Nazionale femminile: il Belgio vince 1 a 0 e passa ai quarti. Azzurre eliminate

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Il giorno dopo fa ancora più male.

Le aspettative erano alte. Nonostante qualche scelta azzardata nelle convocazioni della CT Bertolini, tutto lasciava presagire ad un passaggio del turno. Il girone D con Francia, Belgio ed Islanda non sembrava troppo proibitivo.

Invece, la squadra è apparsa in uno stato mentale e fisico lontano da quello a cui siamo abituati a vedere. La tensione, la testa è la cosa principale che è mancata alle Azzurre. Tutte hanno messo il cuore e, secondo me, ha fatto bene Milena Bertolini a sottolinearlo a fine partita.

E’ la fine di un ciclo azzurro e, per il prossimo Mondiale, sarà necessario un cambio generazionale partendo da quelle Bonfantini e Simonetti che hanno fatto cose buone in questo Europeo.

E’ andata male e siamo state eliminate, ma questa sconfitta che brucia, farà crescere le ragazze. Si sono lette troppe cose brutte in questi giorni. I social hanno lasciato sfogo a coloro che “fino a ieri” vivevano di calcio maschile.

“Vattene Bertolini…Scappate di casa…Volete il professionismo, poi fate queste figure…le pallavoliste non sono professioniste e loro hanno vint0…”

La critica è sacrosanta, ma solo se è costruttiva. Non voglio dire che la CT abbia azzeccato tutto. Anzi, mi duole dirlo, ma ha sbagliato molto anche lei, ma non mettiamola al rogo. In Italia dovrebbe cambiare la cultura delle persone. L’italiano vuole solo vincere, allora diventi un idolo. Se sbagli, non hai la possibilità di ripartire. O meglio, puoi farlo, ma per sempre avrai sul groppone frasi del tipo “Se quel rigore lo avessi segnato…se avessi messo tizia al posto di caia…” e via discorrendo…

A queste persone vorrei dire :”Sparite, perchè non abbiamo bisogno di voi”.

Impariamo a sbagliare, ad ammettere gli errori, ad avere un viso colmo di lacrime, come quello di Milena a fine partita, ma ad accettare la sconfitta e trarne giovamento per il futuro, senza avere tutto e subito. Bisognerebbe farlo sia nello sport che nella vita lavorativa. La cultura dello sbaglio. Se penso a Baggio nel 1994 a come era stato criticato e sommerso di critiche, mi vengono i brividi. Ci sono voluti anni prima che si togliesse di dosso l’etichetta di “sbaglia rigori”, non dev’essere stato facile essere Baggio nel 1994…

Tutto il calcio italiano deve crescere, ma anche i tifosi devono farlo.

Voi da che parte state?

#iostoconilcalciofemminile

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La Nazionale stecca l’esordio all’Europeo, ma non creiamo allarmismi!

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Il risultato di 5 a 1 è chiaro. Le francesi sono state più forti in tutto. L’Italia ha avuto un approccio troppo superficiale e l’ha pagata a caro prezzo, ma sia chiaro: NON FACCIAMO ALLARMISMI!

Perchè dico questo? Perchè su Internet ne ho lette di tutti i colori. Ci sono persone che riescono a godere, sì, avete letto bene, GODERE di questa sconfitta perchè non sono state convocate alcune giocatrici di rilievo come Serturini e Guagni. Quello che voglio dire è: coach Bertolini sa perfettamente di che cosa ha bisogno e noi non siamo all’interno dello spogliatoio per poter decidere e lasciare giudizi che lasciano il tempo che trovano.

Volete tifare contro la nostra Nazionale? E’ una scelta, ma non salite sul carro dei vincitori quando c’è da festeggiare perchè da quel carro, vi lanciamo per la strada.

Oggi stiamo vivendo un momento delicato, il passaggio al professionismo sarà un’incognita, ma c’è bisogno del sostegno di tutti per fare il salto di qualità, non di criticare a destra e manca qualsiasi cosa venga fatta.

Il calcio francese è 15 anni avanti al nostro, il loro sistema calcio è cambiato 15 anni fa e noi siamo indietro… stiamo facendo miracoli, non molliamo adesso.

Sempre con le ragazze, sempre con Milena.

italia

Intervista a Manuela Tesse, allenatrice del Pomigliano, attuale capolista della Serie B: “Pomigliano, io ci credo!”

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Questa settimana, è intervenuta ai nostri microfoni, Manuela Tesse allenatrice del Pomigliano, attuale capolista del campionato di Serie B.

Manuela vanta un glorioso passato da calciatrice: 87 presenze con la maglia della Nazionale, ha partecipato a due edizioni degli Europei ed alla fase finale dei Mondiali del 1999 negli Stati Uniti.

Da giocatrice ha vinto: 4 scudetti, 5 Coppa Italia e 1 Supercoppa vestendo le maglie di Torres, Verona, Modena, Milan, Foroni,Torino e Lazio.

I successi sono arrivati anche in panchina, quando, una volta terminata la sua brillante carriera da calciatrice, ha vinto un campionato di Serie B, 1 scudetto, 2 Supercoppe e, nel 2018, una panchina d’argento con la Lazio come miglior allenatrice della serie b.

In questa intervista esclusiva, sono tanti i punti che siamo andati ad approfondire con Manuela, per ascoltare l’intervista integrale CLICCA QUI

Manuela Tesse, allenatrice del Pomigliano. Fonte: sportal.it
Manuela Tesse, allenatrice del Pomigliano. Fonte: sportal.it

Facciamo un passo indietro, raccontaci com’era Manuela da bambina…

“Abitavo in campagna, per socializzare, giocavo a calcio per la strada con i miei amici. Mi sono innamorata di questo sport e non ho mai più smesso di pensare al calcio, da quando sono bambina.”

Tra i tanti allenatori che hai avuto, ne ricordi uno in particolare?

“Ce ne sono due: Sergio Guenza, con un grande passato da calciatore e da secondo allenatore nella Lazio che vinse lo scudetto. Il secondo è Sergio  Vatta, un grande allenatore del settore giovanile del Torino che ebbe una parentesi con noi in Nazionale e che ci portò alla fase finale del Mondiale del 1999.”

Qual è stata una stagione calcistica che ricordi con particolare emozione sia da giocatrice che da allenatrice?

