrove, molti altri se ne stanno andando via in fretta e furia per paura … una paura che si legge visibilmente nei loro occhi e nel tono delle loro parole … fuggono per non essere presi a fucilate o a sprangate da chi fino ad ieri li ha sfruttati riducendoli in uno stato di schiavitù e costringendoli ad una vita degradante e disumana. A Rosarno si è scatenata la caccia al negro … perché i negri non devono osare di chiedere diritti ma devono restare invisibili e sottomessi. A Rosarno si bruciano le case che ospitano extracomunitari in regola con i permessi di soggiorno … e al TG ho sentito addirittura affermare che non hanno diritto alle case “perché loro nelle case non ci sanno stare” …
Rosarno terra di Calabria, quella stessa Calabria che fino a non molti anni fa ha visto i propri figli emigrare in massa nel mondo intero in cerca di un lavoro che consentisse di sopravvivere. Rosarno sembra aver perso la memoria.
Ma io ricordo.
Io ricordo la miseria di questa mia amatissima terra. Allora ero bambina ma molte cose mi sono rimaste nella mente e nel cuore. Indelebili.
Io ricordo il dolore di chi era costretto ad emigrare ed il dolore di chi restava perchè non sapeva se avesse potuto mai riabbracciare chi andava via … e partire era un po’ come morire.
Io ricordo le valigie di cartone legate con lo spago e le lacrime dei contadini che venivano a “licenziarsi” (che da noi significa salutare prima di partire).
Io ricordo che si faceva di tutto per poter andare altrove a cercare lavoro perché qui, in Calabria, si faceva la fame.
Io ricordo che la miseria esistente era tale che le mamme più povere supplicavano il Patronato scolastico per ottenere l’accesso alla mensa per i propri figli in modo da poter assicurare loro almeno un pasto al giorno.
Io ricordo bambini e ragazzi cresciuti lontano dall’affetto dei loro genitori, partiti per poter dare un futuro migliore ai propri figli … ragazzine rimaste a fare da mamme ai fratelli minori … ragazzine private della loro infanzia.
Io ricordo innumerevoli matrimoni per procura fatti al solo scopo di poter andare in America.
Io ricordo che la stragrande maggioranza dei nostri emigrati, pur di poter mandare i soldi a chi era rimasto a “casa”, ha vissuto gli stessi disagi ed ha sofferto le stesse umiliazioni dei migranti che oggi si trovano a Rosarno.
Io ricordo tantissimi vecchi contadini che venivano da mio padre per farsi leggere (a quel tempo c’era ancora molto analfabetismo) le lettere scritte dai loro figli che erano andati negli Stati Uniti o in Canada, o in Australia, o in Germania … era sempre una gran festa quando arrivava la posta: i loro occhi brillavano ma sui loro volti c’era anche molta ansia per la paura di brutte notizie … e non mancava mai la commozione al pensiero che si poteva morire senza avere la possibilità di rivedere una persona cara.
Io ricordo la gratitudine fortemente sentita e dimostrata quando venivano a casa mia per farsi scrivere le lettere da mandare ai propri figli o mariti o fidanzati.
Io ricordo che perfino nella civilissima Torino erano esposti cartelli in cui era chiaramente scritto che non si affittava ai meridionali … e in molti locali della Svizzera o della Germania era vietato l’ingresso agli italiani …
Tutto questo è sofferenza ed io la ricordo.
Ed è per questo che mi è insopportabile vedere che questa mia terra che ha tanto sofferto, questa mia terra che conosce benissimo il terribile dramma dell’emigrazione, questa mia terra che ha versato tante lacrime e che è intrisa del sangue di suoi figli uccisi all’estero per xenofobia o morti per condizioni di lavoro disumane, sembra aver dimenticato che un giorno non molto lontano gli “africani” eravamo noi (come direbbe Gian Antonio Stella) … e riserva a chi è venuto qui per sopravvivere, la stessa violenza e lo stesso trattamento razzista che altri hanno usato contro i nostri emigrati.
Questa terra è la mia terra ma vorrei tanto che questa mia terra avesse maggiore memoria perché oggi sta tradendo se stessa e sta dando uno schiaffo alla sofferenza subita dalla sua stessa gente.
Avrei voluto vedere almeno una parte degli abitanti di Rosarno scendere in piazza accanto ai migranti perché questo significa non solo solidarietà ma anche lotta per i diritti umani, ribellione alle logiche mafiose che sfruttano e tengono in schiavitù gli “africani” e lotta per l’affermazione della dignità dell’uomo sempre ed ovunque.
E l’immagine degli extracomunitari costretti a fuggire per paura di essere aggrediti o uccisi è, per me, intollerabile. Come essere umano, ma soprattutto come figlia di una Calabria che porta ancora le ferite dell’emigrazione e che gronda del sangue delle vittime della ‘ndrangheta, la solitudine dei migranti è la mia solitudine, le loro lacrime sono le mie lacrime, la loro rabbia è la mia rabbia, il loro dolore è il mio dolore, la loro richiesta di giustizia è la mia richiesta di giustizia, la loro ribellione alla ‘ndrangheta è la mia ribellione alla ‘ndrangheta.
“Dovremmo reagire a ciò che è accaduto a Rosarno interrogandoci” ha scritto oggi Moni Ovadia. Concordo.
Io ricordo. Io mi ribello. Dobbiamo ricordare. Dobbiamo ribellarci. Tutti.

