Creato da elisar_81 il 10/04/2006

Anima di cristallo

"Infilerò la penna ben dentro il vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio" Francesco Guccini

 

In partenza per la GMG

Post n°698 pubblicato il 24 Luglio 2016 da elisar_81

Nelle due ore e mezza di sonno che ho fatto stanotte, sono stata baciata da Padre Pio, aggredita all'occhio da un enorme ragno giallo e nero e infine stavo sospera tra due torri ad una altezza dalla quale non vedevo neppure la terra. E in ogni caso me la sono cavata, sono viva anche se il mio cuore è pesante, come se avessi corso tutta la notte.
Ora non riesco a non pensare agli occhi di Padre Pio, grandi e scuri, e all'amore che emanava.
Peggiore è ricordare il ragno, terribile, terrificante, quando mi è saltato nell'occhio sinistro mi sono svegliata di colpo e sentivo male all'occhio, come se davvero fossi stata aggredita.
Presa dallo sconforto ho iniziato a piangere fino a finire le lacrime e stremata mi sono riaddormentata...si ma per sognare di poter cadere dalla torre. Terrificante.

Ma oggi è domenica e grazie a Dio so cogliere il bello che mi circonda.
Alle dieci del mattino, ancora il paese è dormiente, la natura danza all'aria fresca, i miei gatti sonnecchiano accanto a me in cucina, le orchidee nella veranda manifestano la loro bellezza e mi danno una speranza continua: la vita in fondo è fatta di cose belle.
Nel mio canale svolazzano libere e felici delle libellule nere, spero che prima della mia partenza, qualcuna di loro entri in casa a salutarmi. Lo fanno spesso e si posano liberamente nelle mie mani, come se fossimo intime amiche di sempre.
E pare sia giunto il giorno della partenza per Cracovia, alla Giornata Mondiale della Gioventù con i miei ragazzi. Loro sono la mia vera forza in questa vita che continua silenziosa nonostante le grida del mio cuore.

La mia speranza è di poter scrivere un post un giorno, parlando della mia partenza per qualche missione lontana. Non che qui in Italia ci sia poco da fare ma la gente è diversa. Un povero, quello vero, quello senza casa e senza cibo, arricchiesce e sfama la nostra anima. Conoscere nuove culture apre la mente. La distanza da casa ti fa imparare il vero distacco dalle cose e persone che amiamo e per le quali viviamo.

E allora arriverci al 2 agosto!

 

"Você estará no meu coração cada momento do dia"

 
 
 

Soliloquio

Post n°697 pubblicato il 23 Luglio 2016 da elisar_81

 (<------ sonata di accompagnamento al testo)

E' notte inoltrata. Il sonno non vuol saperne di scendere in me.
Molti esseri umani dormono e finalmente il Creato è libero di esprimersi.
Il vento tiepido tra le piante del giardino permette ai profumi dei fiori di espandersi.
La luna grande e luminosa rischiara i campi che, dopo lunghe ore di caldo afoso, respirano un'aria fresca e pulita.
Un pipistrello svolazza felice, il gatto sonnecchia nell'aia, le rose si aprono in una danza festosa e io in disparte contempo questa meravigliosa notte che per un po' mette pace alla mia anima.
Il mio cuore invece, prigioniero nel mio petto, grida e si agita. Fatica a contenere il grande amore che lo abita.

Mi assale una improvvisa voglia di stendermi nella nuda terra e rotolare come i sassi nel torrente impetuoso. Vorrei fondermi nella creazione e diventare vento, sparire a me stessa, sparire da questo mondo folle incapace di portare amore nei cuori degli uomini.
Per quanto mi sforzo di amare la vita, la vita mi volta le spalle.
Tendiamo spesso a confrontare il nostro dolore con quello degli altri. C'è sempre chi soffre più di noi ma ognuno vive il suo dolore a modo proprio, ognuno ha la sua scorta di felicità per sopravvivere.
Oggi a me sembra di aver finito quella scorta. Mi sento come un alpino che ha perso le corde e i moschettoni e ora si trova tra le rocce disperso.

Decisamente oggi, come molti giorni della mia vita, vorrei alzare le mani al cielo e trovare quelle di mia zia che mi prende e mi porta lassù dove corde e moschettoni non servono, dove gli occhi non piangono più e al posto dei piedi si hanno grandi ali per volare liberi.  

 

 

NAZIM HIKMET (Stoccolma 1960)

Sono cent'anni che non ho  visto il suo viso
che non ho passato il braccio
attorno alla sua vita
che non mi son fermato nei suoi occhi
che non ho interrogato
la chiarità del suo pensiero
che non ho toccato
il calore del suo ventre

eravamo sullo stesso ramo insieme
eravamo sullo stesso ramo
caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent'anni
di cent'anni la strada
e da cent'anni nella penombra
corro dietro a te.

