Creato da Fajr il 30/10/2007

FAJR

... come fiordalisi in un un campo di grano. (D. Bonhoeffer)

Messaggi di Settembre 2010

ritratto di partito con veltroni

Post n°560 pubblicato il 30 Settembre 2010 da Fajr
 

PD e Veltroni 2010C‘è qualcosa di avvilente nelle cronache, nei commenti e in tutto quello che quotidianamente capita di leggere e ascoltare sul Partito democratico. Onestamente, non è solo colpa del Pd. I suoi dirigenti, però, dovrebbero domandarsi come mai chiunque capiti a tiro, giornalista, politico o cabarettista, si senta libero di giocare col loro partito allo schiaffo del soldato. Per un certo mondo, lo sappiamo, è un’abitudine antica, che adesso però ha assunto tratti compulsivi, quasi patologici. Nel circuito della comunicazione, in particolare, è diventata un tic, una mania, una fissazione. E come dice il saggio: la fissazione è peggio della malattia. A questa spiacevole condizione si è aggiunto poi un altro problema. Infatti, parallelamente al venir meno della capacità di selezionare e formare gruppi dirigenti da parte dei partiti, si è progressivamente affermata, anche in questo campo specifico, un’impropria funzione di supplenza dei grandi giornali. E da ultimo, anche in seguito a una precisa scelta politico-editoriale del gruppo berlusconiano subito estesa anche ai giornali vicini, abbiamo assistito a una vera e propria invasione di agitatori e propagandisti. Il carattere complessivamente avvilente del nostro dibattito pubblico sconta anche questo fenomeno. E il dibattito sul Pd in modo particolare, per ovvie ragioni.

Proprio per questo è triste che nessuno, nemmeno tra gli intellettuali e i dirigenti di più lunga esperienza, abbia colto finora la principale novità di quel dibattito, che non è la raccolta di firme tra i parlamentari organizzata da Walter Veltroni, le vere o presunte minacce di scissione nel partito o nel gruppo parlamentare, gli attacchi al segretario o all’attuale gruppo dirigente bersaniano. La vera novità sta nel fatto che per la prima volta da molto, moltissimo tempo, discussioni e divisioni interne al Pd siano partite da documenti politici, frutto di una elaborazione collettiva, articolata e non occasionale, come base di riflessione e di confronto. Non dal discorso, dall’intervista o dall’estemporanea dichiarazione di questo o quel leader. Ci riferiamo in particolare al documento intitolato “Tornare avanti”, sottoscritto da diversi membri della segreteria del Partito democratico, e al documento Fioroni-Gentiloni-Veltroni, sottoscritto da 76 parlamentari.

Al riguardo, almeno finora, si è parlato soltanto di metodo, di questioni di opportunità e di galateo. Il merito è stato generalmente ignorato. Entrambi i testi, e i rispettivi firmatari, sono stati ridotti a caricature: i “giovani turchi” da un lato, gli “Oni-oni” dall’altro. Noi preferiamo parlare di gruppo di Orvieto e gruppo del Lingotto, perché qui è la differenza fondamentale tra loro: tra coloro che indicano l’atto fondativo del Pd nel seminario di Orvieto del 2006 e coloro che invece considerano il discorso di Veltroni al Lingotto di Torino, nel 2007, il vero atto di nascita del partito. Tra chi considera cioè il Pd come una risposta alla deriva populista e antidemocratica della Seconda Repubblica, e sua missione quella di cambiare decisamente strada, e chi al contrario considera missione del Pd portare a compimento la Seconda Repubblica, la “rivoluzione maggioritaria” e tutte le promesse di quella stagione. Parlare in questi termini dei due documenti forse avrebbe aiutato a capire meglio le ragioni di fondo di tante discussioni, ma si è preferito, almeno fin qui, non parlarne affatto. O ridurre tutto a questioni di forma.
E’ un grave errore, che nasconde un’incomprensione profonda della natura dei problemi che il Pd ha di fronte, perché muove da una diagnosi sbagliata. Sempre la stessa, dacché il Pd è nato. L’idea cioè che il problema siano le divisioni interne, la scarsa unità del gruppo dirigente. Questo problema esiste, ovviamente, ma è il sintomo, non la causa della malattia. Anche soltanto sotto il profilo dell’immagine e del messaggio che si manda all’esterno, il problema non sta nel fatto che i dirigenti si dividano, ma nell’impressione che a dividerli siano solo rivalità e interessi personali, se non addirittura la reciproca antipatia. Alzare il livello della discussione, per andare alla radice politica e culturale di quelle divisioni, discutendone apertamente, questo sì sarebbe nell’interesse del Partito democratico, che per essere tale dovrebbe, appunto, discutere. Ma sarebbe anche e forse soprattutto nell’interesse del suo gruppo dirigente, che per essere tale dovrebbe, innanzi tutto, dirigere. Non frenare. Altrimenti, inevitabilmente, il Partito democratico resterà dove sta. E non pare un grande obiettivo, onestamente.

Left Wing site >>>

 
 
 

un solo obiettivo è sufficiente

 

8 obiettivi contro la povertà

M. Cattelan. Love

M. Cattelan - L.O.V.E.
Milano settembre 2010

nulla da aggiungere...

se non che basterebbe introdurre la Tobin Tax
(lo diciamo da anni, prima che Sarkozy ne "parlasse" al Summit)

 

A. Renton (Prospect), Il peggior posto del mondo dove partorire

 
 
 

... e per il resto, son chiacchiere

 

 

... anche voi sentite gli spari mentre dormite?

