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In rete il nuovo numero di Lavoro e Salute

Post n°9084 pubblicato il 27 Marzo 2018 da cile54


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2- Editoriale. Il plagio in sanità è una malattia terminale
4- 7 Aprile, la campagna DICO31! Salute per tutte/i
4- Difendiamo la nostra salute dagli appetiti speculativi
5- Come ti distruggo il Servizio sanitario nazionale
6- Elezioni RSU. Consigli per l’uso
6- Infermieri, promemoria di un futuro?
7- Contratti pubblico impiego
8- Consiglio di Stato boccia gli appalti del personale Sanità
8- I diritti dei malati e le gare al ribasso
9- Mortalità evitabile
10- Farmaci. Il cartello di Basilea che ci costa milioni
11- Farmaci. Mimesulide, vietata altrove, vendibile qui
12- Congresso nazionale di Medicina Democratica
13- Rivista MD
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SPECIALE POLITICHE SANITARIE DI 11 PAGINE
14- Per una critica dell'economia politica in sanità.
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25- Libro La salute sostenibile
25- Libro Resistenze ai disastri sanitari, ambientali, economici
26- Altro che reddito di cittadinanza dai 5Stelle
27- Un po' di conti sulla lotta di classe dei ricchi in Italia
28- Le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro
28- libro "All'ombra di caino" storie di donne e di violenza
29- Disinformazia, più bufale i media ufficiali o la Rete?
30- Welfare aziendale, questo sconosciuto
34- Protocollo tra la Società italiana di Medicina del Lavoro
35- La salute nelle carceri
36- HIV in Italia. La prevenzione insufficiente
38- Olimpiadi 2026 a Torino?
40- Il legame tra tutela dell’ambiente e la difesa della salute
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43- INSERTO CULTURA/E
44- Che comunisti saremo
45- L’otto di classe
46- Quale sinistra è scomparsa?
46- Fake news
48- Amanti devoti
48- Uomini e spie
49- Il Mago Joke
50- Dagli appunti di viaggio
50- Integrare l'integrazione
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52- Racconto. Monologo di un etilista. Diciasettesima parte
54- I servizi dell’associazione “La Poderosa”
56- Firme per rilanciare i diritti
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I valori della lista di sinistra “antiliberista e schierata a difesa della Costituzione”

Post n°9082 pubblicato il 23 Gennaio 2018 da cile54
Foto di cile54

Intervista con Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione Comunista

VERSO IL VOTO. La Lista Potere al Popolo

Lidia Menapace, 93 anni, partigiana, sarà la candidata per l’Alto Adige di Potere al Popolo (ne abbiamo scrittoqui). Per approfondire i contenuti di questa proposta politica nata dal basso, salto.bz ha intervistato Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: “L’idea di fondo è quella di una lista della sinistra antiliberista, schierata a difesa della Costituzione, ed ambientalista. Maturiamo da tempo questa volontà, aperta alle forze della sinistra e ai movimenti. Fondamentale per la nascita di Potere al Popolo è stato l’incontro con gli attivisti napoletani del centro sociale ex OPG, a fine estate. Di fronte alla fine prematura del percorso del Brancaccio (quello avviato con la guida di Anna Falcone e Tomaso Montanari, e che avrebbe dovuto costituire un attore unitario della sinistra, ndr), che doveva andare nella stessa direzione come contenuti programmatici, gli attivisti dell’ex OPG ci hanno proposto questa lista e noi l’abbiamo accolta. Crediamo ci sia bisogno di un movimento popolare: perché quella che la televisione definisce ‘sinistra’ non è ‘la sinistra’, e anzi sta facendo diventare di destra milioni di italiano”.

salto.bz: Quali sono i valori alla base di Potere al Popolo?

Maurizio Acerbo: È la lista che più coerentemente si batte per la difesa della Costituzione. Le altre proposte sono, a mio avviso, più ambigue. A Renzi siamo riusciti ad impedire di stravolgerla, Berlusconi e le destra non sono mai stati veri sostenitori della Carta, i grillini devono ancora studiarla, mentre Bersani (uno dei leader di Liberi e Uguali, ndr) è tra i responsabili dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, che ne rappresenta un autentico stravolgimento. Con questa modifica, infatti, viene sostituita all’esigibilità dei diritti previsti, la priorità delle regole e dei dogmi liberisti. Rappresenta la rinuncia ai principi fondamentali della Carta. Per fare un solo esempio, quello del diritto al lavoro, con un tasso di disoccupazione alto com’è in Italia, implicherebbe un piano straordinario per l’occupazione, stimolata da investimenti pubblici, che è incompatibile con i vincoli del pareggio di bilancio.