“Da giocatrice, la finale degli Europei del 1997 che abbiamo perso contro la Germania. Vincemmo 2 a 0 contro la Norvegia, fu un risultato incredibile per noi, loro erano campionesse olimpiche. Da allenatrice, vivi le emozioni più da dentro. Sei colei che trascina la squadra. Un ricordo bellissimo fu la prima Champion’s League, perdevamo 3 a 0 e riuscimmo a pareggiare 3 a 3 a Cipro con tripletta di Patrizia Panico , arrivammo ai quarti di finale. Poi, anche la vittoria dello scudetto a casa mia, quando giocavo nella Torres, fu un ricordo indelebile.”

Hai qualche rimpianto?

“Sì,mi è dispiaciuto non essere andata in America quando è partito il professionismo, soprattutto per imparare la lingua.”

Come è vissuto il calcio femminile in Canada e Trinidad Tobago?

“Sono molto più avanti di noi, le bambine, già da piccole, praticano tutti gli sport.”

Qual è stata l’avversaria più forte che hai marcato?

“Sicuramente, Carolina Morace e Patrizia Panico.”

Manuela Tesse con la maglia della Nazionale. Fonte: solocalcio.com
Manuela Tesse con la maglia della Nazionale. Fonte: solocalcio.com

Nel 2020, hai superato il corso di allenatrice MASTER UEFA PRO, ci racconti questa esperienza?

“C’erano tantissimi campioni del Mondo del 2006, ho imparato tantissimo parlando di calcio con giocatori come Andrea Pirlo e Luca Toni che sono stati allenati dai migliori allenatori del mondo. Il corso è stato molto duro, per una donna è molto difficile accedere. Devi avere dei punteggi molto alti, solo in 25 possono accedere e non ci sono le quote rosa. Ho dovuto fare 15 anni di carriera da allenatrice prima di poter accedere, mentre Pirlo, appena ha smesso di giocare, è subito entrato. Lo dico senza alcuna polemica, loro sono molto più avanti da un punto di vista tattico, perchè hanno avuto la possibilità di essere allenati da grandi allenatori e questo ti fa apprendere tanto.”

Questa è stata la tesi che hai presentato al corso: “EVOLUZIONE TECNICO TATTICA NEL CALCIO FEMMINILE :
ITALIA vs BRASILE VENT’ANNI DOPO (mondiali USA 1999 vs mondiali Francia 2019)” relatore Renzo Ulivieri, come ti è nata l’idea di questa tesi?

“Nel sorteggio dei Mondiale del 2019 è capitato il Brasile, proprio come nel 1999. L’idea è nata spontanea. I cambiamenti sono stati tantissimi, sia sotto il profilo tecnico-tattico sia sotto il profilo organizzativo. Inoltre, è stato un modo per riempire la biblioteca di Coverciano perchè ci sono ancora poche tesi sul calcio femminile. Per leggere la tesi di Manuela CLICCA QUI

Qual è la calciatrice che ti ha colpito di più in Italia?

“Elisa Polli, l’ho vista giocare nella Jesina. Lei è un attaccante di grande prospettiva, quest’anno ha la possibilità di giocare ad Empoli, ma nei prossimi anni la vedo molto bene in una squadra di alta fascia.”

Parliamo del tuo presente, il Pomigliano. Che ambiente hai trovato?

“Un ambiente che non mi aspettavo. Il Pomigliano è una società neopromossa che è nata dal niente, è una società dilettante, ma vi assicuro che loro operano come se fossero dei professionisti. A partire dalle infrastrutture, ai componenti dello staff, al presidente che vive il calcio ancora con passione, mi trovo veramente bene.”

La vittoria di Manuela Tesse della Panchina d'Argento nel 2018. Qui con Renzo Ulivieri. Fonte: twitter SSLazio
La vittoria di Manuela Tesse della Panchina d’Argento nel 2018. Qui con Renzo Ulivieri. Fonte: twitter SSLazio

Mancano sei giornate alla fine della Serie B, come lo state vivendo questo finale di stagione così emozionante?

“Il mood deve essere IO CI CREDO. Lotteremo fino alla fine per tentare di conquistare la promozione in Serie A. I sogni devono essere cavalcati.”

Quale squadra di Serie B ti ha impressionato di più e quale giocatrice di Serie B può fare il salto di categoria?

“Sicuramente la Lazio è una squadra fortissima e Martin, capocannoniere del campionato, è una delle candidate per fare il salto di categoria. Mi ha colpito tantissimo.”

Hai un sogno nel cassetto?

“Sogno una casa vista mare. ”

Due aggettivi per descriverti?

“Grintosa e passionale”

Cosa fai nel tuo tempo libero?

“Mi piace andare al mare e leggere.”

Si ringrazia per la disponibilità Manuela Tesse per la concessione dell’intervista.

Denise Civitella

 

Intervista a Martina Carpi, portiere e allenatrice dell’U12 del Genoa CFC: “Amo il calcio ed i colori rossoblù. “

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Martina Carpi, classe 1999, è il portiere della prima squadra del Genoa CFC e allenatrice dell’Under 12. Abita a pochi passi dal quartier generale rossoblù e ha un grande sogno nel cassetto: lavorare nel mondo dello sport, in particolare, nel calcio. Da circa un anno, Martina è iscritta alla facoltà di Scienze Motorie.
Tra le tante esperienze sportive vissute, ne ha una che ad oggi definisce “l’esperienza più bella della mia vita” ha indossato, infatti, la maglia della Nazionale Under 17, in occasione di un torneo internazionale in Portogallo. Questa meravigliosa avventura in azzurro, le ha permesso di condividere il campo con talenti del calcio femminile italiano attuale come Glionna, Caruso, Cantore, Greggi e Merlo.
Quella per il calcio, non è l’unica passione per la nostra Martina che ama molto i gatti e li coccola sempre durante il suo tempo libero.

CLICCA QUI per ascoltare l’intervista integrale.

Martina Carpi, portiere del Genoa CFC. Fonte: www.genoacfc.it
Martina Carpi, portiere del Genoa CFC. Fonte: www.genoacfc.it

Martina raccontati ai microfoni di “Stelle in Campo” . Riavvolgiamo il nastro della tua vita…com’eri da bambina?

