Creato da ninograg1 il 16/01/2006

XXI secolo?

Vivere e sopravvivere nel nuovo medioevo italiano

Get the Radio DgVoice verticall no autoplay widget and many other great free widgets at Widgetbox! Not seeing a widget? (More info)
 

STO LEGGENDO E RACCOMANDO

 

 

siti

 

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: ninograg1
Se copi, violi le regole della Community Sesso: M
Età: 59
Prov: MS
 

AREA PERSONALE

 
Citazioni nei Blog Amici: 197
 
 

SHINY STATS; TROLLS

DIRECTORY

 

TCPA;OIPA

 
Leggi a questo link

 

      aumenta page rank

 

MOTORI

 immagine Best blogs ranking

 

 

XML, PULIZIA

 Basta! Parlamento pulito  Feed XML offerto da BlogItalia.it  immagine immagine Iscriviti I heart FeedBurner 

 

LIST

  Blogarama - The Blog Directory Powered by FeedBurnerIscriviti a RSS aggiornamenti dal titolo: Powered by FeedBurnerSono membro della AM Blog directory

 

GREENPEACE & ARCOIRIS

immagine immagine BlogGoverno    Non voglio dimostrare niente, voglio mostrare. Federico Fellini  

 

 

MATRIX 1

un mondo senza regole e senza confini 

Il Fatto Quotidiano

http://www.ilfattoquotidiano.it/

Scudo della Rete

BlogNews

 

NESSUNO TOCCHI CAINO; PACS

immagine   immagine

 

VARIA GRAFICA

immagineDirectory dei blog italiani

 

BLOGITALIA

          BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

 

 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 

 

Internet: grazie alla rete siamo connessi al virtuale, ma disconnessi dal reale

Post n°4528 pubblicato il 22 Novembre 2019 da ninograg1
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano Società - 17 Novembre 2019 Diego Fusaro

Nell’apoteosi della rete dell’internet propria dell’evo della “scomparsa delle lucciole”, come la appellava Pasolini, la comunicazione ipertrofica sostituisce la relazione, sempre più latitante e rarefatta. Quelle disseminate per lo spazio cosmico del web, infatti, non sono mai vere relazioni: figurano, nella migliore delle ipotesi, come promesse di relazione, che, per attuarsi, necessitano del rapporto reale tra i “volti”, secondo la dinamica messa a tema da Lévinas.

Favoriscono, in altri termini, i processi di isolazionismo individualistico e di privatizzazione dell’immaginario collettivo degli “incantati dalla rete” (riprendendo il titolo del libro di Carlo Formenti). Confermano la tendenza generale di un’epoca connessionista che aspira al moltiplicarsi delle relazioni fluide e, insieme, opera affinché esse mai si condensino in forme stabili.

Nella pellicola del 2012 del regista Henry-Alex Rubin, intitolata Disconnect, è magistralmente tratteggiata l’aporeticità della nuova condicio virtuale a cui le nuove generazioni sono condannate. Sempre connessi, gli abitatori della rete dipendono integralmente dall’internet per ogni azione e per ogni pensiero.

Un numero sempre crescente di giovani ha apertamente scelto di vivere on line, disertando la vita reale, svilita al rango di esistenza off line. È l’imago parossistica dell’esistenza al tempo del globalismo: l’homo cosmopoliticus coincide con una soggettività puntiforme e uniforme, solitaria ma sempre connessa, globale ma isolata, vicino al distante e distante dal vicino.

Per questa via, non solo la relazione umana si fa digitale, ma, in maniera convergente, l’azione è inibita e lo spirito critico è anestetizzato: il tempo dell’esistenza è speso in rete, nel controllo ossessivo della mail e del telefonino, nella cura delle relazioni digitali e nella rielaborazione permanente del proprio profilo virtuale quale appare sul palcoscenico delle reti sociali.

