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Cronache di Toki

Cinema Cinema Cinema.. e non solo

Creato da GiuseppeToki il 03/05/2009

"Sono cresciuto attraverso il cinema. Se mi sono interessato alla letteratura, alla musica è stato grazie al cinema" (Michael Powell)

 

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Review

Post n°79 pubblicato il 18 Marzo 2011 da GiuseppeToki
 

Dylan Dog (Kevin Munroe, 2011)

Da un grande fumetto derivano grandi responsabilità, via.. Ammettiamolo, le aspettative per un capolavoro non ci sono mai state, specialmente seguendo sviluppo e sventure del progetto (come i diritti negati per il fondamentale personaggio di Groucho), ma sperare almeno in una decente riproposizione dell'indagatore dell'incubo era il minimo. Qual'è il risultato dunque? Un fallimento pressochè generale, dove si salvano solo un paio di scelte di scrittura e qualche simpatica citazione, come i nomi Bonelli e Sclavi associati a personaggi della vicenda. Il problema, anzi la tegola che affligge il film di Kevin Munroe è la scelta del target: che senso ha indirizzarlo agli adolescenti quando tre quarti dei fan del fumetto vanno dai 30 ai 50 anni di età? peraltro il film risulta talmente privo di spessore da non rappresentare un degno esponente del genere nemmeno per i suddetti ragazzini, paradosso reso tale dall'aspetto poco epico delle ambientazioni e degli effetti visivi, che ricordano da vicino un telefilm come Buffy o una commedia come Ghostbusters priva però della carica sarcastica e dei favolosi attori che l'anno reso cult. Analizziamo le singole parti: il Dylan di Brandon Routh è muscoloso e laccato, non ha il viso adatto e nonostante la buona prova dell'attore regala solo sprazzi di vero Dylan mediante i dialoghi, che sono forse la parte più riuscita del film. L'assistente Marcus (Sam Hungtinton) è una pedina fondamentale: riesce a risultare simpatico nonostante sia tutto meno che un degno sostituto di Groucho grazie all'espediente dello humor nero involontario, unica caratteristica del fumetto originale che ho ritrovato con piacere. Il resto è tutto da dimenticare. Non c'è atmosfera, manca la curiosità nei confronti della storia raccontata, la regia non offre nessun tipo di scossa emotiva e i personaggi sono davvero poco incisivi. Pare strano davvero che il regista si consideri un fan, a meno che non voglia invogliare i ragazzini della Twilight generation a recuperare l'albo originale, e anche in quel caso la mossa risulterebbe totalmente sbagliata. Un saluto ai fan come me, rimettiamo nel lettore Dellamorte Dellamore e guardiamolo sotto una nuova luce.

Voto : 4.5

 
 
 
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