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Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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GLI SPETTRI DELL’AUTORITARISMO

Post n°702 pubblicato il 25 Luglio 2014 da rteo1

GLI SPETTRI DELL’AUTORITARISMO

Non bisogna “agitare gli spettri dell’autoritarismo”. Con questo monito il Colle ha richiamato le forze politiche, e ha anche chiamato a colloquio il presidente del senato Grasso. E’ vero che agitare gli spettri è sempre pericoloso, ma tenere alta l’attenzione, la guardia; vigilare sull’andamento delle riforme, è anche un dovere civico, che non esclude nessun cittadino, prima di tutto, e, in particolare, i parlamentari della Repubblica. Gli italiani, è noto, sono sempre stati divisi, sia prima del fascismo, che dopo, anche se molti di quelli che avevano ricoperto cariche importanti si riciclarono nel nuovo ordinamento repubblicano (ma è sempre accaduto, anche in precedenza, e ancora avverrà in futuro). E’ vero pure che molti di quei “protagonisti” di quell’epoca sono passati a miglior (?) vita, ma di sicuro la mentalità che li caratterizzava non è stata mai cancellata dal sistema-Italia (né, a dire il vero, da altri Stati occidentali). E’, perciò, un problema di mentalità, che permane nella cultura degli italiani, che si dividono tuttora in coloro che vedono “la dittatura” (anche sotto forma dell’uomo solo al comando; che decide, anche senza consultare nessuno), come la soluzione dei problemi sociali, economici e politici, e coloro che la temono e che mettono al centro le libertà e i diritti fondamentali de cittadini. Gli spettri, perciò, non vanno agitati, e si può essere d’accordo,ma non si deve mai escludere che essi siano sempre dietro l’angolo, in un Paese fondato sulla divisione politica della vita.

 
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LE BUGIE E LA BOSCHI

Post n°701 pubblicato il 22 Luglio 2014 da rteo1

LE BUGIE E LA BOSCHI

L’avv. Boschi, ministro in carica per le riforme costituzionali, ha rimproverato i parlamentari, che hanno affermato che la riforma che si sta varando è “illiberale”, citando il democristiano Fanfani (scomparso qualche anno fa) il quale diceva che in politica non bisogna dire bugie. Poiché ella è dell’avviso che la riforma sia più che liberale ne ricava che chiunque la pensi diversamente “dica bugie”. Non so a quale albero della verità si sia finora abbeverata l’avv. Boschi, ma le vorrei dire che farebbe bene ad avere qualche dubbio, così come ormai lo stanno avendo tantissimi italiani, che come me avevano concesso qualche apertura ai giovani come lei, entrati nel governo (con a capo il trentasettenne Renzi). L’avv. Boschi, col suo atteggiamento, sta rafforzando la fondatezza delle tradizioni latine, che ritenevano indispensabile affidare alla saggezza dei patres le decisioni più importanti per la comunità. Il Senato, infatti, costituiva proprio la sede per “ragionare e riflettere” sulle varie iniziative legislative, e in tale consesso l’esperienza della vita vissuta era indispensabile per impedire eccessi e soluzioni illogiche. Personalmente sono dell’avviso che il Senato debba essere abolito perché in democrazia il popolo ha una sola Camera che lo rappresenti (più Camere, invece, riverberano l’articolazione dei ceti e classi dei tempi passati, per cui vanno evitate), ma non si può negare che qualora la “maggioranza” lo voglia mantenere e gli voglia riconoscere funzioni legislative (anche se limitate per alcune materie, senza il diritto di votare la fiducia, e altro ancora), allora l’elezione deve essere riservata ai cittadini, e non può essere di secondo livello. Questo, infatti, è possibile soltanto quando si tratti di costituire organi cui vengono decentrate funzioni amministrative, mai, invece, quelle legislative che sono direttamente collegate al potere sovrano del Popolo. E allora, può darsi che l’avv. Boschi abbia ragione sul fatto che non si versi nella situazione in cui la riforma sia “illiberale” ma di certo è “antidemocratica”.