 

 
 
 

Semplicità perduta

Post n°696 pubblicato il 22 Luglio 2016 da elisar_81

E' davvero semplice la vita. E vivere come un fiore sarebbe così facile: arricchire il mondo di bellezza, lasciarsi inondare dalla purezza di uno sguardo, lasciarsi accarezzare dalla tenerezza di una mano.
Tuttavia l'uomo è così contorto che non sa vivere con semplicità e cerca sempre un modo per soffrire e per far soffrire. Il suo diffondere bellezza è limitato come il fiore del deserto: dura poche ore poi appassisce nell'aridità della sabbia. 
Abbiamo bisogno di essere felici ma non sappiamo come esserlo ogni giorno. 
E' molto più facile rendersi infelici, ci vuole così poco a trovare pretesti e motivazioni per imbruttire tutto ciò che di bello e buono è accanto a noi.
E' molto più impegnativo saper catturare il volto della bellezza e dell'amore che questa vita ci offre, ed è altrettanto difficile conservarlo a lungo nel cuore per farci irradiare nel tempo.

No, decisamente non siamo come i fiori del campo o gli uccelli del cielo che cantano inni di lode per tutto ciò che li circonda. 

 

 
 
 

Emozioni notturne

Post n°695 pubblicato il 15 Luglio 2016 da elisar_81

E’ notte e non posso dormire, sono incredibilmente attratta dal fascino del cielo limpido. La temperatura è scesa di oltre dieci gradi. L’aria è pulita, fresca. Un temporale in montagna ha portato la sua novità nell’umida pianura.
Non posso non uscire in giardino e sostare tra gli alberi che insieme al vento vispo e agitato sembrano strumenti di un’orchestra. Insieme suonano una melodia conosciuta: per un attimo mi par di essere nel bosco, in uno dei miei campeggi in alta montagna. Manca solo la vivacità di un torrente che è però ben sostituita dall’armonia delle piante del mais: con il vento che s’infila tra loro, si ode un canto unico e irripetibile.
E’ tutto buio intorno a me e se alzo gli occhi al cielo, girando su me stessa, le costellazioni si aprono in una coperta di luce. Mi sento avvolgere di freddo e bellezza, di musica e suoni.

Non percepisco più alcuna differenza tra me e le stelle, tra me e le rose gialle, tra me e gli aceri. Io sono un tutt’uno con il creato.
E’ tutto così meravigliosamente perfetto che il corpo si fa lode continua a Dio e a tutto ciò che esso ha fatto. La solitudine diventa dono prezioso, silenzio pieno d’amore.

 

Sono felice per il sol fatto di essere viva.  

14/07/2016

 
 
 

La vera bellezza

Post n°694 pubblicato il 13 Luglio 2016 da elisar_81
Foto di elisar_81

Da quando la mia famiglia è composta da molti disabili, non posso non soffermari alla domanda "cos'è la vera bellezza?". 
Non ho alcun dubbio nel pensare che la bellezza sia il prodotto finale della dolcezza e dell'amore.  
In qualsiasi  situazione ci troviamo, essere docili, gentili e amorevoli, ci circonda di energia positiva e chi ci sta accanto non può non rimanerne travolto. 
Anche quando accanto a noi ci sono persone ostili, irremovibili dalle loro idee, burberi, la nostra quiete deve prevalere e se non otterremo subito il risultato sperato, ci basti sapere che il segno indelebile l'abbiamo lasciato. L'amore trasforma tutti i cuori. 
Bisogna saper aspettare, avere pazienza perchè i tempi dell'amore non sono quelli che la società moderna ci impone: la fretta!
Se si ama qualcuno, bisogna saperlo attendere e nell'attesa dobbiamo saperlo amare accettando ciò che egli è.

La vera bellezza di questo mondo è ciò che facciamo, quello che diciamo, come ci poniamo nei confronti dell'altro. Ad essere amorevoli non si sbaglia mai, prima o poi verrà il tempo del raccolto e dai nostri semi avremo i frutti. 

 

Fiorire e dar frutti in qualunque terreno si sia piantati, non potrebbe essere questa l'idea? E non dobbiamo forse collaborare alla sua realizzazione?
Etty Hillesum

 
 
 

Tenerezze e riflessioni mentre lavoro

Post n°693 pubblicato il 08 Luglio 2016 da elisar_81

Oggi nel negozio Buffetti dove lavoro è entrato un uomo mai visto.
“Buongiorno!” e se ne va dritto nell’altra sala a testa bassa.
Io, con la spiccata sensibilità che mi ritrovo, ho avvertito che c’era qualcosa che non andava nella sua voce.  Mi si è accesa la spia di allarme DISABILITA’ O MALATTIA!
Lo lascio guardare con calma poi mi avvicino. Cerca di spiegarmi cosa gli serve, farfuglia, sembra quasi dislessico ma capisco subito che deve aver subito una paresi in seguito ad un ictus.
Mi sforzo di capirlo, mi sfugge un “come scusi?”. SILENZIO…
“Scusi, faccio fatica a parlare”. Questo è quello che ha detto la sua bocca ma il suo cuore ha urlato molto di più ed io ho sentito tutto, mi ha travolto di compassione e tenerezza. Ho percepito  il suo imbarazzo, la vergogna. “Non si preoccupi” ha detto la mia bocca ma con l’anima l’ho abbracciato forte e l’ho fatto sentire accolto e amato così com’è.

