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Glifosato, terza batosta per Bayer. Ora i cittadini europei vogliono risposte

Post n°4441 pubblicato il 20 Maggio 2019 da ninograg1
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano Ambiente & Veleni | 17 Maggio 2019 

 

E sono tre! Dopo la sentenza nel processo intentato dal signor Dewayne Johnson, il giardiniere ammalatosi di un linfoma non-Hodgkin anche a causa dell’esposizione al RoundUp; dopo quella nella causa incardinata dal signor Andrew Hardeman, agricoltore californiano, anch’egli colpito dallo stesso terribile male; è arrivato qualche giorno fa il terzo provvedimento contro Monsanto in Bayer: quello nel procedimento in cui erano ricorrenti i signori Alva e Alberta Pilliod, affetti da un cancro. Sentenze di condanna, ovviamente.

In tutti e tre questi giudizi, le Corti, sulla scorta di “evidenze preponderanti”, hanno sancito che l’esposizione al glifosato – contenuto nel celeberrimo RoundUp, prodotto ammiraglio della fu multinazionale di Saint Louis – cui sono state sottoposte per anni queste persone, è stato “un fattore sostanziale nella causazione” delle rispettive patologie tumorali che hanno rovinato la loro salute e, con grande probabilità, abbreviato il corso delle loro vite. E, se nei primi due casi, la nota “multinazionale che ci voleva bene” se l’era cavata, per così dire, con risarcimenti rispettivamente di 78 e 80 milioni di dollari, stavolta la botta decretata dalla giuria di Oakland è da oltre 2 miliardi di dollari.

Ma l’aria, per la creatura industriale frutto dell’atto d’amore tra Monsanto e Bayer, inizia a farsi poco salubre anche nei tribunali del Vecchio continente. Poco più di un mese fa, la Corte d’appello di Lione l’ha condannata a risarcire i danni derivanti da malattia neurologica subiti dal signor Paul Francois, un agricoltore che aveva inalato il diserbante “Lasso”, naturalmente tossico.
Qualche mese fa, sempre a Lione, un Tribunale amministrativo aveva annullato l’autorizzazione alla messa in commercio del RoundUp Pro 360, il già citato fiore all’occhiello della Monsanto. Secondo i giudici francesi, l’Anses – l’Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria e dell’alimentazione, dell’ambiente e del lavoro – ha commesso “un errore di apprezzamento con riferimento al principio di precauzione”, autorizzando la messa in commercio di questo prodotto a marzo del 2017.

Ecco, il principio di precauzione! Quello sancito nella legge fondamentale della sicurezza alimentare dell’Unione europea, il Regolamento n. 178/2002, che all’art. 7 statuisce: “Qualora, in circostanze specifiche a seguito di una valutazione delle informazioni disponibili, venga individuata la possibilità di effetti dannosi per la salute ma permanga una situazione d’incertezza sul piano scientifico, possono essere adottate le misure provvisorie di gestione del rischio necessarie per garantire il livello elevato di tutela della salute che la Comunità persegue, in attesa di ulteriori informazioni scientifiche per una valutazione più esauriente del rischio”.

Principio che, peraltro, governa il più complessivo ambito della tutela ambientale in ambito unionale in forza di un’altra norma, ancor più cogente perché contenuta nel Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, al cui art. 191 si dispone che “la politica dell’Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell’Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio ‘chi inquina paga’”.

Alla fine dello scorso mese di febbraio, è stato pubblicato un altro studio in materia di effetti sulla salute del glifosato. Si tratta di una meta-analisi dell’Università di Washington, ossia una ricerca particolarmente rilevante perché “fornisce l’analisi più aggiornata delle correlazioni tra glifosato e il linfoma non-Hodgkin, includendo uno studio del 2018 su oltre 54mila persone che nelle loro attività lavorative utilizzano pesticidi autorizzati”, come ha spiegato Rachel Shaffer, co-autrice della ricerca. L’esito del lavoro scientifico in questione è difficilmente equivocabile: “Complessivamente, in accordo con le evidenze che vengono dagli studi sperimentali sugli animali e da quelli meccanicistici, la nostra attuale meta-analisi degli studi epidemiologici umani suggerisce un legame convincente tra esposizioni al Gbg [glifosato, ndr] e aumento del rischio di Nhl (linfoma non Hodgkin)”.

