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Creato da bimbadepoca il 16/03/2005

Il diario di Nancy

Pensieri e storie tra il vero, il verosimile e l'inganno.

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Figli delle stelle

Post n°269 pubblicato il 19 Agosto 2011 da bimbadepoca
 

 

Non ricordo se vi ho mai parlato del mio interesse per l'ufologia. Sì, avete letto bene, credo negli alieni!!! Non è matematicamente possibile che la Terra sia l'unico pianeta abitato degli interi universi, che cavoli è anche una questione di probabilità statistica.
Sono profondamente convinta che in tempi assai remoti debba essere avvenuto un contatto tra i nostri progenitori e queste civiltà spaziali, mi baso sul principio dell'evemerismo: le prove di questi incontri sono descritte nei miti. Vi prego non storcete il naso, non voglio tenere una noiosa lezione accademica sugli ufo e la mitologia, mi limito all'essenziale, perché immagino già sappiate che in ogni cultura si parla di Dei venuti dal cielo. Non deve essere difficile figurarsi l'incontro tra gli antichi abitanti della Terra e questi uomini che avevano conoscenze sbalorditive, chissà forse l'imput per la nascita della nostra civiltà è cominciato proprio così.
Poi nei secoli a venire qualcuno ha mischiato le carte in tavola e ci ha propinato le religioni con tutte le limitazioni di sorta che ne sono seguite. Ma questa è un'altra storia, ho la pessima abitudine di divagare.

Dicevo che m'interesso d'ufologia, non sono di quelli che passano le notti con il naso per aria nella speranza di vedere un marziano, non sono nemmeno tra quelli che stanno collegati ventiquattro ore al giorno ai canali dei radiotelescopi per captare un fruscio spaziale. Diciamo che l'argomento mi appassiona e spesso curioso tra siti specifici o faccio ricerche seguendo mie teorie strampalate.
Proprio l'altro giorno mi sono imbattuta nel pianeta Nibiru.
Consentitemi una piccola spiegazione per i profani, Nibiru per gli antichi Sumeri era il pianeta da cui provenivano i loro dei: gli Anunnaki.
Molti studiosi della materia ritengono probabile che gli Anunnaki altri non siano che quei primi alieni sbarcati sulla terra da cui apprendemmo la conoscenza.
Il pianeta Nibiru avrebbe un'orbita lunghissima, al tempo dei Sumeri era molto vicino alla Terra, questo avrebbe permesso ai nostri fratelli spaziali di presentarsi per una visita di cortesia, come si fa tra buoni vicini. Non è dato ancora sapere chi offrì il caffè.


Ebbene, mi sento tanto la Carrà a fare quest'annuncio, ma dopo 3600 anni il pianeta Nibiru è di nuovo qui!!! Frenate l'entusiasmo, posate le macchine fotografiche, prima di correre a prepararvi per l'incontro ravvicinato del terzo tipo, dovete sapere ancora alcune cosette, particolari di nessuna importanza, ma è sempre meglio essere preparati in vista di un evento di tal fatta.
Dovete sapere che gli scienziati ufficiali sostengono che, ciò che si sta avvicinando alla nostra orbita, non sia il pianeta Nibiru ma la cometa Elerin.
Peccato, lo so, già sognavate di mettere su face book la vostra foto abbracciati a ET.
Se vi può consolare, vi rivelo cosa dicono gli studiosi catastrofisti, secondo loro l'avvicinarsi alla nostra orbita di un pianeta che ha le dimensioni pari a quattro volte la Terra potrebbe comportare qualche piccolo problema d'attrazione gravitazionale. Sia chiaro nulla di grave, intorno al 25 settembre, il giorno in cui Nibiru entrerà nella nostra orbita, ci potrebbero essere dei terremoti del nono grado Richter, eruzioni vulcaniche in tutto il pianeta, brusco aumento della temperatura con conseguente inondazione di terre emerse, in parole povere il Giappone e la Nuova Zelanda sparirebbero dal mappamondo. Dimenticavo tempeste di fuoco, tornado e uragani sparsi.

Insomma a settembre, oltre alla stangata fiscale, ai licenziamenti iniqui e ai sacrifici imposti alla solita parte della popolazione italica, ci aspetta anche quest'altra spada di Damocle. Indubbiamente un ottimo rientro dalle ferie.

Non so voi ma io, non solo ho deciso di saltare la rata del mutuo e di non pagare i lavori condominiali, ma sto stilando la lista delle cose che vorrei fare prima del 25 settembre:

1)      Entrare in un negozio e fare acquisti come Julia Roberts in Pretty Woman.

2)      Visitare Budapest

3)      Trascorrere un intero week end in un centro benessere a sette stelle.

4)      ..............................................

5)      ............................................

6)      .......................................

7)      ..................................................

8)      ........................................................

Il resto non è dicibile su una pubblica piazza, i desideri di un condannato a morte non devono necessariamente essere casti e puri.

 

 

 
 
 

Diario delle vacanze, parte prima

Post n°268 pubblicato il 08 Agosto 2011 da bimbadepoca
 

 

Da quando la storia d'amore, tra Isabella e il professore universitario, è finita, la vita sentimentale della mia amica è diventata molto instabile.
Conclusa la parentesi con il rockettaro trentenne, è arrivato il turno di un parrucchiere, poi di un investigatore privato e per finire di un arredatore d'interni con la puzza sotto il naso. Da qualche mese ha una cotta adolescenziale per un istruttore di latino americano, ogni sera frequenta i suoi corsi di ballo, si è comprata dozzine di abiti sinuosi per le lezioni, ma finora non è riuscita a fare breccia nel cuore del piacente ballerino.
Nel nostro circolo del ramino si vocifera che il tizio sia omosessuale, Eugenia e Laura l'hanno conosciuto, gli atteggiamenti palesemente effeminati hanno fatto da biglietto da visita. Isabella però si rifiuta di dar credito a questa versione, per lei il ballerino è solo gentile e educato, siamo noi altre che abbiamo avuto sempre a che fare con i camionisti. Anzi secondo lei il ballerino sarebbe l'incarnazione della virilità, il dio Priapo cacciato dall'Olimpo.

All'incirca un mese fa, Isabella mi ha telefonato per propormi d'andare in vacanza con lei. Quindici giorni seguendo il percorso della Romantische Strasse in Germania. Unico neo il viaggio era stato organizzato dalla scuola di latino americano, per cui i nostri compagni d'avventura sarebbero stati i ballerini e gli aspiranti tali.
- Guarda Isabella non avrei avuto alcun dubbio se si fosse trattato di un viaggio organizzato da un circolo culturale, ma dei ballerini di merengue, mi spieghi che cavolo c'entrano con la Germania??? Dovevate andare a Cuba, a Santo Domingo, ai Caraibi. -
- Infatti, inizialmente è proprio lì che dovevamo andare ma poi l'agenzia di viaggi ha organizzato per noi quest'itinerario, non chiedermi il motivo, non lo conosco. Probabilmente questa meta è più conveniente o forse si sono lasciati infinocchiare dalla ragazza dell'agenzia di viaggi. In tutta sincerità Nancy, per me Cuba o Germania non cambia nulla, vorrei solo passare quindici giorni con lui-

Avrei voluto spiegarle che Cuba e Germania non sono propriamente la stessa cosa, che esistono differenze sostanziali tra queste due nazioni, ma poi ho ricordato di quante volte negli anni avevo chiesto a Francesco Liguori di trascorrere un week end con me, qualsiasi destinazione sarebbe stata perfetta, in sua compagnia avrei trovato paradisiaca anche Scampia.
Ho sorriso e immediatamente mi sono sentita solidale con la mia amica, in quella sorellanza tra donne che è fatta anche di grossolani errori di valutazione sugli uomini e desiderio di sognare l'amore nonostante tutto.
Intanto Isabella continuava la sua opera di persuasione - Ti prego Nancy, ci sono ancora molti posti liberi, se quelli che hanno dato la loro adesione non riescono a trovare altri compagni di viaggio, rischia di saltare tutto -
- Ma scusa organizzate un viaggio senza i viaggiatori??? - ero perplessa, le premesse non erano delle migliori, un cambio di meta per inspiegabili motivi, ballerini di salsa spediti a ballare lo jodel tirolese e per finire la mancanza stessa dei suddetti ballerini.


