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Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica
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UN VACCINO CONTRO IL "MORBO DEL POTERE"
Al di là della convinzione di Aristotele che l’uomo sarebbe “socievole per natura”, nessuno può stabilire con certezza le reali ragioni che indussero i primi nuclei umani (legati dal vincolo di sangue) a costituirsi in comunità, né i limiti che gli stessi sancirono per separare i rituali e l'attività della vita sociale dalle esigenze alla riservatezza privata (all’interno del nucleo familiare). Le teorie sono varie, e forse sono tutte valide, anche se non mancano quelle che sono sostenute da autorevoli studiosi con la convinzione che esse sono le uniche fondate sulla verità, e non, invece, su diverse ipotesi e supposizioni, dal momento che nessuno è stato mai presente agli albori dell’umanità. Ad ogni buon conto, non vi può essere dubbio sul fatto che tutti gli aggregati umani quando hanno deciso di mettere in comune degli interessi (tutti o solo una parte) abbiano dovuto necessariamente trovare il modo e le formalità per curarli e tutelarli. Analizzando, oggi, le strutture che gli uomini hanno creato nel tempo per l’organizzazione e la disciplina delle esigenze comuni, ossia i cosiddetti enti pubblici, il cui massimo e complesso potere è lo Stato, si constata che tutte queste istituzioni a volte hanno reciso le proprie radici, ossia le ragioni che ne hanno determinato la creazione e si sono imposte come fine ultimo e totalizzante dell’intera società, collocandosi sopra di questa e dei singoli individui che la compongono. In questo modo è accaduto che l’esigenza di tutelare i diritti e la libertà, che ha favorito la creazione di tali organismi con lo scopo di poter garantire protezione a tutti i membri della Comunità dai soprusi e violenze fisiche e morali dei propri consociati e dalle invasioni degli altri popoli, è stata disattesa dal potere costituito, che anziché assolvere una funzione di servizio in favore dei cittadini ha spesso imposto con la forza le esigenze del proprio apparato. E’ superfluo sottolineare che, ovviamente, la “colpa” non può essere addebitata a tali Enti pubblici, che sono soltanto dei simulacri, ossia delle persone fittizie, artificiali, ma va, invece, attribuita agli uomini che si sono insediati negli apparati di tali Enti, ne hanno assunto le funzioni, la rappresentanza. E tutto questo è tuttavia un fenomeno incomprensibile perché spesso quegli stessi uomini al di fuori dell’esercizio delle funzioni pubbliche, o prima di assumerle, hanno anche dato prova di condividere l’idea dell’esercizio della funzione pubblica come servizio in favore della collettività. E’ probabile, perciò, che la “metamorfosi” che colpisce qualunque cittadino chiamato ad assumere una funzione pubblica derivi proprio dall’investitura; è, cioè, proprio questa che agendo in modo “virale”, subdolo e incontrollato, fa scaturire nella psiche e nelle connessioni neuroniche del cervello del cittadino un’alterazione funzionale dell’intero organismo umano, tanto da fargli perdere ogni controllo di sé stesso, di cambiarlo perfino nell’aspetto, oltre, ovviamente, nella personalità. E così accade che un uomo buono allorquando venga investito di una pubblica funzione spesso diventi malvagio; che un essere mite si trasformi in violento e aggressivo; o che un essere parco e aduso ai pasti frugali si lasci ingolosire dall’offerta di crostacei e molluschi; o che pur non avendo preoccupazioni economiche, accetti del denaro per espletare il suo compito; o che pur non amando il teatro, si faccia riservare un palchetto e dei posti in prima fila; o che pur essendo stata una persona giusta, si affermi come paladino dell'ingiustizia fine a se stessa; o che un cittadino beneducato, rispettoso e ossequioso degli altri si trasfiguri in un arrogante e presuntuoso, che oltre ad attendere e pretendere dagli altri il saluto (magari con qualche titolo onorifico come prefisso, malgrado questo non corrisponda alla sostanza) spesso neppure ricambia, perché ritiene di non essere più vincolato alle comuni regole di cortesia. La scienza medica, e in particolare la psichiatria, non si è finora curata di approfondire la problematica, ma credo che prima o poi occorra che vi si dedichi perché tale patologia, se non contrastata, può diventare peggio della peste bubbonica. E', perciò, necessario approntare quanto prima delle adeguate terapie, ma soprattutto occorre scoprire un vaccino da somministrare a tutti i cittadini fin dalla nascita, per immunizzarli dal "morbo del potere" affinché i giovani possano fondare su basi nuove le future istituzioni pubbliche, che dovranno servire i cittadini e non far loro violenza gratuita nè porsi come fine.