Qualche mese fa, è stato reso noto un rapporto commissionato da eurodeputati di Verdi, S&D e Gue in ordine alla procedura di rinnovo dell’autorizzazione all’uso del glifosato conclusasi a fine 2017 con la nota decisione dell’Unione europea di rinnovo quinquennale. Secondo il rapporto, l’agenzia federale tedesca Bfr, che ha effettuato la valutazione del rischio, avrebbe fatto copia-incolla di oltre il 50% degli studi che i produttori, tra cui l’ovvia Monsanto, avevano presentato a sostegno della domanda di rinnovo della licenza. In pratica, il controllato ha scritto più della metà del parere rilasciato dal controllore. Parere che alla fine è stato favorevole. Chi l’avrebbe mai detto!

Due innocenti domande finali:
1. quanto è compatibile quell’autorizzazione con quell’elevato livello di tutela che, come visto, l’Ue dovrebbe avere come suo obiettivo “costituzionale”?
2. quante e quali altre “informazioni disponibili” bisognerà ancora accumulare prima che scattino le misure di tutela previste dall’art. 7 del Regolamento sulla sicurezza alimentare? Insomma, quand’è che si potrà applicare finalmente il principio di precauzione al glifosato?

Sono quesiti semplici, tanto che se li pone, a quanto pare, un numero sempre crescente di cittadini italiani ed europei. Forse è proprio per quella semplicità che rende inspiegabile – intollerabile, più che altro – il fatto che quelle domande continuino a restare senza risposte di senso compiuto che domenica 19 molti di quei cittadini marceranno, in vari luoghi, contro i pesticidi e contro il glifosato in particolare. Magari le domande in marcia avranno qualche chance di risposta in più.

Ambiente & Veleni | 17 Maggio 2019

 

 

 
 
 

Europee, partiti di Farage e Le Pen in testa nei sondaggi

Post n°4440 pubblicato il 17 Maggio 2019 da ninograg1
 

Fonte: W.S.I. 17 Maggio 2019, di Mariangela Tessa

 

Conto alla rovescia per le elezioni europee. Mancano meno di 10 giorni al 26 maggio quando gli italiani, insieme agli elettori dei 28 stati dell’Ue, saranno chiamati a rinnovare il Parlamento Europeo.

Se in Italia la legge impone il divieto di diffusione dei sondaggi nelle due settimane che precedono il voto, lo stesso non vale per molti degli altri Paesi i cui elettori sono chiamati a eleggere i propri rappresentanti al Parlamento europeo. Per questo può essere interessante verificare cosa sta accadendo nei maggiori Paesi europei per individuare le ultime tendenze e anticipare le conseguenze di mercato.

I candidati alla Presidenza della Commissione UE

A livello europeo il PPE (lista popolare dei partiti di centro destra) è il gruppo favorito per il raggiungimento della maggioranza dei seggi. La vittoria consentirebbe alla lista di indicare Manfred Weber come candidato alla presidenza della Commissione Europea. Per essere effettiva, la candidatura alla successione di Jean-Claude Juncker dovrà poi essere approvata dall’Europarlamento.

Oltre a Weber, i candidati principali alla presidenza dell’organo esecutivo europeo, che si sono affrontati in un dibattito televisivo il 15 maggio nell’emiciclo dell’Europarlamento a Bruxelles, sono: Jan Zahradil (Acre – conservatori), Nico Cuè (Sinistra europea),  Frans Timmermans (Pse – socialisti), Margrethe Vestager (Alde – liberali) e Ska Keller (Verdi).

I cinque stati membri più popolosi e economicamente influenti dell’area europea (Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna) eleggeranno circa la metà dei nuovi deputati europei (370 su 751). Quanto accadrà in questi paesi sarà decisivo per il risultato finale e dunque nel determinare il futuro dell’Europa, economico e politico.

