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Nel 2015 ci sarà il picco di decessi causati dalla fibra killer: ogni anno sono circa 4mila i morti.

Post n°5120 pubblicato il 27 Agosto 2011 da cile54

Morire di amianto tra burocrazia e ingiustizia

 

Eternit, Fibronit, Italcantieri, Montedison. La storia industriale del nostro Paese potrebbe essere scritta sotto forma di necrologio. Oltre a milioni di tonnellate di amianto, Eternit ha prodotto quasi tremila morti, tutti operai, perfettamente distribuiti tra Nord e Sud: Casale Monferrato, Cavagnolo (Piemonte), Rubiera (Emilia Romagna), Bagnoli (Campania) e Siracusa (Sicilia). E altre centinaia di morti ha prodotti la Fibronit a Pavia e e Bari, la Fincantieri, tra Sicilia e Friuli Venezia Giulia. Fabbriche di morte sono state anche la Montedison, il Petrolchimico di Mantova, la Goodyear di Latina, l’Ilva. E l’elenco potrebbe essere lunghissimo. Lungo fino ad apparire banale.

 

Quasi nessuno morto sul lavoro, la maggior parte dopo aver raggiunto la pensione. Morti invisibili fino al 1992, anno delle prime normative in materia, arrivate con quarant’anni di ritardo. Mansioni diverse, catene di montaggio diverse, produzioni diverse: barche, gomme, acciaio, chimica. Ma in corpo tutti si sono ritrovati la stessa sostanza. Fibre di amianto bianco. Nome scientifico: asbesto, dal greco, fibra d’oro. Non colpisce subito, ha un periodo di latenza tra i venti e i quarant’anni prima di dare vita a malattie dal nome sinistro: mesotelioma della pleura, asbestosi, carcinoma polmonare. Il picco dei decessi per amianto si avrà tra il 2015 e il 2020. La questione è stata rilanciata ieri ancora una volta dalla Federazione italiana di Scienza della Terra. Le morti per amianto saranno infatti al centro della rassegna Geoitalia, cui prenderanno parte oltre 1500 scienziati provenienti da tutto il mondo.

 

 «In quella sede - spiega Silvio Seno, presidente della Federazione italiana Scienze della Terra - proveremo ad avanzare proposte precise e soluzioni». Oggi le fibre di amianto fanno circa 4mila vittime all’anno. Solo il mesotelioma, il tumore dell’apparato respiratorio connesso in modo diretto all’inalazione della fibra, è stato causa di morte per oltre 9mila persone tra il 1993 e il 2004, secondo i dati del Registro nazionale dei tumori. L’esposizione, nel 70 per cento dei casi, è stata di natura professionale. Fino al 2004 (anno a cui risale l’ultimo aggiornamento della banca dati dell’Inail) in Italia sono stati più di 250mila i lavoratori che hanno chiesto assistenza all’ente previdenziale per essere stati a contatto con l’amianto per periodi, nella maggior parte dei casi, superiori a 10 anni.

 

 Ma a morire e ad ammalarsi non sono solo gli operai. Secondo le stime dell’Ispsel, l’istituto di ricerca dell’Inail, in giro per il territorio nazionale ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto. L’asbesto è stato utilizzato per le coperture delle abitazioni, per il rivestimento degli edifici, per le condutture idriche. Stando ai dati dell’ultimo rapporto di Legambiente, oltre 50mila edifici, pubblici e privati, devono essere ancora bonificati. Ma per le istituzioni non sembra essere una priorità. Per le bonifiche il Ministero dell’ambiente ha stanziato 9 milioni di euro, una cifra che, secondo le associazioni ambientalisti, è ben al di sotto delle aspettative. I fondi, inoltre, sono ancora bloccate, perché tre regioni (l’Abruzzo, il Molise e la Puglia) non hanno ancora approvato il piano regionale amianto. Secondo la legge, avrebbero dovuto mettersi in regola entro sei mesi dall’entrata in vigore della normativa che ha messo al bando la fibra cancerogena nel lontano 1992. Tuttavia, seppure le bonifiche partissero domani, ci sarebbero problemi enormi su dove mettere l’amianto. Legambiente, infatti, calcola che solo 9 regioni su 20 dispongono di un impianto di smaltimento.

 

I conti con il passato non sono chiusi nemmeno sul piano giudiziario. Il processo Eternit potrebbe essere invalidato a tre mesi dalla conclusione a causa delle norme contenute nel disegno di legge sul processo lungo. Quasi tremila morti, oltre seimila persone costituitesi parte civile e richieste da parte dei pm di condanne a 20 anni per i vertici dell’industria svizzera. Tutto potrebbe andare in fumo prima della sentenza prevista per dicembre. Il rischio è stato ribadito due settimane fa dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello: «Se la norma dovesse essere applicata così com’è, potrebbe andare in funo tutto il maxi processo». Ma non c’è solo Eternit. I processi sulle morti per amianto si chiudono spesso con assoluzioni (è il caso di Fincantieri a Palermo o del fratello di Amintore Fanfani, Vittorio, assolto al maxiprocesso di Italicantieri a Triste), o quando va bene, con sentenze in chiaroscuro: risarcimenti e nessuna condanna. A vent’anni dalla messa al bando, l’amianto incide ancora nella storia pubblica e privata italiana.

 

Giorgio Mottola

25/08/2011

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