Quella che già nel 1995 lo psichiatra americano Ivan Goldberg aveva definito come la “sindrome della dipendenza dalla rete” (Internet Addiction Disorder) si è a tal punto estesa da conquistare, di fatto, pressoché ogni abitatore della cosmopoli a reificazione integrale. Non è difficile comprendere come, in forza del proliferare delle relazioni digitali proprie della community virtuale, il nuovo potere seducente del tecnocapitalismo abbia realmente ottenuto, a mo’ di conquista, l’inibizione dei reali rapporti interpersonali, di fatto dissolvendo la base di una rivolta corale.

L’internet e la società dei like, con le loro relazioni effimere e superficiali, hanno appieno guadagnato lo statuto di nuova droga che, equivalente del “soma” descritto dall’Huxley del Brand New World, risarcisce rispetto alla sofferenza e alle storture del mondo reale, destando l’illusione di una comunità più vera, proiettata in un’altra dimensione rispetto al tradizionale mondo off line. Sotto questo profilo, si potrebbero applicare alla società dell’internet e ai suoi “paradisi digitali” le considerazioni a suo tempo svolte da Marx in relazione all’Opium des Volks, all'”oppio del popolo” religioso, alla comunità celeste escogitata come falsa compensazione per le storture di quella terrena.

 

 
 
 

Climate change rischia di mandare in fumo il 3% del Pil mondiale

Post n°4527 pubblicato il 20 Novembre 2019 da ninograg1
 

Fonte: W.S.I. 20 Novembre 2019, di Mariangela Tessa

 

Il cambiamenti climatici rischiano di mandare in fumo il 3% della crescita mondiale nei prossimi trent’anni. Tradotto in numeri assoluti, si tratta di 7,9 mila miliardi del Pil mondiale destinato a scomparire entro il 2050.

È quanto riporta uno studio condotto dall’Economist Intelligence Unit, dal quale emerge che saranno l’Africa (4,7%), il Sud America (3,8%) e il Medio Oriente (3,7%) le tre aree più colpite dall’aumento delle temperature medie. Niente di buono in vista per l’Europa, che lascerà sul terreno l’1,7% del Pil.

Più contenuti gli effetti negli Usa

Anche gli Stati Uniti, la più grande economia del mondo, non riusciranno ad evitare gli effetti negatici dei cambiamenti climatici, anche se saranno più contenuti rispetto alle altre principali aree. Nello stesso arco temporale, secondo le previsioni sopportate nello studio, l’economia a stelle e strisce potrebbe rallentare di oltre l’1%.

Un allarme era già stato lanciato la scorsa estate dal National Bureau of Economic Research, che aveva  sottolineato in agosto che la crescita pro capite negli Stati Uniti potrebbe ridursi del 10,5% nei prossimi 81 anni, in previsione di temperature più elevate in tutto il mondo.

“Il modello di cambiamento climatico dell’EIU calcola che entro il 2050, l’economia degli Stati Uniti sarà dell’1,1% più piccola di quanto non sarebbe stata in assenza di cambiamenti climatici”, afferma il rapporto. “I recenti eventi negli Stati Uniti hanno dimostrato le gravi vulnerabilità che esistono anche nelle principali economie sviluppate”, si legge nel report in cui si menziona la maggiore frequenza e intensità degli incendi che hanno comlpito negli ultimi anni la California.

L’anno scorso, un rapporto del governo degli Stati Uniti affermava che i cambiamenti climatici sarebbero costati miliardi di dollari all’economia degli Stati Uniti.

Il report, diffuso oggi, arriva pochi giorni prima della prossima conferenza dei cambiamenti climatici delle Nazioni Unite. La 25esima conferenza delle parti contraenti dell’Unfccc, la cop25, appunto, avrà luogo dunque a Madrid dal 2 al 13 dicembre prossimi.

 

 

 
 
 

Climategate, ovvero quando denunciare il riscaldamento globale era roba da complottisti

Post n°4526 pubblicato il 18 Novembre 2019 da ninograg1
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano Ambiente & Veleni - 18 Novembre 2019 Ugo Bardi

Sono passati 10 anni da quando, nel 2009, esplodeva sui media la storia che poi sarebbe stata chiamata “climategate” – qualche volta “climagate” in Italia. Era successo che qualcuno aveva violato il server della “Climate Research Unit” (CRU) dell’Università di East Anglia, in Cambridge, portandosi via e poi diffondendo le e-mail private che alcuni scienziati del clima si erano scambiate. Da lì, è nata una polemica a livello planetario che dura tuttora. I dati diffusi sono stati interpretati da molti come la “prova” che gli scienziati del clima erano impegnati in un grande complotto globale per inventarsi un riscaldamento globale inesistente. Forse lo hanno fatto per pura incompetenza, forse per far soldi, forse per renderci tutti schiavi, forse per imporre il comunismo in tutto il mondo, insomma qualcosa del genere.

