Una giovane manifestante si mette il rossetto davanti un poliziotto in tenuta antisommossa durante le manifestazioni in Tunisia, come un rituale di combattimento senza paura che del resto è comune a tantissime etnie diverse tra loro.  Le proteste sono iniziate la settimana scorsa, condotte soprattutto da giovani contro le misure di contenimento del Coronavirus (per 4 giorni, nel decennale dei gelsomini), seguite da una repressione abbastanza forte, con almeno mille persone, tra cui anche bambini di dodici anni, in stato di fermo e retate in casa.

Le proteste nascondono un forte malcontento verso il governo incapace di garantire una vita dignitosa ai propri cittadini, con l’aumento progressivo dei richiedenti asilo fuori dal proprio paese, e la pandemia che peggiora la situazione.

Il valore politico della manifestazione è evidente ma i giovani non sono politicizzati e organizzati in un movimento, si dice che  reagiscano istintivamente alla  situazione di una Tunisia prossima al collasso economico.

Non è dato sapere se ritenerli non politicizzati sia un escamotage per rendere più blando il malcontento. C’è mancanza di liquidità nelle casse dello stato: il governo ha bisogno di un prestito da 3 miliardi di dollari, cifra persino inferiore alla fortuna personale di Zine El-Abidine Ben Ali –  eliminato dalla scena politica tunisina nel 2011 a seguito delle proteste dei gelsomini – e che avrebbe accumulato,  per appropriazioni indebite,  durante i 23 anni della sua presidenza. 

 

TUNISIA Proteste col Rossettoultima modifica: 2021-02-02T19:55:44+01:00da Dizzly