Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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LA COSTITUZIONE E LE MISSIONI MILITARI

Post n°890 pubblicato il 19 Aprile 2017 da rteo1

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1122500/la-costituzione-e-le-missioni-militari_1209615

«Lo scenario geopolitico mondiale è in costante cambiamento. La nuova linea del Governo degli USA produce effetti sulle alleanze e sulle strategie economiche e militari degli Stati europei. L'Italia come membro dell'ONU, della NATO, dell'U.E. e dell'OSCE è impegnata in numerose missioni militari di pace e per la sicurezza internazionale, nonché per la tutela dei diritti umani. Alle Forze Armate sono attribuiti sempre nuovi compiti, sia in ambito della protezione civile che di concorso con le Forze di polizia per la lotta al terrorismo e di contrasto al fenomeno delle migrazioni clandestine sulle coste del Mediterraneo. Il nuovo modello di Difesa, con la riduzione degli organici e il ridimensionamento dello strumento militare, è stato elaborato in un contesto geopolitico che oggi risulta del tutto superato. Occorre rivedere il nuovo modello delle Forze Armate nel quadro costituzionale, anche nella prospettiva dell'eventuale Difesa comune europea.»

 
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ORIGINI E FINI DELLA COMUNITA' STATALE

Post n°889 pubblicato il 18 Aprile 2017 da rteo1
Foto di rteo1

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1202799/origini-e-fini-della-comunita-statale_1209548 

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/325853/origini-e-fini-della-comunita-statale/

L'Autore analizza e riflette sulle origini, sui fini e sul ruolo della famiglia naturale.

Gli Stati, così come gli enti sovranazionali, territoriali e locali, nonchè tutte le regole politiche e giuridiche, sono soltanto dei mezzi vincolati dal "fine originario" che affonda le sue radici nel "Patto sociale" tra le famiglie naturali che diedero origine alle Comunità sociali e, queste, alle Comunità statali.

Tale "fine", che garantisce a tutti i membri il «nutrimento per sussistere e vivere», oltre alla protezione e difesa della dignità umana e dell'incolumità personale, non deve mai essere eluso dai programmi dello Stato perché altrimenti si recide il "Patto originario" e si spingono le famiglie indigenti in una condizione di "guerra" sociale e  politica contro la Comunità di appartenenza. Lo Stato è una Comunità Politica, che deve tendere all'autosufficienza ed essere la casa di tutti i cittadini, che sono "Servitori degli altri e Sovrani di se stessi". 

 
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POLITICA FORENSE

Post n°888 pubblicato il 06 Aprile 2017 da rteo1

POLITICA FORENSE

(ESTRATTO DALL'INTERVENTO PUBBLICATO SULLA RIVISTA NUOVO MERIDIONALISMO NR. 206, MARZO 2017)

A) La l. 31.12.2012, n. 247 ha introdotto la "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense". Da essa emergono varie problematiche, che andrebbero tutte affrontate e dibattute. Tuttavia, appare maggiormente proficuo che questo lavoro si soffermi soltanto su qualche tematica in particolare, riservando le ulteriori riflessioni ad altri eventuali e successivi elaborati.

1. Una prima riflessione la meritano senz'altro le "norme sulla incompatibilità". Al riguardo l'art. 19 della precitata legge, in deroga a quanto stabilito nell'articolo 18, prevede che l'esercizio della professione di avvocato è compatibile:

«con l'insegnamento o la ricerca in materie giuridiche nell'università, nelle scuole secondarie pubbliche o private parificate e nelle istituzioni ed enti di ricerca e sperimentazione pubblici. ».

Non vi è dubbio che il "patrimonio teorico" in possesso dei predetti insegnanti e ricercatori sia un valore aggiunto per l'avvocatura. Tuttavia bisogna prendere atto che oggi la società è particolarmente afflitta dal grave fenomeno della disoccupazione giovanile e intellettuale. Nei tempi passati indubbiamente questo problema non si è manifestato in modo così destabilizzante, e si spera che per il futuro rimanga solo un ricordo sbiadito, tuttavia non si può negare che oggi sia una dura realtà che deve essere urgentemente affrontata per impedire che accadano conseguenze destabilizzanti per l'intero sistema politico.

Seppur può risultare "brutale" bisogna dire, senza giri di parole, che  occorre "distribuire il reddito" e "distribuire il lavoro" tra tutti i cittadini, recuperando, peraltro, il sempre vigente, ma sempre disatteso, art.98, comma 1, della Costituzione che sancisce: «I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della nazione».

Trattasi di una scelta di campo, che la Costituzione non impone a nessun pubblico impiegato, il quale, perciò, può anche scegliere il settore lavorativo privato qualora decidesse di non voler essere  "al servizio esclusivo della nazione", lasciando così il posto di lavoro ad altri cittadini che, invece, accetterebbero di buon grado tale "esclusività". I ruoli dei professori universitari, dei ricercatori e dei docenti di materie giuridiche garantiscono un lavoro stabile e un congruo reddito fisso. Sono certamente moltissimi i giovani in possesso di riconoscimenti accademici di elevata competenza che accetterebbero l'esclusività di tali impieghi con l'incompatibilità con ogni altra attività e professione. In questo modo tantissimi professori universitari, docenti di materie giuridiche e ricercatori, che "amano" la "libera" professione dell'avvocatura, si potrebbero dedicare a questa a tempo pieno arricchendo ulteriormente la categoria, ove già costituiscono sicure punte di diamante per la loro bravura  professionale.

