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Creato da odio_via_col_vento il 03/11/2005

Abbandonare Tara

abbandonare le sicurezze, i luoghi comuni, alla scoperta di cosa c'è fuori di qui

 

 

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Post n°729 pubblicato il 18 Aprile 2014 da odio_via_col_vento
 

 

Sarah Jarrett, The Call of Spring 

 

E vi ritrovo, cumulo di vecchie e nuove cose, affastellate e ben ordinate, noiose e splendide, faticose e lievi.
Il tempo che saltella, la primavera che non arriva, un'altra Pasqua fredda, mal di gola e raffreddore, cena e dieta, una vera pizza e un vero tiramisù dopo tanti pasti di cartone. 
Libri e pagine e carta, dopo Kindle e ebook e file e pendrive.

Un trenta in un esame, un ragazzo timido e schivo uscito fuori incredibilmente da un bambino affettuoso e terribile.

Gatti rossi e (maledetti) piccioni sul balcone; flash di vita notturna, un nuovo palazzo cresciuto in distanza, filari di cipressi da cartolina, vento e un nuovo verde cupo.

Una coppia di ragazzini che ridono di nulla e giocano, come i bambini che erano appena ieri; eppure la loro confidenza sa di nuova vita, di costruzione, di mistero e mi fermo sospesa, in attesa, per non disturbare, non interrompere.

Sembra solo ieri che ero io, eri tu, eravamo noi quel verde, quell'attesa, quel trenta ad un esame, quella pizza e quella costruzione del futuro.
Ogni rinascita ha in sé il seme del passato. Ogni vita, nella sua ferma consapevolezza e grantica certezza di essere nuova, calpesta e ricalca le orme del passato.

Ecco perché la Pasqua è sempre affascinante e trascina stancamente in sé un grande mistero.

 
 
 

agenda di NY - day #8

Post n°728 pubblicato il 13 Aprile 2014 da odio_via_col_vento
 

 

Spesso tendiamo a categorizzare e a definire tutta la popolazione di un luogo per certi tratti specifici: altezza, colore dei capelli, modo di vestire, forma del viso, atteggiamenti pubblici, ecc.

Spesso ci indiìoviniamo e la categoria è azzeccata.
Altrettanto spesso dà luogo ad uno stereotipo.

Che dire della gente di NY?
Che è eccentrica?

 

 

Che veste spesso di nero?

 

Che se son colori, sono sempre con colori accesi?

 

Che ama l'eleganza a tutti i costi?

 

Che è bianca/nera/asiatica/multirazziale?

 

Che non ti guarda mai in faccia? 

 

 

Vero tutto questo, ma anche il contrario di tutto.
Vero che è comunque ben distinguibile, pur essendo molto eterogenea.

Da amore a prima vita (e anche a seconda)

 

 
 
 

Agenda di NY - day #7

Post n°727 pubblicato il 08 Aprile 2014 da odio_via_col_vento
 

 

La tanto vituperata cucina americana offre anche un piatto incredibilmente buono, di chiara derivazione italiana, cui non avevo prestato molta attenzione finora. Anzi, lo avevo anche schifato un po'.
Il "Mac and Cheese": cioè maccheroni al formaggio. 

 

 

La storia, però, racconta che è un piatto francese, da lì esportato anche in Inghilterra.
E che in America lo portò nientepopodimenoche Jefferson, dopo il suo soggiorno a Parigi.

(questo mi fa venire in mente che è tanto che voglio fare un post su Jefferson, ma che ancora non l'ho fatto nulla di bello, eh, a me Jefferson fa pure un po' schifo.....ma vediamo) 

Cosa hanno di diverso da un nostro pasticcio al forno? Il tipo di formaggio, intanto: niente mozzarella o parmigiano, ma il tipico Cheddar (prima inglese, poi americano), direi un gusto che va più sul provolone.

Poi l'assenza di sugo (nella versione classica).
Ma comunque è un bel tuffo in una cucina che sa di casa anche se non lo è.
Un piatto popolare, il piatto della povertà e della crisi, del dopoguerra. Che oggi, naturalmente, trova un revival raffinato, come "side" (cioè contorno) o come antipasto, in dosi minime, magari arricchito di una spolverata di tartufo. 

Dove consiglio di mangiarlo?
Da S'Mac , una sorta di fast food dei Mac&Cheese, serviti direttamente nel loro padellino, di varie dimensioni e con aggiunte a scelta, ma sempre e solo molto popolari.

