Creato da marlow17 il 23/02/2015
Una vita a spina di pesce
 

FLETCHER

- Fletcher I
- Fletcher II
- Fletcher III
- Fletcher IV
- Fletcher V
- Fletcher VI
- Fletcher VII
- Fletcher VIII
- Fletcher IX
- Fletcher X-XI
- Fletcher XII
- Fletcher XIII
- Fletcher XIV
- Fletcher XV
- Fletcher XVI
- Fletcher XVII
- Fletcher XVIII
- Fletcher XIX
- Fletcher XX
- Fletcher XXI
- Fletcher XXII
- Fletcher XXIII
- Fletcher XXIV
- Fletcher XXV
- Fletcher XXVI
- Fletcher XXVII
- Fletcher XXVIII
- Fletcher XXIX
- Fletcher XXX
- Fletcher XXXI
- Fletcher XXXII
- Fletcher XXXIII
- Fletcher XXXIV
- Fletcher XXXV
- Fletcher XXXVI
- Fletcher XXXVII
- Fletcher XXXVIII
- Fletcher XXXIX
- Fletcher XL
- Fletcher XLI
- Fletcher XLII
- Fletcher XLIII
- Fletcher XLIV
- Fletcher XLV
- Fletcher XLVI
- Fletcher XLVII
- Fletcher XLVIII
- Fletcher XLIX
- Fletcher L
- Fletcher LI
- Fletcher LII
- Fletcher LIII
- Fletcher LIV
- Fletcher LV
- Fletcher LVI
- Fletcher LVII
- Fletcher LVIII
- Fletcher LIX
- Fletcher LX
- Fletcher LXI
- Fletcher LXII
- Fletcher LXIII
- Fletcher LXIV
- Fletcher LXV
- Fletcher LXVI
- Fletcher LXVII
- Fletcher LXVIII
- Fletcher LXIX
- Fletcher LXX
- Fletcher LXXI
- Fletcher LXXII
- Fletcher LXXIII
- Fletcher LXXIV
- Fletcher LXXV
- Fletcher LXXVI
- Fletcher LXXVII
- Fletcher LXXVIII
- Fletcher LXXIX
- Fletcher LXXX
- Fletcher LXXXI
- Fletcher LXXXII
- Fletcher LXXXIII
- Fletcher LXXXIV
- Fletcher LXXXV
- Fletcher LXXXVI
- Fletcher LXXXVII
- Fletcher LXXXVIII
- Fletcher LXXXIX
- Fletcher XC
- Fletcher XCI
- Fletcher XCII
- Fletcher XCIII
- Fletcher XCIV
- Fletcher XCV
- Fletcher XCVI
- Fletcher XCVII
- Fletcher XCVIII
- Fletcher XCIX
- Fletcher C
- Fletcher CI
 

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Settembre 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30  
 
 

FACEBOOK

 
 
Citazioni nei Blog Amici: 9
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

Ultime visite al Blog

spagetimarlow17paola_spagnalialalailalucreziamussianastomosidisabbiaclock1991arianna.orsogryllo73oscardellestellepsicologiaforenseEMMEGRACEvololowwasat.ar
 

Ultimi commenti

 

Chi puņ scrivere sul blog

Solo l'autore puņ pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

Fletcher XCV

Post n°114 pubblicato il 08 Febbraio 2017 da marlow17

 










Finita. Fletcher aveva visto giusto che solo il più grande paradosso di tutti: Il Ridicolo avrebbe sterminato i suoi nemici. Avvicinò Tommaso e lo strinse forte mentre nessuno aveva il coraggio di portarsi sopra Van Huijten e prestargli un qualche soccorso o porgergli l'estremo saluto. Fin tanto che Percace gli stringeva la mano ormai rigida e fredda nessuno osava ancora mettere in dubbio l'autorità dello psichiatra. Fu Peter che si appropinquò a gambe larghe e sferrò un poderoso calcio sul petto di Jakob, che cadde a terra proprio accanto al morto. "Adesso mi ridarai Rihanna, maledetto infame!" Urlò, guardando Percace perdere l'equilibrio e portarsi una mano alla gabbia toracica. "Ucciso dal Ridicolo!" Sussurrò Gretsch mentre l'Uomo si staccava dal suo piccolo clown e si rivolgeva al primario. "è l'unica cosa che funzioni. L'unica che Percace e suo padre (L'anticristo) non avevano preventivato. Vi è sempre qualcosa di grottesco nella ricerca del potere assoluto e nel dominio su tutta o una buona fetta dell'umanità. Loro l'avevano sottovalutata." "Ma Jakob, in fondo, ha sempre voluto che voi arrivaste a questo. Da quando è iniziata la vostra fuga dalla sua clinica, non ha mai fatto seri tentativi di arrestarvi. Sapeva che eravate gli unici a potere fermare Benjamin Van Huijten." "Chissà, forse è così. La figura di Jakob Percace rimarrà una delle più ambigue della storia: pronto a stendere il tappeto rosso alla sete di dominio del suo congiunto, preparato a fare impazzire la sorella, capace di costruire il più imponente apparato repressivo sessuale dai tempi di Hitler, sequestratore sciroccato della ragazza di Peter, colluso con tutte le maggiori forze di polizia repressiva e quanto altro...Eppure è stato anche l'individuo che ci ha concesso di vagolare quasi indisturbati per tutta la Nazione, a mettere insieme i pezzi del puzzle. Attraverso lui, indirettamente, ho riscoperto la mia natura di Yazida e ho compreso che Van Huijten sarebbe stato, alla fine del suo selvaggio bastonare, reintegrato nella Natura Divina. Questo è avvenuto. E tutto grazie a un giovane pagliaccio e a tre falliti on the road." Avete chiuso il cerchio" Borbottò sorridente Stephanie. "Ora, quando Jakob si sarà ripreso, non ci resterà che recuperare Rihanna, qualunque cosa le sia successa in queste settimane." Beatrice si era chinata a fianco di Jakob e insieme piangevano sommessamente. Evaporato era lo scontro tra i due fratelli su come adeguarsi alle velleità dominanti del padre ipnotista. Dimenticati i mesi in cui la giovane donna aveva vagato lungo la scogliera o nei prati circostanti il Wealth Center imbottita di psicofarmaci sperimentali. "E l'assedio alla chiesa? L'intervento delle forze paramilitari per bloccare Van Huijten?" Domandò Gretsch. "Van Huijten aveva sguinzagliato dei kamikaze eterodiretti nei principali centri della Nazione. Parte della sua Comunità. è stato a quel punto che Percace ha tagliato il cordone ombelicale con il padre. Non era disposto ad arrivare a tanto: creare il massimo del Caos per favorire l'Avvento dell'Anticristo. Ma anche quella è stata un'operazione sgangherata e fatta in guanti di velluto. Nessuno aveva il potere e il coraggio di sbarazzarsi dell'Ipnotista. C'è voluto un adolescente vestito da buffone per fargli crollare il mondo addosso. I suo progetti di dominio globale erano stati scalfiti, ila sua volontà di potenza sbeffeggiata da Dio in persona." "DIO? Ha proposito dov'è finito Tommaso?" Maximus Kraft si lisciò i vestiti leggeri: "è andato via insieme al vento, e ora che anche il mio compito è finito vi chiedo di concedermi di sparire alla svelta. Ho conti in sospeso chilometrici in albergo ed è meglio che vada a saldarli. Oramai nessuno di Noi ha più nulla da rimproverarsi all'altro. I pezzi si sono incastrati magicamente e il gioco è finito. Adieu a Tutti!" Fletcher strinse la mano a Kraft e si spostò verso uno dei grandi finestroni. Il sole brillava come non avesse altro scopo, le strade erano libere, uomini apparentemente felici le pattugliavano. Era un ospedale, certo, ma si accese comunque una sigaretta. Dopo qualche millennio ne aspirò la morte e ne espulse la vita. Era, nella sua maniera scassata, un uomo finalmente allegro.











