Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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«L'Apocalypto dei partiti»

Post n°721 pubblicato il 31 Ottobre 2014 da rteo1

«L'Apocalypto dei partiti»

La riflessione fatta nel blog (blogservice@beppegrillo.it) sul destino dei partiti tradizionali che oggi si dividono il potere così conclude: «Ma quanto possono durare? Qualche anno e poi per loro sarà finita. Sono solo rottami di una finta democrazia. Non si può fermare il vento, né le vele dei galeoni. E' questione di tempo, non importa quanto ci vorrà, ma abbiamo già vinto.»

Mi dispiace di aver dovuto dissentire dagli autori del blog e da coloro che leggeranno il mio seguente commento:

«Analisi apparentemente corretta, ma ontologicamente errata. Tali partiti stanno svolgendo il proprio ruolo di "distruttori della democrazia", così come il M5S sta tentando di esercitare il suo di "costruttore della democrazia". E' la logica del sistema, che impone ad entrambi (costruttori e distruttori)  di competere, confliggendo. Prima o poi il M5S (o chi gli subentrerà nell'opera di "costruttore") avrà la meglio, ma sarà soltanto una fase temporanea, perché succederà una nuova fase, ancora quella dei "distruttori" (forse, però, del popolo, e non più della sola democrazia)».

 
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DIO NON ERA UN LAUREATO IN LEGGE

Post n°720 pubblicato il 24 Ottobre 2014 da rteo1

DIO NON ERA UN LAUREATO IN LEGGE

Stamattina, prima di  dedicarmi ad altri impegni, voglio depositare “agli atti” questo pensiero che mi “frulla” per la mente. Forse, dopo, ci ripenserò, e magari mi dirò che ho sbagliato, sia nell’analisi che nella scelta di “pubblicarlo”. Non fa niente. Spesso accade nella vita di “pentirsi” di qualche cosa, ed è comunque sempre vero che il nostro pensiero  è ambivalente, così come tutto ciò che ci circonda: neutroni e protoni, anodo e catodo, bianco e nero, vita e morte, attrazione e repulsione, costruzione e distruzione, amore e odio, pace (agognata dalla blogger “semplicementelucrezia”) e guerra, salute e malattia, amici e nemici, onesti e disonesti, buoni e cattivi, religiosi e atei. A questo punto, però, forse dovrei intrattenermi ad analizzare le ragioni che stanno a fondamento di questo dualismo sistemico (lo farò in altro momento),  ma ora non posso perché è necessario che completi l’estrinsecazione della riflessione che mi ha spinto a fare questo post. E allora vengo al dunque: ho preso in esame i titoli di coloro che rivestono i ruoli di rappresentanti di vertice dello Stato e di molti di quelli degli enti territoriali e locali. Il dato che è emerso è che  se non tutti ma di certo la maggior parte ha una laurea in giurisprudenza (Giorgio Napolitano è laureato in legge, così come P. Grasso, la Boldrini, M. Renzi, e buona parte dei componenti del suo governo. Il sindaco della mia città  ha una laurea in legge, e così una buona parte della sua giunta e tra i consiglieri; lo stesso dicasi per i componenti regionali, e di tutti gli staff e degli apparati amministrativi, delle prefetture, e via discorrendo). Si dirà che questo è “naturale” perché dovendo approvare le leggi, o dovendole applicare, è necessario che si abbia dimestichezza con la materia. E se ciò fosse invece il vero problema del collasso sociale, economico e finanziario ? Un esempio per capirci: un allevatore di bestiame produce latte e carni per i macelli, e cerca di massimizzare la sua produzione e profitti; lo stesso accade quando si tratti di un contadino per i suoi prodotti agricoli. Perfino il titolare di “pompe funebri” si lamenta nei periodi di pochi decessi e si augura che questi aumentino perché così fa “buoni affari”; e i carrozzieri che sperano negli aumenti di sinistri stradali, ecc. E’, pertanto, “normale” che un laureato in legge sia “naturalmente” orientato a “produrre leggi”, norme, sentenze e cavilli. Ed è altresì ovvio che ritenga che la vita degli esseri umani debba essere inondata di codicilli, e che questi siano l’unica verità, finalità e ragione di vita: Che cosa, infatti, sarebbe la vita senza di essi, e quale angoscia avrebbero i cittadini se non ci fossero sempre delle norme a portata di mano che dicano che cosa sia il bene e che cosa il male, giusto o ingiusto, morale o immorale ? e che dicano anche se gli omosessuali siano esseri naturali o innaturali, per cui da tenere fuori, come la peste, dall’ordinamento giuridico. E così l’unica produzione italiana (ma il cancro è europeo) in crescita costante (anzi  esponenziale) è stata, ed è, quella normativa (peccato che il governo non abbia pensato di metterla nel PIL, anziché inserire le attività illecite e la prostituzione). I giuristi sono gli unici sempre al lavoro affinché ogni  problema possa essere risolto mediante una norma ad hoc, e anche questa stessa norma, quando diventa un problema (ossia spesso, se non al momento medesimo in cui è varata) deve trovare una soluzione in un’altra norma, che a sua volta troverà soluzione in una nuova norma ancora. Non vi è dubbio, ormai, che il sistema sia giunto al capolinea e stia affogando nell’oceano di norme. E’ del tutto evidente che così non può più andare avanti, e forse la soluzione sta proprio nel sostituire i laureati in legge nei posti chiave del potere con altri cittadini, che anziché avere il “vizio” di produrre leggi producano beni materiali e spirituali. Io non so  se Mosè sul Monte Sinai abbia o meno incontrato “Dio” ma essendo poi sceso soltanto con “DIECI COMANDAMENTI” di certo non incontrò un giurista perché altrimenti sarebbe sceso con dei codici e non con sole dieci regole, necessarie e sufficienti per vivere da esseri umani.

