Creato da elisar_81 il 10/04/2006

Anima di cristallo

"Infilerò la penna ben dentro il vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio" Francesco Guccini

 

Il silenzio delle stelle

Post n°732 pubblicato il 29 Settembre 2016 da elisar_81

Avrai da me tutti i silenzi dell'esistenza intera, sarai il cielo che contiene stelle luminose ma inerti e mute. La luce della mia anima non basterà a toglierti il buio di cui io ti riempiró. 

I tuoi occhi avranno tutta la mia lunga e silenziosa notte interiore. Non un gemito uscirà dalla mia bocca, né una carezza dalle mie mani. Non un sorriso di compiacimento dal mio volto, né lacrime dal mio cuore.

Avrai da me il silenzio di un Dio che distratto mi ha lasciata cadere in un cimitero di morti che bussano ansimanti dalle loro bare. E questo silenzio sarà la tua croce finché vorrai godere della luce delle mie stelle interiori.

 

 
 
 

Io e la casa di riposo

Post n°731 pubblicato il 28 Settembre 2016 da elisar_81

Tre anni fa, in questo periodo entravo ed uscivo da quella dannata casa di riposo due, tre volte al giorno. Le Oss e le suore, proprietarie dello stabile, mi detestavano. Quando arrivavo io il loro servizio non serviva e siccome io servivo mia zia con una pazienza, amore e dedizione che a tutt’oggi mi sfugge quell’immensità, le Oss per invidia, rabbia, gelosia, mi maltrattavano e forse, maltrattavano anche mia zia quando me ne andavo.
Il 15 dicembre 2013 fu l’ultima volta che entrai in una casa di riposo e non volli mai più sentirne parlare.
Ieri mi sono fatta coraggio, molto coraggio e sono entrata in una casa di riposo. Lo scenario era quello di sempre: anziani soli, sofferenti, malati, per lo più in carrozzina; operatrici nervose, truccate, unghie rifatte, distratte, una urlava contro le altre (forse la capo sala), un’altra rideva sul fatto che una volta hanno tagliato un pezzetto di dito ad una signora mentre le tagliavano le unghie, un’altra imboccava distrattamente guardando il cellulare.
E poi c’era lei, quella signora in carrozzella, sola, in un angolo con la flebo alimentare che la teneva in vita. Molti sono passati accanto a lei, nessuno l’ha guardata, nessuno le ha sorriso.
E c’ero anch’io con un peso nel cuore, nello stomaco e le lacrime che volevano uscire a fiumi ma che ho controllato fino al punto che mi è scoppiato un gran mal di testa.
Ero impotente e totalmente assorbita dalla compassione e dalla tristezza. In ogni volto c’era Cristo sulla croce che stava morendo e io ai suoi piedi che non potevo fare nulla se non aspettare che morisse per tenerlo fra le mie braccia un’ultima volta.
Un giorno, probabilmente io sarò al posto di quegli anziani, forse sarò sola e soffrirò. Questo mi fa tremendamente paura. 

 
 
 

