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La povertà di cultura: delusione e depressione.

Post n°363 pubblicato il 15 Gennaio 2010 da socialismoesinistra



Nel 1930 Sigmund Freud scrisse il suo famoso libro: “Il malessere nella cultura” e nella prima riga denunciava: “al posto dei valori della vita, si preferisce il potere, il successo e la ricchezza fini a sé stessi”

Oggi questi fattori hanno raggiunto una tale ampiezza che il disagio si è trasformato in miseria culturale.  La COP-15 a Copenaghen ce ne ha dato la dimostrazione più completa: per salvare il sistema dei profitti e degli interessi economici nazionali non hanno paura di mettere in pericolo il futuro della vita e l'equilibrio del pianeta sottoposto a surriscaldamento e che, se non è controllato velocemente, potrà sterminare milioni di persone e liquidare gran parte della biodiversità.

La miseria “nella” cultura, o meglio, “della” cultura si mostra mediante due sintomi verificabili in tutto il mondo: la delusione generalizzata nella società e una profonda depressione nelle persone. Entrambe hanno la loro ragion d'essere. Esse sono causate dalla crisi di fiducia che sta attraversando il sistema globale.

Di quale fiducia si tratta? La fede nel progresso illimitato, nell'onnipotenza della tecno-scienza, nel sistema economico e finanziario, e del suo mercato, che funzionerebbero da assi strutturali della società. La fede in questi dei aveva le sue credenze, i suoi sacerdoti, i suoi profeti, un esercito di accoliti e una inimmaginabile massa di fedeli.

Oggi questi fedeli sono entrati in una profonda depressione causata dal fatto che questi dèi si sono rivelati falsi. Ora stanno agonizzando o sono semplicemente morti, ed il G-20 tenta invano di rianimare i loro cadaveri. Coloro che professano questa religione-idolatra ora scoprono che il progresso illimitato ha devastato pericolosamente la natura ed è la causa principale del riscaldamento globale.  La tecno-scienza che, da un lato, ha portato molti vantaggi, ha creato una macchina di morte che solo nel ventesimo secolo ha ucciso 200 milioni di persone ed è ora in grado di sterminare l'intera razza umana; il sistema economico-finanziario e il mercato hanno fallito e se non fosse stato per il contribuente, tramite lo Stato, avrebbero causato una catastrofe sociale. La delusione è stampata sui volti perplessi dei leader politici che non sanno più in che cosa credere e quali nuovi dei mettere sul trono. Esiste una sorta di nichilismo dolce.

 Già Max Weber e Friedrich Nietzsche avevano previsto tali effetti annunciando la secolarizzazione e la morte di Dio. Non che Dio sia morto, dato che un Dio che muore non è "Dio". Nietzsche è chiaro: Dio non è morto, siamo noi che lo abbiamo ucciso. Vuol dire che per la società secolarizzata Dio non conta, sia per la vita che per la coesione sociale. Al suo posto sono entrati nel pantheon le divinità che abbiamo menzionato in precedenza. Così come sono gli idoli, un giorno si mostreranno i loro prodotti: la delusione e la morte.

La soluzione non consiste semplicemente nel tornare a Dio o alla religione, ma nel riscattare ciò che significano: il collegamento con il tutto, la percezione che la vita, non il profitto, deve occupare il centro, e l'affermazione di valori condivisi, che possono fornire coesione alla società.
 
La delusione è accompagnata dalla depressione. Questo è un frutto tardivo della rivoluzione giovanile degli anni '60 del XX secolo. Allora si trattava di contestare una società repressiva, soprattutto sessualmente, e piena di maschere sociali. Si imponeva una liberalizzazione generale. Si sperimentò di tutto. Il motto era "vivere senza tempi morti, godersi la vita senza barriere". Ciò ha portato alla rimozione di ogni intervallo di tempo tra desiderio e realizzazione. Tutto doveva essere immediato e veloce.

Da ciò risultò la caduta di tutti i tabù, la perdita dell’equilibrio ed il totale permissivismo.  Sorse una nuova oppressione: il bisogno di essere moderno, ribelle, sexy, spogliandosi dentro e fuori. Così il peggior castigo è l'invecchiamento. Essa ha ideato il totalitarismo salutista e sono stati creati modelli di bellezza fondati sulla magrezza e sull’anoressia. Ha abolito la morte, convertendola in orrore.

Tale progetto postmoderno non è riuscito, dato che con la vita non si può fare qualsiasi cosa. Essa ha una sacralità intrinseca, e dei limiti. Se si rompono, subentra la depressione. La delusione e la frustrazione sono le ricette di una violenza senza scopo, per l'elevato consumo di ansiolitici e persino per il suicidio, come in molti paesi.

Dove stiamo andando? Nessuno lo sa. È sufficiente sapere che dobbiamo cambiare se vogliamo continuare. Ma si notano già dappertutto i germogli che rappresentano i valori perenni della condizione umana: il matrimonio con l'amore, il sesso con affetto, la cura della natura, il vero guadagno, piuttosto che il profitto a perdere, la ricerca del “buon vivere”, fondamento di quella felicità che è oggi frutto della semplicità volontaria e del volere avere meno per essere più.