Amo l’anima di tutti gli esseri umani e sono convinta che anche nell’uomo più perfido ci sia in lui un seme, seppur piccolo, infinitamente buono.
Da Dio siamo stati creati, tutti, tutto e pertanto tutto e tutti siamo Amore. Non importa quale nome o forma abbiamo dato a quel Dio, esso è energia positiva ossia, ciò che chiamiamo “il bene”, “l’amore”.
Quando nasciamo dal ventre di nostra madre, non abbiamo energia negativa, non conosciamo il male. Un bambino, infatti, è amabile, ispira tenerezza.  Ciò significa che veniamo creati con amore e siamo fatti di amore.
Soltanto in seguito al contatto con la società e con le sue regole spesso contrarie all’istinto, diventiamo esseri in grado di scegliere tra bene e male e il male è sempre la via più facile, meno dolorosa.
Amare richiede uno sforzo continuo; essere perfidi invece richiede un minor impegno. Ecco perché gli uomini sono spesso cattivi: ci piace camminare in pianura e possibilmente poco!
Quando passeggio sulle alte vette delle Dolomiti incontro pochissime persone, lassù non è come essere alla fiera o in un centro commerciale.
Ci vuole coraggio e impegno per andare in alto ma soltanto lassù ho visto di quale arte è capace Dio. Indescrivibile, impossibile raccontare la pace, i profumi, i colori, le emozioni e l’infinito amore del quale si è circondati! Eppure la maggior parte della gente si accalca in una calda spiaggia piatta!

E così tra registri e penne, filosofeggio sull’amore ben consapevole che non so ancora amare abbastanza. Questo mio corpo mi trattiene nella pochezza terrena; ben oltre è l’amore vero, quello incondizionato che non conosce fisicità ma soltanto anima! 

 

"A volte credo di desiderare l'isolamento di un chiostro. Ma dovrò realizzarmi tra gli uomini, e in questo mondo." Etty Hillesum

 
 
 

Grido silenzioso

Post n°692 pubblicato il 05 Luglio 2016 da elisar_81

Quando il cuore grida, l’anima tace.

 Proprio come in una coppia di sposi: se uno dei due grida, inutile è il tentativo dell’altro di gridare più forte. Entrambi non sono predisposti all’ascolto e il gioco “vediamo chi urla più forte”  diventa un’arma per ferirsi a vicenda. 

Con il tempo ho imparato a tacere ogni volta che qualcuno grida, anche quando si tratta del mio cuore.
Bisogna imparare ad ascoltarsi e a rimettersi in discussione continuamente.
Solo le persone ignoranti o i “morti dentro”, decidono di rimanere fedeli a ciò che sono sempre stati e lottano contro se stessi, giocano al “vediamo chi urla più forte” e in genere è la ragione a vincere, addestrata fin da piccola a dei parametri ben precisi che sono la cultura, la religione, la tradizione.
Il cuore invece è un animale selvatico che risponde sempre all’istinto più profondo che è dentro ad ogni uomo. Se dai regole al cuore, se lo rinchiudi come un leone in gabbia, diventa un cuore adatto per il circo, addomesticabile.
Io no, non voglio che il mio cuore finisca nel circo della vita a fare il burattino e nemmeno in uno zoo dove tutti passano e come imbecilli gridano “guarda quel cuore che bello, com’è docile!”.
Tuttavia bisogna sempre fare i conti con ciò che ti hanno insegnato e ciò che la società dove vivi continua ad insegnarti. 

 
 
 

L'amore è...

Post n°691 pubblicato il 28 Giugno 2016 da elisar_81

Un giorno Madre Teresa raccolse in una strada di Calcutta una donna coperta di piaghe infestate dalle mosche. Mentre lei ripuliva e curava le sue ferite, la donna non smetteva di strillare, imprecando e lanciando insulti. Alla fine la donna le chiese:

"Sorella, perché lo fai? Non tutti si comportano come te. Chi ti ha insegnato?" Madre Teresa rispose: "Me l'ha insegnato il mio Dio". Al che la donna disse che avrebbe voluto conoscere anche lei il suo Dio.

