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Creato da bimbadepoca il 16/03/2005

Il diario di Nancy

Pensieri e storie tra il vero, il verosimile e l'inganno.

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IL CUORE E LE STELLE

Per chi sente la necessità di guardare in faccia l'autrice di questo blog.
Si ringrazia Seduzir64 per il sottofondo musicale.

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LA MIA LIBRERIA

 

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Materia di studio: Facebook!

Post n°260 pubblicato il 15 Gennaio 2010 da bimbadepoca
 

 

Eccomi qui di nuovo a parlare di Facebook, sì perché mi diverte moltissimo, m'incuriosiscono i meccanismi che s'innescano tra gli iscritti.
Sul più famoso network non sei un semplice nick dietro il quale nascondersi, non sei un avatar al quale far vivere inconfessabili fantasie, no su Facebook hai il tuo nome e cognome reale e c'è la tua foto. Nessuna possibilità di essere un altro diverso da te.
E questo comporta dei minimi rischi, primo tra quale ritrovare parte del proprio passato, sia quello piacevole da ricordare che quello celato negli abissi della memoria.

Sissignori, su Facebook sei rintracciabile da chiunque. E ti ritrovano. Anche quelle persone che avevi sperato avessero dimenticato le tue generalità.
Ma fatto più grave ti ritrovano gli ex.

Anch'io, tra gli amici, ho due ex ma sono state storielle in cui non c'era un reale coinvolgimento, per cui oggi possiamo essere amici senza problemi, permetterci il lusso di scherzare e commentarci a vicenda senza destare le facili suscettibilità del proprio consorte in carica.
Ebbene sì, il nocciolo della questione sta tutto qua: la gelosia retroattiva di compagni, mogli, mariti, conviventi, fidanzati decennali e fidanzatini occasionali.

 

Vi è mai capitato di leggere nella bacheca di qualche vostro "amico" di Facebook una dichiarazione d'amore pubblica? Non siete mai incappati in una frase talmente intima e personale da lasciarvi con la spiacevole sensazione d'aver spiato dal buco della serratura? Non vi siete mai chiesti perché due persone che vivono insieme, che magari condividono lo stesso computer, hanno bisogno di esternare sentimenti privatissimi in modo così sfacciato? E quelli che conversano sulle bacheche, come se fossero nel salotto di casa, possibile che non riescano più a comunicare senza l'ausilio di uno schermo?

La verità signori miei è che stanno marcando il territorio, mettono i paletti contro le presunte mire di un ex, firmano dichiarazioni di guerra contro un inconsapevole nemico mimetizzandole tra frasi melense.
"Pucci pucci domani la tua gattina ti ha preparato una sorpresa" quando leggete un messaggio del genere, siatene certi, tra i contatti del vostro amico c'è sicuramente un'ex. O un'amica dell'ex che, negli sragionamenti di chi scrive tali oscenità, deve necessariamente riferire alla temuta rivale.

E che dire dei commenti alle foto, recentemente mi è capitato di leggere testuali parole. " Stupenda! Come potevo non innamorarmi di te? Sono felice d'aver sposato la donna più bella del mondo. Ti amooooo!". Al che, io povera ignara, ero indecisa se consigliare al mio amico una visita oculistica o direttamente un trapianto della cornea, perché da cinica qual sono non ho mai creduto nella cecità dell'amore.
Poi mi sono ricordata di una volta, quando chiacchierando con l'amico in questione m'aveva confessato che amava la moglie teneramente, apprezzava la sua simpatia e il carattere determinato ma tra queste e altre virtù non poteva dirsi soddisfatto dal punto di vista estetico.
E allora perché ha scritto quell'ipocrita bugia che dell'amore vero non ha alcuna sembianza? Così ho compreso che i motivi potevano essere solo tre.
1) Lei avrà tra i suoi amici un ex. Quindi il messaggio diretto al fantomatico nemico dovrebbe essere più o meno questo: "Io la trovo bellissima, anche se non lo è, questo dovrebbe farti capire la portata del mio amore, per cui se hai anche una minima intenzione di portatela a letto, sappi che ti rompo la faccia".
2) Lui avrà tra i suoi amici un'ex.  In questo caso il messaggio sarà stato scritto, per quieto vivere, sotto dettatura della moglie, in questo modo il messaggio che dovrebbe arrivare alla rivale sarà più o meno questo: " Siamo felici e contenti. Siamo innamorati. E lui non ha occhi che per me. Non t'azzardare nemmeno a scrivere sulla sua bacheca che ti tengo d'occhio e nel caso ti stronco. Tra l'altro guardando le tue foto ho già fatto notare al mio uomo che ti mangi le unghie, hai le caviglie grosse e il culo piatto. Stronza!".
3)Lui o lei avranno tra i loro contatti amici in comune con l'ex di uno o dell'altra. Questo è il caso peggiore perché sfiora la paranoia, ahinoi, purtroppo è anche il più diffuso. In questo caso anche gli amici che non c'entrano nulla con questa telenovela immaginaria, prima di pubblicare delle foto insieme, devono ottenere il visto d'approvazione. Non sia mai detto che il nemico possa vedere, non si sa per quali via traverse, foto normali. Al nemico bisogna mostrare solo la facciata migliore, perché voi non lo sapete, ma anche delle banalissime foto possono diventare strumento di propaganda. La digitale è una potente arma di distruzione di massa.