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LE FAMIGLIE SONO LO STATO
Un governo “dei tecnici” che chiama un gruppo di tecnici (una terna, per ora) fa sorgere molte perplessità sulla sua idoneità, competenza e capacità a risolvere i problemi del Paese; la presenza, poi, in tale gruppo anche di un politico di “vecchia data”, che ha avuto ruoli di grandi responsabilità istituzionali, di partito e di governo, fa anche dubitare sull’effettiva volontà di affrontare e risolvere sul serio i problemi perché è difficile che chi nel passato ha concorso in qualche modo a produrli possa ora risolverli. E’ probabile, però, che all’obiezione si possa eccepire che tale “tecnico-politico” aveva avviato un programma di “risanamento” del debito pubblico, tuttavia non si potrà negare che l’incarico che gli è stato affidato di rivedere il finanziamento ai partiti e di regolamentare questi secondo le regole costituzionali non dia garanzie di terzietà. Altrettanto incredibile è stato l’appello ai cittadini ad indicare sul sito del governo quali sprechi occorra tagliare, perché è demagogia, soprattutto perché sono state escluse le spese del Parlamento, del Quirinale e quelle della Corte costituzionale, santuari intoccabili secondo una libera interpretazione della Costituzione (povera Costituzione!). In verità, siamo alla frutta ! Allo sbando totale, e questo perché non ci sono più persone all’altezza dei compiti, dei ruoli, che sappiano trascinare “biblicamente” il Popolo italiano con l’esempio dell’onestà, dell’abnegazione, donandosi completamente alla causa comune, rinunciando a qualche privilegio di “casta”. Tutti, infatti, sono chiusi nel proprio guscio, da cui mettono fuori la testa soltanto per lanciare strali, accuse, moniti, sentenze, ma alla fine ognuno si sollazza nei propri privilegi, che difende a spada tratta. Lo Stato nel dopoguerra (ormai remoto) era stato assimilato ad una “grande famiglia”, e i suoi rappresentanti erano i primi a dare l’esempio morale e civile ai cittadini; oggi, invece, esso appare come una scialuppa nel mare aperto, senza orizzonte, con alcuni comandanti-pirati intenti a spartirsi il bottino mentre l’imbarcazione affonda. Non so se il “S.O.S.” sarà raccolto da qualche nave di passaggio, o se sarà letto il classico “messaggio nella bottiglia”, tuttavia bisogna tentare di fare qualche cosa, prima che accada l’irreparabile, che si spezzi il vincolo sociale e che si affermino i “poteri forti”. Non vi è dubbio che così come è stata organizzata nel tempo la nostra comunità con uno Stato centralizzato e accentratore, sempre più elefantiaco e burocratizzato, che ha quasi cancellato l’autonomia delle comunità locali, anziché ampliarne le competenze, non può più continuare. E’ da ritenere che tale sistema organizzativo centralizzato sia stato utile e necessario dopo l’unificazione dell’Italia e dopo la nuova Costituzione, ma ora sembra che esso abbia esaurito la sua propulsione, la sua capacità di “rinnovarsi” e di proiettarsi verso nuove sfide future nell’interesse generale dei cittadini. Non bisogna, però, stupirsi di ciò perché anche gli Stati hanno i loro cicli vitali, come tutti gli esseri viventi e le cose inanimate. Occorre, perciò, “ristrutturare” il sistema, rifondandolo dal basso, ossia dalle Comunità, che sono la prima espressione delle cellule naturali, ossia le famiglie. Sono queste, infatti, la struttura portante del sistema-Stato, e quando esse vengono “soffocate”, mortificate, oppresse, non sopravvive più alcun sistema politico. Per risolvere, perciò, il problema del declino generale occorre urgentemente recuperare il ruolo delle famiglie e delle Comunità, le quali, però, dovranno essere opportunamente bonificate dalle mentalità dei clan tribali che hanno infettato le strutture istituzionali, impedendo al merito e alla competenza di potersi affermare. In questo modo si potrà recuperare anche il territorio, secondo la sua vocazione naturale, soprattutto di quello fertile per l’agricoltura, che è stato finora devastato, programmando un nuovo modello di sviluppo. Può sembrare, questa soluzione, un ritorno alle origini, alle radici, eppure essa è l’unica possibile perché le famiglie e le Comunità sono lo Stato.
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GRILLO E' LIBERTA'
Non sono un "grillino", chiariamolo sin d'ora per evitare che qualcuno possa sostenere che io sia "giudice in causa mia". Posso dire, però, che ho avuto il piacere, nei tempi passati, di assistere a qualche suo spettacolo teatrale e di essermi divertito, ritenendo di aver speso bene il prezzo del biglietto, e convinto anche che era stato giusto pagare per la sua prestazione professionale.
