LIBRO: Wallenstein il generalissimo dell’Oceano e del Mar Baltico di Sergio Valzania

Wallenstein

La tragica fine di Wallenstein, il generalissimo dell’Oceano e del Mar Baltico 

Albrecht Wenzel Eusebius von Wallenstein, o Waldstein, Valdštejn ( Heřmanice, 24 settembre 1583 – Cheb, 25 febbraio 1634 ), è stato un militare e politico tedesco, di origine boema, tra i più celebri del suo tempo. Prestò i suoi servigi all’Imperatore Ferdinando II durante la Guerra dei Trent’anni.

Abile stratega e grande organizzatore, costituì e comandò un efficiente esercito di mercenari tedeschi con il quale ottenne molte vittorie sconfiggendo numerose volte gli stati protestanti nemici dell’Impero. Ritenuto ambizioso e intrigante, venne alla fine ucciso da una congiura di ufficiali su ispirazione dello stesso Imperatore Ferdinando II.

Il complotto e la morte

Uccisione del Wallenstein nella sua camera da letto, con un’alabarda – Incisione su rame di anonimo
Non essendo ben visto dall’imperatore, nel dicembre del 1633 Wallenstein ritirò le proprie armate in Boemia, presso Plzeň (Pilsen).

Il 24 gennaio 1634 l’imperatore siglò un patto segreto (che era stato firmato con alcuni ufficiali al servizio di Wallenstein) per rimuoverlo dal suo comando. Infine la patente imperiale venne siglata il 18 febbraio, e pubblicata a Praga. Perso il sostegno della truppa, Wallenstein sentiva aumentare il pericolo intorno a lui, perciò, il 23 febbraio, si recò da Plzeň a Cheb con una compagnia di qualche centinaio di uomini e la speranza d’incontrare gli svedesi comandati da Bernardo di Sassonia-Weimar. Giunto a destinazione, Wallenstein venne assassinato nella notte del 25 febbraio in seguito ad un complotto di alcuni suoi ufficiali.

Ad orchestrare il tradimento furono il generale irlandese Walter Butler e i colonnelli scozzesi Walter Leslie e John Gordon. I tre congiurati si sbarazzarono dapprima degli ufficiali rimasti fedeli a Wallenstein (Terzky, Kinsky, Illo e Neumann), assassinandoli dopo un banchetto offerto loro da Gordon al castello di Cheb, ed infine inviarono un contingente capitanato da tale Walter Devereux, inglese, ad assassinare il generalissimo. Wallenstein venne ucciso nella sua camera da letto, presso il palazzo del borgomastro di Cheb, per mano dello stesso Devereux, con un’alabarda.
L’astrologo Giovanni Battista Seni osserva il cadavere di Wallenstein dopo l’assassinio di quest’ultimo, di Karl Theodor von Piloty del 1855.
L’imperatore si mostrò all’oscuro di questa uccisione, sicuramente a lui molto gradita da un mero punto di vista politico, e tributò onori a Wallenstein dopo la sua morte.

 

 

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Libri Rari: Novità by Libreria Aiace

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Essere un libraio oggi, che vuol dire ?

“Il mestiere del libraio, con buona pace di chi ci vorrebbe ormai dinosauri in via di estinzione, non invecchia. E mi permetto di dire che, se lavorano con competenza, passione ed entusiasmo, i librai hanno un ruolo importante nella nostra società. Per svolgerlo al meglio, però, devono esserne consapevoli. Ecco perché, ogni volta che ne ho occasione, ribadisco la necessità di una formazione adeguata: abbiamo bisogno di librai, non di semplici venditori di libri! Quello che davvero è cambiato, rispetto al passato, è la necessità di aggiornarsi rispetto alle evoluzioni tecnologiche e accettare che il libro coabiti all’interno della libreria con altri prodotti. Sempre, naturalmente, all’insegna della qualità. A mio avviso, il prodotto che meglio degli altri si abbina al libro è il cibo, meglio se locale: una proposta congiunta di cibo per il corpo e cibo per la mente!” ( Fonte: La Repubblica – I libri ti cambiano la vita
a cura di Romano Montroni – Longanesi )