“Non so come sia nata questa passione per il calcio. Vivendo sotto il centro sportivo del Genoa, mi ha accentuato ancora di più questa passione. Quando rientravo da scuola, guardavo solo partite, non solo del calcio italiano, ma anche internazionale. E’ una passiona innata. Ho avuto la fortuna di giocare fuori dalla Liguria, per vedere realtà diverse, in particolare, nella Novese e con la Nazionale Under17 in Portogallo. Ho sempre fatto della mia serietà un  mio punto di forza, ed è quello che sto cercando di trasmettere alle mie 14 “furette” del Genoa. Tre anni fa ho preso il patentino UEFA C che mi permette di allenare dai Piccoli Amici alla Juniores Regionale.”

Come organizzi le tue giornate?

“Mi alleno con la prima squadra 3 volte a settimana, purtroppo, non posso presenziare a tutti gli allenamenti per motivi logistici perchè ho l’allenamento con l’Under12. Le ragazze, si allenano 4 volte a settimana, quando non ci sono sono aggregate con l’Under15. Al Genoa, ho trovato colleghi fantastici che mi hanno sempre aiutata. Sono iscritta all’Università e, a volte, mi sono dovuta assentare per motivi di studio. La collaborazione tra allenatori e dirigenti mi ha sempre dato una grossa mano. Al Genoa ho trovato la mia isola felice. Ho trovato compagne di squadra fantastiche e ci tengo a ringraziare il mio responsabile Santo Bignone e tutti i ragazzi e le ragazze dello staff rossoblù.”

Il ruolo del portiere rispecchia la tua personalità?

“Il ruolo per portiere ti da tante soddisfazioni, a volte ti fa anche un po’ arrabbiare, ma rispecchia al 100% anche la mia personalità fuori dal campo. E’ un ruolo solitario, come sono io. Difficilmente sono una chiacchierona.”

Ne hai giocate tante, ma qual è la partita che ricordi con maggior piacere fino a questo momento.. 

“L’esordio in Nazionale in Portogallo, ho giocato la terza partita del torneo contro le padrone di casa. Vale più di qualsiasi cosa. Ricordo gli spalti gremiti con due, tremila persone. L’esordio fu spettacolare perchè parai anche due rigori.”

Hai conseguito il patentino per allenare, secondo te, quali sono le caratteristiche che deve avere un’allenatrice per traghettare la sua squadra ad ottenere dei buoni risultati sportivi?

“Sto testando queste cose con le mie ragazze. Un buon allenatore, una buona allenatrice, deve avere molta empatia con le persone. Il dialogo è importante. Per me è importante sapere se hanno voglia di allenarsi, se stanno bene fisicamente, se hanno passato una giornata dura a scuola”

Martina Carpi con la maglia della Nazionale Under17. Si riconoscono delle giovanissime Merlo, Caruso, Cantore, Glionna e Greggi.
Martina Carpi con la maglia della Nazionale Under17. Si riconoscono delle giovanissime Merlo, Caruso, Cantore, Glionna e Greggi.

Tra i tanti che hai avuto, c’è un allenatore o un’allenatrice che ti piacerebbe nominare per essere stato/a un punto di riferimento per te?

“Ne ho avuti tanti. Ti direi Luca De Guglielmi, Michele Caracciolo che mi fece esordire in Serie B con il Molassana a quindici anni. Poi mi viene in mente Mara Morin e il mitico Franco Gallia alla Praese che è un papà aggiunto. Mi ha aiutato tanto sia da un punto di vista sportivo che umano.”

Quali sono il tuo giocatore e la tua giocatrice preferita?

“Ti risponderei con il nome di Rita Guarino, attuale allenatrice della Juventus Women.”

Il calcio femminile sta facendo dei passi da gigante negli ultimi anni, merito anche del grande Mondiale del 2019 in Francia delle nostre azzurre e degli ottimi risultati ottenuti dall’allenatrice Milena Bertolini, pensi che siamo vicine ad un radicale cambiamento nella cultura dello sport femminile in Italia, di cosa c’è bisogno per dare la svolta definitiva?

“Siamo all’inizio, c’è ancora tanto lavoro da fare. Dobbiamo dare sempre più visibilità al mondo dello sport femminile. E’ fondamentale per la crescita del movimento. Esprimo un pensiero sulla presenza di Cristiana Girelli a Sanremo. Chiunque di noi che ha giocato, non si sarebbe mai immaginato che una giocatrice di calcio potesse partecipare ad una serata del Festival. Ciò che non mi è piaciuto è stato che Cristiana è stata presentata all’1.08 di notte, con poca gente all’ascolto. Un’altra attività fondamentale è l’attività nelle scuole, promuovere il calcio femminile anche in ambito scolastico è molto importante.”

Uno dei due rigori parati da Martina in Nazionale U17.
Uno dei due rigori parati da Martina in Nazionale U17.

Come sta andando il campionato di Serie C?

“Domenica abbiamo lo Spezia, veniamo dalla sconfitta a Meda. Siamo un gruppo giovane e stiamo facendo un campionato al di sopra delle aspettative, merito anche di due fantastici allenatori: Marco Oneto e Sonia Manfucci. Stiamo crescendo, sono sicura che di questo gruppo ne sentiremo parlare.”

Hai altre passioni oltre al calcio?

“Mi definisco una gattara, posto che vado, gatto che trovo. Nel bosco che confina con il centro sportivo, passando tanti gatti randagi e il mangiare a loro non manca mai. Una volta, andai in Calabria con mia zia, tornammo dalla vacanza in tre: io, mia zia e un gatto.”

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

“Lavorare nello sport, mi piacerebbe fare dello sport il mio lavoro e la mia vita. Vivo il campo 24 ore su 24, sette giorni su sette. Mi vedo come allenatrice.”

Si rigraziano il Genoa CFC e Martina Carpi per la concessione dell’intervista e la disponibilità.

Denise Civitella

 

 

 

 

Intervista esclusiva a Maria Grazia Gerwien: “Vi racconto l’inizio del calcio femminile”

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Intervista esclusiva di “Stelle in Campo”, abbiamo contattato Maria Grazia Gerwien, attaccante dell’ACF Genova, squadra vincitrice del primo campionato di calcio femminile nel 1968. La Gerwien vinse anche una Coppa Europa nel 1969 con la maglia della Nazionale Italiana.

Maria Grazia Gerwien
Maria Grazia Gerwien

Al link sottostante, potrete ascoltare l’intervista integrale. E’ stato emozionante intervistare questa atleta, la sua storia deve aiutare le giovani calciatrici a capire che il calcio femminile, se sta raggiungendo dei risultati e più visibilità lo deve a donne come Maria Grazia.