Da tempo egli si sta battendo contro un sistema politico malato, incancrenito. Si può non essere d'accordo con le sue idee; non condividere il modo come gli le manifesta; tuttavia bisogna avere un grande rispetto verso la sua persona, il suo movimento, e anche le idee politiche che sta portando avanti.
Ogni cittadino, che non si abbeveri alla fonte della politica e che da questa tragga la sua fonte clientelare di sostentamento, per cui è interessato a difenderla a spada tratta, ha il dovere di battersi affinchè Grillo e il suo movimento possano liberamente manifestare le loro idee.
Questa si chiama libertà, e tolleranza: se non rispettiamo gli altri non possiamo pretendere il rispetto per noi e le nostre idee.
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IL FINE GIUSTO
“Il fine giustifica i mezzi”. La frase viene generalmente attribuita a Machiavelli, che, però, nel suo “Principe” non l’ha mai espressa in quei termini. Tuttavia la “politica”, almeno quella dell’ultimo ventennio, che dovrebbe essere archiviata come il peggio del peggio (anche se al peggio non c’è mai fine), ne ha fatto un emblema, un modello di condotta e un modo di vivere. Oggi, però, le conseguenze nefaste di tale precetto, trasfuso anche nella legislazione che ha imposto il principio della legalità fine a se stessa, senza alcun aggancio con l’equità e la giustizia sostanziale, sono sotto gli occhi di tutti, per cui urge fermarsi, prima che sia troppo tardi, per comprendere che cosa non va nel sistema e quali potrebbero essere i rimedi. Indubbiamente i “fini” sono la via maestra da seguire; tutto si muove in base ad essi, senza i quali si perde qualunque riferimento. Essi, però, per essere efficaci, utili agli uomini, non possono che essere strumentali, e il più grave errore finora commesso è stato quello di giustificare per il loro raggiungimento sempre e comunque i mezzi impiegati, anche quando questi risultassero illeciti o immorali, senza invece porsi mai la domanda se il fine fosse giusto o ingiusto. Al riguardo si potrebbe, però, obiettare che tutto è relativo, per cui ciò che può essere giusto per qualcuno potrebbe non esserlo per qualche altro. L’obiezione, tuttavia, può essere facilmente superata, e per fare questo è sufficiente richiamare il pensiero di personalità eminenti che già hanno avuto modo di porsi la stessa domanda. Tra i tanti, uno è certamente Socrate, il quale sosteneva che giusto è bene; e, inoltre, si può prendere a riferimento il precetto universale, canonizzato dai Vangeli, che giusto è “non fare agli altri ciò che non vorresti che fosse fatto a te”. Come ben si comprende la formula è semplice, è alla portata di tutti ed elimina ogni dubbio, e, quindi, anche la relatività strumentale viene posta nell’angolo. Il “fine giusto”, pertanto, è quello che tende al bene (come valore supremo) e che consente di poter realizzare “ciò che vorresti fosse fatto - o dato - a te”. Con questi due parametri, perciò, ogni Comunità può rapidamente e facilmente organizzarsi nel modo più razionale, proporzionale e armonico, e può scoprire gli eventuali “trucchi” che il “potere” pubblico e politico inventa per “creare cattedrali nel deserto”, enti vuoti e inutili, che danneggiano e infettano l’intero corpo sociale e dilapidano le scarse risorse disponibili. In concreto, per fare un esempio: se il “potere” ha deciso di sostenere una (ulteriore) spesa pubblica (per istituire un ente, un ufficio, o altro) occorre subito che ogni cittadino si ponga le seguenti domande: <<per quale fine ? è un fine giusto, nel senso che tende al bene ? >>. Come si vede, non occorre impostare alcuna equazione, ma soltanto rispondere a due semplici domande. Per cui, se entrambe le risposte saranno positive allora il progetto che “il potere” intende realizzare potrà essere finanziato; altrimenti, se dovessero essere entrambe negative, o anche soltanto una delle due, esso dovrà necessariamente essere respinto, ricordandosene, poi, al momento delle elezioni. Con lo stesso criterio è poi possibile passare in rassegna tutto ciò che finora è stato costruito dalle forze politiche, a partire dagli uffici comunali, passando dalle Regioni, fino allo Stato, per pretendere di cancellare dal sistema tutto ciò che non risponde alle predette due domande (il fine, e se questo è giusto). Come è facile comprendere con questa regola fondamentale, che è anche morale, ogni cittadino, d’ora innanzi, avrà la possibilità di controllare l’operato dei propri amministratori, dei rappresentanti politici e istituzionali, oltre ad avere una propria guida personale nel proprio percorso di vita, e adottando tale criterio sarà possibile rimettere finalmente ordine all’intero sistema sociale e politico, ricordandosi che, come diceva Aristotele, la natura non fa economia e ogni cosa ha un solo fine. E anche l’uomo, in virtù di questa regola, non dovrà più essere fine a se stesso ma deve prodigarsi per perseguire il “fine giusto” che è il bene supremo.