Francia: testa a testa tra Macron e Le Pen

In Francia, paese che eleggerà un eurodeputato in più dell’Italia (74), lo scenario è più incerto negli ultimi mesi. In parte a causa dello scoppio delle proteste dei Gilet Gialli. Secondo i sondaggi più recenti, il Rassemblement National (ex Front) di Marine Le Pen si contende la palma di primo partito con La Republique En Marche, il partito presidenziale membro della lista europea ALDE (quella dei liberali). Entrambe le formazioni sono attualmente date intorno al 22% dalle rilevazioni medie.

Anche in Francia gli ecologisti vanno forte: i Verdi della lista europea EELV potrebbero raggiungere l’8% dei voti e conquistare 8 seggi. Divisa invece la sinistra, tra l’ala più estrema della France Insoumise, e quella più moderata dei Socialisti, passando per la lista anti austerity Generation.s di Benoit Hamon (che nel parlamento si unirebbe alla lista DiEM25 di Yanis Varoufakis).

A proposito dell’ex ministro delle Finanze greco, outsider dello scenario politico europeo che vorrebbe riformare l’Europa da dentro, si presenterà a sorpresa in Germania e non nel suo paese d’origine. Uno dei motivi – oltre al carattere profondamente simbolico della scelta controcorrente – potrebbe essere il fatto che in Germania non ci sono soglie di sbarramento.

Germania: CDU in vetta, Verdi tallonano Social Democratici

In Germania, che eleggerà ben 96 europarlamentari, il partito di Angela Merkel è in testa. Secondo gli ultimi sondaggi, la CDU capeggiata da Annagret Kramp-Karrenbauer resta il primo partito, ma al di sotto del 30%.

Nonostante questo dato in qualche modo deludente rispetto agli standard della forza di centro destra tedesca, potrebbe risultare comunque il primo partito europeo (cioè quello con più rappresentanti all’Europarlamento) con una delegazione di 30 eletti.

La sorpresa delle elezioni dovrebbe essere rappresentata dai Verdi (Grünen) che puntano al 20% dei voti e a relegare i social-democratici della SPD al terzo posto. Dal momento che poi nella locomotiva economica d’Europa non è prevista una soglia di sbarramento, al contrario per esempio dell’Italia e della Francia, sarà un’ottima occasione per i partiti minori – come quello di stampo europeo di Varoufakis – di eleggere qualche proprio rappresentante.

Regno Unito: Farage in vantaggio, Tories umiliati

Nel Regno Unito, il Brexit Party di Nigel Farage è già balzato in testa alle intenzioni di voto: in media le ultime rilevazioni li danno quasi al 30%, davanti ai Laburisti di Jeremy Corbyn (23%) mentre i Conservatori di Theresa May sarebbero sprofondati addirittura al 12%, dietro ai Liberal Democratici.

Spagna, unico tra i grandi in cui vincerà la sinistra

Infine la Spagna, che con i suoi 54 seggi, la Spagna non ha il “peso” dei Paesi europei più grossi. Qui, se i sondaggi si riveleranno corretti, alle spalle dei socialisti del PSOE dovrebbe confermarsi al secondo posto il Partido Popular.

Tensioni tra Italia e UE

Mentre i cittadini europei si preparano al voto, l’Italia sembra intenzionata a tirare dritto su debito e deficit, aprendo la porta a un nuovo braccio di ferro con le autorità europee sui conti pubblici. È un problema perché il 5 giugno arriverà il giudizio, con le raccomandazioni Ue, della Commissione europea. C’è il rischio che venga avviata una procedura di infrazione sul debito italiano.

Da un lato per Bruxelles e i leader degli altri Stati membri sarebbe un modo per neutralizzare l’azione del governo giallo verde e le mire espansionistiche fiscali. Tuttavia dall’altra per anni la sovranità in politica economica del Paese ne uscirebbe azzoppata, a prescindere da chi governerà la terza economia dell’area euro in futuro.