Su l'umiltà

Post n°730 pubblicato il 24 Settembre 2016 da elisar_81

E così, io che amo la filosofia e mi prodigo nel cercare nuovi pensieri filosofici, io che smetto di scrivere poesie per concentrarmi nella stesura di un testo che ho chiamato “Teologia del cuore”, io che vorrei mangiare libri al posto del pane, si proprio io non so nulla dell’umiltà.
E questa consapevolezza mi giunge all’improvviso in un sabato mattina qualunque, in una giornata che voleva essere di riposo per riportare la pace dentro di me.
Forse la pace inizia proprio da questa consapevolezza. Non c’è pace se non c’è umiltà. Ma che cos’è l’umiltà? Cosa significa essere umili?
Sono tre ore che queste domande mi rincorrono senza trovare risposta. Cerco tra gli scaffali qualche libro utile ma non trovo nulla.
Ora mentre scrivo mi viene in mente San Benedetto, ha scritto “I dodici gradini dell’umiltà”; mi pare di aver letto anni fa questo libro. Mi assento e lo vado a cercare…
ECCOLO! Il libro è “Trovare rifugio” – Riscoprire dentro se stessi la pace del monastero.
Ricordo di averlo trovato per caso in una libreria in un momento in cui avevo bisogno di quelle parole. Oggi ne ho bisogno più di allora. Dentro ci sono tutti i dodici gradini per imparare ad essere umili nella quotidianità.
L’umiltà è la qualità umana più difficile perché richiede di mettere da parte se stessi per diventare terra, quella terra dalla quale siamo stati plasmati.
Non dico “ci provo”. Dico piuttosto “io devo”. Devo diventare umile il più possibile, voglio staccarmi da questa vita che purtroppo non amo, che vedo come un patibolo. Voglio abbandonare questa strada nella quale sto camminando. Quando l’ho intrapresa era per me difficile, in salita, stretta, pericolosa. Ora che ho l’esperienza, sto correndo perché è diventata facile e nel correre lascio indietro gli altri, passo avanti e pretendo che tutti stiano al mio ritmo.
No così non va, è tempo di cambiare sentiero, come un alpino quando passa dal cammino sulla cengia alla ferrata sospesa nel vuoto. Un alpino ha bisogno di sentieri sempre più ripidi e difficili altrimenti  sopraggiunge la noia e si dimentica dei propri compagni di viaggio che ancora tremano sulla stretta cengia.

Voglio salire più in alto e per fare ciò, l’anima ha bisogno di scendere molto in basso, di cercare i suoi vermi e di fare pulizia.

 

“Con l’esaltazione si discende e con l’umiltà si ascende”
Regola di San Benedetto, 7: Umiltà

 
 
 

Dagli scritti di Chiara Lubich

Post n°729 pubblicato il 21 Settembre 2016 da elisar_81

L’amore al prossimo non può limitarsi al farsi uno con lui.
Dobbiamo aggiungere qualcosa d’altro. E questo qualcosa ha un nome: soffrire.
La vita che conduciamo su questa terra è senz’altro segnata dalle gioie, da quelle soddisfazioni profonde che dà, per esempio, il portare il Regno di Dio.
Ma non possiamo negare che essa è segnata anche dal dolore: malattie, tentazioni, angustie, tormenti, miserie, incomprensioni, imprevisti dolorosi…
Che significato hanno tutte queste manifestazioni di dolore? Per quale motivo Dio-Amore le permette?
Sono un volto di Gesù abbandonato da abbracciare.

 
 
 

Non ho più parole

Post n°728 pubblicato il 20 Settembre 2016 da elisar_81

Non ho più parole da scrivere, soltanto lacrime, ora di dolore,  ora di gioia. Ma le lacrime non si possono raccontare, si possono soltanto ascoltare come gli ululati dei lupi solitari nel bosco, d'inverno.

 
 
 

Andare lontano

Post n°727 pubblicato il 14 Settembre 2016 da elisar_81

Un giorno siamo partiti,
volevamo andare lontano
in un mare di spiaggia
e non abbiamo capito
che morire dentro la sabbia
non lascia radici.
Sulla tomba fioriscono i gigli
ma sulla tomba del nostro amore
non fiorirà neanche il frumento
noi non diventeremo mai pane
non abbiamo comunicato con tutti
e nessuno sa il nostro segreto
che siamo stati baciati dal fato
per poi lasciarci.

 

Alda Merini

 
 
 

Parole mute

Post n°726 pubblicato il 13 Settembre 2016 da elisar_81

Con queste parole accarezzo il volto di chi non c'è, sfioro le labbra di chi è lontano, raggiungo il cuore delle persone che amo. Le mie parole sono mani per toccare, labbra per baciare, lacrime che non bagnano, grida che non urlano, spade che non feriscono.

 

 
 
 

Buon Compleanno zia!

Post n°725 pubblicato il 10 Settembre 2016 da elisar_81

Il tuo silenzio 

riempie la mia anima

mi scorre nel sangue senza sosta,

sei in me come la notte

ricamata di stelle e sogni.

Dall'alto del tuo cielo

canti come un piccolo usignolo 

per allietare il mio tempo

così fecondo

ma così lontano da te.

Ed io ti attendo ad ogni alba

per cantare insieme a te

questa vita senza fine.

