Creato da elisar_81 il 10/04/2006

Anima di cristallo

"Infilerò la penna ben dentro il vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio" Francesco Guccini

 

Guidata da un non vedente

Post n°717 pubblicato il 29 Agosto 2016 da elisar_81
 

Vorrei che chiunque ora sta leggendo questo post, al termine della lettura provasse a chiudere gli occhi, alzarsi e a fare le cose di normale routine senza nulla vedere. 
Dopo pochi secondi il cervello va in crisi, si ribella e automaticamente ti fa aprire gli occhi, probabilmente con addosso la paura e il cuore che esplode.

E se dovesse davvero capitarvi di restare senza la vista? E' terrificante. Eppure così si sentono i miei amici non vedenti e in aggiunta vengono umiliati e derisi da gente imbecille che neppure si pone la domanda di come vivono la vita coloro che non possono vedere più i colori del tramonto, gli occhi dei loro amici, il volto dei loro familiari, ecc. 
Da venerdì ho un nuovo amico, lo ho soprannominato Cico e lui è tutto fiero del soprannome. Cico...cieco! (e non dite "poverino", non è poverino, è una persona normale, le disabilità vanno sdrammatizzate)
Ha perso la vista a causa di una malattia un anno e mezzo fa. Fino ad allora era indipendente col suo lavoro, la sua vita e i suoi amici. Oggi è solo con il suo bastone bianco che gli permette di non sbattere addosso alle cose.
Ieri siamo stati al mare e mi ha detto "bendati, attaccati a me, ti porto in acqua e fidati!".

Inutile dirvi la paura, la sensazione che ti manchi la terra sotto i piedi e che all'improvviso il mondo non esista più. Mi sono attaccata al suo braccio e lui, ascoltando le onde del mare mi ha portato in acqua. La sensazione di paura in acqua aumenta, non sai dove vai e quanto profonda sia l'acqua. Io gli dicevo di fermarsi e allora lui mi ha presa e buttata giù. Dio mio...è bruttissimo ciò che si prova e dopo avergli raccontato come mi sentivo lui mi ha detto "La mia vita sarà per sempre così! Ma troverò il modo per essere ancora felice."

Non serve aggiungere altre parole...chiudete gli occhi e immaginate la vita di Cico! 

 
 
 

Cerchiamo fuori ciò che abbiamo dentro di noi

Post n°716 pubblicato il 25 Agosto 2016 da elisar_81

Spesso capita che gli amici mi cerchino per una parola, per essere ascoltati senza essere giudicati e vengo ricoperta di ringraziamenti e glorie ma…

l’unico ringraziamento che dev’essere fatto è a loro stessi perché parlando con me, io mi specchio  in loro: nelle loro vite, nelle loro difficoltà io vedo la mia vita e le mie difficoltà.
E l’unica gloria che dev’essere fatta è a Dio. Il dono di ascoltare (e non sentire) senza giudicare è un dono dello Spirito, viene da Dio. C’è stato un tempo in cui giudicavo molto ma in realtà giudicavo me stessa perché non accettavo ciò che ero e ciò a cui ero destinata ad essere.
Facciamo fatica ad accettarci, vorremmo essere perfetti, migliori e allo stesso modo vogliamo che gli altri siano perfetti e questo è un atteggiamento disastroso che graffia la nostra anima e uccide quella degli altri. Così, ascoltando le ansie e le paure altrui, emergono le nostre. Ecco perché dobbiamo imparare a vedere l’altro come una ricchezza anche quando non ci piace o ci infastidisce.
Se sappiamo trovare pace nel nostro cuore, sapremo amare e accogliere gli altri come una parte di noi.
Mi sono commossa oggi nel sentire un uomo che ha perso la sua famiglia per aridità di cuore. Mi dice che non è accettato dalla figlia e dalla moglie, lo rifiutano, non hanno più fiducia in lui. Allora gli ho chiesto “dove sei?” E’ dall’altra parte del mondo, fuggito lontano per schivare il problema. Ma il problema lo ha inseguito fin dall’altra parte del mondo perché i problemi non sono fuori di noi, sono sempre dentro di noi. Quella che pensiamo sia aridità di cuore degli altri, in realtà è la nostra. “Come puoi pensare che la tua famiglia ritrovi fiducia in te se tu sei lontano da loro?”