Rivista a distanza di tanto tempo, sembra incredibile che si sia fatto tanto rumore per una cosa del genere. Non c’era niente di male in quei messaggi, salvo che sono state esaminati con un atteggiamento da inquisitori alla ricerca di eretici da mandare al rogo. Ma, nonostante l’accanimento, tutto quello che gli inquisitori hanno potuto trovare sono un paio di frasi che sono state prese fuori contesto e fraintese, tipo “il trucco di Mike” e “nascondere il declino” e che non indicavano assolutamente una manipolazione illecita dei dati. Poi i messaggi contenevano opinioni personali che sono stati anche quelle prese fuori contesto, ingigantite, e presentate come prova di colpevolezza. Ma non c’era traccia di complotto in nessuno dei messaggi, niente che indicasse che gli scienziati avevano alterato i dati per adattarli alle loro opinioni pregresse.

Insomma, tanto rumore per nulla: un semplice trucco propagandistico gonfiato dai media. Ma è stato un trucco efficace: la parola “climategate” è diventata rapidamente uno slogan che non aveva bisogno di spiegazioni. Come risultato, molta gente ha creduto alla storia dei “climatologi cattivi” e se leggete i vari commenti che appaiono oggi in occasione del decennale, vedete che ancora oggi tanta gente ci crede. Il potere della propaganda è grande.

Non è facile quantificare quali danni la storia del climategate abbia fatto a tutti noi, ma certamente è stato un punto di svolta nel dibattito sul clima. Fino a qualche anno prima, era ancora possibile fare dibattiti dove partecipavano persone con qualifiche scientifiche che avevano opinioni opposte e dove si rimaneva entro i limiti del dibattito civile. Ma il climategate ha cambiato tutto, scaraventando lo scontro dalla scienza alla politica. Per essere precisi, l’idea che tutta la faccenda del riscaldamento globale fosse una bufala serpeggiava da tempo, ma con il climategate l’idea del complotto era stata sdoganata. E’ da allora che gli attacchi contro la scienza del clima non hanno avuto più che una vaga pretesa di essere basati un’interpretazione scientifica alternativa. Sono diventati attacchi puramente politici e si sa che in politica si fa tanta polemica, ma si riesce male ad agire sulla base dei dati.

E così sono passati 10 anni in cui si è fatto ben poco per fermare il cambiamento climatico che, a questo punto, sta galoppando e rischia di travolgerci tutti quanti. Forse il fatto di aver visto mezza Italia sott’acqua in questi giorni ci da un’idea di quanto drammatica sia la situazione, ma non è solo questo: c’è ben di più! Il fatto è che tutto l’ecosistema planetario da segni di una grave crisi in atto: sparizione degli insetti, perdita della biodiversità, estinzioni, fusione dei ghiacci, ondate di calore, incendi, disastri vari e, alla fine dei conti, le temperature che continuano ad aumentare inesorabilmente.

Di fronte a questa situazione, è impressionante vedere che da noi ci sia ancora chi raccoglie firme e organizza convegni contro gli “allarmisti climatici,” mentre Vittorio Feltri ci racconta in completa serietà che “del clima non mi frega niente: con 2 gradi in più a Bergamo si sta meglio.” Se ci siamo ridotti a questi livelli, non sarà stata tutta colpa del climategate ma, insomma, anche quello ha dato una mano. Ma prendiamola in termini costruttivi: in fondo, dalla storia del climategate potremmo imparare come non farsi imbrogliare da questi trucchi propagandistici.