E guai a lasciare un commento ironico, nella migliore dell'ipotesi non sarete degnati di nessuna risposta, passando per la cancellazione del commento in oggetto senza alcuna spiegazione, fino a determinare nei casi più gravi la rottura del rapporto d'amicizia.

Ovviamente le mie deduzioni non hanno alcun valore di ricerca scientifica, psicologica o sociologica, anche se, a mio avviso,  s'impara molto di più osservando le persone su Facebook che sui noiosi tomi universitari.

 

 

 
 
 

I soliti auguri.

Post n°259 pubblicato il 23 Dicembre 2009 da bimbadepoca
 

Buon Natale a chi sceglie la tradizione, il camino, le calze e l'abete incantato.

E Buon Natale anche a chi sa festeggiare in trenta metri quadrati.

 

 

Buon Natale a chi non vede l'ora d'aprire i regali.

 

E Buon Natale a chi non avrà neanche un misero dono.

 

 

Buon Natale a chi in queste ore prepara dolci, con l'amore, il calore e la pazienza di sempre.

E Buon Natale a chi pranzerà, come un giorno qualunque, alla mensa dei poveri. 

 

 

Buon Natale a chi si crogiola nell'attesa.

E Buon Natale a chi vive una realtà senza luci.


Buon Natale a chi ama e vive di baci che fermano il tempo.


E Buon Natale a chi non desidera altro che un unico bacio, in ricordo di un tempo declinato al passato.


Tanti auguri ai miei amici di blog

 
 
 

La confusione

Post n°258 pubblicato il 15 Dicembre 2009 da bimbadepoca
 

Non scrivo perché sono confusa!!! 

Mi sto perdendo nelle labirintiche possibilità delle mie malinconie, che a dirla così, riconosco, sembra la strofa di un cantautore da strapazzo.
Eppure è vero, sono rimasta impantanata nelle sfaccettature  di ogni me diversa.

Sono quella che spergiura e cede alle lusinghe di un perduto amore.
E sono quella che resta turbata dal ricordo di un qualcosa che non è mai stato.

Sì, sono quella che rinuncia al sogno per un principio dalle sembianze vili.
E sono quella che si rifugia nella perfezione del virtuale per la paura di questi tempi bui.

E sono ancora quella che s'illude e che non sa sedurre.
Sono anche quella che prova ancora i brividi ad ogni lembo di pelle che lui bacia.

E in ultimo sono quella che sceglie parole come involucri fatati in cui avvolgere il nulla.


 
 
 

Parole e libri

Post n°257 pubblicato il 01 Dicembre 2009 da bimbadepoca
 

1)Stai leggendo qualche libro in questo periodo? Non potrei vivere senza leggere. Sono alle prese con "Finzioni" di Jorge Luis Borges e devo confessare che mi sembra una lettura da intellettuali concettuali, mentre io sono ruspante e concreta.
2) Leggi mai più libri in contemporanea? Mai, preferisco dedicarmi ad una storia alla volta. Ma durante la lettura di un libro può capitare che legga qualche fumetto.
3) Quanti libri hai letto l'anno scorso? 40, da quando ho inserito i miei libri su aNobii ne conosco il numero esatto.
4) Scegli mai il libro solo per la copertina? Mi capita di essere attratta da alcune copertine, ma deve colpirmi anche ciò che trovo scritto nella prefazione per farmi decidere all'acquisto.
 5) E solo per il titolo? Ci sono titoli che m'incuriosiscono più di altri, ma ripeto scelgo i libri principalmente per la quarta di copertina.
6) Compri molto libri? Molti più libri che abiti e scarpe. Decisamente.
7) Massimo numero di libri comprati in una volta? Non ricordo!!! Forse quattro o cinque.
8) La cosa che ami di più delle librerie? Ovvio... i libri!!!
9) E quella che odi di più? Non mi piacciono le librerie polverose e nemmeno quelle troppo affollate tipo supermercato.
10) Hai mai fatto finta di aver letto un libro che in realtà non avevi letto? Sì, nel periodo scolastico, fingevo di aver letto i libri in cui avrei dovuto studiare.
11) E hai mai finto di non aver letto un libro che in realtà avevi letto? Ammetto senza problemi d'aver letto "Tre metri sopra il cielo" di Federico Moccia.
12)Ci sono libri che non vale la pena leggere? Io condannerei a piantare alberi vita natural durante, tutti gli editori che stampano quei manuali della serie: "Come trovare il principe azzurro", "Come diventare sexy in sette lezioni", "Come imparare a pilotare un aereo dopo la lettura di questo libro".
13)Leggi mai un libro solo perché tutti ne parlano? Purtroppo sì e me ne pento!!!
14) Qual è il libro più stupido che hai letto? "Sposerò Simon Le Bon " ma mi autoassolvo perché ero una ragazzina.


