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Nonostante l'accanimento violento contro di loro, portato dallle politiche governative e dal megafono dei media

Post n°3952 pubblicato il 27 Ottobre 2010 da cile54

Cinquemilioni di stranieri portano 11 miliardi di euro

 

A venti anni dalla pubblicazione del primo dossier statistico sull’immigrazione redatto come ogni anno dalla Caritas – Migrantes, un bilancio. Nel 1990 la presenza di immigrati superò il mezzo milione tanto che si dovette predisporre una normativa ad hoc (legge Martelli) per definire spazi e modalità di ingresso. Allora nel Paese prevalevano forti pulsioni sociali di apertura e di disponibilità all’accoglienza, ci si indignava per i fenomeni di razzismo, la politica come le forze sociali e il mondo associativo laico e religioso erano impegnate per costruire forme di convivenza.

All’epoca il direttore della Caritas diocesana di Roma, monsignor Luigi Di Liegro, ebbe insieme ad altri collaboratori e intersecando il proprio intervento con quello del mondo laico, l’idea di proporre prima un “Forum per l’intercultura”, poi il primo dossier statistico. Tante cose sono cambiate; nella cultura e nella società prevale un sentimento di paura e di diffidenza, amplificato non solo da una informazione scorretta e da forze politiche apertamente xenofobe ma anche dalla sconfitta di modelli di inclusione che non siano basati sullo sfruttamento o su una relazione a senso unico, dove “integrazione” è sinonimo di   assimilazione. Le normative di legge che sono seguite, sospese fra securitarismo e necessità di avere mano d’opera ricattabile, ne sono la conseguenza. Oggi, secondo il rapporto, dal titolo “Per una cultura dell’altro” la presenza migrante residente  è di oltre 4 milioni e 300 mila che secondo una stima più approfondita raggiunge di fatto i 5 milioni. Se durante gli anni, è cresciuta una percezione negativa verso i cittadini migranti legata soprattutto alla criminalità – presunta di cui sarebbero la causa – la crisi economica, che è forse l’elemento su cui questa edizione del rapporto si concentra maggiormente, ha spostato i timori. I lavoratori immigrati vengono percepiti come concorrenti nella crisi del mercato occupazionale dal 35,2% (novembre 2009) – lo erano per il 29% nel 2007, di contro  erano temuti come pericolo per l’ordine pubblico nello stesso periodo per circa il 50,7%  mentre lo sono (sempre a fine 2009) per il 37,4%. Un elemento amplificato dalla percezione e dalla assenza di informazione reale ma che impone riflessioni. Nel calo dell’occupazione, una parte di lavoratori migranti ha avuto maggiori opportunità di “salvarsi” sia perché impegnato in mansioni considerate basse, sia perché permane la differenza media di retribuzione mensile  fra migranti e italiani, 972 euro contro i 1258 degli autoctoni. In pratica, sempre nel 2009 i lavoratori stranieri occupati sono aumentati di 147 mila unità, contemporaneamente ad un calo dell’occupazione stimato in 568 mila lavoratori e lavoratrici. Ogni 10 nuovi disoccupati 3 però sono immigrati, in un contesto legislativo per cui la perdita del posto di lavoro corrisponde rapidamente al rischio di clandestinizzazione. Altro elemento che contribuisce a rendere più complessa una esatta comprensione del tema è nella crescita, nonostante la crisi, del numero di imprese con titolare straniero (sono 213 mila al 31 maggio 2010, 25 mila in più rispetto all’anno precedente). Si tratta di un segnale di dinamicità capace di affrontare anche in maniera migliore la crisi.

Il Paese Italia insomma continua a cambiare, malgrado i grandi attori della mutazione, politica, cultura, informazione, associazionismo, sembrano in grossa difficoltà relazionale fra loro e quindi a proporre soluzioni di prospettiva, il quadro della “immigrazione irregolare” ne costituisce una schematica rappresentazione. Le difficoltà legislative per entrare nei circuiti regolari – denuncia la Caritas – ampliano il numero di migranti considerati criminali, impongono spese maggiori per la repressione sottraendo risorse all’accoglienza, portano a misure come i respingimenti in mare non solo inutili ma fondamentalmente inadeguati a delineare soluzioni di prospettiva. Il rapporto Caritas mette il dito nella piaga non soltanto evidenziando  come la presenza migrante risulti come parte integrante della società italiana, non solo dimostrando come, al di là di slogan di facciata, ci sia una maturità diffusa per l’estensione dei diritti di cittadinanza, ma anche di quanto un banale rapporto fra entrare ed uscite fa considerare tale presenza fondamentale. Le entrate nel 2008 per lo stato italiano, derivanti dagli immigrati toccano quasi gli 11 miliardi di euro, le “uscite”non raggiungono  i 10. E questo in un contesto in cui fra le “entrate” ci sono i balzelli iniqui per permessi di soggiorno e cittadinanza (100 milioni di euro), fra le uscite oltre 2 miliardi e mezzo riguardano interventi di carattere repressivo, carcere ed espulsione, a dimostrazione di una condizione di diritto asimmetrico che rappresentano la cifra dell’immigrazione in Italia.

 

Stefano Galieni

26/10/2010

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