 
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UN FONDO COMUNE DEGLI ITALIANI*

Post n°700 pubblicato il 18 Luglio 2014 da rteo1

UN FONDO COMUNE DEGLI ITALIANI*

(*Testo definitivo, pubblicato su il Quotidiano del sud)

Stephen Hawking, uno dei più brillanti scienziati viventi, che è stato riconosciuto come degno di succedere alla cattedra di Fisica che fu di Newton a Cambridge, ha raccontato di essere cresciuto e formato in Inghilterra durante il periodo in cui si diceva che “nessuno ti dà niente per senza niente”.  Nell’età adulta, però, grazie al suo lungo e profondo viaggio professionale nella scoperta dei segreti della fisica e del Cosmo si è dovuto ricredere sulla fondatezza di tale “opinione comune” perché le sue scoperte dimostravano tutt’altro, ovvero che  “un intero universo è stato donato a tutti, senza che nessuno abbia dato niente, né dia niente in cambio”. Non vi è dubbio che la sua testimonianza attribuisca maggiore fondamento alla tesi, già peraltro sostenuta da  illustri filosofi del passato (tra cui Rousseau, nel suo “Trattato sull’origine della diseguaglianza”), che  la proprietà privata non esiste” perché “tutto è di tutti”, nel senso che “i beni naturali sono universali”, per cui il “diritto di proprietà”, inteso come dominium assoluto sulle cose, che nei vari ordinamenti giuridici è riconosciuto e protetto con le varie azioni processuali, in realtà esprime solo uno dei modi di organizzare la vita in comune tra i vari esseri umani, garantendo la perpetuazione della prevaricazione dei più forti rispetto ai più deboli. E che sia solo un modo di “regolamentare” i rapporti tra gli esseri umani, creando il cosiddetto “ordine sociale”, mettendo il diritto di proprietà privata al centro del sistema giuridico, ben si rileva dalle diverse soluzioni organizzative sperimentate da alcuni popoli e tra coloro che per ragioni religiose (come le prime comunità cristiane) hanno fondato i rapporti sulla “comunione dei beni”. Non vi è dubbio che questa scelta organizzativa non sia immune da difetti, ma questi sarebbero da attribuire solo all’indole umana, perché, come diceva Hobbes, a livello razionale ognuno vuole il bene di tutti, ma sul piano istintuale desidera solo il proprio piacere. Immaginare, però, un “mondo diverso” da quello finora conosciuto non è utopia, ma un’idea che merita di essere innaffiata per il futuro, quando si dovesse rendere inevitabile ricostruire la nuova società su basi diverse da quelle attuali, che la porteranno alla disgregazione. L’idea è quella di sostituire alla “proprietà” (sia privata che pubblica), un “Fondo unico”, in comune tra tutti i cittadini del Paese, alimentato da tutti i redditi prodotti, che poi dovrebbero essere equamente distribuiti, procapite o per nucleo familiare.  In altri termini, per fare un esempio concreto, e facendo riferimento all’Italia, si dovrebbe far affluire nell’unico “Fondo degli Italiani” tutto il Reddito Nazionale Lordo (che corrisponde al Prodotto Nazionale Lordo) prodotto ogni anno, che è di circa 1800 miliardi di euro. Questa somma collettiva, poi, dovrebbe essere distribuita (anche con cadenze mensili, se si vuole). Tenendo conto che la popolazione italiana è di circa 60.000.000. (sessanta milioni), se si dividesse tale Reddito Nazionale per il numero complessivo degli italiani (1.800.000.000.000 /60.000.000) ad ogni cittadino spetterebbero circa euro 30.000 (trentamila) annui. Sarebbe, certamente, una gran bella somma, che consentirebbe a ciascuno di poter vivere più che dignitosamente, e non ci sarebbe più la necessità di predisporre tutta una serie di controlli, verifiche, apparati, organi e poteri, successioni, e quant’altro, anche per proteggere i cittadini dai furti e dalle rapine, e l’armonia regnerebbe in ogni casa (anche dei politici, che così avrebbero un reddito più che adeguato rispetto al loro ruolo marginale per la comunità). Tale reddito annuale, come detto, potrebbe essere ripartito anche per solo nucleo familiare, attribuendo a questo i predetti 30.000. Con questa soluzione si avrebbe perfino un risparmio di 1350 mld, più che sufficienti per estinguere, in un tempo ragionevole, il grave debito pubblico attestatosi, ormai, a 2163.000.000.000. mld., che cresce di circa 20 mld al mese e costa ai cittadini circa 100 mld annui di interessi. Non si esclude che la predetta “proposta” possa essere respinta a priori, tuttavia non si può negare che la sua “sperimentazione” potrebbe consentire di riorganizzare la società italiana come una vera  Comunità, dove il bene e il male, la buona e la cattiva sorte, sarebbero da tutti condivisi, e nessun cittadino sarebbe più lasciato solo (né ansie per l’occupazione dei figli), realizzando, così, la vera “UNITA’”, che non è quella dichiarata con i proclami e i precetti giuridici ma con i fatti e le azioni concrete.

