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Creato da odio_via_col_vento il 03/11/2005

Abbandonare Tara

abbandonare le sicurezze, i luoghi comuni, alla scoperta di cosa c'è fuori di qui

 

 

delle donne 10 - La goffa

Post n°532 pubblicato il 16 Maggio 2012 da odio_via_col_vento
 

 

Giacomo Ceruti, Ritratto di giovane

 


Spesso questo "dovunque la metti, e' fuori posto" corrisponde solo ad uno stadio della vita, quello della prima giovinezza, quando non si e' piu' adolescenti e non si e' ancora donne. Un'epoca in cui non si sa se preferire la fase appena trascorsa o proiettarsi nel futuro, cercando di crescere e farsi percepire cresciute attraverso atteggiamenti, abiti, modi di fare presi a prestito ad qualche modello che spesso non ci corrisponde affatto, di cui ci rivestiamo con malagrazia e che non ci si addicono.

Eppure anche se poi, nella maggioranza dei casi, cresciamo e ci troviamo un ruolo, una dimensione, una consapevalezza che spesso sono migliori di quello che avremmo mai sognato di poter essere, eppure c'e' sempre, in tutte le donne, questa paura atavica e divorante di essere goffa, fuori posto, inappropriata.

Non bastano eta', bellezza, ricchezza: anche le ricche piangono (verrebbe da dire) in questa difficolta' tutta al femminile.

Che deriva, se ci pensiamo bene, dal sapersi guardate, giudicate, soppesate non tanto dall'altro sesso, dagli uomini, quanto dalle nostre piu' temibili nemiche: le altre donne!
Per paura del loro giudizio ci stressiamo, ci abbandoniamo a diete insensate, ci roviniamo vacanze o ci priviamo di divertimenti. Non certo per gli uomini, sempre piu' tolleranti, accomodanti e, in definitiva, talmente innamorati dell'eterno femminino che nemmeno vedono quelle macchie, pecche, mancanze (o sovrabbondanze) che ci fanno sentire cosi' spesso fuori posto e inadatte.

 

 
 
 

Vanità

Post n°531 pubblicato il 10 Maggio 2012 da odio_via_col_vento

 

Frederic Leighton (1830–1896) A Girl Feeding Peacocks

 

Che piccolezza è l'essere umano, tanto piccolo che nemmeno si rende conto di quanto è schiavo della sua vanità e di quanto può essere manipolato da chi sa nutrire la sua vanità.

Peccato che questa sia una scorciatoia che ho imparato molto tardi; peccato che per anni mi abbia ripugnato usarla, mi sia sentita migliore a non approfittare della debolezza altrui, abbia ingaggiato lotte impari per convincere, conquistare, dialogare, prevalere con la forza delle idee.
E poi imparare solo adesso, solo tardi, che sarebbe bastato avere meno testa e più maniera, meno idee e più adulazione, meno forza di persuasione e più falsa adorante espressione sul viso.

Eppure, ancor più oggi, non posso provare altro che disprezzo per chi cede le armi così facilmente e banalmente, di fronte a palesemente falsi complimenti ed adulazioni.
Eppure il senso del ridicolo, per fortuna mi assiste.
E mi chiedo: ma davvero credi a quello che ti dicono? Ma non ti accorgi di essere raggirato ed usato?

 

 
 
 

La strada

Post n°530 pubblicato il 01 Maggio 2012 da odio_via_col_vento
 

 

 

Giacomo Balla, Ritratto di Benedetta Marinetti    C’è una strada che passa attraverso la donna e che porta ad un lontanissimo cancello, in fondo, laggiù, da cui si vede una luce bianca. Sembra una allegoria della vita stessa.

Giacomo Balla, Ritratto di Benedetta Marinetti


C’è una strada che passa attraverso la donna e che porta ad un lontanissimo cancello, in fondo, laggiù, da cui si vede una luce bianca. Sembra una allegoria della vita stessa.

Spesso si sente dire (o si dice) che siamo alla ricerca della nostra strada: come se la nostra strada fosse qualcosa che e' al di fuori di noi, da cercare, magari seguendo delle labili tracce di molliche di pane lasciate dal bambino perduto nel bosco che e' in noi, molliche che gli uccelli in parte hanno mangiato, confondendo le cose....

Eppure, ad un certo punto, bisognerebbe forse fermarsi e guardare indietro, guardare dove ci ha portato questa ricerca e come e' stata fatta.
Controllare gli scontrini dei treni, i biglietti degli autobus, le ricevute degli alberghi, i conti dei ristoranti.
Controllare se mappa del cuore e carta geografica hanno coinciso o se desideri e aspirazioni continuano a portarci altrove, nonostante l'indirizzo sui documenti sia lo stesso da tanti anni, ben definito, via, numero civico, codice postale, citta' e provincia.

