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Questa Repubblica è in una chiara situazione di conflitto tra le esigenze del profitto privato e quelle della salute pubblica

Post n°7238 pubblicato il 02 Gennaio 2013 da cile54

2013: l’ambiente, la salute e noi.

“Un altro anno è andato, la sua musica ha finito…”

Si può iniziare così, in maniera leggera, parafrasando il poeta – cantore di via Paolo Fabbri, 43, un brevissimo bilancio dell’anno che se ne va sulle questioni della tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

E’ una musica assai poco melodiosa quella che, in quest’ambito, ha suonato il 2012 (come, peraltro, la gran parte dei suoi precedenti), anch’esso, ai vari livelli geo-politico-istituzionali.

A partire dai piani alti internazionali, con l’ennesima sceneggiata consumata meno di un mese fa a Doha (Qatar), all’interno della “Conferenza Onu sul clima”, dai paesi maggiormente responsabili delle emissioni di Co2, per arrivare, a livello nazionale, ad un governo “tecnico” che ha confermato ampiamente le più fosche, ma tutt’altro che “ideologiche”, previsioni di chi aveva occhi men che cechi per vedere e sinapsi men che atrofizzate per capire: ossia, che la “tecnica”, almeno quella di questi tecnici, è uno strumento che serve a raggiungere una serie di obiettivi, decisamente politico-economici, tra i quali non sono proprio in cima, per usare una pietosa litote, l’ambiente e la salute pubblica.

Non che al lavoro, allo stato sociale, alla sanità e alla scuola pubbliche, alla giustizia…. insomma alla democrazia, per come disegnata dalla Costituzione all’art. 3, 1° e soprattutto 2° comma, sia andata molto meglio, peraltro.

Ma, naturalmente, non è colpa del governo bocconiano dalla lacrima facile, né della maggioranza parlamentare geneticamente parificata che lo ha sostenuto: è che, com’è noto, “ce lo chiede l’Europa”.

Per tornare alle questioni ambientali, si è letteralmente coperto di onori il cosiddetto ministro dell’ambiente che, quanto a capacità di garantire “l’ambiente salubre” pressoché esclusivamente nelle stanze dei consigli di amministrazione delle più nobili eticamente e benemerite socialmente industrie nazionali, non ha fatto rimpiangere in alcun modo la sua degna predecessora. Non era impresa facile: chapeau!

In questo senso, la Puglia è stata un inimitabile terreno d’elezione delle perle “eco-industrialiste” del governante in questione: dalla magistrale alzata d’ingegno (in tandem perfetto con quell’altro uomo di governo dallo sguardo lungo, almeno quanto un iban bancario, che è il ministro dello “Sviluppo economico”) del parere favorevole alla riesumazione della trivellazione dell’Adriatico, dalle Tremiti al Salento, in cerca di “oro sporco”, alle mirabili prestazioni tarantine da aspirante giurista d’impresa dell’Ilva (ruolo che, indipendentemente da ogni altra considerazione, forse, non è proprio il naturale corollario di quello che dovrebbe svolgere un Ministro della Repubblica, di questa Repubblica fondata su questa Costituzione, in una chiara situazione di conflitto tra le esigenze del profitto privato e quelle della salute pubblica).

La società, cioè, che ha avuto il suo presidente ed una serie di capi e capetti arrestati ed il vicepresidente latitante all’estero, nonché il suo principale stabilimento, che sventuratamente si trova a Taranto, per la sua gran parte sotto sequestro perché vi è pericolo che la libera disponibilità dello stesso nelle mani dei suoi proprietari e gestori (quelli di cui sopra) “possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato”, per dirla testualmente con il codice di procedura penale.

E il reato in questione è quello di disastro ambientale consumato, unitamente a vari altri, in quella sciaguratissima città.

Questo scarno riassunto dell’anno in fase di trapasso non può che concludersi con due parole su Brindisi e su Salute Pubblica.

In questa città, le questioni ambientali e sanitarie “stentano” ancora a conquistare sul serio, ossia in concreto, il posto che dovrebbero nella sensibilità generale, ma soprattutto in quella dei decisori politici e, ancor più, degli Enti istituzionalmente preposti alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

Brindisi non è (ancora) Taranto, certo.

Almeno stando a ciò che sappiamo e, soprattutto, a ciò che ancora non sappiamo.

Ma non è neanche, precisamente, Friburgo, per così dire.

E questo possiamo affermarlo con discreta tranquillità già alla luce delle “evidenze” che abbiamo.

Ci sono indici e segnali tanto qualificati quanto inquietanti sul terreno degli effetti dell’inquinamento di questo territorio (sul quale si dovrebbero nutrire pochi dubbi, ormai) sulla salute delle persone.

A partire da quelle più deboli e indifese; e quelle che lo sono di più in assoluto sono i neonati.

Il recentissimo studio sulle malformazioni neonatali che ha realizzato, in condizioni quantomeno “difficili”, un meritevolissimo gruppetto di ricercatori pubblici, il quale ha fatto emergere eccessi assai poco rassicuranti, dovrebbe essere un elettroshock per qualsiasi amministratore pubblico istituzionalmente preposto men che criminalmente sciatto.

Ma la storia della difesa dell’ambiente e della salute pubblica, in queste terre in particolare, ci insegna, purtroppo, a non escludere nulla; neanche la sciatteria più criminale.

A tacer d’altro.

Di sicuro, le amnesie, le sciatterie, le vanterie e le ipocrisie, anche quando tristemente camuffate da “poesie”, di coloro che, a tutti i livelli, politici e amministrativi, sono pagati con soldi pubblici per tutelare l’ambiente e la salute degli uomini, delle donne e dei bambini che vivono in questo territorio non troveranno, neanche nel 2013, un ausilio, né, men che meno, un alleato, in Salute Pubblica.

Un alleato, un compagno, in noi lo troveranno, invece, anche nell’anno che nasce, tutti coloro che sono intenzionati a spendere un minimo del loro tempo, delle loro energie, della loro passione nell’impegno collettivo, tanto difficile quanto salubre, per la difesa della terra, dell’acqua e dell’aria, dunque della vita umana.

Con la speranza profonda che per molti torni a valere l’invocazione di un altro grande intellettuale che metteva in straordinari versi e musica le sue lucidissime analisi socio-politiche, che ci manca, ormai, esattamente da dieci anni: “sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi” (G. Gaber, Canzone dell’appartenenza).

Anche nel 2013, salute, pubblica e privata, a tutti e a tutte!

Stefano Palmisano

Fasano, 31122012 www.SalutePubblica.net

 
 
 
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