 
 
 

Questione di stile

Post n°724 pubblicato il 09 Settembre 2016 da elisar_81

Un momento indimenticabile, da scrivere proprio nel blog, magari quando sarò vecchia lo rileggerò e creperò dalle risate.

Un ragazzo che abita vicino al negozio dove lavoro, con dodici anni meno di me, alquanto invaghito da un anno circa, entra a salutarmi e a dirmi con dolcezza "Spero di riuscire ad uscire con te prima o poi. Ti posso assicurare che ogni minuto lontano da te è come mille calci nelle palle!"

Oh mio Dio, non ho potuto evitare di scoppiare a ridergli in faccia...cos'altro potevo dire innanzi a questa impavida e invitante dichiarazione d'amore??? 
Si salvi chi può!
Prima di sera spero che arrivi il Signor C., un cliente/amico anziano a dirmi come di buona abitudine "Se avessi trentanni di meno non ti lascerei scappare da me." oppure "Io ti porterei all'altare ad occhi chiusi". Ecco queste dichiarazioni mi fanno tenerezza e non le sdegno soprattutto perchè sono sempre accompagnate da un elegante bacio alla mia mano destra.

Comunque, quella dei mille calci nelle palle è una frase da inserire nell'enciclopedia della poesia contemporanea. 

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Ok, ok, calma, è una giornata tremenda oggi! Anzi, tragica! Sono trascorsi solo 10/15 minuti da quando ho postato e nel frattempo è entrato un vicino di lavoro (età nella norma, sui 45) e con sguardo languido mi dice “Ho voglia di passare una serata con te, quando sei libera?”.

Io in un primo momento lo guardo con gli occhi sbarrati e mi chiedo se sia uno scherzo. Lui mi fissa e capisco che non è uno scherzo, allora con molta freddezza gli dico “Sono sempre occupata, tutte le sere”. A questo punto un uomo normale capisce, si scusa e se ne va. Lui invece mi fissa ancora di più e uscendo dalla porta mi dice sorridendo “Trova il tempo, imbecille!”.

 Adoro i miei clienti, se non altro, mi fanno morire dal ridere!

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Sono le 19:23, sto per chiudere il negozio e arriva l’ultimo invito. Marco, è un amico che tutti i giorni trova la scusa per entrare nel mio negozio e dirmi “Sei bellissima” “Ma il ragazzo ce l’hai ancora?”. Marco ha un ritardo mentale ma lo adoro. Questa sera per la prima volta mi ha chiesto se vado a mangiare la pizza con lui. “Quando vuoi, quando puoi…offro io!”. Gli sorrido e a fine giornata dopo tanti inviti, arriva quello giusto. “Si vengo Marco!” 

Di lui mi posso fidare, il suo amore non chiede niente in cambio. Lui ha soltanto bisogno di qualcuno che lo tratti come un uomo e non come uno stupido. E’ così difficile considerare uomo un disabile mentale? Per me no! 

 
 
 

A proposito del Silenzio

Post n°723 pubblicato il 09 Settembre 2016 da elisar_81

...il gergo dei poeti è questo:

un lungo silenzio acceso

dopo un lunghissimo bacio.

Alda Merini

 

 
 
 

La parola più forte è il Silenzio

Post n°722 pubblicato il 08 Settembre 2016 da elisar_81

Attraverso la morte della persona più importante della mia vita ho compreso che quando si ama non esiste il tempo né la distanza perché l’amore riempie tutti i vuoti e tutti i silenzi.
A volte si fa fatica a comprendere e a rispettare le pause o le corse frenetiche di chi amiamo ma il silenzio è davvero l’unica parola che possiamo offrire per rendere questa nostra vita migliore e per amare con più rispetto.