Abbiamo bisogno innanzitutto di far pace con noi stessi, di perdonare i nostri errori ed essere consapevoli che, in quanto umani, sbagliamo sempre, ogni giorno. Ma soprattutto dobbiamo metterci in testa che è grazie agli errori che noi diventiamo migliori ogni giorno un po’ di più. Non esiste un tempo per “diventare grandi”, ogni giorno è il tempo giusto per crescere, per formare noi stessi ad una fiducia nell’amore. 

La chiave dei problemi del mondo è una soltanto: l’AMORE!
Ma finché crediamo che amare sia pericoloso, difficile, come possiamo trovare la pace?
La pace non è nella fine di una guerra, la pace è nel nostro cuore. Possiamo trovarci in mezzo ad un campo minato ma se in noi c’è pace e amore, nulla ci può turbare, neppure una bomba.
Parole preconfezionate? Provare per credere!
Io posso solo dire a tutti di cercare dentro al proprio cuore ciò che cerchiamo fuori.
Se cerchi Dio ad esempio, non lo troverai tra le nuvole a sorriderti, lo trovi soltanto nella parte più intima e silenziosa del tuo cuore.
Il mio amico cerca la sua famiglia e lei sta là, nel suo cuore che ora è sommerso di detriti, di cadaveri che sono gli errori commessi, le paure, le ansie. Prima di cercare la famiglia o qualsiasi altra cosa, al di fuori di noi, dobbiamo trovarla in noi, farle spazio, preparare un posto accogliente in noi per ospitarla come facciamo con gli ospiti che vengono a cena:
prepariamo una tavola ben fatta, con i bicchieri e piatti migliori, prepariamo cibi che sappiamo cucinare meglio, scegliamo il vino migliore, puliamo la casa ecc.
Ecco così dobbiamo fare col nostro cuore, prepararlo ogni giorno ad una accoglienza bella.

 
 
 

Pensieri stanchi

Post n°715 pubblicato il 25 Agosto 2016 da elisar_81

Dopo una giornata di grandi fatiche spirituali e mentali, non potevo non stendermi nell'erba umida del mio giardino, insieme ai tre gatti spensierati, e adorare il cielo ricoperto di stelle. Guardare l'infinito mi mette una tal pace! Se penso alla distanza tra me e una stella, tutti i pensieri che durante il giorno mi schiacciano e opprimono, scompaiono in quella distanza senza fine. Mi piace sentire il canto dei grilli e non sapere dove sono nascosti. Mi piace l'aria tiepida di fine estate che mi avvolge come una coperta e mi coccola come una mano lungo il perimetro del mio viso stanco.
La mia solitudine ha una grande pienezza che non posso condividere con nessuno perché nessuno può comprendere che stare stesi a terra, nella notte, non è follia, è nostalgia. Una nostalgia della quale non conosciamo le radici.
Si vorrebbe qualcuno al proprio fianco a cui stringere la mano e poter dire "senti anche tu nel cuore ciò che sento io innanzi al silenzio delle stelle?" ma momenti come questi appartengono soltanto ai bei film Hollywoodiani. 

Allora prendo il diario di Etty Hillesum e apro a caso trovando la frase che può concludere questo post:

"Signore, sarà così duro, ma adesso che ho di nuovo sconfitto questo giorno dopo un inizio tormentoso, e sono seduta a questa scrivania, quasi fiduciosa e quasi felice, so che non sono ancora alla fine delle mie forze".

 

 
 
 

Ho sete

Post n°714 pubblicato il 22 Agosto 2016 da elisar_81
 

Io non desidero mani
che accarezzino il mio corpo,
conosco la dolcezza del loro inganno:
mentre socchiudo gli occhi 
e al loro calore mi abbandono
già una lancia spacca e penetra
nel mio costato.

Desidero soltanto occhi 
dai quali sgorghi acqua
come cascate tra i ghiacciai:
ho sete,
una sete insaziabile d'amore! 

