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Un blog creato da alexisdg10 il 01/02/2005

Arrancame la vida!

la realtà, i sogni, la politica, l'amore, la rabbia e l'allegria: la mia vita

 
 

 

AREA PERSONALE

 

       Soft Colors | Colores SuavesCOLORES EN AGUA

 

"Sólo los besos son más placenteros que las palabras" 

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FERMIAMO LA GUERRA

per tutte le infanzie rubate

per i legami strappati

per i fiori recisi

per le andate senza ritorno

per tutti i “progetti-uomo” mai realizzati

per tutte le ferite dell’abbandono

per tutto il freddo

per tutta la paura

per tutto l’odio

per tutta la fame

per tutto il non amore…

 

SOLO LIBERTÀ...E GIUSTIZIA

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ALDA MERINI

E tutti noi costretti dentro
le ombre del vino
non abbiamo parole nè potere
per invogliare altri avventori.
Siamo osti senza domande
riceviamo tutti
solo che abbiano un cuore.
Siamo poeti fatti di vesti pesanti
e intime calure di bosco,
siamo contadini che portano
la terra a Venere
siamo usurai pieni di croci
siamo conventi che non hanno sangue
siamo una fede senza profeti
ma siamo poeti.
Soli come le bestie
buttati per ogni fango
senza una casa libera
nè un sasso per sentimento

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20 km di strada

Post n°782 pubblicato il 25 Giugno 2009 da alexisdg10
Foto di alexisdg10

Mia madre conobbe quella di Davide nel 1933, alle soglie della guerra. Abitavano tutte e due in un paese a circa 10 km da Treviso, in due cascine diverse situate in mezzo ai campi, nel bel mezzo del niente.  La Ines se la faceva a piedi fino in città, che la scuola a Cendon  non esisteva nemmeno. Si alzava all’alba la Ines, faceva colazione e poi si avviava con i suoi quaderni  neri verso la scuola elementare di Treviso. Aveva dieci anni la Ines quando incontrò Marisa. Lei aveva sei anni, era piccolina e magra e faceva una gran fatica a camminare tutti i  dieci km fino alla scuola. La Ines era forte, avvezza ai campi, alla vanga e alla stalla che puliva tutti i giorni. Quel giorno la Ines se la prese in spalla e insieme arrivarono in città. Marisa tornava a casa con dei cugini che avevano un calesse e che passavano a prenderla  quasi tutti i giorni, la Ines invece, quando suonava la campanella che annunciava la fine delle lezioni, andava a casa della maestra. La maestra  le faceva fare i compiti che assegnava a scuola e poi, promettendole di chiudere un occhio  con il direttore sui ritardi che la Ines accumulava in inverno quando non ce la faceva a fare i dieci km in due ore, con la neve e il ghiaccio  che c’erano e Marisa sulle spalle,  le faceva pulire la cucina e  i pavimenti. La Ines tornava a casa a piedi ogni sera e arrivava che era già tardi. Spesso doveva ancora cambiare la paglia alle due mucche prima di andare a letto. La Ines finì le scuole elementari e  non vide più Marisa finchè Davide ed io non c’incontrammo. Poi,  sul finire dell’estate, venne avvicinata dal parroco del paese, che le chiese se avesse voluto entrare a servizio da qualche padre. La Ines pensò  che siccome lavorava da quando di anni ne aveva cinque, tanto valeva che lo facesse per qualcuno che l’avrebbe pagata. Il parroco andò da nonna Agnese e in breve tempo si  decise il destino della Ines. Pianse  una settimana di fila la Ines perché aveva scoperto che  l’avrebbero mandata a Sondrio, in un collegio gestito dalle suore che avevano bisogno di una servetta tutto fare, ricambiandola con vitto e alloggio. Così si trovò da sola sul treno per Milano dove le suore l’avrebbero aspettata per condurla con loro sui monti. La Ines soffriva di nostalgia, mangiava poco e scriveva a volte delle lunghe lettere a nonna Agnese, pregandola di ricondurla indietro. Il nonno era severo però, quindi la Ines rimase in montagna per due anni buoni, piangendo tutte le lacrime che aveva. Un giorno arrivò una lettera da Cendon che prima lessero le suore, com'era d'uso. Poi la superiora avvicinò la Ines e le disse che sua madre era morta, che suo padre aveva bisogno di lei e che quindi l’avrebbero rimandata in Veneto. La Ines fece il viaggio a rovescio, con gli occhi gonfi di pianto e l’anima greve. Poi, quando varcò la soglia di casa, trovò ad accoglierla nonna Agnese in carne ed ossa. Aveva mentito alle suore e, di nascosto al marito, aveva fatto scrivere la lettera all’unico fratello che sapeva scrivere, così aveva fatto tornare la figlia a sé. Mio nonno si arrabbiò moltissimo, ma ormai la Ines era a casa e non si poteva più far niente.  Mentre lavorava nei campi, nel 44, sotto le bombe che  devastarono Treviso, la Ines incontrò mio padre, Lupo Grigio, che era disertore e sarebbe diventato poco dopo partigiano. S’innamorarono subito. Si sposarono solo dieci anni dopo, perché non avevano i soldi per metter su casa e nemmeno quelli per comprarsi  un vestito nuovo. Quando mio padre venne assunto alla Fiat, alla fine del 68, ci trasferimmo a Torino. Iscrissero me  in seconda elementare e mia madre trovò un lavoro come domestica in una villa in collina. Marisa nel frattempo face la contadina tutta la vita. Rimasta vedova giovanissima, riversò tutte le sue speranze sull’unico figlio, un bambino bellissimo  che pareva possedere un autentico talento per la musica.