- Nancy lo sai come siamo fatti noi napoletani, abbiamo l'acqua di mare nel dna, gli altri quando hanno saputo che non saremo più andati a Santo Domingo hanno dato forfait. Alla Germania hanno preferito la solita villeggiatura nelle case di Ischia e Palinuro, il villaggio turistico o la crociera. Tu sei l'unica napoletana di mia conoscenza che preferisce le montagne-

- Veramente la Romantische Strasse non è una meta montana-
- Un particolare irrilevante, si tratta comunque di un posto lontanissimo dal mare - ha replicato lei con una logica indiscutibile - Ti prego Nancy, è un'occasione unica per stare quindici giorni insieme con lui-
- Ti capisco benissimo mia cara, ma proprio non sopporto l'idea di un viaggio organizzato. Non ci riesco, io e i gruppi di scout siamo incompatibili-
- Nancy ma mica penserai che partiamo con i viaggi delle pentole??? - ha ribattuto la mia amica un po' piccata, la tentazione di dirle che avrei preferito partire con i pensionati e assistere alla dimostrazione di pentole, trapunte e materassi è stata forte. A confronto con i ballerini di lambada anche le associazioni parrocchiali di Valeria, mia cognata, diventavano auspicabili. Almeno la litania delle preghiere mi conciliava il sonno, invece, la musica raccapricciante che avrebbe accompagnato il lungo viaggio verso la Germania, con tutti quei versi ammiccanti, insopportabili come battute da osteria " el meneaito, el meneaito, el meneaito, aiii aiii aiii", " mueve la colita, mamita rica, mueve la colita", al solo pensiero avevo già i conati di vomito.
- Isabella mi dispiace ma proprio non posso, chiedilo a Laura, a Mavì, ad Anna oppure a Eugenia- il mio tono risoluto non lasciava spazio alle repliche, o almeno così credevo.
- Dai Nancy, sai benissimo anche tu che da quando i figli sono diventati grandi le loro case sono porti di mare. Non domandano mai se i genitori hanno dei progetti, si presentano con amici, fidanzati, e con i pargoletti da piazzare ai nonni. Ieri sera ho fatto un giro di telefonate e ho scoperto che Eugenia aveva a cena i consuoceri, Laura faceva da babysitter alle nipotine e Mavì preparava gli spaghetti di mezzanotte per gli amici del figlio. Che palle!!! In estate uno dovrebbe oziare in santa pace, non far parte di una tribù con obblighi e doveri-

Non avevo mai guardato alle famiglie da questo particolare punto di vista. Ci sono stati periodi della mia vita in cui la condizione di single mi è apparsa insopportabile, anni in cui ho desiderato un figlio con tutta me stessa, giorni in cui maledivo la mia sorte e passavo le serate a piangere sul divano, mentre le mie amiche vivevano la maternità come una continua scoperta che le cambiava profondamente.
Oggi sono una persona serena e realizzata, ho qualche piccolo rimpianto come tutti e ansie smisurate verso il futuro, come tutti. Non ho obblighi verso nessuno, non ho doveri, se decidessi di oziare tutto il giorno, potrei farlo senza sentirmi in colpa. Posso mangiare quello che mi pare, girare nuda per casa, mettermi le dita nel naso, stendermi sul pavimento pensando al nulla. Sono libera!!!
Non devo preparare suntuose cene per impressionare i futuri consuoceri, non devo lavorare gratis come babysitter, a mezzanotte non devo spignattare in cucina. Posso partire quando voglio perché il mio tempo appartiene soltanto a me.
E c'era un altro aspetto che non avevo mai considerato, da sempre in estate, mi trasferivo nella casa di mio fratello all'Elba. I primi tempi ero la zia premurosa che aiutava la giovane cognata con i bambini, luglio era il mese di mia competenza, a giugno c'era con lei la sorella e in agosto la madre. Poi i miei nipoti sono cresciuti ma io ho continuato ad andarci, per abitudine. Oggigiorno la casa all'Elba è continuamente piena di gente, gruppi d'amici dei miei nipoti, i vari figli dei fratelli di mia cognata, colleghi di Armando con relativo parentado, nutrite rappresentanze delle associazioni cattoliche di cui Valeria è membro attivo e fervente. Un caos indescrivibile, molto vivace e informale, ma metti caso un giorno Armando e Valeria volessero rimanere nudi a letto tutto il giorno, per fare l'amore tra le briciole dei panini e i semi d'anguria, non potrebbero farlo.
Oddio, immaginare mia cognata Valeria scatenarsi ignuda tra semi di anguria è un'immagine quasi blasfema, bigotta com'è non credo che abbia mai avuto di questi pensieri impuri, ma è anche vero che se mai ne avesse avuto sarebbe stato impossibile realizzarli, perché da sempre la casa delle vacanze rigurgita di estranei.

E' stata proprio la consapevolezza di privare i miei familiari della libertà a farmi decidere per la Germania.
- D'accordo Isabella, vengo con te!!! -
- Fantastico Nancy, domattina passo a prenderti per fare shopping. Il colore irrinunciabile per quest'estate è il bianco ma in Germania bisogna vestirsi a strati, t'insegno come coordinare canottiere di pizzo, golfini di cotone grezzo e impermeabili laccati senza sembrare una bomboniera da sposa. E poi conosco un negozio che vende abiti da ballo divino-
Ma questa è un'altra storia che vi racconterò la prossima volta.

 

 

 

 
 
 

Voglio andare a vivere lontano...

Post n°267 pubblicato il 07 Febbraio 2011 da bimbadepoca
 

Da ieri mattina ho la cistite, è la seconda volta in vita mia che provo questa meravigliosa sensazione, mi era già successo una decina d'anni fa, quando ancora vivevo a Parigi. Che c'importa direte voi, e ci avreste pure ragione, ma io devo raccontarvi una storia e quindi questo dettaglio è molto importante.


Dieci anni fa, durante la notte mi svegliai con quest'impellente bisogno di fare la pipì, inutile che vi spieghi nei particolari il dolore e il bruciore che si prova. Non sapendo cosa mi stava succedendo, ne ero anche spaventata, ma credevo che alla fine quell'orribile sensazione passasse da sola, Invece dopo aver, stoicamente, sopportato per un paio d'ore, mi trovai costretta a svegliare mio marito alle prime luci dell'alba. Era domenica.
Lui telefonò immediatamente alla guardia medica, spiegò i miei sintomi e tempo dieci minuti, arrivò un dottore a casa nostra. Un medico gentile e competente, che dopo avermi visitata, mi fece un'iniezione calmante. Ci spiegò che avrei dovuto fare un urino coltura e in base ai risultati avrei dovuto prendere un antibiotico specifico.
Dal suo telefono cellulare chiamò il laboratorio analisi. Cinque minuti dopo arrivò un'altra dottoressa per il prelievo, se possibile ancora più gentile e premurosa del primo.
Nel frattempo il calmante fece effetto e riuscì anche a riposare un po'. Meno di un'ora dopo telefonò il primo medico che aveva già avuto il risultato dal laboratorio analisi, chiedendo a mio marito se poteva passare a ritirare la ricetta oppure doveva mandarci qualcuno con il medicinale. Quando mio marito andò a prendere la ricetta ebbero pure la premura di annotargli su un foglietto l'indirizzo della farmacia di turno. Alle nove di quella domenica mattina avevo già preso l'antibiotico, specifico per il mio caso, e non avevo più alcun dolore.
Feci la cura così come mi era stata prescritta e sono stata bene, senza avere mai più ricadute.


