Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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ebook: BENE COMUNE

Post n°883 pubblicato il 24 Febbraio 2017 da rteo1

https://www.amazon.it/dp/B06X9DN2KN/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1487968868&sr=8-1&keywords=ebook+teodoro+russo

http://www.lafeltrinelli.it/ebook/teodoro-russo/reddito-esistenza/9788892322691 

III) IL BENE COMUNE

Il concetto di "bene comune" è indissolubilmente collegato al regime di governo.

È "comune a tutti" soltanto nella "democrazia pura", dove l'eguaglianza è anche "sostanziale" oltre che formale e, ovviamente, politica.

Non può esistere, perciò, in un regime di "monarchia assoluta", come, ad es., quella francese di Luigi XIV, e neppure nei regimi dittatoriali (oligarchie militari, economico-finanziarie e teocratiche) dove coincide con la sola visione ed esigenza personale dei titolari del governo dello Stato.

Tale espressione è sempre ricorrente nei discorsi politici e istituzionali, ma anche nelle discussioni tra semplici cittadini (spesso tutti in malafede perché ciascuno è portatore di interessi di parte da difendere ad oltranza, per cui tutto si può modificare tranne i propri interessi e privilegi).

Non c'è occasione pubblica o privata, infatti, in cui non si faccia riferimento al "bene comune", e tutti, a quanto pare, concordano sempre su tale formula magica.

Il problema, però, si manifesta subito dopo, ogni qualvolta si cerchi di definirlo, di dargli un contenuto, un perimetro, per evitare fraintendimenti, malintesi.

Ecco, che allora ci si rende improvvisamente conto che esso è poliforme; è come un elastico, e per questo i politici e i rappresentanti delle istituzioni pubbliche vi si appellano spesso perché sanno che così non saranno mai vincolati a nulla di preciso e avranno sempre le "mani libere".

Purtroppo anche la democrazia, così come gli altri diversi regimi di governo, vive di luoghi comuni, di effetti speciali, che spesso all'esame pratico, quando si tenta di conoscerli meglio nel loro significato, si rivelano senz'anima.

Queste espressioni generiche, però, quando i cittadini le utilizzano senza approfondimenti e riflessioni critiche pregiudicano la loro crescita e consentono l'affermazione dell'inganno, del raggiro, nelle relazioni sociali e politiche.

Occorre, perciò, che i cittadini, per tutelare realmente gli interessi generali e porre dei necessari limiti all'esercizio del potere, pretendano sempre che la forma abbia una sua sostanza, un contenuto, e anche dei principi e dei valori di riferimento, per cui essi dovranno sempre censurare gli inutili rituali e le espressioni sacralizzate ad arte con cui si pretenda di annullare la ragione e il senso critico.

Per questo, che cosa sia il "bene comune", deve essere una domanda ricorrente, da porre prima di tutto a se stessi, e poi ai propri interlocutori e ai politici di turno, per comprendere che cosa questi intendano e come lo realizzino.

E la prima risposta deve essere data alla domanda che cosa s'intenda per bene. (segue)

 
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EMARGINATI E PRECARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

Post n°882 pubblicato il 15 Febbraio 2017 da rteo1

EMARGINATI E PRECARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI

È L'ORA DELLA "VERITÀ".

LA SOCIETÀ NON HA NULLA A CHE VEDERE CON LA COMUNITÀ. SOLTANTO QUESTA È CONDIVISIONE: «TUTTI PER UNO, UNO PER TUTTI».

L'ITALIA (MA NON SOLO, A DIRE IL VERO) È UNA GIUNGLA. OGNUNO DIFENDE IL PROPRIO "ORTICELLO",  IN PARTICOLARE NELL'AMBITO PUBBLICO.

CHI È FUORI HA POCHE SPERANZE, O NON NE HA AFFATTO.

I PARTITI DI GOVERNO SONO DIVENTATI UNA CASTA CHE TUTELA QUASI ESCLUSIVAMENTE I PROPRIO ELETTORI DI RIFERIMENTO (CHE SI ANNIDANO QUASI TUTTI NEL PUBBLICO IMPIEGO O HANNO UNA POSIZIONE PATRIMONIALE STABILE E SICURA).

TUTTI GLI ALTRI SONO DEL TUTTO ESTRANEI E LONTANI DAI PROGRAMMI DELLA CLASSE POLITICA AL GOVERNO.

QUESTI "ALTRI", CHE SONO I PRECARI, GLI EMARGINATI, COLORO CHE NON HANNO UN POSTO DOVE DORMIRE O MANGIARE, CHE ROVISTANO TRA I RIFIUTI DEI CASSONETTI, CHE NON HANNO UN LAVORO, SONO COLORO CHE "MINACCIANO" QUELLA PARTE DELLA SOCIETÀ CHE SI È INSERITA NEL SISTEMA STATALE (SIA PER MERITI CHE SENZA MERITI, COME DI FREQUENTE ACCADE).