 

 
 
 

Clima, ognuno pensa al proprio orticello. Forse meritiamo davvero l’estinzione

Fonte: Il Fatto Quotidiano Ambiente & Veleni | 16 Maggio 2019 

 

Temperature invernali, neve e vento, tali da far sembrare veramente inverno profondo, altro che primavera inoltrata. Ovunque vediamo sconvolgimenti delle stagioni dettate dai cambiamenti climatici e abbiamo talmente assorbito il concetto che parlarne diventa quasi una routine. Sappiamo che i cambiamenti climatici sono influenzati dall’attività umana, però quando siamo chiamati a decidere cosa fare progettiamo nuove strade per far circolare più veicoli, invece che studiare una mobilità alternativa su rotaia. Poi, ci occupiamo molto poco di verificare come i nostri governanti tengono in considerazione il problema dei cambiamenti climatici.

“Siamo sull’orlo di una crisi climatica globale, per scongiurare la quale occorrono misure concordate a livello globale”, ha detto il presidente Sergio Mattarella e, quindi, i nostri governanti dovrebbero agitarsi un pochino. Lo fanno talmente tanto che le attività parlamentari legate al tema dei cambiamenti climatici per mitigarne le conseguenze sono davvero ridottissime, con una percentuale del 4% delle leggi collegate al clima.

Anche nel “naturalistico” Trentino le cose stanno peggiorando di anno in anno, come ovunque. Aggiungiamo che la giunta provinciale a trazione leghista ha deciso di fare la Valdastico, prolungamento fino a Rovereto dell’attuale autostrada che arriva, per ora, fino a Piovene Rocchetta. Questa via stradale andrà ad aumentare l’uso di mezzi pesanti su strada, invece che favorirne il trasporto su rotaia, con costi assurdi e con innumerevoli problemi ambientali dovuti a scavi in galleria in montagne ricchissime di falde acquifere.

Altro esempio di politica ambientale “insostenibile”: il raduno CampJeep2019 a Fiera di Primiero, una vera e propria invasione di ben 600 Jeep che arriveranno nelle montagne trentine, in luglio, per far rombare i motori nei boschi. Davvero una bella linea politica ambientale, che certamente risulta coerente per far fronte al grande problema dei cambiamenti climatici. Tutti a dire: “Ma cosa vuoi che sia, per un evento del genere”! Certo, un singolo evento non è determinante, ma moltiplicato per migliaia di attività in giro per il mondo diventa influente anche il più piccolo dei gesti. Ma, si sa, devono sempre essere gli altri a provvedere, mentre ognuno guarda al proprio piccolo orticello.

Abbiamo assimilato appieno il problema dei cambiamenti climatici nel solito sistema italiano, cioè ce ne riempiamo la bocca, lo inseriamo nei programmi elettorali “perché fa tendenza, ci fa sentire smart!”. Ma quando è ora di applicare con coerenza tale consapevolezza, ci fermiamo alle vecchie politiche dedite agli interessi di pochi che non hanno interesse a progettare davvero vie nuove e davvero sostenibili.

Siamo soffocati dalle automobili e non avviamo progetti di trasporto urbano verso le rotaie (fatta salva qualche rara eccezione); le nostre montagne dovrebbero essere valorizzate come luoghi di quiete e come ambienti non inquinati, invece portiamo concerti megagalattici in quota e ci arriviamo con una marea di automobili.

Eppure Madre Natura ci sta avvisando che ci stiamo avvicinando a una soglia pericolosa, al punto di non ritorno; ma noi, ciechi e sordi, continuiamo nelle nostre attività e a farci governare da chi finora ci ha condotto qui. Forse meritiamo davvero l’estinzione; lo so, è una frase forte questa, ma stiamo avvicinandoci davvero a questa possibilità. Il fatto è che noi non la vedremo, ma le generazioni future la vivranno e ci malediranno profondamente, proprio per aver bruciato loro tutte le speranze. Siamo tutti in prima fila ad applaudire la giovane Greta Thunberg e poi, nelle stanze che contano, si fanno affari che sono in antitesi con il messaggio al quale hanno appena applaudito.