Clicca qui per ascoltare l’intervista a Maria Grazia Gerwien

L'ACF Genova, vincitrice dello scudetto del 1968.
L’ACF Genova, vincitrice dello scudetto del 1968.

Buon ascolto!

Denise Civitella

Ph.credit

www.calciodonne.it

www.repubblica.it

 

Intervista ad Emma Errico, centrocampista del Sassuolo: “La mia famiglia, il calcio e gli studi.”

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Emma Errico, savonese, classe 1994, centrocampista del Sassuolo, squadra che milita nel campionato di Serie A femminile, è stata l’ospite di questa settimana del nostro podcast “Stelle in Campo”. Emma ha appena concluso il suo quarto campionato di Serie A consecutivo. Nella sua carriera ha vestito anche la maglia azzurra durante le Universiadi svolte in Campania nel 2019.

Emma è una ragazza umile, con un grande talento calcistico a cui auguriamo di raggiungere qualsiasi tipo di obiettivo, nella vita privata e professionale. Ecco a voi l’intervista scritta e audio!

Si ringraziano Emma Errico ed il Sassuolo calcio per la disponibilità.

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Emma Errico nel giorno della sua presentazione al Sassuolo lo scorso anno.

ASCOLTA L’INTERVISTA AUDIO:

https://www.spreaker.com/user/7082423/emma-errico

Com’è nata la tua passione per il calcio?
“Avendo il papà allenatore e seguendolo ovunque, durante i suoi allenamenti, mi ricordo che stavo sempre attaccata al muretto con il pallone a giocare. Un giorno, l’allenatore della squadra dei ragazzini ha parlato con papà Cesare e gli ha detto “Me la porto a fare allenamento con i miei”Da quel momento è iniziato il mio percorso calcistico.”
Hai un allenatore/allenatrice di riferimento che ti ha permesso di crescere non solo come calciatrice, ma anche come donna?
“Non ne ho, ho sempre cercato di prendere da ognuno gli insegnamenti che mi hanno dato. Ho avuto la fortuna di avere sempre allenatori e allenatrici molto preparati, ma la fortuna più grande è stata quella di avere papà Cesare. Quello che mi ha dato lui sia da un punto calcistico che da quello umano, è stato unico.”
Quali suggerimenti daresti ad una bambina che vuole cominciare a giocare a calcio?
“E’ una domanda che mi fanno spesso. Le direi di lottare per il suo sogno. Di non farsi mai condizionare dalle persone, dai pregiudizi del mondo esterno. La mia tesi triennale dell’Università è iniziata con questa frase. Lo sport è qualcosa che è bello vivere ogni giorno.”
Cosa stai studiando?
“Sono iscritta alla Laurea Magistrale di Parma di attività preventive e adattate. La laurea triennale in Scienze Motorie, invece, l’ho discussa all’Università di Genova.”
Qual è stata la tua vittoria più importante fino a questo momento?
“Sicuramente la promozione con il Cuneo contro il Luserna, in casa loro. Mancavano 10 minuti alla fine, mi è arrivata la palla, un cambio di direzione sul terzino che mi marcava ed ho fatto il gol che ha portato la squadra alla vittoria e alla conseguente promozione.”
Emma Errico durante una partita
Emma Errico durante una partita
La tua delusione, invece?
“Tre anni fa, il primo anno a Ravenna. Lo spareggio contro il Bari, in campo neutro. Una partita tosta, perdemmo alla fine. Ho sentito molto quella sconfitta, era il mio primo anno fuori di casa, avevo molta nostalgia della mia famiglia. Non fu una sconfitta facile da digerire.”
Torniamo al presente, come ti sei allenata in quarantena?
“La prima parte a Reggio Emilia con un gruppo di ragazze. Le mie giornate erano monotone, ma belle. Con le altre giocavamo a calcio tennis, avevamo un bel giardino. Poi studiavo e, al pomeriggio, nuovamente calcio tennis con le compagne. La seconda parte, invece, sono tornata dalla mia famiglia e non potevo chiedere di meglio. In questo periodo tragico per tutti, ne ho approfittato per godermi mamma e papà. Ho la fortuna di abitare in campagna vicino al mare, non ho mai smesso di allenarmi.”
Cosa manca al movimento del calcio femminile per fare un salto in più?
“La scorsa settimana ho avuto il piacere di parlare con Elena Linari di una realtà come l’Atletico Madrid. Manca quella parola: il professionismo. Viviamo, ci comportiamo, veniamo trattate come delle professioniste e non possiamo dire il contrario. Il calcio femminile in Italia ha fatto dei passi in avanti, ma quella parolina ci farebbe fare il cambio di marcia decisivo. La ripresa del campionato poteva dare un segnale in più, però sono state prese delle altre decisioni che accettiamo. Ripartiremo, d’altronde siamo donne e siamo forti.”
Quali sono le tue caratteristiche in campo?
“Mi piace giocare davanti alla difesa perchè adoro far iniziare l’azione. Alla Pirlo e alla Pjanic. Mi piace dare ordine e inventiva.”
Su cosa senti che devi migliorare?
“Durante la quarantena, ho deciso di prendere un preparatore atletico personale perchè ne sentivo l’esigenza di farlo. La prima domanda che mi ha fatto è stata “In cosa ti senti carente?” In questi tre mesi sto lavorando sulla rapidità nel breve, cambio passo. Mi sento bene, in campo sarà un’altra cosa, però sono positiva.”
Emma_nazionale_zimbio.com
Emma in azione con l’Under23
Hai una calciatrice di riferimento a cui ti ispiri?
“Calciatrice no, calciatore sì. Mi piace moltissimo Pjanic tocca mille palloni, varia dalla giocata semplice a quella da fuoriclasse, cambi di passo, punizioni incredibili.”
Sei scaramantica?
“Sono scaramantica, da buona ragazza del Sud. Ascolto sempre, prima di ogni partita, il discorso di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”, lo faccio sempre ascoltare anche alla mia vicina di pullman. Comunque, più che alla scaramanzia, preferisco affidarmi a Dio. Sia io che la mia famiglia siamo molto credenti.”
Tre aggettivi per descriverti
“Umile,generosa e caparbia”
Quando non giochi a calcio, cosa ti piace fare?
“Mi piacciono tanti altri sport: tennis, nuoto in primis. Poi, ho cominciato a leggere molti libri, in particolare, due libri che vorrei consigliare a tutti sono quello di Bebe Vio, e quello scritto da Fabio Caressa “Sono tutte finali”, me lo hanno regalato i miei genitori con tanto di dedica all’interno.”
Qual è il tuo sogno nel cassetto?
“Come ogni calciatrice, è vestire la maglia azzurra. Ho avuto l’emozione e il privilegio di farlo nella maggior parte delle giovanili, anche lo scorso anno con l’under 23 per partecipare alle Universiadi. Cantare l’inno è indescrivibile.”
Denise Civitella
Ph Credit:
calcioline.com
zimbio.com
ivg.it

