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Creato da: Pytagoricum il 19/05/2008
Interrogativi senza risposta – sensazioni inspiegabili – realtà oltre ogni possibile comprensione

 

 

La scomparsa dei dinosauri

Post n°19 pubblicato il 16 Luglio 2008 da Pytagoricum
 
Foto di Pytagoricum

Tra i tanti misteri del nostro pianeta uno dei più grandi e ancora praticamente irrisolto riguarda la scomparsa dei dinosauri, che sicuramente rappresenta in assoluto la più grande tragedia ambientale che colpì le più rilevanti forme vita che fino a 60 milioni di anni fa esistessero sulla Terra.
Anche se su questo argomento tanto si è detto e scritto, non voglio perdere l’occasione di pubblicare un messaggio in merito, anche perché la mia percezione di quell’evento si differenzia alquanto dalle opinioni più comuni.

Se negli anni passati non ci fosse stata la fortunata serie dei film holliwoodiani iniziata con Giurassic-Park, forse ben pochi avrebbero a mente che il nostro pianeta fu abitato per un lunghissimo periodo di tempo da un vasto assortimento di enormi rettili, genericamente denominati dinosauri spesso caratterizzati dall’aspetto mostruoso.
Dopo aver dominato il pianeta per circa 140 milioni di anni, dall’inizio del Giurassico superiore alla fine del Cretaceo, improvvisamente i dinosauri si estinsero in modo incomprensibile e soltanto varie teorie a partire dal 19mo secolo si sono avvicendate a tentare di spiegarne il motivo, senza peraltro essere mai confortate da dati sicuramente probanti.

Una delle ultime tesi maggiormente accreditata vorrebbe la scomparsa dei dinosauri provocata dall’impatto di un enorme meteorite o di una cometa, che secondo alcuni avrebbe poi originato il Golfo del Messico e il bacino caraibico. Questa ipotesi segue altre teorie apocalittiche ma non spiega perché un tale cataclisma non abbia totalmente azzerato la vita sul pianeta, soprattutto se la enorme massa di polveri sollevata dallo sfondamento della crosta terrestre e la conseguente enorme eruzione magmatica avessero oscurato il cielo per alcuni secoli, precipitando probabilmente la temperatura a circa cento gradi sottozero.
A seguito di una così drammatica alterazione climatica sarebbe stato logico aspettarsi che la vita sul pianeta dovesse ricominciare praticamente daccapo, cioè dalla lenta evoluzione di alghe, funghi e batteri, cosa che avrebbe richiesto non meno di altri due miliardi di anni, prima di vedere dei quadrupedi da dieci tonnellate muoversi di nuovo sulla Terra. Non solo questo non avvenne, ma inspiegabilmente a salvarsi furono gli animali più piccoli, rettili e i primi mammiferi che già alla fine del Cretaceo superiore avevano iniziato ad evolversi, quando invece gli organismi con minore massa, più facilmente soggetti a perdere calore, per primi avrebbero dovuto subire gli effetti di un tale crollo termico, e il discorso del sangue caldo non spiega perché siano sopravvissuti gli antenati degli odierni serpenti, coccodrilli e lucertole che ugualmente si sarebbero dovuti estinguere.
Forse il meteorite sarà anche precipitato sulla terra, ma evidentemente le conseguenze provocate dall'impatto non sono state tali da sopprimere totalmente la vita sul pianeta e la scomparsa degli enormi rettili potrebbe quindi addebitarsi anche ad altri motivi.
I primissimi dinosauri del Giurassico Superiore erano quasi certamente erbivori, ma tra essi ve n’erano alcune specie favorite dalla maggiore statura che riuscivano meglio ad alimentarsi a discapito degli esemplari più piccoli, e infine questi ultimi per sopravvivere iniziarono a razziare le uova degli erbivori maggiori, arrivando poi anche ad aggredirli per cibarsi delle loro carni, diventando carnivori. Modificarono così la loro struttura, specializzandosi nella caccia, diventando bipedi più agili e veloci, perdendo l’uso delle zampe anteriori, aumentando le dimensioni della testa e della bocca, dotata infine di robuste file di denti taglienti e acuminati, per sfibrare le carni e tranciare le ossa. Attraverso il graduale affinamento dei requisiti predatori attraverso i millenni si arrivò così ai tirannosauri, che tra i rettili carnivori del loro periodo erano al vertice della catena alimentare.

I dinosauri erbivori per alimentarsi consumavano immense quantità di germogli arborei, ma benché essi fossero regolarmente predati dai carnivori, fin quando riuscirono a nutrirsi a sufficienza l’equilibrio fu garantito,  ma per l’enorme numero di questi animali presenti sul Pianeta e le loro dimensioni crescenti, è molto probabile che alla fine siano loro mancate le risorse alimentari, provocandone così il declino.
Venuti a mancare i rettili erbivori le specie carnivore, trovandosi prive dell’apporto alimentare fornito dagli stessi erbivori, avrebbero quindi iniziato a divorarsi a vicenda in una disperata lotta per la sopravvivenza che ne accellerò la rapida estinzione, agevolata anche dalla concomitante presenza dei primi roditori, che essendo onnivori predavano abilmente le uova dei rettili.
Ma insieme a questi motivi forse la specie dei grandi sauri, dopo 140 milioni di anni, aveva esaurito tutta la spinta evolutiva, vanamente impiegata soltanto in direzione di forme gigantesche e aggressive, piuttosto che verso altri più strategici requisiti che ne avrebbero facilitato l’adattamento alle differenti situazioni, creando così nuovi presupposti per una loro ulteriore evoluzione.
Non riuscendo più a competere in un ambiente del quale non avevano più l’incontrastato dominio, gli ultimi dinosauri si estinsero alla fine del Cretaceo Inferiore nel giro di solo qualche milione di anni, ma sulla Terra, oltre ai rettili sopravvissuti, ormai vi erano altre specie viventi che in qualche modo avevano capitalizzato la difficoltà di evolversi nonostante la opprimente presenza dei grandi sauri. Pesci, uccelli, insetti di ogni tipo e soprattutto molte specie di mammiferi dai quali, moltissimo tempo dopo, si sarebbero evoluti i primi ominidi, futuri dominatori del Pianeta.
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Delusione aliena