 
 
 

Sul dolore

Post n°713 pubblicato il 21 Agosto 2016 da elisar_81

Il dolore è come un figlio nel grembo materno: sta dentro di noi e giorno dopo giorno cresce occupando sempre più spazio, si nutre della felicità fino a portarcela via tutta. Schiaccia i nostri organi uno dopo l'altro invadendo e prendendo possesso della nostra vita. Ecco perché il dolore necessità proprio come un figlio, di essere partorito, buttato fuori con una spinta tale da espellere anche le sue radici. Spesso l'uomo ama il suo dolore, si affeziona a quel figlio che si muove e si agita notte e giorno nelle sue viscere; talvolta ci prendiamo persino cura di quel dolore. Ma se tutto quel soffrire nel portarlo in noi, non ci fa maturare la consapevolezza che siamo stati creati per amare e per gioire, a nulla sarà servita questa gravidanza e il dolore resterà nel grembo fino ad indurre alla grande malattia del secolo: la depressione.

Il dolore va visto come un momento di crescita, proprio come per una madre che passa dallo stato di semplice donna a portatrice di vita. Partorire il dolore è far uscire la parte più profonda di noi che ci slancia verso nuovi traguardi, con una luce nel cuore che guida i passi su nuove strade illuminate dal sole della vita. Dobbiamo imparare a trasformare il tormento delle doglie in gioia di vita. Spingiamoci dunque verso la libertà e la maturità. 

 
 
 

La nuova era

Post n°712 pubblicato il 18 Agosto 2016 da elisar_81
 

Siamo nell'era dell'usa e getta.
Sia per quanto riguarda gli oggetti che per le persone.  
Non è un'idea personale.  
È un dato oggettivo che ci dice chiaramente che questa società ha fallito in tutto.
Spero che i figli che non ho, vedano tempi migliori e vivano giorni migliori.

Nel frattempo navigo anch'io verso la deriva insieme all'umanità.

 
 
 

...è in arrivo a Milano Centrale

Post n°711 pubblicato il 17 Agosto 2016 da elisar_81

Milano Centrale! Stazione di Milano Centrale!

Lo sbuffo del treno è sempre lo stesso così pure la voce meccanica che annuncia la stazione. La moltitudine di persone di ogni razza è rimasta  uguale. Solo una cosa è cambiata: non c'è più nessuno ad aspettarmi al binario. Camminavo nella folla, confusa, cercando quel sorriso commosso, la camicetta bianca e la gonna rossa. Nessuno. Camminavo nel vuoto e ad un tratto non sapevo più dove stavo andando...ah si, a casa. A casa mia però, non da te. Sono uscita a prendere un pó d'aria dopo diverse ore trascorse in treno. Con gli occhi cercavo il palazzo della regione, li c'eri tu. Cerco il vecchio tram arancio numero 5 e come una profezia (o un dono inatteso) arriva davanti a me. Destinazione Piazzale Lagosta. Ma questa volta non saliró. Un groviglio di ricordi riempie la mia mente, i miei occhi smettono di vedere. Torno alla stazione e sono travolta dalla stessa miseria umana che sempre mi facevi notare con tenerezza e invitandomi ad una preghiera silenziosa per quelle persone.

Ad un tratto davanti a me due donne. Una seduta per terra, magrissima, spettinata, brutta, fumava. L'altra avrà avuto la mia età ma sembrava una bambina, sdraiata a terra, sporca, teneva stretto un bambolotto più sudicio di lei. I miei occhi si sono chiusi e pensando di averti li con me, con tenerezza ho pregato per le loro anime. Milano è una grande città, ci sei tu, noi, le nostre passeggiate, le nostre risate, i nostri bisticci e ci sono anche loro, i poveri del nuovo millennio: gente malata di solitudine e depressione. Ma c'è anche una bella stazione, rinnovata da un terrazzo in vetro per i viaggiatori di Italo e ci sono i controlli all'ingresso di ogni binario. Senza biglietto non si accede più. Ma se un giorno verrai a prendermi, nessuno ti vedrà e passerai oltre i controlli per precipitare fra le mie braccia.

A presto zia!