 

Intervista esclusiva ad Alessandro Pennestri: “Sia il calcio femminile a cambiare il calcio femminile”

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Continuano le interviste esclusive di “Stelle in Campo”. Questa settimana abbiamo avuto il piacere di intervistare Alessandro Pennestri, agente e responsabile della LTA Agency Italia, agenzia che, ormai da tantissimi anni opera nel mondo del calcio femminile.

Sono tante le riflessioni che Pennestri fa durante la nostra chiacchierata: presente e futuro del movimento femminile in Italia e proposte concrete su come migliorarlo, prendendo come esempio la Premier League inglese.

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Pennestri insieme a Ajara Nchout Njoya, attaccante Cameroon n. 2 al pallone d’oro africano di quest’anno e Augustine Ejangue Siliki ,Capitano della nazionale Camerun

Quando è nato il suo interesse nei confronti del calcio femminile?

“La mia storia nel calcio femminile nasce molti anni fa, ero un collaboratore sportivo nel calcio maschile e davvero non vedevo prospettive nel femminile, poi una mia personale esperienza famigliare mi ha portato ad avvicinarmi a questo mondo. Ho fatto una promessa a mia sorella, che non attraversava un buon periodo di salute, con la quale le assicuravo che insieme ci saremo fatti questa esperienza nel calcio femminile. Purtroppo lei non ha avuto modo di metterla in atto, e quindi ho voluto onorare almeno io la mia parte di promessa. Quindi mi sono avvicinato al calcio femminile, ed ho iniziato prima come Allenatore, poi come dirigente, ed ora lavorando per la LTA.”

 

Ci parli della LTA AGENCY..

“La nostra è un’agenzia internazionale di intermediazione sportiva, lavoriamo moltissimo in Europa, con tutti i più importanti club professionistici femminili. In Italia, il nostro è per ora più un lavoro di consulenza legale sui contratti, ma a breve si aprirà il versante del professionismo e quindi cambierà anche il nostro contributo. Siamo un’agenzia totalmente dedicata al mondo del calcio femminile, non facciamo molto maschile, perché crediamo molto nell’essere vicini alle nostre calciatrici, a seguire i loro bisogni, e quindi aiutarle nel percorso di crescita che stanno facendo. Per questo non vogliamo nemmeno centinaia di calciatrici (e vi assicuro che sono molte le calciatrici che ci contattano per collaborare con noi), ma prendiamo solo quelle che realmente possiamo assistere, e che professionalmente potremo aiutare nella loro carriera. Mi sembra una scelta deontologicamente corretta.”

Cosa manca al calcio femminile per raggiungere il professionismo?

“Io credo che su questo argomento vada fatto un “distiguo”. Innanzitutto, le calciatrici, per impegno, dedizione, e meritocrazia, dovrebbero già essere considerate delle professioniste. Sia come aspetto lavorativo, sia per quanto riguarda quello delle tutele. Ma questo vale in pratica per tutto l’universo sportivo e non, al femminile. Le donne sono la base della società moderna; mamme, sorelle e figlie, svolgono da sempre molteplici attività all’interno della nostra società, lavorando e accudendo case e famiglie, meriterebbero a prescindere il maggior numero di tutele possibili. Altro aspetto invece è quello manageriale. Oggi il calcio femminile, è un investimento su un futuro, speriamo non troppo lontano, di un prodotto che generi economia. La realtà è che oggi non lo crea a sufficienza e che tutte le sue componenti, con molta “coscienza” dovrebbero ammettere e collaborare per rendere le cose migliori. Non basta chiedere i propri diritti, sia pure giustificati, per vederli soddisfatti, va data un visione del futuro del movimento che passa per le calciatrici ed i club, arrivando al professionismo. Ma questo solo se verrà dato a chi vive quotidianamente il movimento, la possibilità di operare e creare “il prodotto calcio femminile”, sviluppandolo e promuovendolo come deve. Per questo fondamentale potrebbe essere una Lega dei club di calcio femminile, dato anche l’ingresso di grandi club, senza tralasciare quelli di puro settore, che io vedo di buon occhio, perché curando i loro giustificati interessi, determineranno il cambiamento del movimento verso il professionismo.”

E’ stato giusto sospendere il campionato di Serie A femminile?

“Io dico, inevitabile. Non ci sono mai state le condizioni di una ripresa in sicurezza ed economicamente sostenibili, per la serie A femminile. Ora però, vanno rimboccate le maniche e operare per il cambiamento. Le parole del ministro Spadafora, in merito alla riforma dello sport, fanno ben sperare, ma non devono essere i burocrati a operare il cambiamento, ma un cambiamento dal basso, partendo da quelle realtà anche piccole che vivono il territorio, che combattono ogni mese per perseguire i propri fini sociali e sportivi. “Che sia il calcio femminile a cambiare il Calcio femminile””

Pensa che questo stop forzato, rallenterà la crescita del movimento femminile?

“Io credo sempre che le cose non accadano mai per caso, che ci sia sempre come una occasione per cambiare il futuro. E’ stato istituito un fondo per lo sport, di cui in parte vi è una porzione per il calcio femminile, utilizziamo questo come punto di partenza per il cambiamento, per rendere le cose migliori, per generare interesse, e condivisione. Rifletto sempre come intelligentemente in Inghilterra utilizzano i fondi per i club di Premier League. Lì, per rendere il prodotto Premier maggiormente interessante, si gestiscono i ricavi del campionato (e vi assicuro che sono bravissimi a scovare sempre nuovi metodi per prezzare il proprio marchio), non distribuiscono i soldi in funzione di “bacini d’utenza” o “dal più forte al più debole”, bensì in modo inverso. I club più piccoli, quelli che magari salgono dal campionato minore, sono quelli maggiormente interessati da questi fondi.  Facendo così si alza livello e lo si uniforma, aggiungendo spettacolo e imprevedibilità al campionato, e quindi interesse. Ma si sa, li sono anglosassoni, noi siamo “latini” facciamo a modo nostro….”