Fino a ieri. Quando domenica mattina mi sono svegliata con i sintomi inequivocabili di una cistite, come dieci anni prima ho cercato di sopportare il più possibile il dolore, ho svegliato mio marito soltanto verso le otto. Stessa scena, lui ha telefonato alla guardia medica, e si è sentito rispondere d'andare in farmacia e farsi dare un farmaco generico per la cistite. Tanto ne esistono dozzine di varianti e l'uno valeva l'altro.
Ho preso questa pastiglia, scelta a caso dal farmacista, ma senza risultati apprezzabili, il dolore si è solo leggermente attenuato. Però in cambio mi è venuto un mal di stomaco lancinante, talmente forte che ho dimenticato d'avere la cistite. Certo nel foglietto illustrativo era evidenziato che in alcuni casi poteva dare origine a nausea e vomito, ma voi cosa avreste fatto al mio posto???
Mio marito vendendomi contorcere dal dolore, voleva portarmi alla guardia medica, ma ricordandomi che l'ultima volta che c'ero stata, una banale congiuntivite era stata scambiata per una lesione oculare, non so secondo quali criteri magici, ho preferito evitare.
Ho declinato anche l'invito a recarmi al pronto soccorso, ben sapendo che per una semplice cistite avrei avuto il codice verde pallido e mi sarebbero toccate minimo un paio d'ore di sala d'attesa.
Ho sopportato il dolore per tutto il giorno.


Poi stamattina sono andata dal mio medico curante. Essendo lunedì c'era una lunga coda di pazienti. Ho aspettato pazientemente, finché è arrivato un informatore sanitario, che come sapete hanno la precedenza sui malcapitati pazienti. A quel punto, vincendo la timidezza, ho chiesto se gentilmente potevo entrare prima. Il dolore era insopportabile, dovevo fare la pipì ed ero rossa per la vergogna di confessare che stavo male.
Ovviamente mi hanno fatto entrare, anche se qualcuno mi ha guardato di malo modo probabilmente non credendo all'autenticità del mio malessere. Il mio medico, senza visitarmi e in modo alquanto affettato, mi ha prescritto un altro farmaco generico, ho chiesto se non era il caso che facessi un urino coltura e mi ha risposto che facendomi la richiesta in quel momento sarei riuscita a fare le analisi solo il giorno dopo, normalmente per avere la risposta ci vogliono tre giorni lavorativi e non potevamo aspettare così a lungo. Magari, se proprio volevo, le analisi avrei potuto farle la prossima settimana. Notare come il plurale è diventato singolare nel giro di una sola frase.
Mi ha detto di prendere il medicinale la sera prima d'andare a letto, ho spiegato che proprio non riuscivo più a sopportare il dolore, ma mi ha risposto che avrei dovuto resistere fino a sera. In pratica sono quasi trentacinque ore che ho la cistite e non so più cosa fare!!!


Adesso è chiaro perché voglio andare a vivere all'estero??? E non me ne importa nulla della pizza, della cucina, del sole e del clima del nostro paese, se mancano totalmente i diritti fondamentali dei cittadini.

 
 
 

Questa sera si recita a soggetto

Post n°266 pubblicato il 22 Novembre 2010 da bimbadepoca
 

Da ragazza avevo un talento particolare, riuscivo a farmi raccontare qualsiasi cosa volessi . Questa caratteristica opportunamente abbinata alla naturale arte dell'improvvisazione, era un cocktail micidiale che mi valeva la popolarità tra le amiche. Ero ricercata per estorcere la confessione firmata di assoluta fedeltà ai loro fidanzati.

Personalmente non avrei mai voluto sapere se il mio delizioso capo fosse agghindato da stravaganti protuberanze, e in cuor mio lo ammetto un po' commiseravo chi era preda da gelosie devastanti, mi prestavo al gioco unicamente perché mi divertiva testare il mio talento.


Finché a una mia amica, notevolmente paranoica, non venne in mente che l'eventuale confessione del fidanzato era inattendibile, per sapere la verità bisogna interrogarne il migliore amico. E mi pregò ripetutamente di mettere all'opera il mio talento con codesto sconosciuto. La sua incessante richiesta fu estenuante a tal punto che fui costretta a cedere. Lei aveva studiato il piano nei minimi dettagli.
- Lo telefoni e ti fingi innamorata di lui- mi suggeriva - Vedrai non si tirerà indietro, ti chiederà un appuntamento e lo fai parlare. Come sai fare tu-
A me, in verità, non sembrava un'impresa tanto facile, come potevo fingermi innamorata di uno che manco conoscevo??? E poi in che modo sarei riuscita a farmi raccontare le avventure erotiche del suo migliore amico??? E come potevo telefonare a uno così di punto in bianco, e dirgli "Ciao, tu non mi conosci ma ti amo"???



La mia amica aveva già composto il numero, convinta d'avermi comunicato informazioni dettagliate: il nome, l'indirizzo e la descrizione sommaria del suo aspetto fisico.
Lui rispose e lei mi passò il ricevitore esortandomi con un gesto a fornirle prova del mio eccezionale talento.
- Raimondo sei tu??? -
- Sì, chi parla??? -
- Ecco, in realtà non so da dove cominciare. Tu non mi conosci, ti vedo quando vado a casa di mia zia. Abitate nello stesso parco, tu sei amico di mio cugino. E' stato lui a darmi il tuo numero, ma ti prego non chiedermi il suo nome, ho giurato su quanto avessi di più caro al mondo che non te l'avrei mai detto- il mio imbarazzo, era reale, la storia che andavo inventando abbastanza credibile.
Gli ho confessato che ero cotta di lui, che non facevo altro che passargli sotto il naso, mentre lui s'intratteneva con altri amici nel giardino del suo condominio.
- Ed io ti guardo??? - mi chiese incuriosito
- No-
- Ah!!! - compresi dalla sua esclamazione delusa d'aver dato una pessima risposta. Ma la curiosità prevalse sul raziocinio, forse stimolato anche dal mio dolce tono di voce.
- Come ti chiami???-
- Nancy- mi beccai una gomitata nel fianco, la mia amica mi faceva gesti concitati, aveva paura che mettessi a repentaglio il suo brillante piano rivelando il mio vero nome.
- E dove abiti???-
- A Monte ... didio- stavo per confessare che abitavo a Montesanto, ma una gomitata più forte della prima mi convinse spontaneamente a indicare un altro quartiere.


Come previsto Raimondo mi fissò un appuntamento per il giorno successivo. Non sapevo proprio come avrei fatto a riconoscerlo, quanto più, da quel che gli avevo raccontato (maledetta la mia esuberante fantasia), lo sognavo ogni notte. Non potevo permettermi di sbagliare e avvicinarmi ad un'altra persona. Ancora una volta venne in aiuto la mia provvidenziale amica, propose di passare davanti al luogo dell'appuntamento in autobus per mostrarmi la nostra vittima.
Ci sistemammo davanti al finestrino più largo, sul retro dell'autobus, nel momento che gli passammo davanti lei mi costrinse, sotto gli occhi di decine di sbigottiti passeggeri, ad appiattarmi sul pavimento per non farci scoprire, se lui l'avesse riconosciuta addio confessione. Ovviamente non lo vidi.
Seppi però che indossava una maglietta blu e aveva una moto. Quando scendemmo alla fermata successiva lei, si raccomandò - Non dimenticarti di chiedergli se Marco mi tradisce-. Come se tutta quella messa in scena avesse un altro scopo!!!


