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NO alla pedofilia: una testimonianza storica

Post n°157 pubblicato il 10 Giugno 2007 da odio_via_col_vento

Dopo aver letto il post di ReginaCrimilde che ha ripercorso le tracce di allarme per la pedofilia che si possono trovare nelle fiabe, mi sono chiesta cosa ci potrebbe essere nel mio campo da indagare, e cioè nella storia dell'arte.

Mi sono venute in mente delle immagini legate all'iconografia di San Nicola di Bari, veneratissimo in tutto il Medioevo, all'origine della figura di Santa Claus e poi di Babbo Natale, considerato un grande operatore di miracoli e (non ci avevo mai fatto attenzione finora) protettore di bambini.



Questo suo patronato può davvero essere meno generico di quello che si crede e legato a storie di scampata uccisione ad opera di pedofili, come starebbero a dimostrare due storie di miracoli a lui attribuiti.

Il primo lo troviamo in una pala d'altare di Ambrogio Lorenzetti (pittore senese della prima metà del Trecento):

C'è il diavolo, rappresentato come un personaggio ammantato di nero, un estraneo, che convince un bambino ad uscire di casa e poi cerca di ucciderlo nel vicolo.
La storia è ovviamente a lieto fine e il bambino, ucciso, viene resuscitato miracolosamente dall'intercessione di San Nicola.

Il secondo miracolo si riferisce a tre ragazzini che un oste cui si attribuiscono pratiche occultiste e magiche, aveva rapito e, nudi, aveva nascosto in tre barili nella sua cantina e che San Nicola miracolosamente ritrova (come non ricordare gli orrori di tanti bambini ritrovati uccssi e seppelliti nelle cantine della coppia pedofila in Belgio, una decina di anni fa?). L'opera qui sotto è di Gentile da Fabriano.

Sono appena degli accenni, le prime idee che mi sono venute in mente, non ho la pretesa di essere esaustiva.
Ma questa chiave di lettura mi ha spinto a ripensare all'angoscia di una perversione che affonda davvero nella notte dei tempi, cui si cercava di offrire la speranza di un santo protettore. Una angoscia tanto grande da dover essere apotropaicamente esorcizzata anche nelle storie rappresentate sugli altari delle più importanti cattedrali del tempo.

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Il commento di demonedelfocalare, qui sotto, mi ha fatto venire in mente un altro esempio di dipinto che potrebbe essere stato ispirato da eventi dalla paura suscitata da un atto specifico di pedofilia o dal pericolo di questi eventi in senso generale.
Si tratta di una iconografia molto diffusa, soprattutto in ambito agostiniano, quella della Madonna del Soccorso:

La Vergine appare a salvare un bambino rapito alla madre da un essere  che qui inequivocabilmente è identificato con il diavolo stesso. Il bambino viene letteralmente strappato dalle grifie dell'essere malvagio da una robusta Madonna che brandisce una verga con cui picchia il diavolo. Dall'altra parte è rappresentata la madre in preghiera.
Sembra proprio un ex-voto, legato ad un evento preciso. Anche se, come ripeto, è una vera iconografia di cui si trovano innumerevoli varianti.

