Creato da odio_via_col_vento il 03/11/2005

Abbandonare Tara

abbandonare le sicurezze, i luoghi comuni, alla scoperta di cosa c'è fuori di qui

 

 

La signora "Solo io" - strane dimore 6

Post n°803 pubblicato il 24 Febbraio 2015 da odio_via_col_vento
 

 

John Singer Sargent, Madame X (detail)

 

"La bella" si è sempre qualificata per questo suo essere: non tanto la bellezza (innegabile), ma per quell'articolo determinativo: LA. Non "una", ma "LA". Vale a dire quella convinta di essere l'unica bella al mondo.

Forse l'unica del palazzo, l'unica del vicinato, l'unica del quartiere.
Non so: non so a che punto di raggio arrivi la sua autocoscienza e presunzione.
Ma traspare, in ogni atto, nel modo di rapportarsi a noi poveri moratali, da come inonda l'ascensore di profumo. Ma soprattutto da come non fa una piega: mai.

Non piega la testa per salutare, non sorride, non fa trasparire alcuna reazione o sentimento.
Passa altera, di sua beltade compresa.

Aveva due figli, ma sembrava che neppure questo la sfiorasse. Sembravano vivere vite completamente avulse da lei: prima con i nonni, poi col padre.
E infatti sono spariti prestissimo dal circondario, appena età vagamente adulta lo ha concesso loro.

Lei continuava a sfilare, immota e assente, dura e rigida nella sua beltade.

Poi sparì anche il marito: chissà se tanta algida bellezza poi era abbastanza calda e affettuosa, se mai creò un nido.

A quel punto "LA" Bella ha inizato a diventare una caricatura di se stessa.
Sempre bella, per carità, ma ogni giorno un tantino troppo: troppo neri i capelli, troppo truccata, le gonne troppo corte, il profumo in ascensore sempre un po' troppo (da raggiungere livelli inauditi, visto che già partiva da una base alta, per essere sopportabile al mio olfatto).

Quante donne, belle o meno belle, ho visto scendere per questa china di ricorsa alla gioventù che se ne sta andando, soprattutto se sole, soprattutto se troppo apertamente alla ricerca di un compagno.

Eppure è una donna molto bella. Peccato si senta sempre e soltanto "LA" bella.

 

 
 
 

le sale d'attesa

Post n°802 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da odio_via_col_vento
 

 

Hyatt Moore, Rachel waiting

 

Avete pensato bene di arrivare in anticipo in stazione, per non rischiare di perdere il treno?
male: avete fatto proprio male.

Anzi: di molto male (come si direbbe da queste parti)

Le nostre stazioni ferroviarie hanno abolito le sale di attesa: non so se ve ne siete accorti.
Semplicemente non ci sono più.

Il cambiamento è avvenuto piano piano, in sordina.
Sempre chiuse per lavori in corso, ristrutturazioni, chissà che faranno....

Niente, non facevano un bel niente.

Hanno trasformato le stazioni, quelle grandi, in centri commerciali, un negozio dietro l'altro, di tutto di più.
Centro commerciale Termini; centro commerciale Santa Maria Novella; centro commerciale Centrale di Milano. 
Una volta trovavi solo un bar, un po' antiquato, sudiciotto, enorme e freddo, sotto le grandi volte dei saloni. Forse un tabaccaio, certo un giornalaio.
Poi cominciò qualche negozietto di souvenir: si capisce, di rientro dal viaggio.
Poi un negozio di valige: che so?, in caso ti si rompesse quella che avevi.
Ma adesso è un trionfo, un tripudio, un rincorrersi ed accavallarsi di tutto quello che può tornare utile al primo o all'ultimo minuto: libri, abbigliamento, scarpe, telefonia, perfino elettrodomestici. 

Perché è ovvio: uno la lavatrice se la compra in stazione.
O si trascina in treno un frigo nuovo, da Domodossola a Salerno.

Tutto, insomma: tranne la sala d'attesa.
Ce n'è una sola, strettamente riservata (e sorvegliatissima, blindata) per il Club Freccia Rossa, dietro pagamento di un "modico" canone annuo.

Tutti gli altri? In piedi.
O a contendersi scomodissimi seggiolini di ferro, sporchi, pochissimi, all'addiaccio e al vento delle correnti d'aria infinite.

Tanto costa poco, vero, il treno?!
Facciamoli patire, i viaggiatori: che se lo meritano! 

 

 
 
 

Olinto - strane dimore 5

Post n°801 pubblicato il 12 Febbraio 2015 da odio_via_col_vento
 

 

 Giulio Da Vicchio, Al balcone

 

Abbiamo anche noi il vicino "strano":
Non ce l'hanno tutti? No? Perché allora: c'è da preoccuparsi?
Devo sentirmi perseguitata dal destino?

