Creato da Fajr il 30/10/2007

FAJR

... come fiordalisi in un un campo di grano. (D. Bonhoeffer)

Messaggi di Aprile 2009

la dieta è una cosa seria

Post n°382 pubblicato il 30 Aprile 2009 da Fajr
 

Pranzo dietetico

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curriculum di un principe danzante

Post n°381 pubblicato il 29 Aprile 2009 da Fajr
 

Le veline di genere maschile

Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti,
e tu sei piccolina, e tu sei piccolina,
lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti,
sei nata paperina, che cosa ci vuoi far?

EU flag

"Ho vissuto in esilio per 31 anni e conosco
bene l'Europa. Parlo cinque lingue. Conosco di persona la
metà dei governanti. E l'altra metà sono miei parenti".

Emanuele Filiberto di Savoia
candidato UdC (U
omini di Caltagirone) al Parlamento europeo

 

The Guardian >>>

 
 
 

respiro

Post n°380 pubblicato il 27 Aprile 2009 da Fajr
 

Quando li vedi
di' loro che io ci sono ancora,
che mi reggo su una gamba mentre l'altra sogna,
che solo così si può fare,

che le bugie che dico loro sono diverse
da quelle che dico a me stesso,
che con lo stare sia qui che oltre
mi sto facendo orizzonte,

che come il sole si leva e cala io conosco il mio posto,
che è il respiro a salvarmi,
che persino le sillabe forzate del declino sono respiro,
che se il corpo è bara è anche madia di respiro,

che il respiro è uno specchio offuscato da parole,
che solo il respiro sopravvive al grido d'aiuto
quando penetra l'orecchio dell'estraneo
e permane ben oltre la scomparsa della parola,

che il respiro è di nuovo l'inizio, che da esso
si stacca ogni resistenza, come il significato si stacca
dalla vita, o il buio si stacca dalla luce,
che il respiro è ciò che do a loro quando mando saluti affettuosi.

Mark Strand
Respiro
Il futuro non è più quello di una volta
Minimum fax

Arvo Pärt
Spiegel im Spiegel
Gus van Sant
Gerry

 
 
 

u uagnon se n 'asciot

Desiati è , nu uagnon, della mia città.

M. Desiati
Foto di classe
U uagnon se n 'asciot
Editori Laterza, 2009

Cover "Ci eravamo rivisti dopo oltre dieci anni la sera del 25 dicembre. Valerio girava con una foto di classe che alla fine della serata mi ritrovai in mano. Tornai da solo a casa con la nebbia e l'odore di terra bagnata. Rimasi sveglio a lungo. Scorrevo i visi della foto. Era stata scattata nella primavera del 1996. Che fine avevano fatto tutti? Di quei venti ragazzi, erano rimasti sotto l'Ofanto soltanto in quattro. Un quinto. I dati sull'emigrazione giovanile che pochi mesi prima avevo studiato per un articolo si tramutarono in vite umane, in volti, facce, ed erano le facce con le quali ero cresciuto. Ebbi per la prima volta la percezione di quanto fosse umana la statistica, se applicata agli uomini. I dati freddi diventarono di carne. Il miracolo dei numeri che si trasformano in uomini mi turbò. Fu sbalorditivo, ma quella notte decisi che avrei dovuto ricercarli tutti."

Nelle otto storie di altrettanti "compagni di classe" Mario Desiati racconta, tra leggerezza e malinconia, la diaspora di una generazione di 'fuorisede' (perché prova tu a stare in autobus accanto a un cingalese che ha almeno una settimana di viaggio per tornare a casa sua, e poi ad autoproclamarti 'emigrato'!). Sono uomini e donne con la laurea nel cassetto o appesa al muro, che hanno lasciato il sud per studiare e non sono più tornati, che a Natale affrontano comuni odissee ferroviarie per raggiungere la propria famiglia, che si arrangiano, si affermano, si ammalano di nostalgia o si dichiarano 'guariti' dal male delle proprie radici."

Le storie raccontate sono ispirate a sette personaggi emblematici del nuovo tipo di emigrazione interna presente nel nostro paese. Tutti hanno frequentato il Liceo Classico Tito Livio di Martina Franca, tutti si sono diplomati nell'anno scolastico 1995-1996. Nomi, fatti, luoghi sono camuffati.