Fra due giorni sarà il tuo compleanno ma ormai il tuo tempo si è trasformato in eternità. Io mi accorgo di aver fatto dei grandi passi in avanti da quando te ne sei andata ma mi accorgo anche di quanto infantile sono ancora e mi chiedo se un giorno riuscirò a diventare davvero una donna di valore come lo sei stata tu.
Mi hai insegnato il silenzio ed io ho ancora tanto chiasso dentro di me.
Mi hai insegnato il rispetto ma ancora non ce l’ho per le persone che più amo e per quelle che mi sono più vicine.
Mi hai insegnato la pace ed io continuo a provocare guerre.
Mi hai insegnato la misericordia ed io non so neppure cosa sia.
Mi hai insegnato ad amare ma non mi avevi ancora spiegato come si fa.
Il tuo tempo è scaduto troppo presto per me che andavo così piano nella crescita interiore.
So che sei con me, sento i tuoi rimproveri, i tuoi  “grazie”, i complimenti e le ammonizioni. Ora che non sei più qui, riesco a sentirti più di prima ma c’è una cosa che non sento più: le tue carezze, i tuoi abbracci, i tuoi sguardi pieni di dolcezza. E questo vuoto non si colma più.

Sto imparando la tua pazienza di saper aspettare in silenzio, di saper amare in silenzio, di saper soffrire in silenzio. Qui sulla terra i tempi vanno rispettati e allora tu abbi la pazienza di aspettare me, che io diventi così simile a te.

Ci vediamo alla tua festa di compleanno…devo ancora pensare al tuo regalo ma per ora ti offro il mio silenzio e un pezzetto del mio cuore ferito che fra le tue mani ritroverà la luce della gioia. 

 
 
 

La pace è un'utopia

Post n°721 pubblicato il 06 Settembre 2016 da elisar_81

Nel mondo sono in atto più di 400 guerre eppure la guerra più difficile resta sempre una: quella dentro di noi.
L’unica arma che abbiamo a disposizione è la nostra forza interiore e non sempre ne abbiamo abbastanza per affrontare il campo di battaglia che ogni giorno ci presenta le sue lotte e le sue pene.
Una guerra difficile da vincere poiché siamo noi contro noi stessi: cuore contro ragione, anima contro corpo. Indipendentemente da chi vince e da chi perde, siamo noi a vincere e sempre noi a perdere.  
I periodi di pace sono brevi e con il tempo dobbiamo imparare a sfruttare quei periodi per poter far scorta di energia da usare nella battaglia successiva.

E in giorni di pioggia come questo, la guerra si fa ancora più dura perché il cielo sembra farsi nostro nemico e a tradimento ci ruba quella scarsa dose di energia che ci portiamo nello zaino come scorta.
C’è nell’uomo una continua sete di amore che non finisce mai. Questa è la causa della nostra guerra proprio come la causa delle guerre terrene è la sete di potere e di denaro. 

 
 
 

Diário di vita

Post n°720 pubblicato il 04 Settembre 2016 da elisar_81

La vita è così semplice e noi così difficili che a volte non sopportiamo neppure noi stessi. E in notti come questa in cui la mente è affollata da mille pensieri inutili, vorrei potermi trasformare in uno stelo d'erba di alta montagna che si lascia piegare dal sole d'agosto e si lascia congelare per lunghi mesi dai grandi nevai. In questo modo significa esserci al cento per cento qualsiasi sia l'evento. Essere pronti a momenti di grande euforia o di gioia ma anche a momenti di dolore e tristezza. La vita in fondo è un insieme di molte cose, colori, profumi, situazioni, persone. 

Non dobbiamo aspettarci sempre il meglio dalla vita, siamo noi a doverle dare il meglio! 

 
 
 

Balera sotto le stelle

Post n°719 pubblicato il 02 Settembre 2016 da elisar_81

Che bella la balera all’aperto, sotto un cielo stellato ed una grande luna che guarda compiaciuta le coppie felici e sorridenti.

La pista, dopo le 23, si riempie di gente di ogni età e mi piace osservare in disparte i comportamenti così diversi a seconda della generazione.
I trentenni, ballando esprimono tutta la carnalità, il fuoco, l’attrazione e si atteggiano come pavoni col petto in fuori, busto dritto e mi par di leggere i pensieri che escono dai loro occhi luminosi e pieni di vita.
Belle le ragazze tutte alte sopra i tacchi, si muovono con una sensualità tipica della loro età. Col rossetto rosso e i capelli che danzano al vento mentre girano vorticosamente mostrando il meglio del loro modo di ballare.

