Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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L'UNITA'

Post n°875 pubblicato il 20 Gennaio 2017 da rteo1

L'UNITA'

Stamattina ho poco tempo, causa impegni, che non risolveranno, però, i gravi problemi degli italiani. Purtroppo !

Voglio, tuttavia, lasciare queste mie prime rifllessioni della giornata a quei pochi amici che amano tenere sempre attivi i neuroni.

Come sempre, nei momenti di scoramento, di perdita degli orizzonti, c'è sempre qualcuno che si appella all'Unità.

Appello giusto, corretto, senz'altro un rimedio indispensabile.

Ma che cosa vuol dire "Unità" ?

Se io dicessi ai miei figli : dovete essere uniti, sarebbe la stessa cosa che dire : dobbiamo essere tutti uniti ?

E dovrei anche dire per fare che cosa ?

ed essere "Uniti" vuol dire comandare e servire ? o che tutti debbono servire ?

E', allora, un'idea solamente politica, legale ?

oppure è un vincolo spirituale che può prescindere dalla legge e dalla politica ?

Ed essere Uniti implica che dobbiamo mettere tutto insieme, non soltanto le nostre energie ma anche i nostri AVERI ? oppure questo no, perchè una cosa è essere uniti altra cosa essere "COMUNIONE", o "COMUNITA'" ?

Buona riflessione. Ci risentiremo in giornata.

 
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FRANGAR, NON FLECTAR

Post n°874 pubblicato il 19 Gennaio 2017 da rteo1

FRANGAR, NON FLECTAR

Un Caro Amico del blog, di recente acquisizione, ha scelto come suo motto: «Frangar, non flectar».

Dico subito che ho grande stima per ciò che scrive e la profondità del Suo pensiero, che lo pongono in testa ai mie interlocutori preferiti.

Stamane, a causa di una serie infinita di "evasioni notturne", il mio pensiero si è anche soffermato sul Suo motto.

Potrei senz'altro parlare d'altro, oppure tacere, che è  sempre un bene, piuttosto che dire qualcosa di insignificante, o che possa essere ritenuto tale; così come è altrettanto importante ascoltare gli altri più che dire la propria opinione.

Sento, tuttavia, la necessità di "aprire", soprattutto con Lui (un interlocutore non comune), che certamente mi leggerà, una riflessione sul motto da Lui scelto.

« Frangarnon flectar, è una locuzione latina spesso citata per significare che "mi spezzo ma non mi piego".

Il suo valore morale è indubbio, e tanti onori merita certamente chi lo fa suo - come il Mio Amico  virtuale -  come modello di condotta nella vita.

Ma la mia domanda - che rivolgo anzitutto a me stesso-  è questa:  è una regola assoluta oppure solo relativa ?

Prima, però, di esplicitare il mio punto di vista ritengo opportuno lasciare sospesa la domanda affinché possano essere elaborate al riguardo le più profonde riflessioni.

Mi congedo, pertanto, e per ora, per ritornare, poi, sulla domanda che precede, anche per attendere eventuali punti di vista, sperando che l'Amico virtuale voglia dare un Suo importante contributo, soprattutto perché chiamato in causa.

 
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LA LEGGE ELETTORALE COSTITUZIONALE

Post n°872 pubblicato il 06 Gennaio 2017 da rteo1

LA LEGGE ELETTORALE COSTITUZIONALE 

Il prossimo 24 gennaio la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sulla legge elettorale detta "italicum". I partiti e i gruppi parlamentari, da parte loro, pur in attesa del giudizio della Corte, stanno elaborando varie proposte, alcune delle quali certamente interlocutorie e dilatorie.

In verità le norme sostanziali e procedurali contenute nella Costituzione, se interpretate e applicate in perfetta coerenza con i princìpi generali del regime di governo democratico (sovranità popolare e rappresentanza politica), sono di per sé ben chiare, tali da consentire la elezione "democratica" sia dei Deputati che dei Senatori, rendendo inutile qualsiasi ulteriore legge elettorale.

Per quanto concerne la Camera dei Deputati l'art. 56, comma 4, della Costituzione prevede che «La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni [...] si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti», mentre l'art. 67 sancisce che «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato ».

Da tali norme si rinvengono due fasi:

- la prima, mediante le "Circoscrizioni elettorali" (che costituiscono l'equivalente dell'antica suddivisione territoriale del popolo mediante il " demo" ) tutti i cittadini che vi abitano eleggono il numero di parlamentari previsti (quantificati in proporzione al numero di abitanti) scegliendoli tra tutti  gli abitanti (si ha così la rappresentanza territoriale degli abitanti della circoscrizione, che costituisce l'equivalente della rappresentanza dell'antico "demo");

- la seconda, tutti i parlamentari eletti (nelle singole "circoscrizioni", per la Camera, e in quelle regionali, per il Senato), una volta eletti e diventati membri dell'organo statale (il Parlamento) rappresenteranno la "Nazione" ed eserciteranno le loro funzioni senza alcun vincolo di mandato, così come sancisce il predetto art. 67.