 

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LETTURA: La Tragedia del Vajont raccontata da Mauro Corona

Vajont

La Tragedia del Vajont

«Duecentosessanta milioni di metri cubi di roccia cascano nel lago dietro alla diga e sollevano un’onda di cinquanta milioni di metri cubi. […] Solo la metà scavalca di là della diga, solo venticinque milioni di metri cubi d’acqua… Ma è più che sufficiente a spazzare via dalla faccia della terra cinque paesi: Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè. Duemila i morti.»

(Marco Paolini, Il racconto del Vajont )

Il disastro del Vajont è stato un disastro ambientale ed umano. Si è verificato la sera del 9 ottobre 1963, nel neo-bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont (al confine tra Friuli e Veneto), dovuto alla caduta di una frana dal soprastante pendio del Monte Toc nelle acque del bacino alpino realizzato con l’omonima diga; la conseguente tracimazione dell’acqua contenuta nell’invaso, con effetto di dilavamento delle sponde del lago, coinvolse prima Erto e Casso, paesi vicini alla riva del lago dopo la costruzione della diga, mentre il superamento della diga da parte dell’onda generata provocò l’inondazione e la distruzione degli abitati del fondovalle veneto, tra cui Longarone, e la morte di 1917 persone.

Le cause della tragedia, dopo numerosi dibattiti, processi e opere di letteratura, furono ricondotte ai progettisti e dirigenti della SADE, ente gestore dell’opera fino alla nazionalizzazione, i quali occultarono la non idoneità dei versanti del bacino. Dopo la costruzione della diga si scoprì che i versanti avevano caratteristiche morfologiche (incoerenza e fragilità) tali da non renderli adatti ad essere lambiti da un serbatoio idroelettrico. Nel corso degli anni l’ente gestore e i suoi dirigenti, pur essendo a conoscenza della pericolosità, anche se supposta inferiore a quella effettivamente rivelatasi, coprirono con dolosità i dati a loro disposizione, con beneplacito di vari enti a carattere locale e nazionale, dai piccoli comuni interessati fino al Ministero dei lavori pubblici. ( Wikipedia )

Mauro Corona: «Una mano assassina lanciò il sasso che distrusse la mia Erto»

All’epoca Mauro Corona aveva tredici anni e quelle preghiere della nonna, che da settimane invocava il Signore di non fare venir giù il Toc, le vedeva come una sorta di lamento scaramantico. Ma quella notte di 50 anni fa, alle 22.39 del 9 ottobre 1963, nel giro di pochi secondi, ha capito che quelle proteste dei paesani, che da mesi temevano per la loro incolumità, erano drammaticamente reali.

«Il ricordo più nitido – spiega Corona – è l’enorme boato che precedette e accompagnò l’onda assassina. Basti pensare al frastuono infernale che fa un camion di ghiaia quando ribalta il cassone in un cantiere. Nel nostro caso, si rovesciarono 300 milioni di metri cubi di montagna nel lago sottostante. Ancora oggi, quando sento rumori violenti, mi scuoto e la mente torna inevitabilmente a quella notte».

«In realtà – ricorda lo scrittore -, non ci accorgemmo subito del dramma, perché un costone del monte Borgà salvò la vita di tutta la famiglia, deviando la traiettoria dell’onda, che ci scavalcò miracolosamente. E nemmeno capimmo la portata della tragedia. I vecchi ci dissero di salire verso la vetta della montagna, fino a che, raggiunto un rifugio, mi misero a dormire sopra un tavolo. Nel frattempo, un compaesano scese a controllare cosa fosse successo. Tornò ore dopo, affranto: “Non vedo le case di San Martino” annunciò, in lacrime, dopo aver ispezionato l’area con la sola fioca luce di una pila tascabile, “ma soprattutto – disse – non riesco più a scorgere le luci di Longarone”».

