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Quello che ho imparato
Post n°67 pubblicato il 23 Novembre 2008 da donluisito
Stamattina mi sono svegliato con l'intento di scrivere qualcosa riguardo al mio sentire e alla forma attraverso la quale si manifesta. Il mio attraversamento in questa vita ha seguito dei passaggi che si sono rivelati nel tempo, contemporanei a quello che ero e che sono oggi, quello che sentivo una trentina di anni fa è rimasto immutato, è cambiata la definizione e la delimitazione degli spazi che lo comprendevano. La comprensione per me non era strutturata nel catturare lo spirito, quanto nel liberare lo spazio che li avesse consentito di manifestarsi. All'inizio è stato molto difficile relazionarmi verso l'esterno, perchè tutto quello che c'era dentro di me era totalmente avulso dalla realtà che vivevo, ed ogni minimo tentativo di essere quello che sentivo veniva rifiutato e definito folle. Negli anni a seguire ho vissuto sempre marginalmente quello che contenevo pena essere escluso dalla "normalità" e quando le circostanze della quotidianità mi mettevano al muro e dovevo esprimermi necessariamente, venivo tacciato di follia. Quindi ho imparato in 20 anni a stare con la mia "follia" da solo, completamente solo. Oggi che la mia "follia" non viene più riconosciuta come tale perchè nel frattempo il mondo è un pò cambiato, continuo ad essere solo, pur avendo rapporti con tutti e avendo trovato compatibilità nella mia comprensibilità delle differenziazioni. Dall'età di 10 anni ho sempre avuto un problema con tutto ciò che era dogma quindi con tutto ciò che era prestabilito e dato per scontato, in qualche modo dico, con l'istituzionalità, e quindi anche con il seguacismo, non so se esiste questo termine, come non so tante cose, spesso infatti mi viene riconosciuta una conoscenza che nella realtà non ho. Ho letto molto poco, direi, zero rispetto alla media, anche qui nei blog leggo tante citazioni di autori poeti scrittori filosofi, io non so nulla e non è un mio vezzo dirlo. Ho però incontrato Don Juan a 16 anni, Gurdijeff a 19 e Carl gustav Jung a 32, durante e dopo ho deciso di proseguire il mio incontro con me. Rispetto profondamente i percorsi personali di ognuno, perchè le forme del nostro attraversamento sono delle più varie, ognuno ha il proprio puzzle da ricomporre, non è possibile pensare di entrare nei puzzle degli altri, soprattutto con i soli propri criteri di risoluzione, ma su questo ci sarebbe da dire.. Sentivo di dover dare un piccolo contributo alla comprensibilità della mia forma, per chi mi legge, anche se credo che lo spazio di questo post sia un pò avaro, quindi è probabile che dovrò aggiungere un altro post in futuro per definirla meglio, ma intanto concludendo, voglio aggiungere, che riguardo a quello che ho imparato, oltre ad essere una mia semplice avventura personale, è caratterizzata da un aspetto che so, può creare in qualcuno una sensazione diciamo, diversa, per cui la chiarifico per chi la sente, oggi posso dire di essere semplicemente un puntino, avendo stemperato una massa di inutilità, anche se a volte può apparire come un macigno che sembra rotolarti addosso per come e per quello che esprime, un puntino che seppur spazzato via ripetutamente da ogni parte, calpestato e preso a calci , attraverso le scelte che ha fatto, è per qualche a me in parte, ancora misterioso motivo, ancora qua, e quello che appare è solo quello che appare, come quello che è, è solo quello che è, e se sono ancora qui è anche grazie al fatto che il mio rispetto profondo verso l'esterno l'ho imparato sulla mia anima e sul resto del mio essere, come si dice sulla mia pelle, come ho imparato che quello che sembra è solo quello che sembra, e per questo rispetto tutti ma non credo a niente, neanche a me stesso, ogni attimo della mia vita è in discussione ed in gioco sempre, questo è l'amore che manifesto per me e verso gli altri, in alternativa al suo opposto, il controllo, il potere, che conosco e riconosco sin da quando ero bambino e rappresenta in qualche modo la sfida che ho sostenuto nella mia vita e che in qualche modo oggi combatto con questa forma d'amore, ma in totale distacco e leggerezza, pena evaporazione totale di me. qualcuno intenderà, qualche altro ripenserà, a riecco il folle. |
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