Creato da Fajr il 30/10/2007

FAJR

... come fiordalisi in un un campo di grano. (D. Bonhoeffer)

Messaggi di Marzo 2008

del segno +

Post n°152 pubblicato il 31 Marzo 2008 da Fajr
 



Si scrive

U.A.M.A.


si legge


2,4 miliardi di euro
+9,4% autorizzazioni alle esportazioni
1391 contratti

+8% dell’export



 
 
 

del centro e... della periferia

Post n°151 pubblicato il 31 Marzo 2008 da Fajr
 


clicca per ingrandire


A voi trovare la chiave interpretativa

 
 
 

del tempo... perso

Post n°150 pubblicato il 30 Marzo 2008 da Fajr
 

non ne valeva la pena
foto di S. Zeffiro

 
 
 

le parole per non dirlo... 3

Post n°148 pubblicato il 29 Marzo 2008 da Fajr
 

A lungo andare, quando le parole non dette superano quelle ben(e)dette, c'è il rischio che si perda l'uso della parola pura e semplice... senza aggettivi vari... (per intenderci)

e si creda che tutto possa risolversi con un
"Signorsì"

(a noi cresciuti con "La guerra di Piero" e "Generale")



per capire
>>>
quaderno bianco (file pdf) >>>

 
 
 

le parole per non dirlo... 2

Post n°147 pubblicato il 28 Marzo 2008 da Fajr
 

Nome: Geert Wilders

Professione: leader del PVV = Partij voor de Vrijheid (Partito della Libertà), deputato olandese dell'estrema destra.


Oggi ha nuovamente pubblicato sul Web il cortometraggio "Fitna" (Male) in cui sostiene la tesi: Islam = violenza.



Se avete lo stomaco forte potete guardarlo qui (versione in inglese) >>>



A chi giova?

 
 
 

Le parole per non dirlo

Post n°146 pubblicato il 26 Marzo 2008 da Fajr
 


I palestinesi sequestrano, aggrediscono, uccidono.

I militari di Tel Aviv arrestano, reagiscono, sgombrano.
Un giornalista israeliano analizza come la stampa del suo paese parla del conflitto.


Yonatan Mendel
su "London Review of Books"
>>>

Tivadar Domaniczky
VII Photo Agency


Yonatan Mendel è un giornalista israeliano e ricercatore presso il Queen's College di Cambridge.
Si occupa del rapporto tra lingua araba e problemi di sicurezza in Israele


la traduzione in italiano sul n. 736 di "Internazionale"

 
 
 

dei pozzi profondi

Post n°145 pubblicato il 25 Marzo 2008 da Fajr
 

Coloro a cui è toccato lo snervante privilegio di poter rimanere a Westerbork «fino a nuovo ordine», corrono un grave rischio morale: quello di diventare apatici e insensibili.

Il dolore umano che abbiamo visto laggiù nel corso di quest'ultimo mezzo anno, e che vi si può ancora vedere ogni giorno, è più di quanto un individuo sia in grado di assorbire in un periodo così limitato. Del resto, lo sentiamo dire ogni giorno e in tutti i toni: «Non vogliamo pensare, non vogliamo sentire, vogliamo dimenticare il più possibile». E questo mi sembra molto pericoloso.

Certo, accadono cose che un tempo la nostra ragione non avrebbe creduto possibili. Ma forse possediamo altri organi oltre la ragione, organi che allora non conoscevamo, e che potrebbero farci capire questa realtà sconcertante.

Io credo che per ogni evento l'uomo possieda un organo che gli consente di superarlo.

Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, dovunque essi siano, sarà troppo poco. Non si tratta infatti di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l'uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare - se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori, per farli decantare e divenire fattori di crescita e di comprensione -, allora non siamo una generazione vitale.

Certo che non è semplice, e forse meno che mai per noi ebrei: ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient'altro che i nostri corpi salvati ad ogni costo - e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione -, allora non basterà. Dai campi stessi dovranno irraggiarsi nuovi pensieri, nuove conoscenze dovranno portar chiarezza oltre i recinti di filo spinato, e congiungersi con quelle che là fuori ci si deve ora conquistare con altrettanta pena, e in circostanze che diventano quasi altrettanto difficili. E forse allora, sulla base di una comune e onesta ricerca ci chiarezza su questi oscuri avvenimenti, la vita sbandata potrà di nuovo fare un cauto passo avanti.

Per questo mi sembrava così pericoloso sentir ripetere: «Non vogliamo pensare, non vogliamo sentire, la cosa migliore è diventare insensibili a tutta questa miseria».
Come se il dolore - in qualunque forma ci tocchi incontrarlo - non facesse veramente parte dell'esistenza umana.

Etty Hillesum
Lettere
1942-1943
Adelphi

>>>

 
 
 

del rientro

Post n°144 pubblicato il 24 Marzo 2008 da Fajr
 

... loro ritornano dal Festival dei colori, in India
io, oggi, a casa... ;o(


meno male che c'era lui >>>
ascolta "Ishraq" con Real Player >>>


 
 
 

del passaggio

Post n°143 pubblicato il 23 Marzo 2008 da Fajr
 


Ancora un'alba sul mondo:

altra luce, un giorno
mai vissuto da nessuno,
ancora qualcuno è nato:
con occhi e mani
e sorride.
Tutto deve ancora avvenire
nella pienezza:
storia è profezia
sempre imperfetta.
Guerra è appena il male in superficie
il grande Male è prima,
il grande Male
è Amore-del-nulla.
Perdona le chiese, i preti
prima fra tutti:
dei filosofi non cancellare il nome
dalla tua anagrafe.
Per favore, non rubatemi
la mia serenità.
E la gioia che nessun tempio
ti contiene,
o nessuna chiesa
t'incatena:
Cristo sparpagliato
per tutta la terra,
Dio vestito di umanità:
Cristo sei nell'ultimo di tutti
come nel più vero tabernacolo:
Cristo dei pubblicani,
delle osterie dei postriboli,
il tuo nome è colui
che-fiorisce-sotto-il-sole.
Solo parole, o papa:
parole, e di contro
la irreparabile morte
della Parola.
Le chiese, un frastuono
gli uomini sempre
più soli
e inutili.
E il cielo è vuoto:
Dio ancor più che morto
assente!

David Maria Turoldo

da "Il grande male"
Mondadori, 1987


La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
Ct 2,6

 
 
 

del sabato silente

Post n°142 pubblicato il 22 Marzo 2008 da Fajr
 


Il mondo non è che una parola nella bocca di Dio

detto hassidico

 
 
 

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Fajr, in arabo, significa alba.
È così chiamata la prima delle cinque preghiere giornaliere del musulmano praticante.
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