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Attiimi di meditazione materialista

Post n°9081 pubblicato il 12 Gennaio 2018 da cile54
Foto di cile54

Essere o non essere, questo è stato il problema esistenziale del 900. Facebook ci ha risolto il dubbio amletico offrendoci la certezza del 2000: apparire. Disarmati e disponibili ad accettare la resa interiore di fronte alla potenza della mistica globalizzante. Il pensiero logico-discorsivo è stato sopraffatto dalla velocità comunicativa di ogni sorta di potere invisibile. Oggi il problema è: essere utilizzati o utilizzare per essere.

cile

 
 
 

Sul ritorno del fascismo

Post n°9080 pubblicato il 25 Dicembre 2017 da cile54

Ecco perché il rancore delle classi medie non è rivoluzionario ma è funzionale al mantenimento dello status quo.

TORNA IL FASCISMO, IL CAPITALISMO NON PUO' FARNE A MENO

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati gli allarmi per un ritorno del fascismo, dovuti all’attività di gruppi dichiaratamente nostalgici del ventennio impegnati in azioni dimostrative, intimidazioni varie e violenze fisiche. I più si spiegano il fenomeno richiamando quanto recentemente certificato dal Censis: che la crisi economica e finanziaria ha reso gli italiani rabbiosi e rancorosi. E del resto, sebbene si dica che la crisi è oramai finita, non si vedono significativi effetti positivi sull’occupazione e sulla redistribuzione della ricchezza: una crescente maggioranza di italiani è sempre più povera e sfruttata, mentre una minoranza sempre più risicata accumula ricchezze immani.

Peccato, però, che siano una rabbia e un rancore funzionali al mantenimento di questo stato di cose, giacché in massima parte sono indirizzati contro chi sta in fondo alla piramide sociale: per dar vita alla tradizionale guerra tra poveri. E ciò impedisce di riconoscere le ragioni della povertà e dello sfruttamento, le quali c’entrano davvero con il fascismo, tuttavia non solo con quello della violenza politica, né tanto meno con quello a cui assistiamo negli ultimi tempi.

Storicamente il fascismo è stato indubbiamente violenza politica, soppressione delle libertà politiche, così come del resto si evidenzia nella sua iconografia o comunque nelle immagini utilizzate per evocarlo: l’olio di ricino, il manganello, la spedizione punitiva contro l’avversario o il diverso. E tuttavia quella violenza non è stata fine a se stessa, bensì funzionale a riformare, dunque non a reprimere, le libertà economiche. Il fascismo è cioè intervenuto per salvare il capitalismo dai fallimenti del mercato e dal conflitto sociale provocato dal funzionamento della concorrenza, che non ha mai messo significativamente in discussione. È vero che ha fornito prestazioni sociali attraverso un primo embrione di Stato sociale, ma lo ha fatto fuori dalla logica dei diritti: come contropartita per la rinuncia alla lotta politica, e più in generale al godimento dei diritti politici, il tutto per favorire la collaborazione tra capitale e lavoro.

Se così stanno le cose, assistiamo effettivamente a un ritorno del fascismo, che tuttavia non si esaurisce nella violenza politica dei gruppi che ultimamente rubano la scena mediatica. È fascismo anche la compressione degli spazi di democrazia realizzata per ottenere riforme del mercato che non potrebbero altrimenti essere approvate: come esemplarmente avvenuto nei Paesi europei visitati dalla Troika, che ha esautorato il parlamento per imporre tagli alla spesa sociale, privatizzazioni, liberalizzazioni e la precarizzazione del lavoro.

Forse è allarmistico accostare al fascismo l’attuale fase di sviluppo dell’Unione europea, per la quale altri scomodano espressioni apparentemente più tranquillizzanti: come postdemocrazia o postpolitica. Non lo è però attirare l’attenzione sul rischio che il comportamento dei tecnocrati di Bruxelles possa prima o poi portare al fascismo. In fondo, proprio il fascismo è stata la risposta alla crisi economica seguita alla Grande depressione provocata dal crollo di Wall Street sul finire del 1929: la crisi più volte evocata per sottolineare la gravità di quella scoppiata nel 2007 in seguito allo scoppio della bolla immobiliare statunitense. E se l’Unione europea non è direttamente una costruzione ostile alla democrazia, è se non altro indifferente alle sue sorti: di qui il rischio di un ritorno della storia, sotto spoglie ben più dolorose di quelle vestite da chi ora attira l’attenzione dei media.