 
 
 

Un insolito pranzo

Post n°710 pubblicato il 15 Agosto 2016 da elisar_81

Al posto della TV (che comunque non guardo, mi rifiuto di sentir menate per menti sottili) esplodevano i tasti di un pianoforte con "I fuochi d'artificio" di Debussy. Le finestre aperte permettevano ai raggi del sole di entrare e di scaldare la grande stanza. Nel giardino una fontanella stava a ritmo e accompagnava il volo grazioso di farfalle ed api. Qualche insetto sfrecciava tra le gocce d'acqua e sembravano stare a tempo con i colpi improvvisi della musica che interpretava minuziosamente i fuochi artificiali. Un pranzo insolito durante il quale riflettevo sull'amore. Quelle danze di insetti, api, farfalle, i raggi del sole, il canto dell'acqua...non è questo l'amore? La Terra assomiglia ad un grembo materno, il grembo di Dio e tutto è suo. E la morte altro non è che l'uscita dal grembo e l'abbraccio con Lui. Dio non c'è perché ci contiene, ci avvolge. Un bambino  nel grembo può forse vedere sua madre? No, ma sa che esiste e che grazie a lei vive nell'attesa di incontrarla.

Io so questo e non so altro sull'amore, so che c'è ma è come Dio, invisibile e incomprensibile poiché infinita è la sua bellezza e la sua grazia. Ma altresi infinito è il suo mistero.Dobbiamo accettarlo, accogliere quel sentimento che è pericoloso perché non permette di essere ingabbiato. L'amore è la massima espressione della libertà del nostro cuore.

 
 
 

Festa dell'Assunta

Post n°709 pubblicato il 15 Agosto 2016 da elisar_81
Foto di elisar_81

"Fate tutto quello che vi dirà" Gv 2, 5

Sono nel cuore della notte avvolta da una candida coperta di stelle e alberi. È nel silenzio che la natura si rivela in tutta la sua magnificenza. È nel silenzio che il corpo si mette in ascolto e diviene preghiera.

 
 
 

Questione di amore

Post n°708 pubblicato il 14 Agosto 2016 da elisar_81

Un minuto, un'ora, un giorno, che importa?

Il cuore ha tempi che il tempo non conosce.

Come la farfalla consuma un'esistenza intera in un sol giorno e per il cane un anno sono sette anni per l'uomo,  allo stesso modo il cuore vive il tempo velocemente quando è felice e lentamente quando soffre. Così un giorno può durare un secondo oppure cent'anni! 

E ciò spiega che il tempo non esiste. Tutto è da sempre e per sempre. Noi viviamo tanto quanto il nostro cuore decide di vivere e 34 anni possono sembrare 1000 oppure 1 soltanto! È l'onda dell'amore che ci portiamo dentro a decidere per noi. Ecco perché l'ultima parola, l'ultimo sussurro, sarà dell'amore.

 
 
 

Similitudini

Post n°707 pubblicato il 14 Agosto 2016 da elisar_81
 

Il canto dell'acqua di una fontana solitaria, non è forse un canto di lode a Dio?
Ella è simile al monaco che notte e giorno, nel silenzio della sua cella da lode a Dio.
Soltanto una cosa li contraddistingue: la purezza del cuore.
Nell'acqua non v'è sorta alcuna di pensieri malvagi. 

 
 
 

Da Cracovia fino al cuore

Post n°706 pubblicato il 13 Agosto 2016 da elisar_81

Affezionarci alla tristezza non è degno della nostra statura spirituale!
E’ anzi un 
virus che infetta e blocca tutto, che chiude ogni porta, che impedisce di riavviare la vita, di ricominciare.

Dall'omelia di Papa Francesco al Campus Misericordiae, 31 luglio 2016

 

Sto finendo il video con le foto della GMG, è così emozionante risentire le musiche, rivedere le facce di quei giorni, respirare ancora quell'atmosfera di fratellanza. Decisamente si, vorrei tornarci subito. 
E quanto amore mi esce dal cuore quando penso ai miei ragazzi, a quando li guardavo dormire come cuccioli e a quando assistevo al loro risveglio. E i loro pianti di stanchezza, di nostalgia di casa, di gioia. La GMG è stata magica per tutti. Il Papa ha saputo darci il meglio di sè e io ho provato il vero significato del concetto "donarsi interamente agli altri".  

 
 
 

Notte e giorno, che importa Dio mio.

Post n°705 pubblicato il 12 Agosto 2016 da elisar_81
 

CHE NON SIA PIÙ NOTTE di David Maria Turoldo

La notte è avanzata:

Dio, fa' che la notte finisca,

che non sia più Notte!

 

CHE NON SIA PIÙ GIORNO di Ritael

La bellezza della stella 

è uccisa ogni giorno

dall'arroganza del sole.