Madre Teresa le diede un bacio sulla fronte e replicò: "Conosci già il mio Dio. Si chiama Amore".

 

raccontato da Padre Tommy Lane

 
 
 

Servire

Post n°690 pubblicato il 26 Giugno 2016 da elisar_81

Se sappiamo servire gli altri fino all'ultima forza, senza lasciare nulla per noi e se al termine delle energie sappiamo ancora trovare la voce per ringraziare Dio del dono di ogni singolo giorno...allora saremo Servi a pieno titolo. È abbassandoci ai piedi degli altri che l'anima si innalza, è servendo che noi diventiamo uomini liberi. 

Servire con amore senza stancarsi è la forza più grande che alimenta l'intero Universo.

 
 
 

Al caro Giovanni

Post n°689 pubblicato il 23 Giugno 2016 da elisar_81

Con quanto dolore scrivo oggi di Giovanni!
Di lui sapevo solo il nome, sapevo che girava per la città in cerca di qualche euro per potersi comprare da bere. Lo incontravo nelle chiese a chiedere soldi ai fedeli ed era sempre ubriaco, sporco, puzzava ma si inginocchiava davanti al Signore e si faceva il segno della croce.
Quasi ogni giorno passava davanti al negozio dove lavoro con il suo amico, probabilmente il miglior amico che aveva, e chiacchieravano di cose futili, talvolta di quanti euro era riuscito a racimolare. L’altro ieri parlava delle monete che venivano usate una volta a Bologna. Non so se fosse reale il discorso ma mi divertivo ad ascoltare i suoi sogni. Poche ore dopo, Giovanni è morto al pronto soccorso. Io penso sia morto da solo. Più tragica della morte c’è il morire soli.
All’annuncio della sua morte non ho visto molti volti tristi, era forse un uomo inutile per la società?
Giovanni caro, tu per me sei stato utile. Io ho visto nei tuoi occhi la dolcezza di un bambino, percepivo nella tue parole il grido disperato di un uomo che si è perso nella strada della vita.
Ti aspettavo ogni pomeriggio, guardarti pochi secondi era per me l’incontro con un amico, sapere che c’eri e che stavi bene mi rallegrava anche se tu non sapevi neppure della mia esistenza.
Ieri non sei passato e non passerai più.
Se la società si è tolta un peso, io ho perso Giovanni, colui che mi ha insegnato ad andare oltre l’apparenza, mi ha insegnato ad ascoltare il cuore, a guardare dentro l’anima e a saper tirar fuori il seme buono che è in ogni uomo.
Grazie Giovanni di essere passato attraverso la mia vita, io ti ho voluto bene così com’eri.
Mi mancherai.

 
 
 

Inganni quotidiani

Post n°688 pubblicato il 22 Giugno 2016 da elisar_81

M'inganna il vento

quando tra i capelli

mi par di sentire il tuo respiro.

M'inganna la rugiada

quando al mattino sullo stelo d'erba 

mi par di incrociare il tuo sguardo.

M'inganna il cuore

quando come un pazzo corre

ed io mi volto a cercarti.

M'inganna l'amore

quando la sera mi corico

e la notte è fatta soltanto di sogni.

 

 

 
 
 

Rinnegare se stessi

Post n°687 pubblicato il 19 Giugno 2016 da elisar_81

"Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà."
Lc 9, 23-24

Questo è uno dei pezzi più belli dei 4 Vangeli Canonici, una frase che mi ha imposto molte riflessioni, che mi ha fermata all'improvviso mentre correvo come una pazza nel sentiero della vita. Una frase che spesso mi balza nella mente e mi impone uno "stop".
Il Vangelo di oggi mi ha riproposto questa lettura ed ho sperato di ascoltare almeno una omelia che mi parlasse al cuore. Dato che non è successo, parlo a me stessa portando la mia testimonianza di vita.
Vorrei innanzitutto fermarmi sul verbo "rinnegare": rinnegare significa dimenticare se stessi, smettere di affermarsi per seguire un Uomo: Gesù Cristo!
Beh, bisogna essere folli per mettere da parte la propria identità ed inseguire Qualcuno che non abbiamo mai incontrato e del quale possiamo anche dubitarne l'esistenza o la natura.
Quante volte mi sono detta: "Signore, io voglio diventare una scrittrice, voglio riempire gli scaffali delle librerie con le mie poesie e quindi non posso seguirti! Scriverò per Te...ma voglio scrivere per tutta la vita."
E Lui...in disparte che mi attendeva e di tanto in tanto mi diceva "rinnega te stessa, prendi la tua croce e seguimi".
Pazzo Lui a fare una proposta tanto indencente!
Pazza io a non resistere più a questo richiamo. E così un giorno, ricordo che stavo scrivendo una poesia sperando di inserirla nel mio prossimo libro e all'improvviso ho lanciato via la mia bic blu, ho accartocciato il foglio e ho pianto tanto. Quel giorno mi sono arresa. 
Io non sarò mai una scrittrice, non pubblicherò mai il mio secondo libro.
Io sarò soltanto una serva che va dietro ad un pazzo che mi ripaga col peso di una croce.
Una croce che mi ripara dalla tempesta, che mi abbraccia quando la notte ho paura, che mi fa compagnia quando gli esseri umani mi tradiscono, mi calpestano.
Una croce pesante che è specchio di bellezza, saggezza, beatitudine, misericordia.
Signore, se puoi, fammi trovare una bic blu quando tornerò a Casa e se non puoi, allora dammi un'altra croce perchè non smetterò mai di seguirti, ovunque Tu vorrai.