Ieri sera la Ines e Marisa hanno preparato la cena. Hanno parlottato fitto fitto tutto il tempo in cucina,  mentre friggevano, mondavano verdure, farcivano carni, paste e cucinavano dolci mirabolanti. “ Cos’è, un altro compleanno? O è arrivato Natale in anticipo?” ha detto mia sorella Anna appena tornata a casa. “ Cos’è che si festeggia?”. Le due vecchie amiche, sulle gambe traballanti e con le mani malferme, con quelle mani che non hanno mai conosciuto soste in tutta la loro vita, si sono guardate negli occhi. Poi mia madre ha aperto bocca e ha detto: “ Festeggiamo la vita. Festeggiamo il fatto che siamo tutti vivi e  siamo qui, tutti insieme”. La serata è passata veloce come un lampo, con la Lia e Lorenzo che si vestivano da damine e Davide che suonava Mozart, con la Silvia che faceva la parte di una stonatissima Susanna ne “Le nozze di Figaro”. Quando sono passato da mia madre, ormai tardissimo, nella sua stanza, l’ho trovata che sistemava i fiori davanti alla foto di mio padre, con le sue mani tozze, screpolate. Mi è venuto da piangere. Lei ha catturato il mio sguardo, mi ha sorriso e mi ha detto piano: “ Son a più contenta del mondo Alex! El gho tuto, no me manca niente. Vai dal tosato vai, va da Davide. A mi no me manca niente beo. El me beo, el me tosato beo!”  Ho chiuso la porta sulla sua schiena mezza storta che si poggiava stanca sul letto.  E sono entrato nella nostra stanza. Al buio. Col cuore che batteva.

 
 
 
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Questo blog è nato come  luogo di svago, come luogo di scambio di opinioni e  di idee, come luogo di confronto,  un posto dove ascoltare un pò di musica e leggere qualcosa . Magari, a volte, qualcosa di stimolante e persino d' interessante. 
E non necessariamente perchè lo scrivo io. 
Un luogo dove poter interagire liberamente. Tutti possono entrare, leggere e commentare purchè si esprima un 'opinione senza offendere chi la pensa diversamente. La libertà di ognuno di noi  cessa  nel momento in cui lede quella di un altro.  La maggior parte delle foto e degli scritti in questo blog  sono  miei, ma alcuni sono anche tratti dal web. Dove possibile sono citati gli autori e le fonti. Se  per disattenzione o perchè non disponibili,  accadesse  che in qualche modo qualcuno di sentisse leso, può tranquillamente scrivermi e la foto o il post verranno rimossi. In questo blog è lecito parlare di tutto. Ed è lecito dissentire. Come è pure  lecito e auspicabile costruire. Il dissenso è legittimo quando è finalizzato alla costruzione e non alla mera distruzione fine a se stessa. Nessun commento sarà mai rimosso o censurato.

 

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PER I VOSTRI VIAGGI CONSAPEVOLI

 Non dorme nessuno nel cielo. Nessuno, nessuno.
Non dorme nessuno.
I bambini della luna fiutano e aggirano le loro capanne.
Verranno le iguane vive a mordere gli uomini che non sognano
e colui che fugge col cuore spezzato troverà alle cantonate
l'incredibile coccodrillo tranquillo sotto la tenera protesta degli astri. 
Non dorme nessuno nel mondo. Nessuno, nessuno.
Non dorme nessuno.
C'è un morto nel cimitero più lontano
che si lamenta da tre anni
perché ha un paesaggio secco nel ginocchio;
e il fanciullo che hanno seppellito stamane piangeva tanto
che fu necessario chiamare i cani per farlo tacere 
Non è sogno la vita. All'erta! All'erta! All'erta!
Precipitiamo dalle scale per mangiare la terra bagnata
o saliamo al margine della neve con il coro delle dalie morte.
Ma non c'è oblio né sonno:
carne viva. I baci legano le bocche
in un groviglio di vene recenti
e, a chi gli duole, il suo dolore gli dorrà senza tregua
e, chi teme la morte, se la porterà sulle spalle. 
 Un giorno
i cavalli vivranno nelle taverne
e le formiche infuriate
aggrediranno i cieli gialli che si rifugiano negli occhi delle vacche. 
Un altro giorno
vedremo la resurrezione delle farfalle dissecate
e andando in un paesaggio di spugne grigie e di navi mute
vedremo brillare il nostro anello e scaturire farfalle dalla nostra lingua.
All'erta! All'erta! All'erta!
Quelli macchiati ancora di fanghiglia e acquazzone,
quel ragazzo che piange perché non sa l'invenzione del ponte
o quel morto cui rimane soltanto la testa e una scarpa,
bisogna portarli al muro dove stanno in attesa iguane e serpenti,
dove aspetta la dentatura dell'orso,
dove aspetta la mano mummificata del bambino
e la pelle del cammello s'arriccia con un violento brivido azzurro. 
Non dorme nessuno nel cielo. Nessuno, nessuno.
Non dorme nessuno.
Ma se qualcuno chiude gli occhi,
frustatelo, figli miei, frustatelo!
Permanga un panorama di occhi aperti
e amare piaghe accese.
Non dorme nessuno nel mondo. Nessuno, nessuno.
Ve l'ho detto.
Non dorme nessuno.
Ma se qualcuno nella notte ha troppo musco alle tempie,
aprite le botole affinché veda sotto la luna
i bicchieri falsi, il veleno e il teschio dei teatri.

Federico Garcia Lorca

 sul comodino ( ma anche per terra e sotto il letto)

 

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Locandina Il tè nel desertoimmagine 
 

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