Raimondo fu ben lieto di fare la mia conoscenza, forse dalla pessima risposta che gli avevo dato, si aspettava un altro genere di ragazza. Invece quel pomeriggio, vuoi perché mi ero preparata proprio bene, vuoi per la bellezza sfrontata dei vent'anni, Raimondo rimase letteralmente senza parole.
Decidemmo di fare un giro in moto e ci fermammo da qualche parte a bere qualcosa, ricordo solo che io parlavo a ruota libera, per evitare che potesse farmi domande imbarazzanti sulla mia cotta. So raccontare storie magnifiche ma sono sempre stata incapace di mentire.
Ricordo che parlammo di libri, letteratura e poi c'infervorammo a discutere del principe di Sansevero. Lui pareva sempre più ammirato.
- Quando hai chiamato ieri, mi ero fatto un'altra opinione di te. Credevo che fossi completamente scema-
Perché era da persona veramente intelligente uscire con un perfetto sconosciuto per cercare di sapere se il fidanzato dell'amica la tradiva.


Al momento opportuno, con molta nonchalance, tirai fuori il discorso che mi stava a cuore. Nel frattempo c'eravamo spostati di posto, e quella che doveva essere un breve incontro si trasformò in una serata in pizzeria.
- Uno come te, sai quante donne avrà- e nel dire questa frase bugiarda, dovetti avvicinarmi pericolosamente a lui, per evitare che mi guardasse negli occhi - Ogni sera una diversa -
- La sera esco con un mio amico-
Terno!!!
- E chissà che danni andate a fare tu e il tuo amico- gli sussurravo all'orecchio. Normalmente il mio talento non arrivava a questi eccessi, ma in quella missione disperata dovevo necessariamente imboccare la scorciatoia più ovvia.
- Assolutamente no, il mio amico è fidanzato ed è fedelissimo alla sua ragazza-
Tombola!!!
- E tu non sei un tipo fedele??? - non mi rispose perché provò a baciarmi. Giustificai la mia freddezza con la scusa che ero emozionata, che avevo tanto sospirato quel momento da non riuscire a viverlo pienamente. Mi credette.


Mi riaccompagnò a casa verso l'una di notte, a un certo punto mi resi conto che prendeva una strada che non era la mia. Montedidio !!! Cribbio, avevo dimenticato di avergli detto che abitavo a Montedidio.
- Qual è il tuo palazzo??? -
-Lasciami pure qua- e indicai un punto qualsiasi, giacché abitavo da tutt'altra parte.
-Assolutamente no, a quest'ora, con tutti i malintenzionati che ci sono in giro, ti lascio davanti al portone di casa-
- No, i miei potrebbero vederti e farmi storie-
- Non credo sarebbero più contenti se tu rientrassi da sola-
-Lasciami qui, questo è un quartiere tranquillo, non corro rischi -
Fermò la moto poco convinto e cercò di baciarmi, lo scansai farfugliando che mio padre avrebbe potuto vederci.
- Aspetto qui finché non entri-
Ma proprio a me, doveva capitare d'uscire con un gentiluomo d'altri tempi.
-Mi chiami domani??? - Annuii, chissà se avrà mai chiesto di me ai suoi amici del condominio, chissà quanti di loro saranno stati costretti a presentargli le cugine.


Queste non erano le domande che mi ponevo in quel momento, avevo il problema di trovare un portone aperto nel quale fingere d'infilarmi, e cosa ben più grave, dovevo tornare a casa.
Finsi di citofonare e mi rannicchiai contro il portone di un palazzo a debita distanza da lui, non oso immaginare cosa avrebbe potuto pensare se fosse passato lì davanti.
Io attesi un po' e poi cominciai a camminare su e giù per la strada deserta, pensando a come fare per tornare a casa.
Non ero molto lontano dal mio quartiere ma, a quell'ora di notte, equivaleva a follia pura tentare di tornare a piedi, l'unica soluzione possibile era prendere un taxi però non avevo soldi in borsa. Avrei potuto chiedere al taxista d'accompagnarmi gratis, era un metodo che avevo già sperimentato e qualche volta funzionava, oppure al momento di pagare fingere di aver smarrito il portafogli, anche questo metodo era già stato sperimentato con successo. Oppure potevo raccontare direttamente d'essere stata derubata, avrei potuto inscenare due lacrimucce e qualche singhiozzo, nessun uomo avrebbe potuto resistere a una siffatta scena strappalacrime, soprattutto se a interpretarla, era una giovane donzella in minigonna.
Questa recita mancava al mio repertorio e anche se non avevo voglia di recitare due ruoli diversi nella stessa sera mi avviai allegramente verso il posteggio dei taxi.

 
 
 

Barbie ballerina

Post n°265 pubblicato il 27 Settembre 2010 da bimbadepoca
 

Ho raccontato a mia figlia che da piccola avevo una Skipper, la sorellina minore di Barbie, alla quale bastava roteare il braccio per farle crescere i seni. E poi la Barbie ballerina, articolo determinativo singolare, aveva una coroncina in testa e le scarpette da danza, inutile aggiungere che era la mia preferita.

 Ricordo ancora il giorno in cui mia madre ed io entrammo in un negozio di giocattoli per comprarla, in quegli anni i giochi erano di esclusiva competenza della befana. Babbo Natale era ancora un'usanza nordica, lontana. Ai compleanni bastava una torta fatta in casa ed era festa se, invece, del solito ciambellone la mamma farciva il dolce con la Nutella. Agli onomastici ti dicevano auguri e ti bastava, e quando portavi a casa una pagella con tutti dieci, nessuno ti diceva niente.

Sì, dimenticavo, mia nonna ogni mattina ci portava "la bella cosa", ma si trattava di un dolcetto o di un pacchetto di figurine.

Avere un giocattolo era un evento del tutto eccezionale, infatti, la mia bella Barbie ballerina mi fu regalata per ripagarmi di un pomeriggio all'ospedale. Era l'inverno del 1975, avevo appena compiuto otto anni, mentre tornavo a casa ebbi la splendida idea di salire gli scalini saltandoli. Un balzo a piedi uniti, un gradino dopo l'altro, dopo le prime rampe di scale il gioco era già diventato troppo facile.
Decisi di rendere il gioco più impegnativo, con un balzo avrei saltato due scalini insieme ma presto diventò facile anche salire in questo modo, dovevo aumentare ulteriormente la difficoltà. Tre scalini per volta.

Devo premettere che non avevo le mani libere, questo particolare è molto importante, in quegli anni era normale che una bambina tanto piccola fosse impiegata a fare delle semplici commissioni. Ogni pomeriggio avevo il compito d'uscire a comprare qualcosa, perché mia madre era sempre troppo impegnata con i miei numerosi fratelli, tutti più piccoli di me.
Non ricordo cosa comprai quel giorno, ricordo solo che saltando tre gradini, fu proprio a causa di quelle buste che persi l'equilibrio. E non ebbi la prontezza di lasciarle per attutire la rovinosa caduta con le mani.
Caddi con la faccia a terra, la lingua mi si mozzò tra i denti e i due incisivi superiori si spezzarono, non senti nessun dolore, mi rialzai come se nulla fosse successo. Poi notai il sangue sullo scalino di marmo bianco, lo notai prima ancora di sentirne in bocca il sapore caldo. Toccai il labbro e mi ritrovai le mani insanguinate. A quel punto urlai chiamando la mamma.

In quegli anni era consuetudine accorrere alle urla di un bambino, gli usci delle porte si spalancarono e ne uscirono donne scarmigliate che vedendomi si portarono le mani al volto invocando i santi.
Mia madre arrivò ed era pallida e muta, solo oggi che sono madre a mia volta posso immaginare il suo stato d'animo.
Alcune donne ci seguirono in casa, davano consigli, mi fecero sciacquare la bocca nella speranza vana d'arrestare tutto quel sangue. Fu subito chiaro che c'era bisogno di un dottore, mi tamponarono la bocca con degli asciugamani, mia madre e una vicina mi accompagnarono a piedi in ospedale.