 
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I CITTADINI MERCENARI PER LEGGE

Post n°719 pubblicato il 21 Ottobre 2014 da rteo1

I CITTADINI MERCENARI PER LEGGE

Chi è un cittadino ? La domanda è semplice e complessa al tempo stesso. Come al solito ! La soluzione dipende sempre dalla sincerità di colui che risponde o dalle sue riserve mentali, che si hanno quando si gioca sporco, perché si vogliono proteggere i propri interessi (e della propria corporazione). La risposta semplice: chiunque sia considerato tale  dalla sua comunità, che mediante la civitas, l’odierno Stato-democratico, gli riconosce dei diritti e dei doveri nei confronti della stessa collettività e delle istituzioni. La risposta, furbesca, che tuttavia ha avuto il sopravvento negli ordinamenti giuridici, è invece: chiunque è riconosciuto da questi titolare di diritti e doveri. All’apparenza non si rilevano differenze, nella sostanza, però, le cose non stanno così. Nel primo caso è la comunità degli uomini che riconosce a tutti coloro che la compongono la condivisione di diritti e di doveri, che vengono tradotti in norme dalle istituzioni politiche. Nel secondo caso, invece, sono queste ultime che in un regime di autarchia e di sovranità stabiliscono a chi riconoscere i diritti e gravare dei doveri, e la comunità stessa non è ritenuta un soggetto reale ma soltanto potenziale, che può anche non essere ritenuto esistente e meritevole di tutela da parte del diritto. Finché la situazione continuerà ad essere questa; finché la finzione continuerà ad avere il dominio sulla realtà, gli uomini, in carne ed ossa, continueranno ad essere schiavi dei sistemi politici, e di coloro che in questi occuperanno le leve del potere. Occorre, perciò, che la realtà si riappropri dei suoi poteri, e che gli uomini decidano da sé la propria sorte. In un sistema siffatto la comunità chiederà ad ogni suo componente (anche detto “cittadino”) di dare il suo contributo intellettuale o manuale (di medico, avvocato, professore, presidente della camera, consigliere regionale, contadino, allevatore, operaio, ecc.) secondo le sue capacità e vocazione, e lo ricambierà con una quota delle risorse necessarie per garantirgli una vita decorosa e dignitosa (così come avverrà per tutti gli altri “cittadini”). E questo rapporto biunivoco di dare e avere, fondato sul vincolo comunitario e solidale, continuerà per tutta la vita del “cittadino”, il quale, anche da “pensionato”, se richiesto, non si sottrarrà ai suoi doveri nei confronti della propria comunità. Nel regime, invece, in cui sono le istituzioni politiche a decidere “dall’alto” come differenziare i suoi cittadini per legge, questi potranno avere più diritti degli altri, e ci potranno essere perfino alcuni che ne saranno privati. E anche quando cesseranno dal servizio attivo (ossia saranno “pensionati”) potranno, ad es., essere chiamati ad assumere funzioni pubbliche cumulando la propria quota di ricchezza già percepita con altre quote aggiunte, allargando ulteriormente il divario con gli altri cittadini. E questo meccanismo colpirà anche coloro (seppur pochi) che sarebbero ben lieti di assumere incarichi pubblici “onorifici” quando si trovano già in pensione (magari di alto dirigente, o di ex parlamentare, di professore ordinario, ecc..) per il bene della propria comunità, perché “la legge non lo prevede”. E’ evidente, così, che quando la legge nasce dalle istituzioni e non dalla comunità, oppure quando questa è privata di ogni potere di approvare o meno i provvedimenti delle istituzioni prima che diventino efficaci, i “cittadini” diventano dei mercenari e non si sentono parte della propria comunità. Tutto si fa solo in cambio di compensi (stipendi, indennità, ecc.), e così succede che un qualunque “cittadino” cumuli tante e tali ricchezze che altri inevitabilmente ne saranno privati, o stenteranno per sopravvivere. Si dirà “dura lex sed lex”, ma forse sarà meglio essere soprattutto uomini che cittadini mercenari.