L’alba spalancò, agli occhi dell’allora giovanissimo Corona e dei suoi congiunti, la vastità della tragedia. «Sotto di noi era tutto di colore giallo – rammenta -, una sorta di paesaggio lunare, informe. Nessuno aveva il coraggio di parlare. Furono minuti di annientamento psicologico, fino a che si udirono i rotori degli elicotteri dell’Esercito, che iniziavano ad arrivare sul fronte della frana».

Qualche ora dopo, Corona e i pochi altri superstiti vennero sfollati a Cimolais: «Fu lì che il giorno seguente, il presidente della Repubblica, Antonio Segni, mi prese in braccio visitando le popolazioni smembrate dal disastro. Fu anche l’unica volta che un Capo di Stato raggiunse Erto. Da allora, tutti si sono fermati a Longarone o alla diga, ma nessuno è venuto a vedere il paese che non c’è più, dilaniato dalla frana e dall’onda, mentre la comunità è stata divisa in due: una parte in Veneto e l’altra nella pedemontana friulana.

Assieme ai commenti fuorvianti dei grandi intellettuali dell’epoca: «Giorgio Bocca sostenne per tutta la vita la teoria della disgrazia naturale, mentre Dino Buzzati, sul Corriere della Sera, scrisse che fu come un sasso caduto in un bicchiere. No, caro maestro: quel masso non è caduto, ma l’ha lanciato la mano assassina dell’uomo, inseguendo il profitto a scapito di duemila vite umane». ( Tratto dal Gazzettino.it )

Dal libro di Mauro Corona: Vajont quelli del dopo

“Non esiste più niente della vita di un tempo. Tutte le civiltà scomparse sono state cancellate in qualche anno. La nostra in due minuti. Ci siamo ritrovati il giorno dopo a partire da zero, in altri luoghi, in altri modi, con altri tempi, usando cose che non conoscevamo. E’ stato come nascere un’altra volta. Nascere vecchi è come vivere morti. Non ci si adatta a ciò che non si conosce”.

“E’ vero, Rachele lanciò l’allarme quando vide manovre notturne. Allora ci mobilitammo tutti. Armati di bastoni e rancore, bloccammo il camion già quasi carico. Per una settimana giorno e notte a fare la guardia, con i fuochi accesi nella strada”.

“I nostri, morti non hanno tomba, sono spariti, come se non fossero nemmeno esistiti”.

 

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Lettura & Salute: i Libri stimolano le Facoltà Mentali

Brain-health

La lettura migliora le capacità mentali e mantiene giovani

Vivere un’esperienza speciale attraverso un libro ?

E’ possibile: parole come gelsomino o cannella attivano aree del cervello dedicate al riconoscimento degli odori, come se i profumi si sprigionassero direttamente dalle pagine, mentre le frasi che indicano azione attivano la corteccia motoria.
Risultato: leggere stimola le facoltà mentali, potenzia la comprensione del linguaggio e rallenta l’invecchiamento.

Ovviamente, non tutte le letture sono uguali

La narrativa è utile per imparare a comprendere meglio le emozioni altrui, il romanzo per aiutare i ragazzi a superare i pregiudizi. « Ci sono già state ricerche su lettura e superamento dei pregiudizi, la novità è che per la prima volta abbiamo usato libri veri e non testi scritti appositamente», spiega lo psicologo Loris Vezzali del dipartimento educazione e scienze Umane dell’università di Modena e Reggio, « Il vantaggio per esempio del genere fantasy, rispetto a storie scritte con l’intento di combattere specifiche forme di discriminazione, è che propone categorie che non esistono – gli elfi, gli orchi – e quindi il tema della tolleranza del rispetto è affrontato in modo più generale, e può essere applicato a situazioni diverse.

Questo è solo un piccolo esempio, che tuttavia è emblematico di come la lettura possa davvero risultare uno strumento per la crescita individuale. Da questo poi, si sviluppa la questione della sensibilità di ciascuno che condiziona l’esperienza della lettura: quello che per un bambino è una favola ( ad esempio ), per un adulto può essere un importante spunto di riflessione.