Al pronto soccorso non esistevano ancora codici rossi, gialli, verdi o arcobaleno, per cui fui immediatamente visitata e subito preparata per essere ricucita.
Ricordo che arrivò un infermiere con un divaricatore e quest'oggetto mi sembrò un terribile strumento di tortura, ne fui spaventata a morte e cominciai a piangere disperata. Per fortuna un dottore spiegò che non era possibile usare il divaricatore perché avevo un dente rotto e l'altro penzoloni.
Ricordo ancora il mio ingenuo sollievo quando l'oggetto fu portato via, poi ho solo immagini sfocate di tante persone che mi tenevano ferma, perché in quegli anni non esisteva anestesia per i tessuti molli.

Mia madre restò terribilmente scossa dal dolore che avevo provato, oggi so che fu come se l'avesse sentito sulla sua pelle, decise quindi di risarcirmi accompagnandomi in un negozio di giocattoli e regalarmi la Barbie più bella.

Ho raccontato quest'episodio a mia figlia, incredula che alla sua età avessi solo due Barbie, insieme abbiamo cercato in rete la mia Barbie ballerina.
L'ho riconosciuta subito, compagna di tanti giochi, prima interprete delle storie che la mia fantasia metteva in scena, ed era ancora bellissima come la ricordavo.
Mia figlia, invece, l'ha trovata brutta. E' corsa in camera sua prendendo a caso alcune Barbie, ne possiede di tutte le fogge con vestiti per ogni occasione, voleva convincermi che le sue fossero più belle mettendole a confronto.

A mio avviso non sono confrontabili, la mia Barbie ballerina ha un faccino pulito, un'espressione dolce. Le sue sono truccatissime e hanno tutte un'espressione aggressiva, sono così diverse che al loro cospetto la mia Barbie sembra scialba, anche se è senz'alcun dubbio più bella.
Purtroppo ho scoperto che nemmeno le nostre infanzie sono confrontabili, ma non perché oggi i nostri figli hanno più giocattoli, molte più occasioni per riceverne e vivono sotto una campana di vetro. No, non è quello, è solo che i nostri figli ricevono i valori sbagliati imballati con tinte vivaci. E questa cosa non mi piace. Nemmeno un po'.

 

 
 
 

Confesso che ho pescato

Post n°264 pubblicato il 16 Settembre 2010 da bimbadepoca
 

Ebbene sì, ci sono ricascata, quasi mi vergogno a confessarlo. Non so perché se ne parli così poco, come se noi cinquantenni non avessimo più diritto ai piaceri della carne, sì lo ammetto, anche se ho le gote in fiamme e un groppo in gola, ho ancora voglie. E non ci vedo nulla di sbagliato o di anormale, avrei tanto voluto avere un partner fisso con cui vivere la dolcezza di questa fioritura autunnale, ma così non è stato.
E allora cosa avrei dovuto fare??? Dedicarmi alle opere pie, diventare catechista, mettermi in panchina grigia e sfiorita ad aspettare la morte??? Mi spiace, io non ci sto. Ho bisogno di sentirmi ancora desiderabile, ho il diritto di sognare un nuovo amore, è lecito volere anche ora baci e carezze.

Non avendo a disposizione materia prima, perché ormai ho esaurito anche il giro di conoscenze degli amici, ho cercato un compagno servendomi della facile scorciatoia dei siti d'incontri on line, anche se avevo già pescato in quelle acque decine di pesci, non sempre adatti allo scopo. Molti merluzzi, qualche pesce palla, diversi scorfani, patetici pesci rossi, una misera alice, un'aringa ammuffita, un grosso cefalo e un lungo capitone.

Ho teso nuovamente l'amo e il pesce ha abboccato, quarantacinque anni dichiarati, verosimilmente più vicino ai cinquanta, non aveva accettato il naturale corso del tempo e conservava quelle caratteristiche che l'avevano reso un bel ragazzo a vent'anni. Capelli lunghi, orecchino, abbronzatura selvaggia, chewing-gum perennemente in bocca che masticava in malo modo a bocca aperta. Ostentava con alterigia abiti firmati, una maglietta aderente viola, portata sotto una felpa grigia con cappuccio aperta sul davanti, e un jeans stinto. Una patacca appariscente come orologio.

Intendiamoci non era per niente brutto, solo che sembrava la caricatura di un ragazzino, ed era rozzo senza alcuna speranza. Ma in fondo questo signore non volevo portarlo in un cenacolo di fini eruditi, né volevo sfoggiarlo nelle riunioni tra amiche. No, io a questo signore chiedevo solo sesso, e mi sembrava della specie adatta.

Ci siamo accordati per andare in una pensione a ore, ma prudentemente lui ha subito messo le cose in chiaro - Guarda che sono sposato e non voglio noie -
- Guarda che sono felicemente single e l'ultimo dei miei desideri è accollarmi un separato frustato - ho risposto sfoderando il più dolce dei sorrisi.
- Mia moglie è bella, giovane e molto magra - ha aggiunto senza che nessuno gli chiedesse nulla.
- Io sono bruttina, di mezza età e anche molto rotonda - ho detto sempre sfoggiando lo stesso sorriso.
- Se vengo con te, è solo perché per una volta vorrei assaggiare tanta carne -

La camera era anonima, abbellita solo da fiori di plastica in un vaso, puzza di disinfettante di marca scadente. Mi sono seduta sul letto in attesa di un bacio o di una carezza, ma lui si è diretto verso il telecomando del televisore, ha cominciato ad armeggiare con i canali finché non ha trovato un programma di musica sudamericana.
- Balliamo??? - mi ha chiesto mentre accennava passi di danza stringendo tra le braccia una dama immaginaria - Su Nancy, con mia moglie prima di fare l'amore balliamo sempre-
E ha continuato a muoversi suadente sulle note di uno struggente merengue - lei struscia le sue gambe tra le mie, si muove sinuosa come una pantera ed io parto in quarta. E' l'unico modo - e mi ha teso le mani guardandomi con le palpebre semichiuse, pessima imitazione di uno sguardo sensuale.

Nel frattempo la musica era cambiata e nella stanza si diffondevano le note di una lambada, io non so ballare il latino americano, ho la stessa sensualità della bietola bollita e non so nulla di strusciamenti tra le gambe.
- Se si potesse cambiare musica - ho balbettato confusa.
- Stai scherzando??? - ha urlato lui spegnendo la televisione.
- No, il fatto è che so fare solo il liscio-
- Senza ballo io non mi eccito - ha detto lui alterandosi, non prendendo nemmeno in considerazione la mia richiesta dell'orchestra di Raoul Casadei.
- Non posso farci nulla - mi sono giustificata, avrei voluto spiegargli che conoscevo altre tecniche di rianimazione, ma non me ne ha dato il tempo, ha cominciato a camminare avanti e indietro nella stanza come un animale in gabbia.

Ho continuato a rimanere seduta sul bordo del letto, senza sapere cosa fare, lo sguardo basso, le mani sul grembo. Lui mi è venuto vicino - Quanta bella carne sciupata - ha sospirato - ma senza ballo proprio non ci riesco - e mentre lo diceva, agitava il bacino ritmicamente al suono di una musica che non c'era.
Mi sono alzata, ho preso la borsetta dalla sedia e mi sono avviata verso la porta - Continua a rosicchiare le ossa di tua moglie - gli ho detto prima di uscire.
Non mi ha seguito, in corridoio tra i gemiti, i sussurri e i cigolii dei letti, ho ascoltato le note di una musica latina americana, segno che aveva riacceso il televisore. Non chiedetemi perché??? Non oso immaginarlo.

Che ci volete fare, questa volta credevo d'aver issato a bordo uno squalo affamato e invece era un pesciolino ballerino.
A scanso di equivoci mi sono iscritta a un corso di latino americano.

