Creato da odio_via_col_vento il 03/11/2005

Abbandonare Tara

abbandonare le sicurezze, i luoghi comuni, alla scoperta di cosa c'è fuori di qui

 

 

uguale o diversa?

Post n°819 pubblicato il 25 Maggio 2015 da odio_via_col_vento
 
Tag: Viaggi

 

Katsushika Hokusai, Beautiful Woman Looking in a Mirror on a Summer Morning


Per questi miracoli che se ci pensi sono ai confini della fantascienza, ancora, in un certo qual modo, anche se avrei dovuto ormai farci l'abitudine, mi ritrovo davanti ad uno specchio, una mattina e mi chiedo se sono ancora io.
Lo specchio è quello di un paese lontano.
La luce della mattina è la stessa, ma è anche diversa.
Fuori c'è un mondo ignoto, ordinato e caotico, che forse, sempre, per la suggestione di quel film dark, ironico e onirico che è "Lost in Translation", mi sembra irreale, frutto di un incubo ad occhi aperti, un lungo jet lag.

Io sono diversa.
Il giorno è diverso. Ho perso la notte, dov'è andata? Non può essere un giorno dopo, ma non è nemmeno lo stesso giorno.

E ancora, sì, chi è quella me nello specchio?
I piedi, obbligatoriamente, scalzi, sul tatami morbido e liscio.
Senti l'obbligo anche nel privato della tua stanza d'albergo.
Dove sono le solite rusches dei miei soliti pigiami, il solito viola? Ho una yukata, di rigido e solido cotone a disegni geometrici. Austera, alleggerita solo dall'essere esotica.
Lo specchio mi invita a guardare il mio volto e a riconoscervi un altro volto.

E' un paese che cerca di omologarti con grazia e garbo. Ma irrimediabilmente.
Ti senti "troppa": troppo alta, troppo "tonda", troppo "colorata".
La YUKATA è corta, le splendide (e scomodissime) GETA (le ciabatte alte infradito, in legno) sono corte, il letto è corto. 
Srotolato a terra.
Risucirò mai ad alzarmi o striscerò fuori come un gatto?

Sono solo pochi giorni: resisterò.
Come un samurai: resisterò. 

 

 

 
 
 

Il prevalere della morte

Post n°818 pubblicato il 21 Maggio 2015 da odio_via_col_vento

 

 

21MAG 2015 - 15.40

 L’antica Palmyra nelle mani dei jihadisti

Inserita dall’Unesco tra i luoghi patrimonio dell’umanità, l’aerea archeologica di Palmyra, l’antica città a 250 chilometri da Damasco, rischia di essere distrutta dal gruppo Stato islamico, che ne ha preso il controllo in seguito a violenti scontri con le forze governative. Palmyra è uno dei più antichi e importanti siti storici siriani, citata già nel duemila avanti Cristo da testi assiri, come un centro cruciale per le carovane dirette a oriente, che facevano tappa in questa oasi nel deserto siriano. 

La città fu annessa alla provincia romana della Siria nel 19 dopo Cristo: lungo i secoli, la sua architettura ha unito elementi greco-romani a elementi locali e persiani, formando uno stile del tutto originale. I suoi teatri, templi e strade romane costituiscono un patrimonio tra i più belli del Medio Oriente. 

Il responsabile dei siti archeologici siriani ha annunciato che centinaia di statue sono già state trasportate lontano da Palmyra per essere messe in salvo, ma molti altri resti sono troppo grandi per essere portati via.

(Reuters International)

 

L'Is conquista Palmira. Unesco: "Già distrutti alcuni monumenti". Casa Bianca "preoccupata". Hollande: "Dobbiamo agire"

Il presidente francese da Riga rompe gli indugi: "Il mondo deve rispondere alla minaccia dei terroristi a Palmira e difendere il patrimonio culturale dell'umanità". Unesco: "Già distrutti alcuni monumenti". L'Is decapita i soldati siriani, corpi in strada. L'esercito si ritira e bombarda.

(La Repubblica)

 
 
 

#unite4heritage

Post n°817 pubblicato il 16 Maggio 2015 da odio_via_col_vento
 

 

 

L'UNESCO ha lanciato una campagna mondiale di sensibilizzazione e denuncia sulla distruzione del patrimonio culturale del pianeta, il cui focus è naturalmente la distruzione sistematica e velleitaria operata dall'Isis.

