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Spagna: anche in Italia la legge 194 è nel mirino di chi mal sopporta l’autodeterminazione delle donne

Post n°8470 pubblicato il 11 Gennaio 2014 da cile54

I rischi di un ritorno massiccio all’aborto clandestino sono elevatissimi

 

 

I rischi di un ritorno massiccio all’aborto clandestino in Spagna sono elevatissimi. Così come sarà pure possibile il riaffacciarsi di una differenziazione di classe: mentre alcune donne saranno costrette ad andare all’estero per interrompere la gravidanza, altre donne con minori possibilità economiche dovranno rischiare di morire d’aborto clandestino.

In Spagna il governo ha approvato un disegno di legge che cancella il diritto di scelta delle donne in materia di aborto e riporta il paese indietro di quasi trent’anni, quando l’interruzione di gravidanza era prevista solo in 3 casi: stupro, malformazione del feto e rischio per la salute della madre.

 Anzi, si va oltre perché, secondo la nuova normativa, la malformazione del feto può giustificare l’aborto solo nel caso che comporti un rischio concreto per la vita del nascituro.

 E’ un disegno di legge di natura fondamentalista che uccide il diritto di autodeterminazione della donna e fa carta straccia del principio di laicità.

I rischi di un ritorno massiccio all’aborto clandestino sono elevatissimi. Così come sarà pure possibile il riaffacciarsi di una differenziazione di classe: mentre alcune donne saranno costrette ad andare all’estero per interrompere la gravidanza, altre donne con minori possibilità economiche dovranno rischiare di morire d’aborto clandestino.

L’Italia non è lontana dalla Spagna. Nel nostro Paese la legge 194 è costantemente nel mirino di chi mal sopporta che siano le donne ad avere la prima e l’ultima parola sul loro corpo.

 Ed inoltre l’ingerenza delle gerarchie religiose nella politica non è certo inferiore a quella che si riscontra nel paese iberico.

Il Parlamento europeo lo scorso dicembre ha respinto per la seconda volta e in via definitiva il rapporto della parlamentare portoghese Estrela su “Salute e diritti sessuali e riproduttivi”. La proposta di risoluzione invitava gli stati membri dell’Unione a sviluppare una legislazione che permettesse ad ogni persona di vivere liberamente la propria sessualità e di decidere se interrompere la gravidanza senza alcun rischio.

 La proposta è stata respinta, mentre è stato approvato il testo alternativo del Ppe per soli sette voti: 334 contro 327.

 Determinante, per la bocciatura della proposta, è stata l’astensione di sette parlamentari del PD.

In Italia, come sappiamo bene, l’applicazione della legge 194 incontra notevoli difficoltà a causa del progressivo aumento dell’obiezione di coscienza del personale sanitario, favorendo il ritorno all’aborto clandestino ed alla cancellazione del diritto all’interruzione volontaria della gravidanza.

 In Lombardia si è fatto di tutto per mettere in discussione la legge 194 ed ostacolarne l’applicazione. In particolare favorendo l’obiezione di coscienza anche a livello di strutture consultoriali, tanto che la Regione concede finanziamenti pubblici anche ai consultori famigliari privati che praticano un’obiezione di struttura rifiutandosi di applicare la legge.

Contemporaneamente sta crescendo in Europa, ad opera dei vari Movimenti per la vita, una campagna contro l’autodeterminazione delle donne (sono state raccolte 2 milioni di firme sotto un testo che reclama l’abolizione delle leggi che permettono l’aborto).

 Una lobby fondamentalista e misogina, quella dei Movimenti per la vita, che influenza molto la politica europea.

Siamo molto preoccupate. Perché riteniamo ciò che sta avvenendo un arretramento assai pericoloso sia rispetto al principio di laicità sia nei confronti del diritto alla salute.

 Crediamo sia necessario mettere in campo tutte le nostre energie per costruire, anche a livello europeo, una forte mobilitazione in grado di riaffermare il nostro diritto all’autodeterminazione e alla salute.

Nicoletta Pirotta

IFE (Iniziativa Femminista Europea)

10|01|14 IFE Italia/FAE

 
 
 
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