Le origini del fiordaliso sono antichissime, alcuni fossili di questo fiore risalgono al neolitico. E’ soprannominato “erba degli incantesimi”.
Una leggenda racconta che la dea Flora, avendo ritrovato morto in un campo pieno di fiordalisi il corpo dell’amato Cyanus, volle chiamare quei fiori proprio con il suo nome. Il nome scientifico è, infatti, Centaurea cyanus. Centaurea deriva dal nome del centauro Chirone che, ferito al piede da una freccia avvelenata, si curò con il succo del fiore.
In Oriente, gli innamorati lo regalano all’amata nella speranza di ottenere la felicità da lei.
Nel linguaggio dei fiori significa felicità e leggerezza.
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Post n°689 pubblicato il 27 Aprile 2013 da Fajr
Al di là delle idee, al di là di ciò che è giusto e ingiusto,
La moschea di Aleppo, fondata nell’VIII secolo dalla dinastia omayyade prendendo a modello la grande moschea di Damasco, è stata ricostruita numerose volte nell’arco della sua storia a seguito di catastrofi naturali e danni causati dall’uomo. Gran parte dell’edificio è oggi datato all’epoca primo-moderna, quando la città venne governata dall’impero ottomano. Nell’angolo nord-occidentale del cortile della moschea si stagliava fino a ieri un maestoso minareto quadrangolare in pietra, edificato sul finire dell’XI secolo. Il minareto è stato distrutto mercoledì durante violenti combattimenti tra le forze del regime e quelle degli insorti, scontri che da mesi hanno luogo nel centro storico di una delle città più antiche del Mediterraneo. (continua la lettura su: sirialibano.com)
I combattimenti all'interno della moschea e il crollo del minareto
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Post n°688 pubblicato il 28 Marzo 2013 da Fajr
Pasqua, 2013
Il cristianesimo del futuro o sarà povero o non sarà. Le Chiese lombarde che per secoli hanno celebrato il culto della pietra, con tanti preti geometri dediti alle costruzioni, possono finalmente rilassarsi. Ormai è definitivamente assodato che il mezzo condiziona il messaggio e che soltanto il modo povero si addice alla buona notizia, altrimenti la si travisa. Si ritorna alle istruzioni date duemila anni fa e poi dimenticate. Gesù ha comandato agli apostoli di non portare niente con sé: “né bastoni, né bisaccia, né pane, né argento”; se non ti accettano, invece di alzare la voce, vattene altrove. Il cristianesimo del futuro sarà povero di soldi e di tutto ciò che i soldi comportano: alleanze coi prìncipi, concordati, endorsement politici. Povero – e qui il discorso si fa più arduo – di certezze, di sicurezze, di garanzie. La fede e la speranza cristiane non sono polizze sottoscritte con una divina compagnia di assicurazione, come troppo spesso si continua a pensare.
Povero anche nel campo della verità. Spesso la verità si è fatta – e si fa – presuntuosa, prepotente, colonizzatrice. Conviene, invece, tornare a una verità modesta, che si propone, ma non pretende di conquistare, che si offre come dono (“grazia”), ma non si mette a contare il numero di quanti hanno accettato, che non eleva muri né chiude recinti, ma apre porte e finestre. Il cristianesimo del futuro sarà povero di parole. E’ inutile che la Chiesa dica la sua su tutto e tutti. Meglio il silenzio, aperto all’ascolto dell’altro, alla preghiera. Meglio diminuire i punti esclamativi, la punteggiatura preferita da una certa predicazione trionfalistica, e aumentare i punti interrogativi, secondo la grande tradizione ebraica. Ogni affermazione si trasformi in una domanda. Il cristianesimo del futuro sarà anche un cristianesimo apofatico, che esalta quel negativo che fa parte della grande tradizione mistica, dalla notte di Betlemme a Meister Eckart a Giovanni della Croce. Sa quello che Dio non è, più di quello che è. In questa faticosa ricerca del “non” incontrerà il filone più interessante della cultura contemporanea. G. Colombo, Lombardia libera - Il crollo del Celeste, l'ombra del Cardinale, il ritorno di Ambrogio", ed. Il Margine
Nelle principali librerie. Potete richiederlo direttamente alla Casa Editrice Il Margine |
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Post n°686 pubblicato il 05 Febbraio 2013 da Fajr
“It was possible, no doubt, to imagine a society in which wealth, in the sense of personal possessions and luxuries, should be evenly distributed, while power remained in the hands of a small privileged caste. But in practice such a society could not long remain stable. For if leisure and security were enjoyed by all alike, the great mass of human beings who are normally stupefied by poverty would become literate and would learn to think for themselves; and when once they had done this, they would sooner or later realise that the privileged minority had no function, and they would sweep it away. In the long run, a hierarchical society was only possible on a basis of poverty and ignorance.” George Orwell, 1984
Why I hope kids in Ethiopia can teach the rest of us something profound about education. |
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Post n°685 pubblicato il 11 Gennaio 2013 da Fajr
un po' di pazienza... non son fuita... torno presto!