Forse allora ci accorgeremmo che la strada, quella strada che cerchiamo, si snoda attraverso di noi, viscere e cuore e mente.
Una strada fatta di bambini avuti e non avuti, cresciuti e perduti: quei bambini che eravamo noi e se ne sono andati; quei bambini che abbiamo cresciuto e che ancora ci stanno intorno.
Una strada fatta di andate e ritorni, fughe che non portavano ad altro che, sempre e comunque, alla porta di casa. Passeggiate e corse furiose per non perdere un treno.
Passaggi chiesti e ricevuti e dati. Aerei e navi e viaggi premio che non avresti nemmeno osato sperare.

E' una strada che passa dentro di te.
La via che si svolge vivendo, mentre non ti sembra di cercarla, mentre non guardi i segnali stradali, mentre non controlli tabelle di marcia e orari.
Ma probabilmente ogni perdita ha un senso, ogni svolta mancata una sua ragion d'essere.
Esattamente come le bandierine piantate alla cima di una salita, come le fontane a cui ti sei abbeverata, come il panino fragrante con la mortadella profumata di quella primavera di mille anni fa, mentre le cicale frinivano e tu gustavi un'ombra e un sapore e un riposo che mai avresti immaginato ti facessero ancora compagnia oggi, nella contemplazione, nella consapevolezza, nella visione del percorso fatto.

 

 

 
 
 

Angoli acuti

Post n°529 pubblicato il 25 Aprile 2012 da odio_via_col_vento
 

 

Gli angoli delle strade, specialmente se, per ragioni casuali, di urbanistica non programmata, escono fuori "acuti" sono un bel dilemma, ma possono dare anche risultati stupefacenti, frutto di inventiva e adattamento, che caratterizzano una zona, forse altrimenti anonima, di una citta'.

 

Parigi vs New York

Parigi


New York (il famoso edificio detto "il ferro da stiro")

 

Washington DC

 

 

Ecco, dopo Parigi e New York e Washington, come avevano risolto nella Firenze rinascimentale l’angolo vivo tra due strade (qui chiamato “sprone”, vicinissimo al Ponte Santa Trinita)

 

foto di Vincenzo Balocchi, anni ‘50 Ecco, dopo Parigi e New York, come risolvevano nella Firenze rinascimentale l’angolo vivo tra due strade (qui chiamato “sprone”)       la fontana è opera di Bernardo Buontalenti

in una foto di Vincenzo Balocchi, anni ‘50


la fontana è opera di Bernardo Buontalenti.

 

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Ma "ad angolo vivo" puo' essere anche una persona, il suo relazionarsi col mondo.

 

 

http://2.bp.blogspot.com/-CtsQ6tOafH0/TitIKRqv70I/AAAAAAAAC-E/-6oIiUXeVBM/s1600/1111.jpg

Sigmund Freud, Autoritratto

 

 

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/7/7c/Chardin_pastel_selfportrait.jpg/455px-Chardin_pastel_selfportrait.jpg

Jean-Baptiste-Siméon Chardin, Autoritratto

 

Frida Kahlo, Autoritratto

 

lilla_cabot_perry/self-portrait-in-painters-smock.jpg

Lilla Cabot Perry, Selfportrait in painter' smock

 

Paul Gaugin, Autoritratto

 

Non deve essere un caso se "acuto", SHARP in inglese, abbia in molte lingue il doppio significato di pungente, scostante e insieme, pero' anche intelligente.

Come non deve essere un caso se molti artisti hanno amato rappresentarsi cosi': acuti. Scostanti, quindi, inquisitivi, ma anche indubiltabilmente intelligenti.

 

 

 
 
 

Passeggiare - consigli di viaggio 25

Post n°528 pubblicato il 10 Aprile 2012 da odio_via_col_vento
 

 

William Brymner, In the Orchard 

 


La vita è un cammino, si dice spesso.
Io consiglio piuttosto la passeggiata, se proprio vogliamo una metafora dello scorrere del tempo. 

Bisognerebbe saper scegliere con chi si esce, essere consapevoli del tempo che fa, ma anche del fatto che potrebbe cambiare.
Portarsi qualche accessorio, sia per la pioggia che per il bel tempo, sarebbe consigliabile.

Ma soprattutto, direi, avere la disposizione d'animo di affrontarla, la vita, appunto, con lo spirito della passeggiata.

Non si deve fare un percorso a marce forzate, ma piuttosto sapersi guardare intorno, gioire delle piccole cose lungo il sentiero.

E del panorama che si apre, in lontananza.


 
 
 
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