15) Qual è la cosa più strana che hai fatto o ti è capitata in libreria? Un tizio ha provato ad abbordarmi, dal modo di rapportarsi con una donna si notava palesemente che non aveva mai aperto un libro in vita sua. Forse, poverino, aveva appena letto il manuale "Come rimorchiare ogni donna in ogni luogo". Dato l'esito negativo dell'impresa avrebbe avuto tutto il diritto di citare per danni l'autore.
16) Qual è la cosa che avresti voluto fare, ma non hai mai fatto in libreria? Ogni volta che entro in una libreria mi verrebbe voglia di prendere un libro e sedermi a terra per leggerlo.
17) Ti sei mai sentito solo perché lettore? No, perché tutti i miei amici leggono, altrimenti non potrebbero mai essere miei amici.
18) Ti è mai capitato di sentirti più vicino a qualcuno perché leggi? Spesso
19) I libri rendono migliori? Rendono liberi. Vi pare poco???
20) Vale la pena di leggere un libro solo per cultura, anche se è noioso? Per carità!!! La lettura è un piacere. Anzi vi dirò, a me fanno ridere quei tipi che fanno citazioni a casaccio, estrapolate da libri colti, per darsi un tono.
21) Ci sono libri che non meritano di essere letti da nessuno? Tutti hanno diritto ad una possibilità. Anzi più il libro è brutto e più deve essere letto. Forse con una stroncatura spietata potremmo scongiurare una seconda prova letteraria. E salvare decine di alberi.
22) Ti capita di giudicare qualcuno dai libri che legge? Sempre!!! La prima cosa che guardo quando vado in casa d'altri sono i titoli dei libri.
Poi può anche succedere che ammirata da una libreria molto ben fornita, mi complimento con la padrona di casa e così vengo a sapere che è stata una scelta dell'architetto per fare arredamento.
23) Un libro può rendere felici o tristi? Tutti i libri, quando sono scritti bene, trasmettono emozioni.
24) Un libro può cambiare il mondo? Purtroppo sì, i testi religiosi hanno cambiato il mondo e limitato la libertà dell'uomo.
25) Se tutti leggessero di più? La lingua italiana potrebbe salvarsi dall'estinzione 

 
 
 

Epitaffio di una mancata scrittrice

Post n°256 pubblicato il 24 Novembre 2009 da bimbadepoca
 

 

Non ricordo come e dove l'ho perduto, non so nemmeno se è scomparso in un baleno con un flebile flop, come quando scoppiano le bolle di sapone.
Gli somigliava ad una bolla di sapone, mi regalava lo stesso incanto dell'infanzia, tempo sospeso in cui le fiabe dovevano avere un lieto fine.

Chissà se è successo durante uno di quei giorni grigi, quando l'umidità ti s'appiccica addosso densa e collosa come malinconia. Oppure se è successo in una giornata allegra di sole, un carezzevole tepore sulla pelle, nelle narici sentori di speranza primaverili.
Magra consolazione conoscere il momento esatto dell'abbandono, attribuirgli una motivazione razionale che non faccia male.

Ma forse non è stata una separazione netta e improvvisa, forse l'ho smarrito poco alla volta, briciole di pane servite a sfamare qualche uccellino. E come Pollicino non trovo più la strada per tornare indietro.
So solo che ora sono in un luogo che non mi piace, che mi fa paura, troppo reale e troppo vuoto. Non riesco a fantasticare ad occhi aperti sulle effimere possibilità delle mie parole, non riesco più a sentire le trame delle mie storie.