Intanto guardatevi questo film (anche se non capite, si capisce uguale!) Shatti ya Dini |
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Post n°684 pubblicato il 03 Dicembre 2012 da Fajr
Hans Rosling, professore di politiche sanitarie al Karolinska Institute in Svezia, è diventato famoso su internet per il suo modo brillante e fantasioso di spiegare le statistiche con l’infografica e i video. In questo video spiega l’evoluzione delle disuguaglianze nel mondo attraverso duecento anni di storia, prendendo in considerazione duecento paesi e incrociando 120mila dati. (Fonte: Internazionale.it)
La comunicazione del PD italiano... da sballo! Incrociamo le dita. |
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Post n°683 pubblicato il 23 Novembre 2012 da Fajr
Vi alitavano savia comprensione, indifferenza gentile,
Date e fatti di una crisi finanziaria dal 2005 ad oggi >>> |
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Qui non vieni mai per la prima volta, e quando te ne vai
Quando c’è molto vento, le dune di sabbia del deserto rispondono con un lamento. Ma non tutte le dune cantano allo stesso modo. Un gruppo di scienziati pensa di aver capito perché. Tutto dipende dalle dimensioni dei singoli granelli di sabbia. Fonte: Internazionale.it
"Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo Paese... Che essi accettassero che l'unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Che pregassero per me: come potrei essere trovato degno di tale offerta? Che sapessero associare questa morte a tante altre ugualmente violente, lasciate nell'indifferenza dell'anonimato. La mia vita non ha più valore di un'altra. Non ne ha neanche meno. In ogni caso, non ha l'innocenza dell'infanzia. Ho vissuto abbastanza per sapermi complice del male che sembra, ahimé, prevalere nel mondo, e anche di quello che potrebbe colpirmi alla cieca. Venuto il momento, vorrei avere quell'attimo di lucidità che mi permettesse di sollecitare il perdono di Dio e quello dei miei fratelli in umanità, e nel tempo stesso di perdonare con tutto il cuore chi mi avesse colpito. Non potrei auspicare una tale morte. Mi sembra importante dichiararlo. Non vedo, infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che un popolo che amo sia indistintamente accusato del mio assassinio. Sarebbe un prezzo troppo caro per quella che, forse, chiameranno "grazia del martirio", il doverla a un algerino, chiunque egli sia, soprattutto se dice di agire in fedeltà a ciò che crede essere l'islam. Conosco il disprezzo con il quale si è giunti a circondare gli algerini globalmente presi. Conosco anche la caricatura dell'islam che un certo islamismo incoraggia. E' troppo facile mettersi a posto la coscienza identificando questa via religiosa con l’integralismo dei suoi estremisti. L'Algeria e l'islam, per me, sono un'altra cosa: sono un corpo e un'anima. L'ho proclamato abbastanza, credo, in base a quanto ne ho concretamente ricevuto, ritrovandovi così spesso il filo conduttore del Vangelo, imparato sulle ginocchia di mia madre, la mia primissima Chiesa, proprio in Algeria e, già allora, nel rispetto dei credenti musulmani. Evidentemente, la mia morte sembrerà dar ragione a quelli che mi hanno frettolosamente trattato da ingenuo o idealista: "Dica adesso quel che ne pensa!". Ma costoro devono sapere che sarà finalmente soddisfatta la mia più lancinante curiosità. Ecco che potrò, se piace a Dio, immergere il mio sguardo in quello del Padre, per contemplare con lui i suoi figli dell'islam come lui li vede, totalmente illuminati dalla gloria di Cristo, frutto della sua passione, investiti dal dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza, giocando con le differenze. Di questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro, io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia, attraverso e malgrado tutto. In questo grazie in cui tutto è detto, ormai, della mia vita, includo certamente voi, amici di ieri e di oggi, e voi, amici di qui, accanto a mia madre e a mio padre, alle mie sorelle e ai miei fratelli, e al centuplo, accordato come promesso! E anche a te, amico dell'ultimo minuto, che non sapevi quel che facevi. Sì, anche per te voglio dire questo grazie e questo “ad-Dio” con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen! Inch Allah!!" Lettera di frére Christian de Chergé, monaco trappista di Notre Dame de l'Atlas, in Algeria, ucciso dai fondamentalisti islamici il 21 maggio 1996, assieme a sei suoi confratelli. |
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Post n°680 pubblicato il 04 Ottobre 2012 da Fajr
Rendi il tuo cuore vigile...
Se sarà vigile, |
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È così chiamata la prima delle cinque preghiere giornaliere del musulmano praticante.
È considerata la più accetta a Dio perchè recitata al sorgere del sole mentre tutti gli altri ancora dormono.
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