La lettura può dunque far maturare e risultare anche divertente ! Ma spesso si trascura il fatto che è un impegno e richiede allenamento. ( Tratto da Vita & Salute )

 

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Libreria Aiace: Libri Rari e d’Occasione

La libreria “Aiace”, in via Ojetti 36, zona Montesacro Talenti a Roma, vende classici della letteratura alla saggistica, dalla narrativa all’ architettura, dall’ arte alla storia antica e moderna, guide di viaggio, vocabolari, testi e manuali di cucina. Si trovano anche vecchie locandine dei classici del cinema.

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Leggere Calvino – Le Avventure di Marcovaldo

Calvino Marcovaldo

LEGGERE CALVINO

Calvino, Italo. – Scrittore ( Santiago de Las Vegas, Cuba, 1923 – Siena 1985). Narratore tra i più significativi del Novecento italiano, nella costellazione letteraria disegnata dalle sue numerose opere si ibridano compiutamente vocazioni e temi diversi, dall’impronta neorealistica degli scritti iniziali a quella allegorico-fiabesca della produzione più matura. Nella sua prosa, dove sono accolte e filtrate le più alte suggestioni del panorama letterario coevo e dove lo scrittore si rivela spregiudicato sperimentatore di linguaggi e generi, alla lucidità della descrizione analitica fanno da costante contrappunto il lirismo e l’ironia, sostanziati da una riflessione profonda e disingannata sul senso ultimo dell’esistenza umana. Tra le sue opere principali: Il visconte dimezzato (1952); Il barone rampante (1957); Il cavaliere inesistente (1959); Le città invisibili (1972); Sotto il sole giaguaro (1986). ( Treccani )

Marcovaldo ovvero Le stagioni in città

Marcovaldo ovvero Le stagioni in città è una raccolta di venti novelle di Italo Calvino. La prima edizione fu pubblicata nel novembre del 1963 in una collana di libri per ragazzi dell’editore Einaudi.

Il sottotitolo Le stagioni in città si rifà alla struttura dei racconti, associati ognuno ad una delle quattro stagioni dell’anno. Protagonista di tutti i racconti è Marcovaldo, un manovale con problemi economici, ingenuo, sensibile, inventivo, interessato al suo ambiente e un po’ buffo e malinconico.

I racconti sono ambientati in una grande città imprecisata: anche se l’autore non ne fa il nome, con ogni probabilità l’ispirazione fu presa da Torino, dove Calvino ha lavorato e vissuto per molti anni. Il fiume, le colline prossime alla città, le montagne ed i grandi corsi sono infatti tutti elementi che compaiono nei racconti e sono caratteristici del capoluogo piemontese. Tuttavia questa città è simbolo di ogni città, con cemento, ciminiere, fumo, grattacieli e traffico, e Marcovaldo ne è il Cittadino per antonomasia. Anche la ditta Sbav, presso cui Marcovaldo lavora, è la Ditta per eccellenza, simbolo di tutte le ditte, e proprio per questo non si sa né cosa vi si produca, né cosa vi si venda, né il contenuto degli imballaggi che il protagonista sposta e trasporta tutto il giorno.

Le avventure che si susseguono mostrano come la società delle città moderne possa arrivare ad influenzare le persone ed il loro rapporto con la natura.

La fermata sbagliata ( Inverno )

A Marcovaldo piace molto il cinema. Una sera, uscendo dal cinema, si trova immerso in una nebbia fittissima. Va alla fermata del tram, prende il 30. Non si vede niente. Scende dal tram quando crede di essere arrivato ma ha sbagliato la fermata. Comincia a camminare, ma non riconosce niente: è perduto. Dopo essersi ubriacato in un’osteria mentre cercava di chiedere informazioni, arriva in un posto strano con luci nel suolo, trova uno strano autobus: entra. Alla fine scopre che non è un autobus: è un aereo che va a Bombay, Calcutta e Singapore! ( Wikipedia )

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