Il libro traduce in racconto i risultati di un'indagine Svimez e delle indagini conoscitive per la programmazione della Regione Puglia sulle politiche giovanili, denominata "Bollenti Spiriti".

L'emigrazione di questi anni è ancora soprattutto uno spostamento nelle grandi metropoli, Roma ha superato in parte Milano e Torino. Il passaggio da provincia a città è tutto nella risposta a una delle domande del questionario Svimez, quella di chi ha detto che la cosa che più gli manca nella nuova vita da emigrante o fuorisede è un albero d'arancia del giardino... oltre, ovviamente, a un giardino vero.

Non che manchino i giardini nelle grandi città italiane, ma a chi mi faceva notare come in piena Roma ci siano aranceti carichi di gemme rosse, (...) portai una busta di arance raccolte a due passi da via Veneto. (...) Non contenevano né polpa, né sugo. (...) Puzzavano di città come le notti umide d’estate lungo il Tevere o il Naviglio Grande quando l’aria stagna. In quelle arance vuote ci sono le ragioni più intime di questo libro.

 
 
 

biglie

Post n°378 pubblicato il 23 Aprile 2009 da ossimora
 

La curiosità [...] evoca la "cura", l'attenzione che si presta a quello che esiste o potrebbe esistere; un senso acuto del reale, che però non si immobilizza mai di fronte a esso; una prontezza a giudicare strano e singolare quello che ci circonda; un certo accanimento a disfarsi di ciò che è familiare e a guardare le stesse cose diversamente; un ardore di cogliere quello che accade e quello che passa; una disinvoltura nei confronti delle gerarchie tradizionali tra ciò che è importante e ciò che è essenziale...

 
 
 

potevo vincere il grande fratello....

Post n°377 pubblicato il 22 Aprile 2009 da Fajr
 

quando il backstage è più interessante della performance

 

Dijana PavlovicE' imbarazzante, può apparire ridicolo. Ma è la pura verità. Come, sono certa, dimostrerà la storia che sto per raccontare. Una storia complicata. Ma quel che mi imbarazza - e che può apparire ridicolo - si riassume in cinque parole: potevo vincere il Grande Fratello. Ma andiamo con ordine.

Nel settembre scorso alla Federazione Rom e Sinti Insieme giunse la voce che il Grande Fratello era alla caccia di un Rom che avrebbe dovuto partecipare al programma, dopo una riflessione comune si giunse alla conclusione che qualcuno di noi avrebbe dovuto «sacrificarsi» e provarci con il mandato: vai a difendere il tuo popolo, a dare un esempio positivo di come anche i rom sono capaci di studiare, persino laurearsi e a raccontare qualcosa su quello che significa essere Rom, sulla storia, sulla cultura per abbattere i pregiudizi e cercare di scalfire l’odio che ci circonda. Quando ho accettato ho pensato subito alle file infinite nei centri commerciali e ai fiumi di ragazzi e ragazze in attesa di fare il loro provino. Ma non fu così: fui invece contattata direttamente, fissai un appuntamento e scavalcando tutte le file andai a fare il provino.

continua su L'Unità >>>

 
 
 

samaritano dell'ora prima

20 aprile 1993 - 20 aprile 2009

nel ricordo di don Tonino BELLO
(S. Leopizzi su Mosaico di pace)