 

 
 
 

La macchina nuova

Post n°263 pubblicato il 08 Settembre 2010 da bimbadepoca
 

Ieri non c'è stato il sole, i colori già spogliati della lucentezza golosa dell'estate. Non era freddo, non ancora, eppure mi è parso naturale infilare un golfino di filo nella borsa.
Sono stata a casa di Anna per il consueto incontro settimanale, la nostra amica era reduce da due mesi in Nuova Zelanda e non vedeva l'ora di raccontarci tutto per filo e per segno. Le fotografie, accompagnate ognuna da un aneddoto, passavano di mano insieme ai biscotti al cioccolato bianco portati da Laura.
- Ormai l'estate è finita, non dobbiamo più strizzarci nei costumi da bagno, possiamo finalmente concederci il lusso di un biscottino- ci ha detto appena entrata, stringendo un vassoio che sprigionava questo invitante profumo di dolci.


Parliamo e ridiamo, condividiamo ricordi di viaggio e sensazioni di questa stagione appena passata. Siamo abbronzate e serene.
Tutto a un tratto Isabella, riceve una telefonata dal suo nuovo compagno e si allontana dalla camera per non farci ascoltare i suoi pigolii, quando torna sbandiera una rivista di automobili.
- Guardate un po' cosa ho trovato nello studio, che ne dite di aiutare Nancy a scegliere la macchina nuova???-
Le altre squittiscono di gioia, liberando in quattro e quattro otto il tavolo da tazze, caffettiere, briciole di biscotti e fotografie.


Mi obbligano a ripetere i tristi eventi che hanno portato la mia bella Simca 1000 al doloroso trapasso. Racconto nuovamente di come mia cognata fosse riuscita ha convincermi ad accompagnarla al santuario di Monte Vergine. Quella mattina partimmo prestissimo e senza fare colazione, perché secondo Valeria, il digiuno era la condizione necessaria per intraprendere il pellegrinaggio.
Arrivate nel piazzale della funicolare mi aspettava un'amara sorpresa, Valeria non aveva nessuna intenzione di servirsi del comodo mezzo ma era fermamente intenzionata a inerpicarsi per un sentiero impervio. Cercai di spiegarle che ero troppo debole, che avrei avuto bisogno almeno di un caffè, lei era come invasata e non c'era verso di farla ragionare. Per essere valido dovevamo essere digiune e salire per l'irto cammino.
Per fortuna c'era altra gente che aveva avuto la sua bella pensata, un'associazione cattolica di non ricordo quale paese, vecchiette semi paralitiche armate di rosari e catechisti esaltati che sventolavano gagliardetti sacri come allo stadio. Si accodò a loro non prima d'avermi ricordato che avrei bruciato all'inferno.


Lo so, a quel punto avrei dovuto parcheggiare e salire velocemente in vetta con la funicolare ma immaginando che Valeria avrebbe impiegato, nella più ottimistica delle previsioni, almeno qualche ora per arrivare al santuario, decisi di inerpicarmi con la mia Simca per i mille tornanti della strada montana.
Fu un errore dalle conseguenze inimmaginabili, arrivata al settimo o all'ottavo tornante, la macchina si piantò in mezzo alla carreggiata, provai a spingere a più non posso sul pedale dell'acceleratore. Mi sembrava di essere un pilota di formula uno sulla griglia di partenza, sentivo solo il rombo assordante del motore e avevo la stessa tensione.
- Un pilota di formula uno??? - m'interrompe scettica Mavì - Con quella macchina solo alla Targa Florio avresti potuto correre-
- Ma poi hai chiamato il carro attrezzi o la soprintendenza archeologica??? - chiede Anna ridendo.
- Si era rotto il giunto - ho spiegato- e poi ho fuso qualcosa nel motore. Potrei farla riparare ma ... -
- Per i pezzi di ricambio devi rivolgerti alla casa d'aste Sotheby's e contenderli a qualche ricco collezionista - Eugenia conclude la mia frase tra il divertimento generale.


Isabella c'interrompe - Un po' di contegno ragazze, abbiamo una missione seria, il modello dell'automobile è già un biglietto da visita che rivela la nostra personalità al mondo intero -
E così vengo a sapere che chi sceglie una berlina è un tradizionalista noioso, chi opta per una mini punta subito al sodo, mentre chi preferisce una spider bada più alla forma che alla sostanza.
Non solo, secondo Isabella che cita una rigorosa ricerca americana, anche il colore dell'auto rivela la personalità dell'acquirente. Il rosso è scelto da persone ricche di energia, impulsive, un po' aggressive e selvagge. Il bianco rivela uno stile di vita semplice ma anche chi vuole emergere dal livello in cui vive. Il grigio è appannaggio delle persone eleganti, serie e affidabili. Il nero è scelto da chi non ama apparire. Il blu è il colore preferito delle persone prudenti e affidabili. Il giallo appartiene agli introversi e il verde agli ottimisti.


Dopo aver sciorinato queste caratteriste fondamentali, le mie amiche sono finalmente pronte a scegliere l'auto per me.
- Senz'altro una mini, così i suoi corteggiatori sapranno con certezza che con lei devono stringere i tempi - argomentava Mavì col tono da professoressa.
- Probabilmente non sei mai riuscita a trovare un uomo decente perché con la Simca davi la sensazione di essere una da rottamare -
- Giusto Eugenia. Per questo bisogna trovarle un'auto adatta, questa mi sembra perfetta - e Isabella indicava le foto di una macchinina rosa pastello. E tutte approvavano soddisfatte.


La macchina sembrava un misto tra quella che usa Paperino nei fumetti e quelle usate negli autoscontri delle giostre.
- Il rosa che personalità rivelerebbe??? - oso chiedere.
- Immagino una ventata di allegria e giovinezza- risponde Anna.
-Meno male - sospiro - Ero convinta che fosse demenza senile -
- Non essere antiquata Nancy, lo sai che esiste anche nella versione di Hello Kitty o di Barbie??? - m'informa Isabella.
- Splendido!!! Peccato che non ho più l'età per guidare un'auto a pedali -
- Io per Nancy vedrei bene una Peugeot 206 - esclama Laura.
- Assolutamente no!!! E' risaputo che è una macchina da gay - risponde Isabella citando un'altra improbabile ricerca universitaria americana.
- La Lancia Ypsilon Elle. Viola. Elegante. Di classe- consiglia Eugenia.
- Anche la C3 Pluriel - suggerisce Mavì - Una via di mezzo tra una spider, una berlina e una mini perché la nostra Nancy non si può etichettare in una sola definizione. Stesso discorso per il doppio colore-


Per acclamazione popolare il modello è stato deciso. Ora devono solo mettersi d'accordo per il colore, c'è chi propone il nero grigio, chi azzarda l'arancio nero e chi insiste col rosa. Io non sono ancora convinta, mi manca terribilmente la mia Simca 1000 e tutti i loro discorsi mi hanno solo confusa. Ho anche cercato di ricordare i modelli e i colori delle auto che guidano gli uomini che m'interessano, ma sono una che non fa molto caso a questi particolari. Ricordo solo che Francesco Liguori possiede una macchina molto grande. Per questo poco fa ho richiamato Isabella.
- Senti un po' Isa, ma chi sceglie una familiare o un SUV??? -
- Ha il pene piccolo. E' una legge di compensazione -
Non rispondo, non so cosa dire, sono passati troppi anni dall'ultima volta e non ricordo perfettamente pesi e misure.
- Nancy vuoi comprare un SUV??? - mi chiede preoccupata Isabella.
- No, no, era solo una semplice curiosità. Mi chiedevo se oggi puoi accompagnarmi dal concessionario - rispondo prima che possa illustrarmi chissà quale teoria bislacca sulla personalità delle donne che scelgono i SUV.


Ed è così che da oggi pomeriggio sarò la proprietaria non troppo convinta di una Citroen C3 Pluriel, e avrò per sempre il dubbio d'avere amato un uomo che ce l'aveva piccolo.

