Il diario di Nancy
Pensieri e storie tra il vero, il verosimile e l'inganno.
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IL CUORE E LE STELLE
Si ringrazia Seduzir64 per il sottofondo musicale.
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Non ricordo se vi ho mai parlato del mio interesse per l'ufologia. Sì, avete letto bene, credo negli alieni!!! Non è matematicamente possibile che la Terra sia l'unico pianeta abitato degli interi universi, che cavoli è anche una questione di probabilità statistica. Dicevo che m'interesso d'ufologia, non sono di quelli che passano le notti con il naso per aria nella speranza di vedere un marziano, non sono nemmeno tra quelli che stanno collegati ventiquattro ore al giorno ai canali dei radiotelescopi per captare un fruscio spaziale. Diciamo che l'argomento mi appassiona e spesso curioso tra siti specifici o faccio ricerche seguendo mie teorie strampalate. Ebbene, mi sento tanto la Carrà a fare quest'annuncio, ma dopo 3600 anni il pianeta Nibiru è di nuovo qui!!! Frenate l'entusiasmo, posate le macchine fotografiche, prima di correre a prepararvi per l'incontro ravvicinato del terzo tipo, dovete sapere ancora alcune cosette, particolari di nessuna importanza, ma è sempre meglio essere preparati in vista di un evento di tal fatta. Insomma a settembre, oltre alla stangata fiscale, ai licenziamenti iniqui e ai sacrifici imposti alla solita parte della popolazione italica, ci aspetta anche quest'altra spada di Damocle. Indubbiamente un ottimo rientro dalle ferie. Non so voi ma io, non solo ho deciso di saltare la rata del mutuo e di non pagare i lavori condominiali, ma sto stilando la lista delle cose che vorrei fare prima del 25 settembre: 1) Entrare in un negozio e fare acquisti come Julia Roberts in Pretty Woman. 2) Visitare Budapest 3) Trascorrere un intero week end in un centro benessere a sette stelle. 4) .............................................. 5) ............................................ 6) ....................................... 7) .................................................. 8) ........................................................ Il resto non è dicibile su una pubblica piazza, i desideri di un condannato a morte non devono necessariamente essere casti e puri.
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Da quando la storia d'amore, tra Isabella e il professore universitario, è finita, la vita sentimentale della mia amica è diventata molto instabile. All'incirca un mese fa, Isabella mi ha telefonato per propormi d'andare in vacanza con lei. Quindici giorni seguendo il percorso della Romantische Strasse in Germania. Unico neo il viaggio era stato organizzato dalla scuola di latino americano, per cui i nostri compagni d'avventura sarebbero stati i ballerini e gli aspiranti tali. Avrei voluto spiegarle che Cuba e Germania non sono propriamente la stessa cosa, che esistono differenze sostanziali tra queste due nazioni, ma poi ho ricordato di quante volte negli anni avevo chiesto a Francesco Liguori di trascorrere un week end con me, qualsiasi destinazione sarebbe stata perfetta, in sua compagnia avrei trovato paradisiaca anche Scampia. - Nancy lo sai come siamo fatti noi napoletani, abbiamo l'acqua di mare nel dna, gli altri quando hanno saputo che non saremo più andati a Santo Domingo hanno dato forfait. Alla Germania hanno preferito la solita villeggiatura nelle case di Ischia e Palinuro, il villaggio turistico o la crociera. Tu sei l'unica napoletana di mia conoscenza che preferisce le montagne- - Veramente la Romantische Strasse non è una meta montana- Non avevo mai guardato alle famiglie da questo particolare punto di vista. Ci sono stati periodi della mia vita in cui la condizione di single mi è apparsa insopportabile, anni in cui ho desiderato un figlio con tutta me stessa, giorni in cui maledivo la mia sorte e passavo le serate a piangere sul divano, mentre le mie amiche vivevano la maternità come una continua scoperta che le cambiava profondamente. E' stata proprio la consapevolezza di privare i miei familiari della libertà a farmi decidere per la Germania.
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Da ragazza avevo un talento particolare, riuscivo a farmi raccontare qualsiasi cosa volessi . Questa caratteristica opportunamente abbinata alla naturale arte dell'improvvisazione, era un cocktail micidiale che mi valeva la popolarità tra le amiche. Ero ricercata per estorcere la confessione firmata di assoluta fedeltà ai loro fidanzati. Personalmente non avrei mai voluto sapere se il mio delizioso capo fosse agghindato da stravaganti protuberanze, e in cuor mio lo ammetto un po' commiseravo chi era preda da gelosie devastanti, mi prestavo al gioco unicamente perché mi divertiva testare il mio talento.