 

 

Uno di quei luoghi da America anni '50, un'oasi di tradizioni locali e di poche pretese, nascosta tra i quartieri eleganti di Manhattan.
Come nei migliori telefilm, si entra e si mangia a qualsiasi ora del giorno (e per me è stata una benedizione, verso le 4 di pomeriggio di un freddissimo e ventoso giorno di camminate infinite).
Oppure ci si porta via il preparato precotto, ma artigianale, pronto da essere scaldato, magari in un micronde.

 

 

 
 
 

Agenda di NY - day #6

Post n°726 pubblicato il 06 Aprile 2014 da odio_via_col_vento
 

 

 

Una delle più abusate immagini di NY è quella della Statua della Libertà. Ma è del suo simbolo che voglio parlare oggi, quel simbolo della speranza per milioni di immigrati che arrivarono qui da tutto il mondo.

Dall'altra parte, dalla parte di chi arrivava.
ed ecco il monumento all'emigrazione italiana. Abbastanza stereotipicamente chiamato "Mother Italy". 

 

Joseph Massari Hunter, Mother Italy

 

 

Dedicato agli immigrati italiani…simbolo delle madri di ogni nazionalità che mandarono i loro figli a costruire una nazione di immigranti, concepita nella libertà e dedicata all’uguaglianza di tutti coloro che vennero e di quelli che ancora devono arrivare.

 


Situato in un minuscolo parco che fiancheggia l'Hunter College, nell’Upper East Side, tra la Lexington Ave e la 68th street, tutto il monumento è colmo di simbolismi, dalle due figure femminili che rappresentano la musica e le arti teatrali, al monaco a sinistra che raffigura la religiosità degli italiani, mentre la donna col bambino è simbolo della cura per l’umanità.
Sulla parte destra c’è un uomo con un piccone, come significato del lavoro che abbraccia e conduce un bambino al suo fianco, simbolo di tutt ii figli degli immigrati italiani che sono stati portati verso l’istruzione dal lavoro pesante dei lotro genitori.
Ai due estremi di “Mother Italy” si trovano due busti, uno è di Cristofaro Colombo e l’altro è dedicato a Roma antica, centro dell’universalità.

Un piano anche troppo denso e affollato di idee, che certo non rende il sangue il sudore e le lacrime della vita di stenti condotta da generazioni di immigranti italiani prima del raggiungimento della fortuna e del riconoscimento di un loro posto specifico nella società americana.
Meriterebbe comunque di essere in un luogo più visibile, per tutti i Fiorello La Guardia, le Madre Francesca Cabrini, gli Antonio Meucci, Enrico Fermi, ma anche i Francis Ford Coppola, Frank Capra, i Martin Scorsese, i Sinatra, i Fonda, i Robert De Niro; e poi i Rudolph Giuliani e, oggi, i Bill De Blasio, che hanno affollato la storia degli Stati Uniti.

 

 
 
 

Agenda di NY - day #5

Post n°725 pubblicato il 01 Aprile 2014 da odio_via_col_vento
 

 

 

Eppure questa città, vivace come nessun altra, porta già in sé i germi del vecchio, dell' "antico" (se di "antico" si può parlare: e dopo quanti anni, o lustri, o decadi, o secoli?).

La città del ferro, dell'acciaio, del calcestruzzo; e poi del cemento armato, del vetro, delle superfici rispecchianti e lucide. La città dei parchi pubblici e dei giardini segreti. La città delle case in brownstone, delle rocce affioranti tra le collinette di Central Park, dei mattoni vittoriani, dei topi e dei randagi.

La città dei mille odori e dei mille sapori: cucina turca, cucina italiana, cucina greca, cucina polacca, birra irlandese, spezie indiane, hot dogs e pretzels.

Percorri i chilometri selvaggi e decadenti delle metropolitana, guardi dall'alto i tetti di rame e le guglie delle cattedrali del commercio e del danaro, e senti che è un vecchio che avanza, che ormai quel paesaggio sedimentato nella nostra memoria, cristallizzato da film e telefilm, da canzoni e da parole, comincia ad essere irrimediabilmente vecchio.

C'è, probabilmente, un'altra New York in attesa di esplodere.
Una città che la sostituirà, più o meno a breve. Come già NY sostituì Parigi; e Parigi aveva sostituito Londra e Vienna; e Vienna sostituiva Roma; e Roma aveva sostituito Firenze.
E un'altra Roma, una Roma remota, aveva sostituito Atene.

E' la storia del mondo, la storia che si insegue di città in città.

Chissà quale sarà, dove sarà, la nuova New York.

 
 
 
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La tua è una prosa che affascina :-))).Buona Pasqua, Ody...
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