 
 
 

Da Palermo tutto è cominciato e a partire da Palermo tutto deve cambiare

                                             

Da Palermo dove è tutto cominciato …
È molto determinato Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino – assassinato il 19 luglio 1992 insieme alla sua scorta – nel voler trasformare il diciassettesimo anniversario della strage di via D’Amelio in una giornata di lotta per una nuova RESISTENZA.
Una RESISTENZA senza tregua verso quei settori della politica e delle istituzioni fortemente conniventi con la mafia e che con la mafia hanno stretto patti scellerati … una RESISTENZA volta a smascherare il legame tra la mafia “militare” e la mafia “politica” … una RESISTENZA che pretende che venga fatta piena luce sulle responsabilità reali e sui veri mandanti degli assassini di Paolo Borsellino e di tante altre vittime di mafia.

Il grido di Salvatore Borsellino non può restare inascoltato: è rivolto alle nostre coscienze, alla nostra sete di verità, di giustizia, di democrazia e di libertà.
Da mesi gira l’Italia intera per preparare l’evento. È un fiume in piena che parla di servizi segreti deviati, di massoneria deviata, di informazione asservita al potere. Evidenzia a chiare lettere che il famigerato “Piano di Rinascita” di Licio Gelli, piano piano, nel corso degli anni è stato quasi del tutto attuato senza che ce ne accorgessimo, così come indirettamente, attraverso varie norme approvate in diverse leggi, si sta modificando la nostra Carta costituzionale.
È instancabile nel denunciare il “papello” di Riina ed il conseguente patto tra lo Stato e la mafia, l’incontro tra Paolo Borsellino e Nicola Mancino avvenuto il 1° luglio 1992 alle 19.30 presso il Viminale, la scomparsa dell’agenda rossa subito dopo l’attentato di via D’Amelio. Sostiene che nel corso di quell’incontro Mancino parlò a Borsellino del “papello” di Riina, sperando di convincerlo a chinare la testa davanti alla mafia e che per questo motivo, quando dopo l’incontro è ritornato ad interrogare il pentito Gaspare Mutolo, era letteralmente sconvolto. Rammenta che suo fratello annotava minuziosamente ogni cosa sulla sua agenda rossa e che certamente avrà scritto lì anche il resoconto di ciò che gli disse Mancino. Mancino sostiene di non ricordare di aver incontrato il giudice perché quel giorno ha stretto le mani di molte persone che erano andate a rendergli omaggio. Inutile dire che questa motivazione è ridicola: è impossibile non ricordare il giudice che poco più di un mese prima aveva portato sulla propria spalla la bara di Giovanni Falcone e che da allora appariva quasi tutti i giorni sulla stampa … far finta di confondere Paolo Borsellino con una qualsiasi persona che gli aveva reso “omaggio” è un’offesa alla memoria ed alla rettitudine di Paolo Borsellino.
È da tempo che Salvatore Borsellino sostiene che suo fratello, dal momento che si occupava delle indagini sulla mafia ed in particolare di quelle sull'assassinio di Falcone, era stato certamente informato dagli organi istituzionali della trattativa che era in corso tra mafia e Stato … e che è stata proprio la sua opposizione a tale progetto a costargli la vita, o meglio ad accelerare la sua morte.
Ipotesi, queste, che sembrano essere puntualmente confermate dagli ultimi avvenimenti relativi alle recenti rivelazioni dei pentiti (Ciancimino, Spatuzza) che mettono in discussione alcuni risultati del processo già celebrato.

