Creato da odio_via_col_vento il 03/11/2005

Abbandonare Tara

abbandonare le sicurezze, i luoghi comuni, alla scoperta di cosa c'è fuori di qui

 

 

Mamma Natale

Post n°790 pubblicato il 21 Dicembre 2014 da odio_via_col_vento
 

 

Trisha Romance, 1951

 

La slitta di Babbo Natale è una valigia di policarbonato con quattro ruote (essenziali: cammina da sola): di colore dorato (tanto per preservare le tradizioni).
Babbo Natale ha fatto spese in USA, dove hanno il buon senso di continuare ad avere un cambio favorevole a noi portatori sani dell'euro. E soprattutto dove hanno il buon senso di fare le svendite natalizie PRIMA di Natale e non dopo, come da noi (dove ancora certe fasce del paese credono di vivere nell'abbondanza).

Babbo Natale sarà Mamma Natale, quest'anno (non che sia una novità.....mi chiedo in quante famiglie sia il signor marito o signor padre ad occuparsi di questo).

E Mamma Natale, signora Santa Claus o Mrs. Claus, come preferite, parlerà con il linguaggio di un amore tinteggiato a stelle e strisce, cercando, sperando, di compensare con l'accento esotico aspettative forse non completamente adempiute.

Mamma Natale è tornata carica come si conviene, moderatamente soddisfatta, con gli occhi e il cuore pieni della gioia del cercare, trovare, pensare con amore, sentirsi benedetta da casualità fortunate, colpi di genialità, anticipazioni sul gradimento finale.

Mamma Natale adesso sta impazzendo a confezionare pacchetti adeguati e ha deciso di non lasciarsi deludere dalle usuali problematiche.
Se la cerbiatta sarà indifferente, pazienza: è un problema della cerbiatta.
Nel frattempo la "gazzella", la "gatta saggia" e la "pomerania" saranno felici: lo sono sempre.

L'amore passa anche attraverso qualche disappunto. Mamma Natale è felice di dimostrare amore, questo è tutto.

E i quattro moschettieri, i baldi UNO, DUE, TRE e QUATTRO saranno tutti qui: bisogna gioirne e non dare mai niente per scontato. Si avvicinano pericolosamente (e naturalmente) le fasi in cui inizieranno i tempi degli equilibri, "un anno dai tuoi e un anno dai miei".
Bisogna consolarsi che col fatto che sono quattro, probabilmente non resteremo mai "scoperti".

Mamma Natale si adagerà poi nel nido di una sorella minore molto molto maggiore di lei quanto a tradizioni familiari, forze e inventiva; con il cognato matto e i nipoti che stanno felicemente uscendo dalla fase scorbutica.
Aspettando anche le scie di poppa, babordo e tribordo, dei pranzi fra cugini, amici, parenti acquisiti.

Che dire? che Mamma Natale si stia ammansendo, che diventi più saggia? Che stia, forse, al fine, crescendo?

 

 

 
 
 

lo sguardo liquido

Post n°789 pubblicato il 17 Dicembre 2014 da odio_via_col_vento
 
Tag: USA, Viaggi

 

Alyssa Monks

 

Lo sguardo liquido del ritorno, lo sguardo leggero, lo sguardo di occhi che sfiorano quello che sta intorno senza davvero vedere niente, senza soffermarsi e catturare un'immagine.
Lo sguardo che si posa su una realtà ben nota, le cose di sempre, che riemergono dall'ipnotico sonno dell'ibernazione in cui sono state immerse mentre non c'eri.
La vita che non sembra essere andata avanti, in tua assenza.
Tutto si è fermato, sospeso nel senza tempo del non esserci.

Tutto riemerge, lentamente, come in un fermo immagine.
Tutto era lì, che ti aspettava.
Le cose, le persone, le sensazioni interrotte, gli affetti immutati, il passato remoto e il passato prossimo.
Tutto bloccato in un presente che adesso, solo adesso, può ricominciare.