  Questo è promettente. In questa direzione bisogna progredire. 

Leonardo Boff.

trad. C.F.

 

 

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Commenti al Post:
socialismoesinistra
socialismoesinistra il 15/01/10 alle 15:58 via WEB
testo originale Miséria na cultura: decepção e depressão Em 1930 Sigmund Freud escreveu seu famoso livro “O mal-estar na cultura”e já na primeira linha denunciava: “no lugar dos valores da vida se preferiu o poder, o sucesso e a riqueza, buscados por si mesmos”. Hoje tais fatores ganharam tal magnitude que o mal-estar se transformou em miséria na cultura. A COP-15 em Copenhague trouxe a mais cabal demonstração: para salvar o sistema do lucro e dos interesses econômicos nacionais não se teme pôr em risco o futuro da vida e do equilíbrio do planeta já sob o aquecimento que, se não for rapidamente enfrentado, poderá dizimar milhões de pessoas e liquidar grande parte da biodiversidade. A miséria na cultura, melhor, miséria da cultura se revela por dois sintomas verificáveis mundo afora: pela generalizada decepção na sociedade e por uma profunda depressão nas pessoas. Elas têm razão de ser. São conseqüência da crise de fé pela qual está passando o sistema mundial. De que fé se trata? A fé no progresso ilimitado, na onipotência da tecno-ciência, no sistema econômico-financeiro com seu mercado como eixos estruturadores da sociedade. A fé nesses deuses possuía seus credos, seus sumos-sacerdotes, seus profetas, um exército de acólitos e uma massa inimaginável de fiéis. Hoje os fiéis entraram em profunda decepção porque tais deuses se revelaram falsos. Agora estão agonizando ou simplesmente morreram. Os G-20 em vão procuram ressuscitar seus cadáveres. Os professantes desta religião de fetiche, agora constatam: o progresso ilimitado devastou perigosamente a natureza e é a principal causa do aquecimento global; a tecnociência que, por um lado tantos benefícios trouxe, criou uma máquina de morte que só no século XX matou 200 milhões de pessoas e hoje é capaz de erradicar toda a espécie humana; o sistema-econômico-financeiro e o mercado foram à falência e se não fosse o dinheiro dos contribuintes, via Estado, teriam provocado uma catástrofe social. A decepção está estampada nos rostos perplexos dos lideres políticos, por não saberem mais em quem crer e que novos deuses entronizar. Vigora uma espécie de nhilismo doce. Já Max Weber e Friedrich Nietszche haviam previsto tais efeitos ao anunciarem a secularização e a morte de Deus. Não que Deus tenha morrido, pois um Deus que morre não é “Deus”. Nietszche é claro: Deus não morreu, nós o matamos. Quer dizer, Deus para a sociedade secularizada não conta mais para a vida nem para coesão social. Em seu lugar entrou um panteão de deuses, referidos acima. Como são ídolos, um dia, vão mostrar o que produzem: decepção e morte. A solução não reside simplesmente na volta a Deus ou à religião. Mas em resgatar o que eles significam: a conexão com o todo, a percepção de que o centro deve ser ocupado pela vida e não pelo lucro e a afirmação de valores compartidos que podem conferir coesão à sociedade. A decepção vem acolitada pela depressão. Esta é um fruto tardio da revolução dos jovens dos anos 60 do século XX. Ai se tratava de impugnar uma sociedade de repressão, especialmente sexual e cheia de máscaras sociais. Impunha-se uma liberalização generalizada. Experimentou-se de tudo. O lema era: “viver sem tempos mortos; gozar a vida sem entraves”. Isso levou a supressão de qualquer intervalo entre o desejo e sua realização. Tudo tinha que ser na hora e rápido. Disso resultou a quebra de todos os tabus, a perda da justa-medida e a completa permissividade. Surgiu uma nova opressão: o ter que ser moderno, rebelde, sexy e o ter que desnudar-se por dentro e por fora. O maior castigo é o envelhecimento. Projetou-se a saúde total, padrões de beleza magra até a anorrexia. Baniu-se a morte, feita espantalho. Tal projeto, pós-moderno, também fracassou, pois não se pode fazer qualquer coisa com a vida. Ela possui uma sacralidade intrínseca e limites. Uma vez rompidos, instaura-se a depressão. Decepção e frustração são receitas para a violência sem objeto, para o consumo elevado de ansiolíticos e até para o suicídio, como vem ocorrendo em muitos países. Para onde vamos? Ninguém sabe. Somente sabemos que temos que mudar se quisermos continuar. Mas já se notam por todos os cantos, emergências que representam os valores perenes da “condição humana”. Precisa-se fazer o certo: o casamento com amor, o sexo com afeto, o cuidado para com a natureza, o ganha-ganha em vez do ganha-perde, a busca do “bem viver”, base para a felicidade que hoje é fruto da simplicidade voluntária e de querer ter menos para ser mais. Isso é esperançador. Nessa direção há que se progressar. Leonardo Boff é autor de Virtudes para um outro mundo possível (3 vol.) Vozes 2008.
 
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