 
 
 

pregare e fare ciò che è giusto fra gli uomini

Post n°557 pubblicato il 16 Settembre 2010 da Fajr
 

 

da domani qui

Golfo di Napoli

clicca sull'immagine

 

D. Bonhoeffer, «Pregare e fare ciò che è giusto fra gli uomini».

 
 
 

eid al fitr

Post n°556 pubblicato il 10 Settembre 2010 da Fajr
 

Auguri!

Eid al fitr

Immagini 2009

Immagini 2010

 
 
 

book... tecnologia avanzata

Post n°555 pubblicato il 08 Settembre 2010 da Fajr
 

 

^__^

 
 
 

calabria

Post n°554 pubblicato il 06 Settembre 2010 da Fajr
 

 

P.P. Cito. Donne di San Luca

 

Ieri sera la prima puntata della nuova serie di "Presa diretta" di Riccardo Iacona, dedicata alla 'ndrangheta, mi ha lasciato tanto amaro in bocca.

Ci sarebbe tanto da dire sul ruolo delle donne... se decidessero di "rivoltarsi", come si fa con la terra che necessita di essere vangata e zappata, permetterebbero alla loro terra di ossigenarsi, invece se ne stanno immobili e mute come madonne di gesso da portare in processione. Complici e inconsolabili addolorate al seguito di figli inutilmente sacrificati.

 

Fin quando accetteranno questo ruolo, son convinta, nulla cambierà in quella terra...

 

 

... e il dolore è grande.

 

Photo: P.P. Cito - Donne di San Luca

 
 
 

il grigio lunedì della politica

Post n°553 pubblicato il 03 Settembre 2010 da Fajr
 


«Debbono imparare, quei governanti, che il governo non è tutela, non negazione, bensì armonizzazione degli interessi dei gruppi; ciò presuppone che il cittadino non venga considerato puro oggetto di manipolazione, ma partner a pieno diritto nel dialogo dal quale solo può nascere un ordine sociale superiore».

EDUARD GOLDSTOCKER

 

Luminarie di San RoccoNarrano le cronache che un vecchissimo e stimato uomo politico, uno dei padri del pensiero democratico moderno, fosse solito dire ai giovani accigliati che lo andavano a trovare: «Se la vita non è sempre una festa, perché dovrebbe esserlo la politica? ». E con quella levità straordinaria che gli aveva consentito di sopravvivere con dignità ai sommovimenti e alle glaciazioni delle ere politiche e di rimanere sempre se stesso nel variare mai prevedibile delle situazioni, aggiungeva: «La democrazia, come la vita, bisogna amarla così, con le sue feste e i suoi lunedì ».

Le cronache non narrano se i giovani accigliati che lo stavano ad ascoltare convertissero il broncio in sorriso. Ma è certo, e Io confermarono in seguito con un lungo e irreprensibile impegno nei vari campi della vita pubblica, che dalla levità di quelle parole essi assorbissero insieme al tesoro del disincanto anche quello della costanza. Di questa duplice ricchezza avremmo bisogno anche noi, sempre, ma soprattutto nei momenti in cui sembra che la democrazia attraversi uno dei suoi fatidici lunedì. E' questo uno di quei momenti? Può darsi.

Di certo c'è che ora la democrazia, coi suoi partiti, le sue elezioni, ì suoi organi rappresentativi, il suo rituale insomma, chiede di essere amata nel suo grigiore. Nessuna ventata di giovinezza per le strade, nessuna esaltante novità. In giro solo domande elementari, disarmanti nella loro " banalità ": lavoro, sicurezza, onestà, diritto; ed altre dettate dalla paura, dal terrore del futuro: la pace, il verde,... La festa della creatività e della fantasia è passata.

Né più luccicante sembra il panorama degli interlocutori cui le domande si rivolgono, i partiti. Consapevoli essi stessi di non brillare, cercano in qualche modo di spiegare che loro possono quel che possono, che il grigiore è nelle cose e che le cose non sono solo frutto della loro opera.

Capri espiatori, i partiti, di una diffusa incapacità di convivere col grigiore, della difficoltà di dimenticare la festa, di tollerare se non di amare anche il lunedì oltre che la festa, perché la settimana della politica ha gli stessi giorni dell'uomo? Difficile rispondere. Ma è pur vero che ancora non si è imparato a vivere il rituale politico (il partito, il voto, la rappresentatività) con il distacco e la costanza necessari per proteggersi dalle illusioni e dalle delusioni, malattie tremende. Dall'illusione che dalla politica si possa ottenere il regno della felicità e dalla delusione perché essa non riesce nemmeno a circoscrivere il regno del dolore, l'unica cosa le si possa onestamente chiedere.

Disincanto per non chiedere troppo; costanza per continuare a chiedere il possibile dopo aver archiviato le puntuali spesso amare delusioni. Ma il possibile bisogna chiederlo e il possibile bisogna anche farlo, perché non succeda che alla democrazia si chieda di più proprio quando si è disposti a darle di meno. A ognuno le sue responsabilità, comunque, a prescindere dalle irresponsabilità di qualsivoglia. Costanti dunque nel fare e nel chiedere il possibile. Troppe stragi sono nella memoria e sulle pagine dei giornali. E spesso esse nascono dall'aver troppo chiesto, troppo preteso dalla politica: spesso il regno della felicità. Ma talvolta esse nascono dal non aver preteso nemmeno poco, dal non essere stati nemmeno esigenti sul possibile. Oggi il doverosamente possibile si chiama disarmo, lotta alla fame, solidarietà internazionale, occupazione, onestà. Questo bisogna esigerlo e su questo ognuno si assuma le sue responsabilità.

Se non è un momento di festa per la democrazia, se la settimana è ferma sul lunedì, questo può essere comunque un buon momento per praticare il disincanto e la costanza.

Vincenzo PASSERINI, Rivista Il margine, n.5/1983

 

 
 
 
 
 

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