Dio, quando mi darai

primizia di stelle 

in un tramonto senza fine?

 
 
 

Silenzio materno

Post n°704 pubblicato il 12 Agosto 2016 da elisar_81
 
Foto di elisar_81

Oggi riposo
in un silenzio disarmante
che mi abbraccia
come una madre
col figlio appena nato.

Ad ogni tramonto io muoio
e ad ogni alba rinasco,
un solo giorno mi basta
per ingannare la mia vita
e respirare l'eternità.

Ci sono silenzi
che ti cullano
nell'aria vuota
ma questo mio silenzio
mi avvolge di tenerezza.

 

"Alla sera sopraggiunge il pianto
e al mattino, ecco la gioia."

Salmo 29

 

 
 
 

10 anni fa

Post n°703 pubblicato il 12 Agosto 2016 da elisar_81

POST CANCELLATO

...Tuttavia ciò che fa andare avanti il mondo e che tiene in vita le persone è soltanto la forza dell'amore.

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"Le lacrime che non escono si depositano sul cuore, con il tempo lo incrostano e lo paralizzano come il calcare incrosta e paralizza gli ingranaggi della lavatrice.” 
Susanna Tamaro 

 
 
 

Essere o apparire? La vera vocazione.

Post n°702 pubblicato il 10 Agosto 2016 da elisar_81
 
Foto di elisar_81

Un paio di mesi fa mi è stato chiesto di scrivere un copione teatrale in forma poetica da presentare a Dario Fo’.
Subito ho avuto un sussulto e una particolare gioia ha invaso il mio cuore. Ho sempre pensato che scrivere fosse la mia vocazione.
Oggi molte cose sono cambiate e mi interrogo sul perché provo gioia nel dover scrivere qualcosa di importante per Dario Fo’. Per far apparire il mio nome su riviste internazionali o copioni teatrali?
Per ricevere elogi e ringraziamenti? Non può essere altro che questo. Apparire! 

Allora se dev’essere così, la mia vocazione non è più scrivere. Che importa riempire pagine e firmarle col proprio nome? Il mio ego si gonfierebbe fino a dimenticare gli altri.
La mia vocazione sono gli esseri umani, servirli senza meriti, senza firmare il mio operato, senza chiedere nulla in cambio.
Sono arrivata a infastidirmi quando qualcuno mi mette su un piedistallo perché trascorro il mio tempo con ragazzi disabili. Il problema è che io vengo innalzata perché la gente etichetta quei ragazzi come “disabili”. Se tutti imparassero a vederli semplicemente come ragazzi, a nessuno più verrebbe in mente di complimentarsi con me.
Non sono io ad essere migliore, sono gli altri ad essere peggiori nell’etichettare persone che non hanno nulla di diverso. Non poter vedere o non poter camminare non significa essere inferiori bensì avere altre doti. Essere down non significa essere imbecilli bensì avere sensibilità e metodi di approccio diversi. Ognuno di noi è unico e irrepetibile con o senza disabilità. Ognuno di noi ha una propria identità e originalità.
Sarò davvero felice il giorno in cui mi diranno “Esci con i tuoi amici oggi”?
Loro sono i miei amici non i miei disabili!
La mia vocazione è questa: stare con i miei amici e diffondere la gioia dello stare insieme, ognuno con la propria unicità, con i propri carismi e doni. 

Scrivere sarebbe soltanto tempo perso per edificare un trono per me stessa. 

 
 
 

Questione di fisica e di cuore

Post n°701 pubblicato il 08 Agosto 2016 da elisar_81

Non si può essere zolla di terra e goccia del mare nel medesimo tempo. 

È una questione fisica, una questione logica, questione di vita. 

Si può essere verme e terra perché il primo è costituito di terra.Oppure si può essere delfino e acqua del mare perché il delfino è fatto d'acqua del mare. Ma mai un verme potrá essere anche mare e mai un delfino potrà essere anche terra.

Così è anche per l'uomo. Quando ha scelto cosa essere non potrà mai più essere due cose contemporaneamente. Il suo cuore non può contenerle. Scegliere è la base della libertà ed essere liberi è la più grande croce che abbiamo.