 

 

 
 
 

5G, i rischi per la salute richiedono prevenzione. Ma le parole contano meno dei numeri

Post n°4525 pubblicato il 14 Novembre 2019 da ninograg1
 

Fonte: Il Fatto Quotidiano Patrizia Gentilini Scienza - 14 Novembre 2019

 

Si è svolto il 5 novembre alla Camera il partecipatissimo convegno “Moratoria nazionale 5G, tra rischi per la salute e principio di precauzione” promosso dall’Alleanza Stop 5G e da parlamentari delle più svariate appartenenze politiche. Presenti relatori di grande spessore scientifico quali Olle Johnsson, Annie J. Sasco, Marc Arazi; in questo contesto prestigioso ho avuto l’onore di aprire i lavori in rappresentanza di Isde, inquadrando il contesto in cui il 5G andrà a operare, indubbiamente contraddittorio e confuso.

A fianco delle relazioni di carattere strettamente scientifico, importanti contributi sono venuti da associazioni di malati, dallo studio legale torinese che ha ottenuto sentenze favorevoli circa i rischi da elettrosmog e da amministratori locali. In particolare Franca Biglio, sindaco di Marsaglia e presidente dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni di Italia (Anpci), guida la rivolta dei primi cittadini contro il 5G e ha denunciato come ancora una volta i piccoli comuni subiscano scelte imposte dall’alto, senza alcuna preventiva informazione. Fortunatamente sono sempre più numerosi i sindaci che, consci del loro ruolo, difendono la salute delle loro comunità dai rischi dell’elettrosmog e seguono l’esempio della Biglio.

Come ha detto con forza Annie Sasco, non si tratta di invocare il principio di precauzione, ma quello di prevenzione, perché una corposa letteratura scientifica attesta che gli effetti biologici dei campi elettromagnetici (Cem) vanno ben oltre la sola azione di riscaldamento acuto, quella su cui si basano i limiti di legge. Le onde del 5G, in particolare, penetrano nella cute fino a 10mm, con effetti sia locali (cellule cutanee, terminazioni nervose, microcircolo) che sistemici per rilascio di mediatori infiammatori.

E’ emersa con chiarezza l’inadeguatezza dei limiti vigenti anche in Italia – che pur vanta una delle legislazioni più cautelative – che ha limiti a 6 V/m, anche se come media su 24 ore e non più “puntuali”, ma se si pensa che fino agli anni 40 il fondo naturale pulsato era pari a 0,0002 V/m ben si capisce l’enorme aumento del groviglio elettromagnetico cui siamo tutti esposti.

Il Comitato europeo per i rischi da radiazioni (Ecrr), tenendo conto degli studi pubblicati nel 2018 dal National Toxicology Program (Ntp) e dall’Istituto Ramazzini, ha recentemente proposto di adottare anche per le radiofrequenze limiti che – come per le radiazioni ionizzanti – tengano conto dell’effetto cumulativo e adottino fattori correttivi legati alla frequenza, all’età e alla tipologia delle persone esposte. A questo proposito esiste una vera “schizofrenia” perché ad esempio da un lato il Consiglio d’Europa raccomanda agli Stati membri di fissare soglie preventive che non superino gli 0,6 V/m e di ridurre questo valore a 0,2; dall’altro la Commissione europea raccomanda la commercializzazione su larga scala del 5G, con cui si prevede un aumento dei limiti fino a 61 V/m.

Se si aggiunge che non esistono attualmente strumentazioni in grado di misurare i campi elettromagnetici generati dal 5G, che le agenzie di protezione ambientale dispongono solo di modelli teorici da validare nella pratica e che la normativa attuale è del tutto inadeguata e impreparata a regolamentare gli scenari generati dal 5G, come si potrà stabilire se i limiti vengono superati, se non c’è neppure la possibilità di eseguire misurazioni?

Rispetto ai rischi sanitari già evidenziati in precedenti post, segnalo il contributo di Olle Johnsson circa l’aumento in batteri esposti al telefono cellulare e Wi-Fi dell’antibiotico-resistenza, problema ubiquitario che sta generando enorme preoccupazione.