Senza più il sogno, quel sogno a cui ho creduto fino ad ieri, io sono nuda. Non ho più passioni per proteggermi dall'attesa lenta e inevitabile della fine dei giorni.
Avrei bisogno di qualcosa con cui sostituire l'illusione d'avere io stessa un senso. Ma non trovo nulla in questo silenzio immobile in cui affondo e sprofondo.

Digito parole infeconde, tra le infeconde parole che infrangono la monotonia delle nostre solitudini, parole che non cambieranno di una virgola il destino dell'uomo.

 
 
 

Sesso virtuale

Post n°255 pubblicato il 05 Novembre 2009 da bimbadepoca
 

 

Questo che segue è uno dei primi post di questo blog, per l'occasione riveduto e corretto.

 

Da qualche tempo ho ripreso la brutta abitudine d'intrattenermi in chat, sarà l'età che incombe e il bisogno di adulazione che cresce in maniera esponenziale. Fatto sta che ho ricominciato a farmi corteggiare da questi quattro cicisbei da operetta e non escludo incontri finalizzati al sesso.

Sabato scorso ho parlato al telefono, per la prima volta, con uno di questi pretendenti. Non ha importanza il nome, l'età, la residenza, il segno zodiacale, il titolo accademico. Era un uomo e tanto mi bastava.

Detto così sembra che m'accontenti di chiunque, che sono talmente disperata, talmente in debito in materia sessuale che vado raccattando casi umani. Non è così, in rete certe affinità nascono per caso, è qualcosa di non spiegabile, incontri uno che dice le solite baggianate degli altri e ti sembra speciale. E cominci a fantasticare.

 

Ascoltare la sua voce è il passo successivo, è rendersi conto che non hai sospirato invano dietro le sue virgole e i suoi puntini di sospensione.

Era da tempo che volevo sentire Eurimaco, immaginavo che avesse una bella voce, profonda e roca, da fumatore. Ma non osavo chiederglielo, anche  se da qualche giorno, per gioco, gli avevo dato il mio numero di cellulare.

Sabato sera, inaspettatamente, mi ha chiamato: "Ciao dolcezza". Non ho avuto alcuna difficoltà a riconoscerlo, chiacchierando in chat mi ha regalato quest'appellativo sdolcinato, usare vezzeggiativi non è altro che una tattica usata da uomini e donne per non confondersi tra le varie conoscenze.
"Eurimaco sei tu? Che bella sorpresa". E la sua voce era proprio come l'avevo immaginata.
"Sei sola?" ha chiesto subito per sondare il terreno, io ero con Pippo Baudo, che dalla televisione mi faceva compagnia, ma appena ho visto sul display un numero sconosciuto ho abbassato l'audio.
" Cosa stavi facendo?" ero in cucina a spignattare perché il giorno dopo avevo ospiti a pranzo, da buona napoletana stavo preparando il ragù, ma non mi sembrava molto chic dire la verità, così con voce soave ho detto che ero languidamente adagiata sul sofà.
" Come sei vestita Nancy, sopra e sotto il vestito?" ha chiesto con fare malizioso, andando subito al sodo, in quel momento avevo indosso la tuta di ciniglia blu, il grembiule con le mucche, sporco di sugo, i calzettoni e le pantofole rosa di pelo. No, non potevo dire la verità ad un uomo che cercava di sedurmi, dovevo continuare a giocare al corteggiamento virtuale. Con nonchalance gli ho rivelato che indossavo un tubino nero, con filo di perle, guepiere nera con reggicalze e calze di seta. E che cavolo... lo sanno tutti che le donne quando sono sole in casa vestono in questo modo.

" Ti sto immaginando dolcezza, ti confesso che il pensiero mi eccita". Dovevo aspettarmi quella risposta, conciata in quel modo ero la quintessenza della femminilità, impossibile resistermi. Forse, pensavo tra me e me, avrei dovuto aggiungere al quadro che avevo dipinto un boa di struzzo.
" L'hai mai fatto Nancy? " mi ha chiesto inaspettatamente il mio "dolce" Eurimaco, ed io sono stata presa alla sprovvista e non sapevo se intendesse il ragù, che preparo con cura ogni domenica, ma poi mi sono ricordata che avevo detto di star seduta sul sofà. 
"Parlo del sesso virtuale" ha precisato lui, capendo da uomo sensibile qual era che il mio silenzio era imputabile a qualche fraintendimento.