 
 
 

Passione per le cime

Post n°262 pubblicato il 30 Agosto 2010 da bimbadepoca
 

Quando si tratta di scegliere la meta estiva delle vacanze non ho dubbi: montagna.
Erri De Luca ed io siamo gli unici napoletani che hanno il loro habitat naturale tra cervi e funivie. Per mio marito, invece, non esiste estate senza mare. Solitamente riusciamo a conciliare quest'insignificante divergenza di vedute concedendoci due vacanze, a luglio in montagna, a settembre nella mitica isoletta. Quest'anno però avevamo un problema, nostro figlio ha deciso di vivere l'emozionante esperienza del rimando scolastico, per cui a luglio è stato impegnato con i corsi di recupero e dal primo settembre avrà gli esami di riparazione. Tre materie, sei giorni tra scritti e orali, non so se mi spiego.


Necessariamente dovevamo andare in ferie ad agosto, quando orde di temibili vacanzieri prendono d'assalto le autostrade fin dalle prime luci dell'alba, irrompono con furia devastatrice negli autogrill e dopo giorni imbottigliati nel traffico, si riversano su spiagge affollate all'inverosimile. Già immaginavo scenari apocalittici, costretta a condividere pochi centimetri quadrati di bagnasciuga, nuotare in acque rigurgitanti imbarcazioni d'ogni tipo, falciata da implacabili moto d'acqua, schizzata di sabbia da branchi di bambini. E i racchettoni, il gioco aperitivo, l'acqua gym, la canzoncina del villaggio. Non potevo sopportarlo!!!


Ho cercato disperatamente un albergo in montagna che avesse caratteristiche tali da venire incontro alle esigenze di un marito che cercava il riposo totale sotto l'ombrellone, di un figlio adolescente perennemente annoiato in cerca di sfide sportive, e di una bambina decenne da affidare senza indugi a qualcun altro.
E ho trovato un angolo di paradiso incastonato tra i monti. Un posto che già mi manca disperatamente, un luogo dove, se solo potessi, mi trasferirei per sempre senza rimpianti. Sì, perché a me la montagna piace da morire, amo il silenzio delle vette, la lontananza da un certo tipo di "civiltà", la sensazione appagante di essere così distante dalle brutture del mondo.


Cosa mi resterà di questi giorni??? Piccoli episodi da raccontare in famiglia per sorriderne al ricordo, come il fatto che per accendere la luce in bagno bisognava agitare le mani in alto come un direttore d'orchestra, o come il mio insistente ammiratore che faceva arzigogolati slalom tra i tavoli per potermi guardare un istante da vicino, manco fossi un'apparizione divina.
Molti dei nostri discorsi saranno dedicati alla mia coraggiosa prova di sopravvivenza, sospesa tra gli alberi come un funambolo. Camminare su un filo a cinque metri da terra è una scarica d'adrenalina pazzesca, anche se confesso che arrivata esattamente al centro, quando la corda ha cominciato a oscillare paurosamente, la tentazione di gridare "Voglio scendere!!!" è stata immensa. Ho eroicamente proseguito con il cuore che batteva a duemila, orgogliosa di non far parte di quei venti e più turisti giornalieri che devono far ricorso al salvataggio.
Per essere sincera fino in fondo mi sono cimentata nel percorso destinato ai bambini.



E poi vogliamo parlare del massaggio nel centro benessere dell'albergo, avevo scelto il bagno nuvola ai mirtilli per il nome che mi evocava chissà quali meraviglie, invece, dopo essere stata spalmata e massaggiata con un esfoliante che somigliava come consistenza alla marmellata, sono stata avvolta nel cellophan. Prima ho dovuto disporre le braccia allo stesso modo delle mummie egizie.
Immaginatevi la scena demenziale, il lettino dove ero sdraiata si è improvvisamente gonfiato come se fosse un canotto di salvataggio e mi sono ritrovata a galleggiare in una vasca con conseguente mal di mare. Ero una mummia egizia avvolta nel cellophan che viaggiava su una nave in burrasca.
Come se non bastasse la musica di sottofondo che doveva accompagnare il mio lungo relax (55 minuti), non era come qualcuno potrebbe erroneamente credere una rilassante melodia new age. No, il sottofondo era un improbabile canto folk americano, ero una mummia avvolta nel cellophan che viaggiava su una nave in burrasca accompagnata da un equipaggio di pionieri ubriachi.
Però dopo questa traversata oltre oceanica, la mia pelle era incredibilmente liscia e profumata, sembravo un yogurt ai frutti di bosco. Perfettamente integrata nell'ambiente montano.


 
 
 

L'ultima scena

Post n°261 pubblicato il 17 Agosto 2010 da bimbadepoca
 

Era da tanto che non aprivo le pagine di questo diario, ho una gran voglia di riprendere il discorso interrotto, anche se non so da quale punto ricominciare ad annotare frammenti della mia vita.
In questi mesi sono successe tante cose, niente di radicale, soltanto piccoli avvenimenti personali che danno senso e sapore ai giorni. A fine gennaio la mia amica Anna è diventata nonna di un maschietto, le prime settimane era come impazzita, costantemente collegata al computer per spiare i primi vagiti di Gregory, è arrivata a puntare la sveglia alle tre del mattino pur d’assistere alla prima pappa. Il mese scorso è finalmente volata in Nuova Zelanda per abbracciare il nipotino, qualche settimana fa mi è arrivata una sua foto abbracciata a un maori tatuato, entrambi che fanno le boccacce, così ho capito che era ritornata normale.

Anche Laura è diventata nuovamente nonna, ai primi di giugno sua figlia ha dato alla luce un’altra bambina, dopo cinque anni dalla nascita di Diletta, è nata Domitilla.
Non solo eventi lieti in questi mesi d’assenza, purtroppo il primo agosto c’è stata anche una triste dipartita, la mia Simca 1000 verde pisello mi ha improvvisamente abbandonato mentre mi accingevo a salire sul Monte Faito. Da due settimane sono in lutto e mi rifiuto di rispondere alle telefonate di mia cognata, colpevole non solo d’avermi trascinato in uno dei suoi soliti pellegrinaggi, ma anche di un’inaudita sfrontatezza nei miei confronti, dicendomi che si sarebbe trattato di un castigo divino, perché ho cercato di raggiungere la cima della montagna in auto e non, come lei, flagellandomi lungo un tortuoso cammino.

Dimenticavo, in questi mesi, è accaduta anche un’inaspettata rottura sentimentale, Isabella ha lasciato l’affascinante professore per un rockettaro di appena trent’anni.
Nel mio vocabolario, invece, la parola amore e le sue infinite declinazioni sono misteriosamente scomparse, inutile cercare termini come sesso, passione, fremiti, batticuori. Il massimo della libido ormai l’ho raggiungo quando il salumiere mi paragona alla sua mortadella.
Per carità Francesco Liguori, conosciuto dal mio pubblico come il signor non mi sporcare la camicia, al telefono continua a ripetere d’amarmi. Ed io continuo a credergli.
 Nel frattempo mentre disperatamente cerca una soluzione per sfuggire alle grinfie della moglie, ha avviato con lei un’attività lavorativa. Hanno aperto un ristorante che si chiama “L’idillio”.
Da Tommasino Tatafiore ho dovuto collezionare una dozzina di rifiuti, prima di comprendere che non gli piaccio abbastanza. Insistenti voci di corridoio lo danno prossimo alle nozze con la fidanzata storica.
Erminio Ovini continua a mandarmi cesti di prodotti orto fruttiferi, sistematicamente invio laconici ringraziamenti usando un bigliettino con il mio nome prestampato. Da fonte certa ho saputo che questi bigliettini sono conservati tra i ceri della sua edicola votiva, oppure infilati nei bordi della cornice del quadro religioso posto in capo al suo letto.