 
 
 

"Non sorridevo da 30 anni"

Post n°686 pubblicato il 14 Giugno 2016 da elisar_81

IO: S. sorridi poco, come mai? E quando sorridi, non hai un bel sorriso pieno come il mio!

S.: Mi fanno male i muscoli della faccia, si sono atrofizzati.

IO: (ridendo) Scemo dai, non dire stupidaggini, perchè non sorridi di più?

S.: Non sto scherzando, guarda (e sorride), più di così i miei muscoli non riescono.

IO: Beh e perchè, cosa ti è successo?

S.: Erano 30 anni che non sorridevo. Ho iniziato da quando esco con voi!

 

Ogni volta che mi chiedo il senso della mia vita, devo ricordarmi di queste parole. 
Donare il sorriso a qualcuno, donare il proprio tempo, il proprio amore, le proprie energie è stancante ma ti fa vivere in eterno, ti anticipa la gioia dell'eternità.

Farsi dono è il senso più grande che possiamo dare alla nostra vita. 

 

 
 
 

Essere migliori

Post n°685 pubblicato il 08 Giugno 2016 da elisar_81

Siamo uomini e donne migliori quando non ci facciamo travolgere dalle faccende terrene, quando i soldi non sono il nostro affanno, il nostro pensiero, il nostro scopo. Gli animali hanno forse reddito? Eppure vivono beati e in armonia con il creato senza danneggiarlo, senza guerre, senza ansie. Non acquistano, non lavorano e sono felici. Quando piove, le colombe volano contro vento, i merli cantano, le rane saltano.

Siamo migliori quando non ci facciamo travolgere dalle passioni permettendo loro di imprigionare la nostra mente. Siamo migliori quando pur amando qualcuno in modo più esclusivo, lasciamo la porta del nostro cuore spalancata agli altri, al mondo intero affinchè tutti possano beneficiare del nostro tempo, della nostra ricchezza interiore. 
Siamo migliori quando sappiamo costruire relazioni  anche con chi ci sta antipatico, con chi ci ferisce, con chi tenta di danneggiarci. E se gli altri hanno barriere insuperabili, noi dobbiamo spalancare la nostra porta affinchè il meglio di noi esca all'esterno e irradi chiunque si trovi a passare accanto alla nostra vita.

Possiamo cambiare sempre, ogni giorno. E quando mi sento dire "Ho troppi anni per cambiare" è soltanto una balla che spesso raccontiamo a noi stessi per evitare lo sforzo del cambiamento. Ogni cambiamento richiede impegno, costanza, tempo, dolore ma...

POSSIAMO SEMPRE ESSERE MIGLIORI!

 
 
 

