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La tragedia della diossina a Taranto ha spinto a una rivoluzione culturale, oggi al centro del dibattito c la salute

Post n°8480 pubblicato il 14 Gennaio 2014 da cile54

Emergenza diossina a Taranto: ieri le cozze, oggi il latte

Due anni fa, precisamente il 12 gennaio 2011, scoppiava a Taranto l’emergenza “cozze alla diossina”. In quella data, con un comunicato del Fondo Antidiossina e PeaceLink, veniva convocata una conferenza stampa per annunciare che in un campione di frutti di mare erano state rintracciate elevate concentrazioni di diossina. Il 13 gennaio 2011, il giorno successivo, Fabio Matacchiera ed io fronteggiammo una tumultuosa conferenza stampa, in cui fummo cinti d’assedio dai mitilicoltori. Ci contestarono. Le videate delle nostre diapositive piene di picogrammi e dati chimici non placarono la rabbia. Nei giorni successivi non fu facile camminare per strada.

Quella fu una data di svolta per Taranto. La cozza è un simbolo, un punto fermo, indiscutibile, sacro. Parlare di cozze alla diossina fu una sfida che avremmo potuto pagare a caro prezzo.

Per essere certi che si trattasse di cozze di Taranto fu stato necessario fare un bel tuffo in mare.

L’idea di far analizzare quei frutti di mare fu di Fabio Matacchiera, campione di nuoto e presidente del Fondo Antidiossina. Vennero prelevate e analizzate ostriche, cozze San Giacomo, cozze di fondale e “cozze pelose”.

Quel campione di frutti di mare fornì un quadro drammatico della situazione: c’erano diossine e PCB per un totale di ben 657 picogrammi per grammo di grasso. Tre anni prima un’analoga analisi di PeaceLink su un pezzo di pecorino aveva dato valori fuori norma, ma l’asticella dell’allarme era arrivata a 19,5 picogrammi per grammo di grasso. Eravamo in presenza di un record che distruggeva purtroppo il simbolo di Taranto: la cozza.

Facendo i calcoli su 100 grammi di cozze si raggiungevano 1314 picogrammi di diossine e PCB, e questo significava che mangiando 100 grammi di quei molluschi si superava di 9 volte la dose tollerabile giornaliera di diossine e PCB, considerando un uomo del peso di 70 chili. Una donna di 50 chili invece avrebbe superato di ben 13 volte la dose tollerabile giornaliera con un piatto di cozze. In altri termini una donna di quel peso superava la dose tollerabile giornaliera con soli 8 grammi di mitili.

Quando elaborammo quei dati pensai subito alla festa dell’Unità del 1986 a Taranto. Ricordo l’affetto con cui alcuni compagni offrirono a mia moglie un piatto di cozze: era incinta. Ci portarono un’abbondante portata di quella che veniva considerata una prelibatezza del nostro mare e al tempo stesso il simbolo della città. Un atto propiziatorio per il futuro e al tempo stesso un gesto di antichissima tradizione.

Quella scena la collego ad un’altra: il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, che il 15 gennaio 2011 mangia una cozza in una conferenza stampa per rassicurare tutti. Oltre che sindaco politicamente vicino a Vendola, egli è anche un pediatra. Al sindaco si accodarono vari assessori che, degustando la cozza in pubblico, dichiararono che non c’erano alcun rischio.

Quello che è accaduto dopo è purtroppo noto: le analisi ufficiali hanno dato ragione a chi aveva lanciato l’allarme. Tonnellate di cozze sono state distrutte. E il GIP Patrizia Todisco ha scritto – basandosi su relazioni scientifiche e su un rapporto dei custodi giudiziari – che l’acqua di scarico dell’ILVA può raggiungere il primo seno del Mar Piccolo. Il primo seno del Mar Piccolo è proprio il punto dove furono scoperte due anni fa quelle cozze alla diossina. Due anni fa i mitilicoltori ci contestarono vivacemente. Oggi non più.

E’ notizia di questi giorni che anche nel latte bovino di Massafra (a 20 chilometri da Taranto) è stata scoperta la diossina: oltre i limiti di legge. Viaggiando tra Massafra e Taranto si possono ammirare in sequenza: un inceneritore, una discarica, un’ampia coltivazione di arance e l’Ilva.

La diossina ha cambiato completamente la percezione del problema ambientale. Primo perché contamina la catena alimentare mentre un tempo si pensava sempre e solo all’aria che si respira. Secondo perché arriva a le lunghe distanze e nessuno può sentirsi al riparo. Terzo perché distrugge una città, la sua cultura, la sua tradizione millenaria.

La diossina a Taranto ha favorito una rivoluzione culturale. Se un tempo la città si divideva fra ecologisti e non ecologisti, oggi al centro del dibattito c’è la salute, che è una cosa più vicina e pratica da comprendere, è meno astratta dell’ecologia. Tutti vanno dal dottore. Quasi novemila persone hanno a Taranto l’esenzione ticket (codice 048) per patologie tumorali, un dato che ha generato preoccupazione e polemiche.

I “codici 048“ sono persone che camminano per la strada. Due anni fa se qualcuno mi avesse fermato per la strada avrei avuto paura, la collera per le cozze alla diossina era tanta.

Oggi la gente ti ferma, ringrazia e ti dice: “Vai avanti”.

E così il movimento che un tempo era “ecologista” oggi è movimento di cittadini. E’ destinato a vincere, a tagliare i ponti con un passato di collusione, indifferenza e inquinamento.

Alessandro Marescotti

11/1/2014 www.ilfattoquotidiano.it

 
 
 
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