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« AL DI LA' DEL MERITORiflessioni »

Sulla morte...

Post n°701 pubblicato il 09 Marzo 2023 da lorifu
 

Sempre a proposito di morte e delle riflessioni che mi sento di fare, leggendo Norwegian Wood di Murakami mi rimase impresso questo brano:
...fino ad allora io avevo sempre considerato la morte come una realtà indipendente, completamente separata dalla vita. Come a dire: » Un giorno prima o poi la morte allungherà le sue mani su di noi. Ne consegue che fino a quando ciò non avverrà essa non potrà toccarci in alcun modo». Questo mi sembrava un ragionamento assolutamente onesto e logico. La vita di qua, la morte di là. Io sono da questa parte, e quindi non posso essere da quella. Ma a partire dalla notte in cui morì Kizuki, non riuscii più a vedere in modo così semplice la morte (e la vita). La morte non era più qualcosa di opposto alla vita. La morte era già compresa intrinsecamente nel mio essere, e questa era una verità, che, per quanto mi sforzassi, non potevo dimenticare.. Perché la morte che in quella sera di maggio, quando avevo diciassette anni, aveva afferrato Kizuki, in quello stesso momento aveva afferrato anche me.


Leggendo questo stralcio di Norwegian Wood di Haruki Murakami ho rivissuto un momento identico, quello della consapevolezza della morte. Avevo diciassette anch'io quando fissando l'immobilità innaturale di un amico schiantatosi con l'auto contro un guard rail, capii che quella morte mi apparteneva. Fu come una rivelazione. Non era la morte giusta, prevedibile, lontana che avevo vissuto al capezzale di mio nonno ma era arrivata come una frustata, scompigliando quella percezione d'immortalità frantumatasi all'improvviso.
Vita e morte camminavano assieme e si compenetravano a vicenda.
Mi sentivo tradita e piansi come su una promessa mancata.

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Commenti al Post:
Vince198
Vince198 il 30/03/23 alle 13:34 via WEB
Troppi morti ho visto nel mio periodo lavorativo, in Italia e all'estero, per di più spesso conciata molto male. Quando vedi un corpo "inanimato", con gli occhi fissi, a volte sbarrati nel senso della paura, gente smembrata come purtroppo ho visto in altri anni ecco, in quei momenti si acuisce non tanto la tensione emotiva quanto l'ammissione che quella è l'unica certezza dopo la nascita, ma ci si augura che avvenga in circostanze naturali, non "forzate". L'unica persona che ho visto andarsene con il sorriso sul volto è stato mio nonno "Agnul": da quello ho compreso che tutto dipende da cosa e come immaginiamo non solo la nostra dipartita, ma anche la certezza - data dalla fede - che esiste l'altra vita e quella sarà eterna. Il più bel morire "in pace" a mio modesto avviso.
Un abbraccio ^_____^
 
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Tu credi di incontrare l’amore,

in realtà è l’amore che incontra te

nei modi più strani,

inaspettati, involontari, casuali.

A volte lo confondiamo col bene

e lo surroghiamo.

Spesso siamo convinti sia amore,

fingiamo sia amore,

e leghiamo noi stessi

a una indistruttibile catena

frutto dei nostri desideri mancati

dei nostri sogni sopiti

delle nostre abitudini

delle nostre paure

delle nostre comodità

delle nostre viltà

dei nostri calcoli

della nostra apatia

dei nostri falsi moralismi.

Ma quando arriva, se arriva,

lo riconosci,

come  “il sole all’improvviso”

sconvolgente, coinvolgente,

totalizzante, esclusivo,

fusione di corpo e anima

osmosi perfetta.

Se finisce,

un dolore muto, senza fine.

loretta

 

 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 

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