Ricordi d'infanzia

Post n°684 pubblicato il 06 Giugno 2016 da elisar_81

Una volta al mese ho il permesso di uscire dalla bottega dove lavoro per acquistare qualche francobollo. L’occasione è sempre ghiotta per acquistarmi 10 ciuccetti alla panna e fragola.  
Durante il percorso a piedi di ritorno in negozio, la delizia che stavo gustando mi ha ricordato la mia infanzia. Dai 6 ai 10 anni non vedevo l’ora che arrivasse domenica mattina per andare alla messa delle 9.30 e subito dopo la messa tutti i bambini andavano “da Tozzo”, il fruttivendolo che aveva dolciumi di tutti i tipi. 
La domenica mattina era magica perché eravamo tanti bambini a riempire i primi banchi ma non solo: c’era chi saliva accanto all’altare con il coro, chi faceva il chierichetto e chi si preparava per animare la messa con letture e offertorio. Il mio parroco, don Sergio, era un grande uomo (e lo è ancora), conquistava tutti con la sua dolcezza e tenerezza. Per noi bambini era un papà e senz’altro noi eravamo come figli per lui.
Nel mese di maggio riusciva a portarci tutti al fioretto nel pomeriggio; ci intratteneva con delle storielle e una volta a settimana pagava il gelato a tutti i presenti. Non si sapeva mai quando sarebbe stato il giorno del gelato, perciò si andava sempre con la speranza che fosse il giorno buono! Prima del catechismo, al sabato pomeriggio, ci faceva pregare tutti insieme e ricordo ancora con quale dolcezza ci parlava però se qualcuno esagerava con i versacci o col chiacchiericcio, il suo volto si incupiva e spesso non era necessario che aprisse bocca per farci stare buoni.
Dagli 11 ai 13 anni  ci portava al camposcuola. Indimenticabili giorni in montagna tra compagni. Mi ricordo che al mattino entrava in ogni stanza per svegliarci dicendo “Buuooongiornoooo!”. Queste carezze al cuore in giovane età, non le dimentichi più.
Un bruttissimo giorno d’estate ebbe una ischemia, era così giovane! Tutto il paese pianse a lungo perché ovviamente non poté più essere il nostro parroco. La malattia lo segnò in maniera indelebile per sempre.
Da quel giorno, non ricordo più un parroco-papà. E’ molto vera la frase di Gesù “Molti sono chiamati, ma pochi eletti”. Gli eletti non sono quelli perfetti ma quelli che sanno amare, accogliere, donare.
Un poco alla volta l’oratorio si svuotò, il coro si dimezzò, i ragazzi si dispersero.
Il giardino della canonica era il nostro parco giochi e all’occorrenza un campo da calcio. La canonica era la casa di tutti, quante volte da bambina il don mi tratteneva a pranzo con la sua mamma, una cara donna anche lei.
Sono cresciuta circondata di amore e quei gesti di infinita bontà hanno lasciato un seme nel mio cuore, un seme che piano piano sta germogliando.

Torneranno i giorni in cui vedremo ancora gli oratori pieni di bambini? gli oratori trasformati in sala giochi o in discoteca o in ristorante? La psiche umana è cambiata ma la Chiesa no. La Chiesa prima o poi dovrà cambiare, dovrà tornare per la strada, dovrà “spalancare le porte a Cristo” e Cristo è in ognuno di noi. 

Forse morirò prima che ciò accada ma… accadrà!

 
 
 

Riflessione pomeridiana

Post n°683 pubblicato il 05 Giugno 2016 da elisar_81

E' necessario stare vicino alle persone tristi ma preservando noi stessi: il nostro spirito viene travolto dall'energia negativa ed è facile lasciarsi contaminare diventando tristi a nostra volta.
E' altresì necessario stare vicino alle persone felici; in primis perché trasmettono la loro gioia anche a noi ma soprattutto perché, spesso chi esprime molta allegria ed energia, ha dentro di sé un abisso di solitudine.
C'è chi manifesta apertamente la propria infelicità senza vergogna e c'è chi, consapevole del fatto che chi gli sta attorno non ha assolutamente bisogno di essere travolto dalle proprie tristezze, raddoppia la dose di energia positiva per mascherare la sua interiorità.

In ogni caso, dobbiamo stare tra la gente senza criticare per ciò che vediamo con gli occhi ma cercando di entrare nel loro cuore e tirar fuori il seme buono che è presente in ognuno di noi. Amare è la missione di tutti.
 

 

 
 
 

L'abbraccio in carrozzina

Post n°682 pubblicato il 01 Giugno 2016 da elisar_81

Quando la disabilità si trasforma in dono.

Adry è un ragazzo che si è ammalato di distrofia muscolare in tenera età. La sua malattia avanza velocemente portandogli via sempre più mobilità fino ad arrivare ai polmoni impedendogli il respiro ed infine arriverà al cuore che rallenterà sempre di più i suoi battiti. 
E' paralizzato su una sedia a rotelle elettronica; con la mano destra, che già muove a fatica, guida la sua sedia che lo porta ovunque. 
Adry è un amico speciale, molto speciale perchè durante la prima catechesi che abbiamo fatto insieme, alla mia domanda "come fai ad essere sempre così sorridente nonostante la tua infermità?" mi ha risposto con delle parole che hanno cambiato la visione della mia vita: "Sono felice per tutto ciò che ho e per quello che posso ancora fare. A cosa serve pensare alle cose che non potrò mai più fare? Meglio godere la vita con quello che mi viene offerto".
Non trovo le parole per descrivere l'ondata di commozione che mi ha travolta ma posso dire che da quel giorno non sono più stata la stessa persona di prima. 
Mi chiesi come fosse possibile che nonostante fossi in perfetta salute, con un corpo così perfetto al quale non manca nulla, ero spesso insoddisfatta e triste.
Oggi, grazie a quelle parole e grazie alla gioia che i ragazzi disabili mi trasmettono, ho imparato a rallegrarmi per ogni cosa: per il dono dell'udito, della vista, dell'intelligenza, delle gambe, delle braccia...TUTTO!
Quando chiudo gli occhi e vedo tutto buio, piango di dolore al pensiero che dei miei amici non possono vedere le nuvole, il sole, la luna, le stelle, gli alberi...nero per tutta la vita!