“Quando oggi pensiamo e soffriamo per le vittime e per i danni provocati dal terremoto in Abruzzo non possiamo non ritenere che anche qui abbiano contato in modo pesante e abbiano contribuito alla gravità del danno umano e del dolore comportamenti di disprezzo delle regole, disprezzo dell’interesse generale e dell’interesse dei cittadini.” Sono le parole chiare del presidente Giorgio Napolitano che così ha proseguito: “Parlo di comportamenti dettati da avidità, dalla sete di ricchezza e di potere e dall’ignoranza di valori elementari di giustizia e di solidarietà”.
Come dire che si poteva evitare il disastro, almeno in gran parte, con un’attenta e coscienziosa opera di vigilanza e di prevenzione. La ricostruzione, purtroppo, può essere più vantagiosa della prevenzione sia in termini di affari economici che di consensi politici. È ripugnante pensare che per qualcuno possa valere, anche in questo caso, l’antico motto: “mors tua, vita mea”.
Mi è tornata in mente un’immagine spesso usata da don Tonino Bello, il grande e infaticabile Vescovo costruttore di pace che oggi vogliamo ricordare proprio nel 16° anniversario del suo dies natalis. L’immagine è quella del Samaritano che nel suo farsi prossimo del viandante assalito dai briganti e abbandonato quasi morto sul ciglio della strada, diviene l’emblema universale dell’umana compassione e della disinteressata pietà.
Il Samaritano, secondo il racconto evangelico, interviene nell’ora giusta e anche nell’ora dopo. Si ferma davanti al malcapitato e, commosso, si fa carico della sua sofferenza, gli fascia le ferite, lo porta al più vicino pronto soccorso, perde un po’ del suo prezioso tempo, paga di tasca propria le cure immediate e anche quelle per la successiva riabilitazione. Non c’è che dire. Il Samaritano è ancora oggi l’icona più eloquente di ogni nostro discorso sulla misericordia e sulla cristiana carità. Per questo egli merita di essere sempre accompagnato e preceduto dall’aggettivo buono. Lo conosciamo tutti, infatti, come il buon samaritano.
Ma don Tonino, mostrando anche qui la sua finezza spirituale e la sua genialità profetica, era solito richiamarci all’urgenza di un altro intervento samaritano, quello dell’ora prima. Diceva, ad esempio, rivolgendosi una volta ai responsabili della vita pubblica e delle istituzioni: “C’è, infine, l’intervento dell’ora prima, non registrato dal Vangelo, ma che è lecito ipotizzare in questi termini: se il samaritano fosse giunto un’ora prima sulla strada, forse l’aggressione non sarebbe stata consumata. Io penso che la “misericordia” cioè la “compassione del cuore” nel politico deve diventare anche “compassione del cervello”. E allora è necessario che egli ami prevedendo i bisogni futuri, pronosticando le urgenze di domani, intuendo i venti in arrivo, giocando d’anticipo sulle emergenze collettive, utilizzando il tempo che ordinariamente spreca nel riparare i danni, a trovare il sistema per prevenirli...
(in Mistica arte, lettera sulla politica ed. la meridiana pag.29)
.
Arrivando un’ora prima, il Samaritano non avrebbe trovato l’uomo già derubato e moribondo, ma sicuramente avrebbe potuto fermare in tempo i malintenzionati, disarmando e denunciando i criminali, smascherando, magari, quei lupi rapaci travestiti da miti agnelli….
Anche questo è, in fondo, ciò che la Chiesa chiama carità politica. L’arte, cioè, di saper amare guardando con intelligenza e lungimiranza alla vita dei cittadini e dei popoli con l’obiettivo primario di perseguire sempre e comunque il bene comune, il bene di tutti. La politica come arte nobile e difficile (così la definiva Paolo VI), che sa preservare scrupolosamente la comunità e le sue istituzioni da ogni pericolo di inquinamento morale e ambientale, prevenendo smottamenti franosi e disastri irreparabili nel tessuto della civile convivenza.
Su questo terreno ciascuno può e deve assumere, con retta e scrupolosa coscienza, il proprio impegno per vivere da cittadino responsabile e globalmente solidale. Capace, cioè, di sentire come propri i problemi e le sofferenze degli altri. Capace di scegliere e agire non in base a interessi privati o a calcoli di successo personale, ma sentendosi necessariamente legato al medesimo destino dell’unica famiglia umana.
Don Tonino ha vissuto e ha testimoniato con la sua opera quotidiana, oltre che con la sua parola, le diverse tre ore del samaritano.
Il samaritano che arriva all’ora giusta: il pronto intervento per soccorrere gli albanesi sbarcati in massa nel porto di Bari o per dare un riparo in casa sua ad alcune famiglie di sfrattati, la corsa per tamponare i morsi del freddo e della fame dei fratelli marocchini…
Il samaritano che continua a curare le ferite anche nell’ora dopo: una grande casa a Ruvo per il recupero dei giovani caduti nella trappola della tossicodipendenza, il folle pellegrinaggio a Sarajevo per lenire le piaghe e portare un balsamo di speranza alle popolazioni dilaniate dal conflitto etnico nei Balcani…
E soprattutto don Tonino, samaritano dell’ora prima.
La sua puntuale denuncia contro il mercato di morte con i suoi loschi traffici di armi e droga, l’accorato appello per evitare la militarizzazione della Murgia barese e l’installazione degli F16 nella nostra regione, la costante difesa della vocazione naturale della Puglia a protendersi nel Mediterraneo come arca di pace e non come arco di guerra, il suo coraggioso sostegno, a volte da molti non compreso o addirittura biasimato, a ogni iniziativa di educazione alla legalità, alla salvaguardia dell’ambiente, nella logica della nonviolenza e della cittadinanza attiva, i suoi appassionati interventi per dare voce agli ultimi e ai diseredati… Tutto questo ci consente di vedere in lui la viva figura del Pastore che veglia nella notte il suo gregge per impedire l’assalto dei lupi e dei briganti.
Da lui perciò anche noi possiamo imparare l’arte di farci prossimi e samaritani di ogni ora. Le nostre città potranno diventare più sicure se sapranno prevenire terremoti naturali e sociali di ogni genere non solo adottando i sistemi della più avanzata ingegneria antisismica e non certo mobilitando ronde di controllo e di espulsione, ma diventando tutti, come già il nostro venerato Servo di Dio e amato presidente di Pax Christi, vigili e solerti sentinelle di legalità e di giustizia, autentiche sentinelle di pace.