Post n°18 pubblicato il 11 Luglio 2008 da Pytagoricum
 
Tag: Scienza
Foto di Pytagoricum

Sarà una mia impressione, ma quando l’argomento della vita extraterrestre viene affrontato con un minimo di razionalità e con qualche riferimento scientifico per ricondurlo nei giusti limiti, allora pare perdere tutto il fascino e l’enorme seguito che ottiene in un gran numero di siti e blog, dove le fantasie si scatenano a immaginare le cose più inverosimili, senza che alcuno tenga presente che le leggi del Creato sono le stesse in tutto l’universo e pertanto, per determinati parametri ormai confermati, il risultato è abbastanza scontato, tutto il resto sono illusioni.
Evidentemente non è molto piaciuta l’idea trasmessa nel messaggio precedente, del polpo alieno tutto cervello, munito di una struttura fisica essenziale, strettamente limitata a basilari funzionalità, e, forse ancora meno è piaciuta  l’idea che questo extraterrestre possa considerare l’attuale Homo Sapiens-Tecnologicus come una ghiottoneria alimentare, tale e quale noi consideriamo il polpo comune.
Evidentemente l’immagine misteriosa degli omini grigi con gli occhi d’insetto è troppo radicata nell’immaginario collettivo, sostenuta da abbondante letteratura, film, serial televisivi, presunti scoop giornalistici e quant’altro, per cui la comune percezione dell’alieno ne risulta troppo condizionata e quindi esso deve essere necessariamente antropomorfo, deve per forza assomigliarci, altrimenti che cosa ne sarebbe delle “certezze” acquisite da centinaia di puntate dei telefilm X-Files?

Anche se statisticamente non si può escludere nell’universo l’esistenza di altre forme di vita intelligente evoluta a livelli tecnologici vicini o superiori al nostro, continuo fortemente a dubitare che l’uomo avrà mai occasione di incontrare gli alieni a causa del cosiddetto delta temporale. Gli alieni potrebbero essere arrivati sulla Terra un miliardo di anni fa, quando noi ancora non esistevamo, come é possibile che arrivino tra un milione di anni, ma quando la civiltà umana potrebbe essere ormai estinta, e forse è meglio così, la realtà dell’incontro potrebbe essere drammaticamente sgradevole, molto più di quella narrata in taluni film di fantascienza, nei quali però l’eroe umano di turno finisce sempre per vincere sugli alieni invasori.
Meglio forse che questo incontro rimanga confinato nelle ipotesi scientifiche, negli incubi di alcuni o nei sogni e nelle fantasie di chi vuole credere e sperare che siano gli alieni, forieri di messaggi positivi e nuove speranze, a salvare il pianeta in questo momento di evidenti difficoltà. Ognuno deve risolvere i propri problemi e l’uomo dovrà risolvere i propri senza contare su improbabili aiuti esterni, perché se arrivassero gli “altri” agirebbero con propri criteri e sempre secondo un loro preciso tornaconto.
Per venire fuori dalle difficoltà il genere umano dovrà impegnarsi a fondo superando egoismi e divisioni operando uniti per il bene comune, affinché sul nostro pianeta continui a essere possibile la vita per tutti, piante, animali ed esseri umani. .

 
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OCTOPUS L'ALIENO

Post n°17 pubblicato il 07 Luglio 2008 da Pytagoricum
 
Tag: Scienza
Foto di Pytagoricum

Sono molti i blog che trattano di ufologia e annunciano con differenti prospettive l’arrivo degli extraterrestri, e se finora non me ne sono mai particolarmente interessato, per l’eccessiva quota di fantasia che (a parer mio) l’ha sempre accompagnata, in fondo essa costituisce uno dei più grandi misteri ai quali l’umanità non sa rispondere.
Da qualche tempo ho iniziato a leggere e commentare il blog dell’amico Roby2012, che non tratta solo dell’ormai prossimo arrivo degli extraterrestri, ma non ho ancora trovato risposte soddisfacenti riguardo l’aspetto degli alieni.
Come ho sempre scritto, ammesso (e non concesso) che incontreremo un giorno gli alieni, avendo ampiamente studiato tutte le specie animali, non escluderei alcuna possibilità riguardo il loro aspetto, perché la vita intelligente altrove potrebbe aver trovato condizioni molto differenti e quindi altre forme di sviluppo, non escludendo qualcosa di simile all’Alien della famosa serie cinematografica o un ottopode tentacolato, l’Octopus.
Il polpo comune (Octopus vulgaris) detto anche piovra se le sue dimensioni diventano ragguardevoli, è un cefalopode con capacità mimetiche quasi incredibili, cambiando motivo e colore con estrema rapidità e con grande definizione di dettaglio, e grazie a questa sua particolare abilità riesce  a comunicare con i suoi simili e a sottrarsi abilmente ai suoi predatori, diventando a sua volta un terribile killer, grazie anche alla forte presa dei tentacoli e alla forza di rottura del rigido becco che si apre sulla parte inferiore dell’animale al centro degli otto tentacoli, e che utilizza per aggredire i gusci dei bivalvi e la corazza dei crostacei di cui a preferenza si nutre. Non è dotato di organi locomotori ma può spostarsi rapidamente espellendo con forza l'acqua attraverso un sifone, lo stesso da cui viene espulso il denso liquido nero (cosiddetto inchiostro) utilizzato per distrarre i predatori nel caso di impreviste aggressioni.
Ma la cosa che rende straordinario il polpo rendendolo simile a un vero Alien dei nostri mari è la sua elevata intelligenza che ne ha sicuramente guidato l’adattamento evolutivo e permettendogli, pur essendo fisicamente piuttosto vulnerabile, di sopravvivere in un ambiente difficile e selettivo come quello marino, dove esso rimane in posizione ben distante dal vertice della catena alimentare.
Grazie alla sua notevole intelligenza e alla insospettabile abilità comunicativa l’Octopus ha dimostrato una incredibile capacità di apprendimento, sia  per associazione che per osservazione, capacità per lungo tempo attribuite solo ad animali (come i mammiferi) con particolare sviluppo dei rapporti sociali e quasi del tutto assenti in altri animali asociali come l’Octopus. Le sue spiccate doti intellettive gli permettono di affrontare serie emergenze, come quella di riguadagnare la libertà dopo essere stato pescato, mediante spettacolari evasioni da ceste chiuse e dai boccaporti delle barche da pesca, oppure risolvere problemi non semplici, come riuscire ad aprire recipienti chiusi contenenti delle prede per cibarsene…
La cinematografia fantascientifica ha spesso utilizzato forme simili al polpo per identificare le più inquietanti forme viventi extraterrestri, ma forse la realtà potrebbe aver superato la fantasia, perché non sappiamo quale sia l’effettivo limite delle potenzialità che questi cefalopodi possano avere, o potrebbero raggiungere evolvendosi in un ambiente con contingenze molto più favorevoli di quelle incontrate sul pianeta Terra, in condizioni cioè di difficoltà crescenti ma non insormontabili, le stesse che hanno permesso all’Homo Erectus di iniziare il cammino evolutivo che ha portato la specie umana fino all’Homo Sapiens-Sapiens. 
Forse a dispetto della fantasia, che vuole gli extraterrestri come omini verdi o grigi, non possiamo escludere che la vita possa  altrove aver raggiunto i più elevati livelli in forme non necessariamente simili a bipedi vertebrati, perché, anche se forme e dimensioni umane fossero le più adatte alla realizzazione di una civiltà tecnologica, la tecnologia non costituisce una necessità assoluta per lo sviluppo della vita intelligente e il raggiungimento dei più elevati obiettivi di sviluppo della  conoscenza.
L’Onnipotente non ha certo bisogno di alcuna tecnologia per i suoi incommensurabili disegni, né Cristo né alcun profeta di qualsiasi altra religione hanno mai indicato come priorità della vita umana il progresso tecnologico. Anche se gli alieni sono figli dell’Universo immanente e quindi lontanissimi dall’essenza di Dio, non è detto che altre realtà di avanzato sviluppo non possano affrancarsi da forme fisiche con struttura muscolo scheletrica verticale, concentrando nell’intelletto tutte le loro potenzialità.
L’importante è che se un giorno dovessimo incontrare questi alieni, essi non ci considerino come cibo, intelligente ma sempre cibo, appetitoso, come invece noi oggi consideriamo l'Octopus vulgaris.
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ESOTERISMO E RELIGIONE