 
 
 

Tiriamo le somme della GMG

Post n°699 pubblicato il 06 Agosto 2016 da elisar_81

Tutti sanno quanto io amo scrivere, ogni momento è sempre il momento giusto per scrivere, ogni gesto di tenerezza è motivo per scrivere, ogni soffio del vento, ogni colore del fiore...tutto il creato mi fa cogliere momenti per scrivere la bellezza della vita.
Scrivere della GMG però è l'impresa più difficile.
La Giornata Mondiale della Gioventù è un agglomerato di emozioni e sensazioni mai provate prima. Nonostante abbia già partecipato a due GMG, le emozioni sono sempre nuove e diverse perchè sono diversa io. Per mia natura sono in continua trasformazione e anche se ripeto delle esperienze uguali o simili, ogni volta io colgo aspetti diversi che sempre mi aiutano a cambiare ancora.
Posso solo brevemente riassumere quello che ho vissuto personalmente con tuttte le difficoltà che trovo nel raccontare.

- Due milioni di ragazzi sono li per una scelta di amore, per Gesù Cristo. Questo è già sconvolgente. Un raduno nel quale nessuno ha fatto danni a oggetti o persone, la città seppur ricolma di ragazzi, è rimasta pulita fino alla fine. Questa differenza dagli altri raduni la fa l'amore.

- Persone da ogni parte del mondo e non esistono differenze di etnie o colore della pelle, alla GMG siamo tutti amici e fratelli e nonostante le lingue siano diverse, si comunica, ci sia abbraccia, ci si scambia la bandiera del proprio paese con quella del fratello lontano che hai incontrato per strada. Persino paesi che sono in guerra tra loro, alla GMG sventolano le loro bandiere vicine. Non esistono più differenze, si è semplicemente ESSERI UMANI. 

-Le catechesi e le messe sono momenti di allegria, di gioia, di condivisione. Perchè a casa nostra non troviamo la voglia di stare in chiesa? Forse perchè alla GMG le messe sono animate con canti festosi e balli, cosa che ai giovani piace. Adorare Cristo con allegria è certamente più invitante delle nostre tristi e monotone messe domenicali.
Le catechesi sono momenti di confronto e di crescita, di riflessione e di collaborazione. Ognuno a Cracovia si è sentito maestro e discepolo allo stesso tempo.

-Infine mi soffermo sui miei ragazzi, la maggior parte di loro sono disabili, anche gravi.
Vorrei dire che è stato emozionante alla sera tardi, dopo averli lavati e sistemati nel loro sacco a pelo, notare che io dovevo ancora lavarmi e preparare le cose del giorno dopo. Mi dimenticavo di me stessa! E quando ti dimentichi di te stesso per amore degli altri, quando fai del tuo tempo e della tua vita un dono per gli altri, comprendi che stai vivendo il Vangelo, che stai camminando con Cristo.

A Cracovia la più grande catechesi, la più grande lezione di vita l'ho ricevuta da Maria, una ragazza di 21 anni paralizzata su una sedia a rotelle. Lei che potrebbe ribellarsi contro questa vita crudele, mi ha parlato di amore e del dono della vita. Le sono infinitamente grata per aver portato luce nel mio cuore e per aver rimesso in discussione dei valori in cui non credevo.

Questo e molto altro è stata la mia GMG. TRASFORMANTE!

 
 
 

In partenza per la GMG

Post n°698 pubblicato il 24 Luglio 2016 da elisar_81

Nelle due ore e mezza di sonno che ho fatto stanotte, sono stata baciata da Padre Pio, aggredita all'occhio da un enorme ragno giallo e nero e infine stavo sospera tra due torri ad una altezza dalla quale non vedevo neppure la terra. E in ogni caso me la sono cavata, sono viva anche se il mio cuore è pesante, come se avessi corso tutta la notte.
Ora non riesco a non pensare agli occhi di Padre Pio, grandi e scuri, e all'amore che emanava.
Peggiore è ricordare il ragno, terribile, terrificante, quando mi è saltato nell'occhio sinistro mi sono svegliata di colpo e sentivo male all'occhio, come se davvero fossi stata aggredita.
Presa dallo sconforto ho iniziato a piangere fino a finire le lacrime e stremata mi sono riaddormentata...si ma per sognare di poter cadere dalla torre. Terrificante.

