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LO SPILLO ALIENANTE

Post n°42 pubblicato il 28 Agosto 2012 da cielostellepianeti
Foto di cielostellepianeti

 

Quando nel marzo del 1776, l’economista Adam Smith pubblicò la sua “Ricerca sulla natura e causa della ricchezza delle nazioni”, la rivoluzione industriale era ancora agli inizi.
Egli indicava nella quantità di forza-lavoro che ogni nazione aveva a disposizione, “ il fondo da cui originariamente provengono tutti i mezzi di sussistenza e di comodo che essa annualmente consuma, e che sempre consistono del prodotto diretto o di ciò che con esso viene acquistato da altre nazioni. Affinché la ricchezza di una nazione cresca, dunque, possa aumentare, occorre che la quantità di lavoro produttivo cresca più in fretta del numero dei consumatori".
Ciò che vi è di veramente notevole nell’esempio che Smith porta a rappresentare la sua tesi, è che è stato fatto quando l’era delle macchine, ancora ai primi passi, poteva essere immaginata più che descritta. Riguarda la fabbricazione degli spilli.
“ Un operaio non addestrato in questa attività – scrive – né abituato all’uso delle macchine, potrebbe forse a malapena, impegnandosi al massimo, fare uno spillo al giorno e certamente non potrebbe farne venti.” Che cosa accadrebbe invece in una moderna fabbrica di spilli?
“ Un uomo svolge il filo meccanico, un altro lo drizza, un terzo lo taglia, un quarto lo appuntisce, un quinto lo arrotola nella parte destinata alla capocchia; per fare una capocchia occorrono due o tre distinte operazioni; il montarla è un lavoro particolare e il lucidare è un altro, mentre mestiere a sé è persino quello di incartarli.” Sommando tutto vi sono forse diciotto operazioni distinte, anche se in pratica un operaio potrebbe svolgerne più di una.
Smith dichiara di aver visto una piccola fabbrica nella quale la catena di lavorazione era formata da dieci persone, ma esse erano in grado di produrre 48.000 spilli il giorno; lavorando insieme dieci operai ricavano in media i 4.800 spilli ciascuno, ma se avessero lavorato separatamente e senza il criterio della specializzazione dei compiti, ciascuno avrebbe prodotto meno di venti spilli.
In un mondo industriale fatto a misura di spillo, il lavoro sarebbe diventato davvero monotono e alienante, perdendo in spontaneità e creatività, tuttavia il carattere sociale del lavoro sarebbe cresciuto, insieme alla potenza dell’apparato produttivo considerato nella sua globalità.
Questa, da parte di Smith, la sua idea di catena di montaggio agli inizi della rivoluzione industriale.

 

 

 
 
 
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