Post n°16 pubblicato il 02 Luglio 2008 da Pytagoricum
 
Foto di Pytagoricum


Da un po’ di tempo avevo intenzione di scrivere a proposito di esoterismo e religione, e questo post è una riflessione scaturita da quanto ho letto su alcuni blog amici riguardo questo argomento.
Le religioni sono inevitabilmente esoteriche essendo fondate sul desiderio di comunicazione tra l’Immanente e il Trascendente. Tale comunicazione può attuarsi con l’unione di una moltitudine di persone guidate da un celebrante che concentrando l’energia delle loro volontà durante riti ad alto valore simbolico riescono a conseguire contatti con il Trascendente.

Anche la preghiera consisterebbe in un atto esoterico, soprattutto se pronunciata con fervore, come fanno persone semplici e di buon cuore che pregando riescono a ottenere grazie, non cantilenando filastrocche imparate a memoria e ripetute distrattamente come fanno spesso i cattolici (italiani), nelle cui preghiere talvolta non si rendono realmente conto neanche del senso del discorso che pronunciano.
La religione cattolica è una di quelle a più alto contenuto esoterico, e di questo si dovrebbe avere maggiore coscienza perché esso costituisce un valore aggiunto che rende più eminente il contatto con l’Entità, e, come scrivono degli amici, è inconcepibile che l’esoterismo venga visto come l’altra faccia del satanismo o della magia, e non come strumento efficace nel realizzare il contatto con Dio.
Il Battesimo è un rito esoterico di drammatica efficacia essendo un possente esorcismo che purifica il battezzato, assolvendolo da ogni peccato e liberandolo dalle forze del male. L’Eucarestia è un rito in cui il contenuto esoterico è elevatissimo in quanto assumendo simbolicamente in noi il Corpo di Cristo che è Dio, sempre simbolicamente ne accettiamo la Grazia, mentre enorme è il valore simbolico della Cresima poiché, ordinato Miles Chrysti, il Cresimato continua con maggiore Forza e acquisita consapevolezza il percorso di conoscenza iniziatica che dal Battesimo e l’Eucarestia potrebbe completarsi nell’Ordine o nel Matrimonio cristiano, due differenti indirizzi per seguire il disegno di Dio.
La Messa e i Sacramenti presentano rituali altamente simbolici, e se la sensazione percepita non è intensa come quella di un vero e proprio rituale esoterico, é perché la Messa viene dai più seguita distrattamente, con noia, considerata come una formalità domenicale e non un importante momento di incontro con la massima Entità Trascendente che noi definiamo come Dio.
Solo nei più famosi santuari e nei luoghi sede di apparizioni mariane, l’energia che si libera dalle invocazioni raggiunge livelli elevatissimi, e gli effetti che si manifestano come grazie, suppliche e guarigioni miracolose ne sono una lampante riprova dell’avvenuto contatto con il Trascendente. Ogni parrocchia potrebbe allora diventare come Lourdes se le persone accorressero a migliaia pregando insieme con intenso fervore, e in molti potrebbero ottenere grazie e aiuti miracolosi, perché da ogni chiesa durante le Funzioni religiose si diffonderebbe una immensa onda di Fede che non potrebbe non giungere a Dio ed essere quindi benevolmente accolta.
Non vado spesso in chiesa perché sono un agnostico, ma ogni volta vedo sempre troppa gente distratta o che passa più tempo a guardarsi intorno che non a seguire attentamente la celebrazione. Questo perché a partire dal Concilio Vaticano II troppe modifiche sono intervenute a banalizzare, impoverire e imbarbarire il rituale della Messa, svilendo l’intensa percezione di solennità che da sempre apparteneva alla celebrazione del Sacrificio di Cristo. Drammatici anche l’abolizione del latino, lingua universale del Popolo di Cristo, e le troppo diffuse frivole celebrazioni con cori, musiche, canti e strumenti troppo moderni e assolutamente inadeguati a valorizare l’altissimo significato dell’Evento. Vedremo se Papa Ratzinger riuscirà a restituire alla ritualità cristiana la sua indispensabile antica dignità.
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LA DOLCE MORTE