" Hai un oggetto con te? " ha chiesto senza aspettare risposta, dando per scontato che per me fosse prassi normale, in quel momento in mano avevo il cucchiaio di legno con cui stavo rimestando il ragù, ma non ho osato dirglielo anche perché il manico del cucchiaio non mi sembrava proprio adatto allo scopo.
Ha cominciato a parlarmi accompagnando le parole a sussurri e sospiri " Levati le mutande Nancy, lo faresti per me?". Cavolo se l'avessi saputo prima, vi confesso che avrei indossato un tanga di tulle, ché ci voleva davvero troppa fantasia a far finta di essere erotica imbracata nelle mutande contenitive.

Ebbene sì signori, avete capito bene l'ho fatto, mi sono veramente adagiata sul sofà e ho seguito i suoi suggerimenti su come, dove e quando muovere le dita.  A un certo punto ho urlato di piacere come mai avevo fatto in vita mia, mi avrà sentito tutto il condominio, perfino Pippo Baudo in televisione.

L'unica nota negativa di quest'esperienza, è stato il menù del giorno dopo, a pranzo i miei ospiti hanno degustato pennette al burro perché, ahimè, il mio prelibato ragù è rimasto attaccato al fondo della pentola.

 

 

 
 
 

Libera piazza

Post n°254 pubblicato il 22 Ottobre 2009 da bimbadepoca
 

Oggi voglio raccontarvi una storia che ha avuto luogo tantissimi anni fa, precisamente in quel periodo in cui l'impero romano era agli sgoccioli e la religione cattolica era diventata religione di Stato.
Dopo circa quattrocento anni dalla morte di Gesù, i suoi epigoni avevano già dimenticato il messaggio rivoluzionario del Cristo e da perseguitati si erano trasformati in persecutori, non c'era più scampo per i pagani, la libertà di culto era un concetto morto e sepolto.
Se poi il pagano in questione era una donna, per giunta più intelligente degli uomini, le cose si complicavano. Se questa donna conosceva ed insegnava matematica e filosofia non c'era scampo, doveva morire. Uccidere lei significa distruggere la cultura e la libertà di pensiero, fu così che Ipazia di Teone fu scarnificata viva.
Niente di nuovo sotto il sole, nient'altro che la solita vittima sacrificata sull'altare degli integralismi religiosi.
Roba vecchia accaduta nel 415 d.C.
Oggi la religione cattolica è un'altra cosa


 

Già, sarebbe bello se così fosse, mi spiace deludervi ma le cose non stanno in questo modo. Ipazia fa ancora paura, perché rappresenta la donna libera, colta e intelligente.
Alejandro Amenàbar, regista spagnolo, ha girato un film su questa donna straordinaria. Un film che è già uscito in Spagna e che è stato comprato da tanti altri Stati, esclusa l'Italia. Al vaticano (lettera minuscola obbligatoria)questo film non piace, quindi ne ha vietato la distribuzione nel nostro bel paese.
E le case di distribuzione non osano mettersi contro gli ordini di una così potente dittatura.  E così nel nostro bel paese anche i Patti Lateranensi sono andati a puttane.

Siccome io continuo a credere che la libertà sia un valore fondamentale nella vita di ogni uomo, ho firmato questa petizione.

Se poi siete iscritti anche su Facebook, potete pure iscrivervi a questo gruppo.

 

 

 
 
 

Esercizi ginnici...

Post n°253 pubblicato il 14 Ottobre 2009 da bimbadepoca
 


Ieri pomeriggio, insospettita da un inusuale silenzio, sono entrata in camera di mio figlio, l'ho trovato steso sul pavimento, a pancia in giù, intento a fare le flessioni.
La sorella era sdraiata sulla sua schiena  per aumentare la difficoltà dell'esercizio, a mo' di zavorra.
- Cosa fate??? - ho chiesto, la mia era una classica domanda retorica, la cui risposta era del tutto scontata, lo vedevo benissimo da me cosa stavano facendo. Ma si sa, le mamme sono state programmate per porgere domande retoriche ai propri figli.

Ovviamente g. non mi ha degnato di nessuna risposta, impegnato com'era a conteggiare a mezza voce i suoi sforzi; Emme tutta soddisfatta del suo ruolo di assistente del fratello, ha voluto mettermi al corrente di quel nuovo gioco - G. vuole fare la rana!-
- La rana??? - ho esclamato sorpresa di quella risposta, che lo ammetto, mi ha spiazzato.

A questo punto è intervenuto il diretto interessato, rimproverando bonariamente la sorellina - Ma possibile che non capisci nulla. Non voglio fare la rana, voglio avere una tartaruga- 

Oh Signore!!! Avrei preferito che s’allenasse per saltare come una rana, non per avere una tartaruga sul torace.
No!!! No!! E ancora no!!! Non sono preparata per fare la mamma di un adolescente.