C’è anche chi scrive qualche romanzo sui cambiamenti climatici, magari per provare a scuotere le coscienze attraverso una storia. Anche qui, scarsa attenzione, perché certamente dà fastidio leggere che ciò che stiamo facendo è sbagliato. Finché lo dice una ragazzina può anche starci, anzi fa tendenza andare ad applaudirla e mette la coscienza a posto. Ma da qui a pensare addirittura ad un Nuovo Mondo, con regole di vita “a misura di bambino”, nel rispetto delle leggi della Natura… stiamo scherzando? Perché dobbiamo iniziare a cambiare noi? Ci penserà qualcun altro!

Ambiente & Veleni | 16 Maggio 2019

 

 

 
 
 

Tutti i trend che influenzeranno il nostro futuro

Post n°4438 pubblicato il 15 Maggio 2019 da ninograg1
 

Fonte: W.S.I. 15 Maggio 2019, di Alessandra Caparello

 

I trend che avranno un impatto nel lungo termine sono soprattutto tre e li individua in una sua analisi Robeco. In primis emerge la rivoluzione dei servizi finanziari affidati al Fintech che nel prossimo futuro porterà gli investitori a puntare su un portafoglio diversificato.

I servizi finanziari si stanno evolvendo velocemente grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Il FinTech incorpora questi trend di crescita strutturali e beneficia della digitalizzazione del settore finanziario. Ci sono diversi driver dietro all’evoluzione del FinTech, e gli investitori possono sfruttare i trend non solo investendo in società private, ma anche investendo in un portafoglio ben diversificato di società quotate. Fra qualche anno i metodi di pagamento on-line diventeranno mainstream e il cash sarà un’eccezione. In Cina, i bambini imparano fin da piccoli ad utilizzare gli smartphone come strumento di pagamento. Pensiamo che per raggiungere un portafoglio bilanciato, sia importante avere un team che capisca sia il mondo finanziario che quello tecnologico e che possa unirli, eliminando il gap.

Così Jeroen van Oerle-Portfolio Manager Robeco Global Fintech Equities di Robeco. Ovviamente la trasformazione tecnologica sarà la chiave di volta delle relazioni future.

Il ricorso a un’automazione più intelligente, a un numero superiore di robot, a strumenti dotati di intelligenza artificiale più sofisticata e a stampanti 3D più veloci, consentirà ai produttori di ridurre significativamente i costi e i tempi di produzione, rendendo più flessibile e personalizzabile il processo produttivo”.

Infine da non sottovalutare la trasformazione dei trasporti appena iniziata e il cui corso è irreversibile come spiega Thiemo Lang, PhD-Portfolio Manager RobecoSAM Smart Mobility.

Diversi megatrend della mobilità stanno convergendo per dare un impulso rivoluzionario senza precedenti. La strategia sulla Smart Mobility di RobecoSAM investe nei beneficiari di questi megatrend che sono spalmati su diversi settori e catene del valore, inclusi i produttori di veicoli elettrici stessi, i loro fornitori di componenti e sottosistemi (per esempio, il powertrain elettrico), i fornitori di sensori e i responsabili della gestione di dati necessari per guida autonoma e connettività trasparente, costruttori e integratori di infrastrutture di ricarica, nonché servizi legati alle vetture elettriche come la mobilità condivisa e le consegne automatizzate.

 

 
 
 

Elettrosmog, che figura di Stato! I ministeri ci ripensano e sui rischi dei cellulari fanno ricorso

Post n°4437 pubblicato il 14 Maggio 2019 da ninograg1
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano Ambiente & Veleni | 14 Maggio 2019 

Che figura di Stato! Daremo “seguito a quanto deciso dai giudici amministrativi”. Altro che aperture tattiche di circostanza. Desolante, la verità è ben altra: i ministeri, condannati a gennaio dal Tar del Lazio per non aver informato i cittadini sui rischi per la salute derivabili nell’uso dei cellulari, il 13 giugno compariranno in appello al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (sez. IV) per annullare il rivoluzionario verdetto che una parte dello Stato (cioè i giudici amministrativi) ha espresso contro un’altra a parte inerte dello Stato (s’è aggiunto il MiSe ai dicasteri di Salute, Ambiente e Pubblica istruzione) che da quasi 20 anni non applica un obbligo di legge previsto dal 2001: l’attuazione di una campagna sui pericoli dell’elettrosmog. “Diversamente da quanto ritenuto dal Tar – è scritto nel ricorso in appello dell’Avvocatura dello Stato – premesso che non vi è l’evidenza scientifica con riferimento tra danno alla salute e uso di cellulari, si chiede la riforma non sussistendo la condotta inadempiente”.

