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LA PORTA DEL NON RITORNO
Post n°48 pubblicato il 04 Settembre 2012 da cielostellepianeti
In epoche lontane i sovrani africani erano soliti vendere i prigionieri di guerra ai mercanti arabi e, in seguito, alle potenze straniere interessate al commercio degli schiavi dopo aver fondato colonie nelle Americhe. Tra il XVII e il XIX secolo fu Ouidah, situata nell’odierna Repubblica del Benin, uno dei principali empori dell’Africa occidentale per la tratta degli schiavi. A quel tempo, i prigionieri catturati nel corso dei conflitti intertribali, rappresentavano un enorme serbatoio da cui attingere schiavi, il che rese la guerra un’attività redditizia, sia per i vincitori che per gli avidi trafficanti. Si faceva ricorso, inoltre, anche al rapimento con incursioni e razzie nei villaggi, agevolati da una massiccia rete di supporto di sovrani e trafficanti africani. È stato calcolato che circa 12 milioni di africani, per sopperire alla richiesta di mano d’opera nelle piantagioni e nelle miniere del Nuovo Mondo, siano stati trasferiti al di là dell’Atlantico. Circa l’85 per cento degli schiavi raggiunse il Brasile e le varie colonie fondate nelle Antille da inglesi, francesi, spagnoli e olandesi, mentre circa il 6 per cento arrivò nelle colonie che successivamente avrebbero fatto parte degli Stati Uniti. Cifra che pare esigua ma destinata ad aumentare con la nascita dei figli di schiavi. All’inizio del loro viaggio, dopo essere stati incatenati, percossi e marchiati a fuoco, gli uomini, divenuti schiavi di altri uomini, percorrevano a piedi il tratto di quattro km che oggi collega il Museo di Storia di Ouidah, un forte completamente ricostruito dai portoghesi nel 1721, alla cosiddetta “Porta del non ritorno” che sorge sulla spiaggia. La porta rappresenta la fine della “Via degli schiavi” e ha solamente un valore simbolico, poiché la partenza degli schiavi non avveniva sempre dallo stesso luogo. La porta è costituita da un ampio arco, fregiato con bassorilievi raffiguranti due file di africani incatenati, che confluiscono sulla vicina spiaggia prospiciente l’Atlantico. Agli inizi del diciannovesimo secolo si intensificarono gli impegni per abolire la schiavitù, l’ultimo carico di schiavi partito da Ouidah alla volta degli stati Uniti arrivò in Alabama nel luglio 1860. La loro schiavitù fu comunque di breve durata, poiché il governo degli Stati Uniti nel 1863, emanò il proclama di emancipazione. La schiavitù cessò di esistere definitivamente, nell’emisfero occidentale, quando fu abolita anche in Brasile nel 1888. La tratta degli schiavi ha avuto l’effetto di generare una vera e propria diaspora degli africani, con un forte impatto sull’assetto demografico e sulla cultura di molti paesi delle Americhe.
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