 
 
 

Rivoluzioni e particolari in una tazza di caffè

Post n°252 pubblicato il 06 Ottobre 2009 da bimbadepoca
 

- Sono proprio felice che mio figlio sia andato a vivere a Wellington!!! – esclama Anna addentando un pasticcino con nocciole.
Dai primi di settembre suo figlio, il più piccolo della nidiata, si è trasferito in Nuova Zelanda per lavoro. All’iniziale dispiacere per la grande lontananza, Anna ha sostituito una sorta di rassicurante contentezza, consapevole che il nipotino nascerà e crescerà in un paese libero e civile.
- Loro sono al sicuro!!! – aggiunge, infatti, in risposta ai nostri muti cenni di consenso.
- Se potessi anch’io fuggirei dall’ Italia. – dice Mavì cominciando a distribuire le carte per il consueto ramino del mercoledì – Mi piacerebbe tanto andare a vivere a Londra -
- Io vorrei andare a New York. Sarebbe un sogno fare shopping ogni giorno sulla Fifth Avenue – sospira Isabella.
- Non c’è dubbio, io sceglierei l’esilio dorato di Saint Tropez, in una grande villa circondata da vigneti e giardini fioriti – confessa Eugenia, aristocratica anche nei vagheggiamenti.
- Se non fosse per voi avrei già aperto una pasticceria a Vienna – ammette Laura con la voce che le trema un poco, forse è sentimentalismo, forse commozione, forse è soltanto vanteria perché la sua Sacher Torte è più buona di quella di Demel.

- E’ completamente inutile questo nostro disfattismo – sbotta Anna all’improvviso, lanciando le sue carte da gioco sul tavolo verde e sui pasticcini – Dobbiamo smetterla con tutti questi blablablà senza costrutto. Qui dobbiamo scendere in piazza a fare la rivoluzione - negli occhi un lampo delle passate battaglie e, per un attimo, è ancora la ragazzina con i capelli lunghi e scarmigliati vestita con abiti sgargianti. E’ ancora la giovane femminista di dieci anni dopo, che scorazzava i figli in una due cavalli Charleston a far la spola tra i collettivi italiani.
Di quel tempo ci sono rimasti soltanto gli stessi ideali e la nostra amicizia, nata proprio durante le occupazioni studentesche del 68.
- Ma quale rivoluzione!!! – le fa eco Laura ed il piglio con cui reagisce non ha la dolcezza abituale – Sono stufa di scontri e battaglie che non portano da nessuna parte. Non voglio fuggire dal mio paese, qui c’è la mia casa, le persone a cui voglio bene, tutto il mio banalissimo, piccolo mondo di ogni giorno –
- Appunto per questo dobbiamo fare la rivoluzione, per difendere il nostro banalissimo mondo da chi vuole trasformarlo in un circo privo di valori. Dobbiamo metterci in testa che questa è una guerra e che noi stiamo dalla parte della ragione - il tono di Anna è lo stesso di quando incitava le donne a pretendere il divorzio.
- Ma contro l’arroganza non si vince mettendosi sullo stesso livello di chi urla. Non ci sono buoni e cattivi, ci sono soltanto persone che non sanno più riconoscere il giusto perché hanno dimenticato, o semplicemente ignorano, la nostra storia. E l’ignoranza si combatte prima di tutto con la cultura. Noi che siamo persone oneste abbiamo il dovere di dare il buono esempio, continuando a vivere in maniera dignitosa, scegliendo sempre la strada meno comoda per arrivare alla meta – Laura ha ritrovato il suo tono materno, illustra con calma il suo punto di vista e noi altre ci ritroviamo spettatrici di quella che sembra una partita a due, inevitabilmente ci schieriamo, chi a favore della tesi di una e chi dell’altra.

Io resto neutrale finché Mavì non s’accorge del mio sospetto silenzio.
- Nancy ma cosa hai oggi??? – tutte si zittiscono di botto, come rendendosi conto di una stortura nel muro portante che prima non c’era.
Colta in fallo farfuglio e arrossisco e loro capiscono che nascondo qualcosa.
- Sei uscita con Francesco??? – chiede Eugenia. Io scuoto la testa istintivamente.
- Ti ha chiamato Tommasino??? – domanda Isabella speranzosa. Ma ancora dico no col capo.
Ora sono tutte in attesa del mio racconto, hanno già dimenticato rivoluzioni e trattati di pace, non sono superficiali le mie amiche, non sono indifferenti, sono soltanto esseri umani come tanti. Perché per ognuno di noi ciò che conta veramente, ciò che ci fa vivere, è l’amore o l’illusione di esso. Nessun uomo, nessuna donna in pericolo di vita ripensa con nostalgia ai soldi o ai beni materiali. Nessuno piange per il successo conquistato, bramato o perduto. L’ultimo pensiero va alle persone che amiamo, a quelle che hanno dato senso ai nostri giorni.