(Fine)














 
 
 

Fletcher CXIV

Post n°113 pubblicato il 01 Febbraio 2017 da marlow17








Gretsch, Stephanie, Peter, Christine, Beatrice e Tommaso giunsero all'ospedale rimuginando i loro piani. Erano smarriti per l'assenza di Fletcher e Maximus Kraft ma presero egualmente l'ascensore fino al piano dove stava ricoverato Van Huijten. Uscirono mentre i visitatori e le infermiere non potevano fare a meno di lasciare cadere l'occhio sul completo da pagliaccio di Tommaso. Camminarono nella corsia sino a quando due figure familiari entrarono nel loro obbiettivo. Jakob Percace stava sostenendo il padre in una camminata lenta ma agile. Rimasero attoniti ma decisero di non lasciar trapelare nulla e si avvicinarono ai due uomini. Percace pareva l'ombra di sé stesso: le sue pupille erano vitree, la bocca sigillata e le labbra biancastre, un evidente tremore gli partiva dalle gambe e si estendeva a tutto il corpo. Sembrava lui il degente piuttosto che suo padre. Gretsch (quando fu a mezzo metro dal vecchio) si lasciò andare a un rimbrotto pesante e chiese ad alta voce chi aveva permesso quello scempio. La corsia, solitamente indaffarata, si arrestò di colpo e qualcuno del personale paramedico si avvicinò sgambettando rapidamente. "Chi ha concesso al signore di liberarsi della struttura e di uscire tranquillamente a farsi una passeggiata? è ancora sotto stretto controllo medico." Un mediconzolo inclinò la testa di lato e mormorò. "Il Dottor Percace..." "Il Dottor Percace non ha giurisdizione su questo settore." Replicò secco Gretsch. " E il Signor Van Huijten è ben lontano dal riprendersi dalle lesioni causate dall'irruzione nella sua chiesa." Pronunciò chiesa con un brivido perché si stava accorgendo che gli occhi del vecchio erano fissi nei suoi. "Sono perfettamente guarito, Paul. Dev'essere successo un miracolo: le ustioni hanno retrocesso e sono state assorbite." "Non guardarlo!" Urlò Stephanie. Ma era ormai troppo tardi...Gretsch era scivolato sotto la sfera di influenza di Benjamin Van Huijten e annuiva gravemente esaminando le braccia del degente: "Sì. si può dire che le lesioni siano...uhm...sparite. Davvero non so darmene ragione. " Tommaso, nel frattempo, con la sua divisa da buffone aveva deciso di indossare un paio di occhiali scuri e di girare intorno al vecchio. "Cosa vuole questo nanerottolo?" Strillò Van Huijten visibilmente infastidito. "Oh nulla." Annuì Beatrice "Pensa che volevamo usarlo come agente provocatore." "Un clown da ospedale per penetrare nella mia stanza e farmi aprire bocca. Capisco benissimo. "Non completamente" si udì una voce a pochi metri di distanza. Fletcher e Maximus Kraft stavano fissando il vecchio insieme a Christine e Peter e sembravano averlo messo nel mirino. "Tommaso non appartiene a questo mondo e sarà lui a levarti di mezzo. "il giullare di Dio!" Proruppe Van Huijten e crollò al suolo in preda a feroci contorcimenti: "Portatemelo via, portatemelo via!" Iniziò a gridare mentre una bava sottile gli scendeva dalla bocca e le braccia si agitavano come serpenti impazziti. "Guardalo bene"" Rispose Fletcher "Hai avuto potere su tutti ma ti è sfuggito il senso del ridicolo. Tu sei solo un vecchio pazzo, Benjamin Van Huijten." Il vecchio sobbalzava con la schiena sul pavimento e tutti, sganciati dalla sua induzione ipnotica gli si fecero attorno per contribuire in qualche maniera. Ma non ci fu bisogno di attendere tanto. Fu questione di qualche movimento spastico e, alla fine, Van Huijten giacque privo di vita sul freddo impiantito dell'ospedale. Percace gli crollò davanti, in ginocchio e prese a singhiozzare senza ritegno. Scomparso suo padre anche il suo impero era terminato. "Sei stato gonfiato inutilmente, Jakob" Notò Gretsch "E sei stato usato da tuo padre per costruire un seguito che avrebbe sovrastato il Mondo. Poco importa che tu abbia messo Peter, Christine e Fletcher sulle tracce di questo individuo. Una mossa dettata dal senso di colpa ma oscillante fra desiderio di arrestare tuo padre e un inconscio e profondissimo complesso votato alla sua difesa. Sei rimasto incerto fino all'ultimo e non v'è peccato peggiore dell'indecisione. Adesso la Percace LTD. ha cessato con oggi di esistere. E tutti si levarono eretti senza riuscire a togliere le pupille da quelle, potentissime, ma ormai spente del vecchio.