I cinquantenni, non da meno, hanno l’aria più timida, guardano incuriositi la donna che ancora ha un fisico giovane, i capelli ben sistemati, la pelle dorata, un trucco di stile e un modo di ballare così provocante!
Le cinquantenni non hanno nulla da invidiare alle giovani generazioni di oggi. Mentre gli uomini li vedo un po’ intimoriti ma con tanta voglia di vivere e giocare a fare i sedicenni invaghiti.

Una lode va ai sessantenni per quel modo di ballare pieno di una sensualità non volgare, mischiata ad una grande dose di dolcezza. E’ divertente guardare i loro occhi mentre osservano la donna che balla cercando di farsi piacere. E mi piace come stringono la vita della donna, con la mano aperta, forte, come a voler proteggere quella creatura e farla sentire al sicuro. I sessantenni non danzano per conquistare la preda ma per lasciare un segno del loro passaggio.

Prima di andarmene ho osservato con una particolare gioia una coppietta giovane, probabilmente si sono conosciuti in pista da poco tempo. Quando ci sono grandi manifestazioni d’amore in pubblico è segno che la coppia è fresca, che ancora non è arrivata la croce dei difetti. E dopo tanti baci e sussurri all’orecchio si sono alzati e sono andati via…chissà!

 

E io, in disparte ho preso il mio diario, guardando ora il cielo, ora la gente felice che ballava e ho scritto mille pensieri. Questi sono soltanto una parte. Ciò che ho sognato con una fantasia da bambina, è meglio che resti censurato nelle pagine color avorio, incastrato nell’inchiostro della bic blu.
Ieri sera, nella balera chiassosa ho lasciato una parte di me che ho fatto morire per far fiorire altre parti. Non so se ho fatto una scelta buona ma so che ora mi diverte di più scrivere e gridare nel silenzio del mio cuore piuttosto che ballare e gridare tra la folla la mia voglia di vivere come una ragazza normale.

 
 
 

Ambiguità

Post n°718 pubblicato il 31 Agosto 2016 da elisar_81

Perchè Signore
fasci le mie ferite
con bende intrise d'alcol

e poi mi guardi stranito
come non mi fosse lecito
gridare di dolore? 

Ch'io debba forse tacere
mentre nel seguirti mi accarezzi
con gli spini della Tua corona? 

Lasciami
almeno un grido,
simile al Tuo! 

 
 
 

Guidata da un non vedente

Post n°717 pubblicato il 29 Agosto 2016 da elisar_81
 

Vorrei che chiunque ora sta leggendo questo post, al termine della lettura provasse a chiudere gli occhi, alzarsi e a fare le cose di normale routine senza nulla vedere. 
Dopo pochi secondi il cervello va in crisi, si ribella e automaticamente ti fa aprire gli occhi, probabilmente con addosso la paura e il cuore che esplode.

E se dovesse davvero capitarvi di restare senza la vista? E' terrificante. Eppure così si sentono i miei amici non vedenti e in aggiunta vengono umiliati e derisi da gente imbecille che neppure si pone la domanda di come vivono la vita coloro che non possono vedere più i colori del tramonto, gli occhi dei loro amici, il volto dei loro familiari, ecc. 
Da venerdì ho un nuovo amico, lo ho soprannominato Cico e lui è tutto fiero del soprannome. Cico...cieco! (e non dite "poverino", non è poverino, è una persona normale, le disabilità vanno sdrammatizzate)
Ha perso la vista a causa di una malattia un anno e mezzo fa. Fino ad allora era indipendente col suo lavoro, la sua vita e i suoi amici. Oggi è solo con il suo bastone bianco che gli permette di non sbattere addosso alle cose.
Ieri siamo stati al mare e mi ha detto "bendati, attaccati a me, ti porto in acqua e fidati!".

Inutile dirvi la paura, la sensazione che ti manchi la terra sotto i piedi e che all'improvviso il mondo non esista più. Mi sono attaccata al suo braccio e lui, ascoltando le onde del mare mi ha portato in acqua. La sensazione di paura in acqua aumenta, non sai dove vai e quanto profonda sia l'acqua. Io gli dicevo di fermarsi e allora lui mi ha presa e buttata giù. Dio mio...è bruttissimo ciò che si prova e dopo avergli raccontato come mi sentivo lui mi ha detto "La mia vita sarà per sempre così! Ma troverò il modo per essere ancora felice."