Post n°15 pubblicato il 27 Giugno 2008 da Pytagoricum
 
Foto di Pytagoricum

Eccomi ritornato alla mia, diciamo, normalità dopo una breve vacanza nell’unità coronarica del mio ospedale preferito, cioè quello vicino casa mia, che quando chiami il 118 corrono subito. Erano tre anni che non mi facevo un giro in ambulanza e quest’anno, complice l’improvviso caldo africano, ho rinnovato il ricordo di questa esperienza. Anche se noi cardiopatici soffriamo molto il freddo, è il caldo che paradossalmente rappresenta il maggior pericolo, e così una mattina dopo essere uscito a fare due passi, tornando a casa ho sentito le forze mancarmi, e, prima che potessi cadere, mi sono disteso sul divano già pronto a pregustarmi il momento del trapasso e vedere finalmente come va a finire, e toccare con mano il mistero del nostro destino oltre la vita terrena.

L’arrivo di due robusti infermieri e una giovane avvenente dottoressa hanno interrotto le mie ultime riflessioni da “vivo” e in men che non si dica mi hanno fatto l’elettrocardiograma, applicato uno stimolatore cardiaco, maschera a ossigeno e via di corsa in barella fin dentro l’ambulanza che in meno di due minuti mi ha recapitato al pronto soccorso. Oggi, dopo quattro giorni, ancora una volta me ne sono uscito con le mie gambe e a passo svelto, ma il pensiero della morte da un po’ di tempo è sempre più presente e oggetto di continue meditazioni.

La paura della morte è cosa comune a tutti gli esseri viventi, dai trilobiti ai primati e all’homo sapiens-sapiens non fa differenza, e il motivo è strettamente connesso all’istinto di conservazione che altrimenti verrebbe a mancare insieme al timore della  morte, e potrebbe quindi essere causa dell’estinzione di ogni specie animale sulla terra.

Rimane sempre il fatto che la morte significa il termine del nostro viaggio terreno con una identità che indossiamo fin dalla nascita e ci accompagna per tutta la vita, attraverso felicità e dolori, momenti esaltanti e difficoltà, ma comunque anche chi vive in condizioni di estremo disagio alla propria vita ci tiene sempre, perché è una certezza che fino all’ultimo ci fa sperare in qualcosa di diverso, migliore.
Cosa ci aspetta dopo la morte è impossibile sapere, c’è chi spera di reincarnarsi in una nuova vita, chi aspira alla vita eterna, chi teme l’eterno castigo, ma forse al termine di questa vita potrebbe anche esserci il nulla e la morte potrebbe rappresentare l’assoluta e totale cessazione del nostro essere in qualsiasi forma: corpo voce, pensiero, memoria. NULLA, tutto che si spegne quando si chiudono gli occhi, con l’ultimo respiro, con l’ultimo battito del cuore.
In tal caso l’Onnipotente ci avrebbe fornito nella nostra vita un’unica chance, un breve passaggio da utilizzare al meglio fin quando che esistiamo. Poi null’altro che sparire per sempre meno che nel ricordo che di noi abbiamo lasciato e quindi l’istintivo attaccamento alla vita di ogni essere vivente sarebbe un fatto emblematico. D’altra parte, se veramente ci fosse una eterna ricompensa al termine di questa vita,  perché allora dovremmo esservi tanto attaccati? Sarebbe una scelta sbagliata, perché ci ostineremmo a soffrire e combattere contro le difficoltà quotidiane quando l’alternativa sarebbe l’eterna beatitudine.

La morte, comunque la si possa trovare è quasi sempre connessa alla sofferenza e perciò quasi tutti si augurano una morte rapida e indolore ma più lontana possibile, mentre, tolti i pochi casi di suicidio, omicidio, ictus e infarto fulminanti, infortuni e disgrazie varie, la “signora magra vestita in nero” ci abbraccia al termine di una agonia più o meno lunga e dolorosa, per cui la morte subentra come una agognata liberazione da inutili sofferenze.
Ma se la morte è un passaggio obbligato al quale non possiamo sottrarci, mi domando perché doverlo affrontare sempre in condizioni drammatiche.

Quando una persona ha raggiunto tutti i traguardi che nella vita si era posto, oppure è andato addirittura oltre le proprie aspettative e sente di aver soddisfatto ogni sua speranza e compiuto in pieno la sua “missione” potrebbe scegliere di “andarsene” in modo elegante e consapevole, senza aspettare che un male lo consumi e facendogli inesorabilmente patire le pene dell’inferno senza ancora esserci arrivato.
Una bellissima festa, con tutti gli amici più cari, i parenti più vicini e tutti coloro che nella nostra vita sono stati importanti protagonisti, che ci hanno voluto bene e che sono stati fedeli e generosi compagni nel nostro viaggio, salutandoli tutti in modo indimenticabile, questo sarebbe un bel modo per chiudere. Come a un matrimonio a fine dei festeggiamenti gli sposi si congedano dagli invitati, così il “consapevole moribondo” al termine della festa, saluterebbe tutti gli invitati al suo funerale, si ritirerebbe in una camera dove gli addetti provvederebbero alla sua dipartita indolore. Una dolce morte, in piena coscienza, senza lacrime e disperazione, ma teneri abbracci e un arrivederci!

 

 
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LA ZONA MORTA

Post n°14 pubblicato il 19 Giugno 2008 da Pytagoricum
 
Foto di Pytagoricum

Cinque anni fa un mio caro amico fu coinvolto in un grave automobilistico autostradale provocato da un TIR che aveva invaso la sua corsia, con conseguenze solo per poco non letali. Gravemente ferito alla testa per sua fortuna fu soccorso prontamente e, nonostante sia stato per 9 giorni in coma profondo, al risveglio tutto è andato bene, nessun vuoto di memoria, disturbo o null’altro che destasse la minima preoccupazione. Gli stessi medici che ne seguirono le fasi del recupero fisico affermarono che nell’evento c’era stato qualcosa non di miracoloso ma certamente eccezionale, e dopo il necessario periodo di cure e di convalescenza ritornò regolarmente alla sua vita normale, al lavoro e a tutte le sue attività.