Ritorni e lo spaesamento di un altro jet lag, un jet lag più gentile e meno opprimente, si tramuta in uno sguardo liquido, in un sonno non imperioso, che si fa leggero appisolamento, nebbia, vaghezza del pensiero.

Tutto bene, specialmente se funziona come difesa contro un Natale troppo, pericolosamente vicino. 

 

 
 
 

camere di albergo

Post n°788 pubblicato il 12 Dicembre 2014 da odio_via_col_vento
 

 

Alyssa Monks

 

Spesso mi chiedo cosa raccontino le camere d'albergo.
I letti sfatti lasciati abbandonati, aperti come un libro che parla; le piccole cose lasciate in giro; gli oggetti da toilette; i libri sul comodino; le medicine e i profumi. Niente di nascosto, tutto squadernato.

Le mie camere di hotel, questa volta, sembrano lo scenario dello scoppio di una bomba.

Per abitudine difficilmente vuoto la valigia: ho una naturale diffidenza verso i cassetti e gli armadi degli hotel, sento sempre, poi, indossando le cose lì riposte, un odore che non è mio, che mi disturba.   

Se poi aggiungo shopping a lavoro, fra buste di acquisti, computer e fogli sparsi, tutto che tracima e tutto che dovrebbe trovare spazio e ricomporsi, lo scenario è allucinante.

Chissà quale sarà il racconto di me che la cameriera al piano ricostruirà. SE mai ne ricostruirà uno, se mai ne avrà voglia.
Penso che anche loro, alla lunga, diventino immunizzate nei confronti della curiosità che il loro lavoro stimolerebbe.
Penso che interessi loro, alla fin fine, solo se trovano una mancia ad aspettarle, alla partenza. 

 

 
 
 

Freddo freddo freddo

Post n°787 pubblicato il 09 Dicembre 2014 da odio_via_col_vento
 

 

Alyssa Monks

 

Come ci si difende, qui, nella Grande Mela?
Vento da est e vento da ovest: Manhattan è pur sempre un'isola.
Si entra in un locale, un negozio, un museo, un caffè o un Diners qualunque: non importa dove, l'importante è entrare.
E ci si lascia catturare dal caldo, eccessivo, consolante, riparatore, che piove in abbondanza. Un'abbondanza che diventa presto un troppo, che pervade, che schiaccia, che opprime e ti regala un vago mal di testa.
Tanto che devi uscire di nuovo, che vuoi uscire di nuovo. Tanto da desiderare il fresco.
Ti sei presto dimenticata di quello che c'è fuori: freddo e non fresco. 

E quindi ricominci con il giro di giostra.

Anche questa è New York.

 

 
 
 

La nuova frontiera

Post n°786 pubblicato il 06 Dicembre 2014 da odio_via_col_vento
 
Tag: USA, Viaggi

 

Alyssa Monks

 

Quello che ho sempre amato di questo paese sono le grandi possibilità, soprattutto la possibilità di ricominciare. La fiducia quasi illimitata in un futuro non già ineluttabilmente segnato, ma che l'uomo può modellare a propria immagine e somiglianza. La baldanza con cui ci si alza e si va incontro al nuovo giorno.

Tutto questo viene spesso tradotto, da fuori, nello stereotipo dell'americano gioviale ed eterno ragazzino, la risata rumorosa, il passo veloce, la stretta di mano forte e decisa.
Talvolta anche in un'accusa di faciloneria e semplicità banale; nello stesso modo in cui, del resto, il pessimista guarda all'ottimista. 

C'è ovviamente di più: un di più che in questo periodo della vita e, forse, della storia della nostra civiltà sarà quello che riuscirà a farci risalire, se solo lo sappiamo afferrare.
Il volo libero, la speranza, la certezza di una rinascita, la forza di sapersi reinventare.
Il sorriso di chi cerca (e spesso riesce) a guardare con leggerezza e ironia la propria storia. 

 

 
 
 
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