Il 19 luglio 1992, quando Gioacchino Genchi arrivò in via D’Amelio, alzò gli occhi e si rese conto che il detonatore che aveva innescato l’esplosione poteva essere stato azionato solo dal castello Utveggio sul Monte Pellegrino. Raggiunse immediatamente il castello e si accorse che lì si trovava un centro del SISDE.

Non c’era altro luogo possibile, perché altrimenti si sarebbe dovuto pensare a un kamikaze. E così non è stato” ha recentemente affermato Genchi che poco tempo dopo la strage, quando le indagini cominciarono a far emergere la possibilità di una trattativa dello Stato con la mafia, è stato trasferito ed allontanato da Palermo.

Troppi i silenzi persistenti, troppe le complicità che si continuano a coprire, troppi gli avvoltoi che ogni anno “commemorano” ipocritamente l’assassinio di Paolo Borsellino.
E per porre fine a questi riti ipocriti in cui alcune persone indegne di rappresentare le istituzioni fingono dolore, Salvatore Borsellino ha voluto trasformare il 19 luglio in
una giornata di lotta per una nuova RESISTENZA che ha come protagonisti i cittadini onesti che vogliono realmente verità e giustizia.
È molto significativo che le manifestazioni previste si apriranno sabato 18 luglio con la “MARCIA DELLE AGENDE ROSSE”: un
corteo, cioè, da Via D’Amelio al castello Utveggio con un’agenda rossa in mano.

Il corteo verso il castello e l’agenda rossa tra le mani dei partecipanti sono simboli di semplice comprensione e, nello stesso tempo, sono simboli fortissimi che sintetizzano in modo inequivocabile ed incisivo la protesta e la lotta che sono al centro dell’iniziativa.

Le manifestazioni per il diciassettesimo anniversario della strage di via D’Amelio si svolgeranno, a Palermo, dal 18 al 20 luglio:

Sabato 18 luglio
Ore 15:00  - via D'Amelio: partenza della "MARCIA DELLE AGENDE ROSSE" verso il castello Utveggio

Ore 20.30 - Facoltà di Giurisprudenza, via Maqueda n°172: Dibattito “I mandanti impuniti” organizzato dalla rivista ANTIMAFIA Duemila (parteciperanno: Salvatore Borsellino, Antonio Ingroia, Luigi De Magistris, Giuseppe Lumia, Giorgio Bongiovanni e Gianni Barbacetto)

Domenica 19 luglio
Ore 8:00
- via D´Amelio: presidio fino alle ore 16.40 con interventi di giornalisti, associazioni e cittadini

Ore 16:55 - Minuto di silenzio

Ore 17:00 - Marilena Monti recita GIUDICE PAOLO

Ore 18:30 - Partenza del corteo da via D´Amelio verso il quartiere Kalsa passando per i luoghi dov´è cresciuto Paolo Borsellino con arrivo a P.zza Magione

Ore 21.30 - P.zza Magione: recital di Giulio Cavalli. Esibizioni di Mario Crispi, Marilena Monti, Angela Rizzo e Laura Spacca

Lunedì 20 luglio
Ore 9:00
- Palazzo di Giustizia: presidio di solidarietà ai magistrati