Come cambierà il calcio mercato dopo questa stagione?

“E’ inevitabile, credo, che la crisi stia creando qualche difficoltà a molti club, e non penso solo a quelli di puro settore. La data di ripartenza, poi, si vocifera essere molto ravvicinata, quindi tutti saranno in fermento per completare le rose, e renderle competitive, con le poche risorse che si hanno. Ma ci sono tanti dirigenti competenti, e spero vedano di più al merito/talento, ed alle qualità umane delle calciatrici. Sarà sicuramente un mercato rapido, ed andranno prese al volo le opportunità che si presenteranno.”

Denise Civitella

Si ringraziano Alessandro Pennestri e Isabella Lamberti di LTA Agency per la concessione.

Ph.credit: LTA Agency

Intervista a Federica Cafferata, esterno del Napoli femminile: “Ho voglia di mettermi in mostra con la maglia del Napoli,in Serie A.”

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Federica Cafferata, classe 2000, esterno del Napoli Calcio femminile, neo promosso in Serie A, ha parlato ai microfoni di “Stelle in Campo”.  Nel suo palmares vanta uno scudetto Juniores con il Ligorna, la promozione in Serie A nella stagione 2019-2020 con il Napoli e numerose presenze nelle giovanili della Nazionale azzurra.

 

Federica Cafferata con la maglia del Napoli.
Federica Cafferata con la maglia del Napoli.

ASCOLTA L’INTERVISTA AUDIO https://www.spreaker.com/user/7082423/federica-cafferata

Facciamo un passo indietro, com’era Federica da bambina?

“Un po’ come sono adesso. Iperattiva non mi fermavo mai, mia mamma mi ha sempre fatto fare molto sport per farmi sfogare. Oggi tengo sempre lo spirito di quella bambina.”

Com’è nata la tua passione per il calcio?

“E’ una cosa che è nata dentro di me, anche grazie a mio fratello che ha giocato nella Sampdoria per molti anni. Andavo a vedere i suoi allenamenti portandomi dietro il pallone da calcio. Alle elementari, inoltre, la mia scuola fece una squadra di calcio in cui potevano partecipare sia bambini che bambine,alla fine mi ritrovai l’unica delle bimbe a giocare.”

C’è un allenatore o un allenatrice che senti sia stato/a più determinante di altri per la tua crescita calcistica e non?

“In realtà sono tre allenatori: il primo è Ruggero Speranza che ebbi al Bogliasco maschile, l’ultimo anno prima di passare al femminile, avevo quindici anni. Poi ebbi Mara Morin, pur non essendoci un alto livello in Liguria a livello calcistico, lei è una delle poche allenatrici in Italia ad avere il patentino Uefa A. Mister Morin mi ha insegnato ad essere professionale. Un’altra allenatrice eccezionale che spero di avere anche in un club, è Rita Guarino che mi ha insegnato ad avere maggior fiducia nei miei mezzi.”

Come ti sei allenata durante il periodo di quarantena? Come trascorrevano le tue giornate?

“Mi sono sempre allenata per non perdere il ritmo, anche se, con il passare del tempo, era sempre più difficile mantenere alta la concentrazione. Mi sono fermata da qualche settimana, mi sto godendo la mia estate, ma sono pronta a ripartire per la nuova stagione. E’ stato un anno molto impegnativo, sia a livello fisico che mentale. Per vincere un campionato di Serie B devi sempre rimanere sul pezzo.”

Congratulazioni per la promozione in Serie A, come ti sei trovata a Napoli?

“E’ come se non fossi mai andata via da casa. E’ una città che mi rappresenta caratterialmente. Come squadra, inoltre, siamo un gruppo forte ed unito, nonostante questo periodo difficile siamo andate avanti, ci siamo sempre parlate e abbiamo dimostrato, di essere molto affiatate.”

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Cafferata con la maglia azzurra

Qual è stato il tuo gol più importante fino a questo momento nella tua carriera?

“Quello che feci con il Ligorna, nella finale scudetto contro il Bologna. Feci il gol del 3 a 1 che chiuse definitivamente la partita a dieci minuti dalla fine. E’ stato liberatorio e molto emozionante.”

Quali sono le tue caratteristiche in campo?

“La caratteristica principale è sicuramente la velocità (come ci raccontò Noelia de Luca nel corso della sua intervista per Stelle in Campo, n.d.r.). Sono una giocatrice che, a volte, infastidisce l’avversario in maniera “furba”. Non mi reputo una giocatrice potente, ma sulla corsa e velocità la palla deve essere mia.”

Su cosa senti che devi ancora migliorare?

“Devo migliorare il colpo di testa e la freddezza davanti alla porta.”

Hai una calciatrice di riferimento a cui ti ispiri?

“Nell’ultimo anno mi piace tantissimo Alia Guagni, è una giocatrice straordinaria e mi incanta vederla giocare. E’ “internazionale” nel suo modo di giocare, ho avuto modo di incontrare ragazze che hanno giocato con lei e mi hanno confermato che si “allena come un uomo”, lo dico come complimento. Sarà bello giocarci contro il prossimo anno.”

Qual è stata la tua gioia sportiva più bella?

“Oltre alla vittoria dello scudetto contro il Bologna, anche questa promozione in Serie A tanto desiderata, la metto tra le mie soddisfazioni più grandi finora ottenute. In passato, avevo avuto dei contatti con alcune squadre di Serie A, ma non ho mai voluto accettarle perchè non volevo andare via da casa senza aver finito prima la scuola, ero ancora troppo piccola. Rita Guarino mi ha consigliato di non bruciare le tappe e fare le cose con calma. Molte ragazze, finiscono la scuola e mollano tutto per andare in Serie A. Sono felice di essermi guadagnata sul campo la promozione nella massima serie con il Napoli, nonostante non ci sia stata l’occasione di festeggiarla in maniera tradizionale. Un altro ricordo bellissimo è aver vestito la maglia della Nazionale e mi auguro che non possa essere solo un ricordo, ma che presto possa diventare nuovamente realtà.”

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Cafferata in azione

E la tua delusione?

