Creato da cielostellepianeti il 26/07/2012
miti leggende arte storia segreti stirpi etnie futuro e passato

Area personale

 
 

Tag

 
 

Archivio messaggi

 
 
 << Maggio 2026 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31
 
 

Cerca in questo Blog

 
  Trova
 

FACEBOOK

 
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 23
 

Ultime visite al Blog

 
Per_Sempre.Solo_Tuoalf.cosmoscielostellepianetiLSDtripmirico2mariella_barbatocassetta2SpettaCheArrivoiltuocognatino2il_parresiastapettihomeshop0arficiamario.tononernestoandolinaimmanuel912
 

Chi può scrivere sul blog

 
Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 
 

 

 
« ORO!RACCONTA IL POPOL VUH »

SERENDIPITÀ

Post n°173 pubblicato il 22 Aprile 2013 da cielostellepianeti
Foto di cielostellepianeti

Molte scoperte scientifiche sono state fatte in parte dovute al caso o, all’intuito, ossia alla serendipità, termine dovuto a Horace Walpole, personaggio eccentrico che tra le varie sue stranezze amava coniare nuove parole.

Passò alla storia dopo aver inventato la parola “ serendipity” nel 1754.

Ne diede notizia in una lettera inviata a un suo lontano parente, scrivendogli  dopo aver letto la favola “ I tre piccoli principe Serendip”, nome antico dell’isola di Sri Lanka.

Nella storia i tre principini nei loro viaggi scoprono continuamente, per puro caso o per loro perspicacia, cose che non andavano cercando.

In questa situazione ben si colloca l’ambito scientifico, in modo rilevante l’astronomia, dove spesso vi è stato chi, andando a caccia di comete scopriva invece nebulose planetarie, o chi, impegnato a trovare un metodo per la determinazione della longitudine in mare, scoprì invece che la luce non ha velocità infinita individuandone pure il valore.

Fu il danese Olaf Roemer, mentre tentava, riprendendo il lavoro iniziato da Gian Domenico Cassini, di trovare un metodo per definire la longitudine in mare, che scoprì invece che la luce non ha velocità infinita, determinandone pure il valore.

La luce si propaga non istantaneamente, come si era sempre creduto, ma con velocità finita e misurabile.

Roemer analizzò i tempi di occultazione di Giove da parte dei satelliti, calcolandone i ritardi, misurando i quali e conoscendo l’entità della maggiore distanza coperta dalla luce, fu possibile calcolare la velocità  dividendo tale distanza  per il ritardo accumulato.

Il calcolo della velocità della luce da lui eseguito, forniva un valore di 220.000 km/s, decisamente lontani dai 300.000 Km/s misurati attualmente, ma, tuttavia, risultava molto elevato rispetto alle velocità note all’epoca.

Si giunse alla prima prova concreta della finitezza della velocità di propagazione della luce e del suo valore numerico.

 Era l’anno 1676. Da quel momento, cessava l’illusione di poter conoscere quanto avviene nel cosmo nel momento in cui si produce.

La fondamentale scoperta è ricordata con una targa posta all’ingresso dell’Osservatorio Astronomico di Parigi. Avvenuta mentre si cercava altra cosa.

 
 
 
Vai alla Home Page del blog
 
 

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963