Ma non è solo a Palermo che ci si mobiliterà per Paolo Borsellino. Per chi non potrà raggiungere Palermo, infatti, sono state organizzate diverse iniziative in numerose altre città:
VENEZIA, POTENZA, TORINO, MILANO, SAN BENEDETTO DEL TRONTO, FIRENZE, NAPOLI, BOLOGNA, GENOVA, BARI, ROMA, LECCO, SANREMO, etc.
Le notizie rispetto agli appuntamenti in queste città si trovano QUI


Io non avrò pace finche non sarà fatta Giustizia. E finché non sarà fatta Giustizia non darò pace a chi sa e non vuole ricordare, a chi è complice e non confessa, a chi è ispiratore o mandante e non può essere processato” ha affermato Salvatore Borsellino.
Le parole di Salvatore arrivano, come sempre, diritte diritte al cuore ed è impossibile non raccogliere il suo appello.

19 luglio: un giorno di RESISTENZA a Palermo … un giorno da dedicare a Paolo Borsellino ed alla sua scorta che hanno sacrificato la propria vita per tutti noi.

Da Palermo tutto è cominciato e a partire da Palermo tutto deve cambiare
Ha ragione Salvatore Borsellino: è da Palermo che può e deve iniziare una nuova RESISTENZA

 

 
 
 

23 maggio 1992 – 23 maggio 2009

Post n°118 pubblicato il 23 Maggio 2009 da marea14
 

 

Per non dimenticare Giovanni Falcone

 

                                                       

Sabato 23 maggio Palermo sarà invasa da migliaia di studenti che arriveranno da ogni parte d’Italia, con la nave della legalità, per commemorare la strage di Capaci.
In Piazza Maggione, al Palaoreto (a Brancaccio), al Plauditore (a Borgo Nuovo) e nel campo da baseball diamante (allo Zen) saranno presenti alcuni magistrati che esporranno ai ragazzi il metodo Falcone e la storia del primo pool antimafia.
Due cortei partiranno da via D’Amelio (alle ore 16) e dall’Aula bunker (alle ore 16.30) per confluire in via Notarbartolo dove si trova l’Albero Falcone. Alle 17.58 in via Notarbarolo risuonerà il Silenzio per ricordare la strage di Capaci.
Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Di Cillo e Antonio Montinaro verranno ricordati anche a Napoli (al PalaPartenope dalle ore 17.30 in poi) nel corso della manifestazione “la lotta per i diritti“ in cui saranno presenti Salvatore Borsellino, Luigi De Magistris, Sonia Alfano, Beppe Grillo, Clementina Forleo, etc.
Singolare è l’iniziativa che si svolgerà a S. Vito Lo Capo: il festival degli aquiloni si aprirà con il lancio di un aquilone bianco in omaggio a Falcone.
In tanti, in moltissime località dell’Italia, ricorderemo Giovanni Falcone … ma le istituzioni che spesso accorrono per stare in prima fila quando ci sono i riflettori puntati sulla scena, a Palermo si sono riempiti nuovamente la bocca di parole mai convertite in azione concreta: nonostante le promesse fatte da tempo per intitolare Piazza Magione a Falcone, ancora oggi nessuna piazza gli è stata dedicata in questa città.

Giovanni Falcone, un eroe dei nostri tempi che ci ha lasciato una grande eredità … un eroe che non voleva essere eroe … un eroe che ha lottato per gli ideali di giustizia senza arrendersi mai, neanche nei momenti più bui.
E mentre scrivo la parola “eroe” mi tornano in mente le parole di Dacia Maraini che preferisce parlare di “modello” più che di “eroe” perché l’eroe viene messo su un piedistallo e viene lasciato lì, come una statua al centro di una piazza (che il più delle volte neanche guardiamo quando passiamo) mentre il “modello” sta dentro di noi, è la nostra guida interiore, è il nostro angelo custode (in senso laico) che ci accompagna, è un esempio da seguire. Gli eroi spesso si dimenticano. I modelli influenti, invece, fanno parte della nostra esistenza ed hanno la capacità di scuotere la coscienza civile.
Mi piace questa riflessione della Maraini, la trovo piena di una grande carica umana.
È per questo che ritengo che Giovanni Falcone, insieme a Paolo Borsellino (e a tanti altri “eroi”), prima ancora di essere eroi sono un modello da seguire perché continuano a vivere dentro di noi e ci accompagnano indicandoci ogni giorno la strada da percorrere, soprattutto nei momenti più difficili quando il nostro impegno quotidiano sembra non riuscire a scalfire il mondo monolitico che ci circonda e quando la sconfitta delle mafie e dell’ingiustizia e la possibilità di costruire un mondo diverso sembrano allontanarsi sempre di più.
Un esempio che ci impone di non arrenderci. Mai.