Ieri ho portato Adry a fare le terapie, c'è un ospedale dove gli insegnano a respirare con un macchinario in preparazione al giorno in cui la malattia si prenderà anche i suoi polmoni. Eppure lui ci scherza su!
Quando siamo usciti dall'ospedale mi ha chiesto un "abbraccio dei nostri".
Lo sapevate che ci vuole tempo per preparare un abbraccio ad un ragazzo che non può muovere il suo corpo? Ecco i passaggi:

- Accendere il lettore cd per ascoltare "Un amico è così" di Laura Pausini.
- Schiacciare il bottone per abbassare le pedane dei piedi fino a terra.
- Togliere la cintura che tiene le sue gambe unite.
- Prendere la gamba destra di peso e portarla al di là della pedana.
- Prendere la gamba sinistra di peso e  portarla al di là della pedana.
- Sollevare il suo corpo e portarlo vicino allo schienale. A quel punto si crea spazio nella carrozzina e io posso sedermi davanti a lui.
- Prendere di peso il suo braccio destro e portarlo dietro al mio collo.
- Prendere di peso il suo braccio sinistro e portarlo dietro alla mia schiena.

 Finalmente posso stringerlo con delicatezza e posso appoggiare la testa sul suo petto sentento tutte le ossa e il cuore che batte. 
Il silenzio fa tutto il resto.

Oggi Adry mi ha detto che questi abbracci lo ricaricano di vita.
Per me è la stessa cosa.  

 
 
 

Dio sta sempre nel mezzo

Post n°681 pubblicato il 01 Giugno 2016 da elisar_81

Storia di un amore a metà (dedicata a “neimieipassi”: non è un granchè dal punto di vista letterario ma per iniziare va bene, più avanti scriverò altri racconti)

 

Tutto ebbe inizio durante il Giubileo a Roma nel lontano 2000. Chiara, seduta nel campo a Viterbo tra milioni di giovani, fu scossa dalle parole di Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo!”. Quella che poi divenne una frase famosa, fu per Chiara una netta chiamata di Dio che la invitava a seguirlo. Tornò a casa e lasciò il suo ragazzo; stava per compiere 18 anni e pensò che la cosa più bella che potesse fare per rispondere a quell’invito, fosse partire per qualche missione e dare tutta sé stessa agli altri. 

Evidentemente Dio non aveva pensato a questo, comprese che i tempi di Chiara non erano maturi e la accompagnò su un ripido sentiero affinché ella potesse imparare ad ascoltare con il cuore la voce di quel Dio che la voleva con sé.
Ben presto Chiara si innamorò di Gian, un uomo molto più grande di lei, un massone. Grazie a lui scoprì il mondo spirituale e soprannaturale, mise in discussione la sua fede e, mentre lui la voleva convincere che Dio non esiste, Chiara gli leggeva la bibbia sdraiata sul suo letto. Gian faceva finta di non ascoltare ma Chiara era certa che attraverso le sue parole, Dio si sarebbe scavato un posto speciale anche nel cuore di Gian.
Sei anni dopo si convinse ancora di più che partire per una missione tra i poveri, era l’unica strada da seguire per essere felice. La vita quotidiana la opprimeva e pur amando quell’uomo in maniera profonda e totale, Chiara era infelice, il suo cuore piangeva di una nostalgia che ancora non comprendeva.
Lasciò Gian e cercò con determinazione una missione in Africa. In quella ricerca conobbe un ragazzo che da poco aveva lasciato il saio francescano, forse lui l’avrebbe potuta aiutare a discernere e a comprendere meglio quella chiamata forte che sentiva nel suo cuore.
Parlando con Rob, l’ex frate, le parve di capire che se Dio non l’aveva voluta in missione, forse era perché le stava preparando un posto nel silenzio di una cella. Il corpo di Chiara si fece preghiera e tutta la sua vita era diventata una lode a Dio fino a quando…Eros scoccò la sua freccia nei cuori di Rob e Chiara facendoli innamorare appassionatamente. Un amore che durò poco tempo perché Dio si infilò tra loro e chiamava entrambi con quanto più fiato avesse ma essi “hanno orecchi e non odono” come cita il salmo 115.
La loro storia durò nove lunghissimi anni, periodo in cui entrambi i giovani innamorati furono tormentati dalla voce di Dio che li chiamava a seguirlo ma essi posero sempre resistenza perché quel “Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi” (Mt 19, 21) è una frase pesante, esigente che solo i più coraggiosi e timorati di Dio riescono a far propria.
In questi anni Chiara attraversò molte notti oscure, si mise in guerra contro Dio, gli sprangò le porte del cuore e fece tutto quanto le fu possibile per rassicurare Dio del fatto che lei non sarebbe mai stata una buona serva, ne una compagna fedele. Chiara stracciò la sua anima, la ridusse a brandelli e la depose ai piedi del grande crocifisso che per anni fu il suo balsamo per molte ferite dicendo “Ecco Dio, mi hai cercata, mi hai tormentata, questo è ciò che resta di me…cenere, inutile cenere.”