La necessità, perciò, di intervenire mediante la legge elettorale per selezionare i parlamentari con criterio proporzionale, maggioritario o misto, con collegi uninominali o plurinominali, con liste bloccate, ballottaggio o con voto di preferenza, ecc., è soltanto un'esigenza oligarchica dei partiti politici che così si riservano il potere di far approdare in Parlamento soprattutto i cittadini a loro graditi, in violazione sia della regola della rappresentanza territoriale sia di quella della "Nazione" (perché in Parlamento saranno tutelati soprattutto gli interessi economici e finanziari di parte anziché quelli generali dell'intera Comunità-statale e di tutti i territori).

Una "legge elettorale", perciò, che non sia "truffaldina" ed espropriativa della Sovranità dei cittadini, dovrebbe prevedere soltanto le regole per la presentazione delle candidature nelle circoscrizioni (elettorato passivo) e le modalità di espressione del voto (elettorato attivo).

Così come non si dovrebbe assolutamente parlare di "sistema maggioritario" per la selezione sul territorio dei membri del Parlamento, perché è un sistema oligarchico che serve per aggirare il rapporto proporzionale tra gli abitanti della Circoscrizione e gli abitanti eletti (potendoli anche "imporre dall'alto" senza alcun rapporto territoriale). Tale regola maggioritaria, infatti, riguarda soltanto la successiva fase, quella dell'approvazione delle leggi in Parlamento, e non la prima fase, quella della selezione, che deve essere "proporzionale".

Peggio ancora, poi, sono le cosiddette "soglie di sbarramento", per partecipare alla ripartizione dei seggi; e, in ultimo, il criterio più oligarchico in assoluto, è il "premio di maggioranza", anche fondato sull'assurdo di dover "sapere subito chi ha vinto", come se le elezioni siano un gioco natalizio a premi, tipo la "lotteria Italia" del 6 gennaio.

La "democrazia", invece, è molto più semplice, proprio perché, nel bene o nel male, è il "Governo del Popolo", e quest'ultimo quando sceglie tra gli abitanti della sua circoscrizione territoriale conosce bene i candidati onesti e virtuosi e quelli che gravitano nelle orbite dei clan camorristici o mafiosi.

La rappresentanza, perciò, prevista dalla Costituzione e coerente con i principi della democrazia non può essere intaccata dalla legge elettorale essendo prescritto un rapporto proporzionale tra gli abitanti della Circoscrizione elettorale e il numero di parlamentari da selezionare.

Anche per il Senato della Repubblica vale, ovviamente, quanto innanzi detto per la Camera dei Deputati circa le regole elettorali.

La norma che ne disciplina l'elezione è l'art.57 della Costituzione che, al comma 1, sancisce che «Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale...», mentre al comma 4, prevede che «La ripartizione dei seggi tra le Regioni... si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni...»; inoltre, l'art. 58 prevede che « I Senatori sono eletti a suffragio universale e diretto...».

Come ben si rileva dalle pre-richiamate disposizioni la "circoscrizione elettorale" del Senato coincide con il territorio regionale.

In questo modo si assicura una "rappresentanza a base regionale" nel Senato della Repubblica.

Anche per questa "rappresentanza", perciò, valgono le regole fondamentali per la elezione dei Deputati dal momento che anche i Senatori sono eletti "a suffragio universale e diretto" e il voto deve essere espresso con le modalità di cui all'art.48 (personale, eguale, libero e segreto).

Qualunque tentativo, perciò, mediante legge elettorale, di aggirare il rapporto di rappresentanza tra tutti i cittadini-elettori della Regione e gli abitanti di questa incide sui principi fondamentali del regime di governo democratico.

Anche per i membri del Senato si applica l'art. 67 («Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vicolo di mandato») per cui, nella seconda fase, quando, cioè, gli eletti saranno membri del Senato, la loro rappresentanza, prima individuata ai soli fini dell'elezione nell'ambito regionale, si trasferirà all'intera Nazione.

Anche in questo caso, come si vede, la procedura dell'elezione, della prima fase, e quella della rappresentanza della Nazione, della seconda fase, sono del tutto semplificate, per cui la legge elettorale dovrà limitarsi soltanto alle regole di presentazione delle candidature e dell'esercizio del voto.

La democrazia è la democrazia !, e non è l'oligarchia; chi auspica quest'ultima non può violare impunemente la Sovranità popolare.

 
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RAPPRESENTANZA E GOVERNABILITA' IN DEMOCRAZIA

Post n°871 pubblicato il 02 Gennaio 2017 da rteo1

Il principio della "rappresentanza democratica" e l'esigenza della "governabilità" entrano in conflitto soltanto quando all'interno della Comunità-statale le diverse aggregazioni socio-politiche e finanziarie spingono il regime di governo democratico verso un modello di tipo oligarchico.