 

 
 
 

Ridateci VAURO

Post n°117 pubblicato il 16 Aprile 2009 da marea14
 



RIDATECI VAURO!!!!

Giovedì 16 aprile dalle ore 10.30 alle ore 12.30
a ROMA davanti la sede della RAI
in viale Mazzini 14,
SIT-IN di solidarietà per VAURO

 

 
 
 

Il terremoto e gli immigrati

Post n°116 pubblicato il 11 Aprile 2009 da marea14
 

Che fine hanno fatto gli immigrati che si trovavano a L’Aquila?
È vero che molti abitavano ammassati negli scantinati del centro storico (con affitti in nero) e che ora giacciono sotto le macerie?


                                   
                                            
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BUONE FESTE A TUTTI

 
 
 

Le vostre pallottole non fermeranno mai i nostri sogni

Post n°115 pubblicato il 23 Marzo 2009 da marea14
 

  
Il 21 marzo decine di migliaia di persone, provenienti da ogni parte dell’Italia e da diversi Paesi dell’Europa, hanno invaso il lungomare di Napoli per ribadire il loro NO alle mafie e testimoniare la propria solidarietà e vicinanza ai familiari delle vittime di mafia.
Un fiume in piena composto soprattutto da giovani e giovanissimi che con le loro facce pulite, i loro slogan urlati con grande determinazione, i loro striscioni ai quali avevano affidato pensieri densi di significato, sono riusciti a comunicare, con un’mmediatezza straordinaria, tutta la loro indignazione e tutta la loro volontà di trasformare il dolore e la rabbia in lotta.
Hanno portato in piazza le loro utopie ed i loro sogni, decisi a realizzarli ed a superare il buio della notte. Hanno reso omaggio alle vittime innocenti delle mafie appropriandosi delle loro storie con l’intento di seguirne le orme.
Orgogliosi e fieri degli striscioni che avevano realizzato, degli slogan che avevano ideato, dei disegni in cui avevano coniugato fantasia ed impegno sociale (splendido quello del liceo artistico di Napoli che rappresentava uomini e donne che si liberano delle catene della mafia), hanno dimostrato di sapere da che parte stare.
Nei loro volti ho letto l’allegria di essere in tantissimi insieme e, nello stesso tempo, la consapevolezza dell’importanza di esserci e la risolutezza del voler esserci … una consapevolezza ed una risolutezza che facevano comprendere fino in fondo le parole di don Ciotti quando dice che i giovani sono il nostro presente più che il nostro futuro.
Emozionante e significativa è stata anche la presenza massiccia dei migranti africani di Castelvolturno in lotta contro la camorra e contro il razzismo.
Il corteo era così bello che perfino la pioggia (ampiamente prevista) ha deciso di risparmiarci … ed il sole, a tratti, ha fatto capolino tra le nuvole, come se volesse esserci anche lui per testimoniare la propria adesione e per incoraggiare riscaldando un po’ gli infreddoliti manifestanti.