C'È UN RIMEDIO ? CERTAMENTE SI. TRALASCIANDO LA SOLUZIONE DEL "MANIFESTO POLITICO", CHE RICHIAMA IL TITOLO, OSSIA QUELLA "RIVOLUZIONARIA", LA SOLUZIONE LEGALE È QUELLA DI AGGREGARE E UNIRE TUTTE LE FORZE SOCIALI DEGLI EMARGINATI, DEI PRECARI, DEGLI ESCLUSI E INDIRIZZARE TUTTI I CONSENSI ELETTORALI AD UN SOLO PARTITO POLITICO.

OGGI, A DIRE IL VERO, L'UNICO PARTITO CHE PUÒ FARSI CARICO DI RAPPRESENTARE TALI "EMARGINATI ED ESODATI SOCIALI" È IL MOVIMENTO 5 STELLE PERCHÉ È UN MOVIMENTO CHE VIENE DAL BASSO, OSSIA DAGLI ESCLUSI, DAI CITTADINI EMARGINATI, E NON TUTELA LA MASSA DI STABILIZZATI CHE SONO DENTRO IL SISTEMA E LO DIFENDONO AD OLTRANZA, INCURANTI DELL'INTERESSE COMUNE E GENERALE.

PURTROPPO, ALLO STATO, È QUESTA L'UNICA SOLUZIONE POLITICA REALISTICA, CHE TUTTAVIA NON HA ALCUNA POSSIBILITÀ DI RIUSCITA IN TEMPI BREVI PERCHÉ I PARTITI DI GOVERNO CONTINUERANNO AD APRIRE LA BORSA PER MANTENERE IL CONSENSO, CON BONUS E TICHETS, NONCHÉ AUMENTI DI STIPENDIO IN FAVORE DI QUELLA SOLA PARTE SOCIALE CHE  LI SOSTIENE.

PRECISAZIONE: NON SONO UN ELETTORE 5 STELLE, MA SOLTANTO UN UOMO IN CRISI D'IDENTITÀ CHE NON RIESCE PIÙ AD ACCETTARE UNA SOCIETÀ CHE ESCLUDA ANZICHÉ INCLUDERE TUTTI I CITTADINI (CHE CONSIDERO TUTTI MIEI FRATELLI POLITICI).

 
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SOCRATE NON HA PAURA DELLA MORTE

Post n°881 pubblicato il 13 Febbraio 2017 da rteo1

SOCRATE NON HA PAURA DELLA MORTE

Tratto dall'opera Fedone, di Platone.

Socrate, sulla constatazione che «Tutti...considerano la morte fra i grandi mali», illustra a Simmia e Cebete perché lui ha una diversa idea al riguardo:

« Dunque che altro pensiamo che sia la morte se non una separazione dell'anima dal corpo ? E che il morire sia questo, da un lato un separarsi dal corpo dell'anima, per starsene il corpo da sé, dall'altro un distaccarsi dell'anima dal corpo per starsene a sua volta da sola ?

[...] finché abbiamo il corpo e la nostra anima è intrisa di cotesto male, mai riusciremo a raggiungere pienamente quello cui aspiriamo e che diciamo essere la verità. Infiniti sono gli ostacoli che ci crea il corpo a causa del necessario sostentamento. [...] Esso poi ci riempie di amori, di passioni, di paure, di immaginazioni le più disparate e di ogni sorta di futilità [...] Null'altro, infatti, ci procurano il corpo e i suoi desideri se non guerre, rivolte, battaglie. Tutte le guerre avvengono per l'acquisto di ricchezze; e le ricchezze dobbiamo necessariamente procurarcele per il corpo, schiavi dei suoi bisogni. [...] Per colpa sua, non è possibile scorgere la verità. [...] Se vogliamo conoscere qualcosa nella sua purezza, dobbiamo distaccarci completamente da lui e guardare con l'anima da sola le cose nella propria essenza. Soltanto allora, come pare, ci sarà dato di raggiungere quello che desideriamo..., ma da morti... non finché viviamo. [...] Soltanto allora infatti l'anima si troverà sola per se stessa separata dal corpo, ma non prima». Afferma, inoltre, che «i vivi non possono trarre origine da alcuna altra provenienza, se non dai morti» e che questo è comune a tutte le specie viventi: «non considerare la cosa solo rispetto agli uomini... ma anche rispetto a tutti gli animali e alle piante, e insomma, su tutti gli esseri che hanno una nascita» perché «tutti gli esseri che hanno il loro contrario...[traggono] origine da...  il loro contrario».

