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STORIE AMERICANE
Post n°43 pubblicato il 29 Agosto 2012 da cielostellepianeti
LA CARTA DEI DIRITTI
Anche gli inglesi, come Adamo ed Eva, furono scacciati da dove si erano sistemati, per futili motivi: i primi per una tazza di tè, i secondi per una mela. Il tè causò una guerra civile, la mela sconvolse la normale routine di coppia fino a trasformarla nella corsa ineluttabile verso un triste destino. La Rivoluzione americana, comunque, l’Inghilterra se l’era proprio cercata. Come poteva il suo rappresentante re Giorgio III, pretendere che un’isola governasse un intero continente? E venne Thomas Jefferson a redigere uno storico documento, non tanto chiaro in certi punti, per esempio laddove dice “ tutti gli uomini sono creati uguali”. È lecito chiedersi cosa mai allora, volesse dire con quella frase, visto che si è mantenuto fermo nella convinzione dell’inferiorità degli indiani e dei neri? Come quasi tutti i firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza, resterà proprietario di schiavi per tutta la vita. Così, come le donne per lui resteranno politicamente invisibili, e un uomo qualunque, senza proprietà, non poteva assumersi la responsabilità di vedersi affidato il potere o almeno il diritto di scegliere da chi farsi rappresentare. Men che meno fu tollerante nei riguardi della stampa. Alle critiche rivoltegli da giornali nel 1803, reagì suggerendo che non sarebbe stato male processare “certi scribacchini”, tanto per far capire loro quanto fosse salutare mantenere l’integrità della stampa. Attualmente, negli stati Uniti la libertà di stampa è garantita dal I Emendamento ed è assoluta perché lo Stato non possiede mezzi d’informazione e nemmeno direttamente da esso controllato, anche se la libertà è consentita solamente ai proprietari di testate di giornali. Infatti, oltre il 50% dei mezzi d’informazione e comunicazione statunitensi, è in mano a una decina di grandi multinazionali. Seguendo la logica di mercato, pertanto, solo in determinate occasioni speciali si sognano di attaccare il potere costituito, poiché preposto a gestire gli interessi comuni, (interessi comuni che la maggior parte della gente “comune” fatica a comprendere). Dunque, per garantire il normale svolgimenti dei pieni poteri della classe specializzata nella gestione degli stessi, i giornali, patriotticamente spesso si autocensurano, per convinzione e fiducia nella forza benefica del governo americano per il resto del pianeta, che, diversamente, soccomberebbe sovrastato dai contestatori della cosiddetta globalizzazione.
Tornando a Jefferson, è abbastanza inverosimile che egli abbia inteso invocare un’uguaglianza di ricchezze, di proprietà e condizioni sociali. Per lui, i possedimenti in America erano di proprietà di chi ne aveva tracciati i confini, cioè l’istituzione civile degli Stati Uniti, fatto questo, che escludeva le tribù indiane. In conclusione, dalla dichiarazione d’indipendenza, chi occupava il gradino più basso della scala sociale, gli africani e i nativi americani, furono esclusi senza tante cerimonie dalla dichiarazione d’uguaglianza. Libertà e felicità, opzioni riservate……
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