Pochi, in Piazza Plebiscito, gli interventi dal palco, ma tutti all’insegna del diritto ai diritti (chiedo scusa per il bisticcio di parole). Il diritto di ottenere verità e giustizia, il diritto dei migranti all’accoglienza ed alla convivenza, il diritto all’attuazione concreta e piena dei principi della nostra Costituzione, la richiesta di poter contare su una pena certa, etc.
Applauditissime le parole di Mamadusi (rappresentante degli immigrati e dei rifugiati di Caserta), come anche quelle di Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo (assassinata dalla camorra).
Applauditissimo l’intervento appassionato di don Luigi Ciotti che ha ricordato che la nostra  Repubblica è fondata sul lavoro e che la lotta alle mafie comincia proprio dal lavoro: occorre, pertanto, al fine di sottrarre “braccia” alla mafia, attivare politiche volte alla creazione di posti di lavoro ed all’eliminazione concreta della disoccupazione e della piaga del lavoro nero; occorre legiferare per migliorare le condizioni di vita dei cittadini e non per difendere i personali interessi della classe politica.
Ha sottolineato che lo Stato deve far sì che i diritti possano essere pienamente esercitati dai cittadini perché i “favori” che le mafie fanno sono, in realtà, diritti negati dalle istituzioni ai cittadini … diritti, cioè, riconosciuti sulla carta ma non attuati nei territori fortemente controllati dalle mafie. Ha criticato senza mezzi termini la confusione che viene fatta tra giustizia e sicurezza: sempre di più oggi viene presa a pretesto la sicurezza per calpestare la giustizia, e vengono perseguite misure di sicurezza che nulla hanno a che fare con la sicurezza e la giustizia.
Diritti ma anche doveri, a cominciare dal dovere di ognuno di noi di impegnarsi a fare la propria parte nella quotidianità.
Dopo essersi rivolto direttamente ai mafiosi ed averli invitati a fermarsi, ha concluso con le parole – piene di realismo ma anche di tanta speranza per un futuro diverso – di Rita Atria: “Forse un mondo onesto non esisterà mai … Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”.
E con molto calore è stato accolto anche Roberto Saviano, apparso sul palco, alla fine della manifestazione, per leggere gli ultimi nominativi del lunghissimo elenco delle persone assassinate dalle mafie.


Nel pomeriggio si sono svolti alcuni seminari. Ho seguito quello sul ruolo della giustizia nella lotta alle mafie ed ho trovato particolarmente interessanti sia gli interventi del magistrato Gian Carlo Caselli (che ha parlato della “storia” della mafia, del pool di Falcone e Borsellino e del problema della separazione delle carriere dei giudici) e del magistrato Anna Canepa (che ha parlato dei cosiddetti “giudici ragazzini” e di alcuni problemi dell’ordinamento giudiziario) che l’esperienza riportata dal direttore del carcere minorile di Nisida in merito ad un percorso fatto insieme da alcuni detenuti ed alcuni familiari di vittime di mafia. Educare e riabilitare … questa dovrebbe essere la funzione delle carceri …
 

Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo.
L’unica speranza è non arrendersi mai.

 

 

 


 

 
 
 

XIV Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Post n°114 pubblicato il 20 Marzo 2009 da marea14

                                     
21 marzo, primo giorno di primavera … simbolo di rinascita …
Domani, 21 marzo, si svolgerà, a Napoli la XIV Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, organizzata da “Libera” e “Avviso Pubblico”. Un giorno di testimonianza collettiva per l’impegno e la legalità. Un giorno dedicato alla memoria … la memoria per far continuare a vivere chi è morto per combattere le mafie … la memoria per rinnovare l’impegno della lotta di ognuno di noi contro le mafie.

Dimostrare che c'è un'Italia che non si arrende, che non cede allo scetticismo e alla rassegnazione, che non pensa solo a sopravvivere ma che vuole vivere, che lotta e s'impegna per affermare la libertà e la dignità di tutti. In alcuni territori della Campania, la violenza criminale continua a lasciare tragicamente il segno; anche nell'ultimo anno sono stati numerosi ed efferati gli omicidi di camorra, troppe le vittime innocenti. Senza contare i traffici di droga e di rifiuti, lo sfruttamento delle persone attraverso la prostituzione e il lavoro nero, gli affari delle ecomafie, l'usura, le estorsioni. E certamente pesano la corruzione, le collusioni in tanti settori della politica e dell'economia, i silenzi complici o intimoriti di chi non osa o non vuole ribellarsi.
(Don Luigi Ciotti)

Il programma delle giornata: leggi QUI

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