Nella "Apologia di Socrate", invece, si riporta quanto Socrate disse durante il processo: "La morte...è una di queste due cose: o è come non essere nulla e il morto non ha alcuna consapevolezza, oppure, secondo quel che si dice, la morte è un cambiamento e, per così dire, una migrazione dell'anima da questa sede, quaggiù, verso un altro luogo. Ora, se la morte non è avere alcuna coscienza, ma è come un sonno, quando uno, dormendo, non vede più nemmeno un sogno, la morte può essere un meraviglioso guadagno;[...] Se poi la morte è come un emigrare di qui verso un'altra sede, ed è vero quel che si dice, che là si incontrano tutti i morti, quale bene può esservi più grande di questo, o giudici ? Che se uno, giunto nell'Ade, liberatosi ormai dai sedicenti giudici di qui, troverà laggiù i veri giudici, quelli che anche là, come si dice, si occupano di giudicare, quali Minosse, Radamanti, Eaco, Trittolemo e quanti altri semidei furono giusti nella loro vita, come potrebbe essere tale trasmigrazione disprezzabile ? E a qual prezzo non accetterebbe ognuno di voi di stare insieme a Orfeo, a Museo, a Esiodo ed Omero ? Io desidero morire più e più volte, se questa è la verità. Meraviglioso infatti, sarebbe per me il soggiorno laggiù, quando mi incontrassi con Palamede, con Aiace Telamonio e con qualunque altro degli antichi eroi che vennero a morte per un giudizio ingiusto e confrontare i casi a me occorsi ai loro; [...] E qual prezzo, uno di voi, giudici, accetterebbe di versare per conoscere colui che condusse a Troia la grande spedizione, o Odisseo, o Sisifo, o gli altri innumerevoli uomini e donne che si potrebbero nominare, e dialogare con loro, convivere e interrogarli, laggiù, non sarebbe il colmo della felicità ? Certamente quelli di laggiù non mandano a morte nessuno, infatti, sotto ogni aspetto, sono assai più felici di quelli di qua, e ormai, per tutto il resto del tempo sono immortali, se è vero quel che si dice".

 
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LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SULL'ITALICUM

Post n°880 pubblicato il 11 Febbraio 2017 da rteo1

LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE SULL'ITALICUM

La sentenza, per chi la voglia leggere nella versione integrale, è la n. 35 del 25.1.2017.

In questa sede mi interessa solo fare alcune riflessioni in ordine a quanto la Corte ha sostenuto, nella parte in diritto, sull'art. 56 della Costituzione che  al comma 4 prevede quanto segue:

«La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni [...] si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per seicentodiciotto e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti»

Ad avviso della Corte :

« Il disposto di cui all'art. 56, quarto comma, Cost. non può essere ...inteso nel senso di richiedere, quale soluzione costituzionalmente obbligata, un'assegnazione di seggi interamente conchiusa all'interno delle singole circoscrizioni, senza tener conto dei voti che le liste ottengono a livello nazionale »;

e inoltre:   « L'art. 56, quarto comma, Cost. non è preordinato a garantire la rappresentanza dei territori in sé considerati (sentenza n. 271 del 2010), ma... tutela la distinta esigenza di una distribuzione dei seggi in proporzione alla popolazione delle diverse parti del territorio nazionale: la Camera resta, infatti, sede della rappresentanza politica nazionale (art. 67 Cost.), e la ripartizione in circoscrizioni non fa venir meno l'unità del corpo elettorale nazionale, essendo le singole circoscrizioni altrettante articolazioni di questo nelle varie parti del territorio ».

Come a dire, ad esempio, e in altro modo, la Costituzione dice solo quanti seggi devono essere assegnati alla Campania, ma chi la deve "rappresentare" in Parlamento lo devono stabilire i partiti che possono anche "calarli dal Piemonte" (tanto per ricordare la storica "annessione" al regno dei Savoia.

Come ben si rileva dal mio post dello scorso 6 gennaio c'è una evidente discordanza tra il mio "modesto" punto di vista e quello "autorevole" della Corte.

E tuttavia resto comunque convinto della bontà della mia "interpretazione" che pure si fonda sui princìpi dell'idea democratica. Senza questa idea, infatti, che non va data per scontata, ossia da tutti posseduta, non si potrà mai orientare l'ordinamento politico e costituzionale verso una maggiore democrazia.

La "Circoscrizione elettorale", alla quale sono assegnati i seggi in "proporzione alla popolazione residente, deve poter esprimere da questa i suoi rappresentanti (ECCO ANCHE LA RAPPRESENTANZA TERRITORIALE che si proietta in Parlamento), i quali, entrando - DOPO - a far parte del Parlamento "rappresenteranno l'intera Nazione".

La decisione della Corte, invece, consente ai partiti (e quindi alla Casta) di poter candidare nella circoscrizione i propri fedelissimi anche senza radicamento territoriale, realizzando, così, una NUOVA "colonizzazione" dei territori.

 
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SOGNARE LA VITA

Post n°877 pubblicato il 04 Febbraio 2017 da rteo1

<< Sognare la vita, è viverla superando se stessi per proiettarsi nella dimensione dell'Essere Supremo.

Solo i sentimenti dell'anima consentono di annullare i vincoli del tempo e di mettere a nudo tutte le illusioni che gli uomini confondono con la realtà.

La storia la fa la natura e la Poesia è il sentiero verso l'infinito >>.

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1181864/sognare-la-vita_1203688

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/256986/sognare-la-vita/ 

 
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