In realtà non mi è successo nulla di speciale, questa mattina reduce da una lunga fila alle poste, ho avvertito il bisogno di un caffè e di una sfogliatella calda. Avevo bisogno di rilassarmi, concedermi una coccola rileggendo il libro di poesie che porto sempre in borsa, godermi il tepore di questi primi giorni d’autunno. 


Così sono entrata in un bar e mi sono diretta all’unico tavolino rimasto libero, in un antico cortile ombreggiato da una betulla secolare, le foglie appena spruzzate di giallo. E quasi mi sono scontrata con un uomo che aveva la mia stessa intenzione.
Mi ha ceduto il posto per cavalleria ed io ho rifiutato per educazione.
- Se non le dà fastidio potremo condividere il tavolo – non era un approccio, non mi sembrava il tipo che va in giro ad adescare signore, come me si era guardato intorno ed aveva capito che nessuno dei vicini avrebbe abbandonato tanto presto quell’oasi di tranquillità.
Ho accettato.
Ci siamo seduti, lui ha disposto sul tavolo un’agenda come per delimitare il confine tra noi, io ho tirato fuori dalla borsa il libro di poesie; era evidente che nessuno dei due voleva rinunciare ai suoi propositi. Ma la situazione imponeva che tentassimo un minimo di conversazione, così abbiamo tirato in ballo i soliti luoghi comuni sul tempo e le stagioni. Anche se io avrei voluto rileggere poesie che conosco a memoria e lui consultare la sua agenda, che chissà se conteneva appunti di lavoro o sgorbi di bambino.

Ad un tratto lui ha sorriso e sulla guancia destra è apparsa un’affascinante ruga verticale.
- Come puoi trovare affascinante una ruga??? – m’interrompe Eugenia, che ancora non si è rassegnata a vedere l’oltraggio del tempo sul suo viso.
- Una volta ti lasciavi affascinare dallo sguardo di un uomo– mi ricorda Mavì,che custodisce la memoria storica delle mie confidenze e dei miei gusti.
- Io agli uomini continuo a guardare il culo- conclude Isabella ammiccando.
- Possibile che non riusciate a capire tutto quello che riuscivo a leggere in quella ruga??? – domando assumendo senza volerlo un’aria di superiorità, ero l’eletta al cospetto dei profani.
- Qualcuno legge i fondi del caffè – ride Laura ruotando la tazzina che tiene in mano – e la nostra Nancy legge le rughe -
Ignoro la bonaria presa in giro e continuo a raccontare. Parlo dell’incantevole sorriso di quell’uomo, dell’abitudine che doveva avere d’atteggiare le labbra in un ghigno sprezzante, quello di chi conosce il mondo e le sue miserie. La ruga mi raccontava anche della profonda malinconia di certi giorni, della rabbia per l'incerta attesa di un indefinibile domani. Quell’uomo era un idealista puro intrappolato nel secolo sbagliato.

Avrei voluto lenire il suo dolore, allungare la mano e sfiorargli il volto. A malincuore mi sono imposta di non guardare e desiderare la guancia destra di uno sconosciuto.
- Vabuò Nancy – mi liquida Mavì, che tra tutte è la più concreta – alla fine sei riuscita a farti dare un appuntamento da questo signore??? -
Scuoto la testa, non era mia intenzione andare oltre una semplice carezza.
Eugenia mi prende la mano tra le sue, il suo sorriso lascia trapelare tutto l’affetto che prova nei miei riguardi – Solo tu potevi costruire un romanzo suuna ruga-
Isabella c’interrompe, ha ricordato qualcosa d’importante – Nancy ma ieri non t’avevo regalato dei campioncini di crema??? Conoscendoti saranno ancora nella tua borsetta –

Anna si alza per correre all’ingresso, dove abbiamo riposto foulard, golfini e borse. E dopo poco ritorna nel soggiorno stringendo tra le mani flaconcini di crema antirughe.
- Ma se al signore, invece di scrivergli un’enciclopedia sulle rughe, regalavi uno di questi campioncini non era meglio per tutti??? – mi domanda Anna ridendo a squarciagola.