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Ho raccontato a mia figlia che da piccola avevo una Skipper, la sorellina minore di Barbie, alla quale bastava roteare il braccio per farle crescere i seni. E poi la Barbie ballerina, articolo determinativo singolare, aveva una coroncina in testa e le scarpette da danza, inutile aggiungere che era la mia preferita. Ricordo ancora il giorno in cui mia madre ed io entrammo in un negozio di giocattoli per comprarla, in quegli anni i giochi erano di esclusiva competenza della befana. Babbo Natale era ancora un'usanza nordica, lontana. Ai compleanni bastava una torta fatta in casa ed era festa se, invece, del solito ciambellone la mamma farciva il dolce con la Nutella. Agli onomastici ti dicevano auguri e ti bastava, e quando portavi a casa una pagella con tutti dieci, nessuno ti diceva niente. Sì, dimenticavo, mia nonna ogni mattina ci portava "la bella cosa", ma si trattava di un dolcetto o di un pacchetto di figurine. Avere un giocattolo era un evento del tutto eccezionale, infatti, la mia bella Barbie ballerina mi fu regalata per ripagarmi di un pomeriggio all'ospedale. Era l'inverno del 1975, avevo appena compiuto otto anni, mentre tornavo a casa ebbi la splendida idea di salire gli scalini saltandoli. Un balzo a piedi uniti, un gradino dopo l'altro, dopo le prime rampe di scale il gioco era già diventato troppo facile. Devo premettere che non avevo le mani libere, questo particolare è molto importante, in quegli anni era normale che una bambina tanto piccola fosse impiegata a fare delle semplici commissioni. Ogni pomeriggio avevo il compito d'uscire a comprare qualcosa, perché mia madre era sempre troppo impegnata con i miei numerosi fratelli, tutti più piccoli di me. In quegli anni era consuetudine accorrere alle urla di un bambino, gli usci delle porte si spalancarono e ne uscirono donne scarmigliate che vedendomi si portarono le mani al volto invocando i santi. Al pronto soccorso non esistevano ancora codici rossi, gialli, verdi o arcobaleno, per cui fui immediatamente visitata e subito preparata per essere ricucita. Mia madre restò terribilmente scossa dal dolore che avevo provato, oggi so che fu come se l'avesse sentito sulla sua pelle, decise quindi di risarcirmi accompagnandomi in un negozio di giocattoli e regalarmi la Barbie più bella.
Ho raccontato quest'episodio a mia figlia, incredula che alla sua età avessi solo due Barbie, insieme abbiamo cercato in rete la mia Barbie ballerina. A mio avviso non sono confrontabili, la mia Barbie ballerina ha un faccino pulito, un'espressione dolce. Le sue sono truccatissime e hanno tutte un'espressione aggressiva, sono così diverse che al loro cospetto la mia Barbie sembra scialba, anche se è senz'alcun dubbio più bella.
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Ebbene sì, ci sono ricascata, quasi mi vergogno a confessarlo. Non so perché se ne parli così poco, come se noi cinquantenni non avessimo più diritto ai piaceri della carne, sì lo ammetto, anche se ho le gote in fiamme e un groppo in gola, ho ancora voglie. E non ci vedo nulla di sbagliato o di anormale, avrei tanto voluto avere un partner fisso con cui vivere la dolcezza di questa fioritura autunnale, ma così non è stato. Non avendo a disposizione materia prima, perché ormai ho esaurito anche il giro di conoscenze degli amici, ho cercato un compagno servendomi della facile scorciatoia dei siti d'incontri on line, anche se avevo già pescato in quelle acque decine di pesci, non sempre adatti allo scopo. Molti merluzzi, qualche pesce palla, diversi scorfani, patetici pesci rossi, una misera alice, un'aringa ammuffita, un grosso cefalo e un lungo capitone. Ho teso nuovamente l'amo e il pesce ha abboccato, quarantacinque anni dichiarati, verosimilmente più vicino ai cinquanta, non aveva accettato il naturale corso del tempo e conservava quelle caratteristiche che l'avevano reso un bel ragazzo a vent'anni. Capelli lunghi, orecchino, abbronzatura selvaggia, chewing-gum perennemente in bocca che masticava in malo modo a bocca aperta. Ostentava con alterigia abiti firmati, una maglietta aderente viola, portata sotto una felpa grigia con cappuccio aperta sul davanti, e un jeans stinto. Una patacca appariscente come orologio. Intendiamoci non era per niente brutto, solo che sembrava la caricatura di un ragazzino, ed era rozzo senza alcuna speranza. Ma in fondo questo signore non volevo portarlo in un cenacolo di fini eruditi, né volevo sfoggiarlo nelle riunioni tra amiche. No, io a questo signore chiedevo solo sesso, e mi sembrava della specie adatta. Ci siamo accordati per andare in una pensione a ore, ma prudentemente lui ha subito messo le cose in chiaro - Guarda che sono sposato e non voglio noie - La camera era anonima, abbellita solo da fiori di plastica in un vaso, puzza di disinfettante di marca scadente. Mi sono seduta sul letto in attesa di un bacio o di una carezza, ma lui si è diretto verso il telecomando del televisore, ha cominciato ad armeggiare con i canali finché non ha trovato un programma di musica sudamericana. Nel frattempo la musica era cambiata e nella stanza si diffondevano le note di una lambada, io non so ballare il latino americano, ho la stessa sensualità della bietola bollita e non so nulla di strusciamenti tra le gambe. Ho continuato a rimanere seduta sul bordo del letto, senza sapere cosa fare, lo sguardo basso, le mani sul grembo. Lui mi è venuto vicino - Quanta bella carne sciupata - ha sospirato - ma senza ballo proprio non ci riesco - e mentre lo diceva, agitava il bacino ritmicamente al suono di una musica che non c'era. Che ci volete fare, questa volta credevo d'aver issato a bordo uno squalo affamato e invece era un pesciolino ballerino.