Perché?

La Costituzione della Repubblica all’articolo 4 parla di diritto al lavoro, e della necessità di intervenire laddove il mercato in quanto tale non riesca a garantire occupazione. Questo significa che lo Stato dovrebbe avere politiche per il lavoro, che oggi non esistono se non nella forma di incentivazione alle imprese, e che non vengono garantite nemmeno in cambio di una stabilizzazione, ma anche a chi applica alla manodopera la logica dell’usa e getta. Ci sono bisogni sociali fondamentali, cui potremmo rispondere creando una buona occupazione: penso all’enorme porzione di territorio, anche costruito, che è a rischio sismico; penso alla messa in sicurezza del patrimonio storico-artistico-culturale; penso ad edifici pubblici e scuole; penso a una riduzione dei tagli in campo sanitario. La Repubblica deve recuperare i propri compiti.

 La differenza è sostanziale: la nostra è una lista “popolare”, perché da troppi anni le classi popolari non sono rappresentate in Parlamento, dove sono eletti rappresentati di schieramenti comunque al servizio di una visione neoliberista.

Il pareggio di bilancio è uno dei vincoli “imposti” dall’Europa. Qual è la vostra posizione in merito all’Unione?

Rifondazione Comunista è l’unico partito a non aver votato i trattati europei, a partire da Maastricht. Ne prevedevamo ricadute negative, anche sul processo di integrazione europea. Anche un partito che si definisce anti-europeista, come la Lega, li ha votati. Come i francesi legati a Melenchon, e le altre formazioni della Sinistra europea, noi abbiamo invece messo in chiaro tutti i punti incompatibili con la nostra Costituzione. Faccio solo un esempio, legato al tema della disoccupazione: in Europa viene calcolato il NAWRU, un indice di “disoccupazione ottimale”, quella che contribuirebbe a tenere bassa l’inflazione. E viene definito ottimale, per l’Italia, un tasso di disoccupazione del 10%. Noi non lo riteniamo possibile: un alta disoccupazione contribuisce a tenere basse le retribuzioni, e a costringere ad accettare lavoretti, sottopagati, precari o a tempo determinato.

Potere al Popolo è (solo) un cartello elettorale?

Noi pensiamo che la lista debba essere un movimento, capace di proseguire dopo le elezioni, unificando la “sinistra reale”, come definisco le tante persone che in tutta Italia sono attive sul piano sociale, come si legge nel manifesto. Per questo, oggi, la procedura di selezione dei candidati non è il classico “accordo al vertice”, ma il frutto di un percorso, in cui tutte le organizzazioni e sigle aderenti si sono messe a disposizione di un processo, nelle assemblee, in modo orizzontale, che garantisce un ruolo dei territori anche nell’espressione delle candidature. In un tempo brevissimo ci sono state circa 150 assemblea in giro per l’Italia, e questo è un elemento di ricchezza che ci rende assai diversi rispetto agli altri partiti-azienda in circolazione. La differenza è sostanziale: la nostra è una lista “popolare”, perché da troppi anni le classi popolari non sono rappresentate in Parlamento, dove sono eletti rappresentati di schieramenti comunque al servizio di una visione neoliberista. Chi sceglierà Potere al Popolo sappia che noi riteniamo che debbano essere abolite le principali riforme degli ultimi anni, a partire dal JOBS ACT, e dalla legge Fornero. Possono raccontare che è impossibile, in quanto non ci sarebbe la copertura finanziaria, ma non è così.

Luca Martinelli

18.01.2018 www.salto.bz
 
 
 

Attiimi di meditazione materialista

Post n°9081 pubblicato il 12 Gennaio 2018 da cile54
Foto di cile54

Essere o non essere, questo è stato il problema esistenziale del 900. Facebook ci ha risolto il dubbio amletico offrendoci la certezza del 2000: apparire. Disarmati e disponibili ad accettare la resa interiore di fronte alla potenza della mistica globalizzante. Il pensiero logico-discorsivo è stato sopraffatto dalla velocità comunicativa di ogni sorta di potere invisibile. Oggi il problema è: essere utilizzati o utilizzare per essere.

cile

 
 
 

Sul ritorno del fascismo

Post n°9080 pubblicato il 25 Dicembre 2017 da cile54

Ecco perché il rancore delle classi medie non è rivoluzionario ma è funzionale al mantenimento dello status quo.