Ma oggi è domenica e grazie a Dio so cogliere il bello che mi circonda.
Alle dieci del mattino, ancora il paese è dormiente, la natura danza all'aria fresca, i miei gatti sonnecchiano accanto a me in cucina, le orchidee nella veranda manifestano la loro bellezza e mi danno una speranza continua: la vita in fondo è fatta di cose belle.
Nel mio canale svolazzano libere e felici delle libellule nere, spero che prima della mia partenza, qualcuna di loro entri in casa a salutarmi. Lo fanno spesso e si posano liberamente nelle mie mani, come se fossimo intime amiche di sempre.
E pare sia giunto il giorno della partenza per Cracovia, alla Giornata Mondiale della Gioventù con i miei ragazzi. Loro sono la mia vera forza in questa vita che continua silenziosa nonostante le grida del mio cuore.

La mia speranza è di poter scrivere un post un giorno, parlando della mia partenza per qualche missione lontana. Non che qui in Italia ci sia poco da fare ma la gente è diversa. Un povero, quello vero, quello senza casa e senza cibo, arricchiesce e sfama la nostra anima. Conoscere nuove culture apre la mente. La distanza da casa ti fa imparare il vero distacco dalle cose e persone che amiamo e per le quali viviamo.

E allora arriverci al 2 agosto!

 

"Você estará no meu coração cada momento do dia"

 
 
 

Soliloquio

Post n°697 pubblicato il 23 Luglio 2016 da elisar_81

 (<------ sonata di accompagnamento al testo)

E' notte inoltrata. Il sonno non vuol saperne di scendere in me.
Molti esseri umani dormono e finalmente il Creato è libero di esprimersi.
Il vento tiepido tra le piante del giardino permette ai profumi dei fiori di espandersi.
La luna grande e luminosa rischiara i campi che, dopo lunghe ore di caldo afoso, respirano un'aria fresca e pulita.
Un pipistrello svolazza felice, il gatto sonnecchia nell'aia, le rose si aprono in una danza festosa e io in disparte contemplo questa meravigliosa notte che per un po' mette pace alla mia anima.
Il mio cuore invece, prigioniero nel mio petto, grida e si agita. Fatica a contenere il grande amore che lo abita.

Mi assale una improvvisa voglia di stendermi nella nuda terra e rotolare come i sassi nel torrente impetuoso. Vorrei fondermi nella creazione e diventare vento, sparire a me stessa, sparire da questo mondo folle incapace di portare amore nei cuori degli uomini.
Per quanto mi sforzo di amare la vita, la vita mi volta le spalle.
Tendiamo spesso a confrontare il nostro dolore con quello degli altri. C'è sempre chi soffre più di noi ma ognuno vive il suo dolore a modo proprio, ognuno ha la sua scorta di felicità per sopravvivere.
Oggi a me sembra di aver finito quella scorta. Mi sento come un alpino che ha perso le corde e i moschettoni e ora si trova tra le rocce disperso.

Decisamente oggi, come molti giorni della mia vita, vorrei alzare le mani al cielo e trovare quelle di mia zia che mi prende e mi porta lassù dove corde e moschettoni non servono, dove gli occhi non piangono più e al posto dei piedi si hanno grandi ali per volare liberi.  

 

 

NAZIM HIKMET (Stoccolma 1960)

Sono cent'anni che non ho  visto il suo viso
che non ho passato il braccio
attorno alla sua vita
che non mi son fermato nei suoi occhi
che non ho interrogato
la chiarità del suo pensiero
che non ho toccato
il calore del suo ventre

eravamo sullo stesso ramo insieme
eravamo sullo stesso ramo
caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent'anni
di cent'anni la strada
e da cent'anni nella penombra
corro dietro a te.

 

 
 
 
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A TE SOLO

A Te solo
confluiscano i miei pensieri,
come torrenti impetuosi
si gettino insieme liberi
nella cascata del Tuo amore.

A Te solo 
io elevi la mia lode gioiosa,
come un fiore tra le rocce
le mie parole nel vento
solitarie e nascoste.

Lavami il cuore 
toglimi ogni desiderio umano,
rendimi capace di amare
ogni creatura allo stesso modo,
ch'io non ami più un'anima soltanto.

Te solo Signore!

Ritael

 

 

 

 

NESSUNO LO SA

Mentre sorrido
piango
e mentre di gioia danzo
muoio.

Ritael 

 

ETTY HILLESUM

 

TU

 

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