Si chiama #Unite4Heritage
(cioè: uniti in difesa dell'eredità culturale. Il simbolo #, l'hashtag,  ha ormai una ben chiara intenzione, su internet, di identificare un argomento specifico, per etichettarlo e tracciarlo attarverso tutti i canali sui quali se ne parli.) 

Vi consiglio di andare alla HOMEPAGE della campagna, dove appaiono delle foto molto simboliche e belle dei luoghi a rischio e dei loro tesori.

Inserisco qui qualcosa che mi ha molto colpita, un'immagine della adesione alla campagna che viene da Firenze: la statua della Primavera, sul Ponte Santa Trinita, ammantata di nero.

 

 

E la GALLERIA FOTOGRAFICA su Repubblica dello splendido sito archeologico di Palmira, in Siria, minacciato proprio in queste ore dall'assedio dell'Isis.

 

 

 

Capisco, capiamo tutti, che le minacce al genere umano sono molte e che l'uccisione di donne, bambini, uomini, è una tragedia con risvolti drammatici ed umanitari maggiori, ma se perdiamo il senso della storia, perderemo anche l'altra battaglia, perché pian piano anche l'essere umano e la nostra capacità di scandalizzarci per la sua sofferenza non avrà più nessun significato.
Esistiamo e siamo in virtù di quello che siamo stati. Ci riconosciamo e ci identifichiamo su questo passato e sulla storia. 

 

 
 
 

affiorare e annegare

Post n°816 pubblicato il 09 Maggio 2015 da odio_via_col_vento
 

Eric Zener, Water

 

Dallo stagno dei ricordi emergono nomi e parole di amici scomparsi.
Frammenti di blog.
Conversazioni che spariscono. Anni che si sommano agli anni, passaggi rapidi, qualche nome.
Per altri sono state amicizie, anche lunghe, ma tutte, forse, connotate da quella indeterminatezza e incertezza data dal mezzo stesso, dall'essersi conosciuti da estranei, da lontani, da immaginati: chissà.

Altri scompaiono, si rarefanno, non scrivono.
Resta l'attesa, frequentazioni interrotte, qualche messaggio: tornerà?

Eppure amavo questo mondo dei blog, mi piaceva.
Non mi rassegno che muoia sommerso dall'incombere di qualcosa ancora più effimero, dai messaggi istantanei, dalle foto-non foto, dalle notizie flash (spesso false), dalle strane frequentazioni dei social.

Sì, davvero: tutto è immagine, tutto è apparire, tutto è rapido.
Va a finire che anche questa specie di scrittura e di lettura, questa comunicazione per parole e riflessioni, sembra sovradimensionata, è troppo.
"Non ho tempo, non ho idee, ho altro da fare", dicono.
Spesso questo "altro" è un niente assoluto. Il "niente-Facebook", lo chiamo io.
E forse ci si vergogna del niente in cui galleggia il nostro pensiero che non è più tale. Ci si vergogna, ma si annega in questo niente, ci lasciamo sommergere.

  

 
 
 

un "selfie" da Camelot

Post n°815 pubblicato il 29 Aprile 2015 da odio_via_col_vento
 

 

kennedyselfie1954

 

Questa foto è datata 1954 ed è a tutta evidenza un "selfie", come li chiamiamo oggi, i cui protagonisti sono personaggi che ormai possiamo definire storici. Certo cari al cuore di molti. 
Da sinistra Ethel Kenendy (all'epoca moglie di Bob Kennedy, che verrà ucciso in un attentato nel 1968) e poi Jacqueline Kennedy, la fotografa del gruppo, ed il marito, il mitico futuro presidente degli Stati Uniti, John detto "Jack".
Jackie aveva un passato come fotografa professionista, una giornalista-ragazza di buona famiglia, a dire il vero. Ma la passione di scattare istantanee le rimase sempre. Forse anche per controbilanciare una vita che presto la avrebbe vista essere al centro di campagne fotografiche e imprese da paparazzi.

Uno scatto che ci restituisce un momento di vacanza, l'estate privilegiata a Martha's Vineyard. Tre vite che presto verranno travolte dalla tragedia privata e dalla storia pubblica.

Uno scatto da "Camelot", come l'epica e quasi leggendaria vicenda dei Kennedy è stata chiamata: cavalieri e dame con ombre e difetti, ma pur sempre capaci di incarnare un mito di bellezza e valori, tinto di tragedie e sangue, lungo la strada per un mondo più giusto.

 
 
 
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