Alessandro Somma

22/12/2017  http://popoffquotidiano.it

*Alessandro Somma è un professore universitario e giornalista. Insegna all’università di Ferrara e all’università San Marcos di Lima. Collabora con MicroMega e con alcuni quotidiani locali del Gruppo Espresso. Il suo ultimo libro è Europa a due velocità. Postpolitica dell’Unione europea (Imprimatur 2017). Popoff s’è occupato anche del suo L’altra faccia della Germania. Sinistra e democrazia economica nelle maglie del neoliberismo(DeriveApprodi, 2015)

 
 
 

Attimi di meditazione materialista

Post n°9079 pubblicato il 21 Dicembre 2017 da cile54
Foto di cile54

Condividere gioie e dolori della vita ci consente di maturare e incastrarci facilmente in un puzzle senza fine nell'itinere di rapporti comunitari senza in quali siamo graffiti primordiali senza contorni da ammirare, accarezzare con occhi lucidi e cuore pulsante.

cile
 
 
 

ELEZIONI POLITICHE DI MARZO: POTERE AL POPOLO

Post n°9078 pubblicato il 14 Dicembre 2017 da cile54
Foto di cile54

Quanto sta avvenendo in tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli centri, è qualcosa di straordinario in questo deserto sociale costruito scientificamente da trent'anni di malapolitica dei poteri politici e delle imprenditorie legalmente criminose. Le decine di migliaia di giovani e generazioni resistenti stanno costruendo sotto la cappa del silenzio mediatico un cammino nella selva oscura del politicume e della conseguente rassegnazione. Con quello che oggi decliniamo come "Potere al Popolo" non è solo una lista alle elezioni politiche di marzo del prossimo anno ma un inizio con i piedi ben piantati per terra perchè bisogna arare un campo senza confini, incolto dalle sconfitte.


Il manifesto per una proposta di lista popolare per le prossime elezioni

 

Abbiamo aspettato troppo… Ora ci candidiamo noi!

Siamo le giovani e i giovani che lavorano a nero, precari, per 800 euro al mese perché ne hanno bisogno, che spesso emigrano per trovare di meglio.

Siamo lavoratori e lavoratrici sottoposte ogni giorno a ricatti sempre più pesanti e offensivi per la nostra dignità.

Siamo disoccupate, cassaintegrate, esodati.

Siamo i pensionati che campano con poco anche se hanno faticato una vita e ora non vedono prospettive per i loro figli.

Siamo le donne che lottano contro la violenza maschile, il patriarcato, le disparità di salario a parità di lavoro.

Siamo le persone LGBT discriminate sul lavoro e dalle istituzioni.

Siamo pendolari, abitanti delle periferie che lottano con il trasporto pubblico inefficiente e la mancanza di servizi. I malati che aspettano mesi per una visita nella sanità pubblica, perché quella privata non possono permettersela. Gli studenti con le scuole a pezzi a cui questo paese nega un futuro. Siamo le lavoratrici e i lavoratori che producono la ricchezza del paese.

Ma siamo anche quelli che non cedono alla disperazione e alla rassegnazione, che non sopportano di vivere in un’Italia sempre più incattivita, triste, impoverita e ingiusta. Ci impegniamo ogni giorno, organizzandoci in comitati, associazioni, centri sociali, partiti e sindacati, nei quartieri, nelle piazze o sui posti di lavoro, per contrastare la disumanità dei nostri tempi, il cinismo del profitto e della rendita, le discriminazioni di ogni tipo, lo svuotamento della democrazia.

Crediamo nella giustizia sociale e nell’autodeterminazione delle donne, degli uomini, dei popoli.Pratichiamo ogni giorno la solidarietà e il mutualismo, il controllo popolare sulle istituzioni che non si curano dei nostri interessi. In questi anni abbiamo lottato contro i licenziamenti, il Jobs Act, la riforma Fornero e quella della Scuola e dell’Università; contro la privatizzazione e i tagli della Sanità e dei servizi pubblici; per la difesa dei beni comuni, del patrimonio pubblico e dell’ambiente da veleni, speculazioni, mafie e corruzione, per i diritti civili; contro le politiche economiche e sociali antipopolari dell’Unione Europea; contro lo stravolgimento della Costituzione nata dalla Resistenza e per la sua attuazione. Per un mondo di pace, in cui le risorse disponibili siano destinate ai bisogni sociali e non alle spese militari. E ogni giorno ci impegniamo a costruire socialità, cultura e servizi accessibili a tutte e tutti.