“L’anno scorso, con il Genoa Women. Eravamo andate ai play out contro la Novese, lo abbiamo giocato con le nostre ultime forze, è stato un anno molto difficile. Non ce lo aspettavamo di retrocedere, eravamo cariche e convinte dei nostri mezzi. Avevamo una squadra che se la poteva giocare con tutte, ho avuto la fortuna di rifarmi alla grande quest’anno con questa bellissima promozione in Serie A con il Napoli. Sono contenta che anche le altre mie compagne del Genoa Women abbiano avuto modo di rifarsi quest’anno come Teresa Fracas che è andata al Sassuolo, Valeria Gardel che si è fatta un anno di serie A al Tavagnacco e Noelia de Luca che al Campomorone in Serie C ha fatto un bellissimo campionato.”

Sei scaramantica? Hai un rito che fai sempre prima di ogni partita?

“Nella vita no, ma nel calcio un po’ lo sono. Mi ero fatta personalizzare dei parastinchi, mia mamma me ne aveva regalato un altro paio lo scorso Natale perchè gli altri erano rotti, ma non li ho cambiati, ho sempre giocato con gli stessi. Arriverà il giorno in cui si spaccheranno in due e sarò costretta a cambiarli, ma finchè reggeranno, andrò avanti con quelli. Su quei parastinchi ci sono due/tre segni che ricordo perfettamente in quale partita me li sono fatti. Sono sicura che non li butterò mai via, hanno dei bellissimi ricordi. Prima metto il sinistro, poi metto il destro e prima di indossarli do loro un bacino.”

Federica, quando non sei sul campo di calcio, sei studente universitaria, di che cosa ti occupi?

“Seguo grafica e Web designer, studio alla Scuola Internazionale COMICS di Napoli. Mi trovo benissimo, è stata una mia scelta quella di continuare a studiare. Tengo tantissimo all’università, la grafica è uno sfogo creativo. Finita la maturità, mi sono trovata davanti ad un bivio: punto più sul calcio o lo studio? Sono riuscita a conciliare entrambe le cose, giocando a calcio, ma senza abbandonare gli studi. Alla Comics ci sono professori molto competenti e, fortunatamente, sono riuscita a concordare con loro le lezioni che seguo tre volte a settimana. Sono molto felice di come stiano andando gli studi, l’anno scolastico lo sto superando con ottimi voti.”

Hai un sogno nel cassetto?

“Il mio obiettivo è quello di ritagliarmi uno spazio importante in Serie A con il Napoli, ho voglia di mettermi in mostra. Ho voglia di fare gol e di raggiungere più obiettivi possibili con il Napoli. Voglio far bene per arrivare ad alti livelli con la mia squadra e non con un’altra. Mi farebbe piacere che il Napoli arrivasse più in alto possibile anche nella massima serie.”

Denise Civitella

Si ringraziano il Napoli Calcio Femminile e Federica per la disponibilità e la simpatia.

Ph Credit:

Profilo Instagram di Federica Cafferata @fede_caffe

Ramella-Fazzari

Enzo Pinelli

 

Intervista a Fabiana Comin, allenatrice del Cittadella: “Il calcio: la mia passione, la mia vita.”