La figura di Stato ha almeno quattro belle facce toste, che ogni italiano dovrebbe conoscere per comprendere da quali sapienti mani siamo governati. Andiamo con ordine.

1. La prima faccia di bronzo si chiama “non sussistendo la condotta inadempiente”, cioè la convinzione da parte dello Stato di aver già correttamente promosso una strategia di informazione pubblica, per giunta in linea con le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. E quale sarebbe questa strategia nazionale? Pianificazioni di campagne tv? Maxi affissioni nei concerti o negli stadi? Spot radio? Pubblicità progresso nelle scuole? Etichette sulle confezioni dei cellulari, tipo “nuoce gravemente alla salute” modello sigarette? No, macché! Alcune paginette web sul sito del ministero della Salute. Tanto basta per salvare capre e cavoli!

2. La seconda faccia di bronzo è la ripetizione ossessiva (ascoltata persino nelle audizioni parlamentari dei negazionisti) del mantra secondo cui “non vi è l’evidenza scientifica sul nesso elettrosmog = cancro“. Ma come? Non bastasse la collezione di sentenze di tribunale in favore di cittadini gravemente danneggiati da elettrosensibilità e tumori alla testa, nelle “Raccomandazioni del gruppo consultivo sulle priorità per la Monografia Iarc” per il periodo 2020-2024, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha ufficializzato l’urgente rivalutazione della classificazione delle radiofrequenze-onde non ionizzanti nella lista degli agenti cancerogeni per l’umanità, valutati i più aggiornati studi nelle evidenze emerse dai test dell’americano National toxicology program e dell’Istituto Ramazzini.

Non solo, perché se lo Stato non può non sapere che entro il 2022 l’elettrosmog finirà in Classe 2 (probabili agenti cancerogeni) se non addirittura in Classe 1 (cancerogeni certi), non può non sapere nemmeno che l’Alleanza contro il cancro (fondata dal ministero della Salute, ne fa parte pure l’Istituto Superiore di Sanità) sta studiando le cause di un tumore maligno al cervello (glioblastoma) puntando proprio sull’invisibile inquinamento dei cellulari.

3. La terza faccia di bronzo è in realtà una sfacciata bugia alla Pinocchio: “i ministeri sono già al lavoro per la costituzione di un tavolo congiunto che avrà la finalità di dare seguito a quanto deciso dai giudici amministrativi”, afferma un comunicato stampa interministeriale diffuso all’indomani della clamorosa sentenza Tar. Bene, che fine ha fatto quel tavolo di lavoro congiunto? Ha traslocato dagli uffici marketing e comunicazione sin nelle stanze dell’avvocatura e il risultato sta nelle 36 pagine di ricorso in appello, altro che campagna d’informazione!

4. La quarta faccia di bronzo è la pessima figura che lo Stato sta facendo verso tutti i cittadini (nessuno escluso) e non solo nei confronti di quanti chiedono tutele e garanzie per la salute.

Perché richiamata la straordinaria sentenza, persino il Presidente del Tar Lazio nell’apertura dell’anno giudiziario 2019 ha ribadito l’importanza di quel verdetto che ora i ministeri vorrebbero annullato: “il giudice amministrativo – ha detto Carmine Volpe – interviene in un campo che dovrebbe, invece, essere lasciato nella ricerca della soluzione dei conflitti e interviene nella carenza dell’esercizio di poteri attribuiti dalla legge, che non vuol dire ingerenza del giudice amministrativo, ma supplenza all’inerzia illegittima dell’amministrazione nell’esercitare i propri poteri e all’incapacità di assumersi le proprie responsabilità nelle risposte da dare al cittadino”. Appunto. Che figura di Stato!

Ambiente & Veleni | 14 Maggio 2019

 

 
 
 
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