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NICHOLAS ROERICH - LAPIS EXILLIS -
Post n°179 pubblicato il 11 Maggio 2013 da cielostellepianeti
Nel 1933, quando la grande depressione stava soffocando lo spirito americano, con il paese sull’orlo della bancarotta, il presidente Franklyn Delano Roosevelt, deciso a realizzare un ordine nuovo e trasformare il Paese nella terra promessa, si avvalse della collaborazione di una persona che racchiudeva in sé ogni tipo di talenti: il russo Nicholas Roerich, pittore, poeta, diplomatico, filosofo, viaggiatore, fervente studioso. Nei suoi diari del 1923-1926, parlava delle sue spedizioni attraverso il Tibet, lo Xinjiang e Altai, attratto dalla possibilità di trovare in Asia la mitica Shambala e in essa la Lapis Exillis, una pietra molto potente di origine extraterrestre. Nel 1934 il Segretario dell’Agricoltura era Henry Wallace, amico e seguace di Roerich, e molte delle sue idee, inclusa quella del Gran Sigillo massonico ebbero, probabilmente origine dal “guru” russo. Wallace sembrava conoscere quale tipo di potere avesse quella specie di Santo Graal che era la “ Lapis exillis” essendo, sia lui sia Roerich molto interessati alle conoscenze occulte. Fu mentre si trovava nella zona degli Altai che Roerich seppe della “valle degli immortali”, dove una guida locale gli parlò d’immense caverne nascoste tra quelle montagne, nelle quali sin dalla notte dei tempi si conservavano tesori e conoscenze. Era sua convinzione che Shambala fosse il collegamento fra Terra e Cielo e si trovasse in una valle segreta dell’Himalaya, dove i grandi Mahatma di ogni era custodivano i grandi segreti nell’attesa giungesse il Rigden Djapo, il leggendario governatore di Shambala che avrebbe guidato il suo imbattibile esercito di guerrieri contro le forze dell’oscurità. In quel periodo apprese di un monastero racchiuso dentro la montagna, nella massa di roccia detta Kun-lu, sormontata da grandi volte ad arco. Come scrisse nella sua opera “Shambala la Risplendente”, il filoso chiese a un lama se esistessero passaggi segreti o tunnel al di sotto del Po-tala a Lhasa, e se questi portassero a Shambala. Il lama, senza confermare o smentire, si limitò a esporre l’esistenza di luoghi dove nessuno osava avventurarsi. Avvenne solo dopo molte spedizioni e ricerche, per le quali ricevette l’appoggio morale ed economico da parte di Henry Wallace che Roerich, finalmente in Tibet, ricevette la pietra da un lama che lo ritenne degno di stima, compassionevole e animato da serie intenzioni di ristabilire armonia nel mondo durante un periodo di crisi. Roerich, osservandola, dedusse fosse una forma di Moldavite con lucentezza strana, quasi cupa, un accumulatore in grado di rilasciare energie e informazioni in precedenza accumulate in essa. Con la pietra in suo possesso, al ritorno in Occidente divenne uno dei personaggi chiave nella concezione e trasformazione della Lega delle Nazioni, originariamente stabilita nel 1919 dal gruppo di nazioni vincitrici nel primo conflitto mondiale. Un passo concreto al rinnovato accordo, il cui scopo era di alleanza tra l’umanità e i leader del mondo, fu il Patto di Roerich per la Pace (The Roerich Pact) che obbligava i governi dei paesi in stato di guerra a rispettare musei, cattedrali, università e siti culturali, firmato anche dal presidente Roosevelt nel 1935. Dieci anni dopo fu incluso nello statuto ufficiale dell’ONU. Esaurita la sua missione con la Lega delle Nazioni Roerich decise di riportare la pietra in Tibet, dove il lama, in segno di riconoscenza gli donò un’altra pietra, confermando l’esistenza di diverse pietre. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1947, due anni dopo la fine della guerra che aveva sperato di prevenire, la pietra fu donata al Museo di Mosca, dove i visitatori possono ancora ammirare il cristallo che costò a Roerich sei anni di lavoro e 15.500 miglia di strada per trovarlo. Nel frattempo il XIII Dalai Lama decise che mai più nessuna pietra doveva lasciare il Tibet, vennero perciò separate e nascoste in luoghi segreti.
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