Marc Arazi è il medico francese che ha denunciato lo scandalo Phone Gate e portato alla luce l’inganno cui sono stati esposti i consumatori con l’utilizzo di cellulari che 9 volte su 10 superavano i limiti stabiliti.

Di grandissimo rilievo infine l’intervento della prof. Annie J. Sasco, medico epidemiologo che ha lavorato per 22 anni alla Iarc e che ha parlato in particolare dei rischi per i bambini da esposizione a cellulari, problema del tutto trascurato nel 2011 dalla Iarc che classificò le radiofrequenze “2B” (cancerogeni possibili). Da esperta epidemiologa Sasco ha affermato che negli studi epidemiologici non si devono considerare le parole (troppo spesso tranquillizzanti) con cui i risultati degli studi vengono riportati, ma i risultati numerici, affermando ad esempio che se fossero stati disponibili i risultati di Cefalo – studio condotto per valutare il rischio di cancro cerebrale in bambini e adolescenti in relazione al cellulare e giunto a conclusioni rassicuranti – la Iarc avrebbe classificato le radiofrequenze a livello I (cancerogeni) e non 2B. Guardando numeri e tabelle di Cefalo, emergono infatti rischi trascurati dagli autori, ma dimostrati da altri.

Ma un’altra questione particolarmente inquietante è stata sollevata dalla Sasco su Mobi-kids, studio condotto in 14 paesi, compreso l’Italia (Università di Torino) che ha preso in esame i tumori cerebrali nell’età 10-24 anni, in relazione all’uso dei cellulari. Lo studio, finanziato con fondi pubblici europei, ha analizzati 898 casi insorti fra 2010 ed 2015 e 1912 controlli sani. Il 13 gennaio 2017 i dati sono stati inviati alla Commissione Europea, ma a distanza di tre anni non si ha ancora alcuna pubblicazione dei risultati, neppure parziale. Come è possibile? Sono forse emersi risultati “scomodi” che si preferisce non diffondere? Sasco ha ribadito con forza che è necessario avere subito i risultati di Mobi-kids “perché si parla dei nostri bambini e anche dei nostri soldi, perché sono stati utilizzati fondi pubblici”!

Questo silenzio è inaccettabile e ogni paese dovrebbe adoprarsi per conoscere almeno i risultati del proprio paese. Spero che questo appello venga raccolto perché prima di esporre l’infanzia ai rischi ulteriori del 5G, è urgente sapere cosa già succede loro con il sempre più frequente uso che giovani e bambini fanno dei telefoni mobili.

 

 
 
 

Presidenziali Usa: l’economia non sarà il fattore chiave, i temi caldi per le prossime elezioni

Post n°4524 pubblicato il 12 Novembre 2019 da ninograg1
 

Fonte: W.S.I. 11 Novembre 2019, di Mariangela Tessa

 

Nonostante la paura di una recessione imminente sia radicata tra gli americani, nelle elezioni presidenziali 2020 l’economia non sarà l’elemento chiave nelle decisioni di voto.
Secondo un sondaggio della CNBC e Acorns Invest in You condotto da SurveyMonkey, quasi due terzi degli americani (61%) affermano che a spingere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra saranno questioni diverse dall’economia.

Tra disoccupazione storicamente bassa, forte spesa al consumo e un mercato azionario record, gli americani si sentono nel complesso finanziariamente più sicuri rispetto a quattro anni fa. E questo spinge il focus politico su altre questioni.

Solo il 34% degli americani afferma che voterà, tenendo in considerazione l’andamento dell’economia: una questione rilevante per meno della metà dei repubblicani (42%). E che scende al 27% nell’elettorato democratico.

Per i più giovani la priorità è l’ambiente

Alla domanda quale sia il tema “più importante in questo momento”, il 24% degli intervistati ha risposto citando l’occupazione e l’economia. Tra i “temi caldi”, seguono l’ assistenza sanitaria (21%), l’immigrazione (15 %) e l’ambiente (13%).

Le uniche fasce di età in cui lavoro e l’economia non costituiscono il problema principale sono i più giovani (il 24% di quelli di età compresa tra 18 e 24 anni che citano l’ambiente) e i più anziani (età pari o superiore a 65 anni che citano assistenza sanitaria o immigrazione).