Non serve aggiungere altre parole...chiudete gli occhi e immaginate la vita di Cico! 

 
 
 

Cerchiamo fuori ciò che abbiamo dentro di noi

Post n°716 pubblicato il 25 Agosto 2016 da elisar_81

Spesso capita che gli amici mi cerchino per una parola, per essere ascoltati senza essere giudicati e vengo ricoperta di ringraziamenti e glorie ma…

l’unico ringraziamento che dev’essere fatto è a loro stessi perché parlando con me, io mi specchio  in loro: nelle loro vite, nelle loro difficoltà io vedo la mia vita e le mie difficoltà.
E l’unica gloria che dev’essere fatta è a Dio. Il dono di ascoltare (e non sentire) senza giudicare è un dono dello Spirito, viene da Dio. C’è stato un tempo in cui giudicavo molto ma in realtà giudicavo me stessa perché non accettavo ciò che ero e ciò a cui ero destinata ad essere.
Facciamo fatica ad accettarci, vorremmo essere perfetti, migliori e allo stesso modo vogliamo che gli altri siano perfetti e questo è un atteggiamento disastroso che graffia la nostra anima e uccide quella degli altri. Così, ascoltando le ansie e le paure altrui, emergono le nostre. Ecco perché dobbiamo imparare a vedere l’altro come una ricchezza anche quando non ci piace o ci infastidisce.
Se sappiamo trovare pace nel nostro cuore, sapremo amare e accogliere gli altri come una parte di noi.
Mi sono commossa oggi nel sentire un uomo che ha perso la sua famiglia per aridità di cuore. Mi dice che non è accettato dalla figlia e dalla moglie, lo rifiutano, non hanno più fiducia in lui. Allora gli ho chiesto “dove sei?” E’ dall’altra parte del mondo, fuggito lontano per schivare il problema. Ma il problema lo ha inseguito fin dall’altra parte del mondo perché i problemi non sono fuori di noi, sono sempre dentro di noi. Quella che pensiamo sia aridità di cuore degli altri, in realtà è la nostra. “Come puoi pensare che la tua famiglia ritrovi fiducia in te se tu sei lontano da loro?”

Abbiamo bisogno innanzitutto di far pace con noi stessi, di perdonare i nostri errori ed essere consapevoli che, in quanto umani, sbagliamo sempre, ogni giorno. Ma soprattutto dobbiamo metterci in testa che è grazie agli errori che noi diventiamo migliori ogni giorno un po’ di più. Non esiste un tempo per “diventare grandi”, ogni giorno è il tempo giusto per crescere, per formare noi stessi ad una fiducia nell’amore. 

La chiave dei problemi del mondo è una soltanto: l’AMORE!
Ma finché crediamo che amare sia pericoloso, difficile, come possiamo trovare la pace?
La pace non è nella fine di una guerra, la pace è nel nostro cuore. Possiamo trovarci in mezzo ad un campo minato ma se in noi c’è pace e amore, nulla ci può turbare, neppure una bomba.
Parole preconfezionate? Provare per credere!
Io posso solo dire a tutti di cercare dentro al proprio cuore ciò che cerchiamo fuori.
Se cerchi Dio ad esempio, non lo troverai tra le nuvole a sorriderti, lo trovi soltanto nella parte più intima e silenziosa del tuo cuore.
Il mio amico cerca la sua famiglia e lei sta là, nel suo cuore che ora è sommerso di detriti, di cadaveri che sono gli errori commessi, le paure, le ansie. Prima di cercare la famiglia o qualsiasi altra cosa, al di fuori di noi, dobbiamo trovarla in noi, farle spazio, preparare un posto accogliente in noi per ospitarla come facciamo con gli ospiti che vengono a cena:
prepariamo una tavola ben fatta, con i bicchieri e piatti migliori, prepariamo cibi che sappiamo cucinare meglio, scegliamo il vino migliore, puliamo la casa ecc.
Ecco così dobbiamo fare col nostro cuore, prepararlo ogni giorno ad una accoglienza bella.