TORNA IL FASCISMO, IL CAPITALISMO NON PUO' FARNE A MENO

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli allarmi per un ritorno del fascismo, dovuti all’attività di gruppi dichiaratamente nostalgici del ventennio impegnati in azioni dimostrative, intimidazioni varie e violenze fisiche. I più si spiegano il fenomeno richiamando quanto recentemente certificato dal Censis: che la crisi economica e finanziaria ha reso gli italiani rabbiosi e rancorosi. E del resto, sebbene si dica che la crisi è oramai finita, non si vedono significativi effetti positivi sull’occupazione e sulla redistribuzione della ricchezza: una crescente maggioranza di italiani è sempre più povera e sfruttata, mentre una minoranza sempre più risicata accumula ricchezze immani.

Peccato, però, che siano una rabbia e un rancore funzionali al mantenimento di questo stato di cose, giacché in massima parte sono indirizzati contro chi sta in fondo alla piramide sociale: per dar vita alla tradizionale guerra tra poveri. E ciò impedisce di riconoscere le ragioni della povertà e dello sfruttamento, le quali c’entrano davvero con il fascismo, tuttavia non solo con quello della violenza politica, né tanto meno con quello a cui assistiamo negli ultimi tempi.

Storicamente il fascismo è stato indubbiamente violenza politica, soppressione delle libertà politiche, così come del resto si evidenzia nella sua iconografia o comunque nelle immagini utilizzate per evocarlo: l’olio di ricino, il manganello, la spedizione punitiva contro l’avversario o il diverso. E tuttavia quella violenza non è stata fine a se stessa, bensì funzionale a riformare, dunque non a reprimere, le libertà economiche. Il fascismo è cioè intervenuto per salvare il capitalismo dai fallimenti del mercato e dal conflitto sociale provocato dal funzionamento della concorrenza, che non ha mai messo significativamente in discussione. È vero che ha fornito prestazioni sociali attraverso un primo embrione di Stato sociale, ma lo ha fatto fuori dalla logica dei diritti: come contropartita per la rinuncia alla lotta politica, e più in generale al godimento dei diritti politici, il tutto per favorire la collaborazione tra capitale e lavoro.

Se così stanno le cose, assistiamo effettivamente a un ritorno del fascismo, che tuttavia non si esaurisce nella violenza politica dei gruppi che ultimamente rubano la scena mediatica. È fascismo anche la compressione degli spazi di democrazia realizzata per ottenere riforme del mercato che non potrebbero altrimenti essere approvate: come esemplarmente avvenuto nei Paesi europei visitati dalla Troika, che ha esautorato il parlamento per imporre tagli alla spesa sociale, privatizzazioni, liberalizzazioni e la precarizzazione del lavoro.

Forse è allarmistico accostare al fascismo l’attuale fase di sviluppo dell’Unione europea, per la quale altri scomodano espressioni apparentemente più tranquillizzanti: come postdemocrazia o postpolitica. Non lo è però attirare l’attenzione sul rischio che il comportamento dei tecnocrati di Bruxelles possa prima o poi portare al fascismo. In fondo, proprio il fascismo è stata la risposta alla crisi economica seguita alla Grande depressione provocata dal crollo di Wall Street sul finire del 1929: la crisi più volte evocata per sottolineare la gravità di quella scoppiata nel 2007 in seguito allo scoppio della bolla immobiliare statunitense. E se l’Unione europea non è direttamente una costruzione ostile alla democrazia, è se non altro indifferente alle sue sorti: di qui il rischio di un ritorno della storia, sotto spoglie ben più dolorose di quelle vestite da chi ora attira l’attenzione dei media.

Alessandro Somma

22/12/2017  http://popoffquotidiano.it

*Alessandro Somma è un professore universitario e giornalista. Insegna all’università di Ferrara e all’università San Marcos di Lima. Collabora con MicroMega e con alcuni quotidiani locali del Gruppo Espresso. Il suo ultimo libro è Europa a due velocità. Postpolitica dell’Unione europea (Imprimatur 2017). Popoff s’è occupato anche del suo L’altra faccia della Germania. Sinistra e democrazia economica nelle maglie del neoliberismo(DeriveApprodi, 2015)

 
 
 
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Giorgiana Masi

Roma, 12 maggio 1977

omicidio di Stato

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