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IL CASO DREYFUS

Post n°185 pubblicato il 06 Giugno 2013 da cielostellepianeti
Foto di cielostellepianeti

Nel 1894, un ufficiale ebreo appartenente allo Stato Maggiore dell’Esercito francese, il capitano Dreyfus, era stato condannato per tradimento alla deportazione a vita.

In seguito, il colonnello che dirigeva l’ufficio informazione al ministero della guerra, acquistò la convinzione che il vero colpevole fosse un altro ufficiale, ma tutti i tentativi fatti per ottenere una revisione del processo erano falliti.

Nel gennaio 1898 il famoso romanziere, Emile Zola, pubblicò una lettera aperta al presidente della repubblica, nella quale denunziava la parzialità dei giudici  militari, l’errore giudiziario, gli intrighi orditi contro la revisione del processo.

Zola fu processato per diffamazione e condannato dalla Corte d’Assise della Senna, ma la sua iniziativa aveva messo  in moto quello che divenne noto come “l’Affare Dreyfus”, che fu causa di divisione nei gruppi politici e nelle relazioni sociali, trasformandosi ben presto in una crisi politica, e ancor più, in una crisi della coscienza nazionale francese.

Si moltiplicarono gli incidenti: polemiche di stampa, duelli, discussioni in parlamento, manifestazioni e scontri nelle vie.

Nell’estate del 1898 si ebbe un incidente rivelatore: uno degli ufficiali che nel 1894 avevano avuto una parte di primo piano nell’istruire il processo, confessò di aver commesso un falso per dimostrare la colpevolezza di Dreyfus.

Questo non fu sufficiente per placare i nazionalisti, che fecero ogni sforzo per impedire la revisione del processo. Tentarono anche un colpo di stato che fallì, ma apparve chiaro che lo stesso regime repubblicano era minacciato.

A quel punto, la maggioranza repubblicana, prima divisa, si riunì. I capi nazionalisti furono arrestati, le manifestazioni severamente represse.

Dreyfus fu processato da un nuovo “Consiglio di guerra”, dichiarato colpevole con “circostanze attenuanti” e graziato.    

La sua innocenza sarà dichiarata solo nel 1906.

 

 
 
 
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