(Continua)











 

 
 
 

Fletcher CXIII

Post n°112 pubblicato il 26 Gennaio 2017 da marlow17








Jakob Percace osservava il padre, celato dietro i macchinari che lo mantenevano vivo, anche se incosciente. Senza accorgersene si avvicinava di centimetro in centimetro a quelle palpebre chiuse e a quel corpo inerte. Fu a quel punto che un brivido lo attraversò come un fulmine dalla punta dei capelli fino all'estremità delle scarpe. Le palpebre si erano sollevate e le iridi azzurre di Benjamin Van Hujiten lo osservavano con una fermezza e un odio che non conosceva pari sulla Terra. Percace fece per alzarsi, terrorizzato, poi tornò a sistemarsi sulla pesante sedia e uno strano sorriso di sfida affiorò alle sue labbra: "Sei tornato dall'inferno, babbo?" Sibilò attraverso la chiostra dei denti bianchissimi. Ma non ricevette risposta a causa della maschera per l'ossigeno che imprigionava la bocca del vecchio. Solo i suoi occhi non si staccavano dalle pupille di Jakob e non vagavano per la stanza. All'improvviso lo psichiatra si accorse che non riusciva più a staccarle dal contatto con il padre. Prese a tremare e a sudare abbondantemente. Il suo blazer marrone si inzuppò d'acqua e un tremito lo colse poco sopra le labbra, trasmettendosi a tutta la faccia. Capiva che stava succedendo. Quel maledetto sguardo lo stava soggiogando ancora, come sempre e sentì forte la tentazione di urlare simile un dannato. Ma non fece nulla tranne alzarsi e cominciare a togliere le attrezzature dal corpo di Van Huijten. Non fu una cosa complicata. Nelle ultime ore la situazione del vecchio era notevolmente migliorata e molti supporti erano stati allontanati. Quando suo padre fu finalmente sbarazzato di tutto l'armamentario d'urgenza Percace tornò a sedersi e a fissare le iridi affilate come falce del degente. Era successo: il potere ipnotico di Van Huijten lo aveva sovrastato. Anni di prevenzione e isolamento non erano serviti a nulla. Adesso, lui il grande medico era semplicemente un burattino fra le dita di suo padre. "Portami da vestirmi." gli disse con le prime parole. Jakob afferrò i jeans stinti, la maglietta e le scarpe e le mise sul giaciglio del padre. "Dammi una mano a indossarli." Pronunciò distintamente. Per Jakob quello era il risveglio di un morto, il ritorno di uno zombi, la vendetta della mummia. Lui era rigido come un baccalà e il Percace sciolto, disinvolto, sicuro e spietato era solo un ricordo. Con movimenti irregolari aiutò il padre a coprirsi e a liberarsi della divisa da ricoverato. Poi, d'improvviso, senza nulla che lo lasciasse prevedere, Van Huijten afferrò suo figlio e lo baciò sulla guancia. Una lacrima scorse dalle ciglia della vittima e andò a disperdersi sul pavimento. "Ti senti bene?" "Mai sentito meglio." "Cosa vuoi fare? Non possiamo uscire. è assurdo, ti braccheranno subito." Implorò Jakob. Il vecchio lo prese per entrambe le mani e tornò a fissarlo come se stesse affondando in un pozzo. Percace tremò incontrollabilmente e piegò la testa da un lato, arrendendosi. "Noi usciremo da questa stanza e passeggeremo tranquilli lungo il corridoio, penseremo dopo al da farsi. Ora debbo solo muovere un po' le gambe." "Ma stavi morendo!" "E chi l'ha detto? La mia anima cura il mio corpo, la mia ambizione lenisce i dolori e il mio futuro pavimenta la strada su cui mi seguiranno migliaia di uomini. Hai provato in tutti i modi, vero, a rendermi inoffensivo? Il gingillo personale dei seguaci, il Resort con Ganopulos, Beatrice impazzita che vaga sui prati...Ma dovevi aspettarti, Jakob, che il tuo tempo non è ancora giunto e forse non giungerà mai. Io sono il Demiurgo, Io sono l'Anticristo ed è mio preciso dovere sussurrare nell'orecchio agli uomini che il loro viaggio verso il Compimento sta per cominciare. Percace era ridotto alle dimensioni di un pugno, la sua protervia annientata. Si accingeva a fare da spalla alla missione del padre, senza più una volontà, totalmente soggiogato.