Non vi è dubbio che i tempi attuali siano caratterizzati, come sopra detto, da amplissime sacche di disoccupazione intellettuale e professionale, per cui appare quanto mai inevitabile introdurre nell'ordinamento delle incompatibilità assolute.

È necessario, perciò, prescrivere urgentemente l'esercizio esclusivo di tali ruoli accademici e di insegnamento introducendo l'incompatibilità assoluta con l'avvocatura e con qualsiasi altra attività professionale o lavorativa.


Il comma 2. dispone: «I docenti e i ricercatori universitari a tempo pieno possono esercitare l'attività professionale nei limiti consentiti dall'ordinamento universitario. Per questo limitato esercizio professionale essi devono essere iscritti nell'elenco speciale, annesso all'albo ordinario. 3. È fatta salva l'iscrizione nell'elenco speciale per gli avvocati che esercitano attività legale per conto degli enti pubblici con le limitate facoltà disciplinate dall'articolo 23.»

 
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RAPPRESENTANZA E GOVERNABILITA' IN DEMOCRAZIA

Post n°887 pubblicato il 23 Marzo 2017 da rteo1

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https://images-eu.ssl-images-amazon.com/images/I/51pwVTHweuL._AC_US218_.jpg

In un regime di governo democratico non vi è mai alcuna divergenza tra la "rappresentanza" popolare del Parlamento e la "governabilità" del potere esecutivo, perché questo ha il compito di attuare la volontà generale del Popolo espressa mediante le leggi generali ed astratte. Si genera, perciò, un contrasto solo quando il Governo subisce delle pressioni da parte dei poteri oligarchici fautori dell'ineguaglianza sociale. Così la "funzione legislativa" diventa l'obiettivo primario del Governo, il quale, con l'ausilio dei partiti politici che lo sostengono, agisce per assumere il "primato politico" al posto del Parlamento. Il saggio analizza tali dinamiche e si sofferma sulla funzione legislativa in rapporto ai diversi regimi di governo e dei vari periodi storici, alla legge elettorale, i cui princìpi si traggono dalla Costituzione, e ai tentativi di riforma del bicameralismo paritario. 

 
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NAPOLI E SALVINI

Post n°886 pubblicato il 10 Marzo 2017 da rteo1

NAPOLI E SALVINI

GIUSTO DUE BATTUTE, STAMATTINA, A CAUSA DEL TEMPO LIMITATO CHE HO.

HO SENTITO IERI SERA CHE IL SINDACO DI NAPOLI, DE MAGISTRIS, AVREBBE VOLUTO IMPEDIRE A SALVINI, LEADER DELLA LEGA (UN TEMPO SOLO DEL NORD), DI TENERE UN CONVEGNO A NAPOLI.

A DIRE DEL SINDACO "NAPOLI NON VUOLE SALVINI".

NON LO SO. NON SONO NAPOLETANO, MA SONO UN CAMPANO.

NON SO SE DE MAGISTRIS RAPPRESENTI TUTTI I NAPOLETANI, PERCHE' PER POTER PENSARE DI IMPEDIRE A SALVINI DI TENERE UN CONVEGNO A NAPOLI, PERCHE' I NAPOLETANI NON LO VOGLIONO, E' INDISPENSABILE RAPPRSENTARLI TUTTI.

SE, INFATTI, GIA' UNO SOLO NON SI SENTISSE RAPPRESENTATO DAL SINDACO ALLORA QUESTI NON AVREBBE ALCUN TITOLO PER IMPEDIRE AL CITTADINO-NAPOLETANO, PUR SE FOSSE UNO SOLO, DI INCONTRARE SALVINI.

IO NON VOTO LA LEGA, NE' APPREZZO IL SUO PROGRAMMA POLITICO. TUTTAVIA NON POSSO ACCETTARE CHE UN SINDACO (CHE PERALTRO FINORA HA DATO AMPIA PROVA DI LARGA APERTURA MENTALE) POSSA ESSERE TANTO INTOLLERANTE E ARROGARSI IL POTERE (CHE CERTAMENTE NON HA) DI RAPPRESENTARE TUTTI I NAPOLETANI.

PERALTRO, MI VIENE ANCORA DA PENSARE: MA AL CONVEGNO A CUI PARTECIPERA' SALVINI CI ANDRANNO OPPURE NO I CITTADINI NAPOLETANI ? IO CREDO DI SI. E ALLORA COME PUO' DIRE IL SINDACO CHE "I NAPOLETANI NON VOGLIONO SALVINI" .

IO, INVECE, COME CAMPANO DICO: BENVENUTO SALVINI, E TUTTI COLORO CHE DEMOCRATICAMENTE, E NEL RISPETTO DEL PLURALISMO, VOGLIONO MANIFESTARE LIBERAMENTE IL PROPRIO PENSIERO POLITICO. 

 
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