Due anni fa lo incontrai e con rammarico notai che aveva un bruttissimo aspetto, stranamente trasandato, con la barba incolta, ma soprattutto molto dimagrito. Si era separato dalla moglie e nel lavoro era in totale emarginazione, nessuno parlava più con lui e lo guardavano storto senza motivo. La sentenza della causa di separazione aveva attribuito l’appartamento coniugale alla moglie e ai figli, e ora viveva da solo nella soffitta sopra la vecchia casa paterna.
Gli domandai come stava e mi rispose che da un po’ di tempo la notte non riusciva più a dormire e anche il giorno si sentiva strano… Sembrava aver fretta di andarsene, ma prima di congedarsi mi domandò cosa avessi fatto alla spalla sinistra. Avevo solo un po’ di artrosi che mi dava fastidio e facevo la doccia molto calda per sciogliere bene l’articolazione e allentare il dolore. Sconcertato domandai come avesse fatto a capirlo. Con visibile imbarazzo disse che si vedeva benissimo che stavo male!!… Così dicendo salutò allontanandosi rapidamente.
Era chiaro che in qualche modo aveva “visto” la causa di una lieve sofferenza sicuramente non così evidente, ma poco tempo dopo incontrandolo di nuovo mi disse di farmi controllare l’anca destra che qualcosa non andava bene, anticipandomi la successiva diagnosi di fibrosità del tendine.

Lunedì pomeriggio mi ha telefonato un conoscente dicendomi di aver saputo che ** era stato ricoverato nel reparto neurologia e sapendo che eravamo vecchi amici era il caso lo andassi a trovare.
Non è più al reparto neurologia, lo hanno trasferito nella sezione psichiatrica, totalmente sedato e dorme da giorni sorvegliato a vista.
Ho parlato con un medico del reparto il quale con molta cortesia, palesandomi la gravità del caso, mi ha spiegato che tra qualche giorno proveranno a integrare la terapia farmacologia con delle sedute di elettrostimolazione (elettroshock), quando ci saranno dei miglioramenti inizierà la psicoterapia e se reagisce bene tra qualche mese potrebbero anche dimetterlo.
Riguardo il motivo del ricovero ha chiarito, con termini poco medici ma efficaci, che trattasi di una sorta di cortocircuito dell’area logico-percettiva dovuta probabilmente alle conseguenze della lesione cerebrale riportata nell’incidente.
Ho anche riferito al medico delle sue recenti capacità diagnostiche localizzando nelle persone la presenza di disequilibri energetici, e quindi ho domandato se, a seguito del trauma cerebrale, la sua mente non si fosse aperta verso altre realtà esterne alla nostra percezione. Il medico ha detto di non essere ateo e ma di credere solo in ciò che la scienza gli consente obiettivamente di comprendere, quindi il paziente presenta dal punto di vista clinico una alterazione psichica di natura certamente post-traumatica, origine delle violente allucinazioni che hanno reso impossibile la normalità della sua vita e minando infine il suo equilibrio mentale.
Nessuno gli crede perché vede cose che nessun altro può vedere, ma purtroppo insieme a ciò che poteva anche essere un dono di Dio, sono comparse progressivamente delle visioni tanto terrificanti da sconvolgerlo al punto che provando a parlarne viene colto da crisi agghiaccianti. Tutto a partire dalla commozione celebrale a causa dell’incidente dal quale si era miracolosamente salvato, ma con una ferita non rimarginata nel cervello. Credo allora che si sia aperta nella sua mente offesa una porta che non doveva aprirsi, e ancora una volta solo energie negative e forze oscure, solitamente imprigionate, fuoriescono con forza devastante irrompendo nella vita dei malcapitati.

 
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Nuovi templari che difendono il Papa e combattono Satana