(Continua)










 
 
 

Fletcher CXII

Post n°111 pubblicato il 28 Dicembre 2016 da marlow17








"Non è solo questo. Percace ci sta chiedendo di annientarlo per compiere un circolo completo. E forse c'è dell'altro ma ancora non lo sappiamo. Tutto nel dottore sta diventando scombinato: ha dato l'assalto alla chiesa dove stava suo padre, rischiando il battage pubblicitario dei media e le critiche dei suoi stessi seguaci, Ci ha lasciati liberi di scorrazzare per tutto il Paese ben sapendo che siamo infetti dal sesso. In un certo senso posso dire che ci ha usato. Sa, ho provato a guardare in questi giorni la mappa dei nostri spostamenti e mi sono reso conto di quanto abbia un senso, seppure a noi ancora completamente sconosciuto. Percace ha voluto fortemente che noi seguissimo un determinato percorso e che questo terminasse al wealth center gestito da Ganopulos con suo padre in romitaggio insieme ad altri curiosi personaggi che teneva (quando voleva) sotto ipnosi. Ho ancora tanta confusione in testa ma raggi di sole stanno chiarendo tutta la situazione. L'esimio giovane psichiatra ci sta ancora indirizzando dove vuole lui, e troviamo poca o scarsa opposizione." "Una trappola, Fletcher?" "C'ho pensato ma non credo. è più probabile che all'interno dell'inghippo ci stia Van Huijten, lo stesso che noi crediamo un eroe, un combattente per la libertà. Ma il suo passato è oscuro. Qualcosa ci ha accennato, e non era uno stinco di santo: ha compiuto gesti violenti, ha esagerato, ha traviato parecchie persone e si è macchiato di colpe pesanti. Ho paura che siamo finiti nel bel mezzo di un tiro incrociato fra due opposte fazioni." "Van Huijten ha solo sé stesso." "Ne è così sicuro? Vogliamo parlare di Beatrice? Percace l'ha isolata per anni mentre il vecchio creava il suo culto personale. Adesso è libera e pare tornata a uno stato di equilibrio mentale accettabile, ma cosa sappiamo veramente dei suoi sentimenti verso il fratello?" "è così convinto, Fletcher, che il mio ex collega voglia tagliare gli artigli al padre ma che, in un certo senso, non possa farlo lui stesso?" "Assolutamente sicuro." "Ma, in nome di Dio, cosa dobbiamo fare una volta penetrati in quella clinica? Dove sta il Bene e dove sta il Male?" L'uomo si accingeva a rispondere quando bussarono discretamente alla porta. Entrambi guardarono l'ora e si resero conto di essere stati a chiacchierare all'infinito.  "Prego, accomodatevi. Abbiamo finito. O quasi." Tutti gli ospiti dell'ampia stanza rientrarono alla spicciolata dandosi occhiate interlocutorie. Fletcher abbozzò un sorriso e mormorò: "Allora , vogliamo fare accedere il nostro giovane clown all'ospedale?" "Nessun problema" Fece Gretsch "Sarà un po' dura da fare digerire al personale sanitario, ma ho ancora potere." "Allora andate. Io e Maximus Kraft arriveremo tra non molto." Tutti si guardarono meravigliati. "Tu Peter e Christine restate con me. Penso che avrò bisogno del vostro supporto. gli altri possono tornare alla clinica con Tommaso. E buona fortuna."







(Continua)








 
 
 

Fletcher CXI

Post n°110 pubblicato il 21 Dicembre 2016 da marlow17









"La cosa importante è che Tommaso sia insieme al dottor Gretsch quando quest'ultimo rientrerà in ospedale. Dovrà giustificare la sua presenza e avere un pass che gli conceda movimento all'interno della struttura. In seguito sarà più facile avvicinare Van Huijten e conoscerne il reale stato." Fletcher, che era rimasto in silenzio fino a quel momento, esplose in un sommesso putiferio di imprecazioni e rabbia: "Penso che Peter sia impazzito, e anche tutti voi che gli date corda. Per quel che ne so nelle cliniche la presenza dei clown è concessa solamente in pediatria e neuropsichiatria infantile. Come riuscirete a giustificare il ronzio di Tommaso intorno a un vecchio ustionato per di più sottoposto a rigida sorveglianza?" Gretsch scacciò con la mano sinistra i pensieri molesti: "Qualcosa inventerò. Lo spaccerò per una iniziativa pilota per non far sentire ai vecchi degenti l'assenza di nipotini o similari. Una piccola rivoluzione in corsia. Se i bambini malati hanno bisogno dei pagliacci, gli anziani ricoverati necessitano del battito fresco dell'ala della gioventù...oppure no, Fletcher?" "Fate come volete ma è camminare sul filo." "Ce ne assumiamo ogni responsabilità, e Tommaso è molto più maturo di quanto tu pensi." "Levatevi dai piedi, adesso. Fate la vostra pantomima che Io voglio parlare da solo con il dottor Kraft." Stranamente non ci fu opposizione e Stephanie, Beatrice, Gretsch, Peter, Christine e Tommaso uscirono dalla stanza sull'imponente corridoio centrale. Il ragazzino teneva ancora sul braccio il suo completo da clown e ne pareva alquanto geloso. Dentro, Fletcher aveva preso una sedia e s'era assiso proprio in fronte allo psichiatra. "Chi è Percace, Maximus?" "Un uomo molto ambizioso." "Non è così semplice...Io ho avuto chiari indizi che possa essere, essenzialmente, quello che definiscono Anticristo. Conosce la setta degli Yazidi, Kraft?" L'interlocutore attonito scosse il capo. "è cresciuta fra Aleppo e Mosul e crede che per giungere al Bene Supremo sia indispensabile passare attraverso un interregno del male, il quale sarà infine riassorbito da Dio stesso e posto alla sua destra. Il simbolo della setta Yazida è un pavone, e ogni cosa fino a questo istante ha dimostrato quanto quello sia l'animale sacro a Percace. Ci troveremmo così di fronte a un Van Huijten incarnazione del Bene e SUO FIGLIO rappresentazione del Male. Il potere raggiunto da Jakob Percace starebbe solo lì a dimostrare quanto la Malvagità sia strettamente funzionale all'emergere della Bontà e la pigrizia con la quale il giovane prodigio della psichiatria è rimasto sulle nostre tracce per così tanto tempo senza metterci dietro le sbarre di un manicomio sta lì a provare che il suo potere è basato su piedi d'argilla e non può essere diversamente." Kraft meditava acutamente, poi borbottò: "Lei è uno Yazida, Fletcher?" Liberty sorrise. "Questo non è importante al momento. Ciò che conta è che nel momento in cui Percace emerge al potere assoluto dissemina tutta una serie di piccoli indizi per poterlo annientare. Ed è riguardo questo strano comportamento che dobbiamo lavorare a fondo." Lo psichiatra si accarezzò il mento e annuì affascinato: "Un padre (Van Huijten) con una storia convulsa alle spalle e un figlio (Jakob) sulle sue tracce, ad emularlo ma a perderlo progressivamente di vista. Il Bene che stana il Male fingendosi debosciato e bislaccamente perduto. Sì. Qualcosa ha senso in quello che sta sproloquiando, Fletcher."