 
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IL BLOG DI GRILLO: TAGLI ALLA SANITA'

Post n°718 pubblicato il 17 Ottobre 2014 da rteo1

IL BLOG DI GRILLO: TAGLI ALLA SANITA'

L'argomento su cui oggi ha focalizzato l'attenzione il blog di Grillo (chiarisco: non sto pubblicizzandolo) è il taglio alle Regioni contenuto nella legge di stabilità, che avrà ripercussioni sulla sanità. Si critica, e forse giustamente, la manovra del Governo; tuttavia sul tema mi sono sentito di lasciare un commento ai lettori di tale blog, che riporto:

"L'operazione più grave è quella di far lievitare ulteriormente il debito pubblico con gli 11,5 mld della manovra (e i mercati l'hanno bocciata!).
Tagliare la sanità è certamente una pessima soluzione. Bisogna però
metterci mano, perchè gli sprechi, gli sciupii, sono all'ordine del giorno.
Le aziende sanitarie Regionali, ospedaliere, aifa, ministero della salute, società regionali (tipo SORESA in Campania) sono una giungla di privilegi e zone grigie, dove si dissipano risorse e si succedono negli incarichi padri e figli (ma anche altri componenti familiari, e a volte amici degli amici). Eppoi ci sono i doppi e tripli incarichi dei primari e dei medici, che con un piede stanno dentro gli ospedali e le asl e con un altro nelle cliniche convenzionate o in studi privati. E poi ci sono le riserve di caccia esclusive dei farmacisti titolari, che impediscono ai tantissimi giovani laureati, abilitati e iscritti all'albo di poter aprire una farmacia anche NON CONVENZIONATA (i già titolari, però, che hanno risorse, possono entrare in molte società di farmacisti, senza alcuna incompatibilità). Potrei andare avanti...
La sanità, quindi, se si tocca è un problema, ma se non si (ri)tocca si fa ancora più male ai cittadini!"

 

 
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IL BLOG DI GRILLO: REFERENDUM SULL'EURO

Post n°717 pubblicato il 16 Ottobre 2014 da rteo1

IL BLOG DI GRILLO: REFERENDUM SULL'EURO

Sul blog di Grillo di stamattina viene trattato il tema dell'euro e si sostiene la utilità per l'Italia di uscire dall'euro.

Ho ritenuto opportuno lasciare su tale blog il seguente commento, che è stato pubblicato:

"Il problema non è l'euro! E' un errore pensare che una moneta unica, come mezzo di scambio, sia un problema. Se, infatti, si togliessero di mezzo i dollari, le sterline, i rubli, lo yen, e via a seguire, e si concordasse tutti su una sola moneta (magari con simbolo "fallico" su una delle due facce, visto che nell'antica Grecia i rituali delle falloforie erano tenuti in grande considerazione) si andrebbe a migliorare e non a peggiorare. Il problema, semmai, è stato (e potrebbe essere) il rapporto di cambio. Un euro l'Italia lo ha scambiato con 1937,26 lire ! E' questo il dramma; e ormai i danni sono irreparabili. Altra questione, invece, è la democrazia nell'U.E. che ha un ruolo marginale perchè la legislazione è condizionata dal Consiglio europeo e dalla Commissione. E' in quest'ambito, perciò, che occorrerebbe muoversi: dare ai popoli la sovranità sottraendaola alle istituzioni! "

Non so quanti condivideranno le mie riflessioni (sull'effige, però, da stampare sulle monete, si può discutere), ma ritengo che sia senz'altro necessario aprire una discussione e approfondire l'argomento, per evitare di lasciarsi prendere dall'emotività o di lasciarsi trascinare in avventure pericolose da parte di chi, magari, ne sa meno di noi (e di sicuro molti politici sono tanto più ignoranti di noi comuni cittadini!).

 
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