Abbiamo deciso di candidarci alle elezioni politiche del 2018. Tutte e tutti insieme. Perché questo pezzo di paese escluso è ormai la maggioranza, e deve essere ascoltato. Perché se nessuno ci rappresenta, se nessuno sostiene fino in fondo le nostre battaglie, allora dobbiamo farlo noi. Perché siamo stanchi di aspettare che qualcuno venga a salvarci…

Abbiamo deciso di candidarci per creare un fronte contro la barbarie, che oggi ha mille volti: la disoccupazione, il lavoro che sfrutta e umilia, le guerre, i migranti lasciati annegare in mare, la violenza maschile contro le donne, un modello di sviluppo che distrugge l’ambiente, i nuovi fascismi e razzismi, la retorica della sicurezza che diventa repressione.

Abbiamo deciso di candidarci facendo tutto al contrario. Partendo dal basso, da una rete di assemblee territoriali in cui ci si possa incontrare, conoscere, unire, definire i nostri obiettivi in un programma condiviso. Vogliamo scegliere insieme persone degne, determinate, che siano in grado di far sentire una voce di protesta, che abbiano una storia credibile di lotta e impegno, che rompano quell’intreccio di affari, criminalità, clientele, privilegi, corruzione.

Potere al Popolo significa costruire democrazia reale attraverso le pratiche quotidiane, le esperienze di autogoverno, la socializzazione dei saperi, la partecipazione popolare. Per noi le prossime elezioni non sono un fine bensì un mezzo attraverso il quale uscire dall’isolamento e dalla frammentazione, uno strumento per far sentire la voce di chi resiste, e generare un movimento che metta al centro realmente i nostri bisogni.

Vogliamo unire la sinistra reale, quella invisibile ai media, che vive nei conflitti sociali, nella resistenza sui luoghi di lavoro, nelle lotte, nei movimenti contro il razzismo, per la democrazia, i beni comuni, la giustizia sociale, la solidarietà e la pace.

Affronteremo questa campagna elettorale con gioia, umanità ed entusiasmo. Con la voglia di irrompere sulla scena politica, rivoltando i temi della campagna elettorale. Non abbiamo timore di fallire, perché continueremo a fare – prima, durante e dopo l’appuntamento elettorale – quello che abbiamo sempre fatto: essere attivi sui nostri territori. Perché ogni relazione costruita, ogni vertenza che avrà acquisito visibilità e consenso, ogni persona strappata all’apatia e alla rassegnazione per noi sono già una vittoria. Non stiamo semplicemente costruendo una lista, ma un movimento popolare che lavori per un’alternativa di società ben oltre le elezioni.

Insieme possiamo rimettere il potere nelle mani del popolo, possiamo cominciare a decidere delle nostre vite e delle nostre comunità. Chi accetta la sfida?

#accettolasfida #poterealpopolo

Per aderire e sottoscrivere

 
 
 

Attimi di meditazione materialista

Post n°9077 pubblicato il 14 Dicembre 2017 da cile54
Foto di cile54

Si profuma e si trucca la cruda realtà con poesia, parole musicate, romantici e interessati sogni a occhi aperti, altrui citazioni colte, massime di benessere interiore, spazi di relazioni virtuali. Quando ci si lava nel quotidiano il profumo scompare e il trucco cola davanti allo specchio della vita, fatta di nodi da sciogliere e di lotta per una felicità, materiale e interiore, ancora da costruire.

cile
 
 
 
 

L'informazione dipendente, dai fatti

Nel Paese della bugia la verità è una malattia

(Gianni Rodari)

 

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www.osservatoriorepressione.info

 

 

G8 GENOVA 2011/ UN LIBRO ILLUSTRATO, MAURO BIANI

Diaz. La vignetta è nel mio libro “Chi semina racconta, sussidiario di resistenza sociale“.

Più di 240 pagine e 250 vignette e illustrazioni/storie per raccontare (dal 2005 al 2012) com’è che siamo finiti così.

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Giorgiana Masi

Roma, 12 maggio 1977

omicidio di Stato

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