(Continua)









 
 
 

Fletcher CX

Post n°109 pubblicato il 16 Dicembre 2016 da marlow17







"Mi spiace. Ma so che mio fratello potrebbe arrivare anche a questo." Disse. "Ah, Io ho cessato di pormi domande: la vita dà e la vita si riprende. Se sono arrivato a questo stato una ragione vi deve pure essere." "Sì. Che il suo collega era un delinquente." Borbottò Fletcher, prima di sedersi sul canapè accanto a Christine. "Lo ostacolavo, mi ponevo dei dubbi e glieli esternavo. E lui era sempre più insofferente, sino a quando contrassi la malattia e fui costretto a ritirarmi dal lavoro in questo posto." "Non aveva una casa?" si incuriosì Peter. "Avevo anche una moglie, se è per questo, ma non intendevo ritornare presso di lei, così scovai questo hotel dall'antica gloria e ne feci la mia base insieme a Tommaso. Fin quando durarono le speranze di guarigione feci la spola tra l'Hotel Palace e l'ospedale, poi quando la situazione divenne irreversibile non lo abbandonai più. Mi ci trovavo bene." "E Tommaso cosa rappresenta per lei?" Domandò Fletcher. "Faceva volontariato all'ospedale come clown quando l'ho conosciuto. è stato (se si può dire) un colpo di fulmine: lui e il suo finto naso rosso, la bombetta, il trucco sulla faccia. Lavorava con i bambini leucemici all'epoca ma non era per nulla caritatevole, ne aveva passate troppe. Affrontava i piccoli malati con una grinta che fece storcere il naso ai suoi colleghi, agli infermieri e ai medici. Non amava i piagnistei e le commiserazioni, i bambini dovevano ridere, dimenticarsi del mondo e sperare di rinascere in una situazione ben diversa. Il suo piglio aggressivo lo fece ben presto buttar fuori dalla clinica, ma Io non m'ero dimenticato di lui e riuscì a recuperarlo prima che si mettesse a fumare eroina sotto le arcate di un ponte. Lui mi fu subito riconoscente e ci intendemmo al volo. Prima che la vista mi sparisse del tutto lo assunsi come tuttofare e accompagnatore completo. E così siamo rimasti." Peter e gli altri ascoltavano con attenzione e la peculiarità della storia balzò al cervello di tutti ma fu il giovane a dare voce alla sensazione comune: "Possiedi ancora, Tommaso, il tuo equipaggiamento da clown ospedaliero?" "Ovviamente sì, non ho bruciato nulla. Penso sia ancora la mia vocazione." Ci fu un attimo di riflessione generale, poi sempre Peter biascicò: "Lo sai, vero, che potresti tornarci molto utile con la tua casacca e il tuo trucco?" Tommaso si scostò ostentatamente una ciocca di capelli dalla fronte: "Volete farmi introdurre nella clinica con il mio armamentario per raccattare informazioni su Benjamin Van Huijten?" "Sei un ragazzo molto perspicace." Il ragazzino guardò in direzione di Maximus Kraft che annuiva pensoso. "Non mi piace questa cosa. Non sono più in grado di reggere la commedia; ho potuto sperimentare sul campo quanto sia difficile ed ipocrita portare un sorriso artificiale a dei poveri degenti condannati. Non credo di potercela fare, anche se capisco che per voi è importante." "Non è importante. è decisivo Non hai appena detto che è la tua missione?" Rimarcò Paul Gretsch. "Dobbiamo fermare Percace e Io come responsabile di sala posso mettere una buonissima parola per reintegrarti nelle tue funzioni di buffone." Tommaso si sedette per terra accanto al suo mentore e questi prese ad accarezzargli i capelli ribelli: "Opinione personale, figliolo, ma dovresti rispolverare la tua divisa. è un'occasione unica per capire come sta Van Huijten effettivamente, le sue condizioni. Dobbiamo rintracciare quell'uomo e stabilire un contatto per vedere fino a che punto Jakob lo stia condizionando e tenendo sotto chiave mentale." Paul Gretsch intervenne sollecito: "Quando l'ho lasciato dopo l'ultimo check up Percace non si era ancora visto. Si sente molto sicuro e dobbiamo sfruttare questa sua superbia." Fu a quel punto che Tommaso spalancò gli occhioni, si levò in piedi e si diresse verso un armadio nell'angolo della grande stanza. Vi estrasse velocemente il suo completo da clown con un largo sorriso stampato sulla bocca. "Io questo ragazzino non lo capisco" Abbozzò Fletcher "Dice che non è la sua missione ma ora è felice come dopo il regalo di Babbo Natale, lo hanno cacciato dalla porta ed è prontissimo a rientrare dalla finestra. Che sta succedendo?" "Casini dell'adolescenza" Rispose Kraft "Piuttosto...Come giustificherete la presenza di Tommaso nel reparto adulti grandi ustionati dell'ospedale? Avete già Paul Gretsch, che ve ne fate del mio figliolo?"







