Creato da odio_via_col_vento il 03/11/2005

Abbandonare Tara

abbandonare le sicurezze, i luoghi comuni, alla scoperta di cosa c'è fuori di qui

 

 

Fratello e sorella

Post n°813 pubblicato il 18 Aprile 2015 da odio_via_col_vento
 
Tag: Amore

 

Carlos y Eulalia Urcola, Joaquín Sorolla

Joaquim Sorolla, Carlos y Eulalia Urcola

 

 

Ricordo che da ragazzina immaginavo come sarebbe stato bello se avessi avuto un fratello.
Non volevo una sorella: quella ce l'avevo già ed una mi bastava.
Ma ero un po' stanca di essere la primogentita, quindi immaginavo e sognavo un fratello maggiore.
Protettivo, che mi facesse strada, che mi insegnasse a comprendere l'universo estraneo dei ragazzi, cui i genitori potessero affidarmi (ed evadere così, con lui, un po' da casa).
Un fratello che mi portasse con sé, alle feste, in gita, in auto; che mi aiutasse con la matematica.
Anche appiccicoso o litigioso, ma in quella maniera leggera ed affettuosa che si usa fra fratelli 

Un appoggio per crescere.

Non immaginavo quanto un marito può rivelarsi "fratello" nella vita.

 

 
 
 

abbandonarsi

Post n°812 pubblicato il 11 Aprile 2015 da odio_via_col_vento
 

 

Federigo Zandomeneghi, La dormiente

 

 

Quel momento splendido, dolce come pochi, se solo riesci ad esserne consapevole.
Quel momento in cui scivoli nel sonno.
Un sonno benvenuto, accettato, cui ti arrendi con una gioia quasi voluttuosa, anticipatrice della soddisfazione che ne riceverai.
Soddisfazione e godimento del riposo che ne deriverà.
Presagio di un bel risveglio, al mattino dopo, che porterà luce, caffè, una doccia fresca, odori e sapori che tornerai a gustare perché felice del riposo.
Soddisfazione di addormentarsi tra lenzuola fresche e pulite, appena stese.
Godere del loro odore, del letto intonso, del lasciarsi sprofondare nel pulito.
Soddisfazione dei piccoli, sopiti, rumori intorno che stai abbandonando: il mondo continua, la vita è sveglia, ma tu, tu PUOI dormire!

Credo che certe gioie le assapori meglio e di più chi, nella sua vita, lontana o vicina, ha sperimentato la veglia: quella imposta da figli piccoli, dentizioni, otiti o solo capricci; quella della malattia; quella del lavoro pressante, di scadenze che impongono di non dormire o non fanno dormire sereni.

Sprofondi nel sonno, ti abbandoni, ti lasci amare da lui.
E un attimo prima dell'incoscienza ti ricordi che, ecco, sì, è Aprile.
Aprile dolce dormire.

 
 
 

Il sapore della stagione

Post n°811 pubblicato il 01 Aprile 2015 da odio_via_col_vento
 

 

Frank Bramley, Arranging Flowers

 

C'è un sapore, prima che un odore, che ci avvisa dell'arrivo della primavera.
Anche quando tarda, quando fa capolino dalle piogge insistenti, quando sembra nascondersi dietro un'ultima scia di inverno.

E' un sapore ibrido, dolce e acuto, nel quale si mescola l'annuncio della frutta estiva col ricordo degli agrumi di inverno.

E' il sapore e l'aroma di un tè che talvolta continua a riscaldare qualche serata fredda, in cui la luce che avanza stempera la malinconia e la voglia che qualcosa cambi.

E' quel non so ché che aleggia in certi bagno schiuma all'aroma di frutta, che sta tra l'anticipo dell'odore di creme solari che verranno e il fruttato sapore dei burro di cacao che ha fatto superare alle nostre labbra l'inverno.

Frittelle di riso cosparse di zucchero e acuto profumo di pane e salame, antico ricordo di merende sui prati.

Il sapore che ti immagini possano avere i narcisi gialli offerti lungo la strada da un ragazzo zingaro; e quello delle prime rose selvatiche.

Il sapore dell'erba nuova, il verde che ti sorprende lungo la pista dell'aeroporto, quando atterri venendo da un paese freddo, lassù al nord, dove tutto parlava ancora d'inverno. E invece qui si annuncia, c'è: primavera.

 

 
 
 

Questioni di principio (in aereo)

Post n°810 pubblicato il 27 Marzo 2015 da odio_via_col_vento
 

 

Madeleine Jeanne Lemaire:Woman Sitting in a 'Dagobert' Armchair

 

 

io: - Certo che si comincia bene: il volo non è nemmeno decollato e questo davanti ha già il sedile reclinato.

collega: - ....

io: - ora danno l'annuncio che si devono allacciare le cinture e tirare su i sedili, speriamo lo faccia

collega: - ......

io: - ma lo vedi? non se ne cura. 

collega: - Ma ora passa l'hostess, glielo dirà

io: L'hostess è passata e non gli ha detto nulla. Ma certo, che roba!

collega: -----

io: Ma dico io!

collega: Ma insomma, ma ti dà tanta noia? non hai posto? vuoi che facciamo cambio?

io: Figurati: accavallo anche le gambe, Ma è una questione di pricipio.

amico: - Sono le tue preferite!

io: ........ 

----------


(mi conosce bene: ma, sbaglio o la sua constatazione non era un complimento?)

 

 
 
 

Lo scalo - consigli di viaggio 34

Post n°809 pubblicato il 21 Marzo 2015 da odio_via_col_vento
 

 

Eugène Delacroix - Giovane orfana al cimitero

 

Per quanto ti sforzi, non puoi prevedere tutto, nel viaggio.
La cosa più saggia sarebbe prevedere la possibilità dell'imprevisto.

Non saprai quale, non saprai quando, ma in qualche modo non ti farai sorprendere dal fatto che ci possa essere un inciampo, qualunque, per via.

Il tipo di consapevolezza che dovrebbero instillare nei giovani futuri sposi: non sarà sempre rose e fiori. Anche: forse lo sarà per molto poco.
Ma è una sfida e, in quanto tale, potrebbe essere più stimolante ed interessante di un cartone animato il cui lieto fine è assicurato.

Così è il viaggio.
Lasciati stupire dal viaggio.

Magari cerca di prevedere di avere l'essenziale sempre nel bagaglio a mano.
E non parlo di spazzolino da denti: quello puoi comprartelo ovunque. Ma la cosa che ti fa star bene, che ti consola anche dell'imprevisto.
Il pigiama viola; il piccolo campioncino di crema profumata; il regalo che hai cercato diperatamente, per qualcuno, e che vuoi portare a casa a tutti i costi; gli occhiali da sole.

Poi, se puoi, compra un itiniterario in cui le tappe sono protette: un'amica in ogni città che tocchi, una ciambella di salvataggio se cancellano il volo, l'ultimo, quello che doveva portarti a casa.

Così è per me Parigi. Così vicina che sembra di toccare la meta. Così lontana che devi per forza aspettare una notte e un giorno. Così calda (nel gelido marzo francese) perché c'è chi ti accoglie, ti prepara un letto fresco di bucato, girgio e arancione, per smaltire il jet lag e per consolarti del ritardo.

Quasi quasi un imprevisto così bisognerebbe inventarselo apposta.

 

 
 
 
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