Il cosiddetto "Olinto della terrazza" (dal nome, ovviamente, del componenete maschile della diabolica coppia "Olinto e Rosa" che in anni recenti fecero una strage nel vicinato) lo vedi perennemente affaccendato in misteriosi lavori senza fine di tipo costruttivo nella sua gigantesca terrazza, lavori che poi non sfociano in nulla.
Gazebo, verande, pergolati, recinti, ringhiere: qualcosa sembra prendere forma, per un paio di settimane, poi viene invariabilmente trasformato, ricoperto dalla sovrabbondanza quasi barocca (meglio: da sfasciacarrozze o da accumulatore seriale) di Olinto e la forma non c'è più.
Resta un'accozzaglia di detriti ad "arredare" la terrazza per tutta la brutta stagione; poi un giorno, miracolosamente scompare.
E si ricomincia da capo, con un nuovo progetto fai-da-te, destinato a sicura distruzione altrettanto fai-da-te.

E fin qui: un po' rumoroso e casinista, ma sarebbero fatti suoi.
Il bello, invece, è che questi fallimenti, inevitabilmente sotto gli occhi di tutti, essendo la sua mega terrazza affaccio di ben 7 piani di appartamenti da una parte e 4 dall'altra, per non parlare dei palazzi che di sguincio forse possono buttare un occhio, e dei frequentatori dei giardinetti prospicienti....devono creargli un'ansia da prestazione immane.

Litigi plateali con la moglie e il figlio, tramutati in manovalanza spicciola, che hanno il torto, pare, di non capire il suo genio.

E soprattutto improperi e litigate epocali con i vicini, con chiunque, malauguratamente ma legittimamente, si affaccia al suo di mini-balcone che dà sul terrazzo di Olinto.
Che non sia mai lo faccia per misurare la coerenza del progetto e il procedere del cantire. Di sicuro lui ci vede l'intenzione di prenderlo in giro.
Urli che vien giù il vicinato.

Spesso si è fatto tutti gli appartamenti di tutti i palazzi vicini per andare ad urlare improperi sulla faccia di TUTTI i condomini, così, a scanso di equivoci, tanto per essere democratico e non escludere nessuno.
Minaccia il malcapitato che gli apre la porta: "Adesso l'ho vista in faccia bene e per la strada la riconoscerò"!

Accuse immaginifiche: "Lei FINGE di stendere il bucato per guardare cosa faccio!" (questa fu rivolta a me, anni fa).
Ma certo. Anzi, guarda: non ci avevo pensato. Mi hai dato un'idea. Da ora in poi è quello che farò.

Quindi spesso, cucinando, dò una sbirciatina, tengo una diario delle vicende, informo con nonchalance la mia famiglia.
E' ormai diventato un obbligo, da parte di amici e parenti in visita, dopo i convenevoli di rito, chiedere: "E Olinto della terrazza, cosa fa?

Ultimamente, nonostante il freddo intenso di queste settimane, in quella terrazza c'è la luce accesa tutta la notte: e Olinto va e viene, con sega, martello, chiodi, trapani ed altre cose del genere, affaccendato intorno a misteriose travi di legno colorate di azzurro che poi mette in un mucchio coperto da teloni colorati, da parte. Chissà cosa ci preparerà per l'estate!

Comunque io ho avvertito tutti (e da oggi anche voi lettori del blog): se c'è una carneficina in questa cerchia di palazzi, se io sparisco, sapete chi far indagare: Olinto della terrazza è un colpevole probabilissimo.


 
 
 

la pura verità

Post n°800 pubblicato il 05 Febbraio 2015 da odio_via_col_vento
 

 

 

 

 
 
 

Un altro imperdibile appuntamento - Giovanni Boldini

Post n°799 pubblicato il 01 Febbraio 2015 da odio_via_col_vento
 

 

Giovanni Boldini, Ritratto della Marchesa Casati

 

A Forlì, Musei di San Domenico, si apre oggi, 1 febbraio, per arrivare fino al 14 giugno 2015, la mostra Boldini – Lo spettacolo della modernità dai Macchiaioli a Parigi .

Chi se la vuole aggiudicare?
Fuochi d'artificio di pennellate e colori per illuminare questo inverno, per accompagnare la primavera che verrà.

Boldini, devo dire, alla lunga mi stanca: lo trovo ripetitivo.
Mi piacciono i dipinti della prima fase della sua carriera, quella, appunto, parigina e della Bella 
Époque. Poi, probabilmente anche grazie alla fama ottenuta, i suoi diventano quasi cliché.
Le sue donne, anche i ritratti che dovrebbero essere i più individualizzati, ripetono con poche varianti un unico prototipo , quasi tendente all'astrazione. Una donna affusolata e filiforme, in cui si definiscono solo alcuni elementi, il volto soprattutto, le mani, che emergono dall'intreccio rapido di pennellate e schizzi sfilacciati, colpi di luce e colori a getto, che forse, dopo suggestioni futuriste, vogliono suggerire movimento e modernità.
 
Ma certo che questa mostra, comunque, non vorrei perdermela: è sempre un tuffo in un affascinante passato che sento prossimo, che amo percorrere senza le mie consuete sovrastrutture: appagata dell'esprimere gusto e non (sempre e soltanto) critica.

 

Giovanni Boldini, Ritratto dell'attrice Jeanne Renoirdat-Renouardt

 

 
 
 
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