(Continua)







 
 
 

Fletcher CIX

Post n°108 pubblicato il 12 Dicembre 2016 da marlow17







"No, qualcosa è cambiato." Disse Fletcher entrando nella stanza con tutto il suo piccolo seguito e allungando la mano verso il dottore che annaspò leggermente prima di contraccambiare guidato dal giovane Tommaso. "Ovvero, mister Fletcher?" "Che ci siamo finalmente incontrati. Penso sia dall'inizio delle mie disavventure che il nostro incrociarsi si sia fatto inevitabile: due fili tessuti dalle Parche, o dal Destino se preferisce. A proposito come sa il mio nome?" "Perché mi sono sempre immaginato così il nostro incontro...E, a quanto sembra, non mi sbagliavo!" "Lei è una persona di spirito, dottor Kraft. Mi hanno parlato di lei in macchina e ho compreso che abbiamo tante cose in comune e un obbiettivo da condividere." "Anch'Io ho sentito parlare a lungo di Liberty Fletcher e dei suoi compagni fuggiaschi. La vostra evasione mi ha commosso. Congratulazioni!" "Abbiamo semplicemente seguito l'istinto. Non potevamo e non riuscivamo a fare diversamente. Lei ovviamente conoscerà i personaggi che sono con noi: il dottor Paul Gretsch, Beatrice Van Huijten e Stephanie, sorella di Peter, che lei ha già avuto modo di incrociare." Lo psichiatra annuì sorridendo e si soffermò soprattutto con Beatrice: "Quanto tempo, piccola donna, forse è davvero giunto il momento di pensare di mettere un freno al dominio globale di tuo fratello. Il vecchio papà come si trova?" "è un po' sottosopra ma ha la scorza dura, tempo qualche settimana e si sarà rimesso." D'improvviso calò un silenzio gelido su tutta la conventicola, specialmente i tre fuggiaschi. Fletcher strabuzzò gli occhi e fece uscire un esile filo di voce dalla gola: "Come sarebbe a dire settimane? Dobbiamo avere Van Huijten subito. Irrompere in qualunque maniera nella stanza dove è ricoverato e fare una chiacchierata." Beatrice si ritrasse intimidita mentre toccò a Paul Gretsch smantellare un po' di illusioni al terzetto e confermarne altre: "Benjamin non è in pericolo di vita, ma ha subito una forte intossicazione da gas lacrimogeni e ustioni di settimo e ottavo grado. è in terapia intensiva e viene seguito ventiquattro ore al giorno. Attualmente è impossibilitato a comunicare pur se cosciente." Peter esclamò: "è questo di cui abbiamo bisogno: la sua coscienza." Allo sguardo interrogativo di Gretsch replicò Liberty, sospirando rumorosamente: "Crediamo che Benjamin Van Huijten sia in grado di stabilire un ponte telepatico con qualcuno di noi." "Anch'Io lo credo" Notò distrattamente Gretsch, ma non in queste condizioni." "Ci bastano i suoi occhi" Si inserì Christine. "E la testa di Maximus Kraft." Chiosò quest'ultimo ciondolando avanti e indietro sulla poltrona. "Bello e giusto" Mormorò Fletcher "Come ha fatto a intuirlo?" "Perché sono l'unico a conoscere veramente i segreti di casa Percace. Ho convissuto anni con Jakob, spalla a spalla, notte dopo notte, mentre sperimentavamo su una miriade di Soggetti. Abbiamo trascorso un bel pezzo di vita insieme, e forse gli ho pure voluto bene..." "Quello è il passato, dottore..." Biascicò Peter. "Certo. E state pure tranquilli che ne sono perfettamente cosciente. Del resto, come dimenticare che se sono stato condannato al Palace Hotel è anche per merito di Jakob Percace." Tutti lo fissarono con stupore tranne il giovane Tommaso, che si piazzò in mezzo al semicerchio di ospiti e iniziò ad arringare con accento strascicato: "Il dottor Maximus Kraft ha il forte sospetto che la sua cecità sia sta (per così dire) incoraggiata da un avvelenamento da plutonio che, a sua insaputa, il collega avrebbe indotto durante esperimenti secretati sull'influenza del disprosio e del torio sulla corteccia cerebrale. Minuscole quantità di plutonio (non tali da causare la morte) sarebbero state somministrate sotto forma di cibo fino a produrre cataratta, glaucoma, infezione renale e macchie sul fegato al mio maestro. Fino a condurlo allo stato in cui versa attualmente." Un OH di costernazione di sparse per la stanza. Solo Beatrice pareva poco sorpresa dalla parole del ragazzo. In piedi non toglieva gli occhi da chi era stato il collega principe di suo fratello. 







(Continua)








 
 
 

Fletcher CVIII

Post n°107 pubblicato il 03 Dicembre 2016 da marlow17

 