“Abbiamo un’economia in crescita da molto tempo. Fino a quando la situazione non muta, le persone non avranno motivo di pensare o vedere le cose in modo diverso”, ha dichiarato Laura Wronski, ricercatrice senior di SurveyMonkey.

Recessione, paura concreta 6 elettori su 10

Il vento però potrebbe cambiare. E anche presto. Sono infatti il 65% degli americani a considerare come probabile una recessione il prossimo anno: i più pessimisti sono i democratici : 8 su 10 che vedono questa possibilità come concreta. Seguono a ruota Indipendenti (72%) e Repubblicani (46%).


 

 
 
 
Successivi »
 

ULTIME VISITE AL BLOG

jigendaisukeninograg1elyravwoodenshipmaresogno67shadow_15124hfukrltwister007massimo.sbandernodavide.russielloprefazione09ormaliberadesideria_io2009AngeloSenzaVeliNonnoRenzo0
 

I MIEI BLOG AMICI

- The BoNny
- piazza alimonda
- considerazioni
- Giovani e politica
- vivazapatero
- montagneverdi...
- melodie dell'anima
- bruno14
- *Serendipity*
- Di tutto, di piu'
- Ali Rosse...
- La dea Artemide
- ora ci penso..
- solo per satira; ogni tanto guardo e nn c'era il tuo profilo....
- sterminatore1986
- ossevatorio politico
- blog dedicato ai fumetti: wow!
- neverinmyname
- SOLI CONTRO LA MAFIA
- Gira e Rigira
- Prodi vs SilvioB 3-0
- (RiGiTaN's)
- Job interview
- l'edicolante
- ricambio generazione
- BLOGPENSANTE
- Geopoliticando
- Frammenti di...
- EARTH VIRTU'
- Reticolistorici
- BLOG PENNA CALAMAIO
- Lapiazzarossa
- Il mondo di Valendì
- Italia democratica
- piazza carlo giuliani
- In Equilibrio..
- PENSIERI IN LIBERTA
- MOSCONISMO
- GIORNALE WOLF
- ETICA & MEDIA
- siderurgika
- Il mondo per come va
- lecosistema...
- MONDO NOSTRUM
- IlMioFavolosoMondo
- *STAGIONI*
- LA VOCE DI KAYFA
- NO-global
- hunkapi
- Writer
- alba di nina ciminelli
- imbrogli i
- ippogrillo
- PENSIERO LIBERO
- Perle ai Porci
- ROBIN HOOD
- Un blog demo_cratico
- Aderisci al P.G.M.I.
- rinnegata
- RESPIRA PIANO
- Anima
- Cose non dette
- PersoneSpeciali
- diario di un canile
- Sassolininellascarpa
- disincanto.....
- Dolci note...!
- STAIRWAY- TO- HEAVEN
- vivere è bello
- bijoux
- mecbethe
- my goooddd....
- ...riflettendo.
- BOBO E ZARA
- la Stella di Perseo
- forever young
- ECCHIME
- Regno Intollerante
- io solo io
- MONICA
- coMizia
- Femminilita
- @Ascoltando il Mare@
- nel tempo...
- Non vinceranno!
- Doppio Gioco
- cigarettes & Coffee
- MOONCHILD
- Avanguardia
- Il Diavolo in Corpo
- Angolo Pensatoio
- Assenza di gravità
- cera una volta
- DI TUTTO E DI PIU
- ORMALIBERA
- FATAMATTA_2008
- TUTTOENIENTE
- ZELDA.57
- Triballadores
- club dei cartoni
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo i membri di questo Blog possono pubblicare messaggi e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Novembre 2019 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30  
 
 

NON LASCIAMOCISOLI & CHE

O siamo Capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, O DOBBIAMO lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza,perchè questo blocca il libero Sviluppo dell'intelligenza "
Ernesto Che Guevara
  

XXI secolo?

↑ Grab questo Headline Animator

 

IDEOGRAMMA DI PACE; EMERGENCY

GRILLO

  No TAV