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I media asserviti al sistema che cresce e ingozza i Mastrapasqua, dopo l'ipocrita stupore silenziano l'ennesima porcheria

Post n°8571 pubblicato il 10 Febbraio 2014 da cile54

Le 10 facce di Antonio Mastrapasqua

Il dottore (commercialista) Antonio Mastrapasqua, presidente del più grande istituto previdenziale pubblico che ha ultimamente incorporato l’impiego pubblico ed altri enti, si è dimesso.

 Dal 2004 è stato consigliere e poi presidente dell'Inps, nominato fino al 2014 con l'appoggio del centrodestra e del centrosinistra, delle confederazioni sindacali, dei lavoratori autonomi, della Confindustria.

 Mastrapasqua fa parte, con funzioni dirigenziali o come revisore dei conti di diversi Enti , di aziende pubbliche e private e precisa "non sono venticinque come dicono, ma solo dieci". E' vice presidente di Equitalia, ricopre funzioni importanti in Autostrade d'Italia, in Aeroporti per Roma, al Coni ed è il dirigente dell'Istituto ospedaliero israelitico di Roma, incarico che lo ha portato ad essere indagato per un giro di fatture (gonfiate? false?) che hanno provocato danni alla Regione e non solo. Non si denuncia invece - ed è strano - che l'ospedale che Mastrapasqua dirige ha debiti di 42 milioni di euro per mancati versamenti contributivi nei confronti dell'Inps dove Mastrapasqua era presidente e verso il fisco, dove è vicepresidente.

 I compensi di Mastrapasqua ammontano a 300.000 euro l'anno nella sua funzione di presidente dell'Inps e di oltre un milione per gli altri incarichi. Nella sua condizione vi sono tanti altri dirigenti pubblici tra cui sua moglie.

 Le questioni politiche e morali che si pongono sono almeno tre:

• la prima: come è possibile aver cumulato tanti incarichi? Chi e perché lo ha permesso?

• la seconda: come può una persona, certamente con doti manageriali notevoli, trovare il tempo per assolvere con efficacia a tanti incarichi?

• la terza: 7 milioni e duecentomila pensionati percepiscono assegni inferiori a 1.000 €uro mensili mentre il presidente dell’istituto che li eroga 100.000 €uro al mese: sarà legittimo ma certamente moralmente deprecabile.

 Ci eravamo convinti che nel corso del 2014 il sistema pensionistico sarebbe stato lasciato in pace. Nel 2014 non vi saranno aumenti nemmeno degli assegni minimi! La rivalutazione degli assegni pensionistici al costo della vita va da 6 a 15 €uro al mese. L’età per il diritto alla pensione delle donne aumenta di 9 mesi se dipendente e di 12 se autonome. Per 17.000 esodati il pericolo di rimanere senza pensione e protezione sociale è stato scongiurato. La possibilità di rimanere al lavoro fino a 70 anni, maturati i requisiti previsti dalla legge Fornero, viene respinta dalle aziende e demandata ai tribunali. La costituzionalità del contributo di solidarietà a carico delle pensioni d’oro dovrà essere verificata dalla Suprema Corte.

 Le pensioni rimangono l’oggetto su cui il Governo e personaggi come il segretario del PD vogliono mettere le mani.

 Il Parlamento, il 9 Gennaio ha cassato alcuni disegni sulle pensioni d’oro. Ha approvato a maggioranza una generica mozione che prevede, in via sperimentale e transitoria, un prelievo sulle pensioni superiori a 60.000 €uro l’anno; la mozione impegna il governo a procedere a operazioni di stima e calcolo per ‘misurare’ la quota di pensione erogata che non corrisponde al valore dei contributi versati. Il segretario del PD ritiene che le pensioni calcolate, in toto o in parte, con il sistema retributivo siano ingiuste. Renzi non conosce la storia dei rapporti di lavoro e del mercato del lavoro nel dopoguerra e la presenza preponderante di lavoratori e lavoratrici agricoli e generici: forse 5 milioni di immigrati, l’occupazione delle terre ed i tanti carcerati, i lavoratori, i capolega assassinati dalla polizia di Scelba sono “verità” che a Renzi conviene ignorare. Ricalcolando la pensione in essere, non ci sono stime attendibili, si potrebbero recuperare più di 10 miliardi e poi ci sono le pensioni di reversibilità che sua nonna percepisce (ruba) da quando rimase vedova a 40 anni. In soldoni circa il 50% delle pensioni in essere dovrebbero diminuire non meno del 10%.

 Anche il Ministro del Lavoro ha annunciato che sta mettendo mano ad una proposta tesa a far uscire anticipatamente dalle aziende i lavoratori. L’Inps garantirebbe per uno o due anni uno sorta di prestito, 700/800 €uro al mese che recupererebbe a piccole rate, in base anche alla speranza di vita, quando il lavoratore diventa pensionato. Non sono previsti, nel periodo di attesa, versamenti contributivi.

 Di pasticcio in pasticcio, di norme inapplicabili, rimane una sola certezza: il sistema pensionistico è sempre meno universale, solidale, pubblico, legato al rapporto di lavoro.

 Un anno fa denunciammo i molti incarichi ed i ricchi compensi del presidente dell'Inps, ma fummo ignorati dal governo, dal ministro del lavoro, dalle forze politiche e dagli organi di informazione.

Sante Moretti

04/02/2014 www.liberazione.it

 
 
 
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