"Sì. Tommaso è il mio contatto con il mondo, il mio tramite con l'altro versante. Si impegna, si tiene informato e mi sa fornire le indicazioni giuste. Grazie ai suoi occhi e alla sua arguzia sono molto meno isolato di quanto si potrebbe pensare. è molto intelligente, sensibile e perspicace; mi piacerebbe che cominciasse un percorso di studi che lo conducesse ad occuparsi di neuropsichiatria infantile, penso ne abbia tutte le caratteristiche umane appropriate." Peter osservò il ragazzo che sorrideva timidamente mentre Christine avanzò per stringergli la mano. Lui ricambiò e disse: "Il dottore è sempre troppo gentile con me." "Da quanto tempo vi conoscete?" Osservò Peter cercando di seguire un proprio pensiero. Maximus Kraft si stirò la veste da camera e, osservando la punta della pantofola mormorò: "Era un periodo strano, stavo diventando semicieco e una sera passai dal reparto adulti dell'ospedale a quelli dei bambini affetti da disturbi mentali. Appena messo piede nel reparto notai un ragazzino che stava fumando indisturbato sul corridoio. La cosa mi parve talmente inverosimile da fargli saltare in un istante la cicca accesa dalla bocca e da chiamare immediatamente un'infermiera per chiedere spiegazioni. Giunse di corsa una giovane donna che si profuse in scuse e prese per un braccio il ragazzino per riportarlo nella sua stanza. Ma quest'ultimo si immobilizzò come una statua e mi chiese se ero il dottor Kraft. Alla mia risposta affermativa mi confermò di avere letto tutte le mie pubblicazioni e mi fece i complimenti dicendo che quello era un sogno che si avverava. Rimasi folgorato da quello che stavo sentendo, questo succedeva cinque anni fa e Tommaso aveva 11 anni. Potete capire che arrivai a considerare quell'incontro casuale come un segno del destino." "Su questo non v'è dubbio." Biascicò Peter "Una sorta di bambino prodigio." "Ma bipolare, secondo i cervelloni e i parametri che Io e Percace avevamo contribuito a installare. Questo ragazzo sarebbe stato una delle tante anime perse se non l'avessi salvato e posto sotto la mia ala protettiva. Era il periodo in cui mi stavo trasferendo al Palace Hotel disgustato dalle manovre e dalle teorie del mio ex collega. Lui era diventato il beniamino della bella gente, dei tipi à la page e degli psicologi modaioli poiché, se ricordate bene, all'epoca si era sopraggiunti all'overdose da sesso; quello virtuale e masturbatorio era dappertutto, il voyeurismo più spinto invadeva i mezzi di comunicazione e le postazioni, ormai la gente normale, persino lo spettatore più pervicace, non ne potevano più. I tempi erano maturi per una selvaggia inversione di tendenza, e gli stessi che avevano predicato la promiscuità guardona ora cominciavano a fare marcia indietro e ad arrivare a posizioni molto conservatrici riguardo la sessualità. Il mondo stava andando sottosopra, e alla base eravamo Io e Percace. Poi avvenne la mia disgrazia e il collega continuò per la sua strada verso il dominio globale delle menti, diventò un santone, forse un subdolo manipolatore, di certo uno psichiatra con un carisma che gli garantì porte aperte ovunque, divenne ascoltato dai leader mondiali, si trasformò in consigliere per le massime autorità religiose, fondò movimenti e aderì a protocolli etici. Io, all'epoca, mi ero già trasferito al Palace Hotel senza più il tesoro della vista. Ma avevo Tommaso, che era stato dimesso dalla clinica e svincolato alla patria potestà (Il padre era un etilista vedovo e violento), e in questa maniera mi state trovando; non è mutato assolutamente nulla negli ultimi 5 anni." 








(Continua)










 
 
 

Fletcher CVII

Post n°106 pubblicato il 29 Novembre 2016 da marlow17

 








"Comunque lei non faccia stupidaggini, Fletcher. L'idea di recarsi in ospedale era la più estemporanea ed idiota che potesse avere." Mormorò Paul Gretsch "Forse, ma da qualche parte dovevo pure cominciare." "è sempre preferibile non scendere dal letto con il piede sbagliato, e poi c'è qualcuno che la vuole conoscere." Ho conosciuto fin troppa gente durante questo viaggio." "Non c'è da camminare tanto" S'intromise Stephanie "C'è solo da percorrere a ritroso il percorso che ha fatto dall'inizio." Fletcher si grattò la fronte: "Il Palace Hotel?" "Ha cercato in giro quello che aveva sottomano, e stava per rovinare tutto." "Ehi, un momento. Non posso muovermi alla cieca. Devo sapere da chi mi state portando?" "Ma come? Ha viaggiato miglia su miglia senza mai porsi questioni particolari e adesso si è improvvisamente incuriosito? Non si fida più di noi?" "Ho forse alternative?" Prese la giacca e se l'appoggiò al gomito, poi si diresse verso la porta blindata. "Allora, andiamo?" Mentre erano sull'Audi del dottor Gretsch  seguiti da Stephanie il medico si lasciava andare a qualche confidenza maggiore: "Conosce Maximus Kraft? Lo ha mai sentito nominare?" "Forse. è qualcuno legato a qualche premio o riconoscimento? Mi sembra che emerga qualcosa dalle nebbie del passato." "Era un collega di Jakob Percace. Insieme costituivano una coppia di garanzia assoluta. è stato Kraft a dare una consistente mano a costruire l'impero Percace. Lui ha messo le basi della teoria sessuale del nostro bambino prodigio, ma non gli stato mai riconosciuto alcunché." "Forse era un individuo schivo; succede nella vita. Tanti geni preferiscono restare nell'ombra e i meriti e gli allori vanno a chi ha la parlantina sciolta o si presenta meglio ai mezzi di comunicazione." Gretsch sorrise obliquo di fianco a Fletcher: "Non era il caso di Maximus Kraft. Era un individuo di bellezza sfolgorante, per di più intelligente e versatile. Doveva conoscerlo ai tempi d'oro: il re dei salotti e l'imperatore delle conferenze stampa. C'è stato un periodo in cui Percace era secondo a qualcuno, pure se appare impossibile." "E come terminò tutto questo?" "Male. Kraft ebbe dei problemi agli occhi che degenerarono anche per la sua pervicacia a non farsi curare adeguatamente. Quando finalmente si sottopose all'operazione era troppo tardi: quel brillante dottore era diventato cieco." "Sconvolgente." "Già. E da quel momento il rapporto fra Jakob e Maximus divenne problematico, se non impossibile. Sconvolto dall'evento il secondo si ritirò in una sorta di esilio volontario e cominciò a dire peste e corna del collega. Ovviamente questo non fu accettato serenamente dalle autorità che inclinarono ben presto verso l'astro nascente. Intorno a Maximus Kraft si fece terra bruciata. Cinque anni fa prese stabile dimora al Palace Hotel, una specie di stamberga in piena decadenza a poche centinaia di metri dall'ospedale. Ma è inutile che mi soffermi sui dettagli: Conosce bene quell'albergo." "Diciamo che ho avuto modo di farmene un'idea. Mai avrei pensato di avere un inquilino tanto prestigioso. Mi chiedo se Peter e Christine ne abbiano saputo qualcosa." "perché vi siete separati?" domandò Beatrice mentre parcheggiavano poco lontano dal Palace. "L'idea ufficiale era di spartire le nostre forze per raccogliere più informazioni possibili sul ricovero di Benjamin Van Huijten, ma il mio scopo segreto era di immolarmi per aprire loro la strada. Non chiedermi in quale maniera ma questo era l'intento. Diciamo che fino a qualche ora fa ho vissuto un periodo abbastanza confuso. Ero sulla soglia della disperazione." Beatrice rispose con una smorfia sorridente e scesero tutti e tre dal bolide di Gretsch mentre sopraggiungeva anche Stephanie.