Post n°13 pubblicato il 13 Giugno 2008 da Pytagoricum
 
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CITTA’ DEL VATICANO - Aiuteranno i vescovi a riaprire le Chiese chiuse al culto e il Papa a difendere i luoghi sacri dalle profanazioni di esoteristi e satanisti. I Cavalieri e le Dame Templari Cattolici d’Italia si schierano “!al fianco del Santo Padre nella lotta contro Lucifero”. Un piano ambizioso, da neo-crociata nella “società secolarizzata”, che prevede “l’apertura e il presidio di centinaia di Chiese oggi chiuse al culto e abbandonate”, il risveglio dei “valori della cavalleria e della tradizione dei Poveri Cavalieri di Cristo, secondo le indicazioni di San Bernardo, attraverso la preghiera comune e la meditazione”. Dai miti di cappa e spada, dunque, a “pubblica collaborazione” con vescovi, abati, sacerdoti e religiosi per recuperare e presidiare Chiese abbandonate e profanate come la Chiesa di Santa Maria di Mucciatella, vicino Reggio Emilia, la Pieve di Santa Maria Maddalena di Fidenza e la Chiesa di Camposanto Vecchio a Borgotrebbia, in provincia di Piacenza, un santuario mariano la cui cripta accoglie le ossa di 19mila vittime della peste manzoniana del 1630, chiusa al culto per motivi di sicurezza nel 1967, poi abbandonata e divenuta luogo di devastazione di vandali, messe nere e consacrazioni al diavolo da parte di satanisti. Un ‘calendario di impegni’, illustrato presso la segreteria dei
 Cavalieri e delle Dame Templari Cattolici d’Italia dal cavaliere Alfredo Delporto. “Oggi in Italia la galassia neo-templare comprende oltre diecimila persone - spiega il sociologo Massimo Introvigne, fondatore del Centro studi sulle nuove religioni -. Quelli che non hanno intenzioni truffaldine e non vendono iniziazioni a caro prezzo, la Santa Sede li accetta come confraternite di spiritualità cattolica a patto che non rivendichino la continuità con l’ordine templare soppresso sette secoli fa. Pregano secondo le antiche formule templari e recitano le lodi di San Bernardo. A partire dal 2000 le attività dell’organizzazione che discende dal Gran Priorato italiano (il “Supernus Ordo Equester Templi”, che oggi sottolinea con forza la sua ispirazione cattolica) sono divenute decisamente più pubbliche”. Ora dame e cavalieri affermano di impegnarsi in “ritiri spirituali, difesa della fede cattolica, studi storici, lotta contro l’esoterismo e la magia dilagante soprattutto tra i giovani”. Un’azione sul territorio, diocesi per diocesi, per “combattere Satana, portando la croce di Cristo”. I Templari Cattolici si presentano come “un forte drappello di uomini e donne che hanno deciso di giungere a Cristo seguendo la difficile via dell’azione cavalleresca”. Sono cattolici “per tradizione, fede, scelta e decisione”. Si considerano “custodi e difensori del Tempio di Cristo” e il loro servizio sarà svolto negli edifici sacri, “a difesa del Santissimo Sacramento dell’altare contro i sacrilegi, i riti satanici e le profanazioni mediante la preghiera, l’adorazione, le veglie nella notte, la partecipazione al rito sacrificale della Messa in piedi in segno di prontezza e disponibilità”. Sostengono di voler agire “a difesa della Chiesa, del Pontefice, dei suoi vescovi, sacerdoti, religiosi e dei fratelli del laicato cattolico” e, in particolare, di “donne, poveri, pellegrini, penitenti e tutti coloro che sono ultimi”. Si propongono come difensori del “Tempio materiale di Dio, soprattutto le antiche Chiese templari oggi oltraggiate dall’incuria, dalla chiusura, dalle intemperie, dal disonore, dall’abbandono, affinché tornino a risplendere e ad essere Casa del Signore”. Finora, per la verità, i neo-templari si sono caratterizzati, nella migliore delle ipotesi, come società iniziatiche che semplificano la complessità della storia in un cocktail surreale di ‘iniziati’, fascinazioni, leggende. “Alcuni parroci si sono rivolti a noi dopo aver scoperto di aver concesso le loro Chiese per le investiture di cavalieri templari officiate da false autorità ecclesiastiche o presuli di rito orientale non in comunione con Roma - racconta Introvigne -. Sia in Italia sia negli Stati uniti ci sono stati casi recenti di vescovi diocesani che, su richiesta di maggiorenti locali, hanno autorizzato le cerimonie e hanno approvato l’attività di gruppi templari che, contrariamente ai paletti fissati dal Vaticano, rivendicano la discendenza storica con il vero Ordine del Tempio o si propongono di ricostituirlo”. Al Centro studi storici templari di Santa Maria di Mucciatella (Reggio Emilia) a al Santuario Beata Vergine Maria del Suffragio dei poveri (Piacenza) assicurano che “l’ordine e l’associazione sono senza fine di lucro e completamente autofinanziate sulla base delle effettive possibilità dei soci”. “L’iscrizione annuale è di 60 euro. Nessuna somma è richiesta per attestati o passaggi di grado, a differenza di conventicole truffaldine ed approfittatrici”. Sulla loro rivista «Templari, i poveri cavalieri di Cristo» e nel sito Internet (www.templarioggi.it) sono riportate le regole, gli obblighi, l’araldica, l’organizzazione regionale delle ‘commanderie’ e delle ‘lance’, lo statuto dell’Ordine equestre del Tempio, le convocazioni per le cerimonie religiose e i raduni in Chiesa, nonchè i progetti di recupero dell’edilizia sacra.

Giacomo Galeazzi*

Era ora che si parlasse dei Templari per quello che veramente sono sempre sono stati, e non solo per le menzogne tramandate, che fossero idolatri e neopagani, profondi conoscitori di antichi segreti, dediti all’esoterismo e alla magia, e per cui a migliaia sono stati arsi vivi sui roghi di tutta l’Europa per le storielle inventate a  beneficio di Filippo il Bello, per impadronirsi delle loro ricchezze e distruggere un presunto potere che rischiava di mettere in discussione quello del sovrano.
Esistono molte prove che i Templari non erano cinici speculatori che si accordavano con i nemici della Fede per conseguire potere e ricchezza, e a parte qualche inevitabile mela marcia, erano veramente i “ Poveri Cavalieri di Cristo” che pagarono un pesante tributo di sangue cadendo a migliaia e migliaia per presidiare dall'attacco dei nemici della Fede impossibili avamposti in Terra Santa.
Ma a parte quelli citati nell’articolo di Giacomo Galeazzi, esistono molti sedicenti “ordini” tutt'altro che  soldati di Cristo, ma che si rifanno a un templarismo deteriore originato dalla diffamazione che dei Templari fu causa della loro ingiusta distruzione, e continuano a vantarne la discendenza in nome di presunte pratiche occulte, conoscenze iniziatiche, esoteriche da essi illusoriamente ereditate.
A parte i gruppi folkloristici, che costituiscono un innocuo fenomeno di colore e tradizione storica, é venuto il momento di dare alle cose il loro vero nome, indentificando gli impostori che costituiscono oltraggio alla dignità e alla vera tradizione Templare.