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Questa settimana, Stelle in Campo va in Veneto nella terra natale di Fabiana Comin, classe 1970 , attuale allenatrice del Lady Granata Cittadella società che milita nella Serie B femminile ed ex portiere della Nazionale di calcio italiana. Fabiana ha partecipato al Mondiale del 1999 in America e all’Europeo del 2001 in Germania.  Ha inoltre vinto 3 scudetti, 1 Coppa Italia e 3 Supercoppe Italiane ed è stata eletta miglior portiere italiano per tre anni consecutivi dal 2002 al 2005. E’ stato emozionante intervistarla, dalle sue parole si percepisce quanta passione e quanto lavoro ci sono stati dietro alla sua carriera prima da giocatrice ed oggi da allenatrice. Simpatica, vivace, una vera trascinatrice.
Fabiana Comin, allenatrice del Lady Granata Cittadella.
Fabiana Comin, allenatrice del Lady Granata Cittadella.
Ecco l’intervista integrale che potrete ascoltare anche a questo LINK:
Raccontaci quando è nata la tua passione per il calcio..
“E’ nata grazie a mio fratello. Lui era portiere, mi sono innamorata di questo sport. Ho iniziato a praticarlo tardi, a 12 anni. Nella provincia di Treviso non c’era ancora una squadra femminile, grazie a mister Roberto Gambassin che mi ha portata con lui, ho iniziato in una società prima giocavo solo al circolo del paese.”
La tua carriera è iniziata come portiere o avevi un altro ruolo?
“Quando ho cominciato, ho iniziato come attaccante. Giocavo esterno destro. Ho subito un infortunio muscolare dopo poche partite che mi ha costretta a star fuori dai campi per un periodo abbastanza lungo. Dopo due mesi di tribuna, pur di non rimanere ferma, ho chiesto al mister di farmi giocare in porta, anche se come ruolo non mi piaceva molto inizialmente. Da quel momento, non mi hanno più tirata fuori dai pali.”
Hai avuto tanti allenatori, ne ricordi uno in particolare?
“Ci tengo a citare Anna Mega che è stata la prima allenatrice capace di valorizzare un gruppo di donne. Ci ha insegnato come stare in campo. Poi, ho avuto la fortuna di avere Milena Bertolini che mi ha allenata nel Foroni, al tempo era il secondo di Leonardo Donella e, già al tempo era una grande allenatrice e si faceva valere. Il terzo nome che vorrei fare è quello dell’ex CT della Nazionale azzurra Sergio Guenza, scomparso pochi giorni fa, il quale, ci ha trasmesso tanta passione, anche se ci urlava contro, ci sapeva valorizzare sempre al massimo.”
Qual è stato il ricordo sportivo più bello vissuto da giocatrice?
“Sicuramente il primo scudetto con il Foroni. Era stato favoloso. Era una gran squadra, la parte più dura era stata sostituire Giorgia Brenzan, avevo molta pressione addosso. Tutti facevano un paragone tra me e lei,ma eravamo due portieri completamente diversi. Era un onore per me essere paragonata lei, ma non era giusto, nè per me nè per lei. Nell’uno contro uno o nelle scelte su un tiro avevamo movimenti diversi. Io volavo, lei magari riusciva a tenere una posizione diversa dalla mia e riusciva a prendere la palla stando in piedi. Anche caratterialmente eravamo due persone diverse, lei era più calma e pacata, io molto più esuberante. Lo dico sempre alle mie ragazze che se fossi stata un portiere “normale” non sarei arrivata dove sono.”
Il portiere è un ruolo in cui si ha una visione di gioco  completa, quanto ha influito la tua esperienza in questo ruolo sul diventare un’allenatrice professionista? Quando giocavi eri un’allenatrice in campo?
“Quando fai il portiere, una delle prime cose che ti vengono insegnate è quella di guidare la difesa. Devi sempre farti sentire ed il ruolo ti impone sempre di essere presente. Il portiere bravo è anche quello che in 88 minuti non fa niente, ma nell’unico tiro della partita deve essere pronto e preparato per fare la magia. Se non sei concentrata, è un problema. Il portiere che fa strada è quello che segue le compagne, le incoraggia. Questo fa sì che quando passi dall’altra parte come allentrice o preparatore dei portieri, sei già impostato nel guidare una squadra o un gruppo. E’ più semplice per noi ex portieri provare questa strada.”
Comin in azione tra i pali.
Comin in azione tra i pali.
Come è cambiata la preparazione delle calciatrici negli ultimi anni?
“E’ cambiata tanto soprattutto nel campo della prevenzione degli infortuni. Ci sono molto meno infortuni. Le società si sono attrezzate meglio. Ad esempio, se il mio preparatore non fa prevenzione, “lo alzo”. La stessa squadra dell’anno scorso ha subito molti meno infortuni quest’anno rispetto al precedente. Questo perchè abbiamo messo come prassi una scheda preventiva che le ragazze seguono nei giorni in cui non vengono al campo.”
Fino al momento in cui si è giocato, sei soddisfatta del campionato giocato dalla tua squadra? In cosa bisognerà lavorare in futuro?
“Posso solo parlare bene delle mie ragazze ed elogiarle per quello che stavano facendo, anche se la posizione in classifica non è quella che si meritano. Chiunque abbia giocato contro di noi, un po’ di timore lo aveva. La squadra ha un gioco, non buttiamo via un pallone e partiamo sempre dal fondo. La difficoltà che c’è stata è che le mie ragazze non hanno tanta esperienza nella categoria, sono molto giovani, l’età media è di 22 anni e tante sono arrivate dalla Serie C. Il livello della Serie B si è alzato molto, è difficile dire anche cosa potrebbero fare il prossimo anno, credo che il livello  si alzerà ancora. Voglio vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, nonostante la situazione generale di oggi sia molto difficile, credo che, mantenendo il gruppo, la mia squadra potrà fare più che bene.”
Quali sono le giocatrici che ti hanno impressionato di più nel campionato di Serie B?
“Codecà, l’attaccante della Riozzese, la volevo in squadra. Mi ha sorpreso Barbieri del San Marino, attuale capocannoniere del campionato cadetto, sta mantenendo una media gol molto alta. A livello di portieri, non voglio cadere nel giochino che facevano con me e non voglio paragonare nessuno alla sottoscritta. Voglio però spendere parole di elogio per Laura Giuliani sta facendo veramente bene. Anni fa, era “piantata” tra i pali, ma da quando è approdata alla Juve, è migliorata tantissimo ed ha fatto dei notevoli passi in avanti. Come portieri stranieri, voglio citare Öhrström della Fiorentina che ho allenato e so le qualità che ha, però anche il portiere del Sassuolo, la belga Lemey, anche se ha una statura bassa come Ohrstrom è sempre sul pezzo, sono portieri che comandano. Senza nulla togliere al Sassuolo, mi auguro che nel suo futuro possa esserci una grande squadra perchè se lo meriterebbe. Di giovani ti cito Forcinella del Verona che è una dei portieri del futuro. Dovrei citarle tutte le giovani, stanno lavorando molto bene.”
Come tieni unito il gruppo delle tue ragazze del Lady Cittadella in questo periodo di emergenza sanitaria?
“Facciamo delle web conference con i programmi settimanali. Le ragazze mandano quotidianamente i loro video di quello che stanno facendo. C’è da dire che se ci fosse una ripresa del campionato, sarebbe improponibile partire domenica con la partita, bisognerebbe avere almeno due settimane di allenamenti sul campo per rimetterle in sesto.”
Comin, insieme alla sua inseparabile cagnolina.
Comin, insieme alla sua inseparabile cagnolina.
Saresti favorevole ad una ripartenza dei campionati?
“Sono divisa a metà. Da un punto di vista sportivo ti direi di sì, da un punto di vista della salute no perchè è ancora un po’ pericoloso per le squadre del Nord. Con la squadra parliamo di questo, le ragazze vorrebbero giocare, c’è stato uno stop improvviso, c’è la voglia di stare insieme e questo, purtroppo, crea un contrasto di sentimenti perchè abbiamo visto cosa ha portato questo virus, a me dispiace molto per le famiglie che hanno perso i propri cari.”
La Presidente del Pink Bari, Alessandra Signorile, ha dichiarato qualche giorno fa che il calcio femminile è a rischio estinzione dopo questa emergenza sanitaria, qual è il tuo punto di vista su questo argomento?
“Tante aziende hanno bloccato le sponsorizzazioni e certe società, senza questi introiti, non avranno un sostentamento. Bisognerebbe che le amministrazioni dessero una mano a queste squadre perchè non è facile andare avanti. Nell’hinterland veneto tante aziende stanno facendo fatica a ripartire. Ci sarà un rallentamento del nostro sviluppo, quello che abbiamo ottenuto fino ad ora, teniamolo stretto. La mia paura è che certe società che non hanno affiliazioni con squadre professionistiche, certi standard non potranno tenerli.”
Quali saranno i tuoi prossimi obiettivi professionali?
“Riprendere in mano la mia squadra e fare sempre meglio, nell’immediato. Voglio migliorarmi sempre e prima o poi, arrivare come primo allenatore in una squadra di Serie A. Difficile, ma non impossibile. Bisogna andare con calma e dimostrare che si è capaci. Nel femminile, noi donne dobbiamo sempre dimostrare qualcosa in più, anche se siamo preparate. Anche quando si è vinto tanto.”
Quali sono i tuoi hobby quando non alleni?
“Leggo , guardo film e passeggio con i miei cani. Una di loro è cieca,mi prendo molto cura di loro.”
Denise Civitella
Fonte foto:
Facebook pagina personale Fabiana Comin
www.ladygranatacittadella.it
www.calciodonne.it