(Continua)










 
 
 

Fletcher CVI

Post n°105 pubblicato il 22 Novembre 2016 da marlow17








Percace, vero?" Christine e Peter si fissarono istantaneamente, poi tornarono a guardare in direzione del tizio e annuirono all'unisono. "Non ho capito" Fece lui "Sapete, sono cieco." E diede in una risata stridula e fastidiosa come un chiodo su una lavagna. "Si, si certo. Ci scusi." "Oh, non c'è problema. Sono cose a cui si fa l'abitudine nelle nostre condizioni. Piuttosto...Amici o nemici?" Peter si grattò la sommità della testa e calcò bene sulle parole facendole uscire: "Ora come ora, sicuramente nemici." Kraft batté le mani e diede in un urletto di gioia: "è quello che volevo sentirmi dire. Sapeste quante volte le mie uniche compagnie sono state le comitive di giovani psichiatri che venivano a vedere come era stato ridotto l'avversario di Jakob." "Lo chiama ancora Jakob, dopo quello che le ha fatto?" Lo scienziato si profuse in un sorriso solare e mormorò: "Stai tranquillo , non è stato lui a togliermi il bene della vista, ad abbacinarmi come facevano una volta. è un tiranno, ma molto raffinato, e detesta il dolore umano. Questi occhi che non osservano più sono l'eredità di un glaucoma lasciato incancrenirsi. Piuttosto...Non ho intenzione di tediarvi con la storia della mia vita, solo...Permettetemi di essere emozionato. Una vocina nel cranio mi sussurra che siamo vicini a una svolta." Peter inquadrando Christine si portò l'indice alla fronte e lo fece ruotare ma la donna gli impose il silenzio. Kraft era evidentemente soddisfatto e ricominciò a parlare come un fiume in piena: "Siete in due, noto. E Liberty Fletcher dov'è finito?" La donna rimase interdetta ma trovò subito una risposta: "L'ultima volta che l'abbiamo visto si stava portando verso l'ospedale a vedere le condizioni di Benjamin Van Huijten." "Il vecchio...Perché è ferito?" "Ustionato e intossicato, a quanto sembra." E così i due fuggiaschi presero a raccontare all'uomo il rocambolesco succedersi di fatti che aveva portato all'irruzione delle forze speciali nella chiesetta accanto al wealth center. Maximus ascoltava con la massima attenzione e aveva smesso di gigioneggiare. Al contrario si massaggiava nervosamente il pomo d'Adamo che gli sporgeva dalla gola come una barra di metallo. Quando ebbero terminato si passò una mano sulla faccia e cominciò a sudare visibilmente: "Dunque è arrivato il momento...Jakob si è opposto al padre. E il padre ha compreso veramente tutto...E Beatrice?" "Non ne sappiamo nulla. L'ultima volta era al fianco di Ganopulos e di suo fratello." "Non vi starà per molto. Per quanto conosco la ragazza intenderà opporsi al nostro amabile psichiatra. Lei sta con suo padre." Peter era visibilmente nervoso. Kraft sembrava parlare per enigmi e non avere l'intenzione di gettare una luce, anche sinistra, sull'intera faccenda: "Ma, in fin dei conti, cosa possiamo fare noi per lei?" "Farmi uscire da questo posto. E subito." "Non mi pare che qualcosa si frapponga fra lei e il mondo, tranne la sua...infermità." "Hai perfettamente ragione, ragazzo. Questo è un esilio che mi sono autoimposto dopo che le mie teorie sono state bollate di deviazionismo e perversione morale. Ero talmente disgustato che il Palace hotel è diventata la mia volontaria galera. Ma adesso Voi mi riportate un po' di speranza. Debbo parlare con Fletcher. è l'unica epopea che ho seguito grazie a Tommaso negli ultimi tempi." "Tommaso?" "La porta del bagno si spalancò e ne uscì un ragazzino che non poteva avere più di 16 anni, il corpo magrissimo e filiforme, due gambette storte, un berretto da baseball e una cascata di riccioli rossi a coronargli il viso punteggiato selvaggiamente da efelidi. "Vi presento il mio accompagnatore" Disse lo psichiatra "Tommaso Forsythe, orfano di padre e di madre dall'età di sette anni. Dipendente da xanax e benzodiazepine dall'età di 11, diagnosticato come affetto da attention deficit hyperactivity disorder dall'età di 13. Ma è tutta una grande stronzata. Si era semplicemente affezionato alla persona sbagliata: il sottoscritto."







(Continua)








 
 
 
Successivi »