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Era da tanto che non aprivo le pagine di questo diario, ho una gran voglia di riprendere il discorso interrotto, anche se non so da quale punto ricominciare ad annotare frammenti della mia vita. Anche Laura è diventata nuovamente nonna, ai primi di giugno sua figlia ha dato alla luce un’altra bambina, dopo cinque anni dalla nascita di Diletta, è nata Domitilla. Dimenticavo, in questi mesi, è accaduta anche un’inaspettata rottura sentimentale, Isabella ha lasciato l’affascinante professore per un rockettaro di appena trent’anni. Come vedete non ho storie pruriginose da raccontare, nessun frizzante convegno tra le lenzuola, dovrei scovare tra i ricordi dei passati amori, in quel tempo così remoto che per cominciare a narrare dovrei usare il c’era una volta. E lui, incapace d’ammettere la sua gelosia, perché farlo equivaleva a una confessione di quello che caparbiamente ci nascondevamo, s’inventò su due piedi la menzogna che ero la donna di un camorrista. Anche lui non fu in grado d’interpretare degnamente l’ultima scena, trovò nei versi di vecchie canzoni il suo disprezzo, ma non seppe e non volle recitare da uomo. E così l’ultima nostra mattina fu un addio incolore, nessun abbraccio, nessun bacio, nessuna frase indimenticabile, a malapena un frettoloso saluto prima d’andar via, Insomma non ho il rassicurante rimpianto di una scena madre, ho solo un brutto finale da commemorare. |
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Eccomi qui di nuovo a parlare di Facebook, sì perché mi diverte moltissimo, m'incuriosiscono i meccanismi che s'innescano tra gli iscritti. Sissignori, su Facebook sei rintracciabile da chiunque. E ti ritrovano. Anche quelle persone che avevi sperato avessero dimenticato le tue generalità. Anch'io, tra gli amici, ho due ex ma sono state storielle in cui non c'era un reale coinvolgimento, per cui oggi possiamo essere amici senza problemi, permetterci il lusso di scherzare e commentarci a vicenda senza destare le facili suscettibilità del proprio consorte in carica. Vi è mai capitato di leggere nella bacheca di qualche vostro "amico" di Facebook una dichiarazione d'amore pubblica? Non siete mai incappati in una frase talmente intima e personale da lasciarvi con la spiacevole sensazione d'aver spiato dal buco della serratura? Non vi siete mai chiesti perché due persone che vivono insieme, che magari condividono lo stesso computer, hanno bisogno di esternare sentimenti privatissimi in modo così sfacciato? E quelli che conversano sulle bacheche, come se fossero nel salotto di casa, possibile che non riescano più a comunicare senza l'ausilio di uno schermo? La verità signori miei è che stanno marcando il territorio, mettono i paletti contro le presunte mire di un ex, firmano dichiarazioni di guerra contro un inconsapevole nemico mimetizzandole tra frasi melense. E che dire dei commenti alle foto, recentemente mi è capitato di leggere testuali parole. " Stupenda! Come potevo non innamorarmi di te? Sono felice d'aver sposato la donna più bella del mondo. Ti amooooo!". Al che, io povera ignara, ero indecisa se consigliare al mio amico una visita oculistica o direttamente un trapianto della cornea, perché da cinica qual sono non ho mai creduto nella cecità dell'amore. E guai a lasciare un commento ironico, nella migliore dell'ipotesi non sarete degnati di nessuna risposta, passando per la cancellazione del commento in oggetto senza alcuna spiegazione, fino a determinare nei casi più gravi la rottura del rapporto d'amicizia. Ovviamente le mie deduzioni non hanno alcun valore di ricerca scientifica, psicologica o sociologica, anche se, a mio avviso, s'impara molto di più osservando le persone su Facebook che sui noiosi tomi universitari.
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