 

L. Zoja, La morte del prossimo
Einaudi, 2009 >>>

 
 
 

della colpa e della pena

Post n°375 pubblicato il 20 Aprile 2009 da Fajr
 

sin calor y amor

 

 

L'inganno è una colpa molto più grave dell'ingenuità.

Punto


 
 
 

alba su leuca

Post n°374 pubblicato il 18 Aprile 2009 da Fajr
 

Sunrise

non è leuca, pirì... :o)

 

Massimo Carrieri
(musicista della mia città)

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in concerto
17 aprile "Renée Weiler" Recital Hall - New York
27 maggio Melbourne Italian Festival - Melbourne

 
 
 

la siciliana ribelle

Post n°373 pubblicato il 17 Aprile 2009 da Fajr
 

Saltata la copertura di Piera Aiello dopo ben 18 anni

COMUNICATO STAMPA della ASSOCIAZIONE ANTIMAFIE "RITA ATRIA"

La nostra Associazione, come non molti sanno, è presieduta dalla Testimone di Giustizia Piera Aiello, che con sua cognata Rita Atria affidò al Giudice Borsellino la sua determinazione di denuncia delle attività criminose dei suoi stessi familiari.

La vita dei Testimoni dei Giustizia, lontana dall'attenzione sociale e dai mezzi di informazione (che pur dovrebbero esserci, sebbene con la discrezione imposta dalla delicatezza delle loro situazioni e vicende), è resa spesso ancor più difficile e ardua dalla superficiale disattenzione e dalla inaffidabilità di rappresentanti dello Stato preposti alla Sicurezza dei Cittadini, quando non direttamente coinvolti negli stessi programmi di Protezione dei Testimoni di Giustizia.

Oggi siamo tenuti a rendere pubblica, per espressa volontà di Piera Aiello, che la faticosa copertura che ha comunque consentito a Piera di ricostruire in questi anni una sua vita di relazione in località segreta, è saltata per la sprovvedutezza (e vogliamo sperare non sia per collusione con gli interessi dei suoi potenziali attentatori, sta allo Stato accertare questa eventualità scellerata) di due uomini dell'Arma dei Carabinieri, che presumibilmente hanno consentito che le famiglie mafiose denunciate da Piera Aiello venissero a conoscenza della sua attuale collocazione territoriale. (continua >>>)

 

Stasera ho visto il film "La siciliana ribelle"

La siciliana ribelle

e poi ho seguito "Anno Zero"

... la tentazione del bavaglio è sempre in agguato.

 
 
 

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Now Syria

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Fajr, in arabo, significa alba.
È così chiamata la prima delle cinque preghiere giornaliere del musulmano praticante.
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