Creato da rteo1 il 25/10/2008
filo aperto con tutti coloro che s'interrogano sull'organizzazione politica della società e che sognano una democrazia sul modello della Grecia classica

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LA CORTE COSTITUZIONALE AL SERVZIO DEL GOVERNO ?

Post n°754 pubblicato il 22 Maggio 2015 da rteo1

LA CORTE COSTITUZIONALE AL SERVZIO DEL GOVERNO ?

PADOAN, IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, HA DETTO: «LA CONSULTA DEVE VALUTARE I COSTI DELLA SENTENZA…» (COSI’, SU REPUBBLICA).

E’ veramente difficile e imbarazzante commentare tale affermazione. Non si capisce, infatti, se sia frutto dell’ignoranza costituzionale del ministro oppure se angosciato dai conti poco si preoccupi, invece, della Costituzionalità delle norme di legge che vengono approvate dal governo e dal parlamento.

Lo stesso ministro, poi, vorrebbe “un coordinamento tra gli organi dello Stato”, per evitare che ci possano essere problemi come quello che è accaduto. In altri termini - se interpreto bene - egli vorrebbe  che la Corte ne parlasse  con il governo, prima di dichiarare incostituzionale una norma di legge, quando questa possa produrre conseguenze sui conti pubblici, così come è accaduto con le pensioni, che ha costretto il governo a dover reperire i fondi per restituire ai pensionati quanto era stato loro depredato (anche se il governo spera di cavarsela con un piccolo “bonus”).

Non so a quale “repubblica” il ministro si ispiri ma di certo non è una repubblica-democratica, quella nella quale possa accadere ciò che lui vorrebbe. Almeno non adesso, anche se la tendenza in atto (come i presidi-sceriffo, i capilista bloccati nella legge elettorale, l’elezione di secondo grado per le province, la riforma del senato, ecc.) ben gli fa sperare che accada nell’immediato futuro.

Ma prima che questo accada, voglio correggergli l’errore: la Corte Costituzionale, caro sig. ministro Padoan, non è un organo dello Stato bensì della repubblica, ed è un organo di garanzia preposto a tutela della Carta costituzionale, per cui anche delle prerogative del governo (immagini, infatti, un conflitto tra i poteri del parlamento e del governo, che può essere risolto soltanto grazie alla Corte), e non soltanto dei cittadini.

Dovrebbe, per questo, essere grato alla Corte che col suo ruolo di difesa della Carta difende anche Lei, sia come cittadino (e non lo dimentichi, perché anche lei lo è come gli altri 60 milioni) e poi come componente del governo.

Semmai, si preoccupi di non varare norme incostituzionali, come ancora sta facendo col rimborso una tantum, non rispettando il provvedimento della Corte.

 http://www.lafeltrinelli.it/ebook/russo-teodoro/riforma-bicameralismo-paritario/9788891095244

 
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PENSIONI: «CHI HA AVUTO, AVUTO, AVUTO; CHI HA DATO, HA DATO, HA DATO; SCURDAMMECE ‘O PASSATO: SIMM’È NAPULE PAISÀ

Post n°753 pubblicato il 20 Maggio 2015 da rteo1

PENSIONI: «CHI HA AVUTO, AVUTO, AVUTO;  CHI HA DATO, HA DATO, HA DATO; SCURDAMMECE ‘O PASSATO: SIMM’È NAPULE PAISÀ»

Il problema pensioni è certamente un problema serio, ma il modo in cui il governo lo sta affrontando e risolvendo lascia molto perplessi. Anzitutto non si può dire che sarà elargito un “bonus”, una tantum, a coloro che risultano essere creditori nei confronti dello Stato per non aver ricevuto l’adeguamento del trattamento pensionistico alla svalutazione monetaria. In questo modo i pensionati hanno subito la erosione del loro potere di acquisto per circa quattro anni in modo illegittimo (così ha statuito la Corte costituzionale) per cui devono essere ristorati, cioè devono riavere quanto non gli è stato corrisposto. Se questo non dovesse avvenire sarebbe altrettanto giusto, per un principio di equità, che anche i debitori dello Stato paghino a questo soltanto un “bonus” una tantum, dando valore al noto ritornello napoletano:  «chi ha avuto, avuto, avuto;  chi ha dato, ha dato, ha dato; scurdammece ‘o passato: simm’è napule paisà».

Il debito è stato quantificato in circa euro 17 miliardi, ossia la stessa cifra elargita agli 11 milioni di elettori alle europee che percepiscono meno di 1.500 euro al mese, i quali, peraltro, continueranno a percepire il bonus, di 80 euro mensili, perché l’elargizione è stata “strutturata”.

A me dà l’idea di un modo schizofrenico di gestire il danaro pubblico, perché se è vero, come è vero che il mondo pensionistico (e dei vitalizi ai parlamentari e ai consiglieri regionali, che li trasferiscono come reversibilità alle mogli e ai figli, e forse ai nipoti, almeno in Sicilia) deve essere riformato (anche per impedire che lo stesso cittadino cumuli più trattamenti economici pubblici: ad es. pensione come professore, vitalizio come politico, pensione come libero professionista, e indennità di carica, come qualcuno che oggi siede alla Corte costituzionale), è altrettanto vero e giusto che  non è possibile spendere i soldi che non si hanno oppure che si prelevino da una categoria per darli a un’altra, soprattutto se questo avvenga per fini elettorali.