Come vedete non ho storie pruriginose da raccontare, nessun frizzante convegno tra le lenzuola, dovrei scovare tra i ricordi dei passati amori, in quel tempo così remoto che per cominciare a narrare dovrei usare il c’era una volta.
E oggi è una di quelle ricorrenze tonde che fanno tornare in mente giorni dimenticati, ricordi rivisitati con l’indulgenza divertita di chi adesso è grande e sa sorridere di quello che è stato.
In realtà questa storia l’ho già raccontata, anche se avevo posto l’accento sul tenero approccio di un timido ragazzino tedesco, lasciando in secondo piano, come se fosse marginale e poco importante, un legame durato quattro anni.
La nostra non era una storia come le altre e lo affermo senza la pretesa dell’unicità dovuta all’appartenenza, il nostro probabilmente non era nemmeno amore. Inspiegabilmente entrambi non potevamo fare a meno l’uno dell’altro, forse proprio per quello che nascondevamo, principalmente a noi stessi, varrebbe la pena di raccontare. Ma non so cosa aggiungere a quello che già scrissi, sì, nell’ultimo atto fingevamo di essere cugini. Io lo vivevo come una sorta di gioco, incapace di vedere nella superba cecità dei vent’anni che il castello era costruito sulla sabbia, che ogni mia parola sbagliata era come una folata di vento o uno spruzzo di mare. Capricciosa e superficiale, scioccamente convinta che il nostro fosse un legame di quelli che sfidano il tempo, non ho saputo recitare la scena degli addii.


E lui, incapace d’ammettere la sua gelosia, perché farlo equivaleva a una confessione di quello che caparbiamente ci nascondevamo, s’inventò su due piedi la menzogna che ero la donna di un camorrista. Anche lui non fu in grado d’interpretare degnamente l’ultima scena, trovò nei versi di vecchie canzoni il suo disprezzo, ma non seppe e non volle recitare da uomo.

E così l’ultima nostra mattina fu un addio incolore, nessun abbraccio, nessun bacio, nessuna frase indimenticabile, a malapena un frettoloso saluto prima d’andar via, Insomma non ho il rassicurante rimpianto di una scena madre, ho solo un brutto finale da commemorare.

 
 
 

Materia di studio: Facebook!

Post n°260 pubblicato il 15 Gennaio 2010 da bimbadepoca
 

 

Eccomi qui di nuovo a parlare di Facebook, sì perché mi diverte moltissimo, m'incuriosiscono i meccanismi che s'innescano tra gli iscritti.
Sul più famoso network non sei un semplice nick dietro il quale nascondersi, non sei un avatar al quale far vivere inconfessabili fantasie, no su Facebook hai il tuo nome e cognome reale e c'è la tua foto. Nessuna possibilità di essere un altro diverso da te.
E questo comporta dei minimi rischi, primo tra quale ritrovare parte del proprio passato, sia quello piacevole da ricordare che quello celato negli abissi della memoria.

Sissignori, su Facebook sei rintracciabile da chiunque. E ti ritrovano. Anche quelle persone che avevi sperato avessero dimenticato le tue generalità.
Ma fatto più grave ti ritrovano gli ex.

Anch'io, tra gli amici, ho due ex ma sono state storielle in cui non c'era un reale coinvolgimento, per cui oggi possiamo essere amici senza problemi, permetterci il lusso di scherzare e commentarci a vicenda senza destare le facili suscettibilità del proprio consorte in carica.
Ebbene sì, il nocciolo della questione sta tutto qua: la gelosia retroattiva di compagni, mogli, mariti, conviventi, fidanzati decennali e fidanzatini occasionali.

 

Vi è mai capitato di leggere nella bacheca di qualche vostro "amico" di Facebook una dichiarazione d'amore pubblica? Non siete mai incappati in una frase talmente intima e personale da lasciarvi con la spiacevole sensazione d'aver spiato dal buco della serratura? Non vi siete mai chiesti perché due persone che vivono insieme, che magari condividono lo stesso computer, hanno bisogno di esternare sentimenti privatissimi in modo così sfacciato? E quelli che conversano sulle bacheche, come se fossero nel salotto di casa, possibile che non riescano più a comunicare senza l'ausilio di uno schermo?

La verità signori miei è che stanno marcando il territorio, mettono i paletti contro le presunte mire di un ex, firmano dichiarazioni di guerra contro un inconsapevole nemico mimetizzandole tra frasi melense.
"Pucci pucci domani la tua gattina ti ha preparato una sorpresa" quando leggete un messaggio del genere, siatene certi, tra i contatti del vostro amico c'è sicuramente un'ex. O un'amica dell'ex che, negli sragionamenti di chi scrive tali oscenità, deve necessariamente riferire alla temuta rivale.

E che dire dei commenti alle foto, recentemente mi è capitato di leggere testuali parole. " Stupenda! Come potevo non innamorarmi di te? Sono felice d'aver sposato la donna più bella del mondo. Ti amooooo!". Al che, io povera ignara, ero indecisa se consigliare al mio amico una visita oculistica o direttamente un trapianto della cornea, perché da cinica qual sono non ho mai creduto nella cecità dell'amore.
Poi mi sono ricordata di una volta, quando chiacchierando con l'amico in questione m'aveva confessato che amava la moglie teneramente, apprezzava la sua simpatia e il carattere determinato ma tra queste e altre virtù non poteva dirsi soddisfatto dal punto di vista estetico.
E allora perché ha scritto quell'ipocrita bugia che dell'amore vero non ha alcuna sembianza? Così ho compreso che i motivi potevano essere solo tre.
1) Lei avrà tra i suoi amici un ex. Quindi il messaggio diretto al fantomatico nemico dovrebbe essere più o meno questo: "Io la trovo bellissima, anche se non lo è, questo dovrebbe farti capire la portata del mio amore, per cui se hai anche una minima intenzione di portatela a letto, sappi che ti rompo la faccia".
2) Lui avrà tra i suoi amici un'ex.  In questo caso il messaggio sarà stato scritto, per quieto vivere, sotto dettatura della moglie, in questo modo il messaggio che dovrebbe arrivare alla rivale sarà più o meno questo: " Siamo felici e contenti. Siamo innamorati. E lui non ha occhi che per me. Non t'azzardare nemmeno a scrivere sulla sua bacheca che ti tengo d'occhio e nel caso ti stronco. Tra l'altro guardando le tue foto ho già fatto notare al mio uomo che ti mangi le unghie, hai le caviglie grosse e il culo piatto. Stronza!".
3)Lui o lei avranno tra i loro contatti amici in comune con l'ex di uno o dell'altra. Questo è il caso peggiore perché sfiora la paranoia, ahinoi, purtroppo è anche il più diffuso. In questo caso anche gli amici che non c'entrano nulla con questa telenovela immaginaria, prima di pubblicare delle foto insieme, devono ottenere il visto d'approvazione. Non sia mai detto che il nemico possa vedere, non si sa per quali via traverse, foto normali. Al nemico bisogna mostrare solo la facciata migliore, perché voi non lo sapete, ma anche delle banalissime foto possono diventare strumento di propaganda. La digitale è una potente arma di distruzione di massa.

E guai a lasciare un commento ironico, nella migliore dell'ipotesi non sarete degnati di nessuna risposta, passando per la cancellazione del commento in oggetto senza alcuna spiegazione, fino a determinare nei casi più gravi la rottura del rapporto d'amicizia.

Ovviamente le mie deduzioni non hanno alcun valore di ricerca scientifica, psicologica o sociologica, anche se, a mio avviso,  s'impara molto di più osservando le persone su Facebook che sui noiosi tomi universitari.

 

 

 
 
 
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LA TRAMA DI QUESTO BLOG:

" E quello che lei mi disse
fu in idioma del mondo,
con grammatica e storia.

 

Così vero
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(Pedro Salinas)

 

Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto,
produce destini.

(Patrizia Valduga)

 

 "Altri menino vanto delle parole che hanno scritto: il mio orgoglio sta in quelle che ho letto"
(J.L. Borges)

 

"Quello che ora diamo per scontato, un tempo fu solo immaginato"

(William Blake)