 
Rispondi al commento:
annisexanta
annisexanta il 14/06/07 alle 10:18 via WEB
Sono cinque, come i cerchi olimpici. Dei simboli dei Giochi hanno gli stessi colori. Per il resto, le Fuwa, le mascotte delle prossime Olimpiadi in programma a Pechino nel 2008, sono dense di rimandi alla cultura tradizionale cinese: l'azzurra Beibei (elemento acqua, porta prosperità), il nero Jingjing (elemento metallo, regala felicità), il rosso Huanhuan (elemento fuoco, incarna la passione), il giallo Yingying (elemento terra, simbolo di salute), la verde Nini (elemento legno, distribuisce buona sorte). Le prime sillabe dei loro nomi, unite, suonano: «Beijing huanying ni», ovvero: Pechino ti dà il benvenuto. Ma, a un anno dall'arrivo della fiaccola, nella capitale della Repubblica popolare, più che un clima di festa, si respira aria di scandalo. Perché, secondo le accuse mosse da un gruppo di organizzazioni umanitarie britanniche, riunite nella Playfair Alliance, ad assemblare le mascotte e gli altri gadget olimpici in vendita da più di un anno in tutte le strade, le bancarelle, i negozi della Cina, ci sarebbero in molti casi bambini anche di 12 anni. Alcune tra le aziende che hanno ottenuto la licenza di fabbricare questo genere di prodotti, popolarissimi e grandemente remunerativi (almeno fino al termine dei Giochi), sempre secondo le accuse, non solo sfrutterebbero il lavoro minorile, ma terrebbero anche centinaia di adulti in condizioni di semischiavitù, con turni massacranti di 15 ore, nessun contratto e paghe equivalenti alla metà del minimo salariale. A lanciare il pesantissimo sasso è stato lunedì Brendan Barber, leader del Trade Union Congress (Tuc) — uno dei componenti della coalizione umanitaria — durante una riunione del Comitato olimpico internazionale a Londra. «Lavoratori minori e adulti vengono sfruttati senza pietà in modo che datori di lavoro senza scrupoli possano aver maggiori profitti», ha detto Barber. Ottenendo, da Hong Kong, un'immediata replica di Jiang Xiaowu, vicepresidente del Comitato organizzatore dei Giochi di Pechino. «Se ci sono problemi — ha fatto sapere in una conferenza stampa — li affronteremo senza esitazione: per proteggere la reputazione delle nostre Olimpiadi e del Comitato organizzatore». Jiang ha fatto sapere che se delle aziende si dimostreranno «colpevoli» perderanno immediatamente la licenza di fabbricare e distribuire le mascotte e tutte gli oggetti legati all'evento. «Abbiamo fatto firmare a tutte le industrie una carta di regole molto precise. Ma sfruttare il lavoro minorile è comunque un reato nel nostro Paese». Le imprese messe sotto accusa in un rapporto intitolato «Nessuna medaglia per le Olimpiadi sui diritti dei lavoratori» sono la Le Kit Stationery Co, la Mainland Headwear Holdings, la Eagle Leather Products e la Yue Wing Cheong Light Products di Shenzhen, che producono borse, capelli sportivi e oggetti di cartoleria con il logo delle Olimpiadi: ovvero anche le cinque simpatiche Fuwa. «È tutto falso — replica Michael Lee, direttore della Le Kit Stationery —. Lavoriamo per conto delle migliori marche nel mondo. La nostra azienda viene controllata mese per mese». Secondo il rapporto, pubblicato anche dal Guardian, alla Le Kit, un'industria del Guangdong, nel Sud della Cina, sulla linea di produzione sarebbero stati trovati 20 bambini, il più giovane dei quali avrebbe 12 anni. «Questi bambini passano così le loro vacanze: lavorando», si legge nella relazione. Che aggiunge: «Sono in fabbrica dalle 7 e 30 del mattino fino alle 10 e 30 di sera». Ancora un esempio: alla Mainland Headwear Holdings di Shenzhen, la città alle porte di Hong Kong «pioniera» delle riforme economiche volute da Deng Xiaoping, tremila lavoratori avrebbero paghe equivalenti al 45% del minimo. «Chi decide di andarsene riceve una multa pari a un mese di salario». A poco più di dodici mesi dall'inaugurazione, la Cina vede addensarsi nubi minacciose intorno ai Giochi che, nelle intenzioni, dovrebbero rappresentare la celebrazione della ritrovata grandezza di una nazione dall'orgoglio millenario. La Cina è criticata, oltre che per le condizioni di lavoro nelle industrie dei gadget, anche per l'«inerzia» che dimostra nel Darfur (il Sudan è un partner economico essenziale). Le Olimpiadi cominciano a essere viste — sulla scena del mondo — come un tallone di Achille su cui battere fino a che si ha tempo. (Corriere.it)....Un po di pubblicità (negativa) anche a questo fenomeno credo non guasti ;°)...Ciao
 
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