 
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IL SOGNO LUCIDO

Post n°12 pubblicato il 09 Giugno 2008 da Pytagoricum
 
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La scorsa notte il mio cuore ha fatto le bizze come poche altre volte e pensavo  di essere giunto proprio al capolinea. E’ strano che questi episodi avvengano sempre in piena notte quando é più difficile chiedere aiuto o anche l’intervento medico, ma ormai da tempo sono pronto ad accettare qualsiasi cosa mi sia riservata, perciò ho lasciato che mia moglie, accanto a me, continuasse a dormire. Se il momento era giunto nulla l’avrebbe potuto rinviare.
Ero in forte stato di affaticamento cardiaco e al tentativo di aiutarmi con lunghi respiri sono partite le fibrillazioni atriali. Il cuore sembrava impazzito battendo in modo disordinato e rapidissimo, e per quanto cercassi di respirare sembrava che l’aria non volesse entrarmi nei polmoni.
Mi domandavo quando tempo sarebbe dovuto passare prima che avvenisse l'arresto cardiaco. La fine.
Il pensiero è corso alla meditazione, con la quale mi  riesce quasi sempre di controllare qualsiasi malessere, anche il dolore, e così ho provato a rilassarmi abbandonandomi immobile nel letto, continuando a respirare e cercando di raggiungere con il pensiero ognuna delle cellule del mio organismo, tentando di sentirle guidandone il funzionamento. Una sorta di tremore ha tutto scosso il mio corpo, quasi fosse una risposta al mio invito.
Mi sono concentrato sulla mia mano destra, che dopo pochi secondi ho sentito scaldarsi, poi il piede sinistro che anch’esso ha risposto scaldandosi, quindi ho pensato al cuore, infaticabilmente attivo fin dalla mia nascita, sempre al lavoro senza mai fermarsi neanche un attimo. Povero vecchio cuore, ormai stanco e sofferente!
Ma ora doveva cercare di calmarsi e riprendere il suo tranquillo lavoro, doveva resistere almeno per un altro po’ di tempo, fino al giorno in cui avrebbe potuto riposarsi per sempre. Per sempre! Poi forse sarei passato oltre, e magari avrei incontrato la mia dolcissima madre, l’Angelo Santo che otto anni fa ci ha lasciato per sempre dopo aver ringraziato il Signore per la dolorosa agonia che le avrebbe accorciato la via del Paradiso!!!
La mia mente vagava da un pensiero a un altro, e ora mi trovavo in una via poco illuminata ma con tanta gente che ordinatamente e in silenzio camminava nella mia stessa direzione, la cosa non mi sembrava strana, perché mi godevo la tranquillità della insolita passeggiata che inspiegabilmente mi ha portato fino a un grande piazzale, dove l’unica costruzione presente era di straordinaria bellezza, simile a un grande modernissimo hotel dal design incredibilmente innovativo.
Il piano terreno era tutto rivestito di cristalli dai quali traspariva una splendida luce e le porte, anch’esse di cristallo, erano chiuse, ma insieme a molti  altri sono passato senza rendermene conto, quasi fossero aperte. All’interno c’era un immenso salone il cui pavimento levigatissimo brillava come fosse di diamante, e sul fondo si elevava una grande scala ampissima, non altissima ma molto ampia, alla cui sommità c’era grande bagliore bianco, simile a un enorme Stargate senza arco, una sorta di sole bianco la cui superficie era appena mossa, ondulata, come i riflessi luminosi sull’acqua di un lago accarezzato da un lieve soffio di vento.
Le persone, a centinaia o forse a migliaia, salivano lungo quella grande scala per poi svanire in quel disco di luce.
Camminando insieme a tutti gli altri, ero incantato da quel pavimento così brillante, ma guardando bene non vedevo la mia immagine riflessa. Le anime non hanno corpo e quindi non si riflettono, ho pensato, ma senza alcuna emozione, tanto ero preso da quella incredibile situazione.
Dopo un lungo cammino attraverso l’immenso salone mi sono trovato ai piedi della grande scala, e pur temendo di essere stanco e non avere più la forza di salire, con grande sorpresa mi sono sentito sollevare senza sforzo, quasi fossi trasportato da una splendente scala mobile. Mentre salivo sentivo una grandissima pace dentro me, un suono monofonico dolcemente modulato entrava nella mia mente, e il disco luminoso sembrava quasi pulsare emanando una straordinaria dolcezza che mi riempiva di stupore e di una gioia totalizzante. I mie occhi erano persi nella meravigliosa intensissima visione quando una nebbia grigia mi ha offuscato la vista, senza riuscire più a vedere nulla se non quella spessa cappa grigia. Spalancavo con forza gli occhi, ma continuavo a non vedere, ora c’era soltanto il buio davanti a me, un buio sempre più fitto nel quale a malapena distinguevo qualcosa…
I contorni degli arredi nella mia camera da letto, che emergevano dalla penombra, e la luce del mattino che riusciva appena a  penetrare nella stanza chiusa. Finalmente, dopo quel lunghissimo sogno lucido ero rientrato ad occhi aperti nella mia realtà. Mi doleva la testa e altri dolori, alla schiena, al collo e alle spalle, mi dicevano che era iniziato un nuovo giorno. Erano le otto e trenta passate, e, anche se avevo dormito abbastanza, mi sentivo stanco quasi avessi veramente camminato per sei ore.

Pytagoricum

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MASSONERIA, POTERE OCCULTO DI CUI NON SI PUO PARLARE?

Post n°11 pubblicato il 03 Giugno 2008 da Pytagoricum
 
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Cercando testimonianze sui misteri della conoscenza esoterica, ho trovato un commento lasciato da un utente in risposta a un messaggio pubblicato sul blog Starman2006 e riferito ai misteri nei quali sono avvolte le attività della Massoneria. Le conclusioni sono singolari e spero non dispiacerà all’autore se ho copiaincollato tal quale il commento facendone l’oggetto del messaggio odierno, lasciando poi spazio per eventuali interventi e ulteriori considerazioni.