 
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LA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO NAZIONALE

Post n°699 pubblicato il 16 Luglio 2014 da rteo1

LA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO NAZIONALE

 

Stephen Hawcking, uno dei più brillanti scienziati viventi, che è stato riconosciuto come degno di succedere alla cattedra di Fisica che fu di Newton a Cambridge, ha raccontato di essere cresciuto in Inghilterra durante il periodo in cui si diceva che <<nessuno ti dà niente per senza niente>> e di essersi convinto della fondatezza di questo principio. Successivamente, però, a causa del suo lungo e profondo viaggio nella scoperta dei segreti della fisica e del Cosmo si era dovuto ricredere perché aveva scoperto  che  a << a tutti era stato donato, senza niente, un intero universo>>. La sua testimonianza conferma quanto da me già sostenuto in un precedente blog che <<la proprietà privata non esiste>>  ma esiste soltanto <<la proprietà universale>>, di tutti, e che il diritto che  protegge quella individuale garantisce soltanto la prevaricazione dei più forti rispetto ai più deboli. Sulla base di tale premessa, quindi, ha ritenuto di poter formulare la seguente “proposta”: il Reddito Nazionale Lordo (che corrisponde al Prodotto Nazionale Lordo) è di circa 1800 miliardi di euro; cioè tutti gli italiani, ogni anno, producono circa 1800 miliardi di euro, come reddito-prodotti. Poiché la popolazione italiana è di circa 60.000.000. (sessanta milioni), se si dividesse tale Reddito Nazionale per il numero complessivo degli italiani (1.800.000.000.000 /60.000.000) ad ogni cittadino spetterebbero 30.000 (trentamila euro). Sarebbero, certamente, una gran bella somma, che consentirebbe a ciascuno di poter vivere più che dignitosamente, e non ci sarebbe più la necessità di predisporre tutta uan serie di controlli, verifiche, apparati, organi e poteri, e quant’altro, e l’armonia regnerebbe in ogni casa. Ma volendo si potrebbe anche fare per nucleo familiare, stimando congruo un nucleo di 4 persone, a cui attribuire i predetti 30.000. euro.  In questo seconda ipotesi, si avrebbe perfino un risparmio di 1350.000.000.000, più che sufficienti per estinguere, nel tempo, il grave debito pubblico attestatosi, ormai, a 2163.000.000.000.

La “proposta” che precede consentirebbe anche di organizzare la società italiana in una forma di Comunità, dove il bene e il male, la buona e la cattiva sorte, sarebbero da tutti condivisi, e così si vedrebbe in concreto che cosa significhi “UNITA’”, che finché è soltanto dichiarata riesce incomprensibile ai più.

 
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SCAMBIARSI I POLITICI NEGLI STATI DELL’U.E