Quando, invece, il regime di governo democratico è da tutti i cittadini condiviso e accettato vi è piena concordanza tra la "rappresentanza", cui è riconosciuto il "primato politico", e la "governabilità", che si manifesta nel solo modo coerente , che è quello di dare esecuzione e attuazione alla volontà generale dei cittadini espressa nella forma della legge.

Tra i poteri dello Stato la funzione legislativa è quella maggiormente ambita nella lotta per il governo della Comunità-statale e sia le leggi elettorali sia le modifiche della Costituzione vanno tutte  nella direzione di conquistare tale funzione.

Nell'opera l'autore si sofferma su tali problematiche e mette in luce, fin dai tempi più remoti, i conflitti politici tra le varie componenti sociali per la conquista del potere legislativo e analizza, altresì, i fondamenti elettorali previsti dalla vigente  Costituzione, le ragioni del "bicameralismo paritario"  e i vari tentativi per riformarlo.

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1195493/rappresentanza-e-governabilita-in-democrazia_1201165

RAPPRESENTANZA E GOVERNABILITA' IN DEMOCRAZIA

 
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FUORI DAI PIEDI !

Post n°870 pubblicato il 22 Dicembre 2016 da rteo1

FUORI DAI PIEDI !

LA NOTIZIA E' ORMAI ARCINOTA.

IL MINISTRO  DEL LAVORO HA PRONUNCIATO DELLE FRASI INQUALIFICABILI.

ALCUNI HANNO CHIESTO LE SUE DIMISSIONI.

IL SUO PARTITO, IL P.D., HA FATTO QUADRATO.

EGLI HA CHIARITO IL SUO PENSIERO (?) E SEMBRA CHE ABBIA CHIESTO SCUSA.

PERCHE', ALLORA, IO STAMANE, A QUEST'ORA, SENTO IL DOVERE DI DIRE ANCHE LA MIA ?

LA RAGIONE E' QUESTA:

SONO CONVINTO CHE LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO CORRISPONDANO ALLE SUE IDEE. TALI ESPRESSIONI NON POSSONO ESSERE FRUTTO DI CASUALITA'; NON ESCONO DALLA BOCCA SENZA CHE IL CERVELLO ABBIA AVUTO UN RUOLO.

PER QUESTO NON SONO SUFFICIENTI LE SCUSE. E NON LO SONO ANCHE PERCHE' LUI E' UN MINISTRO DELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA.

SI PROPRIO DEMOCRATICA, FINO A CHE NON SARA' CAMBIATO L'ART. 1.

MOLTI GIOVANI, MINISTRO, LASCIANO L'ITALIA PERCHE' NON TROVANO LAVORO, VISTO CHE IL SUO GOVERNO (IL PRECEDENTE, CHE E' QUASI LO STESSO DI QUESTO IN CARICA) NON HA AFFRONTATO IL PROBLEMA DELL'INCOMPATIBILITA' TRA LE DIVERSE ATTIVITA' LAVORATIVE.

LE FACCIO UN BELL'ESEMPIO: MIA FIGLIA, CON 100 AL LICEO CLASSICO; LAUREATA CON 110 E LODE; CON UN DOTTORATO DI RICERCA, QUALCHE CORSO DI PERFEZIONAMENTO, E CON L'ABILITAZIONE PROFESSIONALE, HA PRESENTATO LA DOMANDA PER IL CONCORSO A GIUDICE TRIBUTARIO BANDITO DAL SUO COLLEGA (IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, ANCH'EGLI SOLO DIPLOMATO). IL BANDO DAVA PREFERENZA AI PROFESSORI ORDINARI DI MATERIE GIURIDICHE, AI MAGISTRATI, AI DIRIGENTI, ECC.- E COSI' LEI (E CREDO TANTI ALTRI COME LEI) E' RIMASTA A PIEDI. IN UN PAESE SERIO A QUEI PRIVILEGIATI "PREFERITI" SI SAREBBE CHIESTO DI LASCIARE UNO DEI DUE IMPIEGHI. NELL'ITALIA, INVECE, ORA GOVERNATA DAL P.D., QUESTO NON ACCADE, E MIA FIGLIA HA INOLTRATO DOMANDA PER ANDARE ALL'ESTERO (PERALTRO CONOSCE BENE SIA L'INGLESE CHE IL FRANCESE).

E' CONTENTO DI TOGLIERSI DAI PIEDI ANCHE MIA FIGLIA ?

IO, A DIRE IL VERO, MI TOGLIEREI VOLENTIERI DI TORNO UN MINISTRO COME LEI (E ANCHE IL SUO COLLEGA DIPLOMATO). 

 
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