Inviato da Silverdart il 07/05/07 @ 15:43 via WEB

L’argomento Massoneria è molto interessante, ti ringrazio di averlo affrontato perchè ogni volta che viene affrontato genera sempre nuovo interesse, anche se quello che manca è la conoscenza e soprattutto le motivazioni, che non si possono semplificare alla sola ricerca del potere. Quello che mi piacerebbe capire è perché delle persone importanti, e di alto livello per riunirsi e discutere del più o del meno di affari, di politica, interessi o di altro, come faccio spesso a casa mia con vari amici, o come molti notabili fanno al circolo cittadino, debbano sentire l’esigenza di costituirsi in società segrete, con abbigliamento, cerimoniale e apparati coreografici di dubbio gusto, appartandosi in palazzi storici, sotterranei o ville isolate, per affrontare argomenti e problemi piuttosto normali nella vita corrente inquinandoli però con cerimonie, percorsi iniziatici antichi riti, atti propiziatori a sfondo esoterico che altrove poco avrebbero di serio. >> Per contro, se una decina di uomini di potere, politici, miliardari, scienziati, militari etc. si incontrassero per una cenetta con un seguito di partita a carte tra amici, nessuno ci crederebbe e subito scatterebbero allarmi, sospetti e polemiche, perché quando si muove il potere genera sempre discussioni e preoccupazioni, anche se lo fanno per puro divertimento. Ma se questi stessi personaggi non si riuniscono in luoghi normali, in giacca e cravatta, ma con una particolare coreografia infarcita di antichi misteri, allora tutto prende il sapore di una oscura minaccia, anche se trattano della futura elezione del sindaco o della vendita di un immobile o del rilevamento di una attività. Penso che le stesse cose effettuate in un ambiente normale perderebbero tutta questa atmosfera di mistero che le avvolge.
Per contro la maggior parte del malaffare, corruzione, intrallazzi e truffe che normalmente affliggono il nostro quotidiano, vengono progettati nelle sale riunioni di aziende, hotel, centri direzionali o nei salotti di private abitazioni, senza mantello e grembiulino, ma con abiti firmati, bottiglie di acqua minerale e caffè sui tavoli, con bicchieri di vetro o carta, non coppe intarsiate, documenti fotocopiati e non pergamene manoscritte, e illuminazione alogena invece delle rituali candele. Comunque la caratteristica della Massoneria e di altre società similari è la assoluta fedeltà alla segretezza, motivo per cui nessuno ne parla e non è possibile alzare il velo che copre questo particolare mondo, né sapere qual’è il loro fine ultimo, che difficilmente sarà il dominio del mondo o la conquista di qualche straordinario potere occulto. >> Potrebbe essere che persone con il “pelo sullo stomaco”, senza troppi scrupoli che con il loro potere agiscono, colpiscono, fanno e disfano con molta indifferenza, senza mai rimorsi o sensi di colpa, hanno pur bisogno di aiuto e di qualcuno di cui potersi fidare, e per sentirsi vincolati a un reciproco patto di fedeltà da non tradire mai, ci riescono solo se coinvolti in qualcosa di straordinario, sovrumano, misterioso, stretti dalla minaccia di cose oltre la loro logica comprensione, mettendo in moto le ansie delle loro paure allocate nel più profondo del subconscio. Perché anche il più sfrontato e cinico degli uomini qualcosa dovrà anche temere: forse la morte, e per questo il ricorso a certi oscuri simbolismi.

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LE STELLE E I PENSIERI

Post n°10 pubblicato il 31 Maggio 2008 da Pytagoricum
 
Tag: Scienza
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Ieri sera è stata veramente una bellissima serata. Dopo il tramonto il cielo ha tardato parecchio prima di virare da blu scuro al nero della notte. Una sottile aria da nord aveva abbassato un po’ il termometro, ma in compenso il cielo era una incredibile esplosione di stelle. Era da tempo che non ne vedevo tante tutte insieme perché in città con lo smog e l’inquinamento luminoso le notti sono sempre senza stelle, e la luna è ben visibile solo nelle fasi vicine al plenilunio, ma in montagna è diverso e a parte qualche inevitabile scomodità il contatto con la natura e l’universo è totale. Si, ieri sera poi mi sentivo particolarmente ispirato.
Non c’era nulla in TV degno di interesse, ma avevo un particolare bisogno di stare un po’ solo con me, di riflettere, di osservare fuori e dentro me, per arrivare a pensare e capire cose nuove, e generare idee su qualcosa che magari spesso può sfuggire. La notte, ieri, era la migliore ispiratrice per qualcosa che da tempo avevo dentro e assolutamente volevo tirare fuori.
Incredibile tutto quello sciame di stelle che riempiva i miei occhi e dall’altura davanti si alzava con andamento curvo quasi a generare un arco nel cielo, che poi sembrava allargarsi fino a scomparire all’orizzonte opposto. Milioni e milioni di puntini luminosi silenziosi e lontani nel cielo nerissimo, alcuni quasi impercettibili al punto di sembrare una sottile nebbia, altri che splendevano come lumini d’argento. Uno spettacolo meraviglioso.
Non era la prima volta che restassi incantato a guardare il cielo notturno da quella posizione, ma ogni volta mi sembra di trovare qualcosa di diverso, un nuovo messaggio, una nuova ispirazione. Non sentivo alcun rumore, e la pace circostante sembrava un dono di quella immensa distesa stellata che dal cielo si propagava fin qui sulla terra. Già una grandissima dolcissima sensazione di pace. Ma solo apparente, però! Incredibile come le cose possano apparire diverse da quello che sono.
Ognuno di quei puntini luminosi non è altro che l’effetto ottico di un sistema stellare, due corpi celesti molto più grandi del sole che ruotano uno accanto all’altro in un moto che è anche una lotta, una lotta per la sopravvivenza, perché con l’enorme gravità che posseggono si succhiano materia a vicenda, fino a quando una delle due masse ha il sopravvento e ne rimane una soltanto, una stella massiccia fino a mille volte più grande del sole.
Quella sarebbe la deliziosa stellina, la cui superficie bianchissima è il risultato di un rogo terribile con temperature di migliaia di gradi, risultato della fusione nucleare che all’interno trasforma l’idrogeno in elio superando sei milioni di gradi! Quella pace e quel silenzio sono originati dalla inaudita violenza delle forze dell’universo! Una serie infinita di immani bombe termonucleari! E nella via lattea, con tutto il suo miliardo e oltre di stelle, come in tutte le altre galassie avviene la stessa cosa.
D’altra parte la stessa origine dell’universo, il Big Bang il più inconcepibile e violentissimo evento che mai si possa concepire! Tutta la materia dell’universo che si scontra in una enorme esplosione, azzerando il tempo, dando nuova prospettiva e dimensione allo spazio.
Già, lo spazio, ogni volta il mio pensiero finisce sempre sullo spazio! Lo spazio è infinito, cosparso di materia che in esso si espande a formare l’universo, ma dove si espande l’universo? Bella domanda! Si espande verso il nulla. Ma quali sono i confini del nulla? Dovrei domandarlo a Stephen Hawking, ma dubito che possa rispondermi in due parole, perché il nulla non ha confini e rappresenta il più grande mistero dell’universo, quello che fa sentire piccole tutte le più grandi menti scientifiche, e forse sarà risolvibile solo se un giorno la logica matematica riuscirà a definire con certezza l’infinito assoluto, con una equazione applicabile anche allo spazio oltre la nostra immaginazione. Lì dove non potremo mai andare, anche se volessimo, anche se potessimo viaggiare alla velocità della luce, perché le forze gravitazionali ci obbligherebbero sempre a traiettorie curve alle quali non riusciremmo mai ad opporci... Perché la nostra ultima sorte è quella di prigionieri dell’universo. Una prigione dai confini immensi, tanto immensi che è impossibile fuggirne. Almeno in questa vita.

 
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