Post n°698 pubblicato il 14 Luglio 2014 da rteo1

SCAMBIARSI I POLITICI NEGLI STATI DELL’U.E.*

E’ un dato scientifico acquisito che la “mescolanza” dei geni tra le varie razze abbia rafforzato la specie umana, rendendola più forte rispetto alle tante malattie e alle aggressione virali (ma lo compresero tardi, e per fortuna, alcune dinastie regnanti che usavano celebrare i matrimoni tra consanguinei). E’ altrettanto vero che lo scambio culturale abbia arricchito i bagagli delle diverse civiltà: Roma, già grande come impero, divenne ancor più grande facendo sua l’esperienza culturale della civiltà Ellenica, e così la filosofia entrò nelle scuole, nello studio e nella formazione dei romani, oltre alla retorica e all’oratoria (e lo stesso Cicerone vi attinse a più riprese recandosi più volte in Grecia). Ma già gli Etruschi avevano disseminato la loro esperienza sociale, artigianale e commerciale nelle popolazioni limitrofe, tra cui i Latini, così come dall’oriente arrivarono le moltissime scoperte scientifiche e astronomiche che fecero progredire l’occidente anche in tali ambiti. E anche i cosiddetti “barbari” (quelli “famosi”, per intendersi, ossia gli Unni, gli Ostrogoti, i Visigoti, i Vandali, i Burgundi, i Franchi, gli Angli, gli Alemanni, i Sassoni, ecc.) hanno dato frutti ragguardevoli sia nel mondo giuridico (mediante la valorizzazione delle consuetudini, da cui trae origine il diritto detto di common law, ossia fondato sul precedente giurisprudenziale) che in quello religioso (che avversando il degrado morale della curia romana ha consentito di recuperare il ruolo spirituale delle chiese costringendole ad accantonare - seppur di poco - quello mondano, commerciale e bancario). E sicuramente va nella stessa direzione anche la tanto esaltata esperienza dei giovani dell’ERASMUS, che secondo il premier nostrano costituirà la base delle nuove fondamenta dell’integrazione europea (ma la politica dovrebbe fare anche la sua parte, per completare il processo di fusione); così come va  riconosciuto il ruolo di “rigeneratore sociale” ai tantissimi migranti, sebbene sia necessario un filtro per calmierare gli ingressi, soprattutto in questa fase di grave crisi economica generale. E’, perciò, del tutto evidente, da quanto innanzi detto, che soltanto gli scambi, le mescolanze, gli incroci, consentono il progresso e lo sviluppo sociale, oltre a rafforzare il patrimonio genetico della specie umana. Per questo sarà senz’altro utile applicare  tale rimedio anche al mondo della politica per far si che i vari Stati membri dell’Unione Europea non viaggino più a diverse velocità a causa della differente concentrazione esistente nei vari Stati di personaggi politici inadeguati sul piano culturale e morale e inclini ad abusare del loro ruolo per perseguire finalità private anziché generali. Una soluzione, perciò, potrebbe essere quella di fare una sorta di “Trattato” che prescriva uno scambio dei politici tra i vari Stati, oppure di dare ai cittadini, mediante una consultazione di tipo referendario, la possibilità di indicare i politici da “scambiare”. Con queste soluzioni si avrebbe, così, che quelli italiani potrebbero andare in Germania e quelli Tedeschi in Italia; quelli Francesi potrebbero approdare in Grecia, e quelli Greci in Olanda, ecc., con sicuro vantaggio per tutti i Paesi coinvolti. In questo modo, stando all’esempio, e se gli scambi avvenissero già a partire da questo periodo, l’Italia potrebbe avere come “premier” la Merckel (la quale, peraltro, sosterrebbe anche minori spese quando andrà in ferie ad Ischia, ove annualmente si reca come comune cittadina in compagnia di amici e familiari, dimostrando  - con scarso imbarazzo di molti politici annidati nelle stanze del potere - che c’è una differenza tra il pubblico e gli affari privati). Non so, però, se i tedeschi sarebbero disposti a privarsene, anche se soltanto per un determinato periodo; così come non so neppure prevedere quali potrebbero essere le reazioni del P.D. e dei partiti che sostengono l’attuale governo, che così non potrebbero più portare a completamento le tanto agognate riforme (agognate da chi ?, visto che gli italiani stanno pensando ad altro, e che forse preferirebbero dimezzarli e mandarli tutti a casa). Va, perciò, messo  in conto che il predetto sistema di scambio dei politici non trovi tutti d’accordo, o che non produca vantaggi per tutti. Provare, tuttavia, potrà senz’altro giovare, perché di certo gli scambi, nell’ipotesi peggiore, consentirebbero di rafforzare il senso di solidarietà tra i cittadini che devono imparare a condividere anche i guai e i dolori e a darsi reciproco conforto e consolazione se vogliono realizzare una comunità politica che sia realmente unita (anche nella cattiva sorte).

* Testo integrale pubblicato su il Quotidiano del Sud il 14.7.2014.

 
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