 
 
 

Il ritorno

Post n°251 pubblicato il 28 Settembre 2009 da bimbadepoca
 

E’ con un misto di gioia e trepidazione che ritorno a scrivere tra le pagine di questo diario.
Dove sono stata in tutti questi mesi??? No, non ero riparata all’estero per sfuggire alle brutture delle cronache quotidiane, un luogo lontano dal bel paese che fu, dove esercitare l’arte sopita della leggerezza.
Nemmeno mi ero rintanata in un cantuccio per scrivere e ritornare in pompa magna dopo aver dato alle stampe il mio attesissimo romanzo; no, ho perso parole e trame un anno fa e non le ho ancora ritrovate.
E non ero neppure morta, come qualcun altro avrà creduto (o sperato), lasciando come unica traccia del mio passaggio terreno questi quattro ghirigori di memoria.

Già immagino le vostre domande, acuite dal dolore della mia lontananza: Ma allora come mai eri sparita??? Perché questa lunga assenza???
Per spiegarvelo devo fare un passo a ritroso e raccontarvi della sindrome dell’architetto.
Possibile che non conosciate questa patologia??? Eppure miete più vittime dell’influenza suina e non esiste vaccinazione di sorta. Colpisce in prevalenza le donne, i primi sintomi sono facilmente diagnosticabili, cominciano con l’acquisto di riviste d’arredamento.
Nella fase iniziale della malattia la donna obbliga fidanzati, mariti e amici volenterosi, a spostare mobili e divani da una parete all’altra. Durante la fase acuta le ammalate cominciano a cambiare le tende, tappezzare poltrone e comprare nuovi complementi d’arredo. Nei casi più gravi le moribonde hanno la necessità di abbattere pareti, imbiancare muri, piastrellare bagni e cucine, creare verande.


Purtroppo io sono una malata cronica, ho contratto il virus quando ancora abitavo a Napoli, ma la fase acuta l’ho vissuta nella casa di Roma. In quel periodo giravo per le stanze di casa mia armata di metro, dalle riviste specializzate ritagliavo in modo compulso immagini di sofà, cappelliere e piatti doccia.
Non mi è bastato accumulare quattro traslochi in sedici anni, ogni volta ricostruire il mio nido in spazi nuovi e ambienti diversi. Macché… dopo tre anni che vivo nello stesso appartamento non vedo l’ora di buttare tutto all’aria e ristrutturare ogni pertugio.

E nell’attesa di poter disporre a mio piacimento di una squadra di muratori, elettricisti  e falegnami, ho dovuto lenire lo stato ansioso legato alla malattia con qualche potente palliativo, ed è così che nella mia vita è entrato PET Society.
Non ditemi che non lo conoscete, è un gioco che impazza su Facebook, addirittura esiste un fiorentissimo mercato internazionale legato a questo giochino.

Prima di tutto bisogna crearsi un avatar, un animaletto personalizzabile, che vivrà in una sorta di utopistica città del sole, secondo i dettami di Tommaso Campanella.
Pensate un po’, in questa città non ci sono pericoli di alcun tipo, nessun nemico nascosto dietro l’angolo, nessuna squadraccia.
Gli animaletti passano il tempo a far visite agli amici, ammirare le loro case, scambiarsi regalini, comprarsi abiti e mobili e ciondolare nel bar. Ogni mattina il sindaco consegna ad ognuno la vincita giornaliera della lotteria e, udite udite, sugli alberi che contornano i vialetti della graziosa cittadina crescono monete d’oro.
Proprio il paese della cuccagna.

Finalmente grazie al mio animaletto* ho una casa da arredare, posso fare e disfare secondo l’estro del momento; stamattina per esempio ho spostato lo studio al pianterreno e, al terzo piano, dove prima c’era lo studio ho disposto l’angolo relax. Non è da escludere che, tra qualche tempo, smonto lo studio e al suo posto metto la sala da pranzo con camino. Il tutto senza chiedere permessi edilizi.

Sissignori sono mancata da questo blog per malattia, ditelo anche a Brunetta posso produrre certificato medico per la mia sindrome dell’architetto.


Non contenta di PET Society da qualche settimana ho cominciato a giocare anche a FarmVille, non una casa da arredare ma un'intera fattoria da gestire. Simulacro del sogno bucolico di cibarsi dei prodotti sani del proprio orticello. Se vi può interessare domani dovrei fare il raccolto dei carciofi.

*Chiaramente la mia bestiolina si chiama Nancyno.

 
 
 
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