 
 
 

Pensieri stanchi

Post n°715 pubblicato il 25 Agosto 2016 da elisar_81

Dopo una giornata di grandi fatiche spirituali e mentali, non potevo non stendermi nell'erba umida del mio giardino, insieme ai tre gatti spensierati, e adorare il cielo ricoperto di stelle. Guardare l'infinito mi mette una tal pace! Se penso alla distanza tra me e una stella, tutti i pensieri che durante il giorno mi schiacciano e opprimono, scompaiono in quella distanza senza fine. Mi piace sentire il canto dei grilli e non sapere dove sono nascosti. Mi piace l'aria tiepida di fine estate che mi avvolge come una coperta e mi coccola come una mano lungo il perimetro del mio viso stanco.
La mia solitudine ha una grande pienezza che non posso condividere con nessuno perché nessuno può comprendere che stare stesi a terra, nella notte, non è follia, è nostalgia. Una nostalgia della quale non conosciamo le radici.
Si vorrebbe qualcuno al proprio fianco a cui stringere la mano e poter dire "senti anche tu nel cuore ciò che sento io innanzi al silenzio delle stelle?" ma momenti come questi appartengono soltanto ai bei film Hollywoodiani. 

Allora prendo il diario di Etty Hillesum e apro a caso trovando la frase che può concludere questo post:

"Signore, sarà così duro, ma adesso che ho di nuovo sconfitto questo giorno dopo un inizio tormentoso, e sono seduta a questa scrivania, quasi fiduciosa e quasi felice, so che non sono ancora alla fine delle mie forze".

 

 
 
 

Ho sete

Post n°714 pubblicato il 22 Agosto 2016 da elisar_81
 

Io non desidero mani
che accarezzino il mio corpo,
conosco la dolcezza del loro inganno:
mentre socchiudo gli occhi 
e al loro calore mi abbandono
già una lancia spacca e penetra
nel mio costato.

Desidero soltanto occhi 
dai quali sgorghi acqua
come cascate tra i ghiacciai:
ho sete,
una sete insaziabile d'amore! 

 
 
 

Sul dolore

Post n°713 pubblicato il 21 Agosto 2016 da elisar_81

Il dolore è come un figlio nel grembo materno: sta dentro di noi e giorno dopo giorno cresce occupando sempre più spazio, si nutre della felicità fino a portarcela via tutta. Schiaccia i nostri organi uno dopo l'altro invadendo e prendendo possesso della nostra vita. Ecco perché il dolore necessità proprio come un figlio, di essere partorito, buttato fuori con una spinta tale da espellere anche le sue radici. Spesso l'uomo ama il suo dolore, si affeziona a quel figlio che si muove e si agita notte e giorno nelle sue viscere; talvolta ci prendiamo persino cura di quel dolore. Ma se tutto quel soffrire nel portarlo in noi, non ci fa maturare la consapevolezza che siamo stati creati per amare e per gioire, a nulla sarà servita questa gravidanza e il dolore resterà nel grembo fino ad indurre alla grande malattia del secolo: la depressione.

Il dolore va visto come un momento di crescita, proprio come per una madre che passa dallo stato di semplice donna a portatrice di vita. Partorire il dolore è far uscire la parte più profonda di noi che ci slancia verso nuovi traguardi, con una luce nel cuore che guida i passi su nuove strade illuminate dal sole della vita. Dobbiamo imparare a trasformare il tormento delle doglie in gioia di vita. Spingiamoci dunque verso la libertà e la maturità. 

 
 
 
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A TE SOLO

A Te solo
confluiscano i miei pensieri,
come torrenti impetuosi
si gettino insieme liberi
nella cascata del Tuo amore.

A Te solo 
io elevi la mia lode gioiosa,
come un fiore tra le rocce
le mie parole nel vento
solitarie e nascoste.

Lavami il cuore 
toglimi ogni desiderio umano,
rendimi capace di amare
ogni creatura allo stesso modo,
ch'io non ami più un'anima soltanto.

Te solo Signore!

Ritael

 

 

 

 

NESSUNO LO SA

Mentre sorrido
piango
e mentre di gioia danzo
muoio.

Ritael 

 

ETTY HILLESUM

 

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