“Allora il Signore Dio fece scendere un torpore” (Gen 2, 21) e una lancia trafisse il cuore di Chiara: attraverso la morte improvvisa della sua mamma, ella divenne morbida creta e si lasciò modellare dalle mani di Dio che in pochi mesi fece di quell’inutile cenere, un’opera d’arte.
Chiara lasciò Rob e finalmente trovò il coraggio di dire “Eccomi, non dove voglio io ma dove tu mi vuoi Signore.” Ed Egli la portò via con sé, la mise con i figli che più amava, con le più fragili delle Sue creature. Dio riservò a Chiara un posto non in Africa, non in terre lontane come lei sognava, bensì proprio li dov’era nata, tra i disabili: sordi, ciechi, infermi, ed ogni sorta di malattia del corpo e della mente.

 

“Non è vero che siamo noi a scegliere la strada da seguire, tutto è già scritto e noi possiamo soltanto scegliere le modalità per adempiere alla missione per la quale siamo stati inviati qui sulla terra.” Chiara. 

 
 
 

L'ultima mezza sigaretta

Post n°680 pubblicato il 31 Maggio 2016 da elisar_81

Poco fa mi sono seduta in terrazzo, ho tirato fuori l'ultima sigaretta rimasta orfana da quasi un mese. L'ho accesa e mi sono detta "questa è l'ultima". Guardavo il cielo pieno di nuvole pacciose, bianche e pensavo a come dev'essere l'aria lassù, fresca, pulita, pura. E intanto nei miei polmoni scorreva catrame. 
Ho osservato la danza leggera delle foglie sugli alberi, mosse dalla brezza tiepida di questo meriggio assonnato e pensavo all'ossigeno che mi regalano quelle foglie alla loro clorofilla che scorre instancabilmente. E intanto nei miei polmoni scorreva catrame.
Il cinguettio degli uccellini sui rami mi ha ricordato che gli animali non hanno bisogno di una sigaretta per riparare l'ansia o la tensione. Gli animali non hanno bisogno di soldi per vivere, non producono rifiuti, non inquinano, non fanno la guerra, non hanno allevamenti intensivi per nutrirsi, non procurano dolore e molti di loro non sarebbero tristi se non ci fosse l'uomo.
Già....se non ci fosse l'essere umano tutto il creato sarebbe in perfetta armonia.
L'uomo è l'unico elemento che squilibria lo stato di grazia, la bellezza e l'amore.

E davanti a questi pensieri che fluttuavano dentro alla mia anima, improvvisamente ho spento la sigaretta, ho avvertito tutto lo schifo che stavo respirando, lo schifo che immettevo nell'aria, ho percepito la mia azione come squilibrio dell'opera d'arte che avevo innanzi ai miei occhi. Quella è stata la mia ultima mezza sigaretta, mai più!
Non c'è niente di amorevole, niente di grazioso, niente di armonico nel catrame.
Dal resto fumare è un modo per uccidere quella parte di noi che non riusciamo ad accettare. Oggi sono sufficientemente matura per accettare la mia vita così com'è e di renderla costantemente dono per gli altri, ancor più di quanto lo è stata fino ad ora. 

 
 
 

Frammenti

Post n°679 pubblicato il 30 Maggio 2016 da elisar_81

Sono le 5 in punto e il mio cuore vacilla inquieto da oltre un'ora. I gatti sonnecchiano incuranti di me, al mio fianco destro. I pensieri affollano la mente, vanno e vengono veloci; alcuni sostano per un po' poi fuggono fuori dalla finestra a cercare il primo canto dei passeri. 

Si leva delicata una lode a Dio, un inno al Silenzio, un canto al creato che già annuncia l'alba del nuovo giorno. E intanto la merla cerca cibo per i suoi piccoli. 

 
 
 
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A TE SOLO

A Te solo
confluiscano i miei pensieri,
come torrenti impetuosi
si gettino insieme liberi
nella cascata del Tuo amore.

A Te solo 
io elevi la mia lode gioiosa,
come un fiore tra le rocce
le mie parole nel vento
solitarie e nascoste.

Lavami il cuore 
toglimi ogni desiderio umano,
rendimi capace di amare
ogni creatura allo stesso modo,
ch'io non ami più un'anima soltanto.

Te solo Signore!

Ritael

 

 

 

 

NESSUNO LO SA

Mentre sorrido
piango
e mentre di gioia danzo
muoio.

Ritael 

 

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