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LA VERITA’ E’ DEMAGOGIA ?
Come si comporterebbero, oggi, Enrico De Nicola, che fu Capo provvisorio dello Stato e primo Presidente della Repubblica, il quale, di fronte ad un’Italia distrutta dalla guerra, rinunziò all’indennità di carica, e, come se non bastasse, partiva da Napoli, ogni mattina, per recarsi a Roma, prendendo il treno come un qualunque pendolare (senza dire del “famoso cappotto” che si fece risvoltare, anziché sostituirlo) ? e Sandro Pertini - non a caso il Presidente della Repubblica più amato dagli italiani -, che durante tutto il settennato non dimorò mai con la sua consorte nei lussuosi alloggi del Quirinale ma prese in affitto una mansarda nella città di Roma (senza riferire che “sconfessò” la madre, che aveva chiesto per lui la grazia, preferendo restare nel duro carcere fascista) ? E’ demagogia, questa, quando si richiama alla memoria il ricordo, con estrema deferenza, e senza neppure voler fare alcun paragone, di due Padri nobili della Repubblica italiana, che meritano di essere citati non soltanto per la carica svolta, peraltro in modo egregio, ma soprattutto per il loro comportamento di servitori esemplari del Popolo, delle istituzioni pubbliche, che con i fatti e non a parole seppero insegnare agli italiani come vivere da italiani in una grande famiglia, come era, e dovrebbe essere, lo Stato. Eppoi che cosa significa “demagogia”, o essere demagoghi ? Prima di tutto va ricordato che originariamente tale termine, che deriva dal greco (conduttore del popolo), non aveva alcun significato negativo, come, invece, è accaduto nei tempi successivi, e oggi in particolare. “Arringare” il popolo, infatti, mediante argomenti, a volte forzati, spinti, non è necessariamente una tecnica negativa, quando tale metodo risulti efficace per la causa e quando è utile per scuotere un sistema incrostato e incancrenito che resiste ad ogni costo all’assedio del fortino dei privilegi. In altri termini, il c.d. “demagogo”, se per far “entrare in testa” un concetto; se per richiamare l’attenzione pubblica, per far comprendere meglio ai cittadini i termini del problema, fa ricorso ad un linguaggio considerato da alcuni “fuori dalle righe”, si deve condannare a prescindere, oppure occorre, invece, spiegare - cioè controbattere punto su punto - le tesi di tale demagogo mettendo in evidenza che sono errate, viziate, capziose ? Per capire meglio: quando un c.d. “demagogo” sostiene che la classe politica non è più rappresentativa degli interessi generali e del popolo, e che sperpera danaro pubblico, non si può replicare che è “demagogia”, oppure difendersi sostenendo che c’è qualche esponente di tale classe che è diverso dagli altri, per cui non si può fare di tutta l’erba un sol fascio, ma occorre, invece, dimostrare il contrario, con dati certi alla mano, ad es. eliminando il rimborso delle spese elettorali, tagliando il numero di parlamentari, dei vitalizi, dei privilegi dopo la cessazione degli incarichi, ponendo un tetto massimo alle retribuzioni, alle pensioni, al cumulo degli incarichi politici e istituzionali, ecc. Peraltro, sostenere che “un demagogo qualunque” possa, oggi, “trascinare il popolo” ovunque voglia, non soltanto si sovrastimano le capacità del primo (a meno che non sia bravo a raccontare barzellette, tipo quelle da osteria) ma, ciò che è peggio, si sottovaluta enormemente anche l’intelligenza del secondo, come se fosse ancora allo stato primitivo, senza alcun senso critico. A questo aggiungasi, inoltre, che in un sistema democratico, le cui funzioni e ruoli sono disciplinati dalla Costituzione, non può assolutamente immaginarsi una via diversa da quella “legale” per introdurre nel sistema le opportune e indispensabili innovazioni, che pur la società legittimamente reclama e che ingiustamente la “classe politica” e i rappresentanti delle istituzioni eludono. Per questo prima di “etichettare” un cittadino come “demagogo” la classe politica dovrà dimostrare che egli sta affermando il falso e non il vero, altrimenti la “demagogia” diventerà un’arma di libertà se afferma la verità.
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Inviato da: rteo1
il 22/05/2012 alle 17:19
Inviato da: m.a.r.y.s.e
il 19/05/2012 alle 11:27
Inviato da: rteo1
il 18/04/2012 alle 11:47
Inviato da: antonellaaddeo
il 17/04/2012 alle 21:53
Inviato da: rteo1
il 02/02/2012 alle 19:38