Una Comunità (anche detta “Stato”) degna di questo nome deve essere anzitutto seria e poi onesta, e i suoi rappresentanti istituzionali devono avere il senso del dovere pubblico e dell’equilibrio, perché altrimenti tanto vale affidare il compito di governare a dei bancarottieri incalliti, tanto non farebbe alcuna differenza.

Pertanto, non si dovrà più dire “bonus” ma restituzione di quanto mal tolto, anche rateizzato nel tempo, se le casse dello Stato non lo consentano (e magari escludendo anche le cosiddette “pensioni d’oro” di migliaia di euro al mese), se si vuole essere credibili e seri, evitando di dare elargizioni a destra e manca per calcoli elettorali e ricordarsi che per “diritti acquisiti” s’intendono solo quei diritti previsti dalla legge ma che sono già stati esercitati. Soltanto questi non possono essere attinti, come ha statuito la giurisprudenza.

Per cui, si può senz’altro incidere su coloro che sono tuttora in servizio e che dovrebbero vedersi liquidare la pensione col vecchio regime retributivo, o con quello parziale (retributivo-contributivo), perché non sono ancora andati in pensione (non hanno, cioè, esercitato ancora il diritto), ma non si può riformare in peius i diritti di coloro che sono ormai in pensione, che hanno, cioè, esercitato il proprio diritto.

http://www.lafeltrinelli.it/ebook/russo-teodoro/riforma-bicameralismo-paritario/9788891095244

 
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LA RINUNCIA AL VITALIZIONE E LA DISINFORMAZIONE

Post n°752 pubblicato il 18 Maggio 2015 da rteo1

LA RINUNCIA AL VITALIZIO E LA DISINFORMAZIONE

Con amara sorpresa leggo stamane sul seguente sito la “verità” della rinuncia del vitalizio presidenziale: http://www.tzetze.it/redazione/2015/05/ecco_tutta_la_verita_sul_vitalizio_di_mattarella/

Dico “amara” perché confesso che appena appresa la notizia dai maggiori quotidiani nazionali avevo pensato che finalmente c’era un’aria nuova nelle stanze delle istituzioni; che così come stava accadendo in Vaticano con Papa Francesco, anche nelle stanze del potere politico  stava arrivando qualche novità.

Invece sul predetto sito ho letto (riporto in estratto):

«Mattarella ha diritto a un vitalizio, ma "vi ha rinunciato" per il "divieto di cumulo". Ma... se il cumulo è vietato, allora... perché dicono che Mattarella ci rinuncia? Forse lo ha fatto senza esserci tenuto? Forse cioè il Presidente della Repubblica non rientra nella Pubblica Amministrazione?
La legge 27 dicembre 2013, n. 147, all'articolo 1 comma 489, stabilisce che i trattamenti economici omnicomprensivi per le amministrazioni pubbliche non possano superare il limite stabilito dal Salva Italia di Monti, il quale all'articolo 23 ter dice che in tutto non si possono prendere più di 311.000 euro lordi, cioè lo stipendio del primo Presidente della Cassazione.

E infatti, giustamente, Mattarella ha rinunciato alla pensione da professore. Ma ha proprio "rinunciato" o ci è stato costretto? Vediamo un po': lo stipendio da Presidente della Repubblica vale quasi 239.000 euro all'anno. Il vitalizio da professore universitario (assistente e poi docente di diritto parlamentare a Palermo dal 1965 al 1983) vale circa 80.000 euro l'anno. Se facciamo la somma, sforiamo i 311.000 euro di cui sopra. Voilà! ».

 

E allora mi domando: perché dei quotidiani nazionali che hanno il dovere di informare i cittadini nel modo più onesto e corretto possibile mettono in circolazione tali notizie senza approfondirle facendo ben comprendere le ragioni giuridiche ed economiche ?

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1119270/La_riforma_del_bicameralismo



 
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COMPAGNI POLITICI IMBARAZZANTI

Post n°751 pubblicato il 14 Maggio 2015 da rteo1

COMPAGNI POLITICI IMBARAZZANTI

Il Presidente del Consiglio ha detto che molti nomi dei candidati nelle liste collegate a quella del candidato a presidente della Regione Campania “sono imbarazzanti”, e che “anche lui non li voterebbe”. Ha anche detto, poi, che “la lista del PD è composta di persone perbene”.

Non ho elementi per contraddire quanto detto dal “Capo del Governo” ma lo stesso vale per quanto detto da Saviano, che è sicuramente un cittadino al di sopra di ogni sospetto circa il suo impegno nella lotta contro la camorra e i “casalesi”, tenuto conto anche del rischio che egli stesso personalmente corre per l’impegno profuso che lo rende certamente un cittadino esemplare.

Una domanda, comunque, “sorge spontanea”: ma una persona perbene può farsi accompagnare da un sospettato di collusione con la camorra ?

In altri termini, se una persona è “perbene” non lo è anche perchè non si affianca a persone “Non perbene” ?

Un tempo si diceva «dimmi con chi vai e ti dirò chi sei». Non è più così ?

Lo slogan corrente del PD è  «mai più ultimi», ciò che conta è vincere.

Io che ho scritto un elogio sugli ultimi, e anche il Vangelo li valorizza dicendo che «gli ultimi saranno i primi», mi chiedo: ma quale modello di società si vuole realizzare ? Si può mettere insieme il vizio e la virtù ? E quale messaggio si dà ai giovani, che dovranno organizzare lo Stato del futuro ?

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1119270/La_riforma_del_bicameralismo

 
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La “monarchia” rappresentativa e parlamentare e la democrazia.

Post n°749 pubblicato il 08 Maggio 2015 da rteo1

b) La “monarchia” rappresentativa e parlamentare e la democrazia.

Dalla norma che precede (art.1 Cost.) si trae, altresì, che “la monarchia” è anche rappresentativa e parlamentare: «La democrazia svedese… si realizza per mezzo di un regime costituzionale rappresentativo e parlamentare… ».

E’ mezzo e non fine, così come gli altri poteri di governo dello Stato.

La disposizione riproduce in altri termini e trasferisce nell’attualità l’esperienza storica già parte del patrimonio di altri Stati, come ad es. quello dell’Inghilterra, che con la Corona (la Regina) fa coesistere il Parlamento, composto, a sua volta dalla Camera dei Comuni (la Camera politica per eccellenza che sceglie il premier e dà la fiducia al Governo) e dalla Camera dei Lords (costituita da appartenenti  ai ceti ecclesiastici e nobiliari) in perenne conflitto per la contesa della preminenza politica.

Anche in Italia, al tempo dello Statuto albertino, come già sopra detto, la monarchia costituzionale coesisteva con il Parlamento (composto dall’Assemblea e dal Senato), solo che in questo ordinamento il popolo non era il sovrano.

Il regime monarchico costituzionale e quello parlamentare, quindi, possono essere entrambi rappresentativi della sovranità popolare e concorrere nella realizzazione della democrazia, allorquando ciò è sancito dall’ordinamento giuridico.

Il problema, semmai, può sorgere nel tempo per effetto della dialettica tra i due regimi costituzionali e a causa della dinamica dell’esercizio dei rispettivi poteri, ma ciò non sarebbe comunque una peculiarità di tale ordinamento perché è connaturato ad ogni altro regime politico (basti osservare quanto sta oggi accadendo nella Repubblica italiana nella contesa per la distribuzione delle competenze tra i poteri del Presidente della Repubblica, il Governo e il Parlamento e anche rispetto alle autonomie territoriali e locali).

La “singolarità”, se così si può dire, che comunque caratterizza l’ordinamento svedese è l’obiettivo di realizzare la democrazia, ritenendo, evidentemente, che sia questa il fine, il “bene comune” o che assicuri “la vita buona”, tanto cara alla filosofia socratica, o “la felicità del popolo” perseguita da altre democrazie, e in tale prospettiva tutti gli organi (Re, Rikstag, Governo, Giurisdizione, ecc.) sono orientati e ad essa strumentali.

Non vi è dubbio, infatti, che l’espressione «La democrazia svedese… si realizza per mezzo di un regime costituzionale rappresentativo…» stia proprio a significare che gli organi costituzionali devono essere la “proiezione del popolo” (rappresentanza effettiva e non formale) e che il fine dello Stato costituzionale svedese è “la democrazia”, per cui tutti i poteri e organi sono strumentali (per mezzo), e non il fine, come a volte si rileva in alcuni ordinamenti del sud Europa (e soprattutto nella cultura di fondo o “retrocultura” di molti politici e governanti di Stati che hanno vissuto l’esperienza delle dittature del fascismo, nazismo, franchismo o che si ispirano ai regimi totalitari dell’est europeo o teocratici mediorientali).

E che tra tutti i poteri e gli organi quello parlamentare (RiKsdag) sia il supremo rappresentante del popolo lo si rileva dall’art. art.4 che così sancisce: «I1 Riksdag è il rappresentante più importante del popolo. Il Riksdag approva le leggi, decide sulle imposte dello Stato e determina il modo in cui devono essere utilizzati i fondi dello Stato stesso».

Il Parlamento (Rikstag), quindi, nella monarchia democratica è il più importante rappresentante del popolo, e in coerenza con questo principio, che è  stato proiettato nel regime costituzionale, la legge elettorale disciplina con un criterio proporzionale (corretto) la selezione dei deputati nelle liste presentate dai partiti nelle varie circoscrizioni, con la possibilità per gli elettori di esprimere una preferenza.

http://reader.ilmiolibro.kataweb.it/v/1119270/La_riforma_del_bicameralismo

 
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