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Tutti a gridare all'indomani di un suicidio o di un assassinio. Poi i riflettori si spengono e le vittime restano sole

Post n°5586 pubblicato il 26 Novembre 2011 da cile54

Ragazze e ragazzi uniti contro l'omertà No Usura Day: per non tacere

 

«Vedere tutti questi ragazzi che hanno partecipato ad un bando, scrivendo articoli e realizzando documentari su un tema così lontano dalla loro età è una boccata d'ossigeno». Antonio Anile imprenditore calabrese vittima di usura è emozionato mentre ascolta, lunedì scorso alla provincia di Roma nel corso del "No usura day", gli studenti del Liceo Scientifico Banzi di Lecce appassionarsi contro la criminalità. I suoi occhi si illuminano quando nella parte finale del loro documentario - che ha ricevuto il Primo premio per la "categoria scuole" - osserva la telecamera risalire la scalinata del Tribunale cittadino. «Volevamo rappresentare simbolicamente il cammino della giustizia», spiegano i giovani autori. «Man mano che si sale, e si percorre questo difficile cammino, la luce, metafora di verità e giustizia, si diffonde».

La storia della lotta all'usura è proprio quella di un cammino, coraggioso e irto di ostacoli. Un viaggio iniziato anni fa, ad un mese dall'approvazione della legge (il 7 marzo 1996) su un treno speciale partito da Reggio Calabria per arrivare a Milano. «Un'iniziativa - lo ricorda Marco Venturi, presidente di Confesercenti - che partiva da un messaggio semplice ma fortemente evocativo ed educativo: uscire dal tunnel, si può».

Il "No Usura Day" promosso da Sos Impresa Confesercenti e dalla Rete per la Legalità coordinate rispettivamente da Lino Busà e da Lorenzo Diana non è stata la tradizionale conferenza con gli addetti ai lavori ma una giornata intera ed intensa di dibattiti e proiezioni video, incontri con gli studenti e con le vittime dell'usura. E presentazioni di libri, come quello curato da Salvatore Cernigliaro, detto Totò che rievoca e attualizza, attraverso le lettere di giovanissimi di ogni parte d'Italia la Lettera al caro estorsore scritta dall'imprenditore siciliano Libero Grassi, assassinato venti anni fa. «Caro estorsore - scrive la giovane Arianna Tascone, classe 5a B, L.S.T. "E.Mattei" di Vasto (Chieti) - proprio ieri stavo contando i soldi da darti e per sbaglio mi sono tagliata con un foglio. Il sangue ha bagnato una delle banconote e io sono rimasta a fissarlo a lungo... Un'immagine terribile, ma era solo la facciata di ciò che fino a quel momento era rimasto invisibile, nascosto nella filigrana. Tutte le banconote che ti ho dato finora erano apparentemente pulite, eppure nel momento in cui entravano nella tua tasca si bagnavano di sangue. Non certo tuo, né mio. Era il sangue innocente di tutte quelle persone che si sono ribellate e hanno voluto credere nella giustizia…»

I tanti ragazzi che hanno partecipato alla giornata contro l'usura non sono venuti a Roma per saltare due giorni di scuola ma per ridare alla scuola quel valore di luogo di crescita culturale e sociale sempre più estraneo ai programmi ministeriali, più preoccupati di far quadrare i conti che di formare una coscienza civile.

«Viviamo in una terra bella e verde, fertile, ricca di storia e di cultura», scrivono gli studenti dell'Istituto Magistrale Statale Publio Virgilio Marone di Avellino, anch'essi vincitori del bando di Sos Impresa. «Una realtà in cui si pensava che la criminalità non potesse attecchire, eppure da trent'anni ci sono delle zone dell'Irpinia in cui gli appalti, le attività commerciali, gli imprenditori sono costretti a pagare per sopravvivere a chi si ribella...».

Lecce, Avellino, Napoli, Palermo. Ma anche Roma, Bologna, Milano. «Non ci sono più isole felici», ripete Antonio Anile. «E non c'è neanche lo Stato né i media a dare sostegno a donne e uomini depressi e disperati che hanno paura di denunciare i loro estorsori perché temono ritorsioni e minacce, temono per la loro vita e per quella dei loro cari».

Tutti a gridare allo scandalo all'indomani di un suicidio o di un assassinio. Poi i riflettori si spengono e le vittime restano sole con le proprie paure. «Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene». Lo ha scritto Paolo Borsellino. Ce lo insegnano i tanti ragazzi e ragazze uniti oggi contro l'omertà.

 

Stefano Corradino

direttore Articolo21

 
 
 
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Giorgiana Masi

Roma, 12 maggio 1977

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