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Blog di narrativa, suggestioni di viaggio, percorsi interiori, sguardi sul mondo.

 

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Considerazioni su "come eravamo"

Post n°190 pubblicato il 18 Ottobre 2007 da falco58dgl
 

Il gioco letterario “come eravamo” è ancora in corso e chiuderà tra tre giorni. Mi sembra utile proporre alcune osservazioni che non sono ancora un consuntivo, ma che raccolgono gli elementi salienti dell’iniziativa.

Innanzi tutto, si è registrata una grande partecipazione (circa 45 adesioni e 37 racconti postati fino a ora)  e un elevato livello di interesse, cosa  che prevedevo, ma per nulla scontata. I testi mi sono parsi molto interessanti e ben scritti, al di là delle fisiologiche variazioni individuali, legate all’età dei partecipanti, ai percorsi personali, ai temi trattati e alla consuetudine a scrivere testi di narrativa.

Però, ripeto, il livello medio mi è parso alto e avrei visto bene almeno una ventina tra i testi proposti su una rivista letteraria online.

I temi trattati spaziano lungo tutto l’arco degli anni ’80: il terremoto dell’Irpinia, la tragedia di Ustica, quella di Vermicino, la strage di Bologna,  la vittoria dell’Italia alla coppa del mondo dell’82, l’omicidio La Torre, la rivoluzione informatica, il sequestro dell’Achille Lauro,   la caduta del muro e della cortina di ferro, le radio libere, sono alcuni degli eventi che i testi hanno ripercorso.

Una prima costante dei racconti pubblicati è stata quella di articolare la dimensione individuale (primi amori, maternità, primi appuntamenti, ingresso nell’adolescenza o nella giovinezza, primo bacio, lutti familiari,  viaggi in autostop) con quella collettiva, legata agli eventi simbolo prima elencati. Operazione che spesso ha dato luogo a intrecci godibili e ben strutturati.

Un secondo filone mi sembra essere quello che riflette in soggettiva su quegli anni, che hanno coinciso per molti partecipanti con il periodo che  va dai 15 ai 30 anni. L’approccio è stato dunque centrato su una dimensione più personale e la rievocazione del decennio è stata affidata a rapide carrellate sul significato di quegli anni che, da un lato, sono stati segnati  da un  ripiegamento rispetto ai valori e alle idealità degli anni ’70,  ma che hanno visto fenomeni culturali e sociali degni di nota. Qualche contributo ha accentuato le caratteristiche negative del decennio (per esempio, quelli di Guerrino35 e Crepuscolando), altri  invece ne hanno sottolineato le caratteristiche innovative e di apertura al nuovo (Eva Kant, Blancoebleu, tra altri).

Infine, una terza modalità è stata quella di scrivere testi  che hanno sviluppato il “come eravamo” nel confronto tra presente e passato.  Testi, a volte, originali e scritti con mano “professionale”, in cui il contrasto tra ciò che siamo stati e ciò che siamo diventati viene declinato mediante  escamotage letterari interessanti: il “doppio”  giovane che fa visita alla cinquantenne di oggi (Cattleja), una ragazza che interpreta il ruolo di “coscienza” stimolando ricordi e consapevolezza (Lauro_58),  l’eredita del passato che continua a condizionare il presente (Brubus).

 I commenti mi sono parsi centrati e numerosi, anche se commentare circa quaranta racconti è un’impresa faticosa. Voglio qui ringraziare pubblicamente un eroe del commento, una persona che si è fiondata come una molla su tutti i racconti facendone disamine accurate e pregevoli, Santiago “Sugar” Gamboa :-)

In ogni caso, l’elemento più importante in un gioco come questo è la possibilità di conoscere e interagire con altri blog poco conosciuti o totalmente sconosciuti. Nascono frequentazioni, amicizie, convergenze intorno a oggetti di interesse comune.

 A voi la parola, ditemi come avete vissuto il gioco e  quali sono gli aspetti migliorabili.

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(in seguito a uno spiacevole episodio
avvenuto su un blog della community)

 

LA RECENSIONE

usumacinta

DIECIMILA E CENTO GIORNI
Storie di uomini tra Italia e America Latina
di MARIA PIA ROMANO

Un tuffo che ha il colore del giallo ocra e del verde intenso, di mandorle amare, schizzi di sudore e deliri di lacrime. Di Italia ed America Latina, di viaggi e di fughe, di ritorni e di allontanamenti. Di esaltazione di popoli, di passioni e grida senza voce nella notte. Del blu e dell'azzurro di cielo e mare. Gli stessi che guardano fluire i giorni, i diecimila e cento giorni, mentre la brezza marina scuote il pino le cui radici restano annodate alla terra. All'amore, alla ricerca costante che dà un senso alle cose, alla vita che è fatta di scenari che cambiano, di sogni di libertà da
condividere con i compagni, di ansie e sconforti segreti, che si affondano nel dolore della bulimia, ingurgitando per rabbia e insoddisfazione cibi di cui non si riesce a percepire il sapore. Emersione, immersione, navigazione, approdo: in quattro sezioni si snoda avvincente la narrazione, che racchiude un arco di trentaquattro anni, dal 1970 al 2004.

E' uno di quei libri che si vorrebbe non finissero mai i "Diecimila e cento giorni" di Claudio Martini, edito da Besa. Ti capita tra le mani e lo leggi d'un fiato, perdendoti in quei nomi che diventano subito uomini e tu li ascolti e li vedi soffrire, gioire, respirare, far l'amore. Destini che s'incrociano e si salvano a vicenda, in un costrutto narrativo di suprema bellezza.

Ci sono immagini che s'imprimono nitide e vere nella mente, mentre insegui il tuo cuore rapito dalle storie. Storie di uomini. Storie che vengono fuori in una sorta di "stream of consciousness", in cui più che la cronologia conta il tempo interiore, che ti porta direttamente dentro le porte delle loro case e ti dischiude l'universo dell'anima. Fotogrammi sospesi tra un'Italia che si chiude dietro un perbenismo di facciata e cela solo irriguardose marginalità ed un'America Latina che grida la sua libertà con fierezza sconcertante, mentre è ancora oppressa da un macigno sul cuore che non la fa respirare.

Lo psicologo di origini tarantine, che ha una lunga esperienza di lavoro all'estero, proprio in America Latina, scrive di Perù, Nicaragua, Messico, Kosovo, Italia con la penna guizzante di una grande intelligenza che, come lama, squarcia la cortina dell'indifferenza dei tanti.